Barbaro ('ndrina)

Da WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie.
Se San Luca rappresenta il cuore della ‘ndrangheta, Plati è la sua mente.
(Nicola Gratteri[1])


Nel cuore dell’Aspromonte reggino sorge Platì, un paese di 3.700 abitanti. Il casato egemone del territorio è quello dei Barbaro, gli altri clan presenti a Platì sono gli Agresta, i Catanzariti, i Marando, i Molluso, i Musitano, i Papalia, i Perre, i Romeo, i Sergi, i Trimboli, i Violi e gli Zappia. I Barbaro iniziarono a realizzare i loro primi grandi introiti negli anni ’70 attraverso i sequestri di persona, in seguito reinvestiti nel più redditizio traffico di droga. Avvalendosi dei legami di sangue e delle alleanze con le altre potentissime famiglie originarie di Platì e San Luca, questa cosca risulta essere una delle più potenti compagini della mafia calabrese. Le principali attività del gruppo sono rivolte al narcotraffico, all’infiltrazione nei lavori pubblici e al movimento terra. I Barbaro sono presenti anche nel Nord-Italia (Lombardia e Piemonte), in Australia, in Europa (Spagna e Germania) e in Sud America (Colombia, Bolivia e Venezuela).

La dinastia

L’origine della dinastia dei Barbaro risale al matrimonio tra Barbaro Francesco (Platì 1873) e Carbone Marianna (Platì 1877) i cui dieci figli successivamente originarono 5 ‘cosche’:

• Barbaro Pasquale, nato a Platì il 19.07.1897, padre di Barbaro Rosario, nato a Platì il 30.09.1940, […], capo dell’omonima cosca denominata Barbaro “Rosy”

• Barbaro Domenico, nato a Platì il 18.10.1900, padre di Barbaro Francesco, nato a Platì il 03.05.1927, […], capo dell’omonima cosca denominata Barbaro “Castanu”

• Barbaro Serafina, nata a Platì l’08.03.1910, madre di Papalia Domenico, Antonio e Rocco nati a Platì, elementi di spicco insieme ai fratelli dell’omonima cosca Papalia

• Barbaro Elisabetta, nata a Platì l’11.05.1918, madre di Perre Giuseppe, nato a Platì il 21.06.1937, […], capo dell’omonima cosca denominata Perre “Maistru”

• Barbaro Antonio, nato a Platì il 30.08.1920, deceduto in data 13.03.1994, capo dell’omonima cosca denominata Barbaro “Nigru” [2]

Secondo la ricostruzione dei collaboratori di giustizia Rocco Varacalli e Rocco Marando i ‘Pillari’ e i ‘Rosy’ sarebbero federati in un'unica cosca.

Barbaro 'Castanu'

I Barbaro ‘Castanu’ sono la ‘ndrina più ricca e potente di Platì. Il patriarca della cosca è Francesco Barbaro detto ‘Ciccio 'castanu’. Questo boss è stato uno dei principali esponenti della strategia dei sequestri di persona, non a caso fu anche soprannominato ‘Il re dei sequestri’. Venne arrestato nel 1989 dopo 9 anni di latitanza e in seguito, le redini del clan passarono al figlio Giuseppe Barbaro, soprannominato ‘Peppe Canarinu ‘u Sparitu’, perché fu latitante per 14 anni. Venne catturato il 10 dicembre 2001. Nel 1998 Giuseppe Barbaro pare che condusse una presunta trattativa per la risoluzione del sequestro ai danni di Alessandra Sgarella, come riporta la Commissione Parlamentare a riguardo: ‘’ Sconcertante notizia che il deus ex machina di tale trattativa segreta dello Stato sia stato un super latitante della 'ndrangheta il boss di Platì Giuseppe Barbaro - detto 'u canarinu – […], in cambio della collaborazione per la soluzione del sequestro Sgarella avrebbe ottenuto favori alla propria latitanza ed alleggerimento del regime di cui all'articolo 41-bis per i propri familiari attualmente detenuti ‘’ [3]. Nell’Operazione Infinito realizzata dalla Dda di Milano nel 2010, gli inquirenti sostennero che Pasquale Barbaro (fratello di Giuseppe) detto ‘U zangrei’ (in calabrese ‘Il tamarro’) fu il reggente della cosiddetta “Camera di Controllo” denominata ‘Lombardia’ fino alla data del suo decesso, avvenuta nel 2007 per problemi cardiaci. Nell’Operazione Crimine (Dda Reggio Calabria, 2010) viene citato il matrimonio tra suo figlio Giuseppe e Elisa Pelle, la figlia di Giuseppe Pelle (sposato con Marianna Barbaro, figlia di Francesco ‘ciccio ‘u castanu) e nipote di Antonio Pelle ‘Gambazza’, ex Capo Crimine della ‘ndrangheta, due affiliati invitati alle nozze sostennero che il matrimonio Barbaro/Pelle è stato fatto per confermare la potenza delle due famiglie. Nell’Operazione Platino compiuta nel gennaio del 2014, attraverso le intercettazioni sarebbe emerso che il ruolo di reggente della Camera di Controllo ‘Lombardia’ sarebbe attribuibile a Rocco Barbaro [4] , anch’esso figlio di Francesco Barbaro ‘cicciu ‘u castanu. Gli esponenti dei 'Castanu' sono collegati, attraverso vincoli di matrimonio e nelle attività lecite e illecite, anche alle famiglie degli Agresta, Marando, Papalia, Pelle, Perre, Romeo, Sergi e Trimboli [5].

Barbaro 'Nigri'

Il reggente della cosca è stato Antonio Barbaro, detto ‘u nigru’, il soprannome deriva dalla carnagione scura della pelle. In seguito alla morte di Pasquale Agresta avvenuta nel '74, Antonio ‘u nigru insieme a Francesco Barbaro ‘u Castanu fecero sorgere uno dei clan più potenti della ‘ndrangheta [6] . Secondo gli inquirenti, dopo la sua morte avvenuta nel 1994, il suo ruolo all’interno della ‘ndrina fu preso dal figlio Giuseppe Barbaro [7] . Vito Nicastri, imprenditore dell'eolico è stato accusato di essere in rapporti d'affari con Matteo Messina Denaro e alcuni clan dell'area jonica di Reggio Calabria (Platì, San Luca e San Luca). Per conto delle famiglie di Platì il Nicastri avrebbe intessuto rapporti con Giuseppe Barbaro 'u nigru [8]. Venne arrestato il 23 ottobre 2006 a Modena perché reputato il presunto mandante dell’omicidio ai danni del carabiniere Antonino Marino, ucciso il 9 settembre 1990 a Bovalino durante la festa patronale [9]. Giuseppe Barbaro è deceduto nel 2012 all’età di 64 anni [10] . Ne ‘Le Mani sulla Città’ scritto da Barbacetto/Milosa si riporta un’informativa del 2008 da parte del Servizio centrale operativo della polizia di Milano ‘’ La famiglia dei Nigri, imparentata anche con i Papalia, è da considerarsi ai vertici della criminalità organizzata in Calabria operante nel Nord-Italia’’. [11]

Barbaro 'Pillari'

Il collaboratore di giustizia originario di Platì, Rocco Marando nel marzo 2009 sostenne che il reggente dei Pillari fosse Rosario Barbaro detto 'Rosi da Massara', un altro collaboratore, Rocco Varacalli di Natile di Careri dichiarò che Rosario Barbaro è stato ''il capo società del locale di Platì’[12]. Diversi esponenti del clan sono stati arrestati per la trattazione internazionale del traffico di stupefacenti. Al Nord i Pillari sono rappresentati da Domenico Barbaro detto 'Mico l'Australiano ' e dai suoi figli Salvatore e Saverio. Salvatore Barbaro nel 1999 sposò Serafina Papalia, figlia di Rocco Papalia, reputato membro della cosiddetta “commissione provinciale reggina” denominata 'Cosa Nuova'. A questo clan sono alleati i Trimboli, i Marando, i Perre e i Papalia.

La storia

La faida di Castellace

I sequestri di persona

Nel periodo tra gli anni '70 e gli anni '90, i sequestri di persona furono una delle maggiori attività che coinvolsero i clan di Platì e quindi anche i Barbaro. Tra i principali promotori della stagione dei sequestri ci fu Francesco Barbaro, il reggente della famiglia 'Castanu'. Ne ‘L’Unità’ dell’8 gennaio 1991 si riporta ‘’ Francesco Barbaro […] condannato a 29 anni, con sentenza definitiva per il sequestro del commerciante reggino Tullio Fattorusso, del possidente Carmelo Buda […] avrebbe manovrato per Marco Fiora e Claudio Marzocco, per il gioielliere Giuseppe Gallo e l’industriale Domenico Varacalli’’ [13]. I clan di Platì, avvalendosi delle ramificazioni nel Nord-Italia organizzarono molti sequestri e spesso le persone rapite vennero segregate, in attesa del riscatto, proprio a Platì. Attraverso la stagione dei sequestri, le cosche della 'ndrangheta accumularono i proventi necessari per l'ingresso nei traffici di stupefacenti e per investire in nuovi settori come quello edilizio e del movimento terra. In Australia grazie ai soldi dei sequestri i gruppi di Platì investirono nelle piantagioni di marijuana.

I padroni di Platì

Nella Sentenza dell’Operazione Nord-Sud viene riportata una testimonianza dell’influenza e della percezione che la mafia calabrese ha all’interno di Platì. ‘’Ne v'è da meravigliarsi se nell'anno 1985 i carabinieri di Platì, uscendo dalla Caserma del Comando Stazione per andare a telefonare, sentivano la necessità di indossare il giubbotto antiproiettile […] o se, durante le indagini del sequestro Casella, per individuare l'abitazione di Barbaro Giuseppe ('u Pillari) in quella cittadina, a causa del silenzio omertoso dei suoi abitanti, fu necessario "forzare" la collaborazione del locale vigile urbano’’ [14] . Nel luglio 2002 venne scoperta una rete di bunker, un labirinto di nascondigli, frutto di avanzatissime tecnologie che consentirono ai latitanti della ‘ndrangheta alti livelli di protezione. Giuseppe Barbaro ‘u sparitu’, fu catturato sette mesi prima dell’operazione proprio tra quei cunicoli, nel corso della sua latitanza fece quattro figli. Il 30 luglio 2002 il giornalista Carlo Macrì sulle pagine del Corriere della Sera riportò ‘’ In questa cittadella scavata nelle viscere dell'abitato, gli inquilini in odor di mafia accedono scendendo le scale delle loro abitazioni. Basta muovere una parete e si arriva nel ventre del paese. Per i più «sfortunati» il cunicolo di fuga corre parallelo alla fogna. Il sistema di apertura è un congegno idraulico mosso a distanza da un telecomando. Ogni 10 metri c' è una presa d' aria. Le aperture del sistema di ventilazione coincidono con il giardino interno di qualche casa o si trovano ai lati della strada’’ [15]. L’anno successivo scattò l’Operazione Marine, a Platì vennero arrestate 125 persone con l’accusa di associazione mafiosa, traffico internazionale di stupefacenti, corruzione e turbativa d’asta [16]. I lavori per la costruzione dei bunker furono realizzati a cielo aperto durante il giorno con i soldi pubblici del Comune di Platì.‘’ Valorizzazione area latitanti fiumara’’ [17] così l’amministrazione locale giustificò i lavori. Il Municipio fu sciolto due volte: nel 2006 e nel 2012.

L'uccisone del Sindaco Domenico De Maio

Nel biennio 1985-1986 furono uccisi due sindaci di Platì: Domenico Natale De Maio (sindaco in carica, venne ucciso il 25 marzo 1985) e Francesco Prestia (è stato sindaco di Platì dal 1965 al 1970 e poi dal 1976 al 1978, venne ucciso il 12 febbraio 1986). Il sindaco De Maio, che negava l’esistenza della mafia nel suo Municipio [18] , fu assassinato a Natile. Si riporta in ‘Buccinasco’ ‘’ Le ragioni per cui fu eliminato non sono mai state del tutto chiarite[…] Il sindaco si era impegnato in una missione ‘insolente’: far tornare in possesso del Comune oltre cento ettari di terreno demaniale occupati abusivamente dalla famiglia Barbaro.[…] casi mai provati, caddero su Francesco Barbaro ‘u Castanu’' [19].

Le attività

Latitanza sul territorio: prestigio e potere

Quello dei Barbaro è un clan molto potente in grado di diversificare le attività all’interno del ‘locale’. Se un affiliato ha un ruolo di prestigio all’interno del ‘locale’, per dimostrare il suo potere in caso di latitanza deve restare sul territorio. Tra le contrade di Platì sono stati costruiti diversi bunker per garantire la latitanza agli affiliati. L’elenco delle latitanze più lunghe a Platì:

• Francesco Barbaro, 9 anni latitante. E’ stato arrestato il 5 gennaio 1989 (patriarca dei Barbaro ‘Castanu’)

• Giuseppe Barbaro, 14 anni latitante. E’ stato arrestato l’11 dicembre 2001 (affiliato ai Barbaro ‘Castanu’)

• Rocco Barbaro, 11 anni latitante. E’ stato arrestato l’8 febbraio 2003 (affiliato ai Barbaro ‘Castanu’)

• Saverio Trimboli, 16 anni latitante. E’ stato arrestato il 12 febbraio 2010 (affiliato ai Barbaro ‘Pillari’)

• Francesco Perre, 18 anni latitante. E’ stato arrestato il 26 agosto 2011 (affiliato ai Barbaro ‘Castanu’)

Il traffico internazionale di stupefacenti

I Barbaro, insieme alle principali ‘ndrine di Platì e con potenti clan della mafia calabrese furono coinvolti in grandi operazioni in cui sono state sequestrate diverse tonnellate di cocaina provenienti dal Sud-America. A seguito delle operazioni Igres (2003) e Stupur Mundi (2007), emersero i rapporti tra i clan di Platì e Roberto Pannunzi per il traffico di cocaina in Sud-America. Quando venne arrestato nel luglio del 2013 il Procuratore Aggiunto della Procura di Reggio Nicola Gratteri sostenne ‘’ E’ di sicuro il più potente broker della droga al mondo’’ [20] . Per questa attività i clan di Platì si sono attivati anche in Spagna. A seguito dell’Operazione Stupur Mundi si ipotizzò che a Platì fosse presente una raffineria di cocaina [21]. I Barbaro insieme ad altre ‘ndrine di Platì sono attive in Sud-America e in Spagna nel traffico internazionale di cocaina. Secondo le mappe riportate da Francesco Forgione in ‘Mafia Export’ i Barbaro e gruppi collegati sono presenti in :

Colombia (Bogotà) – Barbaro-Sergi-Trimboli

Bolivia (La Paz) – Barbaro-Sergi-Trimboli

• Spagna (Malaga) – Barbaro-Marando-Trimboli [22]

Attraverso l’Operazione Tanamaco del giugno 2010 sono emerse le attività di narcotraffico dei Barbaro ‘Pillari’ in Venezuela, a Caracas. [23]

Le ramificazioni

Lombardia

I Barbaro insieme ad altre famiglie originarie di Platì si trasferirono in Lombardia a partire dagli anni settanta. La meta prediletta delle cosche fu l’area del sud-ovest milanese situata tra Buccinasco e Corsico. Le indagini degli ultimi anni che hanno coinvolto il clan Barbaro in Lombardia hanno fatto emergere le strategie del clan: monopolio nel settore del movimento terra, estorsioni, intimidazioni, traffico di sostanze stupefacenti, rapporti con la politica e ruolo di potere all’interno del ‘governo’ della ‘ndrangheta. In Lombardia operano i Barbaro ‘Castani’, ‘Pillari’ e ‘Nigri’. Oltre che Buccinasco e Corsico i Barbaro hanno avuto delle attività nella provincia di Bergamo e Pavia.

Il 'governo' della 'ndrangheta

All’interno dell’Operazione Infinito svolta dalla Dda di Milano viene riportato il ruolo di Pasquale Barbaro ‘castanu’ (figlio del patriarca Francesco Barbaro) all’interno della struttura della mafia calabrese: fino alla sua morte avvenuta nel 2007 per ragioni naturali Pasquale Barbaro è stato il reggente della ‘Camera di Controllo’ lombarda, in un’intercettazione ambientale tra due presunti affiliati emerge il rammarico per la morte del prestigioso boss 'non doveva morire compare Pasquale'. Nell’Operazione Crimine si citano le funzioni del boss dei ‘Castanu’: Pasquale Barbaro […] il punto di riferimento per quello che era l’universo del movimento terra nel Nord Italia e, in particolare, in Lombardia, cardine attorno al quale ruotavano diverse famiglie di ‘ndrangheta presenti sul territorio Lombardo [24]. A seguito dell’Operazione Platino, svolta dalla Dda di Milano nel gennaio 2014, sarebbe emerso dalle intercettazioni che il ruolo di reggente della ‘Camera di Controllo’ lombarda che apparteneva a Pasquale Barbaro ora sarebbe passato al fratello Rocco Barbaro.

Il settore del movimento terra: intimidazione ambientale

Nel Sud-Ovest milanese la famiglia capeggiata da Domenico Barbaro detto 'Mico l'australiano' ha ereditato quello che era di Rocco Papalia, il monopolio nel settore del movimento terra. Vigeva una forte intimidazione ambientale, si riporta nell'Operazione Parco Sud (Dda Milano, 2009) l'impresa che intendeva eseguire un intervento immobiliare nella zona del sud-ovest milanese di Milano 'deve' affidare i lavori di movimento terra alla famiglia Barbaro e con ciò al fine di evitare problemi sui cantieri. Nessuna minaccia, nessuna protezione viene esercitata perché tutte le parti conoscono il sistema. Alcuni imprenditori accettano […] convinti che possa derivarne un loro vantaggio'. Sempre all'interno dell'Operazione Parco Sud ' Esiste una risalente politica di controllo del territorio riferibile alla famiglia Barbaro-Papalia nell'area […] Corsico, Buccinasco, Trezzano sul Naviglio, Cesano Boscone […] che comporta una spartizione integrale dell'hinterland milanese, tra famiglie calabresi - affermatesi nel tempo, con modalità violente e prevaricatrici […] Situazione ben presente nella memoria degli imprenditori locali i quali […] hanno perfettamente imparato a come ci si deve comportare. Vi è chi decide di auto esiliarsi per non incontrare la strada dei calabresi, chi accetta le regole del gioco, evitando fastidi e problemi, e vi è anche chi intesse rapporti che esorbitano la ordinanza commessa lavorativa'.

Le operazioni in cui sono stati coinvolti

Piemonte

Le attività dei Barbaro in Piemonte, nella provincia di Torino risalgono ai primi anni ottanta. In una notte di agosto del 1991, davanti alla caserma di Volpiano furono rinvenuti oltre 7 chili di esplosivo, l’intimidazione di matrice ‘ndranghetista fu evidente. Nel 1992 fu arrestato Francesco Barbaro, aveva 26 anni, fu trovato in possesso di 70 grammi di eroina [25].

'Minotauro' e il 'locale' di Volpiano

Nel corso della notte dell’otto giugno 2011 scattò l’Operazione Minotauro. Emersero le attività di 10 locali di ‘ndrangheta nella provincia di Torino. Il ‘locale’ di Volpiano era in collegamento con il ‘locale’ madre di Platì. La struttura di Volpiano è composto tra loro da vincoli parentali e di affinità alla cosca Barbaro ‘Castanu’.Secondo le testimonianze dei collaboratori di giustizia Rocco Varacalli e Rocco Marando ‘’il referente del locale di Volpiano per conto del locale di Platì era Pasquale Barbaro ‘u nigru’’. Secondo l’accusa della Dda di Torino le attività del ‘locale’ erano riconducibili al traffico di cocaina, alle imprese edili e alla gestione di attività commerciali [26].

Germania

Sono presenti degli esponenti dei Barbaro ‘Pillari’ a Krefeld (Renania Settentrionale-Vestfalia). ‘’ Giuseppe Barbaro (Castanu), spesso si è recato in Germania per sfuggire alle ricerche della polizia italiana[…]Dopo alcune ricerche al Registro centrale degli stranieri è emerso che suo cognato è residente a Krefeld. Il cognato, che si chiama come lui, Giuseppe Barbaro (Pillari), è nato a Platì il 16 febbraio 1959”. Nel periodo del sequestro Sgarella emersero evidenze di flussi di denaro spediti in Germania riferibili proprio al sequestro. Riporta la Bka tedesca ‘’Pochi giorni prima del rilascio, il marito di Alessandra Sgarella si reca ad Hong Kong e qui movimenta sette miliardi, trasferendone cinque in Germania […]fonti confidenziali confermerebbero che la famiglia Sgarella prima che la magistratura bloccasse i beni, avrebbe trasferito una cospicua somma di denaro in Germania’’ [27] .

Australia

L'Australia è uno degli Stati esteri in cui le 'colonie' della mafia calabrese sono maggiormente diffuse. All'interno del libro Australian 'ndrangheta Enzo Ciconte e Vincenzo Macrì interpretano la documentazione rilevata dal Commissario Nicola Calipari durante la spedizione nel ‘Continente Nuovo’ del 1988. Come per i territori del sud-ovest milanese e nell’hinterland torinese, anche nella lontana Australia i clan sono riusciti ad importare il loro modus operandi. I clan di Platì si radicarono soprattutto a Griffith (Nuovo Galles del Sud). L’attività principale della ‘ndrangheta in Australia è stata la coltivazione di vaste piantagioni di canapa indiana. All’interno di Mafia Export, Francesco Forgione scrive degli intrecci politici dei clan di Platì in Australia ‘’Domenico Barbaro (Mico l’australiano operante a Buccinasco), emigrato in Australia a soli 16 anni, e poi espulso nel 1954, per essersi macchiato di numerosi reati nella zona di Adelaide.[…] Ventitré anni dopo l’espulsione dal Paese, gli viene concesso un permesso per rientrarvi una sola settimana[…] il permesso lo riceve personalmente a Platì, dove vi si era recato in visita il ministro dell’Immigrazione del tempo, Al J. Grassby, per il gemellaggio tra Platì e Griffith.[…] Ufficialmente il permesso era stato concesso dal ministro per dare la possibilità a Domenico Barbaro di vedere la madre ammalata[…] Come hanno accertato i carabinieri di Reggio Calabria […] (viaggio realizzato per) consegnare e decidere come riciclare i soldi dei riscatti degli ultimi sequestri di persona’’. Circa la diffusione colonizzatrice a Griffith Nicola Calipari riporta molti degli appartenenti alle famiglie calabresi di Griffith, legati fra loro da vincoli di sangue, comuni origine etniche e culturali […] rappresentano circa il 40% della popolazione di Griffith (che conta circa 22.000 abitanti)”. Nel 1977, proprio a Griffith fu assassinato Donald Mackay, candidato alle elezioni nazionali australiane, era un'attivista contro la diffusione della marijuana nel suo territorio. I mandanti dell'omicidio furono Robert Trimboli, Francesco Barbaro 'Little trees' e Antonio Sergi. Il figlio di Francesco Barbaro 'little trees' Pasquale fu coinvolto nel più grande sequestro mondiale di ecstasy avvenuto a Melbourne nel 2007. E' stato condannato all'ergastolo [28]. Secondo l’Abci (Australian Bureau of Criminal Intelligence) nel 1981 nel suolo australiano esistevano 6 crimini in collegamento con i 7 crimini della Calabria. I sei Crimini erano situati: Australia del Sud, Nuovo Galles del Sud, Griffith, Melbourne e Adelaide. Come capo di Melbourne fu indicato Pasquale Barbaro.

Note

  1. Gratteri N. - Nicaso A., Fratelli di sangue, Milano, Mondadori, 2009
  2. Regione Carabinieri ‘Lombardia’, Indagine Infinito, Gruppo di Monza Nucleo Investigativo, Capitolo 3.3 ‘’Dalla Tequila’’ dos alla ‘’Infinito’’ p.102
  3. Camera dei Deputati, Seduta n.406 del 17/9/1998, [1]
  4. Corriere della Sera, «La Lombardia ha un nuovo boss Rocco Barbaro è il capo dei capi» , 11 gennaio 2014 [2]
  5. Regione Carabinieri ‘Lombardia’, Indagine Infinito, Gruppo di Monza Nucleo Investigativo, Capitolo 3.3 ‘’Dalla Tequila’’ dos alla ‘’Infinito’’ p.102, 103
  6. N. Gratteri - A. Nicaso, Fratelli di Sangue, Mondadori, 2008, p.127
  7. Calabria Ora, Eolico, spunta Barbaro “Nigru”. Il boss è stato coinvolto nell’inchiesta per la morte del brigadiere Marino, 12 settembre 2011, [3]
  8. Corriere della Calabria, ‘Ndrangheta e Cosa nostra: In nome del fotovoltaico, 4 agosto 2011 [4]
  9. Strill, ‘Ndrangheta, domiciliari a Barbaro, 22 novembre 2006 [5]
  10. Cn24, Platì, vietati i funerali di Giuseppe Barbaro, 15 gennaio 2012 [6]
  11. G.Barbacetto – D.Milosa, Le mani sulla città p.157, Chiarelettere, Milano
  12. F.Monga – R.Varacalli, Sono un uomo morto p.25, Chiarelettere, Milano 2013
  13. L’Unità, Tutti gli uomini di ‘u castanu’ boss dell’Anonima sequestri, 9 gennaio 1991 [7]
  14. Sentenza Nord-Sud, Dda Milano 1997, p.361
  15. Corriere della Sera, Platì, scoperta una rete di bunker utilizzati da latitanti della ‘ndrangheta, 30 luglio 2002 [8]
  16. Repubblica, ‘Ndrangheta, maxi-blitz all’alba 125 arresti nella Locride, 13 novembre 2003 [9]
  17. Corriere della Sera, Bunker e cunicoli, la città segreta dei boss, 4 dicembre 2003 [10]
  18. L’Unità, Esecuzione mafiosa in Calabria: ucciso sindaco democristiano, 28 marzo 1985 [11]
  19. dalla Chiesa–Panzarasa, Buccinasco. La ‘ndrangheta al Nord, Einaudi, p.122
  20. Strill, Arresto Pannunzi, Procuratore Gratteri: E' il piu' potente broker della droga al mondo. No ai domiciliari, 6 luglio 2013 [12]
  21. Nuova Cosenza, Operazione Stupor Mundi: sgominato traffico di droga, 9 maggio 2007 [13]
  22. F.Forgione, Mafia export, Dalai Editore, Milano 2009 vedi mappe Spagna e Sud America
  23. Calabria notizie, Operazione Tanamaco: arrestati 16 narcotrafficanti, alleanza criminale ‘ndrangheta-camorra – La cocaina proviene da Colombia e Venezuela, 22 giugno 2010 [14]
  24. Operazione Crimine, Dda Reggio Calabria, 13 luglio 2010 p.283-284
  25. Omicronweb, Mafie in Piemonte: Quando Platì e Volpiano parlano lo stesso dialetto, 24 marzo 2013 [15]
  26. Operazione Minotauro, Dda Torino, vedi Locale di Volpiano
  27. Ammazzateci Tutti! Lombardia, Tutti gli affari tra Platì, Milano e la Germania. Ecco che fine hanno fatto i soldi di Alessandra Sgarella, 4 gennaio 2010 [16]
  28. Blitz Quotidiano, Australia, Tonnellate di ecstasy nei barattoli di pelati: ergastolo al boss Barbaro, 25 maggio 2012 [17]

Bibliografia

Gratteri N. - Nicaso A., Fratelli di sangue, Milano, Mondadori, 2009

N.dalla Chiesa - M.Panzarasa, Buccinasco, Torino, Einaudi, 2012

G.Barbacetto - D.Milosa, Le Mani sulla Città, Milano, Chiarelettere, 2011