di Mauro Fossati*

Nel mondo sono numerosi i ristoranti di cucina italiana che, per contraddistinguersi dagli altri ristoranti e per attirare i clienti, portano nomi che si rifanno al mondo mafioso. I ristoranti con nomi quali “Cosa Nostra”, “Ai Mafiosi”, “Bella Mafia”, “Mafia Pizza” sono presenti ad esempio a Vienna, a Newport negli Stati Uniti, a Palma de Maiorca, come a Ohrid in Macedonia.

Sempre a Vienna è possibile pranzare e cenare da “don Panino” un locale ispirato al mondo della mafia. Questo pub, davvero di pessimo gusto, accomuna semplici panini a nomi importanti della storia italiana ridicolizzandoli. Giovanni Falcone “Si è guadagnato il titolo di più grande rivale della mafia di Palermo, ma purtroppo sarà grigliato come un wurstel” e Peppino Impastato “Siciliano dalla bocca larga fu cotto in una bomba come un pollo nel barbecue”.

Questi fatti sono gravissimi e hanno fatto bene ad intervenire le autorità diplomatiche italiane. Questi ristoranti pubblicizzano in maniera esplicita la mafia, facendola passare come se fosse una cosa positiva. Come se essere mafioso fosse un vanto. Questi tipi di ristoranti associano alla mafia elementi in sé positivi come il rispetto della famiglia, delle regole e il coraggio mitizzando così l’organizzazione criminale siciliana oltre ad offrire un’immagine all’estero distorta e denigratoria del nostro Paese.

Le autorità pubbliche italiane dovrebbero intervenire anche per una catena di ristoranti in Spagna dal nome “La Mafia se sienta a la mesa” ovvero “La Mafia si siede a tavola”. Questa catena di ristoranti è presente nella penisola iberica con più di 35 ristoranti. All’interno di questi locali viene ricreato un vero e proprio ambiente mafioso con immagini raffiguranti Al Capone e chiari riferimenti al film “Il Padrino”.

Questi ristoranti che pubblicizzano la mafia e ne offrono un’immagine positiva si inseriscono in una categoria più grande che ho definito il “Brand della Mafia”. Il Brand della Mafia è infatti composto da tutti quei settori che per scopi di marketing sfruttano, soprattutto all’estero, l’immagine conosciuta della mafia per attirare i clienti e aumentare le vendite. Questi settori comprendono il cinema, la televisione, i videogiochi, la musica e la moda.

Così facendo si alimenta all’estero uno stereotipo che purtroppo ci contraddistingue da anni, quello dell’italiano mafioso. Come italiano mi sento davvero offeso ogni volta che sento il nome del mio Paese associato a quello della mafia. Invece di parlare di quello che fa l’antimafia si alimenta, soprattutto all’estero, il mito della mafia. Denunciamo questo tipo di ristoranti che aiutano a migliorare l’immagine di Cosa nostra, ridicolizzando il nostro Paese.

*Mauro Fossati è uno studente milanese. Laureato magistrale in Marketing e Comunicazione d’Impresa presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano, con una tesi in Sociologia della Criminalità Organizzata. Ha studiato un anno a Madrid grazie al progetto Erasmus, durante il quale ha raccolto materiale per la sua tesi. Vive e lavora a Barcellona.