Mafia Capitale

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Mafia Capitale è un'organizzazione di stampo mafioso nata e attiva a Roma, la cui esistenza è stata rivelata il 2 dicembre 2014 dall'Operazione Mondo di Mezzo, che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 101 persone e all'arresto di 37, 29 delle quali già in carcere, per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio di denaro e altri reati.

Il 10 aprile 2015 la Cassazione, rigettando il ricorso dei tre principali indagati, ha confermato la mafiosità dell'organizzazione criminale e l'impianto accusatorio della Procura di Roma[1].

Storia ed Evoluzione

Le origini: la Banda della Magliana e l'eversione nera

Mafia Capitale affonda sicuramente le sue radici nel substrato criminale romano degli anni '80, ma attualmente gli inquirenti non sono stati in grado di stabilire esattamente il tipo di legame tra questo e l'odierna organizzazione facente capo a Massimo Carminati[2].

Dal punto di vista soggettivo, Mafia Capitale si è strutturata prevalentemente attorno alla figura di Carminati, il quale ha mantenuto e mantiene stretti legami con soggetti che hanno fatto parte della Banda della Magliana o che comunque le gravitavano intorno.

Sul piano oggettivo, Mafia Capitale ha mutuato dalla Banda della Magliana alcune delle sue principali caratteristiche organizzative:

  • il legame con appartenenti ai movimenti eversivi della destra romana, che si è evoluto in parallelo con la carriera politica o all'interno degli enti pubblici di alcuni suoi principali esponenti;
  • il rapporto paritetico con i rappresentanti sul territorio romano delle organizzazioni mafiose tradizionali;
  • la protezione derivante da legami occulti con apparati istituzionali;
  • il perdurante legame con la criminalità comune di strada (rapinatori, usurai, spacciatori etc.).

Stando all'ordinanza, il collegamento con la Banda della Magliana è uno degli elementi su cui si fonda la forza di intimidazione dell'organizzazione, che ha utilizzato il suo "successo mediatico" per rafforzare la propria immagine criminale.

A prescindere dal rapporto di derivazione con la Banda della Magliana, Mafia Capitale ha assunto una fisionomia del tutto originale, raggiungendo uno stadio di evoluzione avanzato, nel quale il ricorso alla violenza e ai reati tipici delle organizzazioni mafiose è ridotto al minimo indispensabile e il core business dell’associazione è rappresentato dagli affari e dagli appalti pubblici. L’organizzazione ha in qualche modo sviluppato e messo a sistema quelle che erano le caratteristiche e il ruolo del suo capo all’interno del sistema criminale romano degli anni ’80, cioè quello di trait d'union tra mondi diversi, quello del crimine, quello della alta finanza, quello della politica.

Il salto di qualità nel 2008

L'inchiesta giornalistica su "I Quattro Re di Roma"

Gli arresti del 2 dicembre 2014

Le reazioni agli arresti

I caratteri di Mafia Capitale

La teoria del Mondo di Mezzo

La migliore descrizione dell'associazione, del suo funzionamento e del suo ruolo di cerniera tra il mondo propriamente criminale e quello apparentemente legale viene fatta proprio da Carminati, che in un'intercettazione del 13 dicembre 2012 descrive Mafia Capitale un'immagine molto efficace, che poi darà il nome anche all'Operazione che ne ha portato all'arresto: "il Mondo di Mezzo", situato tra "il mondo di sopra", quello dei "vivi", e "il mondo di sotto", quello dei "morti".

...omissis...

  • Carminati: è la teoria del mondo di mezzo compà... ci stanno... come si dice... i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo
  • Brugia: embhè... certo...
  • Carminati: e allora... e allora vuol dire che ci sta un mondo... un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici cazzo come è possibile che quello...
  • Guarnera: ... (inc.) ...
  • Carminati: come è possibile che ne so che un domani io posso stare a cena con Berlusconi...
  • Brugia: certo... certo...
  • Carminati: cazzo è impossibile... capito come idea? È quella che il mondo di mezzo è quello invece dove tutto si incontra... cioè... hai capito?... allora le persone... le persone di un certo tipo... di qualunque...
  • Guarnera: ... (inc.) ...
  • Carminati: ... di qualunque cosa... si incontrano tutti là...
  • Brugia: ... di qualunque ceto...
  • Carminati: bravo... si incontrano tutti là no? Tu stai lì... ma non per una questione di ceto... per una questione di merito, no? ... allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno...
  • Brugia: ... certo...
  • Carminati: questa è la cosa... e tutto si mischia
  • Brugia: e certo...
  • Guarnera: ... chi sta nel sotto sotto, sotto, semo tutti uguali sotto, sotto, sotto ... (inc.) ...
  • Carminati: capito? e la gente... sono cose che la gente non sa, non capisce capito? A me una volta mi fece una battuta il magistrato, ma lei la conosce la teoria? eh, io la conosco bene ... (inc.) ...
  • Brugia: che, na battuta de?
  • Carminati: lui mi disse ma lei la conosce questa teoria qua di Costanzo?
  • Brugia: ah... ah... sì...
  • Carminati: il mondo... e ma io la conosco bene dico... ma lei la conosce?... io la conosco bene...
  • Brugia: e lui?
  • Carminati: e lui m'ha detto... ”io lo so che lei la conosce molto bene”... “le domande finiscono qui”... allora gli ho fatto... fattelo dire da Bruno che ancora ride... ho detto “allora, se lei conosce quella teoria mi sa che le domande finiscono qui”... soprattutto le risposte finiscono qui... le domande lei può fare quelle che vuole... le risposte ... (inc.) ... "vada vada"...

...omissis...

Struttura

Gli investigatori[3] hanno definito quella di Mafia Capitale una struttura organizzativa a reticolo o a raggiera, che si articola in diversi settori operativi situati nei "due mondi" e al centro della quale vi è la figura di Massimo Carminati.

Le diverse articolazioni non erano necessariamente comunicanti tra loro, anzi, spesso erano tenute separate appositamente per permettere a Carminati, e alla sua ristretta cerchia di collaboratori, il controllo totale sulle svariate attività dell'associazione.

Questo genere di struttura, secondo gli investigatori, permetteva a Carminati di rapportarsi contemporaneamente, quasi sempre in posizione sovraordinata, con i massimi esponenti della pubblica amministrazione capitolina, con esponenti dei servizi segreti, delle forze dell’ordine, con i capi storici delle organizzazioni criminali tradizionali attive nella Capitale, con i criminali di strada.

La complessa struttura della associazione, al cui vertice vi erano Massimo Carminati, Riccardo Brugia, Fabrizio Franco Testa e Salvatore Buzzi, si articolava in diversi rami di attività:

  • il ramo criminale: usura, estorsione, recupero crediti con metodi violenti, traffico d'armi;
  • il ramo imprenditoriale: settore edilizio, del movimento terra, della somministrazione di pasti, grazie alla collaborazione di esponenti del mondo imprenditoriale capitolino insospettabili, ma secondo la Procura asserviti al sodalizio criminale;
  • il ramo della pubblica amministrazione: appalti pubblici nel settore dell'emergenza abitativa, degli immigrati, della raccolta e del riciclo dei rifiuti urbani, ottenuti grazie a soggetti che rivestivano cariche pubbliche di natura elettiva o amministrativa di enti pubblici, oltre ad imprenditori prevalentemente attivi nel settore cooperativo.

Il Metodo Mafioso dell'Organizzazione

La segretezza nelle comunicazioni

I vincoli gerarchici

I legami con esponenti delle forze dell’ordine e dei servizi

La disponibilità di armi

Attività

Il ramo criminale

Gli investigatori hanno evidenziato come, seppur Mafia Capitale si trovasse in una fase evoluta del suo sviluppo criminale, nella quale ha individuato come terreni privilegiati della sua azione quelli dell’economia, degli affari e degli appalti, non rinunciava al proprio "ancoraggio" con il mondo di sotto, con l'unico scopo di non perdere il proprio prestigio criminale e la propria forza di intimidazione. Per questo l'organizzazione esercitava il suo potere anche attraverso la realizzazione dei delitti classici delle associazioni di stampo mafioso, quali l’usura e l’estorsione e il recupero crediti in maniera violenta.

Il ramo imprenditoriale

Il ramo della Pubblica Amministrazione

Per quanto riguarda gli affari legati alla Pubblica Amministrazione, gli investigatori hanno ricostruito la struttura del settore[4], individuando l'esistenza di:

  • una burocrazia illecita, costituita essenzialmente dai collaboratori diretti di Buzzi e Carminati;
  • una proiezione dell'associazione nel settore politico-amministrativo, costituita da Pucci, Mancini, Panzironi, Testa;
  • una contabilità illecita, idonea a documentare i flussi finanziari illeciti, le loro destinazioni, anche nella direzione della pubblica amministrazione;
  • sedi sociali in cui veniva svolta buona parte dell’organizzazione dell’attività illecita sul versante economico;
  • modelli organizzativi illeciti, che si avvalevano di protocolli operativi finalizzati alla commissione dei reati, con separazione di competenze e distinzione di ruoli, e ad affrontare il rischio legalità, essenzialmente legato alla scoperta dei reati perpetrati, con attività di risk assessment e risk management.

I rapporti con il "Mondo di Sotto"

Un altro elemento che spiega la forza di Mafia Capitale deriva dai suoi stretti rapporti con altre realtà criminali operanti su Roma, una peculiarità mutuata dal modus operandi della Banda della Magliana.

La 'ndrangheta: i Mancuso e i Limbadi

Secondo il tribunale del Riesame, presieduto da Bruno Azzolini, "il clan di Massimo Carminati è da anni in affari con il clan 'ndranghetista dei Mancuso di Limbadi". I giudici, respingendo le istanze di scarcerazione dei legali di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, arrestati il 9 dicembre 2014 per associazione di stampo mafioso e ritenuti dalla Procura l'anello di congiunzione tra la 'ndrangheta e Mafia Capitale, hanno individuato nella costituzione da parte di Buzzi e Carminati della coop Santo Stefano, onlus destinata a gestire l'appalto per la pulizia del mercato Esquilino, la conferma del rapporto tra l'associazione mafiosa romana e il clan Mancuso. Rotolo e Ruggiero sarebbero stati di fatto accreditati su richiesta di Buzzi presso la famiglia Mancuso, che come proprio referente per le attività a Roma aveva indicato l'imprenditore Giovanni Campenni.

La Camorra: il Clan Senese

Il Clan Casamonica

Ernesto Diotallevi

I fratelli Esposito

Giovanni "Giovannone" De Carlo

La criminalità di strada

I rapporti con il "Mondo di Sopra"

Politici

Manager Pubblici

Imprenditori

Bibliografia

  • Flavia Costantini, Ordinanza di applicazione di misure cautelari - Procedimento Penale n. 30546/10 R.G.N.R., Tribunale di Roma - Ufficio VI GIP, 29 maggio 2015
  • Lirio Abbate - Marco Lillo, I Re di Roma, Milano, Chiarelettere, marzo 2015
  • Flavia Costantini, Ordinanza di applicazione di misure cautelari - Procedimento Penale n. 30546/10 R.G.N.R., Tribunale di Roma - Ufficio VI GIP, 28 novembre 2014

Note

  1. Mafia Capitale, la conferma della Cassazione: "Associazione mafiosa. Buzzi resti in carcere", l'Espresso, 10 aprile 2015
  2. Flavia Costantini, Ordinanza di applicazione di misure cautelari - Procedimento Penale n. 30546/10 R.G.N.R., Tribunale di Roma - Ufficio VI GIP, 28 novembre 2014, pg. 33
  3. Ibidem, p.258
  4. Ibidem, p.549