Giovanna Boda, WikiMafia: “Siamo vicini a lei e alla famiglia”

Noi ragazze e ragazzi di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie siamo vicini a Giovanna Boda e alla sua famiglia, in queste ore drammatiche.

Giovanna Boda, Capo Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali del Ministero dell’istruzione, è ancora in prognosi riservata. Mercoledì 14 aprile ha tentato il suicidio, gettandosi dal secondo piano mentre si trovava nell’ufficio del suo avvocato, Paola Severino, dopo un articolo de La Verità, che l’ha sbattuta in prima pagina per un’indagine per corruzione della Procura di Roma. Le aggravanti, per il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, sarebbero una sua improbabile (per chi la conosceva come noi) fede “renziana”, nonché essere “moglie di un giudice”. Attualmente la Procura ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, alla ricerca della talpa che avrebbe passato la documentazione riservata al quotidiano.

Per avvalorare la tesi della sua presunta fede politica, sono comparse sulle edizioni online di alcuni giornali politicamente schierati a destra alcune foto di Giovanna in compagnia dell’allora ministro Maria Elena Boschi, che l’aveva chiamata a lavorare al Ministero per le Pari Opportunità nel 2016.

Giovanna era da decenni, sin da quando entrò al Miur per concorso nel 1999, in prima fila per l’educazione alla legalità, e non solo: nel 2009, a poche ore dal terremoto a l’Aquila, così come nel 2016 ad Amatrice, era sul campo per cercare di garantire il servizio scolastico sin dal primo giorno; dopo il crollo del Ponte Morandi, era a Genova ad organizzare il servizio di navetta degli studenti residenti nei pressi del ponte. Nell’ultimo anno era coinvolta in prima persona nella gestione della pandemia.  

Sua è stata l’intuizione della Nave della Legalità, organizzata nel 2006, che prima della pandemia portava centinaia di studenti da tutta Italia a Palermo. Non era un “capo” che comandava e basta, era in prima fila ad ogni edizione tanto nella gestione materiale della manifestazione, quanto nella marcia con gli studenti che ci conclude all’Albero Falcone, incitando con megafono in mano cori e canzoni.

L’anno scorso senza di lei e il suo fondamentale supporto non ci sarebbero state il 23 maggio le celebrazioni del 28° anniversario della Strage di Capaci: se noi ragazze e ragazzi volontari di WikiMafia siamo diventati partner ufficiali della manifestazione, organizzando le celebrazioni online e la campagna social #eranosemi per ricordare prima i martiri di Capaci e poi quelli di Via D’Amelio, è perché lei ha creduto nelle potenzialità di quanto le stavamo proponendo insieme a Tina e Giovanni Montinaro e alla Quarto Savona Quindici.  

Da qualche mese era anche commissario dell’Ufficio Scolastico Regionale della Calabria, azzerato dopo un’altra indagine per corruzione: era stata scelta proprio per la sua nota integrità morale, che l’aveva portata ad ottenere più di un’onorificenza della Repubblica. Il suo proverbiale stachanovismo era noto al punto da essere promossa e riconfermata dai vari ministri succedutisi negli anni al MIUR (ora tornato diviso in due ministeri).

Giovanna ha una figlia di tre anni e, pur seguendo fin dal primo minuto il suo dramma, avevamo deciso inizialmente di adottare una linea di cautela, non conoscendo i dettagli dell’inchiesta se non come riportati dalla stampa, e di rispetto umano per le gravissime condizioni in cui versa.

Nell’ordinanza che ha dato vita anche a tre perquisizioni (nella sua casa, nel suo ufficio al Ministero e in una soffitta di sua proprietà), si parla di una ipotesi corruttiva che vede co-indagato Federico Bianchi di Castelbianco, editore dell’agenzia Dire, il quale si sarebbe aggiudicato due affidamenti diretti da 39.950 euro l’uno, mentre Giovanna Boda avrebbe ottenuto una contropartita «con somme di denaro e utilità per sé e per terzi per complessivi 679.776,65 euro».

Ci troveremmo di fronte quindi per la prima volta a un imprenditore concusso che per ottenere due appalti avrebbe versato al suo concussore l’equivalente dell’850% del suo introito. Attendiamo la chiusura delle indagini e la lettura integrale delle carte per farci una nostra opinione al riguardo, come abbiamo fatto nel caso di Mimmo Lucano, ma per come abbiamo conosciuto noi Giovanna Boda non riusciamo davvero a credere ad accuse del genere.

In questo momento di incertezza ci uniamo quindi ai tanti esponenti del movimento antimafia, nonché agli amici e a chi ha avuto modo come noi di lavorare con lei, nell’esprimere amarezza per quanto è accaduto, nella speranza che Giovanna possa tornare al suo (da molti altri ambìto) posto, senza riportare conseguenze irreversibili dopo questo suo disperato gesto.

Milano, 17 aprile 2021

Le ragazze e i ragazzi di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie