Non abbiamo sentito Riccardo Orioles, perché, conoscendolo, molto probabilmente non apprezzerà, dato che per se stesso preferisce all’etichetta “giornalista” quella di “modesto artigiano“. Non credetegli: benché io non sia un grande esperto, Riccardo è un “Giornalista Giornalista”, per usare quell’espressione coniata dal suo coetaneo Giancarlo Siani.

Per chi non lo conoscesse, Riccardo Orioles non è campano, bensì siciliano di nascita e Siciliano per vocazione. La maiuscola non è un caso, perché siciliani si nasce, mentre “Siciliani” si sceglie di diventarlo. Come abbiamo deciso noi oramai tre anni fa, non per mio merito, va detto, ma di un ragazzino decisamente più saggio del sottoscritto. Non è una scelta facile, perché non sono ammesse doppie morali né compromessi di alcun genere con la propria coscienza. Soprattutto, non c’è cena oppure occasione pubblica dove non si brindi “alla faccia dei Cavalieri“, quelli dell’Apocalisse Mafiosa catanese si intende, descritti da Pippo Fava oramai una vita fa. Al di là dei nomi, loro sono quel mondo contro cui un Siciliano si batte.

E contro cui Riccardo Orioles ha lottato da sempre, rinunciando a ben altra vita che capacità e le qualità personali potevano garantirgli. Ecco perché dopo esserci resi conto di persona delle condizioni assolutamente precarie in cui vive, abbiamo deciso di mobilitare gli amici, quelli veri, perché noi “bambini” della lotta alla mafia non pensavamo di avere alcun titolo per farci protagonisti di qualcosa; così a fine luglio la prima telefonata ad Antonio, inteso come Roccuzzo, che ha telefonato a Claudio, inteso come Fava, che dopo una partita a Risiko con Miki Gambino nella residenza milazzese di Riccardo, la casa in cui è nato, ha avuto l’idea di muoversi per la Legge Bacchelli, a livello istituzionale.

Qualche giorno fa, prima di Natale, Luca Salici, Siciliano da molto più tempo di noi, ha avviato una petizione su change.org, che va nella stessa direzione e che in pochi giorni ha raccolto migliaia di firme e sostegni anche istituzionali (come quello di Pietro Grasso, presidente del Senato). E che vi invitiamo a firmare. Sì, lo hanno fatto anche persone come Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, che un anno fa si è rifiutato di riconoscere a Riccardo Orioles la tessera onoraria dell’ordine, visto che non poteva permettersi di pagare il tributo annuale dell’iscrizione. Ma tant’è, speriamo in un ravvedimento sincero che in un’opportunistica adesione.

Penso che ognuno debba a Riccardo Orioles qualcosa. Anche chi non ha avuto la fortuna rara di conoscerlo e di dormire a casa sua e di poter ascoltare i suoi racconti, come quello del miglior arancino della sua vita mangiato a Roma da un giapponese. Certo, l’uomo non le manda certo a dire, eppure se dovessi descrivere la purezza d’animo non potrei che fare il suo esempio.

Si è rifiutato per anni di conformarsi a un certo tipo di giornalismo, insegnando il mestiere anche a chi il giornalista non voleva certo farlo, come il sottoscritto (che si guarda bene infatti dal definirsi tale e da esercitare tale nobile professione, anche perché il suo mestiere è un altro). A partire dalla famosa regola a cui affidarsi quando si vuole scrivere un buon articolo, che pare abbia ereditato da Pippo Fava e a cui noi, senza troppo indagare (perché le storie che si fanno miti e poi leggende sono sempre le più belle), ci atteniamo scrupolosamente anche nella redazione di una voce enciclopedica di WikiMafia: “Scrivi da napoletano, rileggi da tedesco“, cioè abbonda mentre scrivi, taglia quando rileggi. Una lezione ripetuta come un mantra ai “ragazzini” di WikiMafia che dai licei cominciano a popolare la redazione.

Riccardo è Presidente Onorario di WikiMafia da un anno, noi siamo Siciliani da tre. Due settimane fa un altro grande Siciliano, Leo Gullotta,  mi ha toccato il cuore con delle parole che mi hanno aiutato a comprendere meglio il perché facciamo quel che facciamo. Io gli avevo fatto un piccolo regalo, proprio per ringraziarlo dell’adesione di un anno prima alla petizione per la tessera onoraria dell’Ordine ad Orioles, e lui mi ha risposto: “Sono io che ringrazio lei per il più grande regalo che esiste tra uomini: la sua amicizia“.

Ecco, se ho deciso di stare dalla parte di Orioles, io e tutti gli altri “ragazzini” di WikiMafia, è soprattutto per questo grande regalo: la sua amicizia. L’amicizia di un gigante a tanti piccoli nani. Grazie, quindi, Riccardo. Per quello che fai e per come lo fai.

Pierpaolo Farina
(anche a nome degli altri “ragazzini”)