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	<title>WikiMafia - Contributi dell&#039;utente [it]</title>
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	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
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		<title>Criminalità ambientale</title>
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		<updated>2024-11-30T11:23:21Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{#seo:|site_name=WikiMafia|keywords=ecomafia, ecomafie, legambiente, mafie e ambiente, criminalità ambientale|description=Criminalità ambientale è un&#039;espressione coniata per indicare tutte quelle organizzazioni criminali dedite al crimine ambientale.|image=File:Criminalita-ambientale.jpg|image_alt=criminalità ambientale|type=website|section=Mafia}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Criminalità ambientale&#039;&#039;&#039; è un&#039;espressione con la quale si indicano tutte quelle organizzazioni criminali dedite al &#039;&#039;&#039;crimine ambientale&#039;&#039;&#039;, definito come «un’azione che può o meno violare norme esistenti e la legislazione ambientale; ha quale effetto un danno ambientale identificabile; ed è riconducibile all’azione dell’uomo»&amp;lt;ref&amp;gt;Definizione di Michael Lynch (2003) estratta da Natali, Lorenzo (2015). Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali, Torino, Giappichelli Editore, p. 25&amp;lt;/ref&amp;gt;. Si è imposto in ambito accademico rispetto al più famoso a livello mediatico [[Ecomafie]].&lt;br /&gt;
[[File:Criminalita-ambientale.jpg|alt=criminalità ambientale|miniatura]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il termine Ecomafie ==&lt;br /&gt;
Il termine «&#039;&#039;Ecomafie&#039;&#039;» si riferisce ad un neologismo coniato da Legambiente nel [[1994]] per indicare quelle particolari attività di interesse delle organizzazioni criminali tradizionali, tra cui lo smaltimento illecito dei rifiuti, l’abusivismo edilizio e le connesse attività di escavazione&amp;lt;ref&amp;gt;In Stefania Pellegrini (2018), &#039;&#039;L’impresa grigia. Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Un’indagine sociologica&#039;&#039;, Roma, Ediesse, p. 37, l’autrice sottolinea, inoltre, il peso delle recenti attività criminali contro il patrimonio ambientale e artistico come il traffico clandestino di opere d’arte rubate e il traffico di animali esotici.&amp;lt;/ref&amp;gt;. In particolare, il concetto di “ecomafia” ottiene una rilevante eco mediatica a seguito di un documento redatto dalla stessa associazione ambientalista, intitolato, appunto, “&#039;&#039;Le Ecomafie - il ruolo della criminalità organizzata nell’illegalità ambientale&#039;&#039;”. Tale documento vede il coinvolgimento dell&#039;Arma dei Carabinieri e dell’istituto no-profit Eurispes. Dal [[1997]], l’associazione cura il Rapporto annuale “&#039;&#039;Ecomafie - Le storie ed i numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Da Ecomafie a Criminalità ambientale ==&lt;br /&gt;
In Italia, negli ultimi anni, seguendo l’impronta della letteratura scientifica internazionale, si è iniziato a adottare consensualmente il termine “&#039;&#039;&#039;criminalità ambientale&#039;&#039;&#039;”. Come ricorda il prof. Lorenzo Natali, occuparsi oggi di criminalità ambientale implica un confronto necessario «&#039;&#039;con alcune questioni estremamente complesse: la definizione del crimine; le molteplici dimensioni che danno vita alle sue differenti espressioni; le politiche sociali e penali più idonee a prevenirlo e a reprimerlo&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Lorenzo Natali, &#039;&#039;Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali&#039;&#039;, Torino, Giappichelli Editore, 2015, p. 21.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La denominazione &#039;&#039;ecomafiosa&#039;&#039; del suddetto fenomeno criminale descrive, infatti, &#039;&#039;&#039;solo una parte di una realtà&#039;&#039;&#039; che è sociologicamente e giuridicamente più complessa ed estesa. Il contesto storico-politico non è stato indifferente rispetto alla creazione del neologismo “&#039;&#039;ecomafia&#039;&#039;”. Agli occhi del sistema-paese si palesava un ossimoro evidente: l’emergenza strutturale della gestione dei rifiuti in Campania. Infatti, “l’emergenza rifiuti” campana inizia formalmente nel febbraio del 1994, quando con l’emanazione del provvedimento da parte dell’allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi si istituisce il “C&#039;&#039;ommissariato straordinario per l’emergenza rifiuti&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le ragioni che conducono il governo nazionale ad istituire il commissariato straordinario sono la gestione disastrosa delle discariche attive&amp;lt;ref&amp;gt;In Marco Armiero (2019). &#039;&#039;Wasted Spaces, Resisting People: the politics of waste in Naples, Italy&#039;&#039;, in &#039;&#039;Tempo e Argumento&#039;&#039;, Vol. 11, n. 26, pp. 135–156, l’autore segnala il fatto che le autorità erano decisamente consapevoli del fatto che le discariche nella regione fossero precarie. Nel dettaglio, solo 21 delle 124 discariche attive tra il 1992 e 1994 erano conformi alle normative.&amp;lt;/ref&amp;gt;, l’assenza di un piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti urbani e la pervasività delle organizzazioni criminali ambientali (mafiose e non) nei settori chiave del ciclo dei rifiuti. Tenendo conto di ciò, negli ultimi 30 anni, quando si è trattato di criminalità ambientale in Italia, ci si è spesso soffermati a lungo sul ruolo occupato dalle organizzazioni tradizionali di stampo mafioso, oscurando la «&#039;&#039;pluralità sempre più ampia di soggetti coinvolti&#039;&#039;», e la conseguente necessità quindi di «&#039;&#039;concentrarsi sulla dimensione organizzata e organizzativa dell’illecito, sia intesa come pratica sistemica e prolungata, sia guardando alla morfologia organizzativa del gruppo criminale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Luca Bonzanni, 2019. &#039;&#039;Ecomafie, oggi: l’inversione della rotta dei rifiuti illeciti&#039;&#039; , Università degli Studi di Milano, p. 127.&amp;lt;/ref&amp;gt;, a prescindere dal coinvolgimento o meno delle organizzazioni mafiose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trattando di criminalità ambientale, si deve assolutamente considerare &#039;&#039;&#039;la dimensione organizzativa dell’illecito ambientale&#039;&#039;&#039;, non come una condotta deviante sporadica e singolare, ma come &#039;&#039;&#039;espressione di un insieme sistematico di illeciti&#039;&#039;&#039; ben inseriti all’interno del sistema produttivo ed economico del nostro modello di sviluppo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal Nord al Sud Italia, la nostra storia nazionale è foriera di casi di criminalità ambientale che hanno inciso profondamente sulla vita delle comunità locali coinvolte. Dal «disastro del Vajont» alla strage silente dell’azienda multinazionale Eternit (tra le quali la più nota è senz’altro la tragica esperienza di Casale Monferrato), dall’«incidente annunciato» di Seveso al “caso Caffaro” della città di Brescia. E ancora si potrebbero citare i disastri petrolchimici di Cengio, Porto Marghera, Massa Carrara, Ravenna, Ferrara, Porto Torres, la zona industriale attorno alla valle del Sacco, Taranto, Brindisi, Priolo e Gela&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Francesca Rosignoli (2018). &#039;&#039;La giustizia ambientale e Danilo Dolci&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata&#039;&#039;, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, Vol. 4, n. 1, pp. 132-169&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre ai casi che potremmo definire senz’altro di rilevanza storica, vi è la necessità di fare i conti anche con &#039;&#039;&#039;una certa illegalità diffusa&#039;&#039;&#039; che colpisce il nostro territorio nazionale. Uno strumento di conoscenza utile a restituirci una panoramica statistico-descrittiva aggiornata e attuale delle violazioni ambientali in Italia è la collana editoriale di Legambiente. Stando a quanto riportato dal rapporto Legambiente 2023, si può affermare che è confermato il (desolante) trend degli ultimi anni con la cifra di &#039;&#039;&#039;30.000 reati consumati contro l&#039;ambiente e la salute dei cittadini&#039;&#039;&#039;, che coinvolgono in misura maggiore sei delle regioni italiane, ovvero, in ordine decrescente, Campania, Puglia, Sicilia, Calabria, Lazio e Lombardia&amp;lt;ref&amp;gt;Sito Ufficiale Legambiente, &#039;&#039;Ecomafia 2023. Storie e numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;, www.legambiente.it, ultima consultazione il 27 gennaio 2024&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Lo smaltimento illecito dei rifiuti ==&lt;br /&gt;
Lo smaltimento illecito dei rifiuti è una condotta illecita che si fonda su un assunto importante: il sistema strutturale-legale della gestione dei rifiuti urbani e speciali è &#039;&#039;&#039;permeabile al condizionamento dell’interesse criminale&#039;&#039;&#039;. Tra le numerose ragioni, va innanzitutto segnalato il quantitativo dei rifiuti stessi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come segnalato dai Rapporti Ispra 2021 e 2020&amp;lt;ref&amp;gt;Ispra, Rapporto Rifiuti Urbani 2020, Presentazione ufficiale, p. 27. Ispra, Rapporto Rifiuti Speciali 2021, Presentazione ufficiale, p. 4.&amp;lt;/ref&amp;gt;, la produzione annuale italiana di rifiuti urbani è stabile sulla cifra di &#039;&#039;&#039;30 milioni di tonnellate&#039;&#039;&#039;, mentre i rifiuti speciali (tra cui meno del 10% viene dal trattamento dei rifiuti urbani) è in continuo aumento (più di 150 milioni di tonnellate nel 2020). Comprensibilmente, gli indicatori sulla ricchezza prodotta in Italia (Pil) e l’aumento spesa delle famiglie sono correlati ad una maggiore produzione dei rifiuti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allargando lo sguardo, oltre alla variabile del quantitativo di rifiuti da gestire, un serio sistema di prevenzione deve affrontare la materia dei varchi normativi in campo penale e civile che incentivano direttamente o indirettamente condotte lesive o pericolose. Lo ribadisce la stessa Commissione Parlamentare di inchiesta sull’attività illecite connesse allo smaltimento illecito dei rifiuti nella relazione trimestrale approvata nel dicembre 1995:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«La mancanza di una legislazione chiara e precisa, il ritardo e l&#039;inerzia nell&#039;attuazione della normativa hanno contribuito a creare una costante ‘emergenza rifiuti’, terreno fertile per le infiltrazioni di operatori senza scrupoli e per la criminalità organizzata»&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). Relazione trimestrale, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre, p. 45.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Un elemento criminogeno è certamente &#039;&#039;&#039;l’assenza di una pianificazione&#039;&#039;&#039; di concerto tra le differenti realtà coinvolte nel ciclo dei rifiuti: imprenditori, amministratori, esperti, intermediari, forze dell’ordine etc., nonché la presenza/carenza degli impianti di valorizzazione del rifiuto, che in base al dislocamento geografico (s)favorisce l’opportunità criminale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da tali presupposti è chiaro allora che sebbene la criminalità ambientale venga «&#039;&#039;definita frequentemente nel dibattito pubblico come emergenza, quella dei rifiuti è in realtà una questione che poggia su fattori strutturali&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Luca Bonzanni (2019), op.cit., p.128.&amp;lt;/ref&amp;gt; e congiunturali. I fattori congiunturali possono essere legati sia a &#039;&#039;&#039;trasformazioni dello scenario locale-nazionale&#039;&#039;&#039; (dato dalle norme, politiche pubbliche, inchieste o da crisi economica) sia a &#039;&#039;&#039;mutamenti geopolitici ed economici&#039;&#039;&#039;, come ha dimostrato la chiusura del governo cinese all’importazione delle materie plastiche&amp;lt;ref&amp;gt;Il tema è ripreso costantemente dagli esponenti della magistratura, dalle relazioni delle Commissioni parlamentari e di inchiesta sul traffico di smaltimento illecito dei rifiuti. Si approfondirà successivamente esponendo il caso lombardo.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sempre le trasformazioni auspicate ed intenzionali, come le evoluzioni normative a tutela ambientale, sono un elemento immune dal favorire in maniera non intenzionale effetti inattesi. Ad esempio, già agli inizi degli anni 2000, l’istituto internazionale UNICRI ha riscontrato che una rigorosa regolazione dei rifiuti speciali, generando maggiori costi a carico del produttore del rifiuto, implica &#039;&#039;&#039;un maggior grado di propensione al crimine&#039;&#039;&#039; da parte degli stessi&amp;lt;ref&amp;gt;Monica Massari, Paola Monzini (2004). &#039;&#039;Dirty business in Italy: a case study of trafficking in hazardous waste&#039;&#039;, in Global Crime, 6, p. 301&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In conclusione, &#039;&#039;&#039;la presenza &#039;&#039;ecocriminale&#039;&#039;, la crisi dell’assetto industriale e la capacità di gestione dei rifiuti&#039;&#039;&#039; sono temi estremamente interconnessi&amp;lt;ref&amp;gt;Per una panoramica generale sul rapporto tra livello di produzione rifiuti e crisi assetto industriale connesso alla presenza delle ecocamorre si rimanda a Daniele, Fortini (2012). “Rifiuti urbani e rifiuti speciali: i fattori strutturali delle ecocamorre, in  &#039;&#039;Meridiana&#039;&#039; , 73/74 (1), pp. 89-102&amp;lt;/ref&amp;gt;. È bene anticipare che l’organizzazione criminale ambientale, in particolare nel settore dei rifiuti, &#039;&#039;&#039;non coincide con quella dell’organizzazione mafiosa&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Benché storicamente, nel caso campano, l’apporto organizzativo-criminale del [[clan dei Casalesi]] sia stato fondamentale, tanto da rendere automatica agli occhi dell’opinione pubblica l’associazione “&#039;&#039;reati ambientali e mafie&#039;&#039;”. Anche da un punto di vista prettamente normativo, il fenomeno criminale dello smaltimento dei rifiuti non è modellato prendendo a riferimento il fenomeno della c.d. “&#039;&#039;ecomafia&#039;&#039;”; ciò permettere di applicare lo strumento penalistico anche a soggetti, imprese ed organizzazioni che svolgono, anche solo parzialmente, attività lecite&amp;lt;ref&amp;gt;Antonio Galanti (2018). &#039;&#039;Il traffico illecito di rifiuti: il punto sulla giurisprudenza di legittimità&#039;&#039;, in &#039;&#039;Diritto Penale Contemporaneo&#039;&#039;, n.12, pp. 33. Il reato di traffico di rifiuti, l’art. 452-quaterdecies del Codice penale, punisce con la reclusione da uno a sei anni «chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l&#039;allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti”.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A tal proposito, la [[Direzione nazionale antimafia]] ritiene che il reato di attività organizzate del traffico illecito di rifiuti (ex art. 260 D.lgs. n. 152/2006) debba ritenersi un «&#039;&#039;&#039;delitto di impresa&#039;&#039;&#039;» e non nello specifico un «delitto di mafia», «&#039;&#039;dal momento che si tratta di una fattispecie mono-soggettiva ritagliata perfettamente sullo strutture dell&#039;attività imprenditoriale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Stefania Pellegrini, op.cit., p. 53.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da tale consapevolezza, emerge quindi che «&#039;&#039;sarebbe più utile focalizzarsi non solo sulle caratteristiche dei criminali, ma anche, in particolare, sulle tecniche usate per perpetrare questi generi di reati&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Monica Massari, Paola Monzini, op.cit., p.300. Traduzione di Giovanni Gumina.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È doveroso aggiungere che l’attività dello smaltimento illecito dei rifiuti &#039;&#039;&#039;si integra totalmente&#039;&#039;&#039; all’interno di una triangolazione composta dal settore dell’edilizia, del movimento terra e trasporti e dal traffico rifiuti. Ancora, lo smaltimento illecito «&#039;&#039;si configura come un prezioso strumento di collegamento e di saldatura di interessi con imprese legali, le quali, complice la crisi economica, abbandonano con maggiore facilità rispetto al passato la via segnata dalla normativa comunitaria e nazionale, cercando scorciatoie per aggirare i costi e conseguire profitti&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;CROSS (2019). &#039;&#039;Monitoraggio sulla presenza mafiosa in Lombardia&#039;&#039;, Parte II, Milano, 11 marzo, p. 31&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Lo smaltimento illecito dei rifiuti e la questione mafiosa ===&lt;br /&gt;
Come si è detto, analizzando il fenomeno nel corso degli anni, emerge che gli illeciti ambientali coinvolgono &#039;&#039;&#039;un’ampia platea di soggetti&#039;&#039;&#039;, tra i quali anche le stesse organizzazioni di stampo mafioso, le quali si presentano alle aziende che necessitano tali servizi e li svolgono, a prezzi ovviamente concorrenziali.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre all’individuazione specifica delle soggettività criminali, qualsiasi discussione che tratti di criminalità ambientale, specialmente se connessa a fenomeni mafiosi, non può prescindere dalla comprensione geografica del fenomeno che sta alla radice delle «questioni territoriali» che insistono sulle comunità-vittime.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prendendo in prestito una definizione urbanistica del concetto di “&#039;&#039;&#039;territorio&#039;&#039;&#039;”, esso può essere definito come «&#039;&#039;il prodotto storico di atti culturali dell&#039;uomo in relazione dialettica e coevolutiva con l&#039;ambiente naturale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Definizione dell’urbanista Magnaghi (2001, p.18) estratta da Andrea Alcalini (2015), prime tracce per un percorso di ricerca: territorio, (s)regolazioni e anomalie criminali organizzate [consultato in www.Academia.edu il 22 maggio 2022]&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pertanto, chi più delle organizzazioni mafiose, in forza della loro capacità, o meglio, del loro metodo, è in grado di produrre delle trasformazioni territoriali e culturali finalizzati alla privatizzazione violenta dei beni comuni, i beni ambientali. Infatti, è il «&#039;&#039;&#039;controllo del territorio&#039;&#039;&#039;», uno dei requisiti essenziali che identificano un’organizzazione mafiosa, in quanto una forma di potere&amp;lt;ref&amp;gt;Nando dalla Chiesa (2010). &#039;&#039;La Convergenza&#039;&#039;, Milano, Melampo Editore.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È solo con il controllo del territorio che è possibile, ad esempio, muovere enormi quantità di terreno, riempire le buche con rifiuti ed ottenere il “consenso” dei proprietari dei terreni a svolgere tali attività. Ciò è anche favorito talvolta dall&#039;omertà derivante dalla forza di intimidazione&amp;lt;ref&amp;gt;Da un punto di vista giuridico, ex art. 416bis del c.p., l’individuazione dell’elemento della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo è centrale al fine di riconoscere la mafiosità dell’organizzazione criminale. Per un approfondimento sul tema si suggerisce di consultare Stefania Pellegrini (2018), op.cit.&amp;lt;/ref&amp;gt; derivante dal vincolo associativo tipico delle organizzazioni mafiose.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non da meno è da segnalare che l’incessante intensificazione di &#039;&#039;&#039;un’edilizia speculativa&#039;&#039;&#039; ha permesso l’intreccio con interessi di natura illecita&amp;lt;ref&amp;gt;Elena Granata e Paola Savoldi (2012). &#039;&#039;Gli habitat delle mafie nel Nord Italia&#039;&#039;, in Territorio, n. 63, p. 28&amp;lt;/ref&amp;gt;, che sfociano dai casi di [[clientelismo]], fino ad arrivare a sistemi ben oliati di [[corruzione]] o di governo mafioso della cosa pubblica. Tra i numerosi fattori intenzionali e non intenzionali, il radicamento mafioso nelle regioni del Nord è avvenuto anche a partire &#039;&#039;&#039;dall’indebolimento del sistema amministrativo locale&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Elena Granata, Arturo Lanzani, Al Nord. Astuzie mafiose in un sistema fragile, pp. 71-74.&amp;lt;/ref&amp;gt;, e da un corpo sociale che già manifestava i sintomi di un “corpo non propriamente sano”. In sostanza, parafrasando il giudice [[Giovanni Falcone]]&amp;lt;ref&amp;gt;E’ nota la citazione del giudice Falcone “La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano” del Giudice Falcone riportata in Giovanni Falcone, in collaborazione con Marcelle Padovani (1991). &#039;&#039;Cose di Cosa Nostra&#039;&#039;, Milano, Rizzoli.&amp;lt;/ref&amp;gt;, le organizzazioni mafiose proliferano in contesti che sono già orientati a pratiche di malaffare e di illegalità.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sui contesti civili lontani dai tradizionali insediamenti mafiosi, anche quelli caratterizzati da elevati standard di ricchezza, capitale culturale e senso civico, in realtà, il metodo mafioso «&#039;&#039;può produrre oltre che effetti di ripulsa (che fra l’altro produce anche nelle comunità di origine, dove se ne incontrano anzi le forme più eroiche) effetti di attrazione&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Nando dalla Chiesa (2020), &#039;&#039;La mafia come virus. Insegnamenti involontari della pandemia (a proposito di un dibattito quasi antico)&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla criminalità organizzata&#039;&#039;, Vol. 6, n.1, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, p. 18.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale constatazione è vera anche quando si tratta di smaltimento dei rifiuti. È infatti «&#039;&#039;frequente che la organizzazione di stampo mafioso sviluppi un rapporto paritario, così che l’imprenditore colluso è indotto a cooperare dalla prospettiva di vantaggi economici reciproci&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Maurizio Catino (2020),  &#039;&#039;Le organizzazioni mafiose: la mano visibile dell’impresa criminale&#039;&#039;, Bologna, Il Mulino, p. 428.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da una parte, l’organizzazione mafiosa può esercitare il suo potere attraverso &#039;&#039;&#039;l’uso diretto o indiretto della violenza&#039;&#039;&#039;, oppure anche solo tramite un richiamo simbolico della stessa; dall’altra, le condizioni del settore economico in oggetto incentivano gli attori legali di avvicinarsi tramite rapporti di collusione con i soggetti mafiosi, rendendo i confini delle attività economiche sempre più sfumate.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Storicamente, la motivazione che ha spinto i clan mafiosi ad inserirsi in questo settore è stata ben esemplificata dal Presidente del Senato Pietro Grasso nel corso di un suo intervento: &amp;lt;blockquote&amp;gt;«La consapevolezza dell&#039;importanza assunta dal settore dei rifiuti per la criminalità organizzata può essere tutta riassunta in poche parole, di straordinaria efficacia, pronunciate da un mafioso [...] &amp;quot;Buttiamoci sui rifiuti: trasi munnizza e niesci oro&amp;quot;». Oltre all’ingente guadagno, il soggetto criminale è stato facilitato da una legislazione pressoché assente o debole che rendeva l’attività illecita fortemente attrattiva. Inoltre, vi sono altre “variabili di contesto”. Al nord, in particolare in [[Mafie in Lombardia|Lombardia]], le attività (formalmente) lecite che costituiscono la vasta gamma della criminalità ambientale mafiosa non hanno una geografia propriamente casuale, anzi, nella maggioranza dei casi sono distribuite in territori con proprietà demografiche particolari: comuni di piccole dimensioni, elevate densità demografiche, presenza di forti processi di immigrazione»&amp;lt;ref&amp;gt;CROSS (2014), Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, Primo rapporto sulle aree settentrionali per la Presidenza della Commissione parlamentare d&#039;inchiesta sul fenomeno mafioso, Milano, 10 marzo, p. 12.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;A livello qualitativo, le variabili indipendenti associate all’intensità dei processi migratori, alle condizioni locali (senso civico, politica locale, natura dei mercati legali/illegali etc.) si innesca con quella che il prof. Varese definisce &#039;&#039;&#039;la domanda di mafia&#039;&#039;&#039;. Un fattore esplicativo della presenza mafiosa in un territorio, sia nel momento della nascita del fenomeno a livello locale tradizionale che nella fase del radicamento. Nel caso dei settori esposti dalla criminalità ambientale, la domanda di protezione mafiosa emerge quando «&#039;&#039;gli imprenditori entrano nella sfera dell&#039;illegalità cercando di vendere merci o produrre servizi legali in modo illecito, per esempio tentando di eliminare la concorrenza oppure di organizzare accordi di cartello con l&#039;appoggio della mafia&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Federico Varese (2011).  &#039;&#039;Mafie in movimento. Come il crimine organizzato conquista nuovi territori&#039;&#039; , Torino, Einaudi, p. 36. Corsivo di chi scrive.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L&#039;evoluzione della normativa italiana ==&lt;br /&gt;
Se consideriamo lo scenario normativo italiano, occorre tenere a mente due dati di fatto che hanno inciso sull’evoluzione legislativa in materia ambientale: in primo luogo, esso è stato profondamente segnato, anche in tempi recenti, dalle travagliate vicende giudiziarie che si sono succedute nel corso dei decenni; in secondo luogo, l’esistenza di un movimento civile e di opinione pubblica che si è fatto promotore, assieme agli sforzi degli esponenti della magistratura, di una richiesta di giustizia, di un cambiamento culturale (anche a livello giuridico) capace di incidere sulla questione ambientale. Un altro aspetto che non è trascurabile è il persistente ritardo delle istituzioni del nostro paese ad allinearsi alle normative sovranazionali. E quindi nell’adoperarsi alla costruzione di un sistema legislativo in sede penalistica coerente, organico e puntuale finalizzato alla tutela di beni giuridici contigui alla vita, alla salute, all’ambiente etc.&amp;lt;ref&amp;gt;Tale scopo sarà raggiunto (con discreto successo) solamente con la l. 22 maggio n. 68 del 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La criminalità ambientale, infatti, ha goduto per decenni di &#039;&#039;&#039;un vuoto normativo abnorme&#039;&#039;&#039;, che ha favorito il calcolo utilitaristico&amp;lt;ref&amp;gt;Il concetto è ripreso fedelmente dalla teoria socio-economica di Gary Becker (1968).  &#039;&#039;Crime and punishment: an economic approach&#039;&#039; in  &#039;&#039;Journal of Political Economy&#039;&#039; , Vol. 76, n.2, pp. 169-217.&amp;lt;/ref&amp;gt; da parte di chi poteva scegliere se ottenere benefici economici scaricando costi sulla collettività e sull’ambiente. Come ha ben ricordato Stefania Pellegrini «&#039;&#039;l’ordinamento italiano, difatti, ha introdotto la fattispecie di reato ambientale come delitto solo nel 1997 mediante il c.d. decreto Ronchi. Prima di questa data, i reati ambientali erano esclusivamente di natura contravvenzionale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Stefania Pellegrini, op.cit., p. 44&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fino ad allora, comportamenti (dolosi o colposi) generatori di danni consistenti all’ambiente e alle persone come lo smaltimento illecito di rifiuti, l’inquinamento di un’area protetta, l’omissione negli atti di controllo e messa in sicurezza degli scarichi industriali, il cagionare un crollo di un edificio etc. erano considerati una categoria di reati di minore entità&amp;lt;ref&amp;gt;L’art. 39 c.p. sancisce la distinzione (formale) dei reati in contravvenzioni e delitti: «I reati si distinguono in delitti e contravvenzioni, secondo la diversa specie delle pene per essi rispettivamente stabilite da questo codice»&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante il tentativo (ancora non raggiunto) di armonizzare la vasta normativa in campo ambientale attraverso il T.U.A. con il D.lgs. 3 aprile 2006 n. 152, &#039;&#039;&#039;bisognerà attendere quasi 20 anni per l’introduzione di una previsione normativa penale di reato ambientale&#039;&#039;&#039;. Infatti, è la legge n. 68/2015 a ridisegnare il sistema di tutela penale dell’ambiente, articolando in maniera ampia e differenziata le possibili condotte illecite&amp;lt;ref&amp;gt;Legambiente, Ecomafia (2016). &#039;&#039;Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;, Milano, Edizioni Ambiente, p. 55&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collocare all’interno della cornice penalistica i reati ambientali introdotti dalla legge n. 68/2015 (&#039;&#039;inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico di materiale radioattivo, omessa bonifica e impedimento del controllo&#039;&#039;) ha attribuito alla legge penale la sua funzione fondamentale di prevenzione generale degli illeciti e dell’orientamento dei comportamenti.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come osservato dalla dottrina, la tal legge, che ha introdotto nel nostro Codice penale &#039;&#039;&#039;il Titolo VI-bis&#039;&#039;&#039; dedicato specificatamente ai delitti ambientali, ha avuto il merito di valorizzare «&#039;&#039;una diversa concezione del bene ambiente, più vicina ad una visione di tipo eco-centrico&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Luisa Siracusa (2015). &#039;&#039;La legge 22 maggio 2015, n. 68 sugli “ecodelitti&#039;&#039;: una svolta quasi epocale per il diritto penale dell’ambiente”, in Riv. trim. dir. pen. cont., n.2, p. 201.&amp;lt;/ref&amp;gt;, piuttosto che orientata alla tradizionale impostazione giuridica di stampo antropocentrico.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;La complessità normativa&#039;&#039;&#039; (spesso ingiustificata) rende talvolta inefficace da un lato l’attività investigativa e di repressione dell’illecito, dall’altro quella strettamente necessaria della prevenzione e del controllo. D’altro canto, sul profilo dell’operatività criminale, l’interazione di numerosi attori alla frontiera tra illecito-lecito permette facilmente di rimodulare l’azione criminale in funzione della rotta nel caso dei rifiuti, dell’esigenze di occultamento del crimine ambientale determinate da un’intensificazione dei controlli o delle misure di investigazione.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne sono testimonianza viva le cave dismesse che diventano luoghi di discarica abusiva, fino a contaminare le falde acquifere; i terreni agricoli cosparsi di fanghi tossici oppure le nuove costruzioni nelle sedimenta adibite appositamente a deposito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In riferimento particolare ai rifiuti industriali (alcuni particolarmente pericolosi a causa della tossicità), è «&#039;&#039;a partire dalla seconda metà degli anni ottanta che si sono diffuse pratiche di smaltimento illegale di rifiuti industriali formalmente destinati a discariche collocate nelle regioni meridionali&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). Relazione trimestrale, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre, p. 57. Corsivo di chi scrive&amp;lt;/ref&amp;gt;, ovvero nei territori storicamente più fragili poiché sprovvisti di adeguate strutture ed architetture per gestire il ciclo dei rifiuti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
* Bonzanni, Luca (2019). &#039;&#039;Ecomafie, oggi: l’inversione della rotta dei rifiuti illeciti”, Università degli Studi di Milano, pp. 125-131.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Catino, Maurizio (2020).  &#039;&#039;Le organizzazioni mafiose: la mano visibile dell’impresa criminale&#039;&#039;, Bologna, Il Mulino.&lt;br /&gt;
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* Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). &#039;&#039;Relazione trimestrale&#039;&#039;, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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* CROSS (2019). Monitoraggio sulla presenza mafiosa in Lombardia - Parte II, Milano, 11 marzo.&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
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* Ispra, Rapporto Rifiuti Urbani 2020, Presentazione ufficiale.&lt;br /&gt;
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* Ispra, Rapporto Rifiuti Speciali 2021, Presentazione ufficiale.&lt;br /&gt;
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* Legambiente, &#039;&#039;Ecomafia 2023. Storie e numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;, www.legambiente.it, ultima consultazione il 27 gennaio 2024.&lt;br /&gt;
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* Natali, Lorenzo (2015). &#039;&#039;Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali&#039;&#039;, Torino, Giappichelli Editore.&lt;br /&gt;
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* Pellegrini, Stefania (2018). &#039;&#039;L’impresa grigia. Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Un’indagine sociologica&#039;&#039;, Roma, Ediesse.&lt;br /&gt;
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* Rosignoli, Francesca (2018). &#039;&#039;La giustizia ambientale e Danilo Dolci&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata&#039;&#039;, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, Vol. 4, n. 1, pp. 132-169.&lt;br /&gt;
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* Siracusa Luisa (2015). &#039;&#039;La legge 22 maggio 2015, n. 68 sugli “ecodelitti&#039;&#039;: una svolta quasi epocale per il diritto penale dell’ambiente&#039;&#039;, in&#039;&#039; Rivista trimestrale diritto pen. cont.&#039;&#039;, n.2.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
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* Varese, Federico (2011). &#039;&#039;Mafie in movimento. Come il crimine organizzato conquista nuovi territori&#039;&#039;, Torino, Einaudi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Altri fenomeni sociali]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Criminalit%C3%A0_ambientale&amp;diff=10557</id>
		<title>Criminalità ambientale</title>
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		<updated>2024-11-30T11:22:28Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{#seo:|site_name=WikiMafia|keywords=ecomafia, ecomafie, legambiente, mafie e ambiente, criminalità ambientale|description=Criminalità ambientale è un&#039;espressione coniata per indicare tutte quelle organizzazioni criminali dedite al crimine ambientale.|image=File:Criminalita-ambientale.jpg|image_alt=criminalità ambientale|type=website|section=Mafia}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Criminalità ambientale&#039;&#039;&#039; è un&#039;espressione con la quale si indicano tutte quelle organizzazioni criminali dedite al &#039;&#039;&#039;crimine ambientale&#039;&#039;&#039;, definito come «un’azione che può o meno violare norme esistenti e la legislazione ambientale; ha quale effetto un danno ambientale identificabile; ed è riconducibile all’azione dell’uomo»&amp;lt;ref&amp;gt;Definizione di Michael Lynch (2003) estratta da Natali, Lorenzo (2015). Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali, Torino, Giappichelli Editore, p. 25&amp;lt;/ref&amp;gt;. Si è imposto in ambito accademico rispetto al più famoso a livello mediatico [[Ecomafie]].&lt;br /&gt;
[[File:Criminalita-ambientale.jpg|alt=criminalità ambientale|miniatura]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il termine Ecomafie ==&lt;br /&gt;
Il termine «&#039;&#039;Ecomafie&#039;&#039;» si riferisce ad un neologismo coniato da Legambiente nel [[1994]] per indicare quelle particolari attività di interesse delle organizzazioni criminali tradizionali, tra cui lo smaltimento illecito dei rifiuti, l’abusivismo edilizio e le connesse attività di escavazione&amp;lt;ref&amp;gt;In Stefania Pellegrini (2018), &#039;&#039;L’impresa grigia. Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Un’indagine sociologica&#039;&#039;, Roma, Ediesse, p. 37, l’autrice sottolinea, inoltre, il peso delle recenti attività criminali contro il patrimonio ambientale e artistico come il traffico clandestino di opere d’arte rubate e il traffico di animali esotici.&amp;lt;/ref&amp;gt;. In particolare, il concetto di “ecomafia” ottiene una rilevante eco mediatica a seguito di un documento redatto dalla stessa associazione ambientalista, intitolato, appunto, “&#039;&#039;Le Ecomafie - il ruolo della criminalità organizzata nell’illegalità ambientale&#039;&#039;”. Tale documento vede il coinvolgimento dell&#039;Arma dei Carabinieri e dell’istituto no-profit Eurispes. Dal [[1997]], l’associazione cura il Rapporto annuale “&#039;&#039;Ecomafie - Le storie ed i numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Da Ecomafie a Criminalità ambientale ==&lt;br /&gt;
In Italia, negli ultimi anni, seguendo l’impronta della letteratura scientifica internazionale, si è iniziato a adottare consensualmente il termine “&#039;&#039;&#039;criminalità ambientale&#039;&#039;&#039;”. Come ricorda il prof. Lorenzo Natali, occuparsi oggi di criminalità ambientale implica un confronto necessario «&#039;&#039;con alcune questioni estremamente complesse: la definizione del crimine; le molteplici dimensioni che danno vita alle sue differenti espressioni; le politiche sociali e penali più idonee a prevenirlo e a reprimerlo&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Lorenzo Natali, &#039;&#039;Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali&#039;&#039;, Torino, Giappichelli Editore, 2015, p. 21.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La denominazione &#039;&#039;ecomafiosa&#039;&#039; del suddetto fenomeno criminale descrive, infatti, &#039;&#039;&#039;solo una parte di una realtà&#039;&#039;&#039; che è sociologicamente e giuridicamente più complessa ed estesa. Il contesto storico-politico non è stato indifferente rispetto alla creazione del neologismo “&#039;&#039;ecomafia&#039;&#039;”. Agli occhi del sistema-paese si palesava un ossimoro evidente: l’emergenza strutturale della gestione dei rifiuti in Campania. Infatti, “l’emergenza rifiuti” campana inizia formalmente nel febbraio del 1994, quando con l’emanazione del provvedimento da parte dell’allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi si istituisce il “C&#039;&#039;ommissariato straordinario per l’emergenza rifiuti&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le ragioni che conducono il governo nazionale ad istituire il commissariato straordinario sono la gestione disastrosa delle discariche attive&amp;lt;ref&amp;gt;In Marco Armiero (2019). &#039;&#039;Wasted Spaces, Resisting People: the politics of waste in Naples, Italy&#039;&#039;, in &#039;&#039;Tempo e Argumento&#039;&#039;, Vol. 11, n. 26, pp. 135–156, l’autore segnala il fatto che le autorità erano decisamente consapevoli del fatto che le discariche nella regione fossero precarie. Nel dettaglio, solo 21 delle 124 discariche attive tra il 1992 e 1994 erano conformi alle normative.&amp;lt;/ref&amp;gt;, l’assenza di un piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti urbani e la pervasività delle organizzazioni criminali ambientali (mafiose e non) nei settori chiave del ciclo dei rifiuti. Tenendo conto di ciò, negli ultimi 30 anni, quando si è trattato di criminalità ambientale in Italia, ci si è spesso soffermati a lungo sul ruolo occupato dalle organizzazioni tradizionali di stampo mafioso, oscurando la «&#039;&#039;pluralità sempre più ampia di soggetti coinvolti&#039;&#039;», e la conseguente necessità quindi di «&#039;&#039;concentrarsi sulla dimensione organizzata e organizzativa dell’illecito, sia intesa come pratica sistemica e prolungata, sia guardando alla morfologia organizzativa del gruppo criminale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Luca Bonzanni, 2019. &#039;&#039;Ecomafie, oggi: l’inversione della rotta dei rifiuti illeciti&#039;&#039; , Università degli Studi di Milano, p. 127.&amp;lt;/ref&amp;gt;, a prescindere dal coinvolgimento o meno delle organizzazioni mafiose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trattando di criminalità ambientale, si deve assolutamente considerare &#039;&#039;&#039;la dimensione organizzativa dell’illecito ambientale&#039;&#039;&#039;, non come una condotta deviante sporadica e singolare, ma come &#039;&#039;&#039;espressione di un insieme sistematico di illeciti&#039;&#039;&#039; ben inseriti all’interno del sistema produttivo ed economico del nostro modello di sviluppo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal Nord al Sud Italia, la nostra storia nazionale è foriera di casi di criminalità ambientale che hanno inciso profondamente sulla vita delle comunità locali coinvolte. Dal «disastro del Vajont» alla strage silente dell’azienda multinazionale Eternit (tra le quali la più nota è senz’altro la tragica esperienza di Casale Monferrato), dall’«incidente annunciato» di Seveso al “caso Caffaro” della città di Brescia. E ancora si potrebbero citare i disastri petrolchimici di Cengio, Porto Marghera, Massa Carrara, Ravenna, Ferrara, Porto Torres, la zona industriale attorno alla valle del Sacco, Taranto, Brindisi, Priolo e Gela&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Francesca Rosignoli (2018). &#039;&#039;La giustizia ambientale e Danilo Dolci&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata&#039;&#039;, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, Vol. 4, n. 1, pp. 132-169&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre ai casi che potremmo definire senz’altro di rilevanza storica, vi è la necessità di fare i conti anche con &#039;&#039;&#039;una certa illegalità diffusa&#039;&#039;&#039; che colpisce il nostro territorio nazionale. Uno strumento di conoscenza utile a restituirci una panoramica statistico-descrittiva aggiornata e attuale delle violazioni ambientali in Italia è la collana editoriale di Legambiente. Stando a quanto riportato dal rapporto Legambiente 2023, si può affermare che è confermato il (desolante) trend degli ultimi anni con la cifra di &#039;&#039;&#039;30.000 reati consumati contro l&#039;ambiente e la salute dei cittadini&#039;&#039;&#039;, che coinvolgono in misura maggiore sei delle regioni italiane, ovvero, in ordine decrescente, Campania, Puglia, Sicilia, Calabria, Lazio e Lombardia&amp;lt;ref&amp;gt;Sito Ufficiale Legambiente, &#039;&#039;Ecomafia 2023. Storie e numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;, www.legambiente.it, ultima consultazione il 27 gennaio 2024&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Lo smaltimento illecito dei rifiuti ==&lt;br /&gt;
Lo smaltimento illecito dei rifiuti è una condotta illecita che si fonda su un assunto importante: il sistema strutturale-legale della gestione dei rifiuti urbani e speciali è &#039;&#039;&#039;permeabile al condizionamento dell’interesse criminale&#039;&#039;&#039;. Tra le numerose ragioni, va innanzitutto segnalato il quantitativo dei rifiuti stessi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come segnalato dai Rapporti Ispra 2021 e 2020&amp;lt;ref&amp;gt;Ispra, Rapporto Rifiuti Urbani 2020, Presentazione ufficiale, p. 27. Ispra, Rapporto Rifiuti Speciali 2021, Presentazione ufficiale, p. 4.&amp;lt;/ref&amp;gt;, la produzione annuale italiana di rifiuti urbani è stabile sulla cifra di &#039;&#039;&#039;30 milioni di tonnellate&#039;&#039;&#039;, mentre i rifiuti speciali (tra cui meno del 10% viene dal trattamento dei rifiuti urbani) è in continuo aumento (più di 150 milioni di tonnellate nel 2020). Comprensibilmente, gli indicatori sulla ricchezza prodotta in Italia (Pil) e l’aumento spesa delle famiglie sono correlati ad una maggiore produzione dei rifiuti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allargando lo sguardo, oltre alla variabile del quantitativo di rifiuti da gestire, un serio sistema di prevenzione deve affrontare la materia dei varchi normativi in campo penale e civile che incentivano direttamente o indirettamente condotte lesive o pericolose. Lo ribadisce la stessa Commissione Parlamentare di inchiesta sull’attività illecite connesse allo smaltimento illecito dei rifiuti nella relazione trimestrale approvata nel dicembre 1995:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«La mancanza di una legislazione chiara e precisa, il ritardo e l&#039;inerzia nell&#039;attuazione della normativa hanno contribuito a creare una costante ‘emergenza rifiuti’, terreno fertile per le infiltrazioni di operatori senza scrupoli e per la criminalità organizzata»&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). Relazione trimestrale, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre, p. 45.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Un elemento criminogeno è certamente &#039;&#039;&#039;l’assenza di una pianificazione&#039;&#039;&#039; di concerto tra le differenti realtà coinvolte nel ciclo dei rifiuti: imprenditori, amministratori, esperti, intermediari, forze dell’ordine etc., nonché la presenza/carenza degli impianti di valorizzazione del rifiuto, che in base al dislocamento geografico (s)favorisce l’opportunità criminale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da tali presupposti è chiaro allora che sebbene la criminalità ambientale venga «&#039;&#039;definita frequentemente nel dibattito pubblico come emergenza, quella dei rifiuti è in realtà una questione che poggia su fattori strutturali&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Luca Bonzanni (2019), op.cit., p.128.&amp;lt;/ref&amp;gt; e congiunturali. I fattori congiunturali possono essere legati sia a &#039;&#039;&#039;trasformazioni dello scenario locale-nazionale&#039;&#039;&#039; (dato dalle norme, politiche pubbliche, inchieste o da crisi economica) sia a &#039;&#039;&#039;mutamenti geopolitici ed economici&#039;&#039;&#039;, come ha dimostrato la chiusura del governo cinese all’importazione delle materie plastiche&amp;lt;ref&amp;gt;Il tema è ripreso costantemente dagli esponenti della magistratura, dalle relazioni delle Commissioni parlamentari e di inchiesta sul traffico di smaltimento illecito dei rifiuti. Si approfondirà successivamente esponendo il caso lombardo.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sempre le trasformazioni auspicate ed intenzionali, come le evoluzioni normative a tutela ambientale, sono un elemento immune dal favorire in maniera non intenzionale effetti inattesi. Ad esempio, già agli inizi degli anni 2000, l’istituto internazionale UNICRI ha riscontrato che una rigorosa regolazione dei rifiuti speciali, generando maggiori costi a carico del produttore del rifiuto, implica &#039;&#039;&#039;un maggior grado di propensione al crimine&#039;&#039;&#039; da parte degli stessi&amp;lt;ref&amp;gt;Monica Massari, Paola Monzini (2004). &#039;&#039;Dirty business in Italy: a case study of trafficking in hazardous waste&#039;&#039;, in Global Crime, 6, p. 301&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In conclusione, &#039;&#039;&#039;la presenza &#039;&#039;ecocriminale&#039;&#039;, la crisi dell’assetto industriale e la capacità di gestione dei rifiuti&#039;&#039;&#039; sono temi estremamente interconnessi&amp;lt;ref&amp;gt;Per una panoramica generale sul rapporto tra livello di produzione rifiuti e crisi assetto industriale connesso alla presenza delle ecocamorre si rimanda a Daniele, Fortini (2012). “Rifiuti urbani e rifiuti speciali: i fattori strutturali delle ecocamorre, in  &#039;&#039;Meridiana&#039;&#039; , 73/74 (1), pp. 89-102&amp;lt;/ref&amp;gt;. È bene anticipare che l’organizzazione criminale ambientale, in particolare nel settore dei rifiuti, &#039;&#039;&#039;non coincide con quella dell’organizzazione mafiosa&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Benché storicamente, nel caso campano, l’apporto organizzativo-criminale del [[clan dei Casalesi]] sia stato fondamentale, tanto da rendere automatica agli occhi dell’opinione pubblica l’associazione “&#039;&#039;reati ambientali e mafie&#039;&#039;”. Anche da un punto di vista prettamente normativo, il fenomeno criminale dello smaltimento dei rifiuti non è modellato prendendo a riferimento il fenomeno della c.d. “&#039;&#039;ecomafia&#039;&#039;”; ciò permettere di applicare lo strumento penalistico anche a soggetti, imprese ed organizzazioni che svolgono, anche solo parzialmente, attività lecite&amp;lt;ref&amp;gt;Antonio Galanti (2018). &#039;&#039;Il traffico illecito di rifiuti: il punto sulla giurisprudenza di legittimità&#039;&#039;, in &#039;&#039;Diritto Penale Contemporaneo&#039;&#039;, n.12, pp. 33. Il reato di traffico di rifiuti, l’art. 452-quaterdecies del Codice penale, punisce con la reclusione da uno a sei anni «chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l&#039;allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti”.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A tal proposito, la [[Direzione nazionale antimafia]] ritiene che il reato di attività organizzate del traffico illecito di rifiuti (ex art. 260 D.lgs. n. 152/2006) debba ritenersi un «&#039;&#039;&#039;delitto di impresa&#039;&#039;&#039;» e non nello specifico un «delitto di mafia», «&#039;&#039;dal momento che si tratta di una fattispecie mono-soggettiva ritagliata perfettamente sullo strutture dell&#039;attività imprenditoriale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Stefania Pellegrini, op.cit., p. 53.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da tale consapevolezza, emerge quindi che «&#039;&#039;sarebbe più utile focalizzarsi non solo sulle caratteristiche dei criminali, ma anche, in particolare, sulle tecniche usate per perpetrare questi generi di reati&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Monica Massari, Paola Monzini, op.cit., p.300. Traduzione di Giovanni Gumina.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È doveroso aggiungere che l’attività dello smaltimento illecito dei rifiuti &#039;&#039;&#039;si integra totalmente&#039;&#039;&#039; all’interno di una triangolazione composta dal settore dell’edilizia, del movimento terra e trasporti e dal traffico rifiuti. Ancora, lo smaltimento illecito «&#039;&#039;si configura come un prezioso strumento di collegamento e di saldatura di interessi con imprese legali, le quali, complice la crisi economica, abbandonano con maggiore facilità rispetto al passato la via segnata dalla normativa comunitaria e nazionale, cercando scorciatoie per aggirare i costi e conseguire profitti&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;CROSS (2019). &#039;&#039;Monitoraggio sulla presenza mafiosa in Lombardia&#039;&#039;, Parte II, Milano, 11 marzo, p. 31&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Lo smaltimento illecito dei rifiuti e la questione mafiosa ===&lt;br /&gt;
Come si è detto, analizzando il fenomeno nel corso degli anni, emerge che gli illeciti ambientali coinvolgono &#039;&#039;&#039;un’ampia platea di soggetti&#039;&#039;&#039;, tra i quali anche le stesse organizzazioni di stampo mafioso, le quali si presentano alle aziende che necessitano tali servizi e li svolgono, a prezzi ovviamente concorrenziali.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre all’individuazione specifica delle soggettività criminali, qualsiasi discussione che tratti di criminalità ambientale, specialmente se connessa a fenomeni mafiosi, non può prescindere dalla comprensione geografica del fenomeno che sta alla radice delle «questioni territoriali» che insistono sulle comunità-vittime.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prendendo in prestito una definizione urbanistica del concetto di “&#039;&#039;&#039;territorio&#039;&#039;&#039;”, esso può essere definito come «&#039;&#039;il prodotto storico di atti culturali dell&#039;uomo in relazione dialettica e coevolutiva con l&#039;ambiente naturale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Definizione dell’urbanista Magnaghi (2001, p.18) estratta da Andrea Alcalini (2015), prime tracce per un percorso di ricerca: territorio, (s)regolazioni e anomalie criminali organizzate [consultato in www.Academia.edu il 22 maggio 2022]&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pertanto, chi più delle organizzazioni mafiose, in forza della loro capacità, o meglio, del loro metodo, è in grado di produrre delle trasformazioni territoriali e culturali finalizzati alla privatizzazione violenta dei beni comuni, i beni ambientali. Infatti, è il «&#039;&#039;&#039;controllo del territorio&#039;&#039;&#039;», uno dei requisiti essenziali che identificano un’organizzazione mafiosa, in quanto una forma di potere&amp;lt;ref&amp;gt;Nando dalla Chiesa (2010). &#039;&#039;La Convergenza&#039;&#039;, Milano, Melampo Editore.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È solo con il controllo del territorio che è possibile, ad esempio, muovere enormi quantità di terreno, riempire le buche con rifiuti ed ottenere il “consenso” dei proprietari dei terreni a svolgere tali attività. Ciò è anche favorito talvolta dall&#039;omertà derivante dalla forza di intimidazione&amp;lt;ref&amp;gt;Da un punto di vista giuridico, ex art. 416bis del c.p., l’individuazione dell’elemento della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo è centrale al fine di riconoscere la mafiosità dell’organizzazione criminale. Per un approfondimento sul tema si suggerisce di consultare Stefania Pellegrini (2018), op.cit.&amp;lt;/ref&amp;gt; derivante dal vincolo associativo tipico delle organizzazioni mafiose.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non da meno è da segnalare che l’incessante intensificazione di &#039;&#039;&#039;un’edilizia speculativa&#039;&#039;&#039; ha permesso l’intreccio con interessi di natura illecita&amp;lt;ref&amp;gt;Elena Granata e Paola Savoldi (2012). &#039;&#039;Gli habitat delle mafie nel Nord Italia&#039;&#039;, in Territorio, n. 63, p. 28&amp;lt;/ref&amp;gt;, che sfociano dai casi di [[clientelismo]], fino ad arrivare a sistemi ben oliati di [[corruzione]] o di governo mafioso della cosa pubblica. Tra i numerosi fattori intenzionali e non intenzionali, il radicamento mafioso nelle regioni del Nord è avvenuto anche a partire &#039;&#039;&#039;dall’indebolimento del sistema amministrativo locale&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Elena Granata, Arturo Lanzani, Al Nord. Astuzie mafiose in un sistema fragile, pp. 71-74.&amp;lt;/ref&amp;gt;, e da un corpo sociale che già manifestava i sintomi di un “corpo non propriamente sano”. In sostanza, parafrasando il giudice [[Giovanni Falcone]]&amp;lt;ref&amp;gt;E’ nota la citazione del giudice Falcone “La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano” del Giudice Falcone riportata in Giovanni Falcone, in collaborazione con Marcelle Padovani (1991). &#039;&#039;Cose di Cosa Nostra&#039;&#039;, Milano, Rizzoli.&amp;lt;/ref&amp;gt;, le organizzazioni mafiose proliferano in contesti che sono già orientati a pratiche di malaffare e di illegalità.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sui contesti civili lontani dai tradizionali insediamenti mafiosi, anche quelli caratterizzati da elevati standard di ricchezza, capitale culturale e senso civico, in realtà, il metodo mafioso «&#039;&#039;può produrre oltre che effetti di ripulsa (che fra l’altro produce anche nelle comunità di origine, dove se ne incontrano anzi le forme più eroiche) effetti di attrazione&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Nando dalla Chiesa (2020), &#039;&#039;La mafia come virus. Insegnamenti involontari della pandemia (a proposito di un dibattito quasi antico)&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla criminalità organizzata&#039;&#039;, Vol. 6, n.1, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, p. 18.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale constatazione è vera anche quando si tratta di smaltimento dei rifiuti. È infatti «&#039;&#039;frequente che la organizzazione di stampo mafioso sviluppi un rapporto paritario, così che l’imprenditore colluso è indotto a cooperare dalla prospettiva di vantaggi economici reciproci&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Maurizio Catino (2020),  &#039;&#039;Le organizzazioni mafiose: la mano visibile dell’impresa criminale&#039;&#039;, Bologna, Il Mulino, p. 428.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da una parte, l’organizzazione mafiosa può esercitare il suo potere attraverso &#039;&#039;&#039;l’uso diretto o indiretto della violenza&#039;&#039;&#039;, oppure anche solo tramite un richiamo simbolico della stessa; dall’altra, le condizioni del settore economico in oggetto incentivano gli attori legali di avvicinarsi tramite rapporti di collusione con i soggetti mafiosi, rendendo i confini delle attività economiche sempre più sfumate.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Storicamente, la motivazione che ha spinto i clan mafiosi ad inserirsi in questo settore è stata ben esemplificata dal Presidente del Senato Pietro Grasso nel corso di un suo intervento: &amp;lt;blockquote&amp;gt;«La consapevolezza dell&#039;importanza assunta dal settore dei rifiuti per la criminalità organizzata può essere tutta riassunta in poche parole, di straordinaria efficacia, pronunciate da un mafioso [...] &amp;quot;Buttiamoci sui rifiuti: trasi munnizza e niesci oro&amp;quot;». Oltre all’ingente guadagno, il soggetto criminale è stato facilitato da una legislazione pressoché assente o debole che rendeva l’attività illecita fortemente attrattiva. Inoltre, vi sono altre “variabili di contesto”. Al nord, in particolare in [[Mafie in Lombardia|Lombardia]], le attività (formalmente) lecite che costituiscono la vasta gamma della criminalità ambientale mafiosa non hanno una geografia propriamente casuale, anzi, nella maggioranza dei casi sono distribuite in territori con proprietà demografiche particolari: comuni di piccole dimensioni, elevate densità demografiche, presenza di forti processi di immigrazione»&amp;lt;ref&amp;gt;CROSS (2014), Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, Primo rapporto sulle aree settentrionali per la Presidenza della Commissione parlamentare d&#039;inchiesta sul fenomeno mafioso, Milano, 10 marzo, p. 12.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;A livello qualitativo, le variabili indipendenti associate all’intensità dei processi migratori, alle condizioni locali (senso civico, politica locale, natura dei mercati legali/illegali etc.) si innesca con quella che il prof. Varese definisce &#039;&#039;&#039;la domanda di mafia&#039;&#039;&#039;. Un fattore esplicativo della presenza mafiosa in un territorio, sia nel momento della nascita del fenomeno a livello locale tradizionale che nella fase del radicamento. Nel caso dei settori esposti dalla criminalità ambientale, la domanda di protezione mafiosa emerge quando «&#039;&#039;gli imprenditori entrano nella sfera dell&#039;illegalità cercando di vendere merci o produrre servizi legali in modo illecito, per esempio tentando di eliminare la concorrenza oppure di organizzare accordi di cartello con l&#039;appoggio della mafia&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Federico Varese (2011).  &#039;&#039;Mafie in movimento. Come il crimine organizzato conquista nuovi territori&#039;&#039; , Torino, Einaudi, p. 36. Corsivo di chi scrive.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L&#039;evoluzione della normativa italiana ==&lt;br /&gt;
Se consideriamo lo scenario normativo italiano, occorre tenere a mente due dati di fatto che hanno inciso sull’evoluzione legislativa in materia ambientale: in primo luogo, esso è stato profondamente segnato, anche in tempi recenti, dalle travagliate vicende giudiziarie che si sono succedute nel corso dei decenni; in secondo luogo, l’esistenza di un movimento civile e di opinione pubblica che si è fatto promotore, assieme agli sforzi degli esponenti della magistratura, di una richiesta di giustizia, di un cambiamento culturale (anche a livello giuridico) capace di incidere sulla questione ambientale. Un altro aspetto che non è trascurabile è il persistente ritardo delle istituzioni del nostro paese ad allinearsi alle normative sovranazionali. E quindi nell’adoperarsi alla costruzione di un sistema legislativo in sede penalistica coerente, organico e puntuale finalizzato alla tutela di beni giuridici contigui alla vita, alla salute, all’ambiente etc.&amp;lt;ref&amp;gt;Tale scopo sarà raggiunto (con discreto successo) solamente con la l. 22 maggio n. 68 del 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La criminalità ambientale, infatti, ha goduto per decenni di &#039;&#039;&#039;un vuoto normativo abnorme&#039;&#039;&#039;, che ha favorito il calcolo utilitaristico&amp;lt;ref&amp;gt;Il concetto è ripreso fedelmente dalla teoria socio-economica di Gary Becker (1968).  &#039;&#039;Crime and punishment: an economic approach&#039;&#039; in  &#039;&#039;Journal of Political Economy&#039;&#039; , Vol. 76, n.2, pp. 169-217.&amp;lt;/ref&amp;gt; da parte di chi poteva scegliere se ottenere benefici economici scaricando costi sulla collettività e sull’ambiente. Come ha ben ricordato Stefania Pellegrini «&#039;&#039;l’ordinamento italiano, difatti, ha introdotto la fattispecie di reato ambientale come delitto solo nel 1997 mediante il c.d. decreto Ronchi. Prima di questa data, i reati ambientali erano esclusivamente di natura contravvenzionale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Stefania Pellegrini, op.cit., p. 44&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fino ad allora, comportamenti (dolosi o colposi) generatori di danni consistenti all’ambiente e alle persone come lo smaltimento illecito di rifiuti, l’inquinamento di un’area protetta, l’omissione negli atti di controllo e messa in sicurezza degli scarichi industriali, il cagionare un crollo di un edificio etc. erano considerati una categoria di reati di minore entità&amp;lt;ref&amp;gt;L’art. 39 c.p. sancisce la distinzione (formale) dei reati in contravvenzioni e delitti: «I reati si distinguono in delitti e contravvenzioni, secondo la diversa specie delle pene per essi rispettivamente stabilite da questo codice»&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante il tentativo (ancora non raggiunto) di armonizzare la vasta normativa in campo ambientale attraverso il T.U.A. con il D.lgs. 3 aprile 2006 n. 152, &#039;&#039;&#039;bisognerà attendere quasi 20 anni per l’introduzione di una previsione normativa penale di reato ambientale&#039;&#039;&#039;. Infatti, è la legge n. 68/2015 a ridisegnare il sistema di tutela penale dell’ambiente, articolando in maniera ampia e differenziata le possibili condotte illecite&amp;lt;ref&amp;gt;Legambiente, Ecomafia (2016). &#039;&#039;Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;, Milano, Edizioni Ambiente, p. 55&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collocare all’interno della cornice penalistica i reati ambientali introdotti dalla legge n. 68/2015 (&#039;&#039;inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico di materiale radioattivo, omessa bonifica e impedimento del controllo&#039;&#039;) ha attribuito alla legge penale la sua funzione fondamentale di prevenzione generale degli illeciti e dell’orientamento dei comportamenti.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come osservato dalla dottrina, la tal legge, che ha introdotto nel nostro Codice penale &#039;&#039;&#039;il Titolo VI-bis&#039;&#039;&#039; dedicato specificatamente ai delitti ambientali, ha avuto il merito di valorizzare «&#039;&#039;una diversa concezione del bene ambiente, più vicina ad una visione di tipo eco-centrico&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Luisa Siracusa (2015). &#039;&#039;La legge 22 maggio 2015, n. 68 sugli “ecodelitti&#039;&#039;: una svolta quasi epocale per il diritto penale dell’ambiente”, in Riv. trim. dir. pen. cont., n.2, p. 201.&amp;lt;/ref&amp;gt;, piuttosto che orientata alla tradizionale impostazione giuridica di stampo antropocentrico.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;La complessità normativa&#039;&#039;&#039; (spesso ingiustificata) rende talvolta inefficace da un lato l’attività investigativa e di repressione dell’illecito, dall’altro quella strettamente necessaria della prevenzione e del controllo. D’altro canto, sul profilo dell’operatività criminale, l’interazione di numerosi attori alla frontiera tra illecito-lecito permette facilmente di rimodulare l’azione criminale in funzione della rotta nel caso dei rifiuti, dell’esigenze di occultamento del crimine ambientale determinate da un’intensificazione dei controlli o delle misure di investigazione.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne sono testimonianza viva le cave dismesse che diventano luoghi di discarica abusiva, fino a contaminare le falde acquifere; i terreni agricoli cosparsi di fanghi tossici oppure le nuove costruzioni nelle sedimenta adibite appositamente a deposito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In riferimento particolare ai rifiuti industriali (alcuni particolarmente pericolosi a causa della tossicità), è «&#039;&#039;a partire dalla seconda metà degli anni ottanta che si sono diffuse pratiche di smaltimento illegale di rifiuti industriali formalmente destinati a discariche collocate nelle regioni meridionali&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). Relazione trimestrale, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre, p. 57. Corsivo di chi scrive&amp;lt;/ref&amp;gt;, ovvero nei territori storicamente più fragili poiché sprovvisti di adeguate strutture ed architetture per gestire il ciclo dei rifiuti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Armiero, Marco (2019). &#039;&#039;Wasted Spaces, Resisting People: the politics of waste in Naples, Italy&#039;&#039; in &#039;&#039;Tempo e Argumento&#039;&#039;, v.11, n. 26, pp. 135–156.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Bonzanni, Luca (2019). &#039;&#039;Ecomafie, oggi: l’inversione della rotta dei rifiuti illeciti”, Università degli Studi di Milano, pp. 125-131.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Catino, Maurizio (2020).  &#039;&#039;Le organizzazioni mafiose: la mano visibile dell’impresa criminale&#039;&#039;, Bologna, Il Mulino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). &#039;&#039;Relazione trimestrale&#039;&#039;, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* CROSS (2014). Primo rapporto sulle aree settentrionali per la Presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso, Milano, 10 marzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* CROSS (2019). Monitoraggio sulla presenza mafiosa in Lombardia - Parte II, Milano, 11 marzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Dalla Chiesa, Nando (2010). &#039;&#039;La Convergenza&#039;&#039;, Milano, Melampo Editore&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Fortini, Daniele (2012). &#039;&#039;Rifiuti urbani e rifiuti speciali: i fattori strutturali delle ecocamorre&#039;&#039;, in  &#039;&#039;Meridiana&#039;&#039;, Vol.73/74, n.1, pp. 89-102.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Galanti Antonio (2018). &#039;&#039;Il traffico illecito di rifiuti: il punto sulla giurisprudenza di legittimità&#039;&#039;, in &#039;&#039;Diritto Penale Contemporaneo&#039;&#039;, n.12.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Granata Elena e Paola Savoldi (2012). &#039;&#039;Gli habitat delle mafie nel Nord Italia&#039;&#039;, in &#039;&#039;Territorio&#039;&#039;, n. 63&lt;br /&gt;
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* Ispra, Rapporto Rifiuti Urbani 2020, Presentazione ufficiale.&lt;br /&gt;
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* Ispra, Rapporto Rifiuti Speciali 2021, Presentazione ufficiale.&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
* Pellegrini, Stefania (2018). &#039;&#039;L’impresa grigia. Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Un’indagine sociologica&#039;&#039;, Roma, Ediesse.&lt;br /&gt;
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* Siracusa Luisa (2015). &#039;&#039;La legge 22 maggio 2015, n. 68 sugli “ecodelitti&#039;&#039;: una svolta quasi epocale per il diritto penale dell’ambiente&#039;&#039;, in&#039;&#039; Rivista trimestrale diritto pen. cont.&#039;&#039;, n.2.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
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* Varese, Federico (2011). &#039;&#039;Mafie in movimento. Come il crimine organizzato conquista nuovi territori&#039;&#039;, Torino, Einaudi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;nowiki&amp;gt;[[Categoria:Altri fenomeni sociali]]&amp;lt;/nowiki&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Criminalit%C3%A0_ambientale&amp;diff=10556</id>
		<title>Criminalità ambientale</title>
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		<updated>2024-11-30T11:21:10Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{#seo:|site_name=WikiMafia|keywords=ecomafia, ecomafie, legambiente, mafie e ambiente, criminalità ambientale|description=Criminalità ambientale è un&#039;espressione coniata per indicare tutte quelle organizzazioni criminali dedite al crimine ambientale.|image=File:Criminalita-ambientale.jpg|image_alt=criminalità ambientale|type=website|section=Mafia}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Criminalità ambientale&#039;&#039;&#039; è un&#039;espressione con la quale si indicano tutte quelle organizzazioni criminali dedite al &#039;&#039;&#039;crimine ambientale&#039;&#039;&#039;, definito come «un’azione che può o meno violare norme esistenti e la legislazione ambientale; ha quale effetto un danno ambientale identificabile; ed è riconducibile all’azione dell’uomo»&amp;lt;ref&amp;gt;Definizione di Michael Lynch (2003) estratta da Natali, Lorenzo (2015). Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali, Torino, Giappichelli Editore, p. 25&amp;lt;/ref&amp;gt;. Si è imposto in ambito accademico rispetto al più famoso a livello mediatico [[Ecomafie]].&lt;br /&gt;
[[File:Criminalita-ambientale.jpg|alt=criminalità ambientale|miniatura]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il termine Ecomafie ==&lt;br /&gt;
Il termine «&#039;&#039;Ecomafie&#039;&#039;» si riferisce ad un neologismo coniato da Legambiente nel [[1994]] per indicare quelle particolari attività di interesse delle organizzazioni criminali tradizionali, tra cui lo smaltimento illecito dei rifiuti, l’abusivismo edilizio e le connesse attività di escavazione&amp;lt;ref&amp;gt;In Stefania Pellegrini (2018), &#039;&#039;L’impresa grigia. Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Un’indagine sociologica&#039;&#039;, Roma, Ediesse, p. 37, l’autrice sottolinea, inoltre, il peso delle recenti attività criminali contro il patrimonio ambientale e artistico come il traffico clandestino di opere d’arte rubate e il traffico di animali esotici.&amp;lt;/ref&amp;gt;. In particolare, il concetto di “ecomafia” ottiene una rilevante eco mediatica a seguito di un documento redatto dalla stessa associazione ambientalista, intitolato, appunto, “&#039;&#039;Le Ecomafie - il ruolo della criminalità organizzata nell’illegalità ambientale&#039;&#039;”. Tale documento vede il coinvolgimento dell&#039;Arma dei Carabinieri e dell’istituto no-profit Eurispes. Dal [[1997]], l’associazione cura il Rapporto annuale “&#039;&#039;Ecomafie - Le storie ed i numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Da Ecomafie a Criminalità ambientale ==&lt;br /&gt;
In Italia, negli ultimi anni, seguendo l’impronta della letteratura scientifica internazionale, si è iniziato a adottare consensualmente il termine “&#039;&#039;&#039;criminalità ambientale&#039;&#039;&#039;”. Come ricorda il prof. Lorenzo Natali, occuparsi oggi di criminalità ambientale implica un confronto necessario «&#039;&#039;con alcune questioni estremamente complesse: la definizione del crimine; le molteplici dimensioni che danno vita alle sue differenti espressioni; le politiche sociali e penali più idonee a prevenirlo e a reprimerlo&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Lorenzo Natali, &#039;&#039;Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali&#039;&#039;, Torino, Giappichelli Editore, 2015, p. 21.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La denominazione &#039;&#039;ecomafiosa&#039;&#039; del suddetto fenomeno criminale descrive, infatti, &#039;&#039;&#039;solo una parte di una realtà&#039;&#039;&#039; che è sociologicamente e giuridicamente più complessa ed estesa. Il contesto storico-politico non è stato indifferente rispetto alla creazione del neologismo “&#039;&#039;ecomafia&#039;&#039;”. Agli occhi del sistema-paese si palesava un ossimoro evidente: l’emergenza strutturale della gestione dei rifiuti in Campania. Infatti, “l’emergenza rifiuti” campana inizia formalmente nel febbraio del 1994, quando con l’emanazione del provvedimento da parte dell’allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi si istituisce il “C&#039;&#039;ommissariato straordinario per l’emergenza rifiuti&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le ragioni che conducono il governo nazionale ad istituire il commissariato straordinario sono la gestione disastrosa delle discariche attive&amp;lt;ref&amp;gt;In Marco Armiero (2019). &#039;&#039;Wasted Spaces, Resisting People: the politics of waste in Naples, Italy&#039;&#039;, in &#039;&#039;Tempo e Argumento&#039;&#039;, Vol. 11, n. 26, pp. 135–156, l’autore segnala il fatto che le autorità erano decisamente consapevoli del fatto che le discariche nella regione fossero precarie. Nel dettaglio, solo 21 delle 124 discariche attive tra il 1992 e 1994 erano conformi alle normative.&amp;lt;/ref&amp;gt;, l’assenza di un piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti urbani e la pervasività delle organizzazioni criminali ambientali (mafiose e non) nei settori chiave del ciclo dei rifiuti. Tenendo conto di ciò, negli ultimi 30 anni, quando si è trattato di criminalità ambientale in Italia, ci si è spesso soffermati a lungo sul ruolo occupato dalle organizzazioni tradizionali di stampo mafioso, oscurando la «&#039;&#039;pluralità sempre più ampia di soggetti coinvolti&#039;&#039;», e la conseguente necessità quindi di «&#039;&#039;concentrarsi sulla dimensione organizzata e organizzativa dell’illecito, sia intesa come pratica sistemica e prolungata, sia guardando alla morfologia organizzativa del gruppo criminale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Luca Bonzanni, 2019. &#039;&#039;Ecomafie, oggi: l’inversione della rotta dei rifiuti illeciti&#039;&#039; , Università degli Studi di Milano, p. 127.&amp;lt;/ref&amp;gt;, a prescindere dal coinvolgimento o meno delle organizzazioni mafiose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trattando di criminalità ambientale, si deve assolutamente considerare &#039;&#039;&#039;la dimensione organizzativa dell’illecito ambientale&#039;&#039;&#039;, non come una condotta deviante sporadica e singolare, ma come &#039;&#039;&#039;espressione di un insieme sistematico di illeciti&#039;&#039;&#039; ben inseriti all’interno del sistema produttivo ed economico del nostro modello di sviluppo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal Nord al Sud Italia, la nostra storia nazionale è foriera di casi di criminalità ambientale che hanno inciso profondamente sulla vita delle comunità locali coinvolte. Dal «disastro del Vajont» alla strage silente dell’azienda multinazionale Eternit (tra le quali la più nota è senz’altro la tragica esperienza di Casale Monferrato), dall’«incidente annunciato» di Seveso al “caso Caffaro” della città di Brescia. E ancora si potrebbero citare i disastri petrolchimici di Cengio, Porto Marghera, Massa Carrara, Ravenna, Ferrara, Porto Torres, la zona industriale attorno alla valle del Sacco, Taranto, Brindisi, Priolo e Gela&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Francesca Rosignoli (2018). &#039;&#039;La giustizia ambientale e Danilo Dolci&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata&#039;&#039;, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, Vol. 4, n. 1, pp. 132-169&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre ai casi che potremmo definire senz’altro di rilevanza storica, vi è la necessità di fare i conti anche con &#039;&#039;&#039;una certa illegalità diffusa&#039;&#039;&#039; che colpisce il nostro territorio nazionale. Uno strumento di conoscenza utile a restituirci una panoramica statistico-descrittiva aggiornata e attuale delle violazioni ambientali in Italia è la collana editoriale di Legambiente. Stando a quanto riportato dal rapporto Legambiente 2023, si può affermare che è confermato il (desolante) trend degli ultimi anni con la cifra di &#039;&#039;&#039;30.000 reati consumati contro l&#039;ambiente e la salute dei cittadini&#039;&#039;&#039;, che coinvolgono in misura maggiore sei delle regioni italiane, ovvero, in ordine decrescente, Campania, Puglia, Sicilia, Calabria, Lazio e Lombardia&amp;lt;ref&amp;gt;Sito Ufficiale Legambiente, &#039;&#039;Ecomafia 2023. Storie e numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;, www.legambiente.it, ultima consultazione il 27 gennaio 2024&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Lo smaltimento illecito dei rifiuti ==&lt;br /&gt;
Lo smaltimento illecito dei rifiuti è una condotta illecita che si fonda su un assunto importante: il sistema strutturale-legale della gestione dei rifiuti urbani e speciali è &#039;&#039;&#039;permeabile al condizionamento dell’interesse criminale&#039;&#039;&#039;. Tra le numerose ragioni, va innanzitutto segnalato il quantitativo dei rifiuti stessi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come segnalato dai Rapporti Ispra 2021 e 2020&amp;lt;ref&amp;gt;Ispra, Rapporto Rifiuti Urbani 2020, Presentazione ufficiale, p. 27. Ispra, Rapporto Rifiuti Speciali 2021, Presentazione ufficiale, p. 4.&amp;lt;/ref&amp;gt;, la produzione annuale italiana di rifiuti urbani è stabile sulla cifra di &#039;&#039;&#039;30 milioni di tonnellate&#039;&#039;&#039;, mentre i rifiuti speciali (tra cui meno del 10% viene dal trattamento dei rifiuti urbani) è in continuo aumento (più di 150 milioni di tonnellate nel 2020). Comprensibilmente, gli indicatori sulla ricchezza prodotta in Italia (Pil) e l’aumento spesa delle famiglie sono correlati ad una maggiore produzione dei rifiuti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allargando lo sguardo, oltre alla variabile del quantitativo di rifiuti da gestire, un serio sistema di prevenzione deve affrontare la materia dei varchi normativi in campo penale e civile che incentivano direttamente o indirettamente condotte lesive o pericolose. Lo ribadisce la stessa Commissione Parlamentare di inchiesta sull’attività illecite connesse allo smaltimento illecito dei rifiuti nella relazione trimestrale approvata nel dicembre 1995:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«La mancanza di una legislazione chiara e precisa, il ritardo e l&#039;inerzia nell&#039;attuazione della normativa hanno contribuito a creare una costante ‘emergenza rifiuti’, terreno fertile per le infiltrazioni di operatori senza scrupoli e per la criminalità organizzata»&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). Relazione trimestrale, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre, p. 45.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Un elemento criminogeno è certamente &#039;&#039;&#039;l’assenza di una pianificazione&#039;&#039;&#039; di concerto tra le differenti realtà coinvolte nel ciclo dei rifiuti: imprenditori, amministratori, esperti, intermediari, forze dell’ordine etc., nonché la presenza/carenza degli impianti di valorizzazione del rifiuto, che in base al dislocamento geografico (s)favorisce l’opportunità criminale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da tali presupposti è chiaro allora che sebbene la criminalità ambientale venga «&#039;&#039;definita frequentemente nel dibattito pubblico come emergenza, quella dei rifiuti è in realtà una questione che poggia su fattori strutturali&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Luca Bonzanni (2019), op.cit., p.128.&amp;lt;/ref&amp;gt; e congiunturali. I fattori congiunturali possono essere legati sia a &#039;&#039;&#039;trasformazioni dello scenario locale-nazionale&#039;&#039;&#039; (dato dalle norme, politiche pubbliche, inchieste o da crisi economica) sia a &#039;&#039;&#039;mutamenti geopolitici ed economici&#039;&#039;&#039;, come ha dimostrato la chiusura del governo cinese all’importazione delle materie plastiche&amp;lt;ref&amp;gt;Il tema è ripreso costantemente dagli esponenti della magistratura, dalle relazioni delle Commissioni parlamentari e di inchiesta sul traffico di smaltimento illecito dei rifiuti. Si approfondirà successivamente esponendo il caso lombardo.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sempre le trasformazioni auspicate ed intenzionali, come le evoluzioni normative a tutela ambientale, sono un elemento immune dal favorire in maniera non intenzionale effetti inattesi. Ad esempio, già agli inizi degli anni 2000, l’istituto internazionale UNICRI ha riscontrato che una rigorosa regolazione dei rifiuti speciali, generando maggiori costi a carico del produttore del rifiuto, implica &#039;&#039;&#039;un maggior grado di propensione al crimine&#039;&#039;&#039; da parte degli stessi&amp;lt;ref&amp;gt;Monica Massari, Paola Monzini (2004). &#039;&#039;Dirty business in Italy: a case study of trafficking in hazardous waste&#039;&#039;, in Global Crime, 6, p. 301&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In conclusione, &#039;&#039;&#039;la presenza &#039;&#039;ecocriminale&#039;&#039;, la crisi dell’assetto industriale e la capacità di gestione dei rifiuti&#039;&#039;&#039; sono temi estremamente interconnessi&amp;lt;ref&amp;gt;Per una panoramica generale sul rapporto tra livello di produzione rifiuti e crisi assetto industriale connesso alla presenza delle ecocamorre si rimanda a Daniele, Fortini (2012). “Rifiuti urbani e rifiuti speciali: i fattori strutturali delle ecocamorre, in  &#039;&#039;Meridiana&#039;&#039; , 73/74 (1), pp. 89-102&amp;lt;/ref&amp;gt;. È bene anticipare che l’organizzazione criminale ambientale, in particolare nel settore dei rifiuti, &#039;&#039;&#039;non coincide con quella dell’organizzazione mafiosa&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Benché storicamente, nel caso campano, l’apporto organizzativo-criminale del [[clan dei Casalesi]] sia stato fondamentale, tanto da rendere automatica agli occhi dell’opinione pubblica l’associazione “&#039;&#039;reati ambientali e mafie&#039;&#039;”. Anche da un punto di vista prettamente normativo, il fenomeno criminale dello smaltimento dei rifiuti non è modellato prendendo a riferimento il fenomeno della c.d. “&#039;&#039;ecomafia&#039;&#039;”; ciò permettere di applicare lo strumento penalistico anche a soggetti, imprese ed organizzazioni che svolgono, anche solo parzialmente, attività lecite&amp;lt;ref&amp;gt;Antonio Galanti (2018). &#039;&#039;Il traffico illecito di rifiuti: il punto sulla giurisprudenza di legittimità&#039;&#039;, in &#039;&#039;Diritto Penale Contemporaneo&#039;&#039;, n.12, pp. 33. Il reato di traffico di rifiuti, l’art. 452-quaterdecies del Codice penale, punisce con la reclusione da uno a sei anni «chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l&#039;allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti”.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A tal proposito, la [[Direzione nazionale antimafia]] ritiene che il reato di attività organizzate del traffico illecito di rifiuti (ex art. 260 D.lgs. n. 152/2006) debba ritenersi un «&#039;&#039;&#039;delitto di impresa&#039;&#039;&#039;» e non nello specifico un «delitto di mafia», «&#039;&#039;dal momento che si tratta di una fattispecie mono-soggettiva ritagliata perfettamente sullo strutture dell&#039;attività imprenditoriale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Stefania Pellegrini, op.cit., p. 53.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da tale consapevolezza, emerge quindi che «&#039;&#039;sarebbe più utile focalizzarsi non solo sulle caratteristiche dei criminali, ma anche, in particolare, sulle tecniche usate per perpetrare questi generi di reati&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Monica Massari, Paola Monzini, op.cit., p.300. Traduzione di Giovanni Gumina.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È doveroso aggiungere che l’attività dello smaltimento illecito dei rifiuti &#039;&#039;&#039;si integra totalmente&#039;&#039;&#039; all’interno di una triangolazione composta dal settore dell’edilizia, del movimento terra e trasporti e dal traffico rifiuti. Ancora, lo smaltimento illecito «&#039;&#039;si configura come un prezioso strumento di collegamento e di saldatura di interessi con imprese legali, le quali, complice la crisi economica, abbandonano con maggiore facilità rispetto al passato la via segnata dalla normativa comunitaria e nazionale, cercando scorciatoie per aggirare i costi e conseguire profitti&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;CROSS (2019). &#039;&#039;Monitoraggio sulla presenza mafiosa in Lombardia&#039;&#039;, Parte II, Milano, 11 marzo, p. 31&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Lo smaltimento illecito dei rifiuti e la questione mafiosa ===&lt;br /&gt;
Come si è detto, analizzando il fenomeno nel corso degli anni, emerge che gli illeciti ambientali coinvolgono &#039;&#039;&#039;un’ampia platea di soggetti&#039;&#039;&#039;, tra i quali anche le stesse organizzazioni di stampo mafioso, le quali si presentano alle aziende che necessitano tali servizi e li svolgono, a prezzi ovviamente concorrenziali.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre all’individuazione specifica delle soggettività criminali, qualsiasi discussione che tratti di criminalità ambientale, specialmente se connessa a fenomeni mafiosi, non può prescindere dalla comprensione geografica del fenomeno che sta alla radice delle «questioni territoriali» che insistono sulle comunità-vittime.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prendendo in prestito una definizione urbanistica del concetto di “&#039;&#039;&#039;territorio&#039;&#039;&#039;”, esso può essere definito come «&#039;&#039;il prodotto storico di atti culturali dell&#039;uomo in relazione dialettica e coevolutiva con l&#039;ambiente naturale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Definizione dell’urbanista Magnaghi (2001, p.18) estratta da Andrea Alcalini (2015), prime tracce per un percorso di ricerca: territorio, (s)regolazioni e anomalie criminali organizzate [consultato in www.Academia.edu il 22 maggio 2022]&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pertanto, chi più delle organizzazioni mafiose, in forza della loro capacità, o meglio, del loro metodo, è in grado di produrre delle trasformazioni territoriali e culturali finalizzati alla privatizzazione violenta dei beni comuni, i beni ambientali. Infatti, è il «&#039;&#039;&#039;controllo del territorio&#039;&#039;&#039;», uno dei requisiti essenziali che identificano un’organizzazione mafiosa, in quanto una forma di potere&amp;lt;ref&amp;gt;Nando dalla Chiesa (2010). &#039;&#039;La Convergenza&#039;&#039;, Milano, Melampo Editore.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È solo con il controllo del territorio che è possibile, ad esempio, muovere enormi quantità di terreno, riempire le buche con rifiuti ed ottenere il “consenso” dei proprietari dei terreni a svolgere tali attività. Ciò è anche favorito talvolta dall&#039;omertà derivante dalla forza di intimidazione&amp;lt;ref&amp;gt;Da un punto di vista giuridico, ex art. 416bis del c.p., l’individuazione dell’elemento della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo è centrale al fine di riconoscere la mafiosità dell’organizzazione criminale. Per un approfondimento sul tema si suggerisce di consultare Stefania Pellegrini (2018), op.cit.&amp;lt;/ref&amp;gt; derivante dal vincolo associativo tipico delle organizzazioni mafiose.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non da meno è da segnalare che l’incessante intensificazione di &#039;&#039;&#039;un’edilizia speculativa&#039;&#039;&#039; ha permesso l’intreccio con interessi di natura illecita&amp;lt;ref&amp;gt;Elena Granata e Paola Savoldi (2012). &#039;&#039;Gli habitat delle mafie nel Nord Italia&#039;&#039;, in Territorio, n. 63, p. 28&amp;lt;/ref&amp;gt;, che sfociano dai casi di [[clientelismo]], fino ad arrivare a sistemi ben oliati di [[corruzione]] o di governo mafioso della cosa pubblica. Tra i numerosi fattori intenzionali e non intenzionali, il radicamento mafioso nelle regioni del Nord è avvenuto anche a partire &#039;&#039;&#039;dall’indebolimento del sistema amministrativo locale&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Elena Granata, Arturo Lanzani, Al Nord. Astuzie mafiose in un sistema fragile, pp. 71-74.&amp;lt;/ref&amp;gt;, e da un corpo sociale che già manifestava i sintomi di un “corpo non propriamente sano”. In sostanza, parafrasando il giudice [[Giovanni Falcone]]&amp;lt;ref&amp;gt;E’ nota la citazione del giudice Falcone “La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano” del Giudice Falcone riportata in Giovanni Falcone, in collaborazione con Marcelle Padovani (1991). &#039;&#039;Cose di Cosa Nostra&#039;&#039;, Milano, Rizzoli.&amp;lt;/ref&amp;gt;, le organizzazioni mafiose proliferano in contesti che sono già orientati a pratiche di malaffare e di illegalità.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sui contesti civili lontani dai tradizionali insediamenti mafiosi, anche quelli caratterizzati da elevati standard di ricchezza, capitale culturale e senso civico, in realtà, il metodo mafioso «&#039;&#039;può produrre oltre che effetti di ripulsa (che fra l’altro produce anche nelle comunità di origine, dove se ne incontrano anzi le forme più eroiche) effetti di attrazione&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Nando dalla Chiesa (2020), &#039;&#039;La mafia come virus. Insegnamenti involontari della pandemia (a proposito di un dibattito quasi antico)&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla criminalità organizzata&#039;&#039;, Vol. 6, n.1, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, p. 18.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale constatazione è vera anche quando si tratta di smaltimento dei rifiuti. È infatti «&#039;&#039;frequente che la organizzazione di stampo mafioso sviluppi un rapporto paritario, così che l’imprenditore colluso è indotto a cooperare dalla prospettiva di vantaggi economici reciproci&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Maurizio Catino (2020),  &#039;&#039;Le organizzazioni mafiose: la mano visibile dell’impresa criminale&#039;&#039;, Bologna, Il Mulino, p. 428.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da una parte, l’organizzazione mafiosa può esercitare il suo potere attraverso &#039;&#039;&#039;l’uso diretto o indiretto della violenza&#039;&#039;&#039;, oppure anche solo tramite un richiamo simbolico della stessa; dall’altra, le condizioni del settore economico in oggetto incentivano gli attori legali di avvicinarsi tramite rapporti di collusione con i soggetti mafiosi, rendendo i confini delle attività economiche sempre più sfumate.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Storicamente, la motivazione che ha spinto i clan mafiosi ad inserirsi in questo settore è stata ben esemplificata dal Presidente del Senato Pietro Grasso nel corso di un suo intervento: &amp;lt;blockquote&amp;gt;«La consapevolezza dell&#039;importanza assunta dal settore dei rifiuti per la criminalità organizzata può essere tutta riassunta in poche parole, di straordinaria efficacia, pronunciate da un mafioso [...] &amp;quot;Buttiamoci sui rifiuti: trasi munnizza e niesci oro&amp;quot;». Oltre all’ingente guadagno, il soggetto criminale è stato facilitato da una legislazione pressoché assente o debole che rendeva l’attività illecita fortemente attrattiva. Inoltre, vi sono altre “variabili di contesto”. Al nord, in particolare in [[Mafie in Lombardia|Lombardia]], le attività (formalmente) lecite che costituiscono la vasta gamma della criminalità ambientale mafiosa non hanno una geografia propriamente casuale, anzi, nella maggioranza dei casi sono distribuite in territori con proprietà demografiche particolari: comuni di piccole dimensioni, elevate densità demografiche, presenza di forti processi di immigrazione»&amp;lt;ref&amp;gt;CROSS (2014), Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, Primo rapporto sulle aree settentrionali per la Presidenza della Commissione parlamentare d&#039;inchiesta sul fenomeno mafioso, Milano, 10 marzo, p. 12.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;A livello qualitativo, le variabili indipendenti associate all’intensità dei processi migratori, alle condizioni locali (senso civico, politica locale, natura dei mercati legali/illegali etc.) si innesca con quella che il prof. Varese definisce &#039;&#039;&#039;la domanda di mafia&#039;&#039;&#039;. Un fattore esplicativo della presenza mafiosa in un territorio, sia nel momento della nascita del fenomeno a livello locale tradizionale che nella fase del radicamento. Nel caso dei settori esposti dalla criminalità ambientale, la domanda di protezione mafiosa emerge quando «&#039;&#039;gli imprenditori entrano nella sfera dell&#039;illegalità cercando di vendere merci o produrre servizi legali in modo illecito, per esempio tentando di eliminare la concorrenza oppure di organizzare accordi di cartello con l&#039;appoggio della mafia&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Federico Varese (2011).  &#039;&#039;Mafie in movimento. Come il crimine organizzato conquista nuovi territori&#039;&#039; , Torino, Einaudi, p. 36. Corsivo di chi scrive.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L&#039;evoluzione della normativa italiana ==&lt;br /&gt;
Se consideriamo lo scenario normativo italiano, occorre tenere a mente due dati di fatto che hanno inciso sull’evoluzione legislativa in materia ambientale: in primo luogo, esso è stato profondamente segnato, anche in tempi recenti, dalle travagliate vicende giudiziarie che si sono succedute nel corso dei decenni; in secondo luogo, l’esistenza di un movimento civile e di opinione pubblica che si è fatto promotore, assieme agli sforzi degli esponenti della magistratura, di una richiesta di giustizia, di un cambiamento culturale (anche a livello giuridico) capace di incidere sulla questione ambientale. Un altro aspetto che non è trascurabile è il persistente ritardo delle istituzioni del nostro paese ad allinearsi alle normative sovranazionali. E quindi nell’adoperarsi alla costruzione di un sistema legislativo in sede penalistica coerente, organico e puntuale finalizzato alla tutela di beni giuridici contigui alla vita, alla salute, all’ambiente etc.&amp;lt;ref&amp;gt;Tale scopo sarà raggiunto (con discreto successo) solamente con la l. 22 maggio n. 68 del 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La criminalità ambientale, infatti, ha goduto per decenni di &#039;&#039;&#039;un vuoto normativo abnorme&#039;&#039;&#039;, che ha favorito il calcolo utilitaristico&amp;lt;ref&amp;gt;Il concetto è ripreso fedelmente dalla teoria socio-economica di Gary Becker (1968).  &#039;&#039;Crime and punishment: an economic approach&#039;&#039; in  &#039;&#039;Journal of Political Economy&#039;&#039; , Vol. 76, n.2, pp. 169-217.&amp;lt;/ref&amp;gt; da parte di chi poteva scegliere se ottenere benefici economici scaricando costi sulla collettività e sull’ambiente. Come ha ben ricordato Stefania Pellegrini «&#039;&#039;l’ordinamento italiano, difatti, ha introdotto la fattispecie di reato ambientale come delitto solo nel 1997 mediante il c.d. decreto Ronchi. Prima di questa data, i reati ambientali erano esclusivamente di natura contravvenzionale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Stefania Pellegrini, op.cit., p. 44&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fino ad allora, comportamenti (dolosi o colposi) generatori di danni consistenti all’ambiente e alle persone come lo smaltimento illecito di rifiuti, l’inquinamento di un’area protetta, l’omissione negli atti di controllo e messa in sicurezza degli scarichi industriali, il cagionare un crollo di un edificio etc. erano considerati una categoria di reati di minore entità&amp;lt;ref&amp;gt;L’art. 39 c.p. sancisce la distinzione (formale) dei reati in contravvenzioni e delitti: «I reati si distinguono in delitti e contravvenzioni, secondo la diversa specie delle pene per essi rispettivamente stabilite da questo codice»&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante il tentativo (ancora non raggiunto) di armonizzare la vasta normativa in campo ambientale attraverso il T.U.A. con il D.lgs. 3 aprile 2006 n. 152, &#039;&#039;&#039;bisognerà attendere quasi 20 anni per l’introduzione di una previsione normativa penale di reato ambientale&#039;&#039;&#039;. Infatti, è la legge n. 68/2015 a ridisegnare il sistema di tutela penale dell’ambiente, articolando in maniera ampia e differenziata le possibili condotte illecite&amp;lt;ref&amp;gt;Legambiente, Ecomafia (2016). &#039;&#039;Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;, Milano, Edizioni Ambiente, p. 55&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collocare all’interno della cornice penalistica i reati ambientali introdotti dalla legge n. 68/2015 (&#039;&#039;inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico di materiale radioattivo, omessa bonifica e impedimento del controllo&#039;&#039;) ha attribuito alla legge penale la sua funzione fondamentale di prevenzione generale degli illeciti e dell’orientamento dei comportamenti.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come osservato dalla dottrina, la tal legge, che ha introdotto nel nostro Codice penale &#039;&#039;&#039;il Titolo VI-bis&#039;&#039;&#039; dedicato specificatamente ai delitti ambientali, ha avuto il merito di valorizzare «&#039;&#039;una diversa concezione del bene ambiente, più vicina ad una visione di tipo eco-centrico&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Luisa Siracusa (2015). &#039;&#039;La legge 22 maggio 2015, n. 68 sugli “ecodelitti&#039;&#039;: una svolta quasi epocale per il diritto penale dell’ambiente”, in Riv. trim. dir. pen. cont., n.2, p. 201.&amp;lt;/ref&amp;gt;, piuttosto che orientata alla tradizionale impostazione giuridica di stampo antropocentrico.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;La complessità normativa&#039;&#039;&#039; (spesso ingiustificata) rende talvolta inefficace da un lato l’attività investigativa e di repressione dell’illecito, dall’altro quella strettamente necessaria della prevenzione e del controllo. D’altro canto, sul profilo dell’operatività criminale, l’interazione di numerosi attori alla frontiera tra illecito-lecito permette facilmente di rimodulare l’azione criminale in funzione della rotta nel caso dei rifiuti, dell’esigenze di occultamento del crimine ambientale determinate da un’intensificazione dei controlli o delle misure di investigazione.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne sono testimonianza viva le cave dismesse che diventano luoghi di discarica abusiva, fino a contaminare le falde acquifere; i terreni agricoli cosparsi di fanghi tossici oppure le nuove costruzioni nelle sedimenta adibite appositamente a deposito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In riferimento particolare ai rifiuti industriali (alcuni particolarmente pericolosi a causa della tossicità), è «&#039;&#039;a partire dalla seconda metà degli anni ottanta che si sono diffuse pratiche di smaltimento illegale di rifiuti industriali formalmente destinati a discariche collocate nelle regioni meridionali&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). Relazione trimestrale, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre, p. 57. Corsivo di chi scrive&amp;lt;/ref&amp;gt;, ovvero nei territori storicamente più fragili poiché sprovvisti di adeguate strutture ed architetture per gestire il ciclo dei rifiuti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
* Bonzanni, Luca (2019). &#039;&#039;Ecomafie, oggi: l’inversione della rotta dei rifiuti illeciti”, Università degli Studi di Milano, pp. 125-131.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Catino, Maurizio (2020).  &#039;&#039;Le organizzazioni mafiose: la mano visibile dell’impresa criminale&#039;&#039;, Bologna, Il Mulino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). &#039;&#039;Relazione trimestrale&#039;&#039;, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
* Granata Elena e Paola Savoldi (2012). &#039;&#039;Gli habitat delle mafie nel Nord Italia&#039;&#039;, in &#039;&#039;Territorio&#039;&#039;, n. 63&lt;br /&gt;
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* Ispra, Rapporto Rifiuti Urbani 2020, Presentazione ufficiale.&lt;br /&gt;
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* Ispra, Rapporto Rifiuti Speciali 2021, Presentazione ufficiale.&lt;br /&gt;
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* Massari, Monica e Monzini Paola. (2004). &#039;&#039;Dirty business in Italy: a case study of trafficking in hazardous waste&#039;&#039;, in &#039;&#039;Global Crime&#039;&#039;, n. 6.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Natali, Lorenzo (2015). &#039;&#039;Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali&#039;&#039;, Torino, Giappichelli Editore.&lt;br /&gt;
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* Pellegrini, Stefania (2018). &#039;&#039;L’impresa grigia. Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Un’indagine sociologica&#039;&#039;, Roma, Ediesse.&lt;br /&gt;
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* Rosignoli, Francesca (2018). &#039;&#039;La giustizia ambientale e Danilo Dolci&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata&#039;&#039;, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, Vol. 4, n. 1, pp. 132-169.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Siracusa Luisa (2015). &#039;&#039;La legge 22 maggio 2015, n. 68 sugli “ecodelitti&#039;&#039;: una svolta quasi epocale per il diritto penale dell’ambiente&#039;&#039;, in&#039;&#039; Rivista trimestrale diritto pen. cont.&#039;&#039;, n.2.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Varese, Federico (2011). &#039;&#039;Mafie in movimento. Come il crimine organizzato conquista nuovi territori&#039;&#039;, Torino, Einaudi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;nowiki&amp;gt;[[Categoria:Altri fenomeni sociali]]&amp;lt;/nowiki&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Criminalità ambientale</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: Creata pagina con &amp;quot;{{#seo:|site_name=WikiMafia|keywords=ecomafia, ecomafie, legambiente, mafie e ambiente, criminalità ambientale|description=Criminalità ambientale è un&amp;#039;espressione coniata per indicare tutte quelle organizzazioni criminali dedite al crimine ambientale.|image=File:Criminalita-ambientale.jpg|image_alt=criminalità ambientale|type=website|section=Mafia}}  &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Criminalità ambientale&amp;#039;&amp;#039;&amp;#039; è un&amp;#039;espressione con la quale si indicano tutte quelle organizzazioni criminali dedite...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{#seo:|site_name=WikiMafia|keywords=ecomafia, ecomafie, legambiente, mafie e ambiente, criminalità ambientale|description=Criminalità ambientale è un&#039;espressione coniata per indicare tutte quelle organizzazioni criminali dedite al crimine ambientale.|image=File:Criminalita-ambientale.jpg|image_alt=criminalità ambientale|type=website|section=Mafia}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Criminalità ambientale&#039;&#039;&#039; è un&#039;espressione con la quale si indicano tutte quelle organizzazioni criminali dedite al &#039;&#039;&#039;crimine ambientale&#039;&#039;&#039;, definito come «un’azione che può o meno violare norme esistenti e la legislazione ambientale; ha quale effetto un danno ambientale identificabile; ed è riconducibile all’azione dell’uomo»&amp;lt;ref&amp;gt;Definizione di Michael Lynch (2003) estratta da Natali, Lorenzo (2015). Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali, Torino, Giappichelli Editore, p. 25&amp;lt;/ref&amp;gt;. Si è imposto in ambito accademico rispetto al più famoso a livello mediatico [[Ecomafie]].&lt;br /&gt;
[[File:Criminalita-ambientale.jpg|alt=criminalità ambientale|miniatura]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il termine Ecomafie ==&lt;br /&gt;
Il termine «&#039;&#039;Ecomafie&#039;&#039;» si riferisce ad un neologismo coniato da Legambiente nel [[1994]] per indicare quelle particolari attività di interesse delle organizzazioni criminali tradizionali, tra cui lo smaltimento illecito dei rifiuti, l’abusivismo edilizio e le connesse attività di escavazione&amp;lt;ref&amp;gt;In Stefania Pellegrini (2018), &#039;&#039;L’impresa grigia. Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Un’indagine sociologica&#039;&#039;, Roma, Ediesse, p. 37, l’autrice sottolinea, inoltre, il peso delle recenti attività criminali contro il patrimonio ambientale e artistico come il traffico clandestino di opere d’arte rubate e il traffico di animali esotici.&amp;lt;/ref&amp;gt;. In particolare, il concetto di “ecomafia” ottiene una rilevante eco mediatica a seguito di un documento redatto dalla stessa associazione ambientalista, intitolato, appunto, “&#039;&#039;Le Ecomafie - il ruolo della criminalità organizzata nell’illegalità ambientale&#039;&#039;”. Tale documento vede il coinvolgimento dell&#039;Arma dei Carabinieri e dell’istituto no-profit Eurispes. Dal [[1997]], l’associazione cura il Rapporto annuale “&#039;&#039;Ecomafie - Le storie ed i numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Da Ecomafie a Criminalità ambientale ==&lt;br /&gt;
In Italia, negli ultimi anni, seguendo l’impronta della letteratura scientifica internazionale, si è iniziato a adottare consensualmente il termine “&#039;&#039;&#039;criminalità ambientale&#039;&#039;&#039;”. Come ricorda il prof. Lorenzo Natali, occuparsi oggi di criminalità ambientale implica un confronto necessario «&#039;&#039;con alcune questioni estremamente complesse: la definizione del crimine; le molteplici dimensioni che danno vita alle sue differenti espressioni; le politiche sociali e penali più idonee a prevenirlo e a reprimerlo&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Lorenzo Natali, &#039;&#039;Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali&#039;&#039;, Torino, Giappichelli Editore, 2015, p. 21.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La denominazione &#039;&#039;ecomafiosa&#039;&#039; del suddetto fenomeno criminale descrive, infatti, &#039;&#039;&#039;solo una parte di una realtà&#039;&#039;&#039; che è sociologicamente e giuridicamente più complessa ed estesa. Il contesto storico-politico non è stato indifferente rispetto alla creazione del neologismo “&#039;&#039;ecomafia&#039;&#039;”. Agli occhi del sistema-paese si palesava un ossimoro evidente: l’emergenza strutturale della gestione dei rifiuti in Campania. Infatti, “l’emergenza rifiuti” campana inizia formalmente nel febbraio del 1994, quando con l’emanazione del provvedimento da parte dell’allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi si istituisce il “C&#039;&#039;ommissariato straordinario per l’emergenza rifiuti&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le ragioni che conducono il governo nazionale ad istituire il commissariato straordinario sono la gestione disastrosa delle discariche attive&amp;lt;ref&amp;gt;In Marco Armiero (2019). &#039;&#039;Wasted Spaces, Resisting People: the politics of waste in Naples, Italy&#039;&#039;, in &#039;&#039;Tempo e Argumento&#039;&#039;, Vol. 11, n. 26, pp. 135–156, l’autore segnala il fatto che le autorità erano decisamente consapevoli del fatto che le discariche nella regione fossero precarie. Nel dettaglio, solo 21 delle 124 discariche attive tra il 1992 e 1994 erano conformi alle normative.&amp;lt;/ref&amp;gt;, l’assenza di un piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti urbani e la pervasività delle organizzazioni criminali ambientali (mafiose e non) nei settori chiave del ciclo dei rifiuti. Tenendo conto di ciò, negli ultimi 30 anni, quando si è trattato di criminalità ambientale in Italia, ci si è spesso soffermati a lungo sul ruolo occupato dalle organizzazioni tradizionali di stampo mafioso, oscurando la «&#039;&#039;pluralità sempre più ampia di soggetti coinvolti&#039;&#039;», e la conseguente necessità quindi di «&#039;&#039;concentrarsi sulla dimensione organizzata e organizzativa dell’illecito, sia intesa come pratica sistemica e prolungata, sia guardando alla morfologia organizzativa del gruppo criminale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Luca Bonzanni, 2019. &#039;&#039;Ecomafie, oggi: l’inversione della rotta dei rifiuti illeciti&#039;&#039; , Università degli Studi di Milano, p. 127.&amp;lt;/ref&amp;gt;, a prescindere dal coinvolgimento o meno delle organizzazioni mafiose.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trattando di criminalità ambientale, si deve assolutamente considerare &#039;&#039;&#039;la dimensione organizzativa dell’illecito ambientale&#039;&#039;&#039;, non come una condotta deviante sporadica e singolare, ma come &#039;&#039;&#039;espressione di un insieme sistematico di illeciti&#039;&#039;&#039; ben inseriti all’interno del sistema produttivo ed economico del nostro modello di sviluppo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal Nord al Sud Italia, la nostra storia nazionale è foriera di casi di criminalità ambientale che hanno inciso profondamente sulla vita delle comunità locali coinvolte. Dal «disastro del Vajont» alla strage silente dell’azienda multinazionale Eternit (tra le quali la più nota è senz’altro la tragica esperienza di Casale Monferrato), dall’«incidente annunciato» di Seveso al “caso Caffaro” della città di Brescia. E ancora si potrebbero citare i disastri petrolchimici di Cengio, Porto Marghera, Massa Carrara, Ravenna, Ferrara, Porto Torres, la zona industriale attorno alla valle del Sacco, Taranto, Brindisi, Priolo e Gela&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Francesca Rosignoli (2018). &#039;&#039;La giustizia ambientale e Danilo Dolci&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata&#039;&#039;, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, Vol. 4, n. 1, pp. 132-169&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre ai casi che potremmo definire senz’altro di rilevanza storica, vi è la necessità di fare i conti anche con &#039;&#039;&#039;una certa illegalità diffusa&#039;&#039;&#039; che colpisce il nostro territorio nazionale. Uno strumento di conoscenza utile a restituirci una panoramica statistico-descrittiva aggiornata e attuale delle violazioni ambientali in Italia è la collana editoriale di Legambiente. Stando a quanto riportato dal rapporto Legambiente 2023, si può affermare che è confermato il (desolante) trend degli ultimi anni con la cifra di &#039;&#039;&#039;30.000 reati consumati contro l&#039;ambiente e la salute dei cittadini&#039;&#039;&#039;, che coinvolgono in misura maggiore sei delle regioni italiane, ovvero, in ordine decrescente, Campania, Puglia, Sicilia, Calabria, Lazio e Lombardia&amp;lt;ref&amp;gt;Sito Ufficiale Legambiente, &#039;&#039;Ecomafia 2023. Storie e numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;, www.legambiente.it, ultima consultazione il 27 gennaio 2024&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Lo smaltimento illecito dei rifiuti ==&lt;br /&gt;
Lo smaltimento illecito dei rifiuti è una condotta illecita che si fonda su un assunto importante: il sistema strutturale-legale della gestione dei rifiuti urbani e speciali è &#039;&#039;&#039;permeabile al condizionamento dell’interesse criminale&#039;&#039;&#039;. Tra le numerose ragioni, va innanzitutto segnalato il quantitativo dei rifiuti stessi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come segnalato dai Rapporti Ispra 2021 e 2020&amp;lt;ref&amp;gt;Ispra, Rapporto Rifiuti Urbani 2020, Presentazione ufficiale, p. 27. Ispra, Rapporto Rifiuti Speciali 2021, Presentazione ufficiale, p. 4.&amp;lt;/ref&amp;gt;, la produzione annuale italiana di rifiuti urbani è stabile sulla cifra di &#039;&#039;&#039;30 milioni di tonnellate&#039;&#039;&#039;, mentre i rifiuti speciali (tra cui meno del 10% viene dal trattamento dei rifiuti urbani) è in continuo aumento (più di 150 milioni di tonnellate nel 2020). Comprensibilmente, gli indicatori sulla ricchezza prodotta in Italia (Pil) e l’aumento spesa delle famiglie sono correlati ad una maggiore produzione dei rifiuti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allargando lo sguardo, oltre alla variabile del quantitativo di rifiuti da gestire, un serio sistema di prevenzione deve affrontare la materia dei varchi normativi in campo penale e civile che incentivano direttamente o indirettamente condotte lesive o pericolose. Lo ribadisce la stessa Commissione Parlamentare di inchiesta sull’attività illecite connesse allo smaltimento illecito dei rifiuti nella relazione trimestrale approvata nel dicembre 1995:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«La mancanza di una legislazione chiara e precisa, il ritardo e l&#039;inerzia nell&#039;attuazione della normativa hanno contribuito a creare una costante ‘emergenza rifiuti’, terreno fertile per le infiltrazioni di operatori senza scrupoli e per la criminalità organizzata»&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). Relazione trimestrale, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre, p. 45.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Un elemento criminogeno è certamente &#039;&#039;&#039;l’assenza di una pianificazione&#039;&#039;&#039; di concerto tra le differenti realtà coinvolte nel ciclo dei rifiuti: imprenditori, amministratori, esperti, intermediari, forze dell’ordine etc., nonché la presenza/carenza degli impianti di valorizzazione del rifiuto, che in base al dislocamento geografico (s)favorisce l’opportunità criminale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da tali presupposti è chiaro allora che sebbene la criminalità ambientale venga «&#039;&#039;definita frequentemente nel dibattito pubblico come emergenza, quella dei rifiuti è in realtà una questione che poggia su fattori strutturali&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Luca Bonzanni (2019), op.cit., p.128.&amp;lt;/ref&amp;gt; e congiunturali. I fattori congiunturali possono essere legati sia a &#039;&#039;&#039;trasformazioni dello scenario locale-nazionale&#039;&#039;&#039; (dato dalle norme, politiche pubbliche, inchieste o da crisi economica) sia a &#039;&#039;&#039;mutamenti geopolitici ed economici&#039;&#039;&#039;, come ha dimostrato la chiusura del governo cinese all’importazione delle materie plastiche&amp;lt;ref&amp;gt;Il tema è ripreso costantemente dagli esponenti della magistratura, dalle relazioni delle Commissioni parlamentari e di inchiesta sul traffico di smaltimento illecito dei rifiuti. Si approfondirà successivamente esponendo il caso lombardo.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sempre le trasformazioni auspicate ed intenzionali, come le evoluzioni normative a tutela ambientale, sono un elemento immune dal favorire in maniera non intenzionale effetti inattesi. Ad esempio, già agli inizi degli anni 2000, l’istituto internazionale UNICRI ha riscontrato che una rigorosa regolazione dei rifiuti speciali, generando maggiori costi a carico del produttore del rifiuto, implica &#039;&#039;&#039;un maggior grado di propensione al crimine&#039;&#039;&#039; da parte degli stessi&amp;lt;ref&amp;gt;Monica Massari, Paola Monzini (2004). &#039;&#039;Dirty business in Italy: a case study of trafficking in hazardous waste&#039;&#039;, in Global Crime, 6, p. 301&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In conclusione, &#039;&#039;&#039;la presenza &#039;&#039;ecocriminale&#039;&#039;, la crisi dell’assetto industriale e la capacità di gestione dei rifiuti&#039;&#039;&#039; sono temi estremamente interconnessi&amp;lt;ref&amp;gt;Per una panoramica generale sul rapporto tra livello di produzione rifiuti e crisi assetto industriale connesso alla presenza delle ecocamorre si rimanda a Daniele, Fortini (2012). “Rifiuti urbani e rifiuti speciali: i fattori strutturali delle ecocamorre, in  &#039;&#039;Meridiana&#039;&#039; , 73/74 (1), pp. 89-102&amp;lt;/ref&amp;gt;. È bene anticipare che l’organizzazione criminale ambientale, in particolare nel settore dei rifiuti, &#039;&#039;&#039;non coincide con quella dell’organizzazione mafiosa&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Benché storicamente, nel caso campano, l’apporto organizzativo-criminale del [[clan dei Casalesi]] sia stato fondamentale, tanto da rendere automatica agli occhi dell’opinione pubblica l’associazione “&#039;&#039;reati ambientali e mafie&#039;&#039;”. Anche da un punto di vista prettamente normativo, il fenomeno criminale dello smaltimento dei rifiuti non è modellato prendendo a riferimento il fenomeno della c.d. “&#039;&#039;ecomafia&#039;&#039;”; ciò permettere di applicare lo strumento penalistico anche a soggetti, imprese ed organizzazioni che svolgono, anche solo parzialmente, attività lecite&amp;lt;ref&amp;gt;Antonio Galanti (2018). &#039;&#039;Il traffico illecito di rifiuti: il punto sulla giurisprudenza di legittimità&#039;&#039;, in &#039;&#039;Diritto Penale Contemporaneo&#039;&#039;, n.12, pp. 33. Il reato di traffico di rifiuti, l’art. 452-quaterdecies del Codice penale, punisce con la reclusione da uno a sei anni «chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l&#039;allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti”.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A tal proposito, la [[Direzione nazionale antimafia]] ritiene che il reato di attività organizzate del traffico illecito di rifiuti (ex art. 260 D.lgs. n. 152/2006) debba ritenersi un «&#039;&#039;&#039;delitto di impresa&#039;&#039;&#039;» e non nello specifico un «delitto di mafia», «&#039;&#039;dal momento che si tratta di una fattispecie mono-soggettiva ritagliata perfettamente sullo strutture dell&#039;attività imprenditoriale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Stefania Pellegrini, op.cit., p. 53.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da tale consapevolezza, emerge quindi che «&#039;&#039;sarebbe più utile focalizzarsi non solo sulle caratteristiche dei criminali, ma anche, in particolare, sulle tecniche usate per perpetrare questi generi di reati&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Monica Massari, Paola Monzini, op.cit., p.300. Traduzione di Giovanni Gumina.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È doveroso aggiungere che l’attività dello smaltimento illecito dei rifiuti &#039;&#039;&#039;si integra totalmente&#039;&#039;&#039; all’interno di una triangolazione composta dal settore dell’edilizia, del movimento terra e trasporti e dal traffico rifiuti. Ancora, lo smaltimento illecito «&#039;&#039;si configura come un prezioso strumento di collegamento e di saldatura di interessi con imprese legali, le quali, complice la crisi economica, abbandonano con maggiore facilità rispetto al passato la via segnata dalla normativa comunitaria e nazionale, cercando scorciatoie per aggirare i costi e conseguire profitti&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;CROSS (2019). &#039;&#039;Monitoraggio sulla presenza mafiosa in Lombardia&#039;&#039;, Parte II, Milano, 11 marzo, p. 31&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Lo smaltimento illecito dei rifiuti e la questione mafiosa ===&lt;br /&gt;
Come si è detto, analizzando il fenomeno nel corso degli anni, emerge che gli illeciti ambientali coinvolgono &#039;&#039;&#039;un’ampia platea di soggetti&#039;&#039;&#039;, tra i quali anche le stesse organizzazioni di stampo mafioso, le quali si presentano alle aziende che necessitano tali servizi e li svolgono, a prezzi ovviamente concorrenziali.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre all’individuazione specifica delle soggettività criminali, qualsiasi discussione che tratti di criminalità ambientale, specialmente se connessa a fenomeni mafiosi, non può prescindere dalla comprensione geografica del fenomeno che sta alla radice delle «questioni territoriali» che insistono sulle comunità-vittime.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prendendo in prestito una definizione urbanistica del concetto di “&#039;&#039;&#039;territorio&#039;&#039;&#039;”, esso può essere definito come «&#039;&#039;il prodotto storico di atti culturali dell&#039;uomo in relazione dialettica e coevolutiva con l&#039;ambiente naturale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Definizione dell’urbanista Magnaghi (2001, p.18) estratta da Andrea Alcalini (2015), prime tracce per un percorso di ricerca: territorio, (s)regolazioni e anomalie criminali organizzate [consultato in www.Academia.edu il 22 maggio 2022]&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pertanto, chi più delle organizzazioni mafiose, in forza della loro capacità, o meglio, del loro metodo, è in grado di produrre delle trasformazioni territoriali e culturali finalizzati alla privatizzazione violenta dei beni comuni, i beni ambientali. Infatti, è il «&#039;&#039;&#039;controllo del territorio&#039;&#039;&#039;», uno dei requisiti essenziali che identificano un’organizzazione mafiosa, in quanto una forma di potere&amp;lt;ref&amp;gt;Nando dalla Chiesa (2010). &#039;&#039;La Convergenza&#039;&#039;, Milano, Melampo Editore.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È solo con il controllo del territorio che è possibile, ad esempio, muovere enormi quantità di terreno, riempire le buche con rifiuti ed ottenere il “consenso” dei proprietari dei terreni a svolgere tali attività. Ciò è anche favorito talvolta dall&#039;omertà derivante dalla forza di intimidazione&amp;lt;ref&amp;gt;Da un punto di vista giuridico, ex art. 416bis del c.p., l’individuazione dell’elemento della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo è centrale al fine di riconoscere la mafiosità dell’organizzazione criminale. Per un approfondimento sul tema si suggerisce di consultare Stefania Pellegrini (2018), op.cit.&amp;lt;/ref&amp;gt; derivante dal vincolo associativo tipico delle organizzazioni mafiose.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non da meno è da segnalare che l’incessante intensificazione di &#039;&#039;&#039;un’edilizia speculativa&#039;&#039;&#039; ha permesso l’intreccio con interessi di natura illecita&amp;lt;ref&amp;gt;Elena Granata e Paola Savoldi (2012). &#039;&#039;Gli habitat delle mafie nel Nord Italia&#039;&#039;, in Territorio, n. 63, p. 28&amp;lt;/ref&amp;gt;, che sfociano dai casi di [[clientelismo]], fino ad arrivare a sistemi ben oliati di [[corruzione]] o di governo mafioso della cosa pubblica. Tra i numerosi fattori intenzionali e non intenzionali, il radicamento mafioso nelle regioni del Nord è avvenuto anche a partire &#039;&#039;&#039;dall’indebolimento del sistema amministrativo locale&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Elena Granata, Arturo Lanzani, Al Nord. Astuzie mafiose in un sistema fragile, pp. 71-74.&amp;lt;/ref&amp;gt;, e da un corpo sociale che già manifestava i sintomi di un “corpo non propriamente sano”. In sostanza, parafrasando il giudice [[Giovanni Falcone]]&amp;lt;ref&amp;gt;E’ nota la citazione del giudice Falcone “La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano” del Giudice Falcone riportata in Giovanni Falcone, in collaborazione con Marcelle Padovani (1991). &#039;&#039;Cose di Cosa Nostra&#039;&#039;, Milano, Rizzoli.&amp;lt;/ref&amp;gt;, le organizzazioni mafiose proliferano in contesti che sono già orientati a pratiche di malaffare e di illegalità.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sui contesti civili lontani dai tradizionali insediamenti mafiosi, anche quelli caratterizzati da elevati standard di ricchezza, capitale culturale e senso civico, in realtà, il metodo mafioso «&#039;&#039;può produrre oltre che effetti di ripulsa (che fra l’altro produce anche nelle comunità di origine, dove se ne incontrano anzi le forme più eroiche) effetti di attrazione&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Nando dalla Chiesa (2020), &#039;&#039;La mafia come virus. Insegnamenti involontari della pandemia (a proposito di un dibattito quasi antico)&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla criminalità organizzata&#039;&#039;, Vol. 6, n.1, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, p. 18.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tale constatazione è vera anche quando si tratta di smaltimento dei rifiuti. È infatti «&#039;&#039;frequente che la organizzazione di stampo mafioso sviluppi un rapporto paritario, così che l’imprenditore colluso è indotto a cooperare dalla prospettiva di vantaggi economici reciproci&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Maurizio Catino (2020),  &#039;&#039;Le organizzazioni mafiose: la mano visibile dell’impresa criminale&#039;&#039;, Bologna, Il Mulino, p. 428.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da una parte, l’organizzazione mafiosa può esercitare il suo potere attraverso &#039;&#039;&#039;l’uso diretto o indiretto della violenza&#039;&#039;&#039;, oppure anche solo tramite un richiamo simbolico della stessa; dall’altra, le condizioni del settore economico in oggetto incentivano gli attori legali di avvicinarsi tramite rapporti di collusione con i soggetti mafiosi, rendendo i confini delle attività economiche sempre più sfumate.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Storicamente, la motivazione che ha spinto i clan mafiosi ad inserirsi in questo settore è stata ben esemplificata dal Presidente del Senato Pietro Grasso nel corso di un suo intervento: &amp;lt;blockquote&amp;gt;«La consapevolezza dell&#039;importanza assunta dal settore dei rifiuti per la criminalità organizzata può essere tutta riassunta in poche parole, di straordinaria efficacia, pronunciate da un mafioso [...] &amp;quot;Buttiamoci sui rifiuti: trasi munnizza e niesci oro&amp;quot;». Oltre all’ingente guadagno, il soggetto criminale è stato facilitato da una legislazione pressoché assente o debole che rendeva l’attività illecita fortemente attrattiva. Inoltre, vi sono altre “variabili di contesto”. Al nord, in particolare in [[Mafie in Lombardia|Lombardia]], le attività (formalmente) lecite che costituiscono la vasta gamma della criminalità ambientale mafiosa non hanno una geografia propriamente casuale, anzi, nella maggioranza dei casi sono distribuite in territori con proprietà demografiche particolari: comuni di piccole dimensioni, elevate densità demografiche, presenza di forti processi di immigrazione»&amp;lt;ref&amp;gt;CROSS (2014), Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, Primo rapporto sulle aree settentrionali per la Presidenza della Commissione parlamentare d&#039;inchiesta sul fenomeno mafioso, Milano, 10 marzo, p. 12.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;A livello qualitativo, le variabili indipendenti associate all’intensità dei processi migratori, alle condizioni locali (senso civico, politica locale, natura dei mercati legali/illegali etc.) si innesca con quella che il prof. Varese definisce &#039;&#039;&#039;la domanda di mafia&#039;&#039;&#039;. Un fattore esplicativo della presenza mafiosa in un territorio, sia nel momento della nascita del fenomeno a livello locale tradizionale che nella fase del radicamento. Nel caso dei settori esposti dalla criminalità ambientale, la domanda di protezione mafiosa emerge quando «&#039;&#039;gli imprenditori entrano nella sfera dell&#039;illegalità cercando di vendere merci o produrre servizi legali in modo illecito, per esempio tentando di eliminare la concorrenza oppure di organizzare accordi di cartello con l&#039;appoggio della mafia&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Federico Varese (2011).  &#039;&#039;Mafie in movimento. Come il crimine organizzato conquista nuovi territori&#039;&#039; , Torino, Einaudi, p. 36. Corsivo di chi scrive.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L&#039;evoluzione della normativa italiana ==&lt;br /&gt;
Se consideriamo lo scenario normativo italiano, occorre tenere a mente due dati di fatto che hanno inciso sull’evoluzione legislativa in materia ambientale: in primo luogo, esso è stato profondamente segnato, anche in tempi recenti, dalle travagliate vicende giudiziarie che si sono succedute nel corso dei decenni; in secondo luogo, l’esistenza di un movimento civile e di opinione pubblica che si è fatto promotore, assieme agli sforzi degli esponenti della magistratura, di una richiesta di giustizia, di un cambiamento culturale (anche a livello giuridico) capace di incidere sulla questione ambientale. Un altro aspetto che non è trascurabile è il persistente ritardo delle istituzioni del nostro paese ad allinearsi alle normative sovranazionali. E quindi nell’adoperarsi alla costruzione di un sistema legislativo in sede penalistica coerente, organico e puntuale finalizzato alla tutela di beni giuridici contigui alla vita, alla salute, all’ambiente etc.&amp;lt;ref&amp;gt;Tale scopo sarà raggiunto (con discreto successo) solamente con la l. 22 maggio n. 68 del 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La criminalità ambientale, infatti, ha goduto per decenni di &#039;&#039;&#039;un vuoto normativo abnorme&#039;&#039;&#039;, che ha favorito il calcolo utilitaristico&amp;lt;ref&amp;gt;Il concetto è ripreso fedelmente dalla teoria socio-economica di Gary Becker (1968).  &#039;&#039;Crime and punishment: an economic approach&#039;&#039; in  &#039;&#039;Journal of Political Economy&#039;&#039; , Vol. 76, n.2, pp. 169-217.&amp;lt;/ref&amp;gt; da parte di chi poteva scegliere se ottenere benefici economici scaricando costi sulla collettività e sull’ambiente. Come ha ben ricordato Stefania Pellegrini «&#039;&#039;l’ordinamento italiano, difatti, ha introdotto la fattispecie di reato ambientale come delitto solo nel 1997 mediante il c.d. decreto Ronchi. Prima di questa data, i reati ambientali erano esclusivamente di natura contravvenzionale&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Stefania Pellegrini, op.cit., p. 44&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fino ad allora, comportamenti (dolosi o colposi) generatori di danni consistenti all’ambiente e alle persone come lo smaltimento illecito di rifiuti, l’inquinamento di un’area protetta, l’omissione negli atti di controllo e messa in sicurezza degli scarichi industriali, il cagionare un crollo di un edificio etc. erano considerati una categoria di reati di minore entità&amp;lt;ref&amp;gt;L’art. 39 c.p. sancisce la distinzione (formale) dei reati in contravvenzioni e delitti: «I reati si distinguono in delitti e contravvenzioni, secondo la diversa specie delle pene per essi rispettivamente stabilite da questo codice»&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante il tentativo (ancora non raggiunto) di armonizzare la vasta normativa in campo ambientale attraverso il T.U.A. con il D.lgs. 3 aprile 2006 n. 152, &#039;&#039;&#039;bisognerà attendere quasi 20 anni per l’introduzione di una previsione normativa penale di reato ambientale&#039;&#039;&#039;. Infatti, è la legge n. 68/2015 a ridisegnare il sistema di tutela penale dell’ambiente, articolando in maniera ampia e differenziata le possibili condotte illecite&amp;lt;ref&amp;gt;Legambiente, Ecomafia (2016). &#039;&#039;Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;, Milano, Edizioni Ambiente, p. 55&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collocare all’interno della cornice penalistica i reati ambientali introdotti dalla legge n. 68/2015 (&#039;&#039;inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico di materiale radioattivo, omessa bonifica e impedimento del controllo&#039;&#039;) ha attribuito alla legge penale la sua funzione fondamentale di prevenzione generale degli illeciti e dell’orientamento dei comportamenti.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come osservato dalla dottrina, la tal legge, che ha introdotto nel nostro Codice penale &#039;&#039;&#039;il Titolo VI-bis&#039;&#039;&#039; dedicato specificatamente ai delitti ambientali, ha avuto il merito di valorizzare «&#039;&#039;una diversa concezione del bene ambiente, più vicina ad una visione di tipo eco-centrico&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Luisa Siracusa (2015). &#039;&#039;La legge 22 maggio 2015, n. 68 sugli “ecodelitti&#039;&#039;: una svolta quasi epocale per il diritto penale dell’ambiente”, in Riv. trim. dir. pen. cont., n.2, p. 201.&amp;lt;/ref&amp;gt;, piuttosto che orientata alla tradizionale impostazione giuridica di stampo antropocentrico.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;La complessità normativa&#039;&#039;&#039; (spesso ingiustificata) rende talvolta inefficace da un lato l’attività investigativa e di repressione dell’illecito, dall’altro quella strettamente necessaria della prevenzione e del controllo. D’altro canto, sul profilo dell’operatività criminale, l’interazione di numerosi attori alla frontiera tra illecito-lecito permette facilmente di rimodulare l’azione criminale in funzione della rotta nel caso dei rifiuti, dell’esigenze di occultamento del crimine ambientale determinate da un’intensificazione dei controlli o delle misure di investigazione.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne sono testimonianza viva le cave dismesse che diventano luoghi di discarica abusiva, fino a contaminare le falde acquifere; i terreni agricoli cosparsi di fanghi tossici oppure le nuove costruzioni nelle sedimenta adibite appositamente a deposito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In riferimento particolare ai rifiuti industriali (alcuni particolarmente pericolosi a causa della tossicità), è «&#039;&#039;a partire dalla seconda metà degli anni ottanta che si sono diffuse pratiche di smaltimento illegale di rifiuti industriali formalmente destinati a discariche collocate nelle regioni meridionali&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). Relazione trimestrale, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre, p. 57. Corsivo di chi scrive&amp;lt;/ref&amp;gt;, ovvero nei territori storicamente più fragili poiché sprovvisti di adeguate strutture ed architetture per gestire il ciclo dei rifiuti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Armiero, Marco (2019). &#039;&#039;Wasted Spaces, Resisting People: the politics of waste in Naples, Italy&#039;&#039; in &#039;&#039;Tempo e Argumento&#039;&#039;, v.11, n. 26, pp. 135–156.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Bonzanni, Luca (2019). &#039;&#039;Ecomafie, oggi: l’inversione della rotta dei rifiuti illeciti”, Università degli Studi di Milano, pp. 125-131.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Catino, Maurizio (2020).  &#039;&#039;Le organizzazioni mafiose: la mano visibile dell’impresa criminale&#039;&#039;, Bologna, Il Mulino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (1995). &#039;&#039;Relazione trimestrale&#039;&#039;, Doc. XXII-bis, n.1, Roma, 21 dicembre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* CROSS (2014). Primo rapporto sulle aree settentrionali per la Presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno mafioso, Milano, 10 marzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* CROSS (2019). Monitoraggio sulla presenza mafiosa in Lombardia - Parte II, Milano, 11 marzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Dalla Chiesa, Nando (2010). &#039;&#039;La Convergenza&#039;&#039;, Milano, Melampo Editore&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Fortini, Daniele (2012). &#039;&#039;Rifiuti urbani e rifiuti speciali: i fattori strutturali delle ecocamorre&#039;&#039;, in  &#039;&#039;Meridiana&#039;&#039;, Vol.73/74, n.1, pp. 89-102.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Galanti Antonio (2018). &#039;&#039;Il traffico illecito di rifiuti: il punto sulla giurisprudenza di legittimità&#039;&#039;, in &#039;&#039;Diritto Penale Contemporaneo&#039;&#039;, n.12.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Granata Elena e Paola Savoldi (2012). &#039;&#039;Gli habitat delle mafie nel Nord Italia&#039;&#039;, in &#039;&#039;Territorio&#039;&#039;, n. 63&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Ispra, Rapporto Rifiuti Urbani 2020, Presentazione ufficiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Ispra, Rapporto Rifiuti Speciali 2021, Presentazione ufficiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Legambiente, &#039;&#039;Ecomafia 2023. Storie e numeri della criminalità ambientale in Italia&#039;&#039;, www.legambiente.it, ultima consultazione il 27 gennaio 2024.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Massari, Monica e Monzini Paola. (2004). &#039;&#039;Dirty business in Italy: a case study of trafficking in hazardous waste&#039;&#039;, in &#039;&#039;Global Crime&#039;&#039;, n. 6.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Natali, Lorenzo (2015). &#039;&#039;Green criminology: Prospettive emergenti sui crimini ambientali&#039;&#039;, Torino, Giappichelli Editore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Pellegrini, Stefania (2018). &#039;&#039;L’impresa grigia. Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Un’indagine sociologica&#039;&#039;, Roma, Ediesse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Rosignoli, Francesca (2018). &#039;&#039;La giustizia ambientale e Danilo Dolci&#039;&#039;, in &#039;&#039;Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata&#039;&#039;, CROSS - Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, Università degli Studi di Milano, Vol. 4, n. 1, pp. 132-169.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Siracusa Luisa (2015). &#039;&#039;La legge 22 maggio 2015, n. 68 sugli “ecodelitti&#039;&#039;: una svolta quasi epocale per il diritto penale dell’ambiente&#039;&#039;, in&#039;&#039; Rivista trimestrale diritto pen. cont.&#039;&#039;, n.2.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Varese, Federico (2011). &#039;&#039;Mafie in movimento. Come il crimine organizzato conquista nuovi territori&#039;&#039;, Torino, Einaudi.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Luigi Sica</title>
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		<updated>2022-02-23T17:30:11Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Luigi Sica&#039;&#039;&#039; (N.D., [[19 luglio]] [[1990]] - Napoli, [[16 gennaio]] [[2007]]) è stato un giovane napoletano, vittima innocente di [[Camorra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Luigi era un appassionato di calcio e il giorno del suo omicidio aveva da poco finito un allenamento, quando decise con altri amici di ritrovarsi in Via Santa Teresa degli Scalzi, punto di ritrovo di molti giovani del quartiere Sanità. Poco distanti da loro vi era un altro gruppo di ragazzi con i quali scoppia una lite: uno di loro, Ciro, ricevette un ceffone da Luigi, quindi, allontanandosi con un amico, minacciò: “Io ti uccido”. Cosa che effettivamente fece poco dopo, tornando sul luogo dello “sgarro” subito e uccidendo Luigi con tre coltellate al petto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Salvatore Buglione, &#039;&#039;[https://www.ilmattino.it/polis/targa_luigi_sica_intervento_salvatore_buglione-4244212.html La targa per Luigi Sica, un monito per tutto il quartiere], ilMattino.it, 21 gennaio 2019&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Studenti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria: Nati il 19 luglio]] [[Categoria:Nati nel 1990]] [[Categoria:Morti il 16 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 2007]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Davide Sannino</title>
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		<updated>2022-02-23T17:09:40Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Davide Sannino&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1977]]- Napoli, [[20 luglio]] [[1996]]) è stato un ragazzo napoletano, vittima innocente di [[Camorra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Davide, 19 anni, aveva conseguito il diploma di odontotecnico e quello per insegnare il pianoforte. La sera dell&#039;omicidio era insieme ad alcuni compagni di scuola per festeggiare la fine degli esami, quando vennero accerchiati da loro coetanei per una rapina. Uno di loro, Giorgio Reggio, nonostante il bottino recuperato, tornò indietro perché si era sentito sfidato dallo sguardo di Davide e lo uccise a colpi di pistola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Memoria==&lt;br /&gt;
A Davide è stato intitolato l&#039;IPIA (Istituto professionale per l&#039;industria e per l&#039;artigianato) del quartiere Ponticelli di Napoli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Luciana Esposito,&lt;br /&gt;
&#039;&#039;[https://www.napolitan.it/2015/09/27/30600/davide-sannino-la-storia-che-vive-nel-nome-dellipia-di-ponticelli/ Davide Sannino: la storia che vive nel nome dell&#039;IPIA di Ponticelli]&#039;&#039;, Napolitan, 27 settembre 2015&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Studenti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria: Nati nel 1977]] [[Categoria:Morti il 20 luglio]] [[Categoria:Morti nel 1996]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Paolo Canale</title>
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		<updated>2022-02-23T16:42:09Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Paolo Canale&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1960]] - Palermo, [[18 ottobre]] [[1984]]) è stato un giovane ragazzo palermitano, vittima della [[strage di Piazza Scaffa]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Paolo venne ucciso nella stalla di “Cortile Macello” mentre aiutava a sistemare una partita di cavalli arrivati da Molfetta. Insieme a lui furono uccisi i fratelli [[Cosimo Quattrocchi]] e [[Francesco Quattrocchi]], il cugino di loro [[Cosimo Quattrocchi]], il cognato [[Marcello Angelini]], [[Salvatore Schimmenti]], [[Antonio Federico]] e [[Giovanni Catalanotti]].&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria: Nati nel 1960]] [[Categoria:Morti il 18 ottobre]] [[Categoria:Morti nel 1984]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2022-02-23T16:41:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Paolo Canale&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1960]] - Palermo, [[18 ottobre]] [[1984]]) è stato un giovane ragazzo palermitano, vittima della [[strage di Piazza Scaffa]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Paolo venne ucciso nella stalla di “Cortile Macello” mentre aiutava a sistemare una partita di cavalli arrivati da Molfetta. Insieme a lui furono uccisi i fratelli [[Cosimo Quattrocchi]] e [[Francesco Quattrocchi]], il cugino di loro [[Cosimo Quattrocchi]], il cognato [[Marcello Angelini]], [[Salvatore Schimmenti]], [[Antonio Federico]] e [[Giovanni Catalanotti]].&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori Vittime di mafia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria: Nati nel 1960]] [[Categoria:Morti il 18 ottobre]] [[Categoria:Morti nel 1984]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2022-02-22T17:00:21Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Roberta Lanzino&#039;&#039;&#039; ( ND, 1969 - Torremare di Falconara (CS), 26 luglio 1988) è stata una studentessa di 19 anni.   &lt;br /&gt;
[[Categoria:Donne Vittime di mafia]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Morti il 26 luglio]] [[Categoria:Morti nel 1988]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Roberta Lanzino&#039;&#039;&#039; ( ND, 1969 - Torremare di Falconara (CS), 26 luglio 1988) è stata una studentessa di 19 anni, è una vittima di [[&#039;ndrangheta]].  &lt;br /&gt;
[[Categoria:Donne Vittime di mafia]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Morti il 26 luglio]] [[Categoria:Morti nel 1988]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<title>Tammaro Cirillo</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Tammaro Cirillo&#039;&#039;&#039; (ND, [[1942]] - Villa Literno (CE) [[25 luglio]] [[1980]]) è stato un sindacalista,  ucciso a 38 anni da sicari della [[Camorra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Sitografia ==&lt;br /&gt;
[https://www.filleacgil.net/tutto/137-comunicazione/16336-tammaro-cirillo.html Sito ufficiale CGIL FILLEA] &lt;br /&gt;
[[Categoria:Sindacalisti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1942]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 25 luglio]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1980]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Tammaro Cirillo</title>
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		<updated>2022-02-22T16:02:57Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Tammaro Cirillo&#039;&#039;&#039; (ND, [[1942]] - Villa Literno (CE) [[25 luglio]] [[1980]]) è stato un sindacalista,  ucciso a 38 anni da sicari della [[Camorra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== sitografia  https://www.filleacgil.net/tutto/137-comunicazione/16336-tammaro-cirillo.html ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Sindacalisti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1942]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 25 luglio]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1980]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Giuseppe Tallarita</title>
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		<updated>2022-01-15T14:49:41Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giuseppe Tallarita&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1924]] - Gela, [[28 settembre]] [[1990]]) è stato un agricoltore, vittima della [[Stidda]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Giuseppe Tallarita era sposato e padre di cinque figli, tre maschi e due femmine ed era proprietario di una Tenuta in contrada Desusino, in Gela, che iniziò a coltivare con costanza dal giorno della sua pensione.&lt;br /&gt;
Gli screzi con quello che fu poi il suo killer iniziarono però decenni prima: Giuseppe Tallarita dopo una giornata di lavoro presso l’Enichem di Gela si recò presso il proprio terreno, all’epoca seminato a grano. &lt;br /&gt;
Giunto sul posto vide un gregge che vi pascolava all’interno abusivamente e riproverò il pastore, il quale continuò imperterrito a non allontanare le pecore, ma a reiterare invece la medesima azione anche negli anni seguenti quando il terreno divenne un uliveto. &lt;br /&gt;
Giuseppe Tallarita a questo punto pregò il pastore di evitare di far pascolare il gregge sul suo campo al fine di non danneggiare le piante d’ulivo, senza ottenere nessuna desistenza dallo stesso. &lt;br /&gt;
Negli anni, il pastore divenne uno dei killer più spietati della malavita organizzata e capo degli stiddari del comprensorio di Gela. Il 28 settembre del 1990, durante lo spostamento da un covo all’altro, il pastore killer passò dalla strada che costeggiava la tenuta di Tallarita, lo vide intento al lavoro e ricordando i rimproveri ricevuti negli anni, diede l’ordine ai due sicari che lo scortavano di ucciderlo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime della Stidda]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1934]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 28 settembre]] [[Categoria:Morti nel 1990]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Luigi_Recalcati&amp;diff=9616</id>
		<title>Luigi Recalcati</title>
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		<updated>2022-01-15T14:34:07Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Luigi Recalcati&#039;&#039;&#039; (N.D. - Bresso (MI), [[15 settembre]] [[1990]]) è stato un pensionato, vittima innocente di mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Fu ucciso mentre si trovava per strada a pochi passi dall&#039;abitazione di alcuni parenti da cui era in visita, durante l&#039;agguato organizzato dal gruppo criminale facente capo a [[Salvatore Batti]] per uccidere [[Franco Coco Trovato]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Luca Fazzo&lt;br /&gt;
&#039;&#039;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/09/16/milano-battaglia-tra-bande-rivali-uccisi-due.html Milano, battaglia tra bande rivali uccisi due passanti]&#039;&#039;, 16 settembre 1990&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di Camorra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 15 settembre]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1990]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Elisabetta_Gagliardi&amp;diff=9615</id>
		<title>Elisabetta Gagliardi</title>
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		<updated>2022-01-15T14:20:02Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Elisabetta Gagliardi&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1981]] - Palermiti (CZ), [[7 settembre]] [[1990]]) è stata una bambina, vittima innocente di [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Figlia di Mario Gagliardi, pluri-pregiudicato per rapina appena rientrato in Calabria, venne uccisa con sua madre, [[Maria Marcella]], nella loro casa il 7 settembre 1990, la madre con 23 colpi di pistola, Elisabetta, invece, da due colpi secchi alla nuca. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==bibliografia==&lt;br /&gt;
*Pantaleone Sergi, &#039;&#039;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/09/08/terrore-in-calabria-madre-figlia-uccise-con.html Terrore in Calabria madre e figlia uccise con 23 colpi di pistola]&#039;&#039;, La Repubblica, 8 settembre 1990&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Minori Vittime di mafia]] [[Categoria:Bambini Vittime di mafia]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Nati nel 1981]] [[Categoria:Morti il 7 settembre]] [[Categoria:Morti nel 1990]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Maria Marcella</title>
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		<updated>2022-01-15T14:19:29Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Maria Marcella&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1943]] - Palermiti (CZ), [[7 settembre]] [[1990]]) è stata una donna, vittima innocente di [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Moglie di Mario Gagliardi, pluri-pregiudicato per rapina appena rientrato in Calabria, venne uccisa con sua figlia di nove anni, [[Elisabetta Gagliardi]], nella loro casa il 7 settembre 1990, la madre con 23 colpi di pistola, Elisabetta, invece, da due colpi secchi alla nuca. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==bibliografia==&lt;br /&gt;
*Pantaleone Sergi, &#039;&#039;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/09/08/terrore-in-calabria-madre-figlia-uccise-con.html Terrore in Calabria madre e figlia uccise con 23 colpi di pistola]&#039;&#039;, La Repubblica, 8 settembre 1990&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Donne Vittime di mafia]]  [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Nati nel 1943]] [[Categoria:Morti il 7 settembre]] [[Categoria:Morti nel 1990]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Marco Tedeschi</title>
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		<updated>2022-01-13T13:54:37Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Marco Tedeschi&#039;&#039;&#039; (N.D. - Scogliatti (RG), [[29 luglio]] [[1990]]) è stato un ragazzo siciliano, vittima innocente della [[Stidda]].&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime della Stidda]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 29 luglio]] [[Categoria:Morti nel 1990]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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	<entry>
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		<title>Marco Tedeschi</title>
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		<updated>2022-01-13T13:53:45Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Marco Tedeschi&#039;&#039;&#039; (N.D. - Scogliatti (RG), [[29 luglio]] [[1990]]) è stato un ragazzo siciliano, vittima innocente della [[Stidda]].&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime della Stidda]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 29 luglio]] [[Categoria:Morti nel 1990]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Giuseppe_Tragna&amp;diff=9609</id>
		<title>Giuseppe Tragna</title>
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		<updated>2022-01-13T13:50:39Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giuseppe Tragna&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1941]] - San Leone (AG), [[18 luglio]] [[1990]]) è stato un banchiere italiano vittima della [[Stidda]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Sposato, padre di due figli, Giuseppe Tragna era il Direttore dell’Agenzia 2 della Banca Popolare Sant’Angelo di Agrigento.&lt;br /&gt;
Egli fu ucciso il 18 luglio del 1990 in via Gela, a San Leone all’età di 49 anni davanti alla propria abitazione con due colpi di pistola. Sull’omicidio di Giuseppe Tragna vi furono inizialmente numerosi depistaggi che hanno tentato di derubricare la vicenda a questioni di tipo personale. Non sono stati ben individuati i mandanti e solo anni dopo, grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, si accertò che l’esecuzione fu realizzata a causa dell’attività lavorativa dell’uomo che individuò alcuni assegni trafugati e denunciò.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime della Stidda]]  [[Categoria:Morti il 18 luglio]] [[Categoria:Morti nel 1990]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Umberto_Mormile&amp;diff=9608</id>
		<title>Umberto Mormile</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Umberto_Mormile&amp;diff=9608"/>
		<updated>2022-01-13T13:26:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Umberto Mormile&#039;&#039;&#039; (N.D., [[15 settembre]] [[1953]] – Carpiano, [[11 aprile]] [[1990]]) è stato un educatore italiano, vittima innocente della [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Mormile nel [[1976]], alla soglia della laurea, decise di interrompere gli studi in Giurisprudenza e diventare poliziotto penitenziario nel Carcere di Civitavecchia. Dopo due anni divenne educatore carcerario, uno dei primi dopo la riforma dell&#039;ordinamento penitenziario del 1975 con la legge 354/1975. Mormile si distinse subito per un approccio innovativo al tema della rieducazione del condannato, traducendo l&#039;applicazione della riforma carceraria in progetti culturali ed educativi di uno spessore tale da essere esportati in altre carceri come &amp;quot;buone prassi&amp;quot;, tanto che si cominciò a parlare di &#039;&#039;&#039;metodo Mormile&#039;&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni in cui lavorò al carcere di Parma, dopo essersi separato con la moglie da cui aveva avuto una figlia, Daniela, Mormile iniziò una relazione con l&#039;allora vice-direttrice dell&#039;istituto penitenziario, Armida Miserere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il trasferimento ad Opera ===&lt;br /&gt;
Nel [[1987]] Mormile accettò il trasferimento da Parma al nuovo carcere di Opera, dove lavorò fino al giorno del suo omicidio. Lì, come hanno confermato diversi collaboratori di giustizia negli ultimi anni, venne a conoscenza degli incontri non autorizzati tra uomini dei servizi segreti e boss della &#039;ndrangheta, reclusi nel carcere di massima sicurezza, in particolare [[Domenico Papalia]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L&#039;omicidio ===&lt;br /&gt;
L&#039;11 aprile 1990 Mormile venne assassinato in un agguato lungo la provinciale Binasco-Melegano, nei pressi di Carpiano, mentre andava a lavoro. Due uomini su una Honda 600 che affiancò la sua Alfa Romeo 33 spararono sei colpi di 38 special. I due colpi dietro l&#039;orecchio sinistro, a mezzo centimetro l&#039;uno dall&#039;altro messi in evidenza dall&#039;autopsia eseguita il giorno dopo furono da subito la conferma che si trattava di killer professionisti&amp;lt;ref&amp;gt;cit., Colaprico, Quell&#039;omicidio è nato dietro le sbarre, la Repubblica, 13 aprile 1990&amp;lt;/ref&amp;gt;. L’omicidio venne rivendicato all&#039;ANSA di Bologna dalla fantomatica organizzazione Falange Armata. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Indagini, depistaggi e processi ==&lt;br /&gt;
Le indagini per l&#039;omicidio di Umberto Mormile furono segnate da pesanti depistaggi. [[Antonio Schettini]], braccio destro del boss della &#039;ndrangheta [[Franco Coco Trovato]], cognato di [[Paolo De Stefano]], dopo essere stato arrestato nell&#039;ambito dell&#039;operazione [[Operazione Wall Street|Wall Street]] decise di collaborare con la giustizia e si auto-accusò anche dell&#039;omicidio di Mormile, per il quale venne condannato in via definitiva insieme ad Antonino Cuzzola, che guidava la Honda 600, e i boss [[Antonio Papalia|Antonio]] e [[Domenico Papalia]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia, Schettini &#039;&#039;&#039;riferì falsamente&#039;&#039;&#039; che Mormile era stato ucciso perché aveva rifiutato una relazione favorevole al boss di Platì, in cambio di 20 milioni di lire, e questo era stato giudicato inammissibile, in quanto a libro paga dell&#039;organizzazione&amp;lt;ref&amp;gt;Alessia Candito, &#039;&#039;Omicidio Mormile, un delitto senza giustizia da trent&#039;anni&#039;&#039;, LaCNews24.it, 11 aprile 2020.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il processo &#039;ndrangheta stragista ===&lt;br /&gt;
In realtà, alle udienze del processo &#039;ndrangheta stragista è emersa un&#039;altra verità, confermata da quattro collaboratori di giustizia differenti, [[Vittorio Foschini]], [[Salvatore Pace]], [[Antonino Fiume]] e [[Antonino Cuzzola]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In particolare Foschini, referente di Coco Trovato nel milanese, ha riferito che Mormile è stato ucciso per aver scoperto &#039;&#039;&#039;i rapporti tra i fratelli Papalia con i servizi segreti&#039;&#039;&#039;, avendo notato i loro frequenti incontri in carcere non registrati e i relativi benefici che la &#039;ndrangheta e non solo ne stava ricavando.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ha raccontato Foschini: «&#039;&#039;Quando Papalia era detenuto a Parma noi facevamo quello che volevamo. Non solo usciva per i permessi premio. Entravamo pure noi in carcere. Io sono entrato nella cella di Emilio Di Giovine, che all’epoca era nostro nemico, per dirgli che doveva lasciarci le sue zone. Nella cella c’era lui in vestaglia, insieme a suo zio, che non era detenuto. E sono entrato io. E io mi chiamo Foschini, con la famiglia Di Giovine non c’entro niente&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ad Opera, invece, la musica era cambiata: «&#039;&#039;Mormile aveva capito che Papalia non era cambiato, aveva ancora a che fare con noi, aveva fatto una serie di relazioni negative al tribunale di sorveglianza, che per questo aveva bloccato i permessi&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;. Un problema per il boss, che secondo quanto raccontato dal pentito, nonostante la detenzione, rimaneva il vertice assoluto del clan ed elemento del gotha della &#039;ndrangheta reggina tutta, attiva, coesa e dall&#039;agire coordinato e concertato tanto a Reggio Calabria e nella sua provincia come a Milano e in tutta la Lombardia. Con i permessi bloccati, il meccanismo di trasmissione e scambio di informazioni e ordini si inceppava.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando Mormile rifiutò a Domenico Papalia il favore di una relazione addomesticata, questo chiese al fratello Antonio di avvicinarlo fuori dal carcere, proponendogli una tangente da 20 milioni. Lui rifiutò nuovamente, facendo l&#039;allusione che secondo Foschini gli costò la vita: &amp;quot;&#039;&#039;Io non sono dei servizi&#039;&#039;&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu a quel punto che Antonio Papalia diede l&#039;ordine di ucciderlo. Continuò Foschini: «&#039;&#039;Secondo il racconto fatto a me da Antonio Papalia, lo stesso Domenico Papalia precisò anche che bisognava parlare con chi di dovere e cioè con i servizi, vista l&#039;allusione che era stata fatta e visto che non si doveva sospettare di loro (cioè dei Papalia)&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A quel punto si decise di rivendicare l&#039;omicidio come &#039;&#039;&#039;Falange Armata&#039;&#039;&#039;, la stessa sigla poi usata per firmare l&#039;omicidio dei carabinieri a Reggio Calabria, gli attentati di via Palestro, via dei Geogofili e molti altri. Dopo la morte di Mormile, gli uomini dei Servizi si preoccuparono di far andare al suo posto una persona più &amp;quot;malleabile&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
* Archivio Antimafia Duemila&lt;br /&gt;
* Candito Alessia, &#039;&#039;Omicidio Mormile, un delitto senza giustizia da trent&#039;anni&#039;&#039;, LaCNews24.it, 11 aprile 2020.&lt;br /&gt;
* Colaprico Piero, &#039;&#039;Quell&#039;omicidio è nato dietro le sbarre&#039;&#039;, la Repubblica, 13 aprile 1990&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Funzionari dello Stato]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Nati il 15 settembre]] [[Categoria:Nati nel 1953]] [[Categoria:Morti l&#039;11 aprile]] [[Categoria:Morti nel 1990]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Nicola_Gioitta_Iachino&amp;diff=9607</id>
		<title>Nicola Gioitta Iachino</title>
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		<updated>2022-01-13T13:21:34Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}} &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Nicola Gioitta Iachino&#039;&#039;&#039; (Alcara Li Fusi, 14 maggio 1961 - Niscemi, [[21 marzo]] [[1990]]) è stato un gioielliere italiano ucciso da [[Cosa Nostra]].&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Nicola Gioitta Iachino nacque in provincia di Messina, trascorse la sua vita tra Siracusa e Niscemi dove nei primi mesi del 1990 aprì una gioielleria. L’attività divenne subito bersaglio delle cosche mafiose locali che iniziarono poco dopo a chiedere il pizzo al commerciante. &lt;br /&gt;
Nicola Gioitta Iachino si rifiutò più volte e per questo fu subito oggetto di intimidazioni mafiose perpetrate attraverso una serie di rapine. L’ennesima rapina avvenne il 21 marzo 1990, dove Iachino, all’età di soli 28 anni perse la vita ucciso da due colpi di arma da fuoco. I suoi assassini gli provocarono post mortem un profondo taglio alla gola per dare un segnale agli altri commercianti ed evitare la desistenza degli stessi dal pagamento del pizzo.&lt;br /&gt;
Nicola Gioitta Iachino lasciò la moglie Ignazia Cannata e il figlio Salvatore che nel 1990 aveva quasi due anni.&lt;br /&gt;
[[Categoria:Commercianti]]   [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]]  [[Categoria:Nati il 14 maggio]] [[Categoria:Nati nel 1961]]   [[Categoria:Morti il 21 marzo]] [[Categoria:Morti nel 1990]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Emanuele Piazza</title>
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		<updated>2022-01-13T13:20:15Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Emanuele Piazza&#039;&#039;&#039; (Palermo, [[8 dicembre]] [[1960]] – Capaci, [[16 marzo]] [[1990]]) è stato un poliziotto e agente segreto italiano ucciso da [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Emanuele Piazza, poliziotto italiano, iniziò la sua carriera nella Polizia di Stato ad Alessandria. In seguito, venne assegnato alla Scuola Tecnica Polizia Roma Centro Sportivo Sezione Lotta Fiamme Oro. &lt;br /&gt;
Venne poi assegnato all’Ispettorato Quirinale servizio scorta dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini ed infine fu assegnato al centro Interprovinciale Criminalpol della Questura di Roma.  &lt;br /&gt;
Successivamente decise di trasferirsi a Palermo, città di nascita, per operare come agente dei servizi segreti italiani nel SISDE occupandosi della ricerca e cattura di latitanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’omicidio ==&lt;br /&gt;
Emanuele Piazza scomparse dalla sua abitazione di Sferracavallo, a Palermo, il 16 marzo 1990, ma le circostanze del suo assassinio non furono mai chiarite. Solo anni dopo si giunse ad una ricostruzione dei fatti grazie alle rivelazioni di due collaboratori di giustizia, tra cui il suo stesso omicida, Francesco Onorato. &lt;br /&gt;
Quest’ultimo confessò che condusse personalmente Piazza in uno scantinato dove venne strangolato e poi sciolto nell’acido nelle campagne di Capaci. &lt;br /&gt;
Attirò Emanuele Piazza fuori dalla sua abitazione con la scusa di cambiare un assegno in un magazzino di mobili di Capaci proprio su richiesta di Francesco Onorato, ex pugile e suo vecchio compagno di palestra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Miriam Cuccu, [http://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-capaci-bis/57650-capaci-bis-mio-figlio-indagava-sulla-scomparsa-dell-agente-agostino.html &#039;&#039;Capaci Bis: &amp;quot;Mio figlio indagava sulla scomparsa dell&#039;agente Agostino&amp;quot;&#039;&#039;], Antimafia Duemila, 11 novembre 2015. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Funzionari dello Stato]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]]  [[Categoria:Nati l&#039;8 dicembre]] [[Categoria:Nati nel 1960]]   [[Categoria:Morti il 16 marzo]] [[Categoria:Morti nel 1990]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Saverio_Purita&amp;diff=9605</id>
		<title>Saverio Purita</title>
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		<updated>2022-01-13T13:14:53Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Saverio Purita&#039;&#039;&#039; ( N.D. - Vibo Valentia, [[23 febbraio]] [[1990]]) è stato un bambino di undici anni ucciso dalla [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sera del 23 febbraio 1990 Saverio Purita scompare mentre era nel centro della sua cittadina a giocare. Cinque giorni dopo, il 27 febbraio 1990, il suo corpo bruciato viene ritrovato in una pineta nella zona Mezzapraia di Curinga. &lt;br /&gt;
Difficile non pensare alla morte di Nicola Purita, padre di Saverio, il quale partì da Vibo Valentia a Milano, dove era diventato un facoltoso imprenditore edile, prima di venire coinvolto in diverse inchieste di mafia. Al suo rientro a Vibo Valentia, nell’ottobre del 1982, venne ucciso con un colpo di pistola alla testa e poi dato alle fiamme insieme ad una Mercedes abbandonata nella zona di Francisca. Riguardo all’omicidio di Saverio Purita non si conoscono gli esecutori, nè gli eventuali mandanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Minori Vittime di mafia‎]] [[Categoria:Bambini Vittime di mafia]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Morti il 23 febbraio]] [[Categoria:Morti nel 1990]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Giovanni_Trecroci&amp;diff=9604</id>
		<title>Giovanni Trecroci</title>
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		<updated>2022-01-13T13:13:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giovanni Trecroci&#039;&#039;&#039; (N.D. – Villa San Giovanni, [[7 febbraio]] [[1990]]) è stato un politico italiano ucciso dalla [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni Trecroci fu insegnante di lettere che iniziò la propria carriera politica  nella Democrazia Cristiana fino a divenire il vicesindaco ed assessore ai lavori pubblici nel comune di Villa san Giovanni (RC). La sera dell’omicidio aveva appena finito di discutere in consiglio comunale di una serie di pratiche urbanistiche quando fu raggiunto da diversi colpi di pistola vicino casa a Cannitello, frazione di Villa San Giovanni. Per questo motivo gli inquirenti individuarono il movente del delitto nell’attività amministrativa della vittima. Erano ormai prossimi i lavori per la metanizzazione di Villa San Giovanni e di altri dodici comuni limitrofi. A detta degli inquirenti è probabile che Trecroci non abbia voluto subire o accettare condizionamenti esterni sull’organizzazione degli appalti in tale ambito. Lasciò in vita un bambino, Giuseppe e la moglie, Annamaria Cassone, in attesa del seconda figlia, Stefania, nata pochi mesi dopo l’omicidio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Enzo Laganà,  [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,8/articleid,0894_01_1990_0033_0008_25572749/ &#039;&#039;Vicesindaco ucciso per gli appalti&#039;&#039;], La Stampa, 9 febbraio 1990. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Politici]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]]  [[Categoria:Morti il 7 febbraio]] [[Categoria:Morti nel 1990]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Andrea_Bonforte&amp;diff=9603</id>
		<title>Andrea Bonforte</title>
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		<updated>2022-01-13T13:11:02Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Andrea Bonforte&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1975]] – Catona (RC), [[2 gennaio]] [[1990]]) è stato un ragazzo di quindici anni, ucciso dalla [[&#039;Ndrangheta|‘ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al momento dell’omicidio era insieme al padre, Giuseppe Bonforte e al fratello Domenico presso il forno di famiglia, nella frazione marina di Catona (RC). Andrea morì sul colpo mentre il padre Giuseppe, fu ferito in modo grave e morì il successivo 23 gennaio, ricoverato agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria; poco dopo morì  anche il fratello Giovanni, vero obiettivo dell’agguato. Giovanni Bonforte infatti alla sola età di ventidue anni era già il killer della cosca Imerti, capeggiata da Nino Imerti, detto ‘nano feroce’. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’omicidio di Andrea Bonforte si può infatti inquadrare in quella che viene definita la seconda guerra di [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]], scoppiata tra il [[1985]] e il [[1991]] tra le &#039;ndrine calabresi degli Imerti-Serraino-Condello e dei De Stefano-Libri-Tegano e che ha ridefinito la struttura e gerarchia organizzativa della criminalità organizzata calabrese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Minori Vittime di mafia‎]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]]  [[Categoria:Morti il 2 gennaio]] [[Categoria:Morti nel 1990]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Vincenzo_Medici&amp;diff=9602</id>
		<title>Vincenzo Medici</title>
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		<updated>2022-01-13T13:06:16Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Vincenzo Medici&#039;&#039;&#039; (Reggio Calabria, [[25 aprile]] [[1925]] - Bianco (RC), [[ 21 dicembre]] [[1989]]) è stato un florovivaista, vittima innocente di [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia== &lt;br /&gt;
Vincenzo fu rapito il 21 dicembre 1989 mentre era al lavoro nella sua azienda, gestita assieme al fratello Filippo. Con il suo rapimento, lo Stato inaugurò la linea dura, bloccando tutti i beni della famiglia per impedire così qualsiasi riscatto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La famiglia non ebbe mai più alcuna notizia e il corpo non fu mai più ritrovato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Nati il 25 aprile]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori Vittime di mafia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1925]] [[Categoria:Morti il 16 marzo]] [[Categoria:Morti nel 1989]] [[Categoria:Vittime Sequestri di persona]][[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Strage_del_Bar_Sayonara&amp;diff=9601</id>
		<title>Strage del Bar Sayonara</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Strage_del_Bar_Sayonara&amp;diff=9601"/>
		<updated>2022-01-13T13:02:28Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: Ho aggiunto due righe della vicenda della strage per avere le 4 vittime nella stessa voce&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
E’ l&#039;&#039;&#039;&#039;11 novembre&#039;&#039;&#039; del &#039;&#039;&#039;1989&#039;&#039;&#039; quando, a Ponticelli (NA), si consuma uno dei tanti episodi di violenza all&#039;interno della faida tra due clan rivali capeggiati da una parte da Ciro Sarno, e dall&#039;altra da Andrea Andreotti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I sicari avevano come obiettivo quello di uccidere due uomini del clan, ma persero la vita anche 4 persone innocenti: [[Gaetano De Cicco]], [[Domenico Guarracino]], [[Gaetano Di Nocera]] e [[Salvatore Benaglia]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo 27 anni, nel 2016, la Corte di Cassazione confermò la condanna all&#039;ergastolo per il boss Ciro Sarno e le altre condanne per 10 uomini del clan. &lt;br /&gt;
[[Categoria:Le stragi di mafia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Salvatore_Benaglia&amp;diff=9600</id>
		<title>Salvatore Benaglia</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Salvatore_Benaglia&amp;diff=9600"/>
		<updated>2022-01-13T12:51:06Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Salvatore Benaglia&#039;&#039;&#039; (N.D. [[1936]] - Ponticelli (NA), [[11 novembre]] [[1989]]), vittima innocente di cui non si hanno altre notizie, è stato ucciso nella [[Strage del Bar Sayonara]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*La Repubblica, &#039;&#039;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/11/12/napoli-killer-uccidono-tra-la-folla.html Napoli, i killer uccidono tra la folla]&#039;&#039;, 12 novembre 1989.  &lt;br /&gt;
[[Categoria: Lavoratori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di Camorra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1936]] [[Categoria:Morti l&#039;11 novembre]] [[Categoria:Morti nel 1989]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Gaetano_De_Cicco&amp;diff=9599</id>
		<title>Gaetano De Cicco</title>
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		<updated>2022-01-13T12:48:36Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Gaetano De Cicco&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1951]] - Ponticelli (NA), [[11 novembre]] [[1989]]) è stato un dipendente del Comune di Napoli, ucciso nella [[Strage del Bar Sayonara]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*La Repubblica&lt;br /&gt;
&#039;&#039;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/11/12/napoli-killer-uccidono-tra-la-folla.html Napoli, i killer uccidono tra la folla]&#039;&#039; 12 novembre 1989&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria: Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Nati nel 1951]] [[Categoria:Morti l&#039;11 novembre]] [[Categoria:Morti nel 1989]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Donato_Cappetta&amp;diff=9596</id>
		<title>Donato Cappetta</title>
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		<updated>2022-01-11T10:56:15Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Donato Cappetta&#039;&#039;&#039; (Acerno (SA),[[12 maggio]] [[1963]] - Salerno, [[10 ottobre]] [[1989]]) è una vittima di [[Camorra]], di cui, tuttavia, non si hanno altre informazioni.&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria: Nati il 12 maggio]]  [[Categoria:Nati nel 1963]] [[Categoria:Morti il 10 ottobre]] [[Categoria:Morti nel 1989]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Carmela_Pannone&amp;diff=9595</id>
		<title>Carmela Pannone</title>
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		<updated>2022-01-11T10:40:21Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Carmela Pannone&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1984]] - Agropoli (SA), [[24 agosto]] [[1989]]) è stata una vittima innocente di [[Camorra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia== &lt;br /&gt;
Di appena 5 anni, Carmela venne uccisa il 24 agosto 1989 nell&#039;auto dello zio Giuseppe Pannone, mentre si trovava in vacanza con gli zii ad Agropoli (SA). Giuseppe Pannone era un pregiudicato di Afragola, vero obiettivo dell&#039;agguato e personaggio di spicco della camorra cutoliana. Era appena uscito dal carcere, dopo aver scontato una pena ad anni sei di reclusione. Al momento dell&#039;agguato, Pannone con i figli e la piccola Carmela, si trovano nell&#039;auto, in attesa della moglie di Pannone:il commando composto da quattro sicari, incuranti della presenza dei bambini, fece fuoco, una volta affiancata la vettura di Pannone. Carmela morì una volta trasportata all&#039;ospedale di Battipaglia, mentre un altro cugino riportò gravissime ferite alla testa. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*La Repubblica, &#039;&#039;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/08/25/agguato-al-boss-camorrista-uccisa-anche-una.html Agguato al boss camorrista. Uccisa anche una bambina]&#039;&#039;, 25 agosto 1989. &lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di Camorra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Minori Vittime di mafia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria: Bambini Vittime di mafia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1984]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 24 agosto]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1989]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Antonino Agostino</title>
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		<updated>2022-01-11T10:36:08Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Antonino Agostino&#039;&#039;&#039;, detto &#039;&#039;&#039;Nino&#039;&#039;&#039; (Palermo, [[29 marzo]] [[1961]] – Villagrazia di Carini, [[5 agosto]] [[1989]]), è stato un poliziotto e agente segreto italiano, membro del SISDE impegnato nella ricerca e cattura di latitanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Fu tra i poliziotti che rinvennero il tritolo, sventando l&#039;attentato ai danni di [[Giovanni Falcone]] all&#039;[[Fallito Attentato dell&#039;Addaura|Addaura]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L&#039;omicidio ===&lt;br /&gt;
Il 5 agosto 1989 Agostino si trovava a Villagrazia di Carini con la moglie [[Ida Castelluccio]], sposata appena un mese prima e incinta di due mesi. Mentre entravano nella villa di famiglia per festeggiare il compleanno della sorella di lui, un gruppo di sicari in motocicletta arrivò all&#039;improvviso e cominciò a sparare. Agostino venne colpito da vari proiettili, mentre sua moglie Ida venne raggiunta da un solo colpo e cominciò a strisciare per terra per avvicinarsi al marito morente. I genitori di Agostino, uditi gli spari, andarono a soccorrere il figlio e la nuora ma non c&#039;era già più niente da fare: erano entrambi già morti. Quel giorno, Agostino non portava armi addosso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il Processo e le indagini ==&lt;br /&gt;
Inizialmente, la squadra mobile di Palermo seguì inutilmente per mesi un&#039;improbabile &amp;quot;pista passionale&amp;quot;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo 31 anni, nel mese di luglio 2020, la procura generale di Palermo, che vedeva Roberto Scarpinato come procuratore generale, chiese il rinvio a giudizio per i due boss di Cosa Nostra: Nino Madonia e Gaetano Scotto. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel processo del rito abbreviato, nel marzo 2021, [[Antonino Madonia|Nino Madonia]] fu riconosciuto come mandante del duplice omicidio in primo grado.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gaetano Scotto e Francesco Paolo Rizzuto scelsero la formula del rito ordinario (accusato dalla procura di favoreggiamento). Il processo a loro carico iniziò nel mese di maggio (2021). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
* Saverio Lodato, Quarant&#039;anni di Mafia, BUR, 2013.&lt;br /&gt;
*Giornale di Sicilia, [https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2021/12/16/delitto-agostino-chiamato-a-deporre-lex-007-contrada-f146712b-c4df-46f5-8744-452ff92c9d7d/ &#039;&#039;Delitto Agostino, chiamato a deporre l&#039;ex 007 Bruno Contrada&#039;&#039;], 16 dicembre 2021. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Poliziotti]] [[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati il 29 marzo]] [[Categoria:Nati nel 1961]] [[Categoria:Morti il 5 agosto]] [[Categoria:Morti nel 1989]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Paolo_Vinci&amp;diff=9593</id>
		<title>Paolo Vinci</title>
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		<updated>2022-01-11T10:13:39Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Paolo Vinci&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1972]], -  Camporeale, [[11 luglio]] [[1989]]) è stato una vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia== &lt;br /&gt;
Di appena 17 anni, Vinci, nel giorno del suo omicidio, stava aiutando [[Calogero Loria]] - di 26 anni, vittima anch&#039;egli dell&#039;agguato - e Filippo Loria - sopravvissuto e, secondo gli inquirenti, vero obiettivo - a caricare, su un camion, della legna che avevano raccolto nel bosco. &lt;br /&gt;
Verso le 21 dell&#039;11 luglio, un commando di killer raggiunse il podere dei cugini Loria per ammazzare Filippo che, tuttavia, riuscì a salvarsi.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia== &lt;br /&gt;
*La Repubblica&lt;br /&gt;
&#039;&#039;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/07/13/un-altro-feroce-delitto-mafioso-due-massacrati.html Un altro feroce delitto mafioso: due massacrati a colpi di lupara]&#039; &#039;13 luglio 1989&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria: Minori Vittime di mafia]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati nel 1972]] [[Categoria:Morti l&#039;11 marzo]] [[Categoria:Morti nel 1989]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Salvatore_Incardona&amp;diff=9592</id>
		<title>Salvatore Incardona</title>
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		<updated>2022-01-11T10:13:22Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Salvatore Incardona&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1939]] - Vittoria (RG), [[9 giugno]] [[1989]]) è stato un imprenditore della cooperativa Agriduemila, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
Incardona fu un grossista al mercato ortofrutticolo di Vittoria. Si era battuto affinchè tutti i commercianti firmassero una denuncia collettiva contro la banda di estorsori che vessava i commercianti della zona. &lt;br /&gt;
Verso le 5:45 del 9 giugno 1989, Incardona venne crivellato dai colpi dei fucili a pompa dei suoi killer, mentre si trovava alla guida della sua autovettura.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Giuseppe Bascietto, [https://mafie.blogautore.repubblica.it/2019/05/19/3171/ &#039;&#039;Salvatore, che non voleva pagare&#039;&#039;], BlogMafie La Repubblica, 19 maggio 2019. &lt;br /&gt;
&#039;&#039;[[Categoria:Imprenditori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]]&#039;&#039;&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1939]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;[[Categoria:Morti il 9 giugno]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1989]]&#039;&#039;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Salvatore_Incardona&amp;diff=9591</id>
		<title>Salvatore Incardona</title>
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		<updated>2022-01-11T10:03:55Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Salvatore Incardona&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1939]] - Vittoria (RG), [[9 giugno]] [[1989]]) è stato un imprenditore della cooperativa Agriduemila, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
Incardona fu un grossista al mercato ortofrutticolo di Vittoria. Si era battuto affinchè tutti i commercianti firmassero una denuncia collettiva contro la banda di estorsori che vessava i commercianti della zona. &lt;br /&gt;
Verso le 5:45 del 9 giugno 1989, Incardona venne crivellato dai colpi dei fucili a pompa dei suoi killer, mentre si trovava alla guida della sua autovettura.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Scicli Notizie&lt;br /&gt;
&#039;&#039;[http://www.sciclinotizie.org/200906096160/Cronaca/Attualita/se-ti-chiedono-di-pagare-il-pizzo-il-silenzio-non-paga-in-ricordo-di-salvatore-incardona.html Se ti chiedono di pagare il pizzo il silenzio non paga. In ricordo di Salvatore Incardona]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;[[Categoria:Imprenditori]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]]&#039;&#039;&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1939]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;[[Categoria:Morti il 9 giugno]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1989]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&#039;&#039;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Antonio_D%27Onufrio&amp;diff=9590</id>
		<title>Antonio D&#039;Onufrio</title>
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		<updated>2022-01-11T09:57:26Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Antonio D&#039;Onufrio&#039;&#039;&#039; (N.D. [[1950]] - Palermo, [[16 marzo]] [[1989]]) è stato un barone e un possidente terriero, vittima innocente di [[Cosa Nostra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia== &lt;br /&gt;
Antonio D&#039;Onufrio collaborò con la Criminalpol palermitana fornendo delle informazioni importanti per scovare molti latitanti nascosti a Ciaculli. Fu ammazzato a 39 anni, essendo considerato un informatore della polizia. La sua fu un&#039;esecuzione esemplare: venne trucidato a colpi di mitra e gli fu inferto un ultimo colpo in bocca, proprio ad indicare che “aveva parlato troppo”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]][[Categoria:Nati nel 1950]] [[Categoria:Morti il 16 marzo]] [[Categoria:Morti nel 1989]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Abed_Manyami&amp;diff=9588</id>
		<title>Abed Manyami</title>
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		<updated>2022-01-10T12:21:30Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Abed Manyami&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1958]] - Gioia Tauro, [[9 settembre]] [[1988]]) è stato un venditore ambulante di origine marocchina, vittima innocente di [[&#039;ndrangheta]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Il giorno del suo omicidio Abed si trovava nell&#039;officina per la demolizione di auto di proprietà di Girolamo Priolo per comprare un motore usato per la sua automobile, con la quale voleva tornare in Marocco a far visita ai parenti. Tre persone entrarono nel negozio, facendo fuoco: l&#039;obiettivo era Priolo, ma venne ucciso anche Abed.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/09/10/cinque-vittime-della-mafia-gioia-tauro.html Cinque vittime della mafia a Gioia Tauro]&#039;&#039;, la Repubblica, 10 settembre 1988&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Venditori ambulanti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Nati nel 1958]] [[Categoria:Morti il 9 settembre]] [[Categoria:Morti nel 1988]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Antonio_Raffaele_Talarico&amp;diff=9587</id>
		<title>Antonio Raffaele Talarico</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Antonio_Raffaele_Talarico&amp;diff=9587"/>
		<updated>2022-01-10T12:00:45Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Antonio Raffaele Talarico&#039;&#039;&#039; (Sambiase (CZ), [[4 ottobre]] [[1938]] - Lamezia Terme (CZ), [[2 settembre]] [[1988]]) è stato una Guardia Particolare Giurata, vittima innocente di [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Padre di quattro figli, da oltre venti anni svolgeva il proprio lavoro di Guardia Particolare Giurata presso un cantiere edile di solai, in località Bagni, a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. La sera del 2 settembre 1988 venne ucciso a soli 49 anni con diversi colpi d&#039;arma da fuoco alle spalle, mentre si apprestava ad aprire il cancello del cantiere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Indagini e Processi ==&lt;br /&gt;
La verità sulla sua morte arrivò solamente nel [[1996]], quando il principale sospettato dell&#039;omicidio, Pasquale D&#039;Elia, divenne collaboratore di giustizia e confessò l&#039;omicidio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Nati il 4 ottobre]] [[Categoria:Nati nel 1938]] [[Categoria:Morti il 2 settembre]] [[Categoria:Morti nel 1988]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Roberta_Lanzino&amp;diff=9586</id>
		<title>Roberta Lanzino</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Roberta_Lanzino&amp;diff=9586"/>
		<updated>2022-01-10T11:57:46Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Roberta Lanzino&#039;&#039;&#039; ( ND, 1969 - Torremare di Falconara (CS), 26 luglio 1988) è stata una studentessa di 19 anni. &lt;br /&gt;
[[Categoria:Donne Vittime di mafia]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]] [[Categoria:Morti il 26 luglio]] [[Categoria:Morti nel 1988]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Walter_Briatore&amp;diff=9585</id>
		<title>Walter Briatore</title>
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		<updated>2022-01-10T11:49:49Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Walter Briatore&#039;&#039;&#039; (Roburent (CN), [[1952]]. - Torino, [[15 luglio]] [[1988|1988)]] è stato un ucciso per uno scambio di persona, vittima innocente di [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
Paola Scola, [https://www.lastampa.it/cuneo/2019/01/06/news/omicidio-walter-briatore-si-riaprono-le-indagini-ucciso-per-errore-1.33669263 &#039;&#039;Omicidio Walter Briatore si riaprono le indagini ucciso per errore&#039;&#039;] , La Stampa, 14 giugno 2019. &lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1952]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 15 luglio]] [[Categoria:Morti nel 1988]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Antonino_Scirt%C3%B2&amp;diff=9584</id>
		<title>Antonino Scirtò</title>
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		<updated>2022-01-10T11:40:35Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Antonino Scirtò&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1946]] - Reggio Calabria, [[18 gennaio]] [[1987]]) è stato un ferroviere, ucciso in agguato di [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
Antonino Scirtò venne colpito a morte mentre passava in macchina vicino all’Ospedale di Pediatria. Il vero bersaglio dell’agguato era Francesco Stillitano del clan dei Rosmini. Il criminale infatti si trovava lì per fare visita al figlio ricoverato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Aldo Varano, [https://archivio.unita.news/assets/main/1987/01/18/page_007.pdf &#039;&#039;Per caso si trova nell&#039;agguato: freddato un operaio&#039;&#039;], L&#039;Unità, 18 gennaio 1987.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori Vittime di mafia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1946]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 17 gennaio]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1987]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Pasquale_Auriemma&amp;diff=9583</id>
		<title>Pasquale Auriemma</title>
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		<updated>2022-01-09T16:47:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Pasquale Auriemma&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1977]] - Acerra, [[1° maggio]] [[1992]]) è stato una vittima innocente della [[Camorra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
Auriemma venne ucciso durante un raid presso l’abitazione di [[Vincenzo Crimaldi]], suo parente, di cui era sfortunatamente ospite al momento della strage. Nell’esecuzione persero la vita, oltre al giovane Pasquale anche Crimaldi, la moglie [[Emma Basile]], il figlio [[Silvio Crimaldi|Silvio]] e la figlia [[Livia Crimaldi|Livia]], incinta al quinto mese di gravidanza. &lt;br /&gt;
Venne accusato dell’eccidio Clemente Canfora, cognato del latitante Mario Di Paolo, capo clan e mandante dell’esecuzione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia == &lt;br /&gt;
*Fondazione Polis Regione Campania, &#039;&#039;[http://fondazionepolis.regione.campania.it/showDocuments.php?bb1a82c9aa29ce63beb388080ed9f1d4=138a4882552e8600ff865f503f0d3710&amp;amp;pgCode=G7I162R2873&amp;amp;refresh=on Scheda Pasquale Auriemma]&#039;&#039; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Minori Vittime di mafia‎]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Nati nel 1977]] [[Categoria:Morti il 1° maggio]] [[Categoria:Morti nel 1992]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Aniello Giordano</title>
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		<updated>2022-01-09T14:09:47Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Aniello Giordano&#039;&#039;&#039; (Sarno (SA), [[1924]] - Torre del Greco, [[20 dicembre]] [[1987]]) è stato un sottufficiale della Polizia di Stato,  vittima innocente di [[Camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
Il sottufficiale in pensione venne colpito a morte da una raffica di proiettili mentre si trovava in un mobilificio per fare degli acquisti: il vero bersaglio dell’agguato era il titolare del mobilificio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*La Stampa&lt;br /&gt;
&#039;&#039;[https://vittimemafia.it/20-dicembre-1987-torre-del-greco-na-muore-aniello-giordano-sottufficiale-della-polizia-in-pensione-ferito-il-17-da-due-estorsori-mentre-era-a-fare-acquisti-in-un-mobilificio/ Torre del Greco, muore Aniello Giordano sottoufficiale della Polizia in pensione ferito il 17 da due estorsori mentre era a fare acuisti in un mobilificio]&#039;&#039;, 20 dicembre 1987.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Poliziotti]] [[Categoria: Forze dell&#039;Ordine‏‎]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1924]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 20 dicembre]] [[Categoria:Morti nel 1987]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<title>Luciano Pignatelli</title>
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		<updated>2022-01-09T14:00:46Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Luciano Pignatelli&#039;&#039;&#039; (Giovinazzo (BA), [[19 marzo]] [[1963]] - Castel Morrone (CE) , [[4 dicembre]] [[1987]]) è stato un carabiniere, vittima innocente di [[Camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
Luciano Pignatelli fu ucciso insieme al collega [[Carmelo Ganci]]: i due, in borghese, decisero di inseguire i fautori di una rapina di cui avevano avuto notizia mentre non erano in servizio. I rapinatori aprirono il fuoco contro i due delle forze dell’ordine che vennero feriti a morte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria: Forze dell&#039;Ordine‏‎]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati il 19 marzo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1963]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 4 dicembre]] [[Categoria:Morti nel 1987]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Carmelo Ganci&#039;&#039;&#039; (Siracusa, [[30 luglio]] [[1964]] - Castel Morrone (CE), [[4 dicembre]] [[1987]]) è stato un carabiniere, vittima innocente di [[Camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
Carmelo Ganci fu ucciso insieme al collega [[Luciano Pignatelli]]: i due, in borghese, decisero di inseguire i fautori di una rapina di cui avevano avuto notizia mentre non erano in servizio. I rapinatori aprirono il fuoco contro i due carabinieri che furono entrambi feriti a morte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria: Forze dell&#039;Ordine‏‎]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati il 30 luglio]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1964]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 4 dicembre]] [[Categoria:Morti nel 1987]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<updated>2022-01-09T13:54:49Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Carmelo Ganci&#039;&#039;&#039; (N.D. - Castel Morrone, [[4 dicembre]] [[1987]]) è stato un carabiniere, vittima innocente di [[Camorra]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
Carmelo Ganci fu ucciso insieme al collega [[Luciano Pignatelli]]: i due, in borghese, decisero di inseguire i fautori di una rapina di cui avevano avuto notizia mentre non erano in servizio. I rapinatori aprirono il fuoco contro i due carabinieri che furono entrambi feriti a morte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Carabinieri]] [[Categoria: Forze dell&#039;Ordine‏‎]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]] [[Categoria:Morti il 4 dicembre]] [[Categoria:Morti nel 1987]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Giovanni_Mileto&amp;diff=9578</id>
		<title>Giovanni Mileto</title>
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		<updated>2022-01-09T13:49:59Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giovanni Mileto&#039;&#039;&#039; ( N.D., [[24 luglio]] [[1930]]  - Cittanova [[7 novembre]] [[1987]]) è stato un operaio, vittima innocente di [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
Giovanni Mileto venne ucciso a colpi di fucile mentre tentò di aiutare Serafino Berlingeri, bersaglio di un agguato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori Vittime di mafia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1930]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati il 24 luglio]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 7 novembre]] [[Categoria:Morti nel 1987]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Roberto_Rizzi&amp;diff=9577</id>
		<title>Roberto Rizzi</title>
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		<updated>2022-01-09T13:35:36Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Roberto Rizzi&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1956]],  – Torino, [[20 maggio]] [[1987]]) è stato un impiegato, ucciso per uno scambio di persona. &lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori Vittime di mafia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1956]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 20 maggio]] [[Categoria:Morti nel 1987]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Paolo_Ficara&amp;diff=9576</id>
		<title>Paolo Ficara</title>
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		<updated>2022-01-09T13:30:35Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Paolo Ficara&#039;&#039;&#039; (N.D., [[1939]] - Bova di Reggio Calabria, [[16 aprile]] [[1987]]) è stato un operaio della forestale, vittima innocente di [[&#039;ndrangheta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
Paolo Ficara morì per aver accettato un passaggio in macchina dal bersaglio dell’agguato, Salvatore Morabito: si trovava infatti con lui al momento dell’azione criminale che gli costò la vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Lavoratori Vittime di mafia]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime di &#039;ndrangheta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1939]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 16 aprile]] [[Categoria:Morti nel 1987]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Tammaro_Cirillo&amp;diff=9575</id>
		<title>Tammaro Cirillo</title>
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		<updated>2022-01-05T16:01:42Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Giogumina: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Tammaro Cirillo&#039;&#039;&#039; (ND, [[1942]] - Villa Literno (CE) [[25 luglio]] [[1980]]) è stato un sindacalista,  ucciso a 38 anni da sicari della [[Camorra]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
https://www.filleacgil.net/tutto/137-comunicazione/16336-tammaro-cirillo.html&lt;br /&gt;
[[Categoria:Sindacalisti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Camorra]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Nati nel 1942]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti il 25 luglio]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Morti nel 1980]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Vittime senza giustizia]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Giogumina</name></author>
	</entry>
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