Mario Francese

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"Uomini del Colorado, vi saluto e me ne vado."
(tipico saluto di Mario Francese quando salutava la redazione prima di andare via)
Mario Francese

Mario Francese (Siracusa, 6 febbraio 1925 - Palermo 26 gennaio 1979) è stato un giornalista italiano, ucciso da Cosa Nostra dopo essersi occupato di numerose inchieste sugli affari della mafia.

Biografia

Primi anni

Nato a Siracusa, a quindici anni Mario si trasferì a Palermo, dove frequentò prima il liceo classico e poi la Facoltà di Ingegneria.

Negli anni Cinquanta venne assunto all'Ansa come telescriventista e poco dopo, grazie alla sua passione per il giornalismo, riuscì a coronare il suo sogno di scrivere per un giornale divenendo corrispondente de "La Sicilia" di Catania, nella sezione riguardante la cronaca nera e giudiziaria.

Nel 1957 venne assunto alla Regione, come cottimista, con il ruolo di capo ufficio stampa dell'assessorato ai Lavori Pubblici; assunzione che divenne definitiva, però, solo nel 1958. Il 30 ottobre di quell'anno sposò Maria Sagona a Campofiorito, nel corleonese: dalla coppia sarebbero nati poi quattro figli maschi.

Nel 1960 iniziò a lavorare presso il "Giornale di Sicilia" di Palermo, dove gli venne affidata la cronaca giudiziaria. A poco a poco iniziò a farsi strada nel mondo del giornalismo, divenendo sempre più apprezzato, e quando si trovò a dover scegliere tra continuare a lavorare alla Regione o continuare la strada del giornalismo, non ebbe dubbi e scelse quest'ultima strada.

L'intervista a Ninetta Bagarella

Mario Francese e Ninetta Bagarella, il 27 luglio 1971 in Tribunale

Mario Francese fu il primo e unico giornalista a intervistare Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina, il 27 luglio 1971, il giorno in cui si presentò in Tribunale a Palermo per contestare la richiesta di quattro anni di soggiorno obbligato avviata dalla Procura in quanto sospettata di essere stata il collegamento tra l'allora fidanzato, luogotenente di Luciano Leggio, e altri mafiosi. In quell'intervista la giovane Ninetta si difese dalle accuse sostenendo di essere solo una donna innamorata[1].

Le inchieste scomode

Per la sua attenta analisi dei fatti e la sua costante ricerca della verità, il giornalismo di Mario Francese viene considerato uno dei primi esempi di "giornalismo investigativo" di quegli anni. Durante la sua carriera giornalistica si occupò di numerose vicende che mostravano un collegamento tra mafia e istituzioni, contraddistinguendosi per un tratto: era solito fare i nomi e i cognomi. Lo fece sia nel caso della Strage di Ciaculli che in quella di Viale Lazio.

Tra le sue inchieste su mafia e appalti pubblici vi fu quella della Diga Garcia, un'opera della valle del Belice mai completata inserita nel piano di ricostruzione successiva al terremoto del 1968, su cui cominciò a lavorare grazie alle informazioni del Colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo; nonostante l'omicidio di quest'ultimo il 1977, quell'anno Francese pubblicò sul "Giornale di Sicilia" un'inchiesta in sei puntate riguardante gli appalti della Diga, collegando la morte del colonnello proprio alle indagini mafia-appalti. Scrisse il 19 ottobre 1978: "Russo ucciso per ordine dei corleonesi. Richiesto forse un mandato di cattura per Leoluca Bagarella. L’eliminazione del colonnello sarebbe stata decisa per le indagini sui subappalti della diga Garcia."[2]

Poco dopo, il caporedattore Lucio Galluzzo subì un attentato a danno della sua abitazione e anche il direttore Lino Rizzi ritrovò la sua auto danneggiata. Dà lì a poco, Galluzzo lasciò il giornale, consigliando a Francese di fare lo stesso, ma questi decise di rimanere a Palermo e continuare con le sue inchieste[3].

L'omicidio

Mario Francese fu assassinato davanti la sua abitazione la sera del 26 gennaio 1979, di ritorno dalla redazione del giornale.

Il processo

L'omicidio di Mario Francese venne inizialmente archiviato. Solo grazie alla caparbietà e insistenza del figlio di Mario, Giuseppe, che raccolse nuove indizi di prove cercando tra le carte del padre, il caso venne riaperto.

Il 10 maggio 2000 iniziò il processo, svoltosi con rito abbreviato, e l'11 aprile 2001 vennero condannati a 30 anni Totò Riina, Francesco Madonia, l'esecutore materiale Leoluca Bagarella, Antonino Geraci, Giuseppe Calò, Michele Greco e Giuseppe Farinella.

Nella sentenza veniva scritto a proposito di Mario Francese: "una straordinaria capacità di operare collegamenti fra i fatti di cronaca più significativi, di interpretarli con coraggiosa intelligenza, e di tracciare così una ricostruzione di eccezionale chiarezza e credibilità sulle linee evolutive di Cosa Nostra, in una fase storica in cui oltre a emergere le penetranti e diffuse infiltrazioni mafiose nel mondo degli appalti e dell'economia, iniziava a delinearsi la strategia di attacco di Cosa Nostra alle istituzioni"[4].

Nonostante la vittoria giudiziaria, Giuseppe Francese si tolse la vita nella notte tra il 2 e il 3 settembre 2002.

Ulteriori gradi di giudizio

Appello

Il 13 dicembre 2002 la Corte d'Appello di Palermo confermò le condanne di primo grado, condannando tuttavia all'ergastolo anche Bernardo Provenzano.

Nella sentenza si legge: "Mario Francese rappresentava un pericolo per la mafia emergente, proprio perché capace di svelarne il suo programma criminale, in un tempo ben lontano da quello in cui è stato successivamente possibile, grazie ai collaboratori di giustizia, conoscere le regole e la struttura di Cosa Nostra"[5].

Cassazione

Il 2 dicembre 2003, in Cassazione, vennero assolti Giuseppe Farinella, Giuseppe Calò e Antonino Geraci per "non avere commesso il fatto". Tutte le altre condanne vennero invece confermate[6].

In memoria di Mario Francese

La diga Garcia

Il 24 giugno del 2013, su iniziativa di Legambiente Sicilia, la diga Garcia venne intitolata a Mario Francese.

Il giorno dell'inaugurazione Giulio Francese, il figlio maggiore di Mario Francese e anch'egli giornalista, disse: "La diga Garcia è stata una grande speranza ma anche un bagno di sangue: in questa grande incompiuta che finalmente sarà sbloccata, si è abbeverata la mafia corleonese, la stessa mafia che nel 1979, anno della morte di mio padre, prende il sopravvento e inaugura la stagione degli omicidi eccellenti"[7].

Il premio Mario Francese

Dal 1993 è stato istituito il premio giornalistico Mario Francese, che dal 2014 ha una sezione dedicata alle scuole superiori, lo Spazio Scuola.

Per saperne di più

Libri

  • Francesca Barra, Il quarto comandamento. La vera storia di Mario Francese che sfidò la mafia e del figlio Giuseppe che gli rese giustizia, Milano, Rizzoli, 2011

Film

Il 21 gennaio 2018 è andato in onda per la prima volta, su Canale 5, il film di Michele Alhaique "Delitto di Mafia - Mario Francese"[8], che per la prima volta portava sul piccolo schermo la storia del giornalista siciliano.

Note

  1. Mario Francese, "Io Mafiosa? Sono solo una donna innamorata", il Giornale di Sicilia, 27 luglio 1971
  2. Citato in Davide de Bari, Mario Francese, il giornalista che scoprì gli affari di Cosa nostra, Antimafia Duemila, 28 gennaio 2018
  3. Citato in "Delitto di Mafia - Mario Francese"
  4. Lorenzo Baldo, Mario Francese: verità ufficiali e puzzle infiniti, Antimafia Duemila, 22 gennaio 2018
  5. Mario Francese, il giornalista con la schiena dritta che aveva svelato Cosa Nostra, Antimafia Duemila, 26 gennaio 2015
  6. Omicidio Francese, la Cassazione assolve tre boss, la Repubblica, 3 dicembre 2003
  7. Mafia: diga Garcia dedicata a cronista Mario Francese, Ansa, 24 giugno 2013
  8. Il film è disponibile sul sito di Mediaset

Bibliografia

  • Archivio Antimafia Duemila
  • Michele Alhaique, "Delitto di Mafia - Mario Francese", Film, Canale 5, 21 gennaio 2018
  • Sito della Fondazione Mario e Giuseppe Francese