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	<title>WikiMafia - Contributi dell&#039;utente [it]</title>
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	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Seconda_Guerra_di_Mafia&amp;diff=2851</id>
		<title>Seconda Guerra di Mafia</title>
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		<updated>2013-12-31T12:58:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ninofricano: /* Il Triangolo della morte e l&amp;#039;operazione Carlo Alberto */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}} [[Categoria:XX Secolo]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;Io questa seconda guerra di mafia non l&#039;ho capita. Quando c&#039;è una guerra, due famiglie si armano e sanno che devono andare l&#039;una contro l&#039;altra.&#039;&#039; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;A palermo questa guerra di mafia non c&#039;è mai stata.&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;C&#039;è stato un massacro. C&#039;è stata solo la strategia della tensione di Totò Riina&#039;&#039; &amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;(&#039;&#039;&#039;Gaspare Mutolo&#039;&#039;&#039;)&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Seconda guerra di Mafia è stato un conflitto interno alla mafia siciliana che ha causato un numero imprecisato di vittime – le cifre oscillano tra i 400 e i 1000 morti – tra il 1978 e il 1984.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le vittime sono state ammazzate per strada, in agguati e imboscate ben organizzate militarmente, oppure sono sparite nel nulla (&amp;quot;lupara bianca&amp;quot;), probabilmente strangolate e sciolte nell&#039;acido.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il conflitto è scaturito da una forte instabilità interna all&#039;organizzazione mafiosa, scossa dai nuovi grossissimi interessi del traffico internazionale di eroina e delle nuove ambizioni della sanguinaria fazione dei corleonesi capeggiata da [[Totò Riina|Riina]], [[Bernardo Povenzano|Provenzano]] e [[Leoluca Bagarella|Bagarella]]. Alle vittime interne interne (membri dell&#039;organizzazione mafiosa, oppure parenti, fiancheggiatori e complici) si aggiunsero anche vittime esterne: magistrati, giornalisti, politici etc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Convenzionalmente, si usa la locuzione &amp;quot;seconda guerra di mafia&amp;quot; per distinguerla dalla [[Prima guerra di Mafia]] degli anni &#039;60, altro grosso scontro interno all&#039;organizzazione mafiosa. Nell&#039;ambito della prima guerra di mafia si ricordano la [[Strage di Ciaculli]] (30 giugno 1962) e la [[Strage di viale Lazio]] (10 dicembre 1969).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La vicenda ==&lt;br /&gt;
=== Origini e cause ===&lt;br /&gt;
Il contesto è quello dei grandi cambiamenti. Anche la società siciliana, da essenzialmente agricola e latifondista, si apre alle dinamiche di mercato e alle nuove opportunità di controllo del territorio derivanti dalla democrazia di massa. Nascono nuovi e diversificati business e il legame con la politica si rinsalda tramite il voto di scambio e le tecniche clientelistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mafia ha le mani in pasta dovunque: mercato ortofrutticolo, abigeato (furto di bestiame) e macellerie clandestine, monopoli dei servizi pubblici (illuminazione, manutenzione, servizi idrici e fognari, etc), speculazioni edilizie in larga scala (es. il sacco di Palermo degli anni &#039;60), traffico di armi e soprattutto narcotraffico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il margine di azione della mafia siciliana diventa sempre più internazionali. Dopo la seconda guerra mondiale, infatti, si saldano i legami della mafia siciliana con le organizzazioni mafiose nate nei decenni precedenti negli Stati Uniti. Da ricordare il [[Summit dell&#039;Hotel delle Palme]], tra boss siciliani e americani, tenutosi nell&#039;ottobre 1957.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La droga è il grande affare del secolo, soprattutto l&#039;eroina. Un processo che ha le sue basi in Africa e in Estremo Oriente (Afghanista, Pakistan) e che poi, passando dalla Turchia, ha bisogno di basi logistiche per le varie fasi: produzione, raffinazione, taglio e distribuzione dei stupefacenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni &#039;60 e &#039;70 la Sicilia - anche grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo e alle larghissime coperture politiche della mafia - diventa una dei più importanti centri dello smistamento di eroina di tutto il mondo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decine di raffinerie nascono nelle campagne siciliane. Vengono chiamati chimici ed esperti nella raffinazione da tutto il mondo. In Sicilia arriva la materia grezza che sull&#039;isola viene raffinata, confezionata e poi venduta sul mercato internazionale. Un fiume di denaro di entità mai vista prima. Per mille lire che si investono, centocinquanta milioni di lire si guadagnano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;organizzazione mafiosa è strutturata in famiglie e mandamenti che si gestiscono piuttosto autonomamente. Per le grosse decisioni, compresi omicidi e attentati, si ricorre alla commissione provinciale. La cosiddetta Cupola, che a sua volta – in questo periodo - è gestita dal cosiddetto trimvirato: i tre boss più rappresentativi di tutta la provincia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La supremazia di Riina ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Totò Riina entra nel triumvirato al posto di Luciano Liggio, subito dopo l&#039;arresto del superboss corleonese, avvenuto il 5 maggio 1974.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il triumvirato è composto, oltre che da Riina, da Stefano Bontade, boss di Villagrazia, e Gaetano Badalamenti, boss di Cinisi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È il periodo che la mafia si arricchisce a dismisura grazie al traffico di droga. I corleonesi, sia per scarsa esperienza manageriale, sia per scarsi contatti all&#039;estero, vengono tagliati fuori dai grossi traffici e riescono a far soldi quasi esclusivamente con il contrabbando di sigarette e i sequestri di persona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riina, però, fin dall&#039;arresto di Liggio, comincia a lavorare al suo personalissimo piano di supremazia interna a Cosa Nostra. Comincia a tessere le fila, in altre parole, creandosi una rete di fiancheggiatori dentro l&#039;organizzazione, per riuscire un giorno a rovesciare l&#039;egemonia dei boss delle vecchie famiglie palermitane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Racconta il pentito Antonino Calderone che l&#039;evento scatenante è l&#039;omicidio – il 16 marzo 1978 - di Francesco Madonia, capo della cosca di Vallelunga Pratameno, in provincia di Caltanissetta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Madonia viene fatto ammazzare da Badalamenti perchè sospettato di aver ordinato – su istigazione di Riina – un (fallito) attentato ai danni di un uomo d&#039;onore a lui vicino: Giuseppe Di Cristina, boss di Riesi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Badalamenti inoltre è sospettato di aver gestito traffici di eroina senza informare la Cupola, con l&#039;intermediazione del trafficante Salvatore Greco, che muore in Venezuela per cause naturale il 7 marzo 1978.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Totò Riina accusa Badalamenti e lo fa espellere dalla Cupola. Badalamenti è costretto a fuggire, prima in Spagna, poi in Brasile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È Michele Greco, boss di Ciaculli, a prendere il posto di Badalementi nel triumvirato. Michele Greco viene nominato rappresentante della commissione provinciale. In pratica è il capo della Cupola, ma non ha nessuna autorità e presto diventerà il burattino dei corleonesi. Il vero conflitto è tra Riina e Bontade.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riina – a suon di mitragliate – esplicita il suo progetto di supremazia. Fa ammazzare i boss Giuseppe Di Cristina (30 maggio 1978) e Giuseppe Calderone (8 settembre 1978), vicinissimi a Bontade e Badalamenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di Cristina è stato il primo a dare l&#039;allarme della pericolosità di Riina e Provenzano. &amp;quot;I viddani sono giunti alle porte di palermo, lo volete capire o no?&amp;quot; - disse ai boss palermitani - ma non gli diedero ascolto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di Cristina - dopo la fuga di Badalamenti – ha cominciato ad incontrare di nascosto il capitano dei carabinieri di Gela, Alfio Pettinato, con l&#039;obiettivo di far arrestare Riina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riina e Bontade – tramite il capocupola Michele Greco – fanno nominare nuovi capomandamenti. Si cerca di riequilibrare la geografia mafiosa, ma il lavoro da tessitore di Riina dà i suoi frutti. Gli amici dei corleonesi – sul territorio - sono in maggioranza&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1979 i corleonesi fanno approvare dalla commissione provinciale numerosi omicidi eccellenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;11 gennaio viene ammazzato il sottoufficiale della Polizia Filadelfio Aparo, il 26 gennaio il giornalista Mario Francese, il 9 marzo il segretario provinciale Dc Michele Reina, il 21 luglio il vicequestore Boris Giuliano e il 25 settembre il giudice Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 6 gennaio 1980 il presidente della Regione Pier Santi Mattarella. Il 4 maggio è il turno del capitano dei carabinieri Emanuele Basile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cresce la disapprovazione da parte della fazione di Bontade, finchè Salvatore Inzerillo reagisce facendo ammazzare il giudice Gaetano Costa senza l&#039;approvazione della commissione (6 agosto 1980).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 6 settembre 1980 viene ucciso Fra&#039; Giacinto Castronovo, devotissimo a Stefano Bontade. Un frate che in monastero teneva la &#039;38&#039; nel cassetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La mattanza ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma è nel 1981 che la mattanza ha inizio. I boss Bontade, Inzerillo, Spatola, Panno e tutta la &amp;quot;vecchia guardia&amp;quot; mafiosa si incontrano ripetutamente per organizzare un piano per uccidere nientemeno che Totò Riina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma il capo dei corleonesi lo viene a sapere, su soffiata di Michele Greco, e così l&#039;11 marzo fa sparire il boss di Casteldaccia Giuseppe (detto &amp;quot;Piddu&amp;quot;) Panno. Bontade reagisce facendo ammazzare due uomini vicini a Riina: Angelo Graziano e Stefano Giaconia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda guerra di mafia, convenzionalmente, inizia quando Riina ordina l&#039;omicidio degli stesso Stefano Bontade e subito dopo di Salvatore Inzerillo, uccisi rispettivamente il 23 aprile e l&#039;11 maggio 1981.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo Inzerillo è il turno di Mimmo Teresi, vice di Bontade, che cade vittima di un&#039;imboscata insieme a quattro suoi uomini, che vengono strangolati e fatti sparire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È una strage continua. I corleonesi ammazzano boss e fiancheggiatori, ma anche familiari e amici di tutti gli uomini d&#039;onore che si ritrovano nella fazione opposta alla loro. È caccia aperta anche agli &amp;quot;scappati&amp;quot; in America.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1982 i giornalisti del Giornale Di Sicilia e de L&#039;Ora – ogni giorno – fanno la loro macabra &amp;quot;conta&amp;quot;. Il 4 agosto sono 79 morti dall&#039;inizio dell&#039;anno. Il 7 agosto 86. L&#039;11 agosto 93. Il 26 agosto si raggiunge quota 100.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Palermo è guerra aperta. L&#039;“arroganza mafiosa” - come la chiamerà Dalla Chiesa – è ai suoi massimi storici.. Dice al giornalista Giorgio Bocca, nella famosa intervista del 10 agosto 1982 che tale arroganza è quella con cui i mafiosi &amp;quot;uccidono in pieno giorno, trasportano i cadaveri, li mutilano, ce li posano fra questura e Regione, li bruciano alle tre del pomeriggio in una strada centrale di Palermo&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Torniamo al 1981. Salvatore Contorno – vicino a Bontade e Inzerillo – scappa ad un agguato a colpi di kalashnikov tesogli dal feroce killer Pino Greco U&#039; Scarpuzzedda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In sei mesi ammazzano quattordici tra amici e parenti di Totò Contorno, che nel frattempo è fuggito a Roma, dove verrà arrestato il 24 marzo 1982 e poi deciderà di diventare collaboratore di giustizia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Contorno – dopo Tommaso Buscetta – sarà il pentito più importante del maxiprocesso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il boss di Partanna Mondello Rosario Riccobono, detto &amp;quot;ù terrorista&amp;quot;, prima vicino a Bontade, passa con i corleonesi e fa uccidere Emanuele D&#039;Agostino, uomo di Bontade, che sparisce nel nulla.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 12 giugno 1981 viene ammazzato anche il giovanissimo Giuseppe Inzerillo, 17 anni, figlio di Salvatore, che aveva detto: &amp;quot;Ammazzerò Riina con le mie mani&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uccisi anche Santo Inzerillo, fratello di Salvatore, e suo zio Calogero Di Maggio, che vengono rapiti e fatti sparire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il terremoto siciliano mette in allerta pure i boss americani, che prendono provvedimenti. Il boss di Broolin Paul Castellano, capo della famiglia Gambino, manda in Sicilia i killer Rosario Naimo e John Gambino (parente degli Inzerillo) per giungere a un accordo. Riina promette che i parenti superstiti avranno salva la vita, a patto però che non ritornino mai più in Sicilia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, la famiglia Gambino deve trovare e uccidere lo zio e il fratello del defunto boss: Antonino e Pietro Inzerillo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antonino Inzerillo rimane vittima della &amp;quot;lupara bianca&amp;quot; a Brooklin, mentre il cadavere di Pietro venne ritrovato nel bagagliaio di un&#039;auto a Mount Laurel, nel New Jersey, il 14 gennaio 1982, con una mazzetta di dollari in bocca e tra i genitali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 4 aprile del 1982 il segretario regionale comunista Pio La Torre organizza la &amp;quot;manifestazione dei centomila&amp;quot; contro l&#039;installazione della base per i missili Cruise presso l&#039;aeroporto di Comiso. Il 4 aprile palesa il suo indirizzo antimafioso con la relazione introduttiva al IX congresso regionale del Pci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pio La Torre viene ammazzato il 30 aprile, insieme al suo autista Rosario Di Salvo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il Triangolo della morte e l&#039;operazione Carlo Alberto ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Decine di morti anche in provincia di Palermo, tra Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia. Regolamenti di conti, scalate di potere, vendette trasversali. Una zona che verrà chiamata dalla stampa nazionale &amp;quot;il triangolo della morte&amp;quot;. Una recrudiscenza della violenza mafiosa in provincia che coincide con la permanenza a Palermo del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei carabinieri in congedo, reduce dal successo contro le brigate rosse, che ha prestato servizio a Corleone tra il &#039;66 e il &#039;73.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla Chiesa arriva in Sicilia due giorni dopo l&#039;omicidio di Pio La Torre (2 aprile 1982), e viene ammazzato – insieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro – il 3 settembre dello stesso anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Appena insediatosi a Villa Whitaker, sede della prefettura, mette a segno una clamorosa perquisizione negli uffici delle esattorie siciliane, contro l&#039;impero dei cugini Nino e Ignazio Salvo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antefatto degli omicidi del triangolo della morte è la cosiddetta &amp;quot;strage di Natale&amp;quot; del 25 dicembre 1981, un folle inseguimento e sparatoria per le vie della cittadina alle porte di Palermo, conclusasi con l&#039;omicidio del boss di Villabate Giovanni De Peri e del suo braccio destro Biagio Pitarresi, e con il sequestro e la sparizione del figlio Antonino Pitarresi. Nella sparatoria viene colpito da un proiettile vagante il pensionato Onofrio Valvola. A bordo della macchina dei killer ci sono il superkiller Pino Greco U&#039; Scarpuzzedda, il boss di Corso dei mille Filippo Marchese, suo nipote Pino Marchese (18 anni, si pentirà nel 1992) e altri uomini d&#039;onore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;uccisione di Giovanni De Peri è una ricompensa dei corleonesi a Salvatore Montalto di Villabate, appena passato con la fazione di Totò Riina, che punta a diventare il reggente di Villabate. (Montalto verrà arrestato il 7 novembre 1982, una settimana dopo verrà ammazzato il poliziotto della sezione investigativa Calogero Zucchetto, che aveva contribuito all&#039;arresto).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il boss Filippo Marchese di Corso dei mille, all&#039;interno della mattanza siciliana, è uno dei personaggi più sanguinari e importanti. È celebre per la sua &amp;quot;camera della morte&amp;quot; in piazza Sant&#039;Erasmo, a Palermo, in cui tortura, strangola e scioglie nell&#039;acido decine di vittime.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non appena cominciano gli scontri interni alla Cupola, Filippo Marchese passa con i corleonesi, diventando uno dei loro killer più fidati. Partecipa all&#039;omicidio di Pio La Torre e dei boss Bontade e Inzerillo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel luglio 1982, Filippo Marchese suggella l&#039;alleanza con i corleonesi con un altro omicidio, quello del proprio cognato Pietro Marchese – fratello della moglie, che di cognome fa pure Marchese – che viene ammazzato in carcere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intanto, da più lati, fioccano i morti. Il 16 giugno 1982 c&#039;è la strage della circonvallazione, dove i killer dei corleonesi ammazzano il boss Alfio Ferlito mentre lo trasportano al carcere di Trapani. Con lui, cadono sotto i colpi di mitragliatice anche tre carabinieri e l&#039;autista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In provincia, l&#039;omicidio di Gregorio Marchese, cognato di Filippo Marchese (3 agosto 1982) innesca un meccanismo sanguinario che porterà a decine di morti nell&#039;arco di poche settimane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Filippo Marchese si vendicherà cercando confusamente i responsabili e lasciandosi dietro una scia di sangue mai vista prima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcuno – probabilmente lo stesso Salvatore Montalto di Villabate – lo mette sulla strada della banda Parisi, una banda di briganti che opera nelle campagne tra Casteldaccia e Altavilla Milicia, capeggiati dal latitante Antonino Parisi, responsabile della morte del carabiniere Orazio Costantino del 1969.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 5 agosto 1982 viene assassinato Giusto Parisi, fratello del latitante. Lo stesso giorno, a Bagheria, vengono ammazzati Cesare Manzella, consigliere comunale ex democristiano e ora socialista, e Michelangelo Amato, suo portaborse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 6 agosto, ad Altavilla, viene ucciso Pietro Martorana, figlioccio di Don Piddu Panno, fatto sparire l&#039;anno prima a Casteldaccia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al tramonto, a Casteldaccia, vengono assassinati Michele Carollo, fedelissimo di Panno, e Santo Grassadonia, vicino alla famiglia di Villabate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 7 agosto omicidio di Francesco Pinello, nella mattinata, ad Altavilla. Verso mezzanotte, davanti alla stazione dei carabinieri di Casteldaccia, viene ritrovata una Fiat 127 rossa con due cadaveri incaprettati all&#039;interno. Sono Cesare Peppuccio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Manzella, ex operaio Fiat, e Ignazio Pedone, meccanico. Poco prima è arrivata una chiamata, effettuata da Salvatore Rotolo, braccio destro di Filippo Marchese: &amp;quot;Se vi volete divertire, andate a guardare nella macchina che è posteggiata proprio davanti alla vostra caserma&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Martedì 9 agosto c&#039;è l&#039;omicidio di Leonardo Rizzo, pregiudicato bagherese che viene trovato morto nel suo appezzamento di terreno a Capo Zafferano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mercoledì 10 agosto gli uomini di Filippo Marchese continuano a fare piazza pulita dei vecchi mafiosi di Villabate, per togliere ogni ostacolo all&#039;ascesa di Salvatore Montalto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quasi in contemporanea - alle ore 8.20 e 8.25 – vengono ammazzati due parenti del boss Giovanni Di Peri, ucciso nella strage di Natale di Bagheria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salvatore Di Peri viene ucciso a Palermo, in via dei Tornieri, presso il mercato della Vucciria. Pietro Di Peri a Villabate, in via Alcide De Gasperi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come scimmiottando le brigate rosse, contro cui Dalla Chiesa è stato avversario e vincitore, i mafiosi per la prima volta rivendicano un omicidio, con una telefonata al quotidiano L&#039;Ora: “Pronto, siamo l&#039;equipe dei killer del triangolo della morte: con i fatti di stamattina l&#039;operazione che chiamiamo &amp;quot;Carlo Alberto&amp;quot;, in onore del prefetto, è quasi conclusa. Dico quasi conclusa”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla Chiesa verrà ammazzato una ventina di giorni dopo: il 3 settembre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il giorno dopo, alla redazione palermitana del quotidiano «La Sicilia» di Catania, arriva la seguente telefonata: «L&#039;operazione Carlo Alberto si è conclusa».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al funerale di Dalla Chiesa, i palermitani lanciano monetine sulle automobili che trasportano le Autorità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Cattedrale il cardinale Salvatore Pappalardo pronuncia il celebre discorso che va sotto il titolo di una espressione latina di Tito Livio: &amp;quot;Dum Romae consulitur... Saguntum expugnatur&amp;quot; e cioè mentre a Roma si discute il da farsi, Sagunto viene espugnata dai nemici&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il giorno 13 settembre 1982 il Parlamento nazionale approva la [[Legge Rognoni-La Torre]], che introduce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (art. 416-bis del codice penale) e permette inoltre allo Stato di confiscare i beni dei mafiosi che abbiano provenienza illecita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovedì 11 agosto 1982, nella mattinata, gli ultimi due omicidi degli uomini di Filippo Marchese, a Palermo. Viene ucciso Paolo Giaccone, medico legale che si rifiuta di falsificare la perizia sulla strage di Natale del 1981.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;omicidio – intorno alle dieci di mattina - i killer Salvatore Rotolo, Angelo Baiamonte, i fratelli Vincenzo e Antonino Sinagra e il loro cugino Vincenzo Sinagra (detto U&#039; Ndli) si incontrano in via Messina Marine e si recano in via 4 aprile, tra via Alloro e piazza Marina, per ammazzare Diego Di Fatta, colpevole di uno scippo ad un&#039;anziana signora protetta dalla mafia di Corso dei Mille.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo aver sparato a Di Fatta, la macchina con a bordo i 5 killer si infila in un vicolo cieco. Riesce a fuggire soltanto Salvatore Rotolo, mentre gli altri quattro vengono arrestati dai carabinieri che avevano assistito all&#039;omicidio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uno dei killer, Vincenzo Sinagra U&#039; Ndli, diventerà un importante collaboratore di giustizia, protagonista al maxi processo del 1986, e svelerà numerosi particolari di questo periodo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di Filippo Marchese si perderanno le tracce. Alcuni pentiti raccontano che Totò Riina lo fa ammazzare e sciogliere nell&#039;acido da Pino Greco Scarpuzzedda, tra il 1983 e il 1984, perchè considerato troppo pericoloso e instabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La prosecuzione della strage ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I corleonesi ammazzano gli nemici – interni ed esterni – ma ammazzano pure gli amici di cui non si fidano. Quelli che possono diventare, in futuro, un problema.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È il caso della strage del 30 novembre 1982, quando all&#039;interno di Cosa Nostra avviene qualcosa di assimilabile alla “notte dei lunghi coltelli” della storia nazista.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;alleato tradito è Rosario Riccobono, boss di Partanna Mondello che – allo scoppiare dello scontro - è passato con i corleonesi dopo essere stato fedelissimo di Bontade.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il capocupola Michele Greco invita Riccobono per una grigliata all&#039;aperto, presso la sua tenuta a Ciaculli. Con lui, tutti i suoi uomini migliori: Salvatore Scaglione, Giuseppe Lauricella, il figlio Salvatore, Francesco Cosenza, Carlo Savoca, Vincenzo Cannella, Francesco Gambino e Salvatore Micalizzi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma gli invitati cadono vittima di un agguato tesogli da Totò Riina e Bernardo Brusca, che – dopo il pranzo – li uccidono a colpi di pistola e li strangolano con l&#039;aiuta di Pino Greco Scarpuzzedda, Giovanni Brusca e Baldassarre Di Maggio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella stessa giornata a Palermo vengono uccisi numerosi associati di Riccobono e pochi giorni dopo suo fratello, Vito Riccobono, viene trovato decapitato nella sua auto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vengono ammazzati il padre, lo zio, il suocero, il cognato di Giovannello Greco, boss di Ciaculli, il quale si vendica il giorno di Natale del 1982, cercando di sparare al cugino Pino Greco U&#039; Scarpuzzedda ma senza riuscire ad ucciderlo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo provoca un accanimento contro i parenti di Badalamenti e Buscetta, sospettati dai corleonesi di sostenere Giovannello Greco: già nel settembre 1982 due figli di Buscetta vengono inghiottiti dalla &amp;quot;lupara bianca&amp;quot; e un cognato viene ucciso mentre il 29 dicembre tocca al fratello Vincenzo e al nipote Benedetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I corleonesi fanno pulizia interna ma continuano, ovviamente, la pulizia esterna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 14 novembre 1982, il 27enne poliziotto della sezione investigativo Calogero Zucchetto viene assassinato davanti al bar Collica, un elegante bar del centro. Stava&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
svolgendo delicate operazioni investigative per conto del suo superiore Ninni Cassarà, che stilerà – con la collaborazione dello stesso Zucchetto e di Beppe Montana – l&#039;importantissimo rapporto &amp;quot;Michele Greco+161&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella notte tra il 25 e il 26 gennario 1983, a Trapani, viene assassinato il giudice Gian Giacomo Ciaccio Montalto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio del 1983 è il giorno della marcia contro la mafia e contro la droga, in cui cinquemila persone giunte da tutte le parti della Sicilia percorrono la via dei &amp;quot;valloni&amp;quot; – residenza di latitanti e teatro di fatti di sangue – tra Bagheria e Casteldaccia. È la prima volta che si verifica un evento del genere, e avviene su iniziativa della Chiesa e dei partiti d&#039;opposizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma le violenze continuano. Il 28 febbraio, nel quartiere palermitano di Brancaccio, una Alfasud della Polizia viene fatta saltare in aria col tritolo provocando il ferimento di tre agenti. Sono dati alle fiamme la cereria dei fratelli Gance e i depositi dei panifici Spinnato perché i titolari non vogliono pagare il pizzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre a Brancaccio, il 29 marzo, 29, Paolo Agnilleri, 32enne, consigliere comunale comunista , viene pestato a sangue da un gruppo di &amp;quot;picciotti&amp;quot; mascherati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 maggio il cardinale Salvatore Pappalardo trascorre diverse ore nel quartiere senza scorta e accompagnato soltanto da qualche sacerdote, dove sprona il popolo a non arrendersi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 13 giugno vengono uccisi il capitano dei carabinieri Mario D&#039;Aleo, comandante della compagnia dei carabinieri di Monreale, l&#039;appuntato Giuseppe Bommarito e il carabiniere Pietro Morici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 23 luglio 1983, con una macchina imbottita al tritolo in via Pipitone Federico, viene ucciso il capo ufficio istruzione di Palermo, il magistrato Rocco Chinnici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chinnici è diventato capo dell&#039;ufficio istruzione nel 1982, dopo la morte per cause naturali del procuratore Pizzillo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 14 febbraio, dopo la perquisizione disposta da Giovanni Falcone a Milano in Via Larga 13 (una delle basi operative del traffico di eroina), Chinnici si è reso protagonista del blitz di San Valentino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 1 luglio, Chinnici ha relazionato a Milano sulla criminalità organizzata di fronte ai componenti della commissione incaricata dal comune del capoluogo lombardo di studiare il fenomeno mafioso nell&#039;hinterland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 luglio il giudice Giovanni Falcone, in pieno accordo con Rocco Chinnici, emette 14 mandati di cattura contro pericolosissimi mafiosi, accusati di essere fra i mandanti e i killer dell&#039;uccisione di Carlo Alberto Dalla Chiesa: Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Salvatore Greco, Pietro Vernengo, Benedetto Santapaola. Si parla inoltre di un&#039;altra ventina di mandati di cattura, pronti alla firma, che dovrebbero portare in carcere, tra altri nomi eccellenti, addirittura i cugini esattori Nino e Ignazio Salvo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A sostituire Rocco Chinnici è chiamato il 63enne Antonino Caponnetto, che arriva a Palermo l&#039;11 novembre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con Caponnetto si perfeziona la formula del pool antimafia di cui Chinnici ha gettato le basi. Ad affiancare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono chiamati Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 5 gennaio 1984, davanti al Teatro Stabile di Catania, viene ucciso il giornalista Beppe Fava.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== 1984-1985 Il terremoto Buscetta ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1984 Tommaso Buscetta – arrestato a San Paolo del Brasile il 23 ottobre 1983 - inizia a collaborare con la giustizia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalle sue dichiarazioni scatterà – in data 29 settembre – una delle operazioni antimafia più importanti di sempre: il blitz di San Michele. I magistrati del pool antimafia spiccano 366 mandati di cattura. Solo una piccola percentuale di mafiosi riuscirà a rendersi irreperibile e a scampare all&#039;arresto. Il blitz di San Michele porterà al Maxi Processo del 1986.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La risposta di Riina arriva subito. Il 18 ottobre 1984 c&#039;è la strage di Piazza Scaffa, a Palermo. Otto persone sono rinchiuse in una stalla – cortile macello, dentro Piazza Scaffa - messe al muro e fucilate da una decina di killer.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;obiettivo sono i fratelli Cosimo e Francesco Quattrocchi, commercianti di carne equina, proprietari di alcune macellerie in città. Con loro muoiono il cugino Cosimo Quattrocchi, il cognato Marcello Angelini, il socio Salvatore Schimmenti e poi Paolo Canale, Giovanni Catalanotti e Antonino Federico che stavano semplicemente dando una mano a sistemare alcuni arrivati appena arrivati dalla Puglia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La strage è un duplice segnale di Totò Riina. Ai magistrati del pool antimafia, e all&#039;affronto del blitz di San Michele, ma anche – rivelano i pentiti - per dare un segnale interno all&#039;organizzazione mafiosa e ad alcuni personaggi che stanno prendendo troppo piede, come ad esempio Pino Greco Scarpuzzedda, che infatti verrà fatto ammazzare un anno dopo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel marzo 1984, a Madrid viene arrestato il bosso e il figlio Leonardo. Badalamenti era proveniente da Rio, e viene poi trasferito negli Usa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 18 settembre 1984, a Bagheria, viene ammazzato il senatore Ignazio Mineo, alto funzionario del Ministero delle Finanze. L&#039;8 ottobre verrà assassinato, sempre a Bagheria, il suo segretario Salvatore Prezentano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 3 novembre viene arrestato Vito Ciancimino, corleonese, ex sindaco di Palermo ed ex assessore ai lavori pubblici ai tempi del sacco di Palermo. Il 12 novembre vengono arrestati i ricchissimi cugini Nino e Ignazio Salvo, di Salemi, che gestiscono in regime di monopolio le esattorie siciliane. Il 18 novembre si suicida Rosario Nicoletti, ex segretario Dc, sospettato di collusioni con la mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 2 dicembre 1984, all&#039;uscita della messa, viene ucciso Leonardo Vitale, insieme alla madre e alla sorella. Leonardo Vitale, condannato nel 1977, è stato il primo pentito di mafia. Dopo una crisi mistica, cominciò a raccontare cos&#039;era la mafia, ma non viene creduto e viene preso per pazzo. Era uscito di prigione nel giugno 1984.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 7 dicembre viene ucciso – davanti la gelateria New Hall Garden - Pietro Busetta, 62enne, incensurato, marito di Serafina Buscetta, sorella del boss che non vede da vent&#039;anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel dicembre 1984, negli Usa, c&#039;è la colossale operazione Pizza Connection, ai danni della famiglia Bonanno, diretta dal boss italoamericano Salvatore Catalano. L&#039;operazione deriva dalle rivelazioni di Buscetta e dalle indagini che hanno portato all&#039;arresto di Badalamenti. Risulta così che l&#039;eroina introdotta negli Stati Uniti dal 1979, per 1,650 Mdi di dollari (2.700 Mdi di lire), proviene dalla Sicilia, dalla Spagna e dal Sud America; centro di produzione alla fonte l&#039;Afghanistan, massimo fornitore, Gaetano Badalamenti.. I centri di distribuzione più importanti della droga sono una serie di pizzerie di Cosa Nostra italo-americana, controllata da mafiosi di origine siciliana a New York e nelle altre città degli Stati Uniti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 23 febbraio 1985 viene assassinato l&#039;imprenditore Roberto Parisi, insieme col suo autista. Presidente della squadra locale di calcio, vicepresidente dell&#039;Associazione degli industriali palermitani, aveva costruito la sua fortuna sugli appalti del comune di Palermo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 28 febbraio viene ammazzato Pietro Patti. industriale palermitano, si rifiuta di pagare mezzo miliardo di lire &amp;quot;per la sua protezione&amp;quot;; viene assassinato; sua figlia, la piccola Gaia, di nove anni, che si trovava insieme a lui al momento dell&#039;attentato è ferita gravemente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 30 marzo viene arrestato Pippo Calò, mafioso di Porta Nuova, insieme con Nino Rotolo. Calò, che fa la spola tra la Sicilia e Roma, diventerà uno degli imputati-chiave del maxi-processo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 2 aprile, a Trapani, fallito attentato ai danni del sostituto procuratore Carlo Palermo. Nell&#039;esplosione dell&#039;auto-bomba (50 kg di plastico) perdono la vita i passeggeri di un&#039;automobile che passava di lì: la signora Barbara Asta e i suoi figli gemelli Salvatore e Giovanni. Il giudice Carlo Palermo lascerà la toga il 17 ottobre 1984, dopo essere stato sanzionato dal Csm a causa di alcune indagini su Bettino Craxi e l&#039;On. Paolo Pellitteri, senza l&#039;autorizzazione del Parlamento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;estate 1985 la sezione investigativa di Palermo è scossa dagli omicidi, in rapida successione, del commissario Beppe Montana, il 28 luglio 1985, e del vicequestore Ninni Cassarà, il 6 agosto 1985.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;azione investigativa dei due ricopre importanza fondamentale per aver ricostruito&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le dinamiche politiche-affaristico-mafiose nel celebre rapporto “Michele Greco+161”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel settembre 1985 Totò Riina fa eliminare il suo killer migliore e più feroce, Pino Greco Scarpuzzedda, sia per ridurre la forza della cosca di Ciaculli, sia perché ormai Greco è ritenuto troppo ambizioso, vedendolo gli altri killer come un potenziale futuro capo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La motivazione espressa da Riina, per spiegare l&#039;uccisione di Greco, sarebbe stata la stessa che usò per la scomparsa di Filippo Marchese: &amp;quot;È pazzo”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo il pentito Francesco Marino Mannoia, Greco viene ucciso a colpi di pistola da Giuseppe Lucchese Miccichè e Vincenzo Puccio in una villa tra Bagheria e Ficarazzi dove Greco viveva in latitanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con i due killer, c&#039;era pure una terza persona Agostino Marino Mannoia, fratello di Francesco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 23 novembre del 1988, a Bagheria, le armi da fuoco tornano a tuonare per uccidere la madre, la sorella e la zia del pentito di mafia Francesco Marino Mannoia. Le vittime sono Leonarda Cosentino, Vincenza Marino Mannoia e Lucia Cosentino. L’agguato scatta di sera, in via Vallone De Spuches.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Marino Mannoia, detto &amp;quot;Il chimico&amp;quot;, esperto di raffinazione, uomo di fiducia di Stefano Bontade, è già stato condannato nel 1980 a 5 anni di carcere. Evade di prigione nel dicembre 1983 e per due anni presta i suoi servizi ai corloenesi, ma verrà riarrestato nel dicembre 1985. Comincia a collaborare con la giustizia dopo l&#039;uccisione del fratello Agostino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli arresti e il Maxiprocesso ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda guerra di mafia non ha una data di &amp;quot;armistizio&amp;quot; o di &amp;quot;fine delle ostilità&amp;quot;. Dopo il 1984, il numero delle vittime scende di molto, sia per l&#039;ottenuta supremazia dei corleonesi sia per i colpi inferti a Cosa Nostra dal pool antimafia di Antonino Caponnetto, di cui Falcone è la mente e lo stratega.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima i 366 mandati di cattura del blitz di San Michele del settembre 1984, poi il maxiprocesso di Palermo, che inizia il 10 febbraio 1986 e si conclude 16 dicembre 1987. Durante tutta la durata del maxiprocesso la mafia resta come in apnea. Non si spara più e non si uccide più.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Finito il maxi processo, la violenza mafiosa si rivolgerà soprattutto verso l&#039;esterno – limitando al massimo le rese dei conti interne. E ci saranno le stragi di Capaci, Via D&#039;Amelio e le bombe di Roma, Firenze e Milano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*S. Lodato, &#039;&#039;[[Quarant&#039;anni di mafia]]&#039;&#039;, Rizzoli, Milano 2012&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ninofricano</name></author>
	</entry>
	<entry>
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		<title>Processo Talpe alla DDA</title>
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		<updated>2013-11-14T00:34:08Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ninofricano: /* Talpe alla DDA */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[Categoria:Rapporti tra Cosa Nostra e politica]][[Categoria:Le inchieste antimafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;A tre anni dalla prima udienza, si avvia alla conclusione un processo tra i più complessi, perché riguarda una vicenda che è emblematica dei rapporti tra Cosa Nostra ed esponenti delle istituzioni, dell’imprenditoria e della politica&#039;&#039; &amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;(&#039;&#039;&#039;Il pm Nino Di Matteo durante una delle ultime udienze, dicembre 2007 &#039;&#039;&#039;)&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Cuffaro cannoli.jpg|300px|thumb|right|L&#039;ex Presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il processo denominato “Talpe alla Dda” è un processo tenutosi a Palermo tra il 1 febbraio 2005 e il 18 gennaio 2008 (sentenza di primo grado) che ha coinvolto il presidente della Regione Sicilia [[Salvatore Cuffaro]] (Udc), poi costretto a dimettersi una settimana dopo la sentenza, e il magnate della sanità privata siciliana, per anni il più grosso contribuente dell’Isola, [[Michele Aiello]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il processo nasce attorno alla figura di Michele Aiello di Bagheria, prima imprenditore edile, poi con le sue aziende sanitarie (Villa Santa Teresa, ATM Alte Tecnologie Medicali e Centro di medicina nucleare San Gaetano) divenuto leader nel settore della sanità privata, soprattutto nel campo della diagnostica per immagini. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Talpe alla DDA ==&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;Per maggiori informazioni vai alla sezione [[Processo Talpe alla DDA#La vicenda|La vicenda]] e alla voce [[Michele Aiello]]&#039;&#039;&lt;br /&gt;
La figura di Aiello risulta vicina a personaggi di spicco della mafia di Bagheria, come [[Nicolò Eucaliptus]] e [[Pietro Lo Iacono]], fedelissimi di [[Bernardo Provenzano]]. Bagheria, secondo il pentito [[Antonino Giuffrè]], è stata per tutti gli anni ’90 “la roccaforte di [[Bernardo Provenzano]]”, sede di anni e anni di latitanza del padrino corleonese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Michele Aiello]] è stato il regista di una vasta rete di “talpe” ” – i cui principali esponenti erano i due marescialli [[Giorgio Riolo]] e [[Giuseppe Ciuro]] - che ha prodotto numerose “fughe di notizie” direttamente dagli uffici della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. La latitanza di Provenzano, oltre che il potere dei mafiosi di Bagheria, è stata garantita anche da queste fonti “bene informate”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, la clinica Villa Santa Teresa di Aiello, divenuta in poco tempo centro d’eccellenza europeo, godeva anche di generosissime convenzioni da parte della Regione, che arrivava a pagare le prestazioni anche dieci volte più del dovuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una delle accuse più pesanti – e sulle quali i giornali hanno calcato la mano – è stata quella che Aiello sarebbe stato “il prestanome di Bernardo Provenzano”, ovvero che i capitali di Villa Santa Teresa e delle altre aziende di Aiello derivino direttamente dell’associazione mafiosa. Nelle motivazioni della sentenza, su questo punto, i giudici ammettono che “non ci sono le prove”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciò nonostante, numerose intercettazioni svelano l&#039;interessamento di esponenti di spicco dell&#039;associazione mafiosa sugli affari di Michele Aiello, soprattutto sull&#039;acquisto della struttura dell&#039;ex hotel “Zabara”, poi divenuta sede della clinica Villa Santa Teresa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Salvatore Cuffaro ha favorito Michele Aiello nei rimborsi-record a Villa Santa Teresa e, inoltre, tramite le sue fonti bene informate, ha rivelato segreti d’indagine all’imprenditore bagherese nel retrobottega del negozio “Bertini”, a Bagheria, poco prima del suo arresto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Michele Aiello.jpg|300px|thumb|right|L&#039;imprenditore Michele Aiello]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cuffaro inoltre ha rivelato segreti d’indagine a [[Mimmo Miceli]], ex assessore comunale di Palermo alla sanità, anche lui Udc, condannato nel dicembre 2006 a otto anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Miceli ha poi passato le informazioni al boss di Brancaccio [[Giuseppe Guttadauro]], informandolo che stavano indagandolo su di lui. Il 15 giugno 2001, Guttadauro trova la microspia piazzata nel salotto e dice una frase in siciliano che è stata interpretata dai pm come “Ragioni avìa Totò Cuffaro” (&amp;quot;Aveva ragione Totò Cuffaro&amp;quot;), anche se sull&#039;esatto significato e contenuto della frase non c&#039;è certezza giudiziaria. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La fonte di Cuffaro sarebbe un&#039;altra “talpa”: [[Antonio Borzacchelli]], prima maresciallo dei carabinieri e poi dal 2001 deputato regionale, eletto con 4.892 preferenze nella lista Biancofore, promossa dallo stesso Cuffaro. Il reato di rivelazione di segreti d&#039;indagine, per Borzacchelli, è stato prescritto, mentre – il 3 luglio 2013 – Borzacchelli è stato assolto dal processo per concussione nei confronti di Michele Aiello, che – secondo l&#039;accusa – era stato ricattato e costretto a cedere al maresciallo. Il processo tornava in secondo grado dopo l&#039;annullamento della condanna a otto anni deciso dalla Cassazione. In primo grado il tribunale gliene aveva inflitto dieci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Michele Aiello]] è tornato in carcere nell’aprile 2013, nonostante la sua malattia (favismo). Il carcere milanese di Opera ha garantito una dieta speciale per le sue condizioni di salute.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Salvatore Cuffaro]] si dimette il 26 gennaio 2008, una settimana dopo la sentenza di primo grado. All&#039;inizio era deciso a non dimettersi, poiché la condanna di favoreggiamento non riconosceva l&#039;aggravante di favoreggiamento a Cosa Nostra. Ma le dimissioni sono arrivate comunque, anche dopo il polverone mediatico sollevato dalla famosa foto con i “cannoli” eseguita dal fotografo Michele Naccari. &#039;&#039;&amp;quot;Ho visto diffondersi in questi giorni una crescente ostilità verso la mia persona&#039;&#039; – dichiara Cuffaro - &#039;&#039;E siccome il popolo, più che i salotti o le manovre di palazzo, è sempre stato l´elemento centrale della mia esperienza politica, anche in questa circostanza così delicata non voglio sottrarmi ad un confronto leale con esso&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo le dimissioni da presidente della Regione, viene eletto senatore della Repubblica il 13 aprile 2008. Il 22 gennaio, confermata la pena in Cassazione, Cuffaro si costituisce, e viene trasmesso nel carcere romano di Rebibbia. Nelle motivazioni della sentenza i Giudici della Cassazione dichiarano provato &#039;&#039;“l&#039;accordo politico-mafioso tra il capo mandamento [[Giuseppe Guttadauro]] e l&#039;uomo politico Salvatore Cuffaro, e la consapevolezza di quest&#039;ultimo di agevolare l&#039;associazione mafiosa, inserendo nella lista elettorale per le elezioni siciliane del 2001 persone gradite ai boss e rivelando, in più occasioni, a personaggi mafiosi l&#039;esistenza di indagini in corso nei loro confronti”&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il processo ==&lt;br /&gt;
=== Gli arresti e le condanne ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Giuseppe Ciuro.jpg|250px|thumb|right|L&#039;ex maresciallo della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il blitz “Talpe alla Dda” viene effettuato all’alba del 5 novembre 2003.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vengono arrestati Michele Aiello e due marescialli, uno della Guardia di Finanza, [[Giuseppe Ciuro]], in servizio al centro Dia di Palermo, e uno dei carabinieri, [[Giorgio Riolo]], in servizio alla sezione anticrimine del Ros.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Indagati inoltre altri membri delle forze dell’ordine che avrebbero passato informazioni segrete ad Aiello. Si tratta di [[Giacomo Venezia]], funzionario di polizia in servizio alla divisione anticrimine; di [[Carmelo Marranca]], ispettore dello Sco, il Servizio Centrale operativo, e di [[Antonella Buttitta]], agente della polizia municipale distaccata nell&#039;ufficio di un Pm della Direzione Distrettuale Antimafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il presidente della Regione Salvatore Cuffaro viene coinvolto nell’inchiesta nel febbraio 2004.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I provvedimenti cautelari sono stati firmati dal gip [[Giacomo Montalbano]]. &#039;&#039;&amp;quot;Le indagini&#039;&#039; - si legge in una nota della procura - &#039;&#039;che i carabinieri del nucleo operativo, con il coordinamento e la direzione della Dda, hanno condotto con eccezionale professionalità, hanno consentito di accertare l&#039;esistenza di un ampio contesto associativo, nel quale Aiello è pienamente inserito, che rappresenta uno &#039;spaccato&#039; della persistente e incisiva capacità di Cosa nostra, e in particolare dei suoi esponenti di vertice, di infiltrarsi, ai più alti livelli, nel mondo imprenditoriale e in quello istituzionale&amp;quot;&#039;&#039;. L&#039;indagine parte dopo le dichiarazioni rese dal boss [[Antonino Giuffrè]], da tempo collaboratore di giustizia, che ha indicato Michele Aiello come un imprenditore che &#039;&#039;&amp;quot;ha intrattenuto rapporti diretti e privilegiati con esponenti di assoluto rilievo di Cosa nostra, tra i quali Bernardo Provenzano&amp;quot;&#039;&#039;, il boss latitante da decenni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sentenza di primo grado – emessa alle 17,44 del 18 gennaio 2008 III sezione del tribunale di Palermo, presieduta da [[Vittorio Alcamo]] – conferma l’impianto accusatorio dei pubblici ministeri [[Nino Di Matteo]], [[Michele Prestipino]], [[Giuseppe Pignatone]] e [[Maurizio De Lucia]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sentenza di Appello, emessa il 23 gennaio 2010, indurisce le pene, riconoscendo – per esempio – l’aggravante di aver favorito la mafia per Salvatore Cuffaro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sentenza della Corte di Cassazione, emessa il 22 gennaio 2011, conferma la sentenza di appello. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Le condanne ====&lt;br /&gt;
1) [[Michele Aiello]]: 14 anni (rivelazione e utilizzazione di segreto d´ufficio, truffa, accesso abusivo al sistema informatico della Procura e corruzione) + 20 milioni di risarcimento all’Asl 6 di Palermo e 3 milioni al Comune di Bagheria – APPELLO: 15 anni;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) [[Salvatore Cuffaro]]: 5 anni e interdizione dai pubblici uffici (favoreggiamento semplice) – APPELLO: 7 anni (favoreggiamento aggravato);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) [[Giorgio Riolo]]: 7 anni (favoreggiamento, accesso abusivo al sistema informatico della Procura, rivelazione e utilizzazione di segreto d´ufficio, corruzione e interferenze illecite nella vita privata altrui) – APPELLO: 8 ANNI (favoreggiamento=concorso esterno);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4) [[Aldo Carcione]], socio di Aiello: 4 anni e 6 mesi (rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico della Procura);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5) [[Antonella Buttitta]], polizia municipale, segretaria della Procura: 6 mesi (accesso abusivo al sistema informatico della Procura e rivelazione ed utilizzazione di segreto d´ufficio);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6) [[Roberto Rotondo]], collaboratore di Aiello, ex consigliere comunale di Bagheria: 1 anno (favoreggiamento);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7) [[Giacomo Venezia]], vicequestore: 3 anni (favoreggiamento);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8) [[Michele Giambruno]]: 9 mesi (truffa e corruzione);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
9) [[Salvatore Prestigiacomo]]: 9 mesi (corruzione);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
10) [[Adriana La Barbera]]: 2 anni (corruzione) – APPELLO – pena prescritta per decesso dell’imputata;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
12) [[Angelo Calaciura]]: 2 anni (corruzione);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
13) [[Lorenzo Iannì]], ex direttore distretto sanitario di Bagheria: 4 anni e 6 mesi e 1.500 euro di multa (truffa);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
14) [[Domenico Oliveri]], radiologo, dipendente Villa Santa Teresa: assolto;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
15) Società: Diagnostica per immagini - Villa Santa Teresa: 600mila euro; Atm Alte tecnologie medicali: 400mila euro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La vicenda ==&lt;br /&gt;
=== Rivelazione di segreti d&#039;indagine ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[File:Antonio Borzacchelli.jpg|thumb|300px|L&#039;ex maresciallo dei Carabinieri e deputato UDC Antonio Borzacchelli]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bagheria. L’11 marzo 2003, un inferocito [[Salvatore Eucaliptus]] – figlio di Nicola, già condannato per mafia – trova una microspia nella propria Opel Corsa e la distrugge. Per gli investigatori è impossibile che si sia trattato di un caso&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intanto, proprio in quei mesi, alcune telecamere nascoste filmano lo stesso Salvatore Eucaliptus ed il padre Nicola che si recano a Villa Santa Teresa, la clinica extra-lusso di [[Michele Aiello]]. Uno, due, tre volte. Le intercettazioni rivelano che gli Eucaliptus sanno perfettamente che Aiello è tenuto sotto controllo. Sanno pure che tutti quelli vicini all’“ingegnere” possono incappare in una “cimice” ad ogni passo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcosa non quadra alla Procura antimafia. Non appena le loro microspie e le loro telecamere si avvicinano a Bagheria vengono neutralizzate. Sembra che i membri della famiglia mafiosa bagherese siano a conoscenza di segreti tutti interni alla Procura. Alla fine degli anni ’90 tra gli investigatori della Dda di Palermo comincia a serpeggiare il terribile sospetto. Quello delle “talpe”. L’indagine della Procura Antimafia nei confronti di Aiello comincia nel dicembre 2002. L’indagato non deve sapere di essere indagato, come al solito. Ma questa volta è diverso. Ad appena qualche settimana dal suo inizio, l’imprenditore bagherese viene a sapere di essere nel mirino degli investigatori antimafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già nel gennaio 2003, Aiello può incaricare i suoi “collaboratori” Ciuro e Riolo, di dare inizio alla loro “indagine sull’indagine”. I due intrattengono rapporti di “collaborazione” con Aiello fin dal 1998. Gli riferivano molti particolari delle loro indagini in corso, e Aiello era sempre molto interessato. “Ciuro e Riolo – scrivono i pm in una memoria dell&#039;accusa - coinvolgevano Aiello come se fosse uno della Dia o dei Ros”. In cambio, Aiello faceva ai due molti “regali”: denaro, rolex, gioielli, automobili.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ciuro e Riolo, nei mesi successivi all&#039;avvio dell&#039;indagine, terranno Aiello al corrente degli sviluppi investigativi e degli umori interni alla Procura; e cercheranno anche di mettere i bastoni tra le ruote ai pm.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi sono i due “collaboratori” di Aiello? [[Giorgio Riolo]], esperto di tecnologie di ultimissima generazione, che nei Ros si occupava di microspie, telecamere e intercettazioni. [[Giuseppe Ciuro]], nientemeno che il braccio destro del procuratore [[Antonio Ingroia]], già balzato agli onori della cronaca per le indagini sul patrimonio di Silvio Berlusconi e sul senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri. Nel 2001 Ciuro era stato sottoposto perfino alla scorta dei Carabinieri, per avere ricevuto minacce nell’ambito dell’indagine Dell’Utri. Ciuro, da agente della Dia, scrive inoltre un rapporto su Berlusconi e Dell&#039;Utri che sarà inserito nel libro “L&#039;odore dei soldi” di Elio Veltri e Marco Travaglio (2001).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Michele Aiello viene informato dell’avvio dell’indagine da una terza “talpa”: [[Antonio Borzacchelli]], ex maresciallo dei carabinieri, eletto deputato regionale nel 2001 nelle file dell’Udc. Per evitare di essere intercettati, Ciuro, Riolo ed Aiello escogitano uno stratagemma. Si tratta di una speciale “rete riservata” di telefoni cellulari (e schede SIM) per neutralizzare le intercettazioni nei loro confronti. Sono cellulari, acquistati sotto altri nomi, che costituiscono una sorta di “circuito chiuso”. Ogni cellulare di questi, infatti, non dovrà chiamare altre utenze, né fisse né mobili, ma potrà contattare soltanto gli altri cellulare della “rete riservata”. Queste utenze saranno usate, oltre da Aiello, Ciuro e Riolo, soltanto dai più stretti collaboratori del manager: il dottore Aldo Carcione, il ragioniere D’Amico, il geometra Rotondo e la sua segretaria personale, Paola Mesi. Usando questo sistema, in teoria, è impossibile essere intercettati. Ma gli investigatori riescono lo stesso ad ascoltare le loro conversazioni. Tutta colpa di un’imprudenza della moglie di Ciuro, che alle 11.00 del 30 agosto 2003 chiama il marito con il telefono “riservato”: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(Legenda: Ciuro: GC; Moglie di Ciuro: F)&#039;&#039;&#039; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: ma da dove stai chiamando?... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;F&#039;&#039;&#039;: ah dal cellulare quello... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: da quale ?... NO DA QUELLO FRANCAAA!! (grida... ndr) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;F&#039;&#039;&#039;: ma scusamii... e che ne so non l´avevo capito... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: E PORCA MISERIA eh!…(continua a gridare e attacca il telefono...ndr)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Grazie a questo colpo di fortuna, dalla Procura potranno ascoltare le conversazioni effettuate dalla “rete riservata” da Aiello, Ciuro e Riolo fino al loro arresto, il 5 novembre 2003.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La confessione di Riolo ===&lt;br /&gt;
Giorgio Riolo, in sede di interrogatorio, ammette gran parte dei fatti contestati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco la sua confessione:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Le mie resistenze nel confessare tutto non dipendono dal tentativo di nascondere le mie responsabilità ma solamente dalla vergogna che provo per il mio inqualificabile comportamento. Mi sento una persona inqualificabile, che si è lasciata attrarre da un mondo fatto di giochi di potere, denaro e malaffare che non mi appartiene. Ho stupidamente creduto di poter fare il mio lavoro di sempre e contemporaneamente di poter usare le mie conoscenze per millantare ed ottenere favori da personaggi bene in vista». I riscontri dei carabinieri parlano di grosse somme di denaro che l’imprenditore corrispondeva a Riolo di tanto in tanto. Poi una villa a Piana degli Albanesi praticamente regalata al maresciallo. E ancora un’automobile. «Un giorno rimasi a piedi con la mia macchina, una Brava - ha raccontato Riolo - chiesi ad Aiello se i suoi meccanici potevano farmi la cortesia di darci una controllata. Lui mi disse: “Non ti preoccupare, anche se adesso non hai i soldi”. E mi mandò alla concessionaria»&#039;&#039;. Il maresciallo lì scelse una Chrysler, prezzo 25 milioni di lire. Montò sull’autovettura e partì. Al titolare della concessionaria disse che per i soldi sarebbe venuto Michele Aiello. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Michele Aiello ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;Per approfondire vedi [[Michele Aiello]]&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Michele Aiello è stato per anni il primo contribuente della Sicilia. Al suo arresto, gli vennero sequestrati beni per 250 milioni di euro: : la clinica Villa Santa Teresa, otto imprese edili, sei legate al settore della sanità, due stabilimenti industriali, 147 conti bancari, le quote della squadra di calcio di Bagheria, un impianto di calcestruzzi, quattro edifici utilizzati come uffici dirigenziali, 14 appartamenti a Bagheria, 3 ville al mare, 22 magazzini, 22 appezzamenti di terreno edificabili, 28 autovetture, 21 veicoli industriali e una barca.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 14 agosto 2010 i carabinieri del comando provinciale gli notificano un provvedimento di confisca dei beni del valore di 800 milioni di euro. Il provvedimento riguarda il polo oncologico di eccellenza &amp;quot;Villa Santa Teresa&amp;quot;, a Bagheria (Pa); otto imprese edili: la Costruzioni srl, la Edilcontrol srl, la Ati (Alte tecnologie ingegneristiche) group srl, la Selda srl, l´Emar srl, la Edil costruzioni srl, la Tuttedil srl e la Edil maf snc di Aiello Francesca &amp;amp; C. Confiscate inoltre sei imprese del settore sanitario - la Radiosystems protection srl; la Villa Santa Teresa - diagnostica per immagini e radioterapia srl; l´Italsystems srl; il Centro di medicina nucleare S. Gaetano srl; l´Atm (Alte tecnologie medicali) srl e Villa Santa Teresa group spa; la società che gestisce la squadra di calcio di Bagheria (Pa); la &amp;quot;Servizi &amp;amp; Sistemi srl&amp;quot;, operante nel settore informatico; due stabilimenti industriali di circa 6.000 metri quadrati; un impianto di calcestruzzi; quattro edifici adibiti a uffici; 14 appartamenti a Bagheria e tre ville ad Aspra, Santa Flavia e Ficarazzi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Dossier &amp;quot;Talpe alla DDA&amp;quot; a cura di www.90011.it, di Nino Fricano. Vedi i seguenti articoli:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Articolo 1[http://web.archive.org/web/20101201143204/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3740&amp;amp;tags=speciale-talpe-prima-puntata-anno-2003-bagheria-intercettata]&lt;br /&gt;
2[http://web.archive.org/web/20101220042718/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3749&amp;amp;tags=speciale-talpe-seconda-puntata-michele-aiello-e-le-sue-talpe]&lt;br /&gt;
3[http://web.archive.org/web/20101220041519/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3781&amp;amp;tags=speciale-talpe-quarta-puntata-il-fiato-sul-collo-della-procura-antimafia]&lt;br /&gt;
4[http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3802&amp;amp;tags=speciale-talpe-quinta-puntata-Onofrio-Monreale-e-il-secchio-quella-strana-coincidenza]&lt;br /&gt;
5[http://web.archive.org/web/20101201121223/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3823&amp;amp;tags=speciale-talpe-sesta-puntata-quanto-il-maresciallo-catturo-il-boss-rinella-e-stranamente-non-disse-nulla-ad-Aiello]&lt;br /&gt;
6[http://web.archive.org/web/20101220041837/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3834&amp;amp;tags=speciale-talpe-settima-puntata-la-confessione-di-riolo-io-attratto-da%20giochi-di-potere-denaro-e-malaffare]&lt;br /&gt;
7[http://web.archive.org/web/20100817133600/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3865&amp;amp;tags=speciale-talpe-ottaca-puntata-stradell-e-cantieri-le-origini-della-fortuna-di-michele-aiello]&lt;br /&gt;
8[http://web.archive.org/web/20101201212454/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3919&amp;amp;tags=speciale-talpe-nona-puntata-stradelle-e-cantieri-le-origini-della-fortuna-di-michele-aiello-parte-seconda]&lt;br /&gt;
9[http://web.archive.org/web/20101201115911/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3930&amp;amp;tags=i-rapporti-ambigui-tra-l-ingegnere-%20e-quelli-di-Bagheria]&lt;br /&gt;
10[http://web.archive.org/web/20101201095036/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3977&amp;amp;tags=tanti-parenti-eccellenti-nel-libro-paga-del-gruppo-Aiello]&lt;br /&gt;
11[http://web.archive.org/web/20101201131706/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4091&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-business-e-politica-Aiello-scopre-la-sanita-1]&lt;br /&gt;
12[http://web.archive.org/web/20101201115622/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4136&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-business-e-politica-Aiello-scopre-la-sanita-2]&lt;br /&gt;
13[http://web.archive.org/web/20101201094505/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4258&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-dal-sistema-dei-rimborsi-alle-convenzioni-con-ausl-ecco-le-eccezioni-alla-legge-per-le-cliniche-di-Aiello]&lt;br /&gt;
14[http://web.archive.org/web/20101201155949/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4433&amp;amp;tags=speciale-talpe-dda-15]&lt;br /&gt;
15[http://web.archive.org/web/20101201183635/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4443&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-ultima-puntata-incontro-aiello-cuffaro-bertini-bagheria]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Francesco La Licata su La Stampa: &#039;&#039;Il paradosso di Totò condannato e felice: &amp;quot;Ora posso restare&amp;quot;&#039;&#039; [http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200801articoli/29392girata.asp]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Su Antimafia duemila &#039;&#039;“Borzacchelli, un carabiniere coperto dai Servizi”&#039;&#039;[http://www.antimafiaduemila.com/2011110334459/articoli-vari/borzacchelli-un-carabiniere-coperto-dai-servizi-lo-sfogo-di-sebastiano-juculano.html]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Su Repubblica.it: &#039;&#039;Cuffaro si è dimesso da Governatore. &amp;quot;E&#039; una decisione irrevocabile&amp;quot;&#039;&#039;[http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/cuffaro-processo/dimesso-cuffaro/dimesso-cuffaro.html ]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ninofricano</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Michele_Aiello&amp;diff=2453</id>
		<title>Michele Aiello</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Michele_Aiello&amp;diff=2453"/>
		<updated>2013-09-29T16:34:14Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ninofricano: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Michele Aiello.jpg|300px|thumb|right|L&#039;imprenditore Michele Aiello]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Michele Aiello è un ex imprenditore operante nel campo dell&#039;edilizia e della sanità. È stato condannato a 15 anni e 6 mesi di carcere per il reato di associazione mafiosa nel [[Processo Talpe alla DDA]] insieme, tra gli altri, all&#039;ex Presidente della Regione Siciliana [[Salvatore Cuffaro]] e ai marescialli [[Giuseppe Ciuro]] e [[Giorgio Riolo]]. Michele Aiello infatti si rivelò essere un &#039;&#039;&#039;imprenditore colluso con l&#039;organizzazione Cosa nostra. Gli sono stati sequestrati dei beni per un valore di circa &#039;&#039;&#039;800 milioni di euro&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
= Biografia =&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La fortuna di Aiello ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L&#039;imprenditore Aiello ===&lt;br /&gt;
Michele Aiello seguì fin dall´inizio le orme del padre, l’imprenditore edile Gaetano Aiello. Business principale delle sue società era la costruzione di strade di penetrazione agraria. Per più di vent’anni, infatti, gran parte delle stradelle che tagliavano i poderi delle campagne siciliane furono costruite dalle ditte di Aiello. Prima nella provincia di Palermo, poi – ampliando gli orizzonti – nella provincia di Trapani e poi via via presso località di tutta l’Isola. Agli inizi degli anni ’90, gli Aiello potevano vantare un giro di affari di qualche miliardo, con centinaia e centinaia di lavori realizzati da Trapani a Caltanissetta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Lavori a Caccamo ====&lt;br /&gt;
Alla fine del 2002, su indicazione dello stesso pentito, i carabinieri sequestrano dal covo di Giuffrè una cinquantina di lettere, di biglietti e di comunicazioni. L’autore è, per la maggior parte, Bernardo Provenzano in persona. Gli investigatori si trovano tra le mani tantissimo materiale. Ed è materiale che scotta. Le mani della mafia spalancate sull’imprenditoria siciliana. Le famiglie locali che impongono il pizzo a tutti i cantieri edili della zona. I singoli capimafia che stabiliscono la “scelta” delle forniture e dell’uso dei mezzi. E poi, parte dei soldi che vanno ai capimandamento, e infine a Provenzano, che decide sui grossi affari e sull’equilibrio dell’intera organizzazione. Dall’arresto di Totò Riina, è un sistema gestito quasi esclusivamente con i pizzini, con una fitta corrispondenza che Bernardo Provenzano intrattiene con i rappresentanti di Cosa Nostra di tutta l’Isola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In molti pizzini sequestrati a Giuffrè figura la parola “AIELLO”. Sono comunicazioni relative a lavori effettuate dall’imprenditore bagherese in varie zone della Sicilia. Tra queste c’è Caccamo, paese natale di Nino Giuffrè e – fino al suo arresto – sottoposto al suo ferreo controllo mafioso. Nel pizzino, Provenzano scrive a Giuffrè “…Senti, assiemi, al tuo presente ti mando 21 mln saldo x strade AIELLO tuo paese. Dammi conferma che le ricevi”. Con l’accenno al “tuo paese”, Provenzano intende chiaramente Caccamo. Gli accertamenti dei carabinieri confermano: si sta parlando di alcune strade costruite dalle ditte di Aiello nella zona di Caccamo tra il 2000 e il 2001, tutte finanziate dall’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste. Ma non erano i primi lavori che Aiello realizzava in quella zona. Racconta Giuffrè: “Ci sono strade che interessano anche a noi perché ci sono persone a noi vicine, ci sono uomini d’onore, che hanno bisogno nelle loro campagne di queste strade, ragion per cui noi interveniamo direttamente”. Ad esempio, a Caccamo, c’erano i “fratelli Liberto”, ovvero la famiglia mafiosa del luogo, che negli anni ’90 “avevano fatto la progettazione di una strada e non veniva mai in porto”, avevano anche insistito presso i vertici di Cosa Nostra, ma “la richiesta era rimasta inevasa per molto tempo”. “Successivamente – continua il pentito - grazie ad un mio interessamento presso Aiello, diciamo, che nel giro di pochissimo tempo, gli hanno fatto la strada”. Tra il 1994 e il 1995, presso contrada Raffo a Caccamo, vengono effettuati i lavori per una strada di penetrazione agraria. Il cantiere è affidato all’Associazione Interpoderale che prende il nome dalla contrada. I componenti dell’associazione sono Giorgio, Giovanni, Salvatore e Giuseppe Liberto. Presidente, il figlio di Giuseppe, Salvatore Liberto. Il progetto viene redatto dalla “Sicil Project” di Bagheria, con sede in via Bagnera n.14. La stessa sede delle ditte di Michele Aiello, anche se il titolare formalmente non è Aiello, bensì due geometri suoi collaboratori. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Il pizzino di Totò Riina ====&lt;br /&gt;
La prima volta che “salta fuori” il nome di Aiello è il15 gennaio 1993, giorno in cui arrestano Totò Riina, il capo dei capi. I militari gli trovano indosso una serie di pizzini, tra i quali uno che fa: “Altofonte vicino cava Buttitti strada interpoderale. Ing. AIELLO”. In quei tempi, il nome Aiello non dice niente. Ma, dai primi riscontri dei carabinieri, emerge che il pizzino si riferisce ad alcuni lavori presso Valle Rena, sede dell’unità locale della “Valle Rena di Buttitta Gaetano e C. snc”, con sede a Bagheria, strada vicinale Consono. I lavori erano stati effettuati dalla “Stradedil srl” di Michele Aiello. La faccenda diventa più chiara dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gioacchino La Barbera racconta di aver fornito alcuni automezzi per quei lavori. E che poi, come sempre, andò a parlare con il capomafia della zona, Giovanni Brusca, informandolo di quel cantiere. Ma Brusca “non sembrava particolarmente interessato”. Cosa strana. Brusca, infatti, in queste cose non accettava eccezioni o proroghe. I cantieri il pizzo dovevano pagarlo. Tutti. Ben presto, però, La Barbera capì che quell’imprenditore era in qualche modo “privilegiato” da Cosa Nostra. Le sue imprese non erano sottoposte alle estorsioni, come tutte le altre imprese che si trovavano a lavorare nella zona dello Jatino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dichiarazioni poi confermate dallo stesso Giovanni Brusca, che aggiunge: “Fu Bernardo Provenzano in persona che mi diede una serie di raccomandazioni per i lavori che Aiello doveva fare ad Altofonte tra il 1989 e il 1994. Una serie di lavori tra i quali c’era proprio quello nei pressi della cava Buttitta”. Aiello infatti godeva di un “trattamento privilegiato”. La sua “messa a posto” era pari al 2,5 % invece che all’abituale 7%, mentre non gli venivano imposti – come invece accadeva a tutte le altre imprese – né i fornitori né l’uso dei mezzi”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Aiello e la mafia di Bagheria ===&lt;br /&gt;
“Quando venne arrestato Nicola Eucaliptus per la prima volta – racconta Nino Giuffrè nel novembre 2002 - l’Aiello si rivolse direttamente a me. Voleva sapere a chi si doveva rivolgere non solo per la messa a posto dei lavori, ma anche per l’aiuto necessario all’approvazione ed al finanziamento dei progetti. Dopo averne parlato con Provenzano, e con l’accordo di quest’ultimo, mi occupai personalmente di mettere l’Aiello nelle mani di Pietro Lo Iacono”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Gli Eucaliptus intercettati ====&lt;br /&gt;
Con la famiglia Eucaliptus, però, i rapporti non si spezzano. Durante il periodo delle indagini, le telecamere nascoste degli investigatori registrano più volte la scena di Nicola Eucaliptus (nel frattempo in libertà vigilata ndr), e del figlio Salvatore, che varcano la soglia del Centro Diagnostica di Aiello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’otto febbraio 2003 – scrivono i PM - nell’Opel Corsa di Salvatore Eucaliptus viene registrata una conversazione dove si afferma “inequivocabilmente” che i mafiosi di Bagheria &#039;&#039;“devono usare la massima cautela nei contatti con l’Aiello, per salvaguardarne la posizione all’esterno”&#039;&#039;. Poco più di un mese dopo, l’11 marzo, nella stessa automobile, Eucaliptus jr trova la microspia e la distrugge. Fine delle intercettazioni. Arrestato nel giugno 2004, Salvatore Eucaliptus ammetterà di aver avuto l’informazione proprio da Aiello.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre le cimici dei ROS registrano tutto, cioè tra il 2002 e il 2003, gli Eucaliptus parlano spesso di Aiello. Lo chiamano – sbrigativi - l’”ingegnere”, ma il tono è sempre e comunque rispettoso. Non sembra proprio che parlino di una semplice vittima dei loro ricatti. Ma c’è anche inquietudine, tra gli Eucaliptus, padre e figlio, perché sentono il fiato sul collo della Procura antimafia. Il 20 gennaio 2003 Salvatore Eucaliptus riferisce al padre che c’è un certo Giovanni, soprannominato “il pazzo” (attualmente non identificato), che ha un problema con Aiello. Il padre sbotta contro il figlio e conclude il discorso con un imperativo eloquente: “L’ingegnere problemi non deve averne”. Nello stesso giorno, poi, Nicola Eucaliptus raccomanda al figlio: “Noi altri meno ci andiamo nell’ingegnere e meglio è. Noi dall’ingegnere ci dobbiamo andare per le cose utili nostre. Punto e basta”. L’11 febbraio, ennesimo botta e risposta tra i due: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(Legenda: NE: Nicola Eucaliptus, SE: Salvatore Eucaliptus)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;SE&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;Siccome questo ce l’aveva con me…c’era …OMISSIS… voleva parlare con l’ingegnere…ed io gli ho detto di no…&#039;&#039; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;EN&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;No, no, l’ingegnere no…&#039;&#039; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;ES&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;…e io glielo avevo detto…&#039;&#039; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;EN&#039;&#039;&#039;: &#039;&#039;L’ingegnere no…non dobbiamo andare a consumare l’ingegnere noi altri (…) Noi altri le persone le dobbiamo rovinare, se non li roviniamo, noi altri…piacere non ce ne sentiamo!&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== L&#039;affare dell&#039;hotel Zabara ====&lt;br /&gt;
Per la sua lussuosissima clinica privata, perfetto coronamento del successo ottenuto nel settore sanitario, Aiello acquista – nel dicembre 2000 - la struttura dell’ex Hotel “Zabara”. Sarà lì che costruirà Villa Santa Teresa, centro clinico di livello europeo nel campo della diagnostica tumorale. Un operazione da circa 10 miliardi di lire, secondo i pm “praticamente senza concorrenza”. Un affare del genere, lo dice il buon senso, non poteva certo lasciare indifferenti i potenti mafiosi di Bagheria. E infatti Michele Aiello – durante un interrogatorio – dichiarerà di aver pagato il pizzo a Carlo Castronovo. Qualcosa come 700 milioni di lire. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Le intercettazioni ====&lt;br /&gt;
Ma, dalle intercettazioni emerge qualcosa di diverso. È stato veramente Carlo Castronovo ad “occuparsi” dell’edificio ex “Zabara”, ma in maniera piuttosto differente rispetto a quanto dichiarato da Aiello. Il 29 maggio 1999, quindi più di un anno e mezzo prima dell’acquisto, Carlo Castronovo discute della vendita della struttura con Salvatore Andolina, secondo i pm “soggetto vicino alla famiglia mafiosa di Bagheria”. Andolina si fa portavoce degli interessi di imprecisati “palermitani” che avevano messo gli occhi sull’ex hotel Zabara. Ma Castronovo tergiversa, prende tempo. “E noi che ci guadagniamo?”. Non abbastanza, evidentemente. E infatti nella vendita dell’immobile saranno privilegiati gli interessi bagheresi. Aiello comprerà lo “Zabara” e ci farà la clinica, e Pietro Lo Iacono potrà dire a Giuffrè: “Se hai bisogno di esami, tac o cose così, ti puoi servire da noi a Bagheria perché abbiamo a disposizione il centro diagnostica di Aiello”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== I pentiti ====&lt;br /&gt;
Ma lo scenario si fa ancora più nitido con le dichiarazioni dei pentiti. &#039;&#039;“Sin dall’inizio&#039;&#039; – ha dichiarato Giuffrè – &#039;&#039;questo centro era il fiore all’occhiello di Bagheria, ed è stato molto sponsorizzato nell’ambito nostro (di Cosa Nostra ndr). Io sono stato subito informato che c’era questo progetto, che era molto importante per due motivi. Da un lato c’era l’interesse economico di Provenzano e della famiglia di Bagheria, dall’altro c’era l’interesse per la salute personale del Provenzano stesso e non solo”&#039;&#039;. Intorno a metà degli anni ’90, quando si comincia a pensare all’acquisto della struttura, definita da Giuffrè l’ “anti-Zagarella”, a Bagheria c’era una situazione particolare. &#039;&#039;“Personaggi come Gino Scianna ed Enzo Giammanco erano stati arrestati e Bernardo Provenzano, che di queste persone era lo sponsor principale, aveva il problema di trovare nuove figure di riferimento dal punto di vista mafioso e imprenditoriale”&#039;&#039;. E la persona giusta era proprio Michele Aiello, uno “pulito”, e in più “l’astro nascente di Bagheria”. Provenzano, intanto, aveva già i suoi piani, tra cui quelli di interessarsi “del settore della sanità”. Con l’acquisto della struttura, così, &#039;&#039;“l’ingegnere Aiello chiude il cerchio e la famiglia mafiosa di Bagheria mette finalmente nelle mani l’hotel Zabara”&#039;&#039;. Racconta ancora il pentito Angelo Siino: &#039;&#039;“Non so se alla fine degli anni ‘80 o intorno al 90-91 ebbi a sentire parlare che (quelli di Bagheria ndr) cercavano di fare un investimento sulla circonvallazione di Bagheria. Cercavano di acquisire un vecchio istituto che facevano addirittura riferimento ai salesiani, che volevano adibire a clinica. Io in questa occasione ho sentito parlare di investimenti nel campo della sanità, ne ho sentito parlare a Gino Scianna, Nino Gargano, Eucaliptus. Parlavano di questa cosa”&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== I &amp;quot;parenti eccellenti&amp;quot; nel libro paga di Aiello ====&lt;br /&gt;
Michele Aiello era il datore di lavoro di diverse centinaia di dipendenti. Tra di questi non mancavano quelli, per così dire, “sospetti”. Una serie di parentele e strani legami che hanno subito messo in allarme la procura antimafia di Palermo. Segretaria personale di Michele Aiello era una certa Paola Mesi, classe 1972, amministratore unico e socio di minoranza di una delle società di Aiello, la “Selda srl”, con sede in Bagheria. L’imprenditore le aveva anche procurato un cellulare delle “rete riservata”, che lei utilizzava esclusivamente per mettersi in contatto con Aiello. Paola Mesi è sorella di Maria Mesi, classe 1965, considerata l’amante di Matteo Messina Denaro, superlatitante di Trapani. Insieme al fratello Francesco Mesi, classe 1970 - anche lui in passato dipendente dell´Ati group - è stata già arrestata e condannata per favoreggiamento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dipendenti delle ditte di Aiello erano anche Pietro Badami di Villafrati, classe 1937, indagato per mafia negli anni ’80; Pietro Scaduto, classe 1941, già condannato per fatti riguardanti la “famiglia” di Bagheria; Francesco Scordato, classe 1926, secondo i magistrati “inserito organicamente nella famiglia mafiosa di Bagheria”, Alessandro Caltagirone, classe 1971, figlio di Francesco Paolo Caltagirone, socio della famigerata I.C.RE (Industria Chiodi e Reti srl) insieme a Nino Gargano e Leonardo Greco; Antonino Spina di Torretta, classe 1963, nipote di Giovanni Cusimano, boss di Partanna-Mondello; Giuseppe Triolo, classe 1962, nipote di Nino Parisi, condannato per l’omicidio del carabiniere Orazio Costantino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli investigatori hanno registrato (e intercettato) a proposito, una serie di conversazioni tra Nicola Eucaliptus e Michele Aiello, presso i locali della Diagnostica per Immagini. Il vecchio boss, originario di Acquedolci, raccomanda ad Aiello di assumere un giovanotto, Maurizio Causerano, figlio di una sua amica di Acquedolci, Marianna Pellegrino. Eucaliptus poi dirà alla sua vecchia amica di “aver parlato con l’amico suo ingegnere” che gli avrebbe detto di “non preoccuparsi” perché era “a sua disposizione”. E infatti il giovanotto di Acquedolci, insieme alla sua fidanzata, verranno regolarmente assunti. E l’imprenditore, durante un interrogatorio, ammetterà: “Si, li ho assunti su richiesta dell’Eucaliptus”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== La sanità ===&lt;br /&gt;
Il salto di qualità, Michele Aiello, lo compie buttandosi a capofitto nel business sanitario. È con la sanità, infatti, che aumenta esponenzialmente i propri introiti. Nei quattro anni precedenti al suo arresto, infatti, le società sanitarie di Aiello frutteranno qualcosa come 200 miliardi di vecchie lire. Comincia nel 1996, con l’acquisizione della “Diagnostica per immagini srl”, che presto diventerà “Villa Santa Teresa - Diagnostica per Immagini e Radioterapia srl”. Soltanto quattro anni dopo, nel 2000, è proprietario di ben cinque società che si occupano di diagnostica ultra-sofisticata (Diagnostica per immagini, Centro di Medicina Nucleare San Gaetano S.r.l, A.T.M. Alte Tecnologie Medicali S.r.l) e di forniture sanitarie (Radiosystems Protection srl). L’ultimo affare, nel dicembre del 2000, è l’acquisto dell’Hotel “Zabara”. Aiello, il 14 novembre 2002 – un anno prima di venire arrestato – trasforma l’ex hotel in una grande clinica da circa 108 posti letto – nome della società: “Villa Santa Teresa - Group spa” - specializzata in esami diagnostici con l’utilizzo di apparecchiature ad alta tecnologia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma all’inizio le cose non vanno bene. Bilanci in passivo, forti debiti alle banche, società che non vanno. Ma poi cambia tutto. Aiello scopre il modo di farsi “gonfiare” i rimborsi da parte della Regione e comincia a ingozzare le proprie cliniche di soldi pubblici. Tanti, tantissimi, soldi pubblici. Il tutto grazie alla collaborazione di Lorenzo Iannì, che diventa direttore del distretto ASL di Bagheria nel luglio 1999 e che è legato a Michele Aiello da una lunga amicizia, o meglio – come scrivono i PM – da molteplici “rapporti di amicizia e di interesse”. Entrambi, tra l’altro, condividono la passione politica per l’Udc. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== La truffa dei rimborsi ====&lt;br /&gt;
I rimborsi. Ecco il punto. Nella cosiddetta “assistenza indiretta” la Regione garantisce al proprietario della clinica privata un rimborso più o meno parziale delle terapie effettuate e, più in generale, dei costi sostenuti. Fa da tramite il distretto territoriale dell’Ausl, che si prende carico di trasmettere la documentazione all’assessorato regionale della sanità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo gli accertamenti della Procura, fino a metà 1999 i rimborsi regionali effettuati in favore delle società sanitarie di Aiello sono perfettamente regolari. Poi, nel luglio 1999, Lorenzo Iannì viene nominato direttore del distretto sanitario di Bagheria e comincia a mettere le mani nella documentazione delle società di Aiello. Vengono messe in atto così tutta una serie di “modifiche apparentemente poco significative” che di fatto determinano un aumento vertiginoso dei rimborsi alle cliniche dell’imprenditore bagherese. Il neodirettore dell’ASL di Bagheria svela al suo vecchio amico le innumerevoli “falle” nel sistema di assistenza indiretta. Gioca sull’ambiguità burocratica di tutte quelle carte, e con numerosi “trucchetti” (dichiarazioni false nei verbali, uso di documentazione non prescritta, uso di fotocopie invece che originali, etc) riesce a far ottenere ad Aiello rimborsi tripli o quadrupli per la stessa terapia. Risultato: sull’imprenditore bagherese, come per magia, piovono decine e decine di milioni di euro. È proprio una bella amicizia, quella tra Aiello e Iannì. Il dirigente del distretto di Bagheria, molto spesso, riceve somme di denaro più o meno consistenti. Doni generosi che il facoltoso amico, in segno di gratitudine, non gli fa mai mancare. Intorno al 2000, poi, Aiello fa costruire per il manager dell’ASL addirittura una “sepoltura gentilizia”. Un piccolo mausoleo funerario realizzato da una delle sue ditte edili. “In seguito l’avrei pagato, di sicuro” dichiara Iannì durante un interrogatorio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dei “favori” pecuniari di Aiello non beneficia solo Iannì. Insieme a lui anche altre due figure-chiave nella procedura di rimborso. Salvatore Prestigiacomo, collaboratore amministrativo del Distretto Sanitario di Base di Bagheria eAdriana La Barbera, responsabile dell´Ufficio liquidazione assistenza indiretta presso l’ASL 6 di Palermo. La figlia della dottoressa La Barbera, inoltre, viene assunto in una delle società di Aiello, così come i figli del dottor Scaduto, funzionario all’ASL 6. Lorenzo Iannì, davanti ai PM, all’inizio nega tutto, ma dura poco. Ben presto ammetterà che ci sono state delle forti “anomalie” nelle pratiche che interessavano Michele Aiello. Dichiara però che tutto è stato compiuto per “stupidità”, per rispetto ai “rapporti di amicizia” che intercorrevano tra loro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Dai rimborsi alle convenzioni ====&lt;br /&gt;
L’inizio del 2002 riserva a Michele Aiello una spiacevole sorpresa. Succede quello che temeva da tempo e che – viste le sue fonti sempre bene informate – in parte prevedeva. Cambia la normativa regionale per il finanziamento alle cliniche private. Il regime di assistenza indiretta viene abolito per passare a quello, esclusivo, di assistenza diretta. Basta rimborsi a posteriori, dunque. Adesso si ragiona con gli accreditamenti, che avvengono a priori. Per ricevere finanziamenti pubblici, le cliniche private devono stipulare una convenzione con l’Ente regionale, che può erogare i finanziamenti solo se le terapie sono previste nel tariffario. Eppure Aiello, per tutto il 2002, riesce a ricevere fondi pubblici per cinque prestazioni sanitarie che non sono previste nel tariffario regionale, le quali, tra l’altro, essendo quelle più sofisticate, costituiscono una buona parte dei ricavi delle sue aziende. Questo avviene grazie alla firma di uno speciale protocollo di intesa tra la ASL 6 e “Villa Santa Teresa – Diagnostica per immagini srl”, e poi anche con la “ATM srl”. Oggetto dell’accordo: “Remunerazione extratariffaria per prestazioni di altissima specialità in regime di accreditamento provvisorio”. Praticamente, una “eccezione” fatta ad hoc per Michele Aiello. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’imprenditore naviga comunque in buone acque, anche dopo l’abolizione dell’amata assistenza indiretta, grazie soprattutto al direttore generale dell’ASL 6, Giancarlo Manenti, presentatogli da Antonio Borzacchelli mesi prima. Soltanto con il regime di assistenza diretta, quindi dai primi mesi del 2002, alle cliniche di Aiello vengono accreditate qualcosa come 100 milioni di euro. In altre parole, uno dei più grandi impegni di spesa per la più grande azienda sanitaria dell’Isola e per la Regione Sicilia nel suo complesso. Ma nel giugno 2003, succede qualcosa di inaspettato. Dopo più di un anno di generosi accreditamenti, il nuovo direttore generale dell’AUSL 6 Guido Catalano blocca improvvisamente i finanziamenti alle società di Aiello. C’è qualcosa che non va, e vuole vederci chiaro. Catalano era succeduto a Manenti nel febbraio 2002.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Il tariffario concordato ====&lt;br /&gt;
A settembre 2003, Antonio Borzacchelli, vecchio “collaboratore” di Aiello e deputato regionale Udc, va a fargli visita per dimostrargli la propria solidarietà. Durante l’incontro, però, l’ex maresciallo lo mette al corrente anche di alcuni particolari non proprio secondari. “Le tue società – dice Borzacchelli – sono rimaste vittime di una specie di complotto targato Forza Italia”. Il direttore generale dell’AUSL Guido Catalano, l’assessore regionale alla Sanità Ettore Cittadini, insieme a numerosi personaggi politici vicini all’On. Gianfranco Miccichè, hanno infatti scelto di sostenere gli interessi dell’imprenditore Guido Filosto, proprietario della clinica “La Maddalena”. Tutto a danno degli interessi di Michele Aiello, imprenditore di area Udc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo si sta lavorando, infatti, presso l’assessorato alla Sanità, al tariffario sanitario definitivo, con i prezzi di tutte le prestazioni previste. Chiaro che gli interessi in gioco, a livello regionale, sono grossissimi. E lo scontro più forte sembra proprio quello tra Aiello e Filosto, e tra i loro due sponsor Udc e Forza Italia. Il referente principale di Aiello è il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, che già da molti anni intrattiene rapporti “sia personali che politici” con l’imprenditore di Bagheria. Inoltre, la moglie di Cuffaro, Giacoma Chiarelli, è socia del “Laboratorio Ria diagnostica ormonale srl”, società di cui Aiello nel 2001 cambierà la ragione sociale in “Centro di medicina nucleare San Gaetano srl”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ad occuparsi delle trattative per il tariffario per conto di Aiello è Roberto Rotondo, assistente dell’imprenditore, amministratore di una delle sue società e consigliere Udc al Comune di Bagheria. Rotondo incontra il presidente della Regione il 18 settembre 2003, ma c’è qualcosa che non va. La bozza di tariffario che gli presenta Cuffaro, infatti, è troppo sbilanciata verso gli interessi di Filosto. Chiaro che la “cordata” Forza Italia ha avuto il sopravvento. Poco dopo l’incontro, Rotondo chiama Aiello e gli racconta com’è andata. Cuffaro – dopo aver sentito le sue lamentele - gli ha dato una copia della bozza e gli ha detto: “Sistemala tu”. “Mi scrivi in rosso quello che si deve mettere, in verde quello che si deve levare”. Poi il presidente, evidentemente troppo impegnato, ha delegato l’affare al suo fedelissimo Nino Dina, deputato regionale Udc e membro della commissione sanità all’Ars. “Ti incontri con Nino – dice Cuffaro a Rotondo – gli spieghi un pochettino, tecnicamente com’è combinata, e facciamo per come si deve fare”. Alla fine dell’incontro, Cuffaro cominciò anche ad innervosirsi: “S´incazzò – racconta Rotondo ad Aiello - e ci riette tutti cuose a Nino… rice cca sta cuosa un po’ iessere accussì… Nino pensaci tu, l’amu a risuolbere…e mettiti raccordo cu iddu, sistematimi tutti chidda ca sa a sistimari…e passa per comu sa a fare…”. (Ha dato tutte cose a Nino... dice che questa cosa non può essere così... Nino pensaci tu... dobbiamo risolvere (la questione)... e mettiti d´accordo con lui, sistematemi tutto quello che si deve sistemare... e passa per come si deve fare). Intanto, il maresciallo Giuseppe Ciuro si avvale dei suoi buoni rapporti con numerosi giornalisti per sollecitare una campagna stampa favorevole a Villa Santa Teresa e agli interessi dell’imprenditore Aiello. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 5 settembre 2003 Ciuro chiama Aiello: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;(Legenda: GC: Giuseppe Ciuro, MA: Michele Aiello)&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: Quindi, l’hai letto il coso sul giornale? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Sì &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: E come ti è sembrato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Ma buono è &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: Poi ho chiamato pure a cosa… come si chiama… a quel ragazzo di.. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Di Repubblica? C&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: Si, di Repubblica &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Eh &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: E mi ha detto che tra qualche giorno… dato che l’ha fatto il Giornale di Sicilia, se lo pubblichiamo noi – dice – il Giornale storce il muso. Facciamo passare qualche giorno, e noi ci andiamo con più “novizia” di particolari… così gli “arzigogolo” su che è un centro d’avanguardia… che è una cosa così…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Certo &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: I viaggi della speranza… queste cose qui…. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Ho capito, ho capito… va bene &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: I DS hanno già preso posizione… hai visto? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: Sì sì &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: Eh &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;MA&#039;&#039;&#039;: E questo è importante… &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;GC&#039;&#039;&#039;: E questo è mooolto importante (ride, ndr)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Sanità, l&#039;atto finale: Cuffaro e Aiello da Bertini e il blitz “Talpe” ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;Per approfondire vedi anche la voce: [[Processo Talpe alla DDA]]&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 20 ottobre 2003, un mese dopo la consegna del tariffario “corretto”, Roberto Rotondo viene convocato dall’On. Cuffaro presso la sede della presidenza della Regione. Cuffaro è preoccupato, nervoso. Gli dice di “tranquillizzare Aiello per i problemi del tariffario”, ma non è di questo che vuole parlare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il presidente, infatti, nell’ultimo mese, ha ricevuto numerose informazioni da parte di persone bene informate. Rivelazione di segreti d’indagine, in altre parole. Ora comprende che il problema principale, per Michele Aiello, non è certo quello del tariffario. “Ho anche saputo – gli dice Cuffaro - che Giuseppe Ciuro ha problemi…è indagato…oltre a lui, c’ anche un certo…un maresciallo dei carabinieri…un certo Riolo, pure lui indagato”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una decina di giorni dopo, il 31 ottobre, Totò Cuffaro decide che è ora di incontrare Michele Aiello di persona. Ma usando tutte le cautele. Nella mattinata, l’assistente di Aiello, Roberto Rotondo, viene contattato telefonicamente da un collaboratore di Cuffaro che lo invita a recarsi in presidenza. Giunto lì, Rotondo incontra quello stesso collaboratore, che gli riferisce che il presidente della Regione intende incontrare Aiello presso il negozio di abbigliamento “Bertini” di Bagheria, dove si reca di solito fare gli acquisti. L’appuntamento viene fissato per il pomeriggio. Nelle intercettazioni telefoniche dei collaboratori di Cuffaro viene più volte ripetuto che l’incontro dovrà avvenire “in incognito”. Per andare a Bagheria, il presidente della Regione, con un pretesto, si libera della scorta. Cosa strana, visto che in passato si era recato più volte presso quello stesso negozio, portandosi dietro – sempre e comunque - tutta la scorta. Un comportamento decisamente “anomalo”, quello di Cuffaro, come dichiara il suo segretario personale Vito Raso in sede di interrogatorio. Aiello lo aspetta nelle vicinanze del negozio di abbigliamenti. Gli viene raccomandato di non lasciare nessuna traccia esplicita dell’appuntamento, di non parlarne al telefono con nessuno. L’incontro avviene, e dura circa mezzora. Si parla di tante cose. Del tariffario, ma non solo. Poco dopo l’incontro, Aiello telefona a Carcione e gli riferisce: “Niente di eccezionale. Praticamente sanno quello che sappiamo noi. Né più né meno. Perché hanno un collegamento diretto con Roma. Dice: beh, apriteli gli occhi”. Aiello confesserà questi elementi anche davanti ai pm: “Praticamente ha detto che c’erano delle indagini in corso nei confronti di Ciuro e Riolo, notizie che ha ricevuto da Roma, ma non mi ha precisato dove”, e poi: “Durante quell’incontro sono state messe in evidenza le telefonate tra me, Ciuro e Riolo”. Cuffaro invece smentisce tutto. Secondo la sua versione, durante l’incontro dentro il negozio “Bertini”, si è parlato solo del tariffario. Riguardo il tariffario. Durante la telefonata a Carcione poco dopo l’incontro da “Bertini”, Aiello spiega la situazione: Cuffaro gli ha assicurato che le nuove tariffe saranno approvate “la settimana entrante”, e gli ha raccomandato di accettarle così come sono – almeno per il momento – perché “anche se vi sembrano un po’ basse…per tre mesi ve li dovete accettare per come sono”. Ma non c’è da temere: “Fra tre mesi li cambiamo – ha detto Cuffaro – facciamo un aggiornamento”. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma “la settimana entrante”, per Aiello e i suoi, sarà la più brutta della loro vita. All’alba del 5 novembre 2003, appena cinque giorni dopo l’incontro da “Bertini” con Cuffaro, Michele Aiello verrà arrestato. Insieme a lui, finiranno in manette anche Ciuro e Riolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Dossier &amp;quot;Talpe alla DDA&amp;quot; a cura di www.90011.it, di Nino Fricano. Vedi i seguenti articoli:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Articolo 1[http://web.archive.org/web/20101201143204/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3740&amp;amp;tags=speciale-talpe-prima-puntata-anno-2003-bagheria-intercettata]&lt;br /&gt;
2[http://web.archive.org/web/20101220042718/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3749&amp;amp;tags=speciale-talpe-seconda-puntata-michele-aiello-e-le-sue-talpe]&lt;br /&gt;
3[http://web.archive.org/web/20101220041519/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3781&amp;amp;tags=speciale-talpe-quarta-puntata-il-fiato-sul-collo-della-procura-antimafia]&lt;br /&gt;
4[http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3802&amp;amp;tags=speciale-talpe-quinta-puntata-Onofrio-Monreale-e-il-secchio-quella-strana-coincidenza]&lt;br /&gt;
5[http://web.archive.org/web/20101201121223/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3823&amp;amp;tags=speciale-talpe-sesta-puntata-quanto-il-maresciallo-catturo-il-boss-rinella-e-stranamente-non-disse-nulla-ad-Aiello]&lt;br /&gt;
6[http://web.archive.org/web/20101220041837/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3834&amp;amp;tags=speciale-talpe-settima-puntata-la-confessione-di-riolo-io-attratto-da%20giochi-di-potere-denaro-e-malaffare]&lt;br /&gt;
7[http://web.archive.org/web/20100817133600/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3865&amp;amp;tags=speciale-talpe-ottaca-puntata-stradell-e-cantieri-le-origini-della-fortuna-di-michele-aiello]&lt;br /&gt;
8[http://web.archive.org/web/20101201212454/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3919&amp;amp;tags=speciale-talpe-nona-puntata-stradelle-e-cantieri-le-origini-della-fortuna-di-michele-aiello-parte-seconda]&lt;br /&gt;
9[http://web.archive.org/web/20101201115911/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3930&amp;amp;tags=i-rapporti-ambigui-tra-l-ingegnere-%20e-quelli-di-Bagheria]&lt;br /&gt;
10[http://web.archive.org/web/20101201095036/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=3977&amp;amp;tags=tanti-parenti-eccellenti-nel-libro-paga-del-gruppo-Aiello]&lt;br /&gt;
11[http://web.archive.org/web/20101201131706/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4091&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-business-e-politica-Aiello-scopre-la-sanita-1]&lt;br /&gt;
12[http://web.archive.org/web/20101201115622/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4136&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-business-e-politica-Aiello-scopre-la-sanita-2]&lt;br /&gt;
13[http://web.archive.org/web/20101201094505/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4258&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-dal-sistema-dei-rimborsi-alle-convenzioni-con-ausl-ecco-le-eccezioni-alla-legge-per-le-cliniche-di-Aiello]&lt;br /&gt;
14[http://web.archive.org/web/20101201155949/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4433&amp;amp;tags=speciale-talpe-dda-15]&lt;br /&gt;
15[http://web.archive.org/web/20101201183635/http://www.90011.it/articolo.asp?idnotizia=4443&amp;amp;tags=speciale-talpe-alla-dda-ultima-puntata-incontro-aiello-cuffaro-bertini-bagheria]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Francesco La Licata su La Stampa: &#039;&#039;Il paradosso di Totò condannato e felice: &amp;quot;Ora posso restare&amp;quot;&#039;&#039; [http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200801articoli/29392girata.asp]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Su Antimafia duemila &#039;&#039;“Borzacchelli, un carabiniere coperto dai Servizi”&#039;&#039;[http://www.antimafiaduemila.com/2011110334459/articoli-vari/borzacchelli-un-carabiniere-coperto-dai-servizi-lo-sfogo-di-sebastiano-juculano.html]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*Su Repubblica.it: &#039;&#039;Cuffaro si è dimesso da Governatore. &amp;quot;E&#039; una decisione irrevocabile&amp;quot;&#039;&#039;[http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/cuffaro-processo/dimesso-cuffaro/dimesso-cuffaro.html ]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ninofricano</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Beppe_Montana&amp;diff=2243</id>
		<title>Beppe Montana</title>
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		<updated>2013-08-28T23:48:27Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ninofricano: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]]&lt;br /&gt;
[[File:Beppe_Montana.jpg|250px|thumb|Right|Giuseppe &amp;quot;Beppe&amp;quot; Montana]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;A Palermo siamo poco più d’una decina a costituire un reale pericolo per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti. Siamo bersagli facili, purtroppo. E se i mafiosi decidono di ammazzarci possono farlo senza difficoltà&#039;&#039;. &amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Dichiarazione di Beppe Montana alla stampa dopo l’uccisione del magistrato [[Rocco Chinnici]] (29 luglio 1983)&#039;&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giuseppe Montana&#039;&#039;&#039; (Agrigento, 8 ottobre 1951 – Santa Flavia, 28 luglio 1985), detto “&#039;&#039;&#039;Beppe&#039;&#039;&#039;”, Commissario della squadra mobile di Palermo è stato un poliziotto vittima della mafia. Fu anche stretto collaboratore del vicequestore Ninni Cassarà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nato ad Agrigento nel 1951, figlio del un funzionario del Banco di Sicilia Luigi Montana, crebbe poi a Catania. Laureato in Giurisprudenza, successivamente vinse il concorso per entrare nella Polizia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Lo chiamavano Serpico: l&#039;attività investigativa ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beppe Montana giunse a Palermo nel ’82, all’indomani dell’uccisione di [[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Catania aveva già operato arrestando i boss Nunzio Salafia e Antonino Ragona, bracci destri di [[Nitto Santapaola]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A 34 anni Beppe Montana è  già un investigatore esperto ed apprezzato. Dopo la sua morte, per esempio, si scopre che la sua decisione di affittare una casetta a Porticello non è stato un caso. Voleva tenere sott’occhio una zona ad alta densità mafiosa, quella della costa est di Palermo, che riunisce i comuni del “triangolo della morte” (Bagheria, Casteldaccia, Altavilla Milicia) teatro, pochi anni prima, della seconda guerra di mafia che insanguinò la provincia di Palermo. &lt;br /&gt;
Anche nelle giornate di vacanza, dunque, non cessava la sua lotta contro Cosa Nostra. Lui stesso aveva dichiarato: &#039;&#039;&amp;quot;Bisogna cercare in quel tratto di costa compreso tra Bagheria, Porticello, Casteldaccia, Termini Imerese. E&#039; lì che si nascondono decine di pericolosissimi latitanti. State pur certi che alla fine salteranno fuori grossi nomi&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Montana era ossessionato dal suo lavoro: era uno stakanovista, un mastino. Per questo gli agenti della mobile lo chiamavano “&#039;&#039;&#039;Serpico&#039;&#039;&#039;”, come il coraggioso poliziotto italo americano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel ’83, mentre imperversava la seconda guerra di mafia guerra di mafia, scoprì un vero e proprio arsenale mafioso, mimetizzato sotto un cavalcavia dell’autostrada Palermo-Catania. Furono rinvenute centinaia di armi tra mitra, fucili, pistole e munizioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno dopo arresta a Palermo, in via Lincoln, il boss [[Tommaso Spadaro]], astro nascente del traffico di eroina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pochi giorni prima di morire, il 24 luglio, aveva scardinato un gruppo dedito ad affari illecito di livello internazionale. Otto arresti, tra cui quello del superlatitante di Prizzi [[Tommaso Cannella]] e del boss di Villabate [[Pietro Messicati Vitale]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È tra i pochi investigatori che della mafia prova a ricostruire un quadro completo. Cerca i collegamenti con le altre organizzazioni criminali, specialmente negli Stati Uniti e in Campania. Prova a seguire le grandi piste internazionali che facevano pervenire in Sicilia quantità enormi di capitale. Beppe Montana tocca con mano i punti nevralgici: i proventi del traffico di eroina e i grandi boss. Lo stesso aveva fatto [[Boris Giuliano]], ucciso sei anni prima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L&#039;omicidio ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beppe Montana viene ammazzato il 28 luglio 1985, una domenica sera, a Porticello, frazione marinara del comune di Santa Flavia (PA). Arrivato alle 21 a bordo del motoscafo &amp;quot;Speedy el Sud&amp;quot;. Dopo una giornata trascorsa con la fidanzata e gli amici, aveva deciso di portare in un cantiere di rimessaggio il motoscafo per sistemare un guasto all&#039; impianto elettrico. I due killer lo colgono di sorpresa, mentre è in costume e sandali, ovviamente disarmato. Gli sparano in faccia quattro colpi e lo lasciano a terra in una pozza di sangue. Le armi utilizzate furono una 357 Magnum e una calibro 38 con proiettili ad espansione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La fidanzata Assia Mezzasalma dichiarò: &#039;&#039;&amp;quot;Ero orgogliosa di lui. Ma glielo ripetevo sempre: stai attento, Beppe stai attento. La mafia non scherza&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il padre Luigi Montana parlò invece delle confidenze fatte dal figlio: &#039;&#039;&amp;quot;Beppe mi aveva raccontato delle continue intimidazioni subite da un maresciallo della sua squadra. [...] Quando gli avvertimenti si trasformarono in attentati allora mi disse: eccoci tutti sotto tiro, ormai siamo nel mirino.&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli sviluppi ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== L&#039;uccisione di Salvatore Marino ====&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;uccisione di Beppe Montana, le indagini vengono avvelenate da un evento inquietante su cui ancora non si è fatto chiarezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Viene arrestato un giovane di 25 anni, &#039;&#039;&#039;Salvatore Marino&#039;&#039;&#039;, calciatore dilettante del Bagheria originario della borgata palermitana di Sant’Erasmo. È accusato di aver fatto parte del commando di killer che ammazzarono Beppe Montana. Il giovane Marino, la notte stessa, viene torturato e ucciso dagli agenti della squadra mobile. La questura tenta di coprire la faccenda ma l’evento è troppo grosso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due giorni dopo scoppia lo scandalo e, tra le proteste dei familiari e di tutto un quartiere di Palermo, il ministro degli interni Scalfaro decide di rimuovere i vertici di polizia e carabinieri di Palermo: Francesco Pellegrino, Gennaro Scala e Giuseppe Russo. In seguito alcuni poliziotti vengono anche arrestati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Talpe in questura ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== L&#039;omicidio di Ninni Cassarà ====&lt;br /&gt;
Intanto la struttura delle forze dell’ordine di Palermo è costretta a riorganizzarsi, in una fase delicatissima della storia mafiosa e della lotta alla mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le indagini per la morte di Montana subiscono così un netto stop, mentre Cosa Nostra prepara le mitragliatrici contro il capo della squadra mobile [[Ninni Cassarà]], che viene ammazzato poco più di una settimana dell&#039;uccisione di Beppe Montana: il 6 agosto 1985.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Quarant&#039;anni di mafia]], Saverio Lodato, Rizzoli, 2012&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ninofricano</name></author>
	</entry>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Beppe_Montana&amp;diff=2242</id>
		<title>Beppe Montana</title>
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		<updated>2013-08-28T23:48:01Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ninofricano: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]]&lt;br /&gt;
[[File:Beppe_Montana.jpg|250px|thumb|Right|Giuseppe &amp;quot;Beppe&amp;quot; Montana]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;A Palermo siamo poco più d’una decina a costituire un reale pericolo per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti. Siamo bersagli facili, purtroppo. E se i mafiosi decidono di ammazzarci possono farlo senza difficoltà&#039;&#039;. &amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Dichiarazione di Beppe Montana alla stampa dopo l’uccisione del magistrato [[Rocco Chinnici]] (29 luglio 1983)&#039;&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&amp;lt;br&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giuseppe Montana&#039;&#039;&#039; (Agrigento, 8 ottobre 1951 – Santa Flavia, 28 luglio 1985), detto “&#039;&#039;&#039;Beppe&#039;&#039;&#039;”, Commissario della squadra mobile di Palermo è stato un poliziotto vittima della mafia. Fu anche stretto collaboratore del vicequestore Ninni Cassarà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nato ad Agrigento nel 1951, figlio del un funzionario del Banco di Sicilia Luigi Montana, crebbe poi a Catania. Laureato in Giurisprudenza, successivamente vinse il concorso per entrare nella Polizia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Lo chiamavano Serpico: l&#039;attività investigativa ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beppe Montana giunse a Palermo nel ’82, all’indomani dell’uccisione di [[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Catania aveva già operato arrestando i boss Nunzio Salafia e Antonino Ragona, bracci destri di [[Nitto Santapaola]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A 34 anni Beppe Montana è  già un investigatore esperto ed apprezzato. Dopo la sua morte, per esempio, si scopre che la sua decisione di affittare una casetta a Porticello non è stato un caso. Voleva tenere sott’occhio una zona ad alta densità mafiosa, quella della costa est di Palermo, che riunisce i comuni del “triangolo della morte” (Bagheria, Casteldaccia, Altavilla Milicia) teatro, pochi anni prima, della seconda guerra di mafia che insanguinò la provincia di Palermo. &lt;br /&gt;
Anche nelle giornate di vacanza, dunque, non cessava la sua lotta contro Cosa Nostra. Lui stesso aveva dichiarato: &#039;&#039;&amp;quot;Bisogna cercare in quel tratto di costa compreso tra Bagheria, Porticello, Casteldaccia, Termini Imerese. E&#039; lì che si nascondono decine di pericolosissimi latitanti. State pur certi che alla fine salteranno fuori grossi nomi&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Montana era ossessionato dal suo lavoro: era uno stakanovista, un mastino. Per questo gli agenti della mobile lo chiamavano “&#039;&#039;&#039;Serpico&#039;&#039;&#039;”, come il coraggioso poliziotto italo americano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel ’83, mentre imperversava la seconda guerra di mafia guerra di mafia, scoprì un vero e proprio arsenale mafioso, mimetizzato sotto un cavalcavia dell’autostrada Palermo-Catania. Furono rinvenute centinaia di armi tra mitra, fucili, pistole e munizioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno dopo arresta a Palermo, in via Lincoln, il boss [[Tommaso Spadaro]], astro nascente del traffico di eroina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pochi giorni prima di morire, il 24 luglio, aveva scardinato un gruppo dedito ad affari illecito di livello internazionale. Otto arresti, tra cui quello del superlatitante di Prizzi [[Tommaso Cannella]] e del boss di Villabate [[Pietro Messicati Vitale]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È tra i pochi investigatori che della mafia prova a ricostruire un quadro completo. Cerca i collegamenti con le altre organizzazioni criminali, specialmente negli Stati Uniti e in Campania. Prova a seguire le grandi piste internazionali che facevano pervenire in Sicilia quantità enormi di capitale. Beppe Montana tocca con mano i punti nevralgici: i proventi del traffico di eroina e i grandi boss. Lo stesso aveva fatto [[Boris Giuliano]], ucciso sei anni prima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L&#039;omicidio ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beppe Montana viene ammazzato il 28 luglio 1985, una domenica sera, a Porticello, frazione marinara del comune di Santa Flavia (PA). Arrivato alle 21 a bordo del motoscafo &amp;quot;Speedy el Sud&amp;quot;. Dopo una giornata trascorsa con la fidanzata e gli amici, aveva deciso di portare in un cantiere di rimessaggio il motoscafo per sistemare un guasto all&#039; impianto elettrico. I due killer lo colgono di sorpresa, mentre è in costume e sandali, ovviamente disarmato. Gli sparano in faccia quattro colpi e lo lasciano a terra in una pozza di sangue. Le armi utilizzate furono una 357 Magnum e una calibro 38 con proiettili ad espansione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La fidanzata Assia Mezzasalma dichiarò: &#039;&#039;&amp;quot;Ero orgogliosa di lui. Ma glielo ripetevo sempre: stai attento, Beppe stai attento. La mafia non scherza&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il padre Luigi Montana parlò invece delle confidenze fatte dal figlio: &#039;&#039;&amp;quot;Beppe mi aveva raccontato delle continue intimidazioni subite da un maresciallo della sua squadra. [...] Quando gli avvertimenti si trasformarono in attentati allora mi disse: eccoci tutti sotto tiro, ormai siamo nel mirino.&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Gli sviluppi ===&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== L&#039;uccisione di Salvatore Marino ====&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;uccisione di Beppe Montana, le indagini vengono avvelenate da un evento inquietante su cui ancora non si è fatto chiarezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Viene arrestato un giovane di 25 anni, &#039;&#039;&#039;Salvatore Marino&#039;&#039;&#039;, calciatore dilettante del Bagheria originario della borgata palermitana di Sant’Erasmo. È accusato di aver fatto parte del commando di killer che ammazzarono Beppe Montana. Il giovane Marino, la notte stessa, viene torturato e ucciso dagli agenti della squadra mobile. La questura tenta di coprire la faccenda ma l’evento è troppo grosso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due giorni dopo scoppia lo scandalo e, tra le proteste dei familiari e di tutto un quartiere di Palermo, il ministro degli interni Scalfaro decide di rimuovere i vertici di polizia e carabinieri di Palermo: Francesco Pellegrino, Gennaro Scala e Giuseppe Russo. In seguito alcuni poliziotti vengono anche arrestati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== Talpe in questura ====&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==== L&#039;omicidio di Ninni Cassarà ====&lt;br /&gt;
Intanto la struttura delle forze dell’ordine di Palermo è costretta a riorganizzarsi, in una fase delicatissima della storia mafiosa e della lotta alla mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le indagini per la morte di Montana subiscono così un netto stop, mentre Cosa Nostra prepara le mitragliatrici contro il capo della squadra mobile [[Ninni Cassarà]], che viene ammazzato poco più di una settimana dell&#039;uccisione di Beppe Montana: il 6 agosto 1985.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*[[Quarant&#039;anni di mafia]], Saverio Lodato, Rizzoli, 2012&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ninofricano</name></author>
	</entry>
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		<title>Beppe Montana</title>
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		<updated>2013-08-28T17:58:11Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ninofricano: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}&lt;br /&gt;
[[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giuseppe Montana&#039;&#039;&#039; (Agrigento, 8 ottobre 1951 – Santa Flavia, 28 luglio 1985), detto “&#039;&#039;&#039;Beppe&#039;&#039;&#039;”. Commissario della squadra mobile di Palermo, stretto collaboratore del v icequestore Ninni Cassarà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L&#039;uccisione==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beppe Montana viene ammazzato il 28 luglio 1985, una domenica pomeriggio a Porticello, frazione marinara del comune di Santa Flavia (PA), dopo una bella giornata d’estate passata in barca con la fidanzata e alcuni amici. I killer lo colgono di sorpresa, mentre è in costume e sandali, ovviamente disarmato. Gli sparano in faccia e lo lasciano a terra in una pozza di sangue. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Lo chiamavano Serpico: l&#039;attività investigativa==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A 34 anni Beppe Montana è  già un investigatore esperto ed apprezzato.&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
Dopo la sua morte, per esempio, si scopre che la sua decisione di affittare una casetta a Porticello non è stato un caso. Voleva tenere sott’occhio una zona ad alta densità mafiosa, quella della costa est di Palermo, che riunisce i comuni del c.d. “triangolo della morte” (Bagheria, Casteldaccia, Altavilla Milicia) che era stato teatro, pochi anni prima, della seconda  guerra di mafia che  insanguinò la provincia di Palermo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche nelle giornate di vacanza, dunque, non cessava la sua lotta contro Cosa Nostra, che lo aveva portato ad arrestare numerosi latitanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Montana era ossessionato dal suo lavoro. Per questo gli agenti della mobile lo chiamavano “&#039;&#039;&#039;Serpico&#039;&#039;&#039;”, come quel coraggioso poliziotto italo americano del film, quello che inseguiva e lottava contro i criminali in una New York cruda e violenta. Beppe Montana era così. Uno stakanovista, un mastino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Agrigentino di nascita, era cresciuto a Catania, dove si era fatto le ossa arrestando i boss Nunzio Salafia e Antonino Ragona, bracci destri di [[Nitto Santapaola]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beppe Montana giunge a Palermo nel ’82, all’indomani dell’uccisione di [[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel ’83, mentre imperversava la seconda guerra di mafia guerra di mafia, scopre un vero e proprio arsenale mafioso, mimetizzato sotto un cavalcavia dell’autostrada Palermo-Catania. Mitra, fucili, pistole, munizioni. Centinaia di esemplari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno dopo arresta a Palermo, in via Lincoln, il boss [[Tommaso Spadaro]], astro nascente del traffico di eroina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel ’85 scardina un gruppo dedito ad affari illecito di livello internazionale. Otto arresti, tra cui quello del superlatitante di Prizzi [[Tommaso Cannella]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È tra i pochi investigatori che della mafia prova a ricostruire un quadro completo. Cerca i collegamenti con le altre organizzazioni criminali, specialmente negli Stati Uniti e nella Campania. Prova a seguire le grandi piste internazionali che facevano pervenire in Sicilia quantità enormi di capitale. Beppe Montana tocca con mano i punti nevralgici: il denaro e i grandi boss. Lo stesso aveva fatto [[Boris Giuliano]], ucciso sei anni prima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Gli sviluppi: l&#039;uccisione di Salvatore Marino, la disarticolazione dei vertici di Polizia e Carabinieri e l&#039;omicidio di Ninni Cassarà==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;uccisione di Beppe Montana, le indagini vengono avvelenate da un evento inquietante su cui ancora non si è fatto chiarezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Viene arrestato un giovane di 25 anni, &#039;&#039;&#039;Salvatore Marino&#039;&#039;&#039;, calciatore dilettante del Bagheria originario della borgata palermitana di Sant’Erasmo. È accusato di aver fatto parte del commando di killer che ammazzarono Beppe Montana. Il giovane Marino, la notte stessa, viene torturato e ucciso dagli agenti della squadra mobile. La questura tenta di coprire la faccenda ma l’evento è troppo grosso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due giorni dopo scoppia lo scandalo e, tra le proteste dei familiari e di tutto un quartiere di Palermo, il ministro degli interni Scalfaro decide di rimuovere i vertici di polizia e carabinieri di Palermo: Francesco Pellegrino, Gennaro Scala e Giuseppe Russo. In seguito alcuni poliziotti vengono anche arrestati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intanto la struttura delle forze dell’ordine di Palermo è costretta a riorganizzarsi, in una fase delicatissima della storia mafiosa e della lotta alla mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le indagini per la morte di Montana subiscono così un netto stop, mentre Cosa Nostra prepara le mitragliatrici contro il capo della squadra mobile [[Ninni Cassarà]], che viene ammazzato poco più di una settimana dell&#039;uccisione di Beppe Montana: il 6 agosto 1985.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quarant&#039;anni di mafia, Saverio Lodato, Rizzoli, 2012&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ninofricano</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Beppe_Montana&amp;diff=2224</id>
		<title>Beppe Montana</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Beppe_Montana&amp;diff=2224"/>
		<updated>2013-08-28T17:51:07Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ninofricano: /* Gli sviluppi: l&amp;#039;uccisione di Salvatore Marino, la disarticolazione dei vertici di Polizia e Carabinieri e l&amp;#039;omicidio di Ninni Cassarà */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}&lt;br /&gt;
[[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giuseppe Montana&#039;&#039;&#039; (Agrigento, 8 ottobre 1951 – Santa Flavia, 28 luglio 1985), detto “&#039;&#039;&#039;Beppe&#039;&#039;&#039;”. Commissario della squadra mobile di Palermo, stretto collaboratore del v icequestore Ninni Cassarà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L&#039;uccisione==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beppe Montana viene ammazzato il 28 luglio 1985, una domenica pomeriggio a Porticello, frazione marinara del comune di Santa Flavia (PA), dopo una bella giornata d’estate passata in barca con la fidanzata e alcuni amici. I killer lo colgono di sorpresa, mentre è in costume e sandali, ovviamente disarmato. Gli sparano in faccia e lo lasciano a terra in una pozza di sangue. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Lo chiamavano Serpico: l&#039;attività investigativa==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A 34 anni Beppe Montana è  già un investigatore esperto ed apprezzato.&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
Dopo la sua morte, per esempio, si scopre che la sua decisione di affittare una casetta a Porticello non è stato un caso. Voleva tenere sott’occhio una zona ad alta densità mafiosa, quella della costa est di Palermo, che riunisce i comuni del c.d. “triangolo della morte” (Bagheria, Casteldaccia, Altavilla Milicia) che era stato teatro, pochi anni prima, della seconda  guerra di mafia che  insanguinò la provincia di Palermo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche nelle giornate di vacanza, dunque, non cessava la sua lotta contro Cosa Nostra, che lo aveva portato ad arrestare numerosi latitanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Montana era ossessionato dal suo lavoro. Per questo gli agenti della mobile lo chiamavano “&#039;&#039;&#039;Serpico&#039;&#039;&#039;”, come quel coraggioso poliziotto italo americano del film, quello che inseguiva e lottava contro i criminali in una New York cruda e violenta. Beppe Montana era così. Uno stakanovista, un mastino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Agrigentino di nascita, era cresciuto a Catania, dove si era fatto le ossa arrestando i boss Nunzio Salafia e Antonino Ragona, bracci destri di [[Nitto Santapaola]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beppe Montana giunge a Palermo nel ’82, all’indomani dell’uccisione di [[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel ’83, mentre imperversava la seconda guerra di mafia guerra di mafia, scopre un vero e proprio arsenale mafioso, mimetizzato sotto un cavalcavia dell’autostrada Palermo-Catania. Mitra, fucili, pistole, munizioni. Centinaia di esemplari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno dopo arresta a Palermo, in via Lincoln, il boss [[Tommaso Spadaro]], astro nascente del traffico di eroina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel ’85 scardina un gruppo dedito ad affari illecito di livello internazionale. Otto arresti, tra cui quello del superlatitante di Prizzi [[Tommaso Cannella]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È tra i pochi investigatori che della mafia prova a ricostruire un quadro completo. Cerca i collegamenti con le altre organizzazioni criminali, specialmente negli Stati Uniti e nella Campania. Prova a seguire le grandi piste internazionali che facevano pervenire in Sicilia quantità enormi di capitale. Beppe Montana tocca con mano i punti nevralgici: il denaro e i grandi boss. Lo stesso aveva fatto [[Boris Giuliano]], ucciso sei anni prima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Gli sviluppi: l&#039;uccisione di Salvatore Marino, la disarticolazione dei vertici di Polizia e Carabinieri e l&#039;omicidio di Ninni Cassarà==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;uccisione di Beppe Montana, le indagini vengono avvelenate da un evento inquietante su cui ancora non si è fatto chiarezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Viene arrestato un giovane di 25 anni, &#039;&#039;&#039;Salvatore Marino&#039;&#039;&#039;, calciatore dilettante del Bagheria originario della borgata palermitana di Sant’Erasmo. È accusato di aver fatto parte del commando di killer che ammazzarono Beppe Montana. Il giovane Marino, la notte stessa, viene torturato e ucciso dagli agenti della squadra mobile. La questura tenta di coprire la faccenda ma l’evento è troppo grosso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due giorni dopo scoppia lo scandalo e, tra le proteste dei familiari e di tutto un quartiere di Palermo, il ministro degli interni Scalfaro decide di rimuovere i vertici di polizia e carabinieri di Palermo: Francesco Pellegrino, Gennaro Scala e Giuseppe Russo. In seguito alcuni poliziotti vengono anche arrestati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intanto la struttura delle forze dell’ordine di Palermo è costretta a riorganizzarsi, in una fase delicatissima della storia mafiosa e della lotta alla mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le indagini per la morte di Montana subiscono così un netto stop, mentre Cosa Nostra prepara le mitragliatrici contro il capo della squadra mobile [[Ninni Cassarà]], che viene ammazzato poco più di una settimana dell&#039;uccisione di Beppe Montana: il 6 agosto 1985.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ninofricano</name></author>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Beppe_Montana&amp;diff=2223</id>
		<title>Beppe Montana</title>
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		<updated>2013-08-28T17:49:23Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Ninofricano: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}}&lt;br /&gt;
[[Categoria:Forze dell&#039;Ordine]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giuseppe Montana&#039;&#039;&#039; (Agrigento, 8 ottobre 1951 – Santa Flavia, 28 luglio 1985), detto “&#039;&#039;&#039;Beppe&#039;&#039;&#039;”. Commissario della squadra mobile di Palermo, stretto collaboratore del v icequestore Ninni Cassarà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==L&#039;uccisione==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beppe Montana viene ammazzato il 28 luglio 1985, una domenica pomeriggio a Porticello, frazione marinara del comune di Santa Flavia (PA), dopo una bella giornata d’estate passata in barca con la fidanzata e alcuni amici. I killer lo colgono di sorpresa, mentre è in costume e sandali, ovviamente disarmato. Gli sparano in faccia e lo lasciano a terra in una pozza di sangue. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Lo chiamavano Serpico: l&#039;attività investigativa==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A 34 anni Beppe Montana è  già un investigatore esperto ed apprezzato.&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
Dopo la sua morte, per esempio, si scopre che la sua decisione di affittare una casetta a Porticello non è stato un caso. Voleva tenere sott’occhio una zona ad alta densità mafiosa, quella della costa est di Palermo, che riunisce i comuni del c.d. “triangolo della morte” (Bagheria, Casteldaccia, Altavilla Milicia) che era stato teatro, pochi anni prima, della seconda  guerra di mafia che  insanguinò la provincia di Palermo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche nelle giornate di vacanza, dunque, non cessava la sua lotta contro Cosa Nostra, che lo aveva portato ad arrestare numerosi latitanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Montana era ossessionato dal suo lavoro. Per questo gli agenti della mobile lo chiamavano “&#039;&#039;&#039;Serpico&#039;&#039;&#039;”, come quel coraggioso poliziotto italo americano del film, quello che inseguiva e lottava contro i criminali in una New York cruda e violenta. Beppe Montana era così. Uno stakanovista, un mastino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Agrigentino di nascita, era cresciuto a Catania, dove si era fatto le ossa arrestando i boss Nunzio Salafia e Antonino Ragona, bracci destri di [[Nitto Santapaola]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Beppe Montana giunge a Palermo nel ’82, all’indomani dell’uccisione di [[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel ’83, mentre imperversava la seconda guerra di mafia guerra di mafia, scopre un vero e proprio arsenale mafioso, mimetizzato sotto un cavalcavia dell’autostrada Palermo-Catania. Mitra, fucili, pistole, munizioni. Centinaia di esemplari.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno dopo arresta a Palermo, in via Lincoln, il boss [[Tommaso Spadaro]], astro nascente del traffico di eroina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel ’85 scardina un gruppo dedito ad affari illecito di livello internazionale. Otto arresti, tra cui quello del superlatitante di Prizzi [[Tommaso Cannella]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È tra i pochi investigatori che della mafia prova a ricostruire un quadro completo. Cerca i collegamenti con le altre organizzazioni criminali, specialmente negli Stati Uniti e nella Campania. Prova a seguire le grandi piste internazionali che facevano pervenire in Sicilia quantità enormi di capitale. Beppe Montana tocca con mano i punti nevralgici: il denaro e i grandi boss. Lo stesso aveva fatto [[Boris Giuliano]], ucciso sei anni prima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Gli sviluppi: l&#039;uccisione di Salvatore Marino, la disarticolazione dei vertici di Polizia e Carabinieri e l&#039;omicidio di Ninni Cassarà==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;uccisione di Beppe Montana, le indagini vengono avvelenate da un evento inquietante su cui ancora non si è fatto chiarezza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Viene arrestato un giovane di 25 anni, &#039;&#039;&#039;Salvatore Marino&#039;&#039;&#039;, calciatore dilettante del Bagheria originario della borgata palermitana di Sant’Erasmo. È accusato di aver fatto parte del commando di killer che ammazzarono Beppe Montana. Il giovane Marino, la notte stessa, viene torturato e ucciso dagli agenti della squadra mobile. La questura tenta di coprire la faccenda ma l’evento è troppo grosso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due giorni dopo scoppia lo scandalo e, tra le proteste dei familiari e di tutto un quartiere di Palermo, il ministro degli interni Scalfaro decide di rimuovere i vertici di polizia e carabinieri di Palermo: Francesco Pellegrino, Gennaro Scala e Giuseppe Russo. In seguito alcuni poliziotti vengono anche arrestati. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intanto la struttura delle forze dell’ordine di Palermo è costretta a riorganizzarsi, in una fase delicatissima della storia mafiosa e della lotta alla mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le indagini per la morte di Montana subiscono così un netto stop, mentre Cosa Nostra prepara le mitragliatrici contro il capo della squadra mobile [[Ninni Cassarà]]], che viene ammazzato poco più di una settimana dell&#039;uccisione di Beppe Montana: il 6 agosto 1985.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Ninofricano</name></author>
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