A seguito dell’allarme lanciato lo scorso 20 febbraio all’Università degli Studi di Milano dalla dott.ssa Alessandra Dolci, Procuratore Aggiunto a capo della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lombardo, circa il clima di paura e omertà che regna intorno al processo in corso a Como contro i rampolli delle famiglie di ‘ndrangheta originarie di Africo in Calabria che erano arrivate a controllare la movida notturna della città di Cantù, in qualità di associazioni impegnate ogni giorno sul territorio lombardo in molteplici attività di contrasto sociale e culturale al Potere mafioso, abbiamo deciso di presenziare con i nostri militanti alle udienze del processo.

Questo gesto simbolico, volto a far sentire la vicinanza di una parte della società civile lombarda a magistratura, forze dell’ordine e testimoni, sarà accompagnato anche da una campagna informativa sui fatti oggetto del Processo e da alcune iniziative che intendiamo realizzare sui territori, nell’ottica di diffondere una maggiore consapevolezza e conoscenza sulla presenza della ‘ndrangheta nella nostra Regione, al di là dei fatti che hanno funestato la città di Cantù.

Esprimiamo rammarico per la scelta dell’amministrazione cittadina di non aver voluto costituirsi parte civile nel Processo, concordando con la dott.ssa Dolci sul messaggio particolarmente negativo che è stato mandato alla società civile canturina. Siamo fiduciosi tuttavia che le parole del Procuratore Aggiunto abbiano ingenerato una riflessione più profonda e anche una maggiore consapevolezza sulla gravità della presenza ‘ndranghetista da parte di chi inizialmente aveva derubricato a fatti di bullismo l’intera vicenda.

Milano, 1° marzo 2019

Libera – Associazioni, Nomi e Numeri contro le Mafie
(Coordinamento regionale della Lombardia)

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