Rosario Di Salvo

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Rosario Di Salvo (Bari, 16 agosto 1946 – Palermo, 30 aprile 1982) è stato un politico e dirigente del Partito Comunista Italiano, ucciso da Cosa Nostra insieme al compagno di partito Pio La Torre.

Rosario Di Salvo e Pio La Torre

Biografia

Primi anni e passione politica

Pugliese di nascita ma siciliano d'adozione, Rosario sposò a Palermo nel 1970 Rosa Casanova per emigrare subito dopo le nozze in Germania. Le difficoltà economiche costrinsero i due però a fare ritorno in Sicilia dopo nemmeno un anno: fu allora che entrambi si iscrissero al Partito Comunista Italiano, nella sezione Noce di Palermo, dopo un lento e lungo processo di maturazione politica.

Entrato a far parte dell'apparato tecnico del partito, il suo lavoro di dirigente lo portava a viaggiare moltissimo e a legare con i leader del partito, Achille Occhetto in particolare, che ricoprì la carica di segretario regionale dal 1969 al 1977. Divenne a tutti gli effetti un funzionario del PCI quando decise di abbandonare l'occupazione come contabile in una cooperativa di agrumi: il lavoro d'ufficio non faceva per lui, quindi si dedicò a tempo pieno nei viaggi con i compagni del comitato regionale.

Il legame con Pio La Torre

Quando Pio La Torre nel 1981 decise di tornare a Palermo, in piena Seconda Guerra di Mafia, ricoprendo la carica di segretario regionale, tra i due si creò subito un forte legame: Di Salvo divenne l'ombra di La Torre, lottando con lui non solo contro la mafia ma anche contro l'installazione degli euromissili a Comiso, alla cui marcia per la Pace i due partecipano il 4 aprile 1982.

L'omicidio

I cadaveri di Rosario Di Salvo e Pio La Torre

Venerdì 30 aprile 1982 Di Salvo stava accompagnando in macchina La Torre alla sede del partito, quando alle 9:20, in via Vincenzo Li Muli, una moto di grossa cilindrata sbarrò la strada alla Fiat 132, obbligandola a fermarsi. Gli uomini a bordo cominciarono a crivellare l'auto di colpi, tutti in direzione di La Torre. Da un'altra auto scesero altri killer per completare l'opera: La Torre morì sul colpo, Di Salvo ebbe invece il tempo di estrarre una pistola e sparare alcuni colpi andati a vuoto. In totale vennero ritrovati 40 bossoli a terra[1].

Ai funerali in piazza Politeama a Palermo di domenica 2 maggio parteciparono oltre 100mila persone, nonché uomini delle istituzioni, e l'orazione funebre fu tenuta da Enrico Berlinguer, che denunciò la matrice mafiosa dell'attentato, benché subito dopo l'omicidio vi fosse stata la rivendicazione da parte dei Gruppi proletari organizzati.

Le Indagini e le condanne

Tra le varie piste seguite dagli investigatori, ci fu sia quella interna al partito che quella del terrorismo. Fu solo con la collaborazione di Tommaso Buscetta e, dopo di lui, di altri boss di primo piano come Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo e Pino Marchese, che il delitto La Torre venne universalmente riconosciuto come delitto di mafia anche in sede processuale, dapprima con l'ordinanza-sentenza del Maxiprocesso di Palermo e poi con il troncone del Maxiprocesso dedicato agli omicidi politici (il Maxiprocesso Quater), a cui si arrivò a sentenza definitiva nel 1995. Furono condannati all'ergastolo come mandanti Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.

Note

  1. Lodato, p.89

Bibliografia