Operazione Grillo Parlante

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L’Operazione Grillo Parlante è un’inchiesta della Dda di Milano sulle presunte attività del gruppo criminale, capeggiato da Sabatino Di Grillo, affiliato alla ‘ndrina Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia) nella provincia di Milano, le cui indagini vennero condotte tra gli inizi del 2009 e la fine del 2011 dal comando provinciale dei Carabinieri di Milano.

L’operazione, scattata ufficialmente il 10 ottobre 2012, portò all’iscrizione nel registro degli indagati di 32 persone e a 23 misure di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari per vari reati, tra cui associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio, estorsione, detenzione di armi, corruzione, sequestro di persona, ricettazione e riciclaggio falso. L’arresto è stato chiesto dal pm della Dda Giuseppe D’Amico ed è stato disposto dal gip Alessandro Santangelo.

Antefatti

Caso Domenico Zambetti: Elezioni Regionali Marzo 2010

Seconda l'accusa, la figura di Domenico Zambetti evidenzierebbe le relazioni strette tra la politica e gli interessi delle organizzazioni criminali operanti sul territorio lombardo. La principale accusa mossa nei confronti dell'ex assessore regionale alla Casa della giunta Formigoni e candidato del PDL riguarda le elezioni regionali del 18 e 19 marzo 2010. Zambetti avrebbe partecipato alle elezioni regionali avvalendosi di un patto di scambio politico mafioso con la ‘ndrangheta in forza del quale a fronte della promessa di ricevere un cospicuo numero di voti in suo favore (4000 preferenze) per essere rieletto consigliere regionale, si sarebbe impegnato a corrispondere la somma di 200 mila euro. Al termine delle elezioni, Zambetti venne effettivamente rieletto consigliere regionale e nominato dal presidente Formigoni assessore alla Casa.[1]

Domenico Zambetti è anche accusato di aver agevolato persone legate a membri del gruppo facente capo a Di Grillo anche in altri contesti. In particolare si sarebbe adoperato, sotto intimidazione, per il rinnovo del contratto di parrucchiera della sorella dell’indagato Eugenio Costantino, per l’assunzione della figlia dello stesso presso l’ALER e l’assegnazione di una casa ALER in favore dell’amante del medesimo, traendo vantaggio dalla sua posizione.[2]

Il ruolo del Sindaco di Sedriano Alfredo Celeste

Alfredo Celeste, in qualità di sindaco del Comune di Sedriano (MI), avrebbe promesso a Eugenio Costantino e Marco Scalambra, presunti affiliati al gruppo criminale Di Grillo, di svolgere una pluralità di azioni contrarie ai suoi doveri di ufficio in cambio del sostegno ricevuto al momento delle elezioni del 2009 e la conferma del medesimo nelle future. Il sindaco avrebbe: presentato e raccomandato Eugenio Costantino ai responsabili della società Bennet per fargli ottenere una corsia preferenziale nell’approvazione della richiesta di aprire un bar-gelateria nell’allora costruendo Centro-Commerciale Bennet di Sedriano; avrebbe promesso a Marco Scalambra l’appalto per la manutenzione delle aree verdi del Comune di Sedriano (promessa non andata a buon fine); avrebbe promesso l’assegnazione di parte di lavori pubblici di ampliamento ed ammodernamento della piattaforma ecologica comunale, per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, sita a Sedriano (MI), Via Colombo 25; avrebbe promesso infine di coinvolgere le società e cooperative controllate da quest’ultimo nei lavori di ristrutturazione edile contemplati nel piano comunale integrato di acquisizione e rifacimento dell’area della Villa Colombro Brazzola di Sedriano.[3]

Il caso Giudice nelle elezioni comunali di MIlano nel 2011

Vincenzo Giudice in qualità di presidente del consiglio di Amministrazione della società Metro Engineering Srl, avrebbe promesso a Eugenio Costantino (presentatosi come Avv. Roberto Licomo e come rappresentante di una cordata di imprenditori ma in realtà presunto ‘ndranghetista) di compiere atti contrari ai suoi doveri in cambio di appoggio elettorale in favore di sua figlia Sara Giudice candidata alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale di Milano poi svoltesi in data 15 e 16 Maggio 2011. Lo stesso Giudice avrebbe assegnato a questo scopo a Eugenio Costantino, alias Avv. Licomo, l’appalto pubblico per la realizzazione della linea ferroviaria “Metrotranvia di Cosenza” (linea che avrebbe dovuto collegare i comuni di Cosenza e Rende con l’università delle Calabria) e successivamente l’assegnazione di altri appalti riguardanti le scuole. In cambio gli affiliati alla ‘ndrangheta (Eugenio Costantino, Ciro Simonte e Alessandro Gugliotta) avrebbero raccolto tra le 400/500 preferenze in favore di Sara Giudice traendo vantaggio dalla loro posizione di affiliati.[4]

Il caso Valentino Gisana

Il 6 gennaio 2011 Valentino Gisana, proprietario del ristorante “Il Mezzo” a Crema in via Milano 75, avrebbe subito da un piccolo gruppo criminale costituito da Marzio Fortunato (detto Salvatore), Carmine Palmieri e Francesco Russi un primo tentativo di estorsione. Poiché Fortunato aveva esplicitato la volontà del gruppo di chiedere il pizzo a Gisana mensilmente, quest’ultimo si rivolse in un primo momento al Comando dei Carabinieri di Crema; in un secondo momento, consigliato dal suo socio Ivo Croce, decise di rivolgersi all’associazione criminale Di Grillo - Mancuso. Croce avviò e mantenne i contatti con Eugenio Costantino, rappresentante dei calabresi. Costantino e i suoi si presero carico del problema incontrando in due circostanze i tre estorsori: una prima volta a Milano il 5 febbraio 2011 al Bar Campari di viale Brianza angolo via Andrea Doria, una seconda il 23 febbraio 2011 al Bar Ristorante Alcatraz di Arluno (uscita autostradale A4 Milano-Torino). Dalle indagini sarebbe emerso che l’intervento dei calabresi sortì l’effetto sperato e il tentativo estorsivo ebbe fine. Tuttavia Gisana, secondo gli accordi e sotto minaccia, fu costretto a assumere Carmine Palmieri presso la sua azienda Solar Coop A.R.L. e a pagare un ammontare complessivo di 7000 euro a Eugenio Costantino e i suoi, per ripagare l’intervento risolutivo. La consegna del denaro avvenne in due tranches: il 16 febbraio 2011 avvenne la prima consegna a Settimo Milanese nel Bar “On the Road” nei pressi della stazione Esso di via A. Gramsci 59, la seconda il 16 marzo 2011 a bordo della BMW in uso a Eugenio Costantino nel parcheggio antistante il sopra citato Bar Ristorante Alcatraz di Arluno. [5]

Il rapporto tra Valentino Gisana e il gruppo criminale capeggiato da Sabatino Di Grillo e affiliato alla 'ndrina Mancuso non si concluse con questa vicenda. Gisana infatti avrebbe chiesto supporto all'associazione criminale per un'altra questione spinosa riguardante un suo debito nei confronti di Tommaso Daniele, detto “il Napoletano”, ammontante a oltre 200000 euro e scaturito probabilmente da un giro di fatture fittizie per operazioni emesse da Daniele e Gisana in società tra loro. [6] Secondo le indagini, dopo diversi incontri avuti da Gisana e Croci con Costantino e Evolo principalmente, spiegando l’entità del debito che aveva nei confronti di Daniele, il gruppo accettò di prendersi carico del problema. Secondo le indagini Daniele, per rapportarsi il più possibile alla pari con i calabresi, tentò di affidarsi a esponenti della ‘ndrangheta come Domenico Castagna e Antonio Robertone, detto “Compare Ciccio” che Daniele scoprì poi essere molto vicino a Salvatore Mancuso, appartenente all’omonima ‘ndrina dei Mancuso di Limbadi a cui il clan di Sabatino Di Grillo era affiliato, affinché agissero in qualità di mediatori. Dopo che entrambi effettivamente presero le parti dei Di Grillo, “Il Napoletano” coinvolse anche esponenti del clan camorrista capeggiato da Carmine Alfieri e in seguito anche affiliati della ‘ndrina Farao – Marincola, dominante nel Crotonese. Il gruppo criminale capeggiato da Sabatino Di Grillo riuscì a far valere il proprio potere anche su questi gruppi, e Daniele fu costretto ad accettare un accordo secondo il quale Gisana avrebbe emesso in suo favore assegni per un importo complessivo di 200000 euro, e lui avrebbe firmato una liberatoria riguardo il credito dovutogli da Gisana con effetto immediato (firma avvenuta sotto minaccia il 5 aprile 2011 al sopra citato Ristorante Il Mezzo di Crema). [7] In seguito Daniele avrebbe dovuto consegnare il 50% degli assegni emessi da Gisana in contanti ai calabresi (100000 euro) al momento della ricezione dell’originale degli assegni. I calabresi tuttavia consegnarono solo le fotocopie dei 5 assegni da 40000 euro emessi da Valentino Gisana in modo da far gravare solo su Daniele la perdita economica. [8]

Il sequestro di Mauro Galanti a Cornaredo

L’8 aprile 2011 Mauro Galanti sarebbe stato sequestrato con fini estorsivi da diversi affiliati del clan Di Grillo – Mancuso imputati nell’inchiesta Grillo Parlante. Secondo le indagini Eugenio Costantino, Vincenzo Evolo e Giampiero Guerrisi avrebbero prelevato a forza il soggetto, nei pressi del Compro Oro sito a Cornaredo in Via Novara. In seguito avrebbero contattato il complice del sequestrato Gioacchino Albanese, chiedendo come riscatto il versamento immediato di 5000 euro (dei quali 2000 come risarcimento di una ipotetica truffa subita da Costantino) e imponendo che in seguito i due lavorassero per l’organizzazione criminale di Sabatino Di Grillo. L’ostaggio sarebbe in seguito stato portato nei pressi di un capannone attiguo alla villetta di Sabatino Di Grillo a Cuggiono e percosso ulteriormente in presenza dello stesso e di Giuseppe Salvatore Mancuso. Albanese, grazie al presunto ruolo di tramite svolto da Sergio Marchetto, calabrese, avrebbe provveduto a fornire lo stesso giorno un anticipo di 1800 euro in cambio dell’immediato rilascio di Galanti a Magenta. L’11 aprile dello stesso anno il mediatore avrebbe poi consegnato i restanti 3100 euro a Eugenio Costantino e Vincenzo Evolo a Milano nel parcheggio antistante la fermata della metropolitana Molino Dorino.[9]

Estorsione ai danni di Liberio Rossi

Secondo le indagini, Eugenio Costantino, Alessandro Gugliotta, e Ciro Simonte avrebbero commesso un’azione estorsiva ai danni di Liberio Rossi costringendolo alla consegna di 20000 euro. Il 22 luglio 2011 dopo un iniziale incontro avvenuto a Milano tra Costantino e Rossi presso il McDonald’s di Porta Romana volto a mostrare a Gugliotta la macchina e il volto della vittima designata, quest’ultimo avrebbe attuato il tentativo di estorsione la stessa sera. Secondo le indagini Gugliotta avrebbe incontrato Liberio Rossi mentre usciva dalle “terme di Milano” ( piazza Medaglie d’oro, Milano), presentandosi come "un calabrese" e facendo una richiesta iniziale di 60000 euro accompagnata da minacce fisiche esplicite. Rossi, essendo a conoscenza dell'affiliazione di Eugenio Costantino con il gruppo criminale Di Grillo - Mancuso, si sarebbe rivolto al medesimo in cerca di protezione e mediazione senza sapere che lo stesso era in realtà complice di Gugliotta. Il 23 luglio 2011 si raggiunse l’accordo definitivo per la consegna di 20000 euro, effettuata successivamente il 25 luglio dello stesso anno nei pressi del parcheggio del supermercato “Il Gigante” di Cornaredo (via della repubblica angolo via sempione). Somma divisa in un secondo momento tra Gugliotta e Costantino al Compro Oro di Settimo Milanese. [10]

Il traffico di mezzi d'opera

Sabatino Di Grillo, coadiuvato da diversi esponenti del clan Di Grillo – Mancuso, avrebbe coordinato e diretto un consistente traffico di mezzi d’opera rubati destinati al mercato nordafricano e dell’Est Europa. Il gruppo avrebbe tratto vantaggio dal lavoro di diversi gruppi di ladri che agivano in autonomia. Si presume che una volta rubati, i mezzi venissero trasportati in capannoni sotto il controllo dell’associazione mafiosa (nella zona di Aosta (AO) e Ivrea (TO). Si ipotizza che dopo aver reperito gli acquirenti, prima di procedere alla commercializzazione, i macchinari rubati venissero contraffatti da gruppi di falsificatori “specializzati” che provvedevano alla contraffazione e al riciclaggio, nonché a garantire una falsa certificazione amministrativa che ne permetteva la circolazione e la successiva esportazione all’estero.[11]


Il Processo

Alla Corte d’Assise d’appello di Milano Domenico Zambetti e altri imputati sono stati rinviati a giudizio a Gennaio 2015. Tra questi ci sono:

  • Eugenio Costantino, procacciatore di affari e contatti a servizio delle articolazioni mafiose coinvolte[12]
  • L’ex sindaco di Sedriano Alfredo Celeste,
  • Il chirurgo Marco Silvio Scalambra, il medico chirurgo del pavese marito di una consigliera comunale dell’ex giunta di centro destra sedrianese[13]
  • Ambrogio Crespi, fratello di Luigi l’ex sondaggista di Silvio Berlusconi.

Il pm della Dda di Milano, Giuseppe D’Amico, ha chiesto pene fino a 17 anni. 12 imputati hanno invece scelto il rito abbreviato. I giudici hanno confermato le richieste del GUP Andrea Ghinetti emettendo 10 condanne tra cui:

  • La condanna a 10 anni e 10 mesi di reclusione per Sabatino Di Grillo, il presunto capo della ‘ndrina Di Grilllo Mancuso radicata in Lombardia e legata alla cosca Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia);
  • La condanna a 14 anni e 8 mesi per Vincenzo Evolo, il braccio destro di Di Grillo;
  • La condanna a 9 anni e 10 mesi attribuita ad Alessandro Gugliotta;
  • I 14 anni e 2 mesi a Giampiero Guerrisi.

I giudici della Corte d’assise d’appello hanno invece assolto Salvatore Mancuso che era stato accusato di aver preso parte al sequestro di persona a scopo estorsivo di Galanti e hanno ridotto la pena da 10 anni e 10 mesi a 8 anni e 8 mesi di reclusione per Giuseppe D’Agostino, riqualificando il reato in concorso esterno in associazione mafiosa. L’imputato sarebbe un esponente della cosca calabrese "Morabito-Bruzzaniti" di Africo, gestore di locali notturni e già condannato anni fa per traffico di droga nell’inchiesta sull’Ortomercato di Milano.[14]

Esito

L'8 febbraio 2017 l'VIII sezione penale del Tribunale di Milano ha condannato Domenico Zambetti a 13 anni e 6 mesi di reclusione, 12 anni ad Ambrogio Crespi e 16 anni e 6 mesi a Eugenio Costantino. L'ex-sindaco di Sedriano Alfredo Celeste e il chirurgo Marco Silvio Scalambra sono stati invece assolti[15]. Per loro due la sentenza è diventata definitiva, a seguito della decisione assunta dalla Procura di non presentare ricorso alla sentenza di primo grado[16].

Bibliografia

Note

  1. Alessandro Santangelo, Ordinanza di custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari - Procedimento Penale n. 73990/10 R.G. - Tribunale Milano, 26 Settembre 2012 p.16 e ss.
  2. Ivi pp.148 e 190
  3. Ivi p. 22 e ss.
  4. Ivi p. 20 e ss.
  5. Ivi p. 344 e ss.
  6. Ivi p.399
  7. Ivi p.393 e ss.
  8. Ivi p.400
  9. Ivi p.33 e ss.
  10. Ivi P.36 e p.450 e ss.
  11. Ivi p. 41 e ss.
  12. Ivi p.7 e ss.
  13. Ester Castano, Processo Zambetti, inizia a Milano il primo grado, Stampo Antimafioso 9 Maggio 2014
  14. Sergio Rame, Arrestato l’Assessore Zambetti, comprò voti dalla ‘ndrangheta, Il Giornale 10 Ottobre 2012
  15. ‘Ndrangheta in Lombardia, 13 anni e mezzo all’ex assessore Domenico Zambetti per voto di scambio, il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2017
  16. 'Ndrangheta a Sedriano, il sindaco è assolto, il Giorno, 4 novembre 2017