Francesca Morvillo

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Francesca Laura Morvillo (Palermo, 14 dicembre 1945 – Capaci, 23 maggio 1992) è stata un magistrato e un docente universitario. Moglie del giudice Giovanni Falcone, perse la vita insieme a lui e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro nella strage di Capaci.

Francesca Morvillo con Giovanni Falcone

Biografia

Gli studi e l'incontro con Falcone

Figlia di Guido, sostituto procuratore a Palermo, Francesca si laureò con il massimo dei voti e lode a soli 22 anni in Giurisprudenza all'Università degli Studi della sua città con una tesi intitolata "Stato di Diritto e misure di sicurezza". Dopo aver superato il concorso in magistratura, ricoprì diversi ruoli: prima giudice del Tribunale di Agrigento, poi Sostituto Procuratore al Tribunale dei minori di Palermo, infine consigliere della Corte di Appello sempre a Palermo e membro della Commissione per il concorso di accesso in magistratura.

Nel 1979 conobbe Giovanni Falcone a casa di amici e cominciarono la loro storia: entrambi separati, si sposarono solo nel 1986 ottenuti i rispettivi divorzi, con una cerimonia civile officiata dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, con pochissimi invitati, tra cui Antonino Caponnetto in veste di testimone. Il 21 giugno 1989, mentre si trovavano in vacanza all'Addaura, i Falcone furono loro malgrado vittima del c.d. Fallito Attentato dell'Addaura, quando gli agenti di scorta ritrovarono una borsa contenente una cassetta metallica con 58 cartucce di esplosivo. Quando Falcone decise di accettare l'incarico di Direttore degli Affari Penali del Ministero della Giustizia, seguì il marito a Roma.

La morte

Sabato 23 maggio 1992 Francesca stava tornando a Palermo insieme al marito, come erano soliti fare nei fine settimana, da Roma. Il jet di servizio partito dall'aeroporto di Ciampino intorno alle 16:45 arrivò a Punta Raisi dopo un viaggio di 53 minuti. Lo attendevano tre Fiat Croma blindate, con un gruppo di scorta sotto il comando dell'allora capo della squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera.

Appena sceso dall'aereo, Falcone si sistemò alla guida della Croma bianca e accanto prese posto la moglie Francesca Morvillo, mentre l'autista giudiziario Giuseppe Costanza andò ad occupare il sedile posteriore. Nella Croma marrone c'era alla guida Vito Schifani, con accanto l'agente scelto Antonio Montinaro e sul retro Rocco Dicillo, mentre nella vettura azzurra c’erano Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. In testa al gruppo c’era la Croma marrone, poi la Croma bianca guidata da Falcone, e in coda la Croma azzurra. Alcune telefonate avvisarono i sicari che avevano sistemato l'esplosivo per la strage della partenza delle vetture.

Le auto lasciarono l'aeroporto imboccando l'autostrada in direzione Palermo. La situazione pareva tranquilla, tanto che non vennero attivate neppure le sirene. Su una strada parallela, una macchina guidata da Gioacchino La Barbera si affiancò alle tre Croma blindate, per darne segnalazione ai killer in agguato sulle alture sovrastanti il litorale; furono gli ultimi secondi prima della strage.

Otto minuti dopo, alle ore 17:58, una carica di cinque quintali di tritolo posizionata in una galleria scavata sotto la sede stradale nei pressi dello svincolo di Capaci - Isola delle Femmine venne azionata per telecomando da Giovanni Brusca, il sicario incaricato da Totò Riina. Pochissimi istanti prima della detonazione, Falcone si era accorto che le chiavi di casa erano nel mazzo assieme alle chiavi della macchina, e le aveva tolte dal cruscotto, provocando un rallentamento improvviso del mezzo. Brusca, rimasto spiazzato, premette il pulsante in anticipo, sicché l'esplosione investì in pieno solo la Croma marrone, prima auto del gruppo, scaraventandone i resti oltre la carreggiata opposta di marcia, e su fino ad una zona pianeggiante alberata; i tre agenti di scorta morirono sul colpo.

La seconda auto, la Croma bianca guidata dal giudice, avendo rallentato, si schiantò invece contro il muro di cemento e detriti improvvisamente innalzatosi per via dello scoppio. Falcone e la moglie, che non indossavano le cinture di sicurezza, venero proiettati violentemente contro il parabrezza. Rimasero feriti gli agenti della terza auto, la Croma azzurra, che infine resistette, e si salvarono miracolosamente anche un'altra ventina di persone che al momento dell'attentato si trovavano a transitare con le proprie autovetture sul luogo dell'eccidio.

L'Italia intera, sgomenta, trattenne il fiato per la sorte delle vittime con tensione sempre più viva e contrastante, sicché alle 19:05, ad un'ora e sette minuti dall'attentato, Giovanni Falcone morì dopo alcuni disperati tentativi di rianimazione, a causa della gravità del trauma cranico e delle lesioni interne. Francesca Morvillo sarebbe morta anch'essa, intorno alle 22:00.

Insieme allo scoppio della bomba di tritolo ci fu il terremoto. L’epicentro era lì, allo svincolo autostradale per Capaci dove alle 17,58 del 23 maggio 1992 si aprì il cratere che inghiottì Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti di scorta, ma gli effetti arrivarono fino a Roma. Nei palazzi del potere. A cominciare dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica avvenuta quarantotto ore dopo l’eccidio, che sancì la sconfitta di Giulio Andreotti e portò all'elezione di Oscar Luigi Scalfaro.

I funerali

Lo stesso giorno dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica, a Palermo, nella Chiesa di San Domenico, si tennero i funerali delle vittime, ai quali partecipò l'intera città. I più alti rappresentanti del mondo politico presenti (Giovanni Spadolini, Claudio Martelli, Vincenzo Scotti, Giovanni Galloni) vennero duramente contestati dalla cittadinanza. Le immagini simbolo rimaste maggiormente impresse nella memoria collettiva furono le parole e il pianto della vedova di Vito Schifani.[1]

Note

  1. Il video su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=ff0wgrgkCBM

Bibliografia

  • Francesco Cavallaro, Francesca, fiaba di una moglie coraggio, “Corriere della Sera”, 25 maggio 1992
  • Francesco La Licata, Storia di Giovanni Falcone, Feltrinelli, Milano 2006