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Cari tutti,

una volta Stephen Hawking ha scritto: “Per quanto difficile possa essere la vita c’è sempre qualcosa che è possibile fare. Guardate le stelle invece dei vostri piedi.” Io non stavo guardando le stelle quel pomeriggio a Londra, davanti alla Tate Modern, anche perché il cielo era immancabilmente grigio. Non ricordo cosa stessi guardando, mi ricordo solo che ero seduto su una panchina lungo il Tamigi e mi tormentavo sul fatto che lì, a Londra, in una delle università più prestigiose al mondo, non sapevano davvero cosa fosse un’organizzazione mafiosa.

All’improvviso un flash: e se ci fosse stato un luogo dove riorganizzare il sapere in maniera scientifica come aveva fatto Chinnici coi processi di mafia? Dove la gente avesse potuto imparare e capire senza dover per forza andare all’università? Che potesse condividere quella conoscenza in maniera rapida e semplice? Cominciai a riempire quaderni di possibili idee, nomi, persone che avrebbero potuto aiutarmi.

L’idea di WikiMafia nacque quel giorno, dalla delusione che mi portò ad abbandonare l’università che avevo sognato per una vita per tornare in Italia, dove tutto prese vita 11 giorni dopo. Era il giorno di San Francesco, come il nome di quel ragazzino di 17 anni conosciuto due settimane prima e che guardavo con scetticismo per poi scoprire che era quello che in quella classe della Summer School ne sapeva di più di tanti laureati. E dalla cui passione ed entusiasmo fui travolto, così come dalla cocciutaggine e fierezza con cui tre mesi dopo mi ridestò dal mio pessimismo perché nessuno ci voleva aiutare nell’immane lavoro. Scrisse un “appello alla società civile” a cui risposero la maggior parte di quelli che oggi dedicano tempo al nostro sogno.

Da allora non ci siamo più fermati. Francescani nelle finanze (perché ci vantiamo di non aver mai preso un euro di soldi pubblici), partigiani nella lotta (pur attenendoci rigorosamente ai fatti). Voi ben conoscete la soddisfazione che si prova quando viene finita una voce fatta a regola d’arte, la gioia di aggiungere un tassello al puzzle complessivo.

Sono passati 4 anni, abbiamo ancora tanto lavoro da fare, ma anche nei momenti più difficili, anche quando sembrava tutto finito (come qualche mese fa quando MafiaMaps è stata bloccata per inadempienza contrattuale da terzi) non abbiamo mai pensato nemmeno per un attimo di lasciar perdere tutto. Perché sentiamo su di noi, e io lo sento più di tutti perché vi ho coinvolto in questa “straordinaria follia”, il peso di quella lotta per la libertà che abbiamo ereditato. Di quella reputazione, di quel sacrificio che vengono dal sangue di troppi morti che ci illudiamo di onorare chiamando eroi. L’unico modo per onorare i morti, e voi lo sapete bene, è continuare la loro lotta, tutti i giorni, nel nostro vivere quotidiano, con la stessa coerenza e integrità morale.

E dato che non può esistere lotta senza conoscenza il valore di quello che facciamo è testimoniato dal numero di persone a cui abbiamo aperto gli occhi. A partire da noi stessi, perché ogni nuova voce che decidiamo di scrivere è un viaggio nella memoria e nella storia che ci arricchisce e ci dà nuove armi per combattere questa guerra.

Io non mi ricordo cosa stessi guardando quel 4 ottobre, probabilmente mi sarò guardato anche i piedi. So solo che se oggi guardo le stelle è anche grazie a voi che avete dedicato ogni vostra forza per sognare insieme a me.

Perdonatemi per tutte quelle volte che non sono stato all’altezza del nostro sogno. Lotteremo insieme finché avrò le forze.

Vi voglio bene,
il vostro Pier