<?xml version="1.0"?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xml:lang="it">
	<id>https://www.wikimafia.it/w/api.php?action=feedcontributions&amp;feedformat=atom&amp;user=Turiddu</id>
	<title>WikiMafia - Contributi dell&#039;utente [it]</title>
	<link rel="self" type="application/atom+xml" href="https://www.wikimafia.it/w/api.php?action=feedcontributions&amp;feedformat=atom&amp;user=Turiddu"/>
	<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/wiki/Speciale:Contributi/Turiddu"/>
	<updated>2026-04-23T08:01:21Z</updated>
	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
	<generator>MediaWiki 1.43.0</generator>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Marcello_Dell%27Utri&amp;diff=10748</id>
		<title>Marcello Dell&#039;Utri</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Marcello_Dell%27Utri&amp;diff=10748"/>
		<updated>2025-10-26T11:33:51Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Turiddu: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Marcello-dell-utri.jpg|alt=Marcello Dell&#039;Utri|miniatura|300x300px|Marcello Dell&#039;Utri]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Marcello Dell’Utri&#039;&#039;&#039; (Palermo, [[11 settembre]] [[1941]]) è un ex-manager e politico siciliano, co-fondatore del partito politico Forza Italia insieme a [[Silvio Berlusconi]] e condannato in via definitiva il [[9 maggio]] [[2014]] per il reato di [[Concorso esterno in associazione mafiosa|concorso esterno in associazione mafiosa]]. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
===Primi anni===&lt;br /&gt;
Nel [[1957]], all’età di 16 anni, Marcello Dell’Utri contribuì alla fondazione della società calcistica &#039;&#039;&#039;Bacigalupo&#039;&#039;&#039;. Nel 1961 lasciò Palermo per frequentare l’Università degli Studi di Milano. In quel frangente, conobbe Silvio Berlusconi. Insieme fondarono una scuola calcio: la &#039;&#039;&#039;Torrescalla&#039;&#039;&#039;. Tra il [[1964]] e [[1965]] divenne segretario di Berlusconi per la società Edilnord&amp;lt;ref&amp;gt;Leonardo Guarnotta, Sentenza contro Dell’Utri, Tribunale di Palermo – II Sezione Penale, 11 dicembre 2004, p.71&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[1966]], Dell’Utri venne assunto per dirigere un centro sportivo &#039;&#039;Opus Dei&#039;&#039; a Roma. Successivamente, nel [[1970]], fece ritorno a Palermo a causa della malattia del padre. In quell’anno viene assunto alla Cassa di Risparmio delle Province Siciliane e dal [[2 febbraio]] 1970 al [[25 febbraio]] 1971 prestò servizio a Catania, dove frequentò un corso di preparazione ai servizi bancari per i nuovi assunti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[25 febbraio]] [[1971]] iniziò a lavorare presso l’agenzia di Belmonte Mezzagno, un piccolo comune in provincia di Palermo&amp;lt;ref&amp;gt;ibid&amp;lt;/ref&amp;gt;, mentre il [[14 maggio]] [[1973]] venne trasferito alla Direzione Generale di Palermo, Servizio di Credito Agrario. In quel periodo, riprese contatto con la Società calcistica Bacigalupo. Grazie a questa società conobbe [[Gaetano Cinà]], mafioso del [[Mandamento di Santa Maria del Gesù|mandamento di Santa Maria del Gesù]], e [[Vittorio Mangano]], mafioso del [[Mandamento di Porta Nuova|mandamento di Porta Nuova]] a Palermo&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp.71-72.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Segretario particolare di Silvio Berlusconi e il patto di protezione con Cosa Nostra===&lt;br /&gt;
[[File:Berlusconi dell&#039;utri anni 70.jpg|alt=Silvio Berlusconi e Marcello Dell&#039;Utri negli anni &#039;70|miniatura|Silvio Berlusconi e Marcello Dell&#039;Utri negli anni &#039;70]]&lt;br /&gt;
Nel [[1973]] Berlusconi lo convinse a tornare a Milano e così iniziò a lavorare per la &#039;&#039;&#039;Edilnord&#039;&#039;&#039;, anche se l’assunzione ufficialmente avvenne nel 1974. In quanto segretario particolare di Berlusconi, tra il [[16 maggio|16]] e il [[29 maggio]] di quell’anno organizzò un incontro tra Silvio Berlusconi e il boss [[Stefano Bontate]] (il «principe» di Villagrazia a capo della Famiglia di S. Maria del Gesù), accompagnato da Gaetano Cinà (affiliato alla Famiglia di Malaspina), [[Girolamo Teresi]] (sottocapo della Famiglia di Bontate) e [[Francesco Di Carlo]] (destinato a diventare sottocapo della Famiglia di Altofonte). Proprio quest’ultimo riferì i termini dell’incontro organizzato con Dell’Utri, durante il processo a suo carico&amp;lt;ref&amp;gt;SIOTTO, M.C. (2014). &#039;&#039;Sentenza 643/14 contro Dell’Utri Marcello, Corte di Cassazione – I sezione penale&#039;&#039;, 9 maggio, p. 48.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quegli anni, infatti, era iniziata la [[Stagione dei sequestri di persona|stagione dei sequestri]], durante la quale prima Cosa Nostra, poi la &#039;ndrangheta, rapivano ricchi imprenditori o i loro figli del Nord Italia, chiedendo in cambio un riscatto. Dopo le prime minacce, Berlusconi optò per un patto di protezione con gli allora vertici di Cosa Nostra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel maggio 1974 assunse quindi come stalliere nella sua villa ad Arcore Vittorio Mangano, che in realtà garantiva l’intoccabilità del patron della Edilnord e della sua famiglia dai sequestri; quando Mangano, a suo dire spontaneamente, lasciò nel [[1976]] Arcore dopo che sui giornali era comparsa la clamorosa notizia della sua presenza nella villa di Berlusconi, questi si dotò di un apposito servizio di sicurezza con guardie private, trasferendo prima la sua famiglia in Svizzera e infine in Spagna.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo periodo, Mangano fu anche autore di &#039;&#039;&#039;un attentato ai danni della villa di Berlusconi in via Rovani a Milano&#039;&#039;&#039;, il [[26 maggio]] [[1975]]. La bomba era stata collocata nella villa, ancora in ristrutturazione, provocando ingenti danni con lo sfondamento dei muri perimetrali e il crollo del pianerottolo del primo piano&amp;lt;ref&amp;gt;Guarnotta, op.cit., pp. 377-378.&amp;lt;/ref&amp;gt;. L’attentato venne denunciato solo dall’intestatario formale della villa, Walter Donati, per cui venne collegato a Berlusconi solo in seguito. A quel punto le indagini raccolsero indizi su un paventato progetto di sequestro del figlio di Berlusconi, ma l’autore dell’attentato restò misterioso, fino alla telefonata intercettata del 1986 di cui si parlerà più avanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Alle dipendenze di Filippo Alberto Rapisarda===&lt;br /&gt;
Nel [[1977]], tuttavia, Dell’Utri lasciò Berlusconi per andare a lavorare insieme al gemello Alberto come dirigente nel gruppo di un finanziere siciliano originario di Sommatino, in provincia di Caltanissetta, [[Filippo Alberto Rapisarda]], amico di molti mafiosi e con diversi precedenti penali alle spalle. A raccomandarlo, lo raccontò lui stesso ai magistrati palermitani durante il processo Dell’Utri, era stato &#039;&#039;&#039;Gaetano Cinà&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sua holding, la &#039;&#039;Inim&#039;&#039;, aveva sede nello splendido palazzo cinquecentesco di &#039;&#039;&#039;via Chiaravalle al civico 7&#039;&#039;&#039;, a 150 metri dall’Università Statale e, soprattutto, a 200 metri dagli uffici della &#039;&#039;Citam&#039;&#039; in &#039;&#039;&#039;via Larga 13&#039;&#039;&#039;, dove, come segnalato dal rapporto n.0500/CAS della &#039;&#039;Criminalpol&#039;&#039; del [[13 aprile]] [[1981]] alla base dell’[[Operazione San Valentino|operazione San Valentino]], erano domiciliate decine di società che riciclavano i proventi illeciti di [[Cosa Nostra]] al Nord. Diretta dal palermitano Pasquale Pergola, negli uffici di via Larga 13 erano di casa uomini d’onore del calibro di [[Tommaso Buscetta]], dei Fratelli Bono, di [[Ugo Martello]] (detto Tanino) e di [[Gaetano Carollo]], vicecapo della Famiglia di Resuttana che, secondo il collaboratore [[Gaspare Mutolo]], era solito affidare i suoi capitali illeciti da riciclare a [[Salvatore Ligresti]]&amp;lt;ref&amp;gt;GOMEZ, P., SISTI, L. (1997). L’intoccabile. Berlusconi e Cosa Nostra, Milano, Kaos edizioni, p.84.&amp;lt;/ref&amp;gt;, sebbene questa circostanza non sia mai stata confermata in sede giudiziaria. Tutti esponenti di Cosa Nostra che poi finivano per fare visita anche agli uffici in Via Chiaravalle, come rivelò anche [[Angelo Siino]], ex-ministro dei Lavori Pubblici di Totò Riina&amp;lt;ref&amp;gt;Sentenza Dell’Utri 1° grado, p. 747.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel rapporto della Criminalpol ampio spazio veniva dedicato anche a Rapisarda e alle sue holding, la &#039;&#039;Inim&#039;&#039; e la &#039;&#039;Raca&#039;&#039;, proprio dopo aver passato in rassegna &#039;&#039;&#039;la famosa intercettazione&#039;&#039;&#039; del [[14 febbraio]] [[1980]] tra Dell’Utri e Vittorio Mangano, con quest’ultimo che voleva vendergli “&#039;&#039;&#039;un cavallo&#039;&#039;&#039;”: a pagina 176 si legge infatti che &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«l’aver accertato attraverso la citata intercettazione telefonica il &amp;quot;contatto&amp;quot; tra il Mangano Vittorio, di cui è bene ricordare sempre la sua particolare pericolosità criminale, e il Dell’Utri Marcello, ne consegue necessariamente che anche la Inim spa e la Raca spa, operanti in Milano, sono società commerciali gestite dalla mafia e di cui la mafia si serve per riciclare il denaro sporco provento di illeciti» . &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il rapporto evidenziava come tra i soci occulti, tramite l’ingegnere &#039;&#039;&#039;Francesco Paolo Alamia&#039;&#039;&#039;, figurasse anche l’ex-sindaco mafioso di Palermo [[Vito Ciancimino]], responsabile negli anni ’60 del c.d. [[Sacco di Palermo|sacco edilizio del capoluogo siciliano]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Angelo Caristi&#039;&#039;&#039;, socio e amministratore delegato della &#039;&#039;Inim&#039;&#039;, ricordò che più volte il finanziere siciliano faceva riferimento a Bontate e Teresi nelle conversazioni coi dipendenti: «&#039;&#039;Rapisarda ci diceva sempre che il denaro che lui investiva doveva essere restituito ai reali proprietari perché si trattava di persone pericolose. Con noi lui si vantava di essere il braccio finanziario di ambienti affaristico-malavitosi&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Il racconto particolareggiato si ritrova nella Sentenza Dell’Utri 1° grado, p. 730.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche &#039;&#039;&#039;Rocco Remo Morgana&#039;&#039;&#039;, ex-socio di Rapisarda, raccontò ai magistrati che «&#039;&#039;dal 1975 al Natale del 1978 gli uffici dell’Inim erano frequentati da persone di origine siciliana tra i quali ricordo Mimmo Teresi, Stefano Bontate, Vittorio Mangano, Gaetano Cinà, e uno dei fratelli Bono, credo che si trattasse di Pippo. Io personalmente in via Chiaravalle ho incontrato più volte Bontate e Teresi&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A metà degli anni ’70 Rapisarda si ritrovò così a capo del &#039;&#039;&#039;secondo gruppo immobiliare italiano&#039;&#039;&#039;, superato solo dalla &#039;&#039;Beni Immobili Italia&#039;&#039; di Anna Bonomi Bolchini. Merito non solamente dei miliardi dei boss siciliani, ma anche di alcune scelte strategiche come, ad esempio, quella di avere come commercialista l’accademico ed economista &#039;&#039;&#039;Luigi Guatri&#039;&#039;&#039;, futuro rettore (1984-1989), vicepresidente (1999-2018) e presidente onorario della Bocconi fino alla morte nel [[2025]], che fu «un formidabile lasciapassare verso il sistema bancario»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem. Davanti ai giudici di Torino, Dell’Utri riferì il 5 ottobre 1996 che gli ingenti “prestiti” ricevuti tra il ’91 e il ’92 da Rapisarda avvennero anche attraverso una finanziaria che faceva capo a Guatri. Si veda Travaglio, Veltri, &#039;&#039;L&#039;odore dei soldi&#039;&#039;, p. 182.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nel [[1978]] Rapisarda si separò da Alamia, in una sorta di preludio della [[Seconda Guerra di Mafia|seconda guerra di mafia]]: l’ingegnere siciliano vicino ai [[Clan dei Corleonesi|Corleonesi]] tenne per sé la &#039;&#039;Inim&#039;&#039;, benché svuotata di molte società, mentre Rapisarda, legato a Bontate, fondò con Dell’Utri la &#039;&#039;Gestim&#039;&#039;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La fine del sodalizio con Rapisarda e il ritorno con Berlusconi===&lt;br /&gt;
Nel [[1979]] l’avventura di Dell’Utri con Rapisarda finì con quest’ultimo in fuga prima in Francia e poi in Venezuela per il crack della &#039;&#039;Venchi Unica&#039;&#039; e della &#039;&#039;Bresciano&#039;&#039; e il fratello Alberto in galera. Anche se figurò alle dipendenze di Berlusconi solo dal [[1982]], la sentenza della Cassazione ha dimostrato che sin da quel 1979 il co-fondatore di Forza Italia era tornato alla corte del Cavaliere, con il quale aveva tuttavia continuato a mantenere rapporti d’affari tramite Rapisarda&amp;lt;ref&amp;gt;Sentenza 643/14 contro Dell’Utri Marcello, Corte di Cassazione, pp. 49-50.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Iniziò a quel punto una lunga epopea  attorno al fallimento del gruppo immobiliare che vide contrapposti e poi riappacificati più volte Rapisarda e Dell’Utri, che durò fino alla fine degli anni ’90, con il finanziere siciliano che rese dichiarazioni incredibili ai magistrati di Palermo sugli investimenti di Cosa Nostra addirittura in Canale 5, salvo poi ritrattare, in un continuo tira e molla di rinnovate accuse e smentite&amp;lt;ref&amp;gt;Si veda al riguardo, Gianni Barbacetto, Antonella Mascali, &#039;&#039;&amp;quot;Parlerò, parlerò...&amp;quot;. Se ne va per sempre l&#039;uomo che parlava a intermittenza&#039;&#039;, il Fatto Quotidiano, 1° settembre 2011.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tanto che il primo club di [[Forza Italia]] nacque proprio in via Chiaravalle 7, &#039;&#039;&#039;all’insaputa persino di Ezio Cartotto&#039;&#039;&#039;, il politologo assunto come consulente in &#039;&#039;Publitalia&#039;&#039; per lavorare alla creazione del partito berlusconiano, nonostante Rapisarda avesse già pubblicamente rilasciato dichiarazioni in cui sosteneva che il Cavaliere avesse preso i soldi da esponenti di Cosa nostra&amp;lt;ref&amp;gt;Giuseppe Pipitone, &#039;&#039;Forza Italia 25 anni dopo. Ezio Cartotto, l’ideatore dietro le quinte: “Vi racconto i segreti della discesa in campo. E perché oggi me ne vergogno. Berlusconi? Ora è patetico e triste”&#039;&#039;, il Fatto Quotidiano, 26 gennaio 2019.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La bomba del 1986 alla villa di Berlusconi===&lt;br /&gt;
Il [[3 ottobre]] [[1983]], Dell’Utri diventò amministratore delegato di Publitalia, concessionaria di pubblicità delle reti televisive della Fininvest, la holding che deteneva il reparto azionario di Berlusconi&amp;lt;ref&amp;gt;Guarnotta, Leonardo (2004), Sentenza contro Dell’Utri, Tribunale di Palermo – II Sezione Penale, 11 dicembre,p.1027&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche in quella veste continuò a mantenere il suo ruolo di mediatore tra Berlusconi e Cosa Nostra. Significativa è la vicenda di una nuova bomba ai danni della villa in Via Rovani a Milano, scoppiata il [[28 novembre]] [[1986]]. Berlusconi, memore del precedente del 1975, confessò in un una telefonata a Dell&#039;Utri di essere convinto che fosse stato Mangano. La telefonata venne intercettata nell’ambito del procedimento per il fallimento della Bresciano Costruzioni dalla Procura di Milano, alle 00:12 del [[29 novembre]]&amp;lt;ref&amp;gt;La trascrizione è riportata da pagina 380 a pagina 391 della Sentenza di 1° grado&amp;lt;/ref&amp;gt;:&amp;lt;blockquote&amp;gt;DELL’UTRI: Pronto!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
BERLUSCONI: Marcello!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D.: eccomi!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B.: Allora, è Vittorio Mangano…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Eh! ,…Che succede?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B.: che ha messo la bomba!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Non mi dire!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Si.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: E come si sa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Eh, … da una serie di deduzioni, per il rispetto che si deve all’intelligenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Ah!…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: …E’ fuori…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Ah, è fuori?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Sì, è fuori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Ah, non lo sapevo neanche!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: E questa cosa qui, da come l’ho vista fatta, con un chilo di polvere nera...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: …ah!…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: … ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: … ah!..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Ecco, secondo me, un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata: lui ha messo la bomba!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Perché… perché non si spiega, proprio!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Eh?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Cioè, non si spiega se non c’è un … se…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Io purtroppo , stasera sono stato interrogato dai carabinieri, mi hanno portato loro.. quello di Monza, no?..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: ..sì!..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: .. sul fatto di Vittorio Mangano…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: …sì!…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: .. e io ho dovuto avvisare, insomma! Cioè, ho dovuto dire: “Sì, è vero, era là…”, gli ho raccontato la storia che loro sapevano benissimo, peraltro!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Eh, si capisce!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Loro c’erano arrivati prima di me!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì, la sanno benissimo, sì, sì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Ecco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Tra l’altro, appunto…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Io … io penso che sia lui!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì, sì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Perché , scusami, tu spiegami perché uno debba mettere una bomba!..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: … no!..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: … ti dirò, eh!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Io non lo so..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B:Sì, poi la bomba fatta proprio rudimentale…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: … sì, sì!..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: … con un chilo di polvere nera!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Quindi, proprio..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: …Proprio … sì, sì, col sistema proprio…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: … per dire: faccio un botto!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: …faccio, faccio un botto!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: … sì!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Ma poi con molto rispetto, perché mi ha incrinato soltanto la parte inferiore della cancellata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Ah!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Una cosa, un danno da duecentomila lire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: sì, sì, sì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Quindi, una cosa anche … rispettosa ed affettuosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: …sì ( ride)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Eh?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: ( ridendo ) Pazzesco! Sì, sì, sì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Va bè, io ritengo che sia così! Quindi adesso aspettiamo che poi ..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Certo, sentiamo, sì. Comunque.. pare starno però, eh! Perché… sì, tu dici giustamente che lui …&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Ah, non c’è altra spiegazione!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì, sì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: E’ la stessa via Rovani come allora…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: … e lui fuori di prigione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì. Però, sentiamo, adesso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Adesso vediamo!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì. Io, tra l’altro, avevo parlato … mi ha chiamato quello della DIGOS…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: … sì!…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: .. mi ha detto se c’era bisogno , qualsiasi cosa, perché loro …&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: ..sì, sì…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: … ho detto: &amp;quot;mah, guardi, ci sentiamo domani per qualsiasi cosa!&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: qual è, quello che tu…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: … sì, sì…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: … sei andato a parlargli( incomprensibile)?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Esatto, esatto!… sì, sì!… il quale mi ha detto anche lui …&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Io ho fatto un summit con tutti i carabinieri di Milano e di Monza, stasera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Ah, ecco!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Quello di Monza aveva la sua tesi…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: …e… credo che sia così!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì, sì. Eh, quindi , bene, va bene. Insomma, comunque credo anch’io che non ci sono altre richieste ( o simile). Anche perché non ci sono, voglio dire! Si sarebbero fatti sentore, insomma, no? Eh! Sì, sì, bè! E insomma!…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Va bè… niente, stiamo a vedere..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D:  Va bene!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: …cosa succede!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Okay!” [...]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Altre cose? Pensaci un po’ anche tu: per me l’unica cosa è quella lì!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì, ma io non ci ho fatto ancora tante riflessioni , ti dirò. Però, sono… anch’io condivido.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Arcore…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì, sì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: … bè, voglio dire, via Rovani, via Rovani..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì, no, ma poi , voglio dire, non c’è neanche , vedi…chi…chi…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Cioè, questo qui… mi hanno aperto un po’ gli occhi i carabinieri, quando mi hanno detto: &amp;quot;Questo qui è un chiaro segnale estorsivo!&amp;quot;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Non c’è altra spiegazione! Perché , se fosse un fatto terroristico…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Io…classico avvertimento di un qualcosa che …&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: … Estorsivo!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: … che vuole arrivare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: …un segnale di un’estorsione!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì, sì.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: E, quindi, il segnale di un’estorsione, ripensi…che a undici anni fa…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Uh, uh…sì, sì, sì. Sì, ma non non vedo neanch’io altro… pensandoci ben, hai ragione! …da dove può arrivare, insomma?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: No, quando poi mi hanno detto che era uscito da poco!..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Ma e questo io non lo sapevo proprio! Perché non ci avevo proprio fatto riferimento. Infatti, mi è venuto… mi è passato, ma dico:”mah, non può essere lui!”. In effetti, però, se è fuori…non avrei dei dubbi netti, va! Va beh, tu sei sicuro che è fuori, sì?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Sì, sì, me l’han detto loro!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Te l’han detto loro?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
B: Ma loro han fatto tutto. Quando uno ti dice…mah!…E’ venuta da...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
D: Sì, sì, guarda, se è fuori, allora possiamo dire certezza, non sospetto!&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Poche ore dopo, nel pomeriggio del 29 novembre, Dell’Utri telefonò nuovamente a Berlusconi, riferendogli di aver incontrato &#039;&#039;&#039;Gaetano Cinà&#039;&#039;&#039;, il quale gli assicurò che Mangano era in galera, quindi la bomba non poteva averla messa lui.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I giudici trascrissero anche una battuta che Berlusconi disse di aver fatto ai Carabinieri, lasciandoli sbalorditi, e cioè: «&#039;&#039;Trenta milioni li avrei anche pagati&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 1045.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Un passaggio giudicato «&#039;&#039;sintomatico dell’atteggiamento mentale dell’imprenditore disponibile a pagare, ma non a denunciare le richieste estorsive&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una posizione confermata anche da un’intercettazione del [[17 febbraio]] [[1988]], nella quale Berlusconi parlava con un amico immobiliarista, Renato Della Valle, di altre minacce criminali che non denunciò né chiarì mai. Preoccupatissimo, confidava: «&#039;&#039;Se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le rivelazioni dei pentiti chiarirono i fatti durante il processo a carico di Dell&#039;Utri il quadro. L’attentato del 1975 era opera di Mangano, ma quello del 1986 era opera dei &#039;&#039;&#039;catanesi&#039;&#039;&#039;. Per cui, come Dell’Utri riuscì a sapere in tempo reale, i mafiosi palermitani e i corleonesi non c’entravano. [[Salvatore Riina|Riina]] però sapeva chi era stato e ne approfittò per usare proprio &#039;&#039;&#039;Catania&#039;&#039;&#039; &#039;&#039;&#039;come base per le nuove intimidazioni&#039;&#039;&#039;, quelle che gli permisero di ricementare il rapporto Cinà-Dell’Utri. Ricostruendo la storia delle bombe, i giudici sottolinearono tra l’altro che anche l’attentato del 1986 era rimasto «&#039;&#039;del tutto assente da ogni cronaca giornalistica&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 1053.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia (Ganci, Anzelmo e Galliano), emerse un comune riferimento alla &#039;&#039;&#039;dimensione politica&#039;&#039;&#039; che, nella mente di Riina, avrebbero assunto i contatti tra Dell’Utri e Cinà, in quanto, il Capo dei Capi sperava, attraverso questi rapporti, di poter creare un “canale” per raggiungere, tramite Berlusconi, l&#039;allora Presidente del Consiglio &#039;&#039;&#039;Bettino Craxi&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Tribunale, relativamente a questo tema, condivise l’osservazione della difesa di Dell&#039;Utri secondo cui dal contenuto delle dichiarazioni non era emersa prova certa che &#039;&#039;&#039;il voto dato dai mafiosi al partito socialista italiano nelle elezioni politiche del 1987&#039;&#039;&#039;, su ordine di Riina, fosse dovuto alla riuscita di questa specifica iniziativa rivolta ad “agganciare” Berlusconi (e successivamente Craxi), ovvero si fossero realizzati, allo stesso fine, altri accordi con diversi soggetti politici della medesima area socialista. Il Tribunale però osservava come &amp;quot;&#039;&#039;la persona dell’imprenditore Silvio Berlusconi veniva vista da Riina sia come soggetto che doveva pagare (alla stregua di tanti altri imprenditori), sia, anche, come soggetto che avrebbe potuto aiutare l’organizzazione mafiosa sul piano politico&#039;&#039;&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 1057.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come osservava però il Tribunale, &amp;lt;blockquote&amp;gt;&amp;quot;indipendentemente dai non provati “favori” di Berlusconi alla mafia (ma solo dei provati tentativi di “agganciarlo” da parte di tale sodalizio criminale), quel che importa è avere acquisito un ulteriore elemento sintomatico che conferma &#039;&#039;&#039;la piena consapevolezza di Dell’Utri della valenza mafiosa di Gaetano Cinà&#039;&#039;&#039; e, al contempo, l’assenza di qualsivoglia atteggiamento ostile rispetto alle pretese e alle “speranze” che, con il suo avallo ed attraverso Cinà, Cosa Nostra stava manifestando verso Berlusconi&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 1062-1063.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===I regali di Cinà e i soldi per le antenne a Catania===&lt;br /&gt;
Inoltre, durante le festività natalizia del 1986, Cinà regalò a Berlusconi &#039;&#039;&#039;una cassata di quasi 12 kg, con sopra stampato lo stemma di Canale 5&#039;&#039;&#039; (il “biscione”), come suggerito dello stesso Dell’Utri nei giorni precedenti la spedizione&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 1059&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il tribunale rilevò come fosse illogico, a fronte di nessun favore teoricamente ancora reso e l&#039;inesistenza di un rapporto diretto tra l&#039;imprenditore e il mafioso, un regalo del genere; anche perché, in debito per l&#039;interessamento sulla bomba in Via Rovani, era Berlusconi, non Cinà. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo episodio si aggiunse &#039;&#039;&#039;il pagamento di un contributo per la protezione delle antenne a Catania&#039;&#039;&#039;, che Dell&#039;Utri stesso suggerì a Cinà di chiedere direttamente alle emittenti locali. Per questo motivo, era stato contattato l’imprenditore palermitano Filippo Rappa, proprietario dell’emittente televisiva T.R.M., poi fusa nel 1990 insieme a &#039;&#039;ReteQuattro Spa&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 1063.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il ruolo di Raffaele Ganci===&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia [[Raffaele Ganci]], dopo la sua scarcerazione, avvenuta il 28 novembre 1988, aveva nuovamente “preso in mano”, su ordine di Riina, la situazione relativa ai soldi che arrivavano dalla Fininvest per mezzo di Dell’Utri e Cinà. Era proprio Raffaele Ganci che provvedeva a dividerli, dopo il prelievo per quella di Santa Maria di Gesù, tra tre “famiglie”, tra le quali, per l’appunto, la “famiglia” di San Lorenzo, alla quale il denaro arrivava in quanto consegnato a Salvatore Biondino, l’autista di Riina, “reggente” di tale ultimo mandamento&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 1076-1077.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il processo a carico di Marcello Dell&#039;Utri provò &#039;&#039;&#039;i pagamenti di denaro da parte della Fininvest fino al [[1992]]&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La nascita del partito Forza Italia===&lt;br /&gt;
Nel [[1993]], quando era oramai chiaro che l&#039;inchiesta &#039;&#039;&#039;Mani Pulite&#039;&#039;&#039; della procura di Milano stava facendo crollare la c.d. &amp;quot;Prima Repubblica&amp;quot;, coi partiti storici che affondavano nella corruzione, Berlusconi delegò Dell&#039;Utri per creare un nuovo partito politico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quei mesi, subito dopo l&#039;arresto di Totò Riina, [[Leoluca Bagarella]] decise a una riunione dei vertici dell&#039;organizzazione di creare il partito &amp;quot;[[Sicilia Libera (partito politico)|Sicilia Libera]]&amp;quot;, che puntava all&#039;indipendenza della Sicilia dall&#039;Italia. Il progetto venne accantonato dopo aver saputo della nascita di Forza Italia, ben prima della famosa discesa in campo di Silvio Berlusconi, dirottando il sostegno politico al nuovo partito nelle elezioni politiche del 1994, come raccontato dal collaboratore di giustizia Tullio Cannella&amp;lt;ref&amp;gt;Lucio Musolino, &#039;&#039;‘Ndrangheta stragista, un pentito: “Bagarella conosceva il nome di Forza Italia prima che fosse pubblico”&#039;&#039;, IlFattoQuotidiano.it, 18 maggio 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, il [[24 febbraio]] [[1994]], mentre era in corso la campagna elettorale, al tribunale di Palmi, durante un processo, [[Giuseppe Piromalli]] - capostipite della cosca di Gioia Tauro, padre dell’omonimo boss (soprannominato &amp;quot;Facciazza&amp;quot;) che verrà arrestato anni dopo accusato anche di estorsione ai danni dei gestori dei ripetitori Fininvest - prese la parola gridando dalla cella: “&#039;&#039;Voteremo Berlusconi, voteremo Berlusconi&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Citato in Consolato Minniti, &amp;quot;‘Ndrine e politica, quando Piromalli disse: «Voteremo Berlusconi!»&amp;quot;, ilReggino.it, 6 luglio 2020.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, il [[21 luglio]] [[2018]] i Carabinieri del Ros, registrarono le parole dell&#039;ex-senatore Giancarlo Pittelli, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa: &amp;lt;blockquote&amp;gt;“Ragazzi, ragazzi, Dell’Utri… Io lo so… Perché Dell’Utri, la prima persona che contattò per la formazione di Forza Italia, fu Piromalli a Gioia Tauro. Non so se ci… Se ragioniamo - diceva parlando con i suoi interlocutori - Tu pensa che ci sono due mafiosi in Calabria, che sono i numeri uno in assoluto, uno è del vibonese e l’altro è di Gioia Tauro, uno si chiama Giuseppe Piromalli. L’altro si chiama Luigi Mancuso, che è più giovane e forse più potente… Io li difendo dal 1981, cioè sono trentasette anni che questi vivono qua dentro… pazzesco… L’altro giorno ci pensavo, dico trentasette anni…”.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;In merito poi alle motivazioni della condanna in primo grado di Dell&#039;Utri nel processo sulla c.d. Trattativa Stato-Mafia (ribaltata in appello e in Cassazione), Pittelli disse: “&#039;&#039;Senti, sto leggendo questa storia che hanno riportato sul &#039;Fatto Quotidiano&#039; della trattativa stato Mafia… Berlusconi è fottuto. Berlusconi è fottuto…&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;IlReggino.it, &#039;&#039;’Ndrangheta stragista, Pittelli: «Berlusconi è fottuto». E poi: «In Calabria due mafiosi sono i numeri uno»&#039;&#039;, 16 marzo 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il processo per concorso esterno in associazione mafiosa===&lt;br /&gt;
*Per approfondire, si veda [[Processo Dell&#039;Utri]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre nel [[1994]], Dell&#039;Utri venne iscritto nel registro degli indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, in particolare principalmente dopo le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia [[Salvatore Cancemi]]. Contemporaneamente, venne imputato a Torino per &#039;&#039;&#039;false fatture e frode fiscale&#039;&#039;&#039; durante il suo mandato di amminitratore delegato di &#039;&#039;Publitalia &#039;80&#039;&#039;, patteggiando nel [[1999]] la pena di due anni e tre mesi di reclusione. Negli stessi mesi venne eletto alla Camera dei Deputati per la prima volta, dopo le elezioni politiche del 1996 che videro trionfare l&#039;Ulivo di Romano Prodi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il processo di primo grado per concorso esterno si aprì l&#039;anno successivo, il [[5 novembre]] [[1997]], di fronte alla II Sezione Penale presieduta da [[Leonardo Guarnotta]], con giudici a latere Gabriella Di Marco e Giuseppe Sgadari&amp;lt;ref&amp;gt;Leonardo Guarnotta, &#039;&#039;Sentenza contro Dell’Utri Marcello&#039;&#039;, Tribunale di Palermo – II Sezione Penale, 11 dicembre 2004, p.1&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo 7 anni di processo, l&#039;[[11 dicembre]] [[2004]] il Tribunale lo condannò a &#039;&#039;&#039;9 anni di reclusione&#039;&#039;&#039; per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre Cinà venne condannato a 7 anni per associazione mafiosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[10 febbraio]] [[2010]] Dell&#039;Utri rilasciò un&#039;intervista sul giornale Il Fatto Quotidiano, affermando di usare la politica per potersi difendere dai suoi processi e confermando che non si sarebbe dimesso da senatore nemmeno in caso di conferma della condanna in appello:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Io sono politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Mi candidai nel 1996 per proteggermi. Infatti subito dopo mi arrivò il mandato di arresto [...] Mi difendo anche fuori [dal Parlamento], ma non sono mica cretino. Quelli mi arrestano&amp;quot;»&amp;lt;ref&amp;gt;Beatrice Borromeo, &#039;&#039;Marcello Dell&#039;Utri: Io senatore, per non finire in galera&#039;&#039;, Il Fatto Quotidiano, 10 febbraio 2010.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Dieci giorni dopo, il [[20 aprile]] [[2010]], la Corte d’Appello di Palermo, presieduta dal dott. Claudio Dell’Acqua, condannò Dell&#039;Utri a sette anni di reclusione, ma solo per i fatti relativi al 1991. Per quelli successivi al 1992, l’imputato venne assolto perché il fatto non sussisteva&amp;lt;ref&amp;gt;Siotto, Cristina Maria (2014), Sentenza n.643/2014 contro Dell’Utri, Suprema Corte di Cassazione – I Sezione penale, 9 maggio, p.2&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nello specifico il giudice Claudio Dell’Acqua riscontrò una carenza di “&#039;&#039;elementi certi per affermare che ciò sia avvenuto anche negli anni successivi ed in particolare dopo la strage di Capaci e nel periodo in cui, dalla fine del 1993, l’imprenditore Berlusconi decise di assumere il ruolo a tutti noto nella politica del paese&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Loforti Raimondo, Sentenza (2013), Sentenza n.1352/2013 contro Dell’Utri, Corte d&#039;Appello di Palermo – III Sezione penale, 25 marzo, p.631.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante il processo d&#039;appello testimoniò come collaboratore di giustizia anche [[Gaspare Spatuzza]], che aveva contribuito a svelare il depistaggio delle indagini sulla morte di [[Paolo Borsellino]]. In particolare, Spatuzza, uomo d’onore della famiglia di Brancaccio, raccontò di un incontro, avvenuto tra il 18 e il 19 gennaio 1994, con [[Giuseppe Graviano]], il quale gli disse che, grazie alla &amp;quot;serietà&amp;quot; di Berlusconi e Dell&#039;Utri, i boss avevano &amp;quot;&#039;&#039;il paese nelle mani&#039;&#039;&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Loforti, Raimondo (2013),Sentenza n.1352/2013 contro Dell’Utri, Corte d&#039;Appello di Palermo – III Sezione penale, 25 marzo,p.464&amp;lt;/ref&amp;gt;. Tuttavia, in merito a queste dichiarazioni, Spatuzza venne considerato inattendibile, in quanto: “&#039;&#039;l’assoluta mancanza di qualsivoglia riscontro individualizzante che supporti, in conformità al criterio fissato dall’art.192 comma 3 c.p.p., le dichiarazioni, già vaghe e generiche, rese da Gaspare Spatuzza sul conto di Marcello DellUtri&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Loforti, Raimondo (2013), Sentenza n.1352/2013 contro Dell’Utri, Corte d&#039;Appello di Palermo – III Sezione penale, 25 marzo, p.494&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[9 marzo]] [[2012]] la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione &#039;&#039;&#039;annullò&#039;&#039;&#039; la sentenza della Corte d’Appello di Palermo, rinviando nuovamente a giudizio l’imputato. Vengono accolte, da parte della Corte di Cassazione, le richieste del Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Francesco Iacoviello, che chiedeva l’annullamento con rinvio della sentenza di condanna a sette anni. Nella requisitoria il pg aveva parlato di “gravi lacune&amp;quot; giuridiche della sentenza d&#039;appello per mancanza di motivazione e mancanza di specificazione della condotta contestata a Dell&#039;Utri”&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Cassazione annulla appello “Da rifare il processo Dell’Utri”&#039;&#039;, la Repubblica, 9 marzo 2012&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[19 gennaio]] [[2013]], dopo che il procuratore generale di Palermo aveva richiesto nuovamente sette anni di carcere, l&#039;allora senatore, in un&#039;intervista sempre a Il Fatto Quotidiano, dichiarò che non si sarebbe ricandidato&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Elezioni, Dell&#039;Utri rinuncia a candidarsi: “L&#039;immunità? Ormai non mi serve più”&#039;&#039;, ilfattoquotidiano.it, 20 gennaio 2013.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[25 aprile]] [[2013]], la Corte d’Appello di Palermo presieduta dal dott. Raimondo Loforti, a seguito dell’annullamento della prima sentenza d’appello da parte della Corte di Cassazione, condannò nuovamente Dell’Utri &#039;&#039;&#039;a sette anni di reclusione&#039;&#039;&#039; e a risarcire le spese legali del Comune e della Provincia di Palermo&amp;lt;ref&amp;gt;Siotto, Cristina Maria (2014), Sentenza n.643/2014 contro Dell’Utri, Suprema Corte di Cassazione – I Sezione penale, 9 maggio,p. 9&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Infine, il [[9 maggio]] [[2014]] la Corte di Cassazione, presieduta dalla dottoressa Maria Cristina Siotto, condannò Dell’Utri, in via definitiva, a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa&amp;lt;ref&amp;gt;Grazia Longo, Dell’Utri condanna definitiva a sette anni, La Stampa, 10 maggio 2014&amp;lt;/ref&amp;gt;. Secondo il Procuratore Generale Aurelio Galasso, “&#039;&#039;I rapporti tra [[Cosa nostra]] e [[Dell’Utri]] non si sono mai interrotti e si sono protratti senza soluzione di continuità dal [[1974]] al [[1992]]&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Giuseppe Pipitone, Mafia, la cassazione conferma la condanna a 7 anni per Dell’Utri, il fatto quotidiano, 9 maggio 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La breve latitanza in Libano===&lt;br /&gt;
Nel mentre, l&#039;[[11 aprile]] la Corte d&#039;appello di Palermo aveva dichiarato Marcello Dell&#039;Utri &#039;&#039;&#039;latitante&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Riccardo Arena, &#039;&#039;“Arresto per Dell’Utri”, ma è latitante&#039;&#039;, La Stampa, 11 aprile 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Dell&#039;Utri si era già reso irreperibile a partire dalla seconda metà del mese di marzo in base a quanto dichiarato dalla [[Direzione Investigativa Antimafia]] di Palermo, alla quale era stata delegata la notifica dell&#039;ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dello stesso, emessa dalla terza sezione penale della Corte d&#039;Appello di Palermo&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Mafia: Dia, Dell&#039;Utri irreperibile sin dalla metà di marzo&#039;&#039;, in Ansa, 11 aprile 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Constatata la latitanza, gli organi di polizia italiani emisero &#039;&#039;&#039;un mandato di cattura internazionale&#039;&#039;&#039; presso l&#039;[[Interpol]]. Attraverso il coordinamento dei servizi della Direzione Investigativa Antimafia, Dell&#039;Utri venne localizzato sul territorio libanese per mezzo dell&#039;incrocio delle informazioni relative ai tabulati telefonici&amp;lt;ref&amp;gt;Francesco Viviano, &#039;&#039;Nel giallo libanese c&#039;è un biglietto aereo di ritorno per Parigi&#039;&#039;, la Repubblica, 14 aprile 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt; e alle risultanze di una carta di credito in suo possesso utilizzata per i pagamenti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;ex-senatore venne quindi arrestato all&#039;interno di un albergo di Beirut, in Libano, il [[12 aprile]], dall&#039;intelligence libanese. Al momento dell&#039;arresto era in possesso di due passaporti, di cui uno diplomatico scaduto, e una valigia piena di denaro contante per un totale pari a 30.000 euro in banconote di piccolo taglio&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A seguito della pronuncia della Cassazione, la Procura generale notificò l&#039;ordine di carcerazione in esecuzione della pena per i reati ascritti a carico di Dell&#039;Utri, che andò a completare la documentazione trasmessa all&#039;autorità giudiziaria libanese ai fini dell&#039;estradizione in Italia. Il [[24 maggio]] [[2014]] il presidente libanese Michel Suleiman, nell&#039;ultimo giorno del suo mandato, firmò l&#039;estradizione in Italia per Dell&#039;Utri, che tornò in patria il [[13 giugno]] successivo e recluso nel carcere di Parma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Gli arresti domiciliari e la scarcerazione===&lt;br /&gt;
Il [[6 luglio]] [[2018]] il Tribunale di Sorveglianza di Roma dispose il differimento della pena a causa delle gravi condizioni di salute. A chiederlo furono i legali dell’ex senatore&amp;lt;ref&amp;gt;Marcello Dell’Utri sarà scarcerato: il tribunale di sorveglianza dispone il differimento della pena per l’ex senatore, il fatto quotidiano, 6 luglio 2018&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il [[16 febbraio]] [[2019]] il Tribunale di Sorveglianza di Milano concesse all’ex-senatore la possibilità di terminare gli ultimi 11 mesi di pena a casa sua, sempre a causa dei suoi gravi problemi di salute&amp;lt;ref&amp;gt;Marcello Dell’Utri resta ai domiciliari fino a fine pena, antimafiaduemila.com, 16 febbraio 2019&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il [[3 dicembre]] [[2019]] finì di scontare la sua pena per concorso esterno in associazione mafiosa&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Marcello Dell’Utri torna libero: ha scontato la pena per concorso esterno Ma restano i 12 anni in primo per la Trattativa&#039;&#039;, ilfattoquotidiano.it, 2 dicembre 2019&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Ulteriori procedimenti penali per fatti di mafia==&lt;br /&gt;
=== Le indagini sulle stragi del ‘93 ===&lt;br /&gt;
Il 22 luglio 1997 La Procura di Firenze, in seguito alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Salvatore Cancemi, Angelo Siino e Giovanni Brusca, iscrisse nel registro degli Indagati Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, sospettati di essere i concorrenti esterni delle stragi del 1993-1994&amp;lt;ref&amp;gt;Soresina Giuseppe (1998), ”Decreto di Archiviazione – Procedimento penale n. 3197/96 R.N.R.D.D.A. “, Tribunale di Firenze – Ufficio del GIP, 14 novembre, p.1&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per ragioni di segretezza, i PM fiorentini scrissero nel registro degli indagati “&#039;&#039;Autore 1&#039;&#039;” e “&#039;&#039;Autore 2&#039;&#039;”, per indicare rispettivamente Berlusconi e Dell’Utri. Il gip di Firenze, il 14 novembre 1998, archiviò  il procedimento su richiesta della Procura&amp;lt;ref&amp;gt;Soresina Giuseppe (1998), Decreto di Archiviazione – Procedimento penale n. 3197/96 R.N.R.D.D.A “, Tribunale di Firenze – Ufficio del GIP, 14 novembre, p.2&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel suo decreto il gip concluse che “&#039;&#039;sebbene l’ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità, gli inquirenti non hanno potuto trovare, nel termine massimo di durata delle indagini preliminari, le conferme delle chiamate de relato e delle intuizioni logiche basate sulle suddette omogeneità&#039;&#039;&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Lo Bianco Giuseppe, Rizza Sandra, L’agenda nera della seconda repubblica, Milano, Chiarelettere, p.243&amp;lt;/ref&amp;gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A seguito delle conversazioni intercettate al Penitenziario di Ascoli Piceno tra Giuseppe Graviano, capo mandamento di Brancaccio e il camorrista Umberto Adinolfi, il 31 ottobre 2017 venne riaperto il fascicolo che vede, ancora oggi, Dell’Utri indagato per le stragi del 1993-1994&amp;lt;ref&amp;gt;Palazzolo Salvo e Selvatici Franca, Mafia e Stragi del ’93, Berlusconi indagato, La Repubblica, 31 ottobre 2017&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Le indagini sulle stragi del ‘92 ===&lt;br /&gt;
Il 27 luglio 1998 Dell’Utri venne indagato, insieme a Berlusconi, dalla Procura di Caltanissetta per essere mandante esterno delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Per ragioni di segretezza, i due vennero indicati con le sigle: &#039;&#039;Alfa&#039;&#039; e &#039;&#039;Beta&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Giovanbattista Tona (2002), “Decreto di Archiviazione – Procedimento penale n. 1370/98 R.G.N.R.”, Tribunale di Caltanissetta – Ufficio del GIP, 3 Maggio, pp.1, 2&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il 3 maggio 2002, il GIP archiviò le posizioni dei due politici&amp;lt;ref&amp;gt;Stragi di Capaci e di Via D’Amelio archiviazione per Berlusconi, la Repubblica, 4 maggio 2002&amp;lt;/ref&amp;gt;.Nonostante l&#039;archiviazione, il GIP di Caltanissetta specificò:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Gli atti al fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a “cosa nostra” ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati”&amp;lt;ref&amp;gt;Giovanbattista Tona, “Decreto di Archiviazione – Procedimento penale n. 1370/98 R.G.N.R.”, Tribunale di Caltanissetta – Ufficio del GIP, 3 maggio 2002, p.71&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia ===&lt;br /&gt;
Il 24 novembre 2011 Dell’Utri venne indagato dalla Procura di Palermo per l’inchiesta sulla Trattativa Stato–mafia. Il 20 aprile 2018 venne condannato, in primo grado, per violenza o minaccia a corpo politico dello Stato a 12 anni di reclusione. In secondo grado e in Cassazione, l’ex senatore è stato assolto.&amp;lt;ref&amp;gt;Pipitone Giuseppe, Trattativa Stato-mafia: la Cassazione assolve i carabinieri per non aver commesso il fatto, prescritti i boss. Definitiva l’assoluzione di Dell’Utri, Il Fatto quotidiano, 27 luglio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
*Archivio  ANSA&lt;br /&gt;
*Archivio Il Fatto Quotidiano&lt;br /&gt;
*Archivio La Stampa&lt;br /&gt;
*Guarnotta Leonardo (2004), &#039;&#039;Sentenza contro Dell’Utri&#039;&#039;, Tribunale di Palermo – II Sezione Penale, 11 dicembre.&lt;br /&gt;
*Lo Bianco Giuseppe, Rizza Sandra, &#039;&#039;L’agenda nera della seconda repubblica&#039;&#039;, Milano, Chiarelettere, 2010.&lt;br /&gt;
* Senato Della Repubblica XVI Legislatura 2008 – 2013.&lt;br /&gt;
*Siotto, Maria Cristina (2014), &#039;&#039;Sentenza n.643/2014 contro Dell’Utri&#039;&#039;, Suprema Corte di Cassazione – I Sezione penale, 9 maggio.&lt;br /&gt;
*Soresina, Giuseppe (1998), &#039;&#039;Decreto di Archiviazione – Procedimento penale n. 3197/96 R.N.R.D.D.A “&#039;&#039;, Tribunale di Firenze – Ufficio del GIP, 14 novembre.&lt;br /&gt;
*Tona Giovanbattista (2002), &#039;&#039;“Decreto di Archiviazione – Procedimento penale n. 1370/98 R.G.N.R.”&#039;&#039;, Tribunale di Caltanissetta – Ufficio del GIP, 3 maggio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Politici]] [[Categoria:Collusi]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Turiddu</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Matteo_Messina_Denaro&amp;diff=10554</id>
		<title>Matteo Messina Denaro</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Matteo_Messina_Denaro&amp;diff=10554"/>
		<updated>2024-10-20T16:05:27Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Turiddu: /* L&amp;#039;arresto di Leo Sutera : Lo scontro in Procura tra Teresa Principato e Francesco Messineo */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Matteo-messina-denaro.jpg|alt=Matteo Messina Denaro, da giovane|miniatura|250x250px|Matteo Messina Denaro, da giovane]]&#039;&#039;&#039;Matteo Messina Denaro&#039;&#039;&#039; (Castelvetrano, [[26 aprile]] [[1962]] - L&#039;Aquila, [[25 settembre]] [[2023]]) è stato un mafioso italiano. Soprannominato &amp;quot;&#039;&#039;U Siccu&#039;&#039;&amp;quot; e &amp;quot;&#039;&#039;Diabolik&#039;&#039;&amp;quot;, è stato per trent&#039;anni tra i boss mafiosi più ricercati al mondo, fino al suo arresto, avvenuto a Palermo il [[16 gennaio]] [[2023]]. &lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
===Infanzia e adolescenza===&lt;br /&gt;
Nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, Matteo era il quarto dei sei figli. Suo padre, [[Francesco Messina Denaro]], coltivò per trent&#039;anni i terreni della famiglia D’Alì Staiti, mentre suo fratello Salvatore lavorava nella Banca Sicula di Partanna, all&#039;epoca il più importante istituto bancario privato siciliano, di cui i D&#039;Alì-Staiti erano azionisti. Alla morte del padre, Matteo subentrò  nell&#039;attività agricola di famiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate (2020). &#039;&#039;U siccu. Matteo Messina Denaro: L’ultimo capo dei capi&#039;&#039;, Milano, Rizzoli, p. 13.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;ascesa in Cosa Nostra===&lt;br /&gt;
L&#039;ascesa di Matteo in [[Cosa Nostra]] iniziò quando suo padre Francesco decise di schierarsi insieme al boss [[Mariano Agate]] al fianco di [[Totò Riina]] nella [[Seconda Guerra di Mafia]], contro le famiglie palermitane che fino a quel momento avevano dominato l&#039;organizzazione. In particolare, Matteo divenne fondamentale nel far nascere il sodalizio tra il Capo dei Capi e i Fratelli [[Filippo Graviano|Filippo]] e [[Giuseppe Graviano]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La famiglia dei Graviano era infatti fedele ai Bontate, ma dopo l&#039;omicidio del boss [[Stefano Bontate|Stefano]] il [[23 aprile]] [[1981]], vennero sospettati di averlo tradito. Per questo motivo venne ucciso [[Michele Graviano]] il [[7 gennaio]] [[1982]]. Subito dopo, attraverso lo zio [[Filippo Guttadauro]], Matteo Messina Denaro incontrò [[Giuseppe Graviano]], di cui era quasi coetaneo, introducendolo alla corte di [[Totò Riina]]&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 44-45.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Conclusa la Seconda Guerra di Mafia, i Messina Denaro divennero tra le famiglie più importanti di Cosa Nostra, tanto che di loro cominciò ad occuparsi anche [[Paolo Borsellino]], nella sua veste di Procuratore capo di Marsala. Il [[23 gennaio]] [[1990]] il giudice, sulla base delle indagini condotte dal commissario &#039;&#039;&#039;Calogero Germanà&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Si veda al riguardo l&#039;audizione dell&#039;allora questore resa innanzi alla Commissione Parlamentare Antimafia il 6 maggio 2015[http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/24/audiz2/audizione/2015/05/06/leg.17.stencomm.data20150506.U1.com24.audiz2.audizione.0092.pdf]&amp;lt;/ref&amp;gt;, chiese la sorveglianza speciale, il divieto di dimora e il sequestro di tutti i beni di &amp;quot;don Ciccio&amp;quot; quale &amp;quot;&#039;&#039;esponente di primo piano della mafia del Belice&#039;&#039;&amp;quot; ma il Tribunale di Trapani rigettò la richiesta&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Bova, Borsellino e i Messina Denaro, lo &#039;schiaffo&#039; al giudice, Agi, 16 luglio 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. All&#039;epoca il boss risultava ancora incensurato, finché nell&#039;ottobre successivo Borsellino non emise un mandato di cattura nei suoi confronti per associazione mafiosa. Tuttavia, Francesco Messina Denaro si diede alla latitanza e, visti i suoi gravi problemi di salute, progressivamente il potere della famiglia passò a Matteo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il summit del 1991: la guerra allo Stato===&lt;br /&gt;
A sancire il graduale passaggio di consegne tra i Messina Denaro fu anche la partecipazione di Matteo alle varie riunioni che si tennero alla fine del [[1991]] in cui la Cupola di Cosa Nostra decise la linea di guerra totale allo Stato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quelle riunioni, passate alla storia come &amp;quot;&#039;&#039;le riunioni di Enna&#039;&#039;&amp;quot;, sono quelle in cui Riina spiegò ai suoi che era arrivato il momento non solo di punire i nemici storici di Cosa nostra, ma pure gli ex-amici che avevano tradito le promesse sul [[Maxiprocesso di Palermo]]. In quelle riunioni il Capo dei Capi disse anche un&#039;altra cosa: gli omicidi sarebbero stati rivendicati usando la firma della &#039;&#039;&#039;Falange Armata&#039;&#039;&#039;, una sigla usata già l&#039;anno prima per rivendicare l&#039;omicidio dell&#039;educatore [[Umberto Mormile]], ucciso però dalla [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]], nonché per rivendicare i delitti della Banda della Uno Bianca. Su chi suggerì al Capo dei Capi di usare quella sigla oscura, ancora oggi non vi sono certezze&amp;lt;ref&amp;gt;Giuseppe Pipitone, &#039;&#039;Stragi di mafia del ’92, quel disegno politico dietro le bombe: summit e presagi prima di Capaci&#039;&#039;, ilfattoquodiano.it[https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/06/stragi-del-92-quel-disegno-politico-dietro-le-bombe-summit-e-presagi-prima-di-capaci-ascolta-la-prima-puntata-del-podcast-mattanza/6542767/]&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le stragi del &#039;92 e del &#039;93===&lt;br /&gt;
Matteo Messina Denaro condivise in pieno la linea di [[Totò Riina]], tanto da essere messo a capo, insieme a [[Giuseppe Graviano]], del commando mafioso che doveva uccidere [[Giovanni Falcone]] a Roma, dove il giudice, a capo degli Affari penali del Ministero della Giustizia, girava con una scorta molto ridotta. Tuttavia, i boss vennero richiamati in Sicilia, dove si optò per i 500 kg di tritolo della [[Strage di Capaci]]. Secondo il collaboratore di giustizia [[Gaspare Spatuzza]] fu in quel momento che i propositi stragisti non fossero solo opera di Cosa Nostra: «&#039;&#039;la genesi di tutta questa storia è quando non si uccide più Falcone a Roma con quelle modalità e si inizia quella fase terroristica mafiosa, da lì non è solo Cosa nostra&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;arresto del Capo dei Capi, il [[15 gennaio]] [[1993]], Messina Denaro fu tra quelli a favore della continuazione delle Stragi. Al futuro collaboratore di giustizia [[Vincenzo Sinacori]] spiegò che la strategia stragista aveva come principale obiettivo quello di costringere lo Stato a scendere a patti&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;,p. 73&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
===Il tentato omicidio del commissario Germanà=== &lt;br /&gt;
Dopo le [[Strage di Capaci|Stragi di Capaci]] e [[Strage di Via D&#039;Amelio|Via D&#039;Amelio]], Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro decisero che a morire doveva essere anche &#039;&#039;&#039;Calogero &amp;quot;Rino&amp;quot; Germanà&#039;&#039;&#039;, all&#039;epoca commissario di Mazara del Vallo che aveva svolto le indagini alla base del mandato di cattura nei confronti del padre di Matteo. Non solo: Germanà aveva condotto diverse indagini sul rapporto tra mafia e massoneria, motivo per cui cominciava a dare fastidio ad ambienti anche esterni a Cosa nostra&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 78-79.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Verso le 14:15 del [[14 settembre]] [[1992]] il commando mafioso composto da Matteo, alla guida, da Giuseppe Graviano e da Leoluca Bagarella entrò in azione. Il commissario tuttavia riuscì a salvarsi, scappando sulla spiaggia, in mezzo ai bagnanti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio di Antonella Bonomo, compagna di Vincenzo Milazzo=== &lt;br /&gt;
Un altro omicidio di cui ebbe responsabilità Messina Denaro fu quello di Antonella Bonomo, la cui unica colpa fu quella di essere la compagna di Vincenzo Milazzo, capomafia di Alcamo, acerrimo rivale di Riina. Il [[13 luglio]] [[1992]] [[Giovanni Brusca]] uccise il boss a colpi di pistola, per poi occuparsi il giorno dopo della compagna, strangolata insieme a [[Leoluca Bagarella]] con una corda. Nonostante implorasse i killer di risparmiarla, essendo incinta, questi non ebbero pietà&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 84.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio di Giuseppe Di Matteo===&lt;br /&gt;
Un altro omicidio, particolarmente efferato, cui Matteo Messina Denaro ha legato il suo nome è quello di [[Giuseppe Di Matteo]], figlio del mafioso e collaboratore di giustizia [[Mario Santo Di Matteo]]. Quando nel giugno [[1993]] Di Matteo iniziò a collaborare con la giustizia, Messina Denaro, Bagarella e Graviano proposero di uccidere suo figlio Giuseppe. Brusca, tuttavia, si limitò in un primo momento a rapirlo, avendolo visto crescere. Messina Denaro autorizzò la detenzione del ragazzino nel trapanese, in una villetta a Castellamare del Golfo, dove poi venne sciolto nell&#039;acido quasi due anni dopo&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 88-90.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Custode dei segreti di Riina ===&lt;br /&gt;
Dopo l’arresto di Riina, avvenuto il 15 Gennaio 1993, i vertici del Ros dei Carabinieri decisero di non procedere con l&#039;immediata perquisizione del covo del boss, lasciandolo incustodito&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.94.&amp;lt;/ref&amp;gt;. [[Gioacchino La Barbera]], collaboratore di giustizia nonché uno dei responsabili della [[Strage di Capaci]], riferì che:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Riina non era un capo. Era IL capo di Cosa Nostra... Dopo il suo arresto accompagnai, insieme a Nino Gioè, i figli e la moglie di Riina fino alla stazione, da lì presero un taxi per Corleone. Poi seguii la pulizia e l&#039;estrazione della cassaforte dalla villa di via Bernini e portai in un parcheggio la golf bianca intestata a un giardiniere della provincia di Trapani, non ricordo se Marsala o Mazara. &#039;&#039;&#039;Un&#039;auto che ritirò Matteo Messina Denaro, con tutto quello che era stato trovato nella cassaforte&#039;&#039;&#039;. L&#039;auto non era di valore quindi posso pensare che fossero più importanti i documenti»&amp;lt;ref&amp;gt;Raffaella Fanelli, &#039;&#039;Così uccidemmo il giudice Falcone, ma dietro le stragi non c’è solo la mafia&#039;&#039;, La Repubblica, 19 Settembre 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Inoltre durante il processo sulla [[Trattativa Stato-mafia]], anche il collaboratore di giustizia [[Antonino Giuffrè]], ex capo del mandamento di Caccamo, dichiarò che una parte dei documenti riservati di Riina finirono nelle mani di Matteo Messina Denaro&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Giuffrè: Le carte del covo di Riina nelle mani di Messina Denaro&#039;&#039;, Live Sicilia, 28 novembre 2013.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Dopo Riina: la latitanza e la propensione agli affari===&lt;br /&gt;
Il [[2 giugno]] [[1993]] la procura di Trapani emise nei confronti di Matteo Messina Denaro un mandato di cattura con l’accusa di associazione mafiosa, omicidio, strage, detenzione e porto di materiale esplosivo, furto e tanti altri reati minori&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 243.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da lì iniziò la sua latitanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suo ruolo dentro Cosa nostra cominciò ad emergere l&#039;anno successivo, con l&#039;&amp;lt;nowiki/&amp;gt;&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;operazione Petrov&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;, scattata nel marzo 1994 dalle dichiarazioni del collaboratore Pietro Scavuzzo, e con l&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;operazione Omega&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;, del gennaio [[1996]], nata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonio Patti, Salvatore Giacalone, Vincenzo Sinacori e Giuseppe Ferro, i quali ricostruirono più di vent&#039;anni di omicidi avvenuti nel trapanese. Quando il processo Omega si concluse, nel [[2000]], Messina Denaro venne condannato in contumacia alla pena dell&#039;ergastolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando il padre Francesco venne stroncato da un infarto durante la latitanza nel dicembre [[1998]]&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Morto nel trapanese il boss mafioso Messina Denaro&#039;&#039;, Archivio Storico de la Repubblica, 1° dicembre 1998.&amp;lt;/ref&amp;gt;, Matteo prese ufficialmente le redini del mandamento di Castelvetrano, ricoprendo la carica di rappresentante della provincia di Trapani in Cosa nostra. Rispetto agli altri mafiosi siciliani, il boss sviluppò una spiccata propensione per gli affari, tanto da guadagnarsi l&#039;epiteto di &amp;quot;affarista&amp;quot; da parte di Totò Riina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il rapporto con Bernardo Provenzano===&lt;br /&gt;
[[File:Bernardo Provenzano.jpg|alt=bernardo provenzano|miniatura|Bernardo Provenzano]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;arresto di Riina e dei Fratelli Graviano, tramontato quindi definitivamente l&#039;orientamento stragista in Cosa nostra, Matteo riconobbe l&#039;autorità di [[Bernardo Provenzano|Provenzano]] e sposò la sua linea della &amp;quot;&#039;&#039;sommersione&#039;&#039;&amp;quot;. Quando il boss corleonese venne arrestato nel [[2006]], gli inquirenti ritrovarono diversi pizzini tra i due, nei quali il boss trapanese si firmava sempre come &amp;quot;&#039;&#039;suo nipote Alessio&#039;&#039;&amp;quot;. Tra questi, ve ne sono alcuni assai significativi. In uno affermò di riporre «&#039;&#039;fiducia, onestà e capacità, quello che prima per me era T.T.R.&#039;&#039;», sigla che stava per Totò Riina. In un altro sostenne di sposare invece la nuova linea di Provenzano:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Prima di passare al nocciolo del discorso desidero dire a lei che io sono il dialogo e la pacificazione per come lei mi ha chiesto, ed io rispetto il suo volere per come è sempre stato. So che lei non ha bisogno di alcuna raccomandazione perché è il nostro maestro ma è il mio cuore che parla e la prego di stare molto attento, le voglio tanto bene. Con immutata stima e l’affetto di sempre, Suo nipote Alessio»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 159.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La rete di Matteo Messina Denaro oltre Cosa Nostra ===&lt;br /&gt;
====I rapporti con la politica: Antonio D&#039;Alì====&lt;br /&gt;
Con riguardo alla rete relazionale del boss, il collaboratore di giustizia [[Vincenzo Sinacori]] dichiarò ai magistrati che nel [[1994]] Matteo Messina Denaro aveva dato il proprio appoggio elettorale ad [[Antonio D&#039;Alì]], esponente politico di Forza Italia. Quest’ultimo continuò ad avere relazioni con [[Cosa nostra]] anche dopo essere stato nominato sottosegretario al Ministero degli interni nel [[2001]] nel II governo Berlusconi. Secondo i giudici della Sezione Misure di Prevenzione di Palermo, D&#039;Alì «&#039;&#039;ha mostrato di essere a disposizione dell’associazione mafiosa Cosa nostra e di agire nell’interesse dei capi storici come il latitante Matteo Messina Denaro e Salvatore Riina&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, pp. 149-150&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il [[13 dicembre]] [[2022]] l’ex sottosegretario venne condannato in via definitiva a sei anni di carcere per [[concorso esterno in associazione mafiosa]]&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Antonio D’Alì, condanna definitiva a sei anni per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex senatore berlusconiano andrà in carcere&#039;&#039;, ilfattoquotidiano.it, 13 Dicembre 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Gli imprenditori prestanome====&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda i rapporti con l&#039;imprenditoria siciliana, il boss aveva costruito una rete di prestanome che gli permetteva di infiltrare in maniera capillare l&#039;economia non solo siciliana. Diversi furono gli imprenditori a disposizione di Messina Denaro che accettarono di fare da prestanome.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;imprenditore Giuseppe Grigoli sfruttò la protezione del boss per diventare uno dei maggiori fornitori di prodotti alimentari in Sicilia. Grigoli, che “U siccu” definiva come «&#039;&#039;uno che mi appartiene&#039;&#039;», riuscì a costruire numerosi supermercati in tutta l’isola&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p.153&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nel [[2012]] l’imprenditore venne condannato a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 156.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[12 marzo]] [[2012]] la [[Direzione distrettuale antimafia|Direzione Distrettuale Antimafia]] di Palermo confiscò all’imprenditore [[Carmelo Patti]] beni per 1,5 miliardi di euro. Le autorità applicarono i sigilli a diversi suoi villaggi turistici, depositi bancari e società. I rapporti tra il boss e l’imprenditore risalivano almeno al [[1991]], anno in cui Patti assunse come commercialista Michele D’Alagna, fratello di Franca, la donna da cui Messina Denaro ebbe una figlia&amp;lt;ref&amp;gt;TgR la Sicilia, &#039;&#039;Carmelo Patti, Da muratore a patron della Valtur&#039;&#039;, 24 Ottobre 2018&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[7 dicembre]] [[2012]] i carabinieri del Ros di Trapani, nel corso dell’operazione denominata “[[Operazione Mandamento|Mandamento]]”, arrestarono Salvatore Angelo, confiscando beni pari a sette milioni di euro. Angelo venne successivamente condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa, sentenza poi confermata in Cassazione&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Mafia, confiscati 7 milioni di euro all’imprenditore Salvatore Angelo, legato a Messina Denaro&#039;&#039;, La Spia, 13 Maggio 2017.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[13 marzo]] [[2018]] venne arrestato l’imprenditore trapanese Vito Nicastri, detto “&#039;&#039;il re dell’eolico&#039;&#039;”. L’imprenditore aveva anche finanziato la latitanza del boss. Dalle indagini su Nicastri nel [[2019]]  emerse anche il coinvolgimento di alcuni esponenti della Lega di Matteo Salvini, tra cui l’ex sottosegretario Armando Siri e l’ex consulente Paolo Arata&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Vito Nicastri, la storia del signore del vento&#039;&#039;, Tp24 Inchieste, 6 Agosto 2022; Luca Rinaldi, Gianluca Paolucci, &#039;&#039;Il finanziere dei 49 milioni faceva affari anche con Arata&#039;&#039;, IrpiMedia, 12 novembre 2019.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inoltre, secondo quanto emerse dai pizzini sequestrati dell’inchiesta “Anno Zero” della DDA di Palermo, Messina Denaro gestiva, tramite due referenti di Cosa nostra trapanese, un’impresa di allevamento in Venezuela&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;La mappa della mafia trapanese del latitante Matteo Messina Denaro&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 8 Luglio 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I legami con la massoneria====&lt;br /&gt;
Matteo Messina Denaro aveva anche un rapporto molto stretto con esponenti della massoneria. Nella sua Castelvetrano sono presenti ben sei logge delle diciannove operanti nella provincia di Trapani. Tra gli iscritti risultano liberi professionisti, appartenenti alle forze dell’ordine, assessori e dipendenti comunali&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare Antimafia (2017). &#039;&#039;Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della &#039;ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria&#039;&#039;, XVII Legislatura, Relatrice: Pres. Rosy Bindi, Doc. XXIII n. 33, Roma, 21 dicembre, p. 9 e ss.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia massone Marcello Fondacaro dichiarò che Matteo Messina Denaro aveva fondato una loggia massonica denominata “&#039;&#039;la Sicilia&#039;&#039;”. Anche l’ex procuratrice aggiunta di Palermo [[Teresa Principato]], che svolse indagini sull’ex latitante, affermò: «&#039;&#039;Matteo Messina Denaro è certamente massone. Si può dire che una parte importante della rete di protezione di cui godeva il boss era della massoneria. Ma una parte era anche della politica deviata&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Karim El Sadi, &#039;&#039;Teresa Principato: Matteo Messina Denaro è un massone&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 16 Febbraio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antonio Messina, avvocato e massone, venne arrestato nel [[2019]] durante l’operazione “Eden 3”. Intercettato mentre parlava con [[Giuseppe Fidanzati]], boss dell&#039;Acquasanta, durante la conversazione fece riferimento a un certo “&#039;&#039;ragazzo di Castelvetrano&#039;&#039;&amp;quot;, identificato in Francesco Guttadauro, nipote di Messina Denaro. Fidanzati ricordò, inoltre, di un incontro avvenuto alla stazione di Trapani con “&#039;&#039;Iddu&#039;&#039;”. Secondo gli inquirenti, “&#039;&#039;Iddu&#039;&#039;” era Matteo Messina Denaro&amp;lt;ref&amp;gt;Karim El Sadi, &#039;&#039;Messina Denaro: già tre massoni emersi dalla rete dei fiancheggiatori&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 1° Febbraio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel marzo del 2019, venne effettuato dai carabinieri di Trapani, su mandato della DDA di Trapani, un blitz, denominato “&#039;&#039;Artemisia&#039;&#039;”, che svelò l’esistenza di una loggia massonica segreta a Castelvetrano. Vennero notificati 27 avvisi di garanzia, tra questi: l’ex deputato di Forza Italia Francesco Cascio e tre poliziotti in servizio alla DIA di Trapani, Salvatore Passanante, Salvatore Virgilio e Salvatore Giacobbe. Uno dei fondatori della loggia era Giovanni Lo Sciuro, medico ed ex assessore regionale con Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, condannato per favoreggiamento a Cosa nostra. &amp;lt;ref&amp;gt;Giovanni Tizian e Nello Trocchia, Massoni e Politici per Matteo Messina Denaro: ecco chi sono e i loro insospettabili, Domani, 19 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In un rapporto della DIA di Trapani, Lo Sciuro venne riconosciuto come “&#039;&#039;uno dei soci fondatori della Futura calze srl, unitamente, tra gli altri, alla sorella ed al cognato di Matteo Messina Denaro, Giovanna Messina Denaro e Rosario Allegra&#039;&#039;&amp;quot;. Inoltre, fu indicato in un esposto anonimo dell’ottobre del [[1998]] come uno dei favoreggiatori di Matteo Messina Denaro, perché lo avrebbe finanziato attraverso un conto corrente intestato presso la Banca Commerciale di Castelvetrano, avvalendosi anche della complicità di Michele Alagna (fratello di Francesca Alagna, la compagna del boss latitante&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Michele Santoro.it, &#039;&#039;La loggia segreta di Castelvetrano: le carte dell’inchiesta e le intercettazioni&#039;&#039;, 21 marzo 2019.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre Lo Sciuro era in affari con Francesco Messina Denaro, cugino del boss, che all’epoca gestiva una rete di cliniche siciliane specializzate in dialisi. Inoltre, Lo Sciuro, in un&#039;intercettazione affermava rispetto al boss di “&#039;&#039;conoscerlo fin dall’adolescenza e di godere della sua protezione&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Giovanni Tizian e Nello Trocchia, Massoni e Politici per Matteo Messina Denaro: ecco chi sono e i loro insospettabili, Domani, 19 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l’arresto di Messina Denaro, si scoprì infine che Alfonso Tumbarello, medico di base di Messina Denaro, era iscritto alla massoneria, precisamente loggia “&#039;&#039;Valle di Cusa – Giovanni di Gangi&#039;&#039;” (1035), aderente all’Oriente di Campobello di Mazara&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Messina Denaro, il suo medico Alfonso Tumbarello è un massone: sospeso dal Grande Oriente d’Italia dopo l’indagine&#039;&#039;, ilFattoQuotidiano.it, 18 Gennaio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Una latitanza lunga 30 anni===&lt;br /&gt;
La latitanza di Matteo Messina Denaro è costellata da diversi tentativi di arrestarlo, tutti andati a vuoto per una ragione o per l&#039;altra. Proprio la rete di protezione al di fuori di Cosa Nostra fu oggetto di approfondite indagini da parte della magistratura, riuscendo tuttavia solo a svelare parte della rete relazionale del boss. In questi trent’anni, le acquisizioni sulle indagini su Matteo Messina Denaro confluirono nel fascicolo giudiziario 10944/08&amp;lt;ref&amp;gt;Nello Scavo, &#039;&#039;Le “protezioni” di massoneria e imprenditoria nella latitanza di Messina Denaro&#039;&#039;, Avvenire, 18 gennaio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Le lettere con Antonio Vaccarino====&lt;br /&gt;
Proprio quando nella corrispondenza con Provenzano emerse il ruolo di &#039;&#039;&#039;Antonio Vaccarino&#039;&#039;&#039;, insegnante ed ex-sindaco di Castelvetrano, la Procura di Palermo scoprì che dal [[2004]] l&#039;ex-sindaco era stato arruolato dal SISDE per cercare di catturare il boss trapanese. Quest&#039;ultimo si firmava sempre Alessio, mentre l&#039;insegnante si firmava &amp;quot;&#039;&#039;Svetonio&#039;&#039;&amp;quot;. L&#039;ex-sindaco riuscì a stabilire un lungo e proficuo contatto, proponendogli diversi investimenti in appalti pubblici.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[16 agosto]] [[2006]] la Procura di Palermo richiese ufficialmente a [[Mario Mori]], all&#039;epoca direttore del SISDE, di «&#039;&#039;voler trasmettere ogni informazione in ordine all’esistenza di rapporti tra Antonio Vaccarino e il personale del servizio&#039;&#039;». Sette giorni dopo arrivò la conferma del ruolo di Vaccarino in quell&#039;operazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Interrogato dai pm, l&#039;insegnante confermò tutto, aggiungendo di aver sempre agito sotto attente istruzioni del SISDE. Ma la diffusione della collaborazione del Vaccarino da parte del quotidiano la Repubblica fece saltare l’operazione e la probabile cattura di Messina Denaro. Dopo che il biennale scambio epistolare divenne pubblico, Vaccarino ricevette una lettera firmata &amp;quot;&#039;&#039;M. Messina Denaro&#039;&#039;&amp;quot;, in cui il boss affermava: «&#039;&#039;ha buttato la sua famiglia in un inferno […] la sua illustre persona fa già parte del mio testamento […] in mia mancanza verrà qualcuno a riscuotere il debito che ho nei suoi confronti&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 166.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre nel 2006 i magistrati provarono a seguire la pista delle cure mediche, sulla base delle dichiarazioni di Vincenzo Sinacori, per il quale Messina Denaro soffriva di una malattia degenerativa della cornea, tanto da essere ricoverato nel [[1994]] a Barcellona nella clinica Barraquer&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p. 203.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Le operazioni Golem e Golem II====&lt;br /&gt;
Tre anni dopo, nel giugno [[2009]], l&#039;indagine [[Operazione Golem|Golem]] portò all&#039;arresto di tredici persone tra mafiosi e imprenditori trapanesi, accusati di favorire la latitanza di Matteo Messina denaro, non solo fornendogli documenti falsi ma anche gestendo per conto del boss estorsioni e traffico di stupefacenti della provincia. Il [[15 marzo]] [[2010]] scattò &amp;quot;[[Operazione Golem II|Golem II]]&amp;quot; e vennero arrestate a Castelvetrano altre 19 persone, accusate di aver compiuto estorsioni e incendi dolosi per conto di Messina Denaro ai danni di imprenditori e politici locali; tra gli arrestati, figurarono anche il fratello del latitante, Salvatore Messina Denaro, e i suoi cugini Giovanni e Matteo Filardo, nonché l&#039;ottantenne Antonino Marotta, definito &amp;quot;&#039;&#039;il decano della mafia trapanese&#039;&#039;&amp;quot;, in quanto ex-membro della banda di [[Salvatore Giuliano]]&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandra Ziniti, &#039;&#039;Una rete di uomini fidatissimi e regole ferree per la latitanza di Matteo Messina Denaro&#039;&#039;, la Repubblica, 15 marzo 2010.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Le riunioni a Palermo====&lt;br /&gt;
Il [[26 luglio]] [[2010]] il collaboratore di giustizia Manuel Pasta dichiarò che il boss aveva incontrato alcuni capi-mafia della provincia di Palermo mentre assisteva alla partita di calcio Palermo - Sampdoria, tenutasi il [[9 Maggio]] precedente presso lo stadio &amp;quot;Renzo La Barbera&amp;quot;. Oggetto dell&#039;incontro erano i possibili attentati nei confronti dei giudici e di alcuni membri della squadra mobile di Palermo che indagavano sui traffici di Cosa Nostra. Tuttavia, il boss latitante si disse contrario&amp;lt;ref&amp;gt;Salvo Palazzolo, &#039;&#039;Il latitante Messina Denaro allo Stadio per Palermo-Samp&#039;&#039;, La Repubblica, 26 luglio 2010.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====L&#039;arresto di Leo Sutera: Lo scontro in Procura tra Teresa Principato e Francesco Messineo====&lt;br /&gt;
Nel [[2012]] i carabinieri del Ros, coordinati dalla Procuratrice Aggiunta [[Teresa Principato]] che coordinava il pool che dava la caccia a Messina Denaro, furono a un passo dall&#039;arrestare Messina Denaro, dopo due anni di indagini nei confronti del boss agrigentino Leo Sutera. Tuttavia, il [[26 giugno]] un&#039;operazione della DDA di Palermo, coordinata dal Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi e autorizzata dal Procuratore Capo Francesco Messineo, portò all&#039;arresto di 46 persone, tra cui Sutera, decapitando le cosche agrigentine ma facendo saltare anche i due anni di lavoro del pool della Principato. Da lì ne nacque uno scontro pubblico tra la Principato da una parte e Messineo e Teresi dall&#039;altra, che si difesero sostenendo che vi era pericolo di fuga da parte degli indagati&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, pp.201-202; Adnkronos, &#039;&#039;Mafia: pm Teresi, Csm informato male su cattura Messina Denaro&#039;&#039;, 13 giugno 2013.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Il piano per uccidere Nino Di Matteo====&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia [[Vito Galatolo]] rivelò all’allora sostituto procuratore di Palermo [[Antonino Di Matteo]] che nel dicembre [[2012]] Matteo Messina Denaro aveva chiesto, tramite due lettere, di uccidere l’allora pm di Palermo perché “&#039;&#039;si era spinto troppo oltre in un processo&#039;&#039;”. Sempre secondo Galatolo, “&#039;&#039;a volere la morte del magistrato sarebbero apparati dello Stato&#039;&#039;”. Il progetto non fu portato a termine perché tutti i boss coinvolti furono arrestati&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Parla Galatolo: Di Matteo s’era spinto troppo, Messina Denaro voleva ucciderlo&#039;&#039;, PalermoToday, 7 Maggio 2015.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I duri colpi alla rete di protezione del boss====&lt;br /&gt;
Il [[13 settembre]] [[2013]], nel corso dell’operazione “[[Operazione Eden|Eden]]”, vennero arrestati per associazione mafiosa Patrizia Messina Denaro, sorella di Matteo, e il nipote Francesco Guttadauro. Patrizia Messina Denaro venne condannata a quattordici anni e mezzo di reclusione, mentre Francesco Guttadauro a sedici&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Condanna in via definitiva per Patrizia Messina Denaro”&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 17 ottobre 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[19 novembre]] [[2014]] i carabinieri del Ros di Trapani arrestarono Liborio Bellomo, erede della famiglia Messina Denaro, insieme a quindici complici. Secondo le indagini Bellomo avrebbe aiutato Patrizia Messina Denaro e suo cognato Francesco Guttadauro nella gestione degli affari del clan&amp;lt;ref&amp;gt;Riccardo Lo Verso, &#039;&#039;Matteo Messina Denaro è solo: 16 arresti, in cella suo nipote&#039;&#039;, LiveSicilia.it, 19 novembre 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[27 marzo]] [[2014]] venne inviato alla Procura di Palermo un rapporto dello SCO (Servizio centrale operativo), in cui si fece riferimento alla volontà di Messina Denaro di uccidere Roberto Piscitello, ex pm della DDA di Palermo, poi in servizio al DAP, dopo il potenziamento del regime carcerario duro ex-[[articolo 41 bis]] per alcuni boss. A causa poi dell’aumento delle misure di sicurezza dopo le bombe piazzate davanti al Tribunale di Reggio Calabria, l&#039;attentato non venne più realizzato&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Nel mirino l’ex pm Piscitello&#039;&#039;, Giornale di Sicilia, 27 Maggio 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2015 il finanziere Calogeno Pulici, segretario dell’allora procuratore aggiunto della Dda di Palermo Teresa Principato, denunciò la sparizione di un computer portatile e di due pendrive, contenenti tutte le indagini su Matteo Messina Denaro. Alla fine il caso venne archiviato perché «&#039;&#039;non emerse alcuna ipotesi di reato&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Archiviata vicenda sparizione device con indagini su Messina Denaro&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 13 gennaio 2021.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[19 aprile]] [[2018]] scattò una maxi-operazione denominata “Anno zero”, durante la quale vennero arrestate dalla procura di Palermo ventidue persone, tra cui boss, gregari ed estorsori dei clan trapanesi che facevano riferimento a Messina Denaro. Finirono in carcere anche Gaspare Como e Rosario Allegra, cognati del boss&amp;lt;ref&amp;gt;Polizia di Stato, &#039;&#039;Trapani: operazione “Anno zero”&#039;&#039;, 19 aprile 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un ulteriore tentativo di catturare il boss venne fatto posizionando delle microspie davanti alla lapide del padre, [[Francesco Messina Denaro]]. Lo scopo era quello di scoprire informazioni sui movimenti del figlio o, ipotesi più remota, che il latitante si presentasse di persona. Anche questo piano però non andò a buon fine perché la sorella, andando a visitare la tomba per sistemare i fiori,  scoprì la posizione delle microspie&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p.204.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella notte tra il 15 e il 16 giugno [[2020]] venne arrestato Francesco Domingo, boss di Castellammare del golfo e uomo di Messina Denaro, fortemente legato a [[Cosa Nostra Americana|Cosa nostra americana]], insieme a Giuseppe Calcagno, il &amp;quot;postino&amp;quot; dei pizzini del boss trapanese, e Marco Manzo, mafioso che rappresentava Messina Denaro alle riunioni di Cosa nostra&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Castellammare del Golfo, sequestrati beni per un milione di euro da Domingo, fidato di Messina Denaro e delle cosche americane&#039;&#039;, la Repubblica, 18 agosto 2022.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[13 settembre]] [[2021]] un turista inglese venne arrestato per errore, scambiato per il boss trapanese. L&#039;arresto, autorizzato dalla [[Direzione nazionale antimafia|Procura Nazionale Antimafia]] su richiesta di quella di Trento, non venne convalidato dopo l&#039;esame del DNA che accertava l&#039;identità del turista&amp;lt;ref&amp;gt;Sandro Raimondi, &#039;&#039;Scambiato per Messina Denaro, arrestato per un’inchiesta nata a Trento&#039;&#039;, TGR Trento, 14 settembre 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[6 settembre]] [[2022]] venne realizzata un&#039;altra maxi-operazione che coinvolgeva 70 persone, di cui 35 tratte in arresto, accusate a vario titolo di aver favorito la latitanza del boss&amp;lt;ref&amp;gt;Ansa, &#039;&#039;Mafia, Blitz contro favoreggiatori di Messina Denaro, 35 arresti&#039;&#039;, 6 Settembre 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel novembre 2022, durante una puntata del programma di La7 “&#039;&#039;Non è l’Arena&#039;&#039;” di Massimo Giletti, [[Salvatore Baiardo]], già condannato per aver favorito la latitanza dei [[fratelli Graviano]], rivelò che probabilmente Matteo Messina Denaro era malato e che, in cambio dell’abrogazione del 41-bis e dell’[[ergastolo ostativo]], avrebbe potuto farsi arrestare, ipotizzando in tal senso una nuova trattativa tra lo Stato e la mafia&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Le rivelazioni di Baiardo a Giletti: Messina Denaro molto malato e potrebbe farsi arrestare&#039;&#039;, Corriere della Sera, 16 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;arresto===&lt;br /&gt;
[[File:Fotosegnaletica-Messina-Denaro.jpeg|200px|thumb|right|La foto segnaletica di Matteo Messina Denaro diffusa dai Carabinieri]]&lt;br /&gt;
Effettivamente, due mesi dopo, il [[16 gennaio]] [[2023]], Messina Denaro venne arrestato dai Carabinieri del ROS mentre si trovava presso la clinica privata La Maddalena a Palermo, nel quartiere San Lorenzo. Il boss trapanese era in procinto di effettuare, sotto il falso nome di &#039;&#039;&#039;Andrea Bonafede&#039;&#039;&#039;, una seduta di chemioterapia, alla quale era sottoposto periodicamente a causa di un tumore al colon, per il quale era stato operato nel 2021 in un ospedale di Marsala. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante la conferenza stampa, i Carabinieri del ROS spiegarono che Matteo Messina Denaro era stato bloccato in strada, nei pressi di un ingresso secondario della clinica La Maddalena. Gli inquirenti sottolinearono che il boss, contrariamente a quanto diffuso da alcuni organi di stampa, non aveva tentato la fuga, né opposto alcuna resistenza, anzi &amp;quot;&#039;&#039;si è subito dichiarato, senza neanche fingere di essere la persona di cui aveva utilizzato l’identità&#039;&#039;. Con lui venne stato arrestato anche l&#039;autista, Giovanni Luppino, con l&#039;accusa di favoreggiamento&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Conferenza Stampa sull&#039;arresto di Matteo Messina Denaro&#039;&#039;, 16 gennaio 2023.[https://www.youtube.com/watch?v=YLyM1J3joS8]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Gli interrogatori===&lt;br /&gt;
Complessivamente furono quattro gli interrogatori cui si sottopose Matteo Messina Denaro prima di morire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel primo interrogatorio dopo l&#039;arresto, condotto il [[13 febbraio]] [[2023]] dal procuratore Maurizio De Lucia e dall&#039;Aggiunto Paolo Guido, Messina Denaro affermò di non essere mafioso e, nonostante questo, non avrebbe mai collaborato con la giustizia. Disse anche ai due magistrati che erano riusciti a catturarlo solo a causa della sua malattia. Negò ogni responsabilità nell&#039;omicidio del giovane [[Giuseppe Di Matteo|Di Matteo]], attribuendo la decisione di scioglierlo nell&#039;acido al solo Brusca, furioso per la condanna all&#039;ergastolo, e disse di aver insultato [[Giovanni Falcone]] non perché ce l&#039;avesse con lui, il giorno delle celebrazioni, ma perché contestava le modalità di commemorazione che bloccavano tutta la città di Palermo. Si scagliò anche contro il [[concorso esterno in associazione mafiosa]], definendolo un reato &amp;quot;farlocco&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Rainews24, &#039;&#039;&amp;quot;Non ho ucciso il piccolo Di Matteo&amp;quot;: depositato il verbale dell&#039;interrogatorio di Messina Denaro&#039;&#039;, 8 agosto 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;interrogatorio del [[7 luglio]], l&#039;ultimo prima di essere ricoverato, il boss di Trapani affermò anche che:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«a me sembra un poco riduttivo dire che a Falcone lo hanno ucciso per la sentenza del [[Maxiprocesso di Palermo|Maxiprocesso]]. Se poi voi siete contenti di ciò, ben venga, sono fatti vostri, ma la base di partenza non è questa… parlo di grandi cambiamenti»&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;L’ultimo interrogatorio di Messina Denaro: “Falcone ucciso solo per il Maxiprocesso? Riduttivo, su Capaci vi siete accontentati”&#039;&#039;, ilFattoQuotidiano.it, 1° ottobre 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La morte===&lt;br /&gt;
Dopo un improvviso aggravarsi delle sue condizioni di salute e alcuni giorni di coma irreversibile,&amp;lt;ref&amp;gt;Ansa, &#039;&#039;Matteo Messina Denaro in coma irreversibile, la figlia al suo capezzale&#039;&#039;, 22 settembre 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;, Matteo Messina Denaro morì all&#039;1:57 del [[25 settembre]] [[2023]], all&#039;età di 61 anni, in una stanza di massima sicurezza nel reparto detenuti dell&#039;ospedale San Salvatore dell&#039;Aquila, a causa del tumore al colon di cui era malato. Venne seppellito due giorni dopo, in forma privata, nel cimitero di Castelvetrano&amp;lt;ref&amp;gt;Ansa, &#039;&#039;Messina Denaro sepolto nel cimitero di Castelvetrano&#039;&#039;, 27 settembre 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le donne di Matteo==&lt;br /&gt;
Un aspetto su cui insistettero molto i media subito dopo il suo arresto furono le svariate donne della vita del boss. Oltre alla moglie, Messina Denaro aveva infatti molte amanti. Tra il [[1989]] e il [[1993]] ebbe una relazione con Andrea Haslehner, soprannominata Asi. Nel febbraio [[1991]] fece uccidere Nicola Consales, vice-direttore dell’Hotel Paradise Beach, perché lo considerava un rivale in amore. Invece, Il [[5 giugno]] [[1993]], prima darsi latitante, scrisse una lettera a una certa Sonia M.:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Ciao, non so se hai capito che nell’operazione dei carabinieri c’è anche un mandato di cattura nei miei confronti, quindi anche io sono ricercato. Non so ancora il motivo, ma qualunque abbiano messo è soltanto una grande infamia, perché sono innocente della qualsiasi e sono rimasto vittima soltanto del mio nome e di qualche essere che approfitta del proprio potere” &amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p.119&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra il [[1994]] e il [[1996]], secondo gli inquirenti, il boss trascorse la sua latitanza nei pressi del Comune di Bagheria insieme all’amante Maria Mesi. Nell’agosto del ‘94, i due andarono in vacanza in Grecia, mentre nel ‘95 soggiornarono in un residence di San Vito Lo Capo&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandro D’Amato, &#039;&#039;Maria Mesi alias Tecla: Chi è l’amante di Matteo Messina Denaro indagata per favoreggiamento&#039;&#039;, Open, 30 Gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Processi e condanne==&lt;br /&gt;
Durante la sua lunga latitanza, Matteo Messina Denaro collezionò diverse condanne definitive in quanto appartenente a Cosa Nostra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*nel [[1999]] venne condannato al suo primo ergastolo per essere stato il mandante dell’omicidio di [[Giuseppe Montalto]], agente della polizia penitenziaria ucciso nel 1995&amp;lt;ref&amp;gt;Ministero dell&#039;Interno, &#039;&#039;Testimonianze di coraggio, Giuseppe Montalto la guardia dell’Ucciardone uccise per avvertimento&#039;&#039;, 5 gennaio 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*nel [[2000]] venne condannato all’ergastolo sia al termine del processo Omega, sia per le stragi del 1993&amp;lt;ref&amp;gt;Gianluca Monastra, &#039;&#039;Ergastolo a Totò Riina per la strage&#039;&#039;, la Repubblica, 22 gennaio 2000.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*nel [[2003]] fu condannato all’ergastolo nell’ambito del Processo “Arca”, in quanto ritenuto responsabile di aver partecipato alla faida contro il clan Greco di Stiddaro&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Dieci Ergastoli per la guerra di mafia a Trapani&#039;&#039;, La Repubblica, 16 marzo 2003.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*nel [[2012]] fu condannato ad un ulteriore ergastolo per il rapimento di Giuseppe Di Matteo&amp;lt;ref&amp;gt;Salvo Palazzolo, &#039;&#039;Per il delitto Di Matteo ergastolo a cinque boss&#039;&#039;, la Repubblica, 17 maggio 2012.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*il [[19 Luglio]] [[2023]] venne condannato anche in appello all’ergastolo per essere stato uno dei mandanti delle stragi di Capaci e [[Strage di Via D&#039;Amelio|Via D’Amelio]]&amp;lt;ref&amp;gt;Salvo Palazzolo, &#039;&#039;Matteo Messina Denaro condannato anche in appello per le stragi del ‘92: è stato uno dei mandanti&#039;&#039;, la Repubblica, 20 luglio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Abbate, Lirio (2020). &#039;&#039;U siccu. Matteo Messina Denaro: l&#039;ultimo capo dei Capi&#039;&#039;, Milano, Rizzoli.&lt;br /&gt;
*Archivio Storico &amp;quot;la Repubblica&amp;quot;.&lt;br /&gt;
*Commissione parlamentare Antimafia (2017). &#039;&#039;Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della &#039;ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria&#039;&#039;, XVII Legislatura, Relatrice: Pres. Rosy Bindi, Doc. XXIII n. 33, Roma, 21 dicembre[http://documenti.camera.it/%20dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/023/033/INTERO.pdf].&lt;br /&gt;
*Di Girolamo, Giacomo (2017). &#039;&#039;Matteo Messina Denaro: l&#039;invisibile&#039;&#039;, Milano, Il Saggiatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria: Mafiosi]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Turiddu</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Matteo_Messina_Denaro&amp;diff=10553</id>
		<title>Matteo Messina Denaro</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Matteo_Messina_Denaro&amp;diff=10553"/>
		<updated>2024-10-20T16:04:57Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Turiddu: /* Gli imprenditori prestanome */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Matteo-messina-denaro.jpg|alt=Matteo Messina Denaro, da giovane|miniatura|250x250px|Matteo Messina Denaro, da giovane]]&#039;&#039;&#039;Matteo Messina Denaro&#039;&#039;&#039; (Castelvetrano, [[26 aprile]] [[1962]] - L&#039;Aquila, [[25 settembre]] [[2023]]) è stato un mafioso italiano. Soprannominato &amp;quot;&#039;&#039;U Siccu&#039;&#039;&amp;quot; e &amp;quot;&#039;&#039;Diabolik&#039;&#039;&amp;quot;, è stato per trent&#039;anni tra i boss mafiosi più ricercati al mondo, fino al suo arresto, avvenuto a Palermo il [[16 gennaio]] [[2023]]. &lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
===Infanzia e adolescenza===&lt;br /&gt;
Nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, Matteo era il quarto dei sei figli. Suo padre, [[Francesco Messina Denaro]], coltivò per trent&#039;anni i terreni della famiglia D’Alì Staiti, mentre suo fratello Salvatore lavorava nella Banca Sicula di Partanna, all&#039;epoca il più importante istituto bancario privato siciliano, di cui i D&#039;Alì-Staiti erano azionisti. Alla morte del padre, Matteo subentrò  nell&#039;attività agricola di famiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate (2020). &#039;&#039;U siccu. Matteo Messina Denaro: L’ultimo capo dei capi&#039;&#039;, Milano, Rizzoli, p. 13.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;ascesa in Cosa Nostra===&lt;br /&gt;
L&#039;ascesa di Matteo in [[Cosa Nostra]] iniziò quando suo padre Francesco decise di schierarsi insieme al boss [[Mariano Agate]] al fianco di [[Totò Riina]] nella [[Seconda Guerra di Mafia]], contro le famiglie palermitane che fino a quel momento avevano dominato l&#039;organizzazione. In particolare, Matteo divenne fondamentale nel far nascere il sodalizio tra il Capo dei Capi e i Fratelli [[Filippo Graviano|Filippo]] e [[Giuseppe Graviano]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La famiglia dei Graviano era infatti fedele ai Bontate, ma dopo l&#039;omicidio del boss [[Stefano Bontate|Stefano]] il [[23 aprile]] [[1981]], vennero sospettati di averlo tradito. Per questo motivo venne ucciso [[Michele Graviano]] il [[7 gennaio]] [[1982]]. Subito dopo, attraverso lo zio [[Filippo Guttadauro]], Matteo Messina Denaro incontrò [[Giuseppe Graviano]], di cui era quasi coetaneo, introducendolo alla corte di [[Totò Riina]]&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 44-45.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Conclusa la Seconda Guerra di Mafia, i Messina Denaro divennero tra le famiglie più importanti di Cosa Nostra, tanto che di loro cominciò ad occuparsi anche [[Paolo Borsellino]], nella sua veste di Procuratore capo di Marsala. Il [[23 gennaio]] [[1990]] il giudice, sulla base delle indagini condotte dal commissario &#039;&#039;&#039;Calogero Germanà&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Si veda al riguardo l&#039;audizione dell&#039;allora questore resa innanzi alla Commissione Parlamentare Antimafia il 6 maggio 2015[http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/24/audiz2/audizione/2015/05/06/leg.17.stencomm.data20150506.U1.com24.audiz2.audizione.0092.pdf]&amp;lt;/ref&amp;gt;, chiese la sorveglianza speciale, il divieto di dimora e il sequestro di tutti i beni di &amp;quot;don Ciccio&amp;quot; quale &amp;quot;&#039;&#039;esponente di primo piano della mafia del Belice&#039;&#039;&amp;quot; ma il Tribunale di Trapani rigettò la richiesta&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Bova, Borsellino e i Messina Denaro, lo &#039;schiaffo&#039; al giudice, Agi, 16 luglio 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. All&#039;epoca il boss risultava ancora incensurato, finché nell&#039;ottobre successivo Borsellino non emise un mandato di cattura nei suoi confronti per associazione mafiosa. Tuttavia, Francesco Messina Denaro si diede alla latitanza e, visti i suoi gravi problemi di salute, progressivamente il potere della famiglia passò a Matteo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il summit del 1991: la guerra allo Stato===&lt;br /&gt;
A sancire il graduale passaggio di consegne tra i Messina Denaro fu anche la partecipazione di Matteo alle varie riunioni che si tennero alla fine del [[1991]] in cui la Cupola di Cosa Nostra decise la linea di guerra totale allo Stato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quelle riunioni, passate alla storia come &amp;quot;&#039;&#039;le riunioni di Enna&#039;&#039;&amp;quot;, sono quelle in cui Riina spiegò ai suoi che era arrivato il momento non solo di punire i nemici storici di Cosa nostra, ma pure gli ex-amici che avevano tradito le promesse sul [[Maxiprocesso di Palermo]]. In quelle riunioni il Capo dei Capi disse anche un&#039;altra cosa: gli omicidi sarebbero stati rivendicati usando la firma della &#039;&#039;&#039;Falange Armata&#039;&#039;&#039;, una sigla usata già l&#039;anno prima per rivendicare l&#039;omicidio dell&#039;educatore [[Umberto Mormile]], ucciso però dalla [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]], nonché per rivendicare i delitti della Banda della Uno Bianca. Su chi suggerì al Capo dei Capi di usare quella sigla oscura, ancora oggi non vi sono certezze&amp;lt;ref&amp;gt;Giuseppe Pipitone, &#039;&#039;Stragi di mafia del ’92, quel disegno politico dietro le bombe: summit e presagi prima di Capaci&#039;&#039;, ilfattoquodiano.it[https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/06/stragi-del-92-quel-disegno-politico-dietro-le-bombe-summit-e-presagi-prima-di-capaci-ascolta-la-prima-puntata-del-podcast-mattanza/6542767/]&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le stragi del &#039;92 e del &#039;93===&lt;br /&gt;
Matteo Messina Denaro condivise in pieno la linea di [[Totò Riina]], tanto da essere messo a capo, insieme a [[Giuseppe Graviano]], del commando mafioso che doveva uccidere [[Giovanni Falcone]] a Roma, dove il giudice, a capo degli Affari penali del Ministero della Giustizia, girava con una scorta molto ridotta. Tuttavia, i boss vennero richiamati in Sicilia, dove si optò per i 500 kg di tritolo della [[Strage di Capaci]]. Secondo il collaboratore di giustizia [[Gaspare Spatuzza]] fu in quel momento che i propositi stragisti non fossero solo opera di Cosa Nostra: «&#039;&#039;la genesi di tutta questa storia è quando non si uccide più Falcone a Roma con quelle modalità e si inizia quella fase terroristica mafiosa, da lì non è solo Cosa nostra&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;arresto del Capo dei Capi, il [[15 gennaio]] [[1993]], Messina Denaro fu tra quelli a favore della continuazione delle Stragi. Al futuro collaboratore di giustizia [[Vincenzo Sinacori]] spiegò che la strategia stragista aveva come principale obiettivo quello di costringere lo Stato a scendere a patti&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;,p. 73&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
===Il tentato omicidio del commissario Germanà=== &lt;br /&gt;
Dopo le [[Strage di Capaci|Stragi di Capaci]] e [[Strage di Via D&#039;Amelio|Via D&#039;Amelio]], Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro decisero che a morire doveva essere anche &#039;&#039;&#039;Calogero &amp;quot;Rino&amp;quot; Germanà&#039;&#039;&#039;, all&#039;epoca commissario di Mazara del Vallo che aveva svolto le indagini alla base del mandato di cattura nei confronti del padre di Matteo. Non solo: Germanà aveva condotto diverse indagini sul rapporto tra mafia e massoneria, motivo per cui cominciava a dare fastidio ad ambienti anche esterni a Cosa nostra&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 78-79.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Verso le 14:15 del [[14 settembre]] [[1992]] il commando mafioso composto da Matteo, alla guida, da Giuseppe Graviano e da Leoluca Bagarella entrò in azione. Il commissario tuttavia riuscì a salvarsi, scappando sulla spiaggia, in mezzo ai bagnanti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio di Antonella Bonomo, compagna di Vincenzo Milazzo=== &lt;br /&gt;
Un altro omicidio di cui ebbe responsabilità Messina Denaro fu quello di Antonella Bonomo, la cui unica colpa fu quella di essere la compagna di Vincenzo Milazzo, capomafia di Alcamo, acerrimo rivale di Riina. Il [[13 luglio]] [[1992]] [[Giovanni Brusca]] uccise il boss a colpi di pistola, per poi occuparsi il giorno dopo della compagna, strangolata insieme a [[Leoluca Bagarella]] con una corda. Nonostante implorasse i killer di risparmiarla, essendo incinta, questi non ebbero pietà&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 84.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio di Giuseppe Di Matteo===&lt;br /&gt;
Un altro omicidio, particolarmente efferato, cui Matteo Messina Denaro ha legato il suo nome è quello di [[Giuseppe Di Matteo]], figlio del mafioso e collaboratore di giustizia [[Mario Santo Di Matteo]]. Quando nel giugno [[1993]] Di Matteo iniziò a collaborare con la giustizia, Messina Denaro, Bagarella e Graviano proposero di uccidere suo figlio Giuseppe. Brusca, tuttavia, si limitò in un primo momento a rapirlo, avendolo visto crescere. Messina Denaro autorizzò la detenzione del ragazzino nel trapanese, in una villetta a Castellamare del Golfo, dove poi venne sciolto nell&#039;acido quasi due anni dopo&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 88-90.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Custode dei segreti di Riina ===&lt;br /&gt;
Dopo l’arresto di Riina, avvenuto il 15 Gennaio 1993, i vertici del Ros dei Carabinieri decisero di non procedere con l&#039;immediata perquisizione del covo del boss, lasciandolo incustodito&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.94.&amp;lt;/ref&amp;gt;. [[Gioacchino La Barbera]], collaboratore di giustizia nonché uno dei responsabili della [[Strage di Capaci]], riferì che:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Riina non era un capo. Era IL capo di Cosa Nostra... Dopo il suo arresto accompagnai, insieme a Nino Gioè, i figli e la moglie di Riina fino alla stazione, da lì presero un taxi per Corleone. Poi seguii la pulizia e l&#039;estrazione della cassaforte dalla villa di via Bernini e portai in un parcheggio la golf bianca intestata a un giardiniere della provincia di Trapani, non ricordo se Marsala o Mazara. &#039;&#039;&#039;Un&#039;auto che ritirò Matteo Messina Denaro, con tutto quello che era stato trovato nella cassaforte&#039;&#039;&#039;. L&#039;auto non era di valore quindi posso pensare che fossero più importanti i documenti»&amp;lt;ref&amp;gt;Raffaella Fanelli, &#039;&#039;Così uccidemmo il giudice Falcone, ma dietro le stragi non c’è solo la mafia&#039;&#039;, La Repubblica, 19 Settembre 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Inoltre durante il processo sulla [[Trattativa Stato-mafia]], anche il collaboratore di giustizia [[Antonino Giuffrè]], ex capo del mandamento di Caccamo, dichiarò che una parte dei documenti riservati di Riina finirono nelle mani di Matteo Messina Denaro&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Giuffrè: Le carte del covo di Riina nelle mani di Messina Denaro&#039;&#039;, Live Sicilia, 28 novembre 2013.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Dopo Riina: la latitanza e la propensione agli affari===&lt;br /&gt;
Il [[2 giugno]] [[1993]] la procura di Trapani emise nei confronti di Matteo Messina Denaro un mandato di cattura con l’accusa di associazione mafiosa, omicidio, strage, detenzione e porto di materiale esplosivo, furto e tanti altri reati minori&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 243.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da lì iniziò la sua latitanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suo ruolo dentro Cosa nostra cominciò ad emergere l&#039;anno successivo, con l&#039;&amp;lt;nowiki/&amp;gt;&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;operazione Petrov&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;, scattata nel marzo 1994 dalle dichiarazioni del collaboratore Pietro Scavuzzo, e con l&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;operazione Omega&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;, del gennaio [[1996]], nata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonio Patti, Salvatore Giacalone, Vincenzo Sinacori e Giuseppe Ferro, i quali ricostruirono più di vent&#039;anni di omicidi avvenuti nel trapanese. Quando il processo Omega si concluse, nel [[2000]], Messina Denaro venne condannato in contumacia alla pena dell&#039;ergastolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando il padre Francesco venne stroncato da un infarto durante la latitanza nel dicembre [[1998]]&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Morto nel trapanese il boss mafioso Messina Denaro&#039;&#039;, Archivio Storico de la Repubblica, 1° dicembre 1998.&amp;lt;/ref&amp;gt;, Matteo prese ufficialmente le redini del mandamento di Castelvetrano, ricoprendo la carica di rappresentante della provincia di Trapani in Cosa nostra. Rispetto agli altri mafiosi siciliani, il boss sviluppò una spiccata propensione per gli affari, tanto da guadagnarsi l&#039;epiteto di &amp;quot;affarista&amp;quot; da parte di Totò Riina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il rapporto con Bernardo Provenzano===&lt;br /&gt;
[[File:Bernardo Provenzano.jpg|alt=bernardo provenzano|miniatura|Bernardo Provenzano]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;arresto di Riina e dei Fratelli Graviano, tramontato quindi definitivamente l&#039;orientamento stragista in Cosa nostra, Matteo riconobbe l&#039;autorità di [[Bernardo Provenzano|Provenzano]] e sposò la sua linea della &amp;quot;&#039;&#039;sommersione&#039;&#039;&amp;quot;. Quando il boss corleonese venne arrestato nel [[2006]], gli inquirenti ritrovarono diversi pizzini tra i due, nei quali il boss trapanese si firmava sempre come &amp;quot;&#039;&#039;suo nipote Alessio&#039;&#039;&amp;quot;. Tra questi, ve ne sono alcuni assai significativi. In uno affermò di riporre «&#039;&#039;fiducia, onestà e capacità, quello che prima per me era T.T.R.&#039;&#039;», sigla che stava per Totò Riina. In un altro sostenne di sposare invece la nuova linea di Provenzano:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Prima di passare al nocciolo del discorso desidero dire a lei che io sono il dialogo e la pacificazione per come lei mi ha chiesto, ed io rispetto il suo volere per come è sempre stato. So che lei non ha bisogno di alcuna raccomandazione perché è il nostro maestro ma è il mio cuore che parla e la prego di stare molto attento, le voglio tanto bene. Con immutata stima e l’affetto di sempre, Suo nipote Alessio»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 159.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La rete di Matteo Messina Denaro oltre Cosa Nostra ===&lt;br /&gt;
====I rapporti con la politica: Antonio D&#039;Alì====&lt;br /&gt;
Con riguardo alla rete relazionale del boss, il collaboratore di giustizia [[Vincenzo Sinacori]] dichiarò ai magistrati che nel [[1994]] Matteo Messina Denaro aveva dato il proprio appoggio elettorale ad [[Antonio D&#039;Alì]], esponente politico di Forza Italia. Quest’ultimo continuò ad avere relazioni con [[Cosa nostra]] anche dopo essere stato nominato sottosegretario al Ministero degli interni nel [[2001]] nel II governo Berlusconi. Secondo i giudici della Sezione Misure di Prevenzione di Palermo, D&#039;Alì «&#039;&#039;ha mostrato di essere a disposizione dell’associazione mafiosa Cosa nostra e di agire nell’interesse dei capi storici come il latitante Matteo Messina Denaro e Salvatore Riina&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, pp. 149-150&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il [[13 dicembre]] [[2022]] l’ex sottosegretario venne condannato in via definitiva a sei anni di carcere per [[concorso esterno in associazione mafiosa]]&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Antonio D’Alì, condanna definitiva a sei anni per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex senatore berlusconiano andrà in carcere&#039;&#039;, ilfattoquotidiano.it, 13 Dicembre 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Gli imprenditori prestanome====&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda i rapporti con l&#039;imprenditoria siciliana, il boss aveva costruito una rete di prestanome che gli permetteva di infiltrare in maniera capillare l&#039;economia non solo siciliana. Diversi furono gli imprenditori a disposizione di Messina Denaro che accettarono di fare da prestanome.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;imprenditore Giuseppe Grigoli sfruttò la protezione del boss per diventare uno dei maggiori fornitori di prodotti alimentari in Sicilia. Grigoli, che “U siccu” definiva come «&#039;&#039;uno che mi appartiene&#039;&#039;», riuscì a costruire numerosi supermercati in tutta l’isola&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p.153&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nel [[2012]] l’imprenditore venne condannato a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 156.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[12 marzo]] [[2012]] la [[Direzione distrettuale antimafia|Direzione Distrettuale Antimafia]] di Palermo confiscò all’imprenditore [[Carmelo Patti]] beni per 1,5 miliardi di euro. Le autorità applicarono i sigilli a diversi suoi villaggi turistici, depositi bancari e società. I rapporti tra il boss e l’imprenditore risalivano almeno al [[1991]], anno in cui Patti assunse come commercialista Michele D’Alagna, fratello di Franca, la donna da cui Messina Denaro ebbe una figlia&amp;lt;ref&amp;gt;TgR la Sicilia, &#039;&#039;Carmelo Patti, Da muratore a patron della Valtur&#039;&#039;, 24 Ottobre 2018&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[7 dicembre]] [[2012]] i carabinieri del Ros di Trapani, nel corso dell’operazione denominata “[[Operazione Mandamento|Mandamento]]”, arrestarono Salvatore Angelo, confiscando beni pari a sette milioni di euro. Angelo venne successivamente condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa, sentenza poi confermata in Cassazione&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Mafia, confiscati 7 milioni di euro all’imprenditore Salvatore Angelo, legato a Messina Denaro&#039;&#039;, La Spia, 13 Maggio 2017.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[13 marzo]] [[2018]] venne arrestato l’imprenditore trapanese Vito Nicastri, detto “&#039;&#039;il re dell’eolico&#039;&#039;”. L’imprenditore aveva anche finanziato la latitanza del boss. Dalle indagini su Nicastri nel [[2019]]  emerse anche il coinvolgimento di alcuni esponenti della Lega di Matteo Salvini, tra cui l’ex sottosegretario Armando Siri e l’ex consulente Paolo Arata&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Vito Nicastri, la storia del signore del vento&#039;&#039;, Tp24 Inchieste, 6 Agosto 2022; Luca Rinaldi, Gianluca Paolucci, &#039;&#039;Il finanziere dei 49 milioni faceva affari anche con Arata&#039;&#039;, IrpiMedia, 12 novembre 2019.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inoltre, secondo quanto emerse dai pizzini sequestrati dell’inchiesta “Anno Zero” della DDA di Palermo, Messina Denaro gestiva, tramite due referenti di Cosa nostra trapanese, un’impresa di allevamento in Venezuela&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;La mappa della mafia trapanese del latitante Matteo Messina Denaro&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 8 Luglio 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I legami con la massoneria====&lt;br /&gt;
Matteo Messina Denaro aveva anche un rapporto molto stretto con esponenti della massoneria. Nella sua Castelvetrano sono presenti ben sei logge delle diciannove operanti nella provincia di Trapani. Tra gli iscritti risultano liberi professionisti, appartenenti alle forze dell’ordine, assessori e dipendenti comunali&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare Antimafia (2017). &#039;&#039;Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della &#039;ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria&#039;&#039;, XVII Legislatura, Relatrice: Pres. Rosy Bindi, Doc. XXIII n. 33, Roma, 21 dicembre, p. 9 e ss.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia massone Marcello Fondacaro dichiarò che Matteo Messina Denaro aveva fondato una loggia massonica denominata “&#039;&#039;la Sicilia&#039;&#039;”. Anche l’ex procuratrice aggiunta di Palermo [[Teresa Principato]], che svolse indagini sull’ex latitante, affermò: «&#039;&#039;Matteo Messina Denaro è certamente massone. Si può dire che una parte importante della rete di protezione di cui godeva il boss era della massoneria. Ma una parte era anche della politica deviata&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Karim El Sadi, &#039;&#039;Teresa Principato: Matteo Messina Denaro è un massone&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 16 Febbraio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antonio Messina, avvocato e massone, venne arrestato nel [[2019]] durante l’operazione “Eden 3”. Intercettato mentre parlava con [[Giuseppe Fidanzati]], boss dell&#039;Acquasanta, durante la conversazione fece riferimento a un certo “&#039;&#039;ragazzo di Castelvetrano&#039;&#039;&amp;quot;, identificato in Francesco Guttadauro, nipote di Messina Denaro. Fidanzati ricordò, inoltre, di un incontro avvenuto alla stazione di Trapani con “&#039;&#039;Iddu&#039;&#039;”. Secondo gli inquirenti, “&#039;&#039;Iddu&#039;&#039;” era Matteo Messina Denaro&amp;lt;ref&amp;gt;Karim El Sadi, &#039;&#039;Messina Denaro: già tre massoni emersi dalla rete dei fiancheggiatori&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 1° Febbraio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel marzo del 2019, venne effettuato dai carabinieri di Trapani, su mandato della DDA di Trapani, un blitz, denominato “&#039;&#039;Artemisia&#039;&#039;”, che svelò l’esistenza di una loggia massonica segreta a Castelvetrano. Vennero notificati 27 avvisi di garanzia, tra questi: l’ex deputato di Forza Italia Francesco Cascio e tre poliziotti in servizio alla DIA di Trapani, Salvatore Passanante, Salvatore Virgilio e Salvatore Giacobbe. Uno dei fondatori della loggia era Giovanni Lo Sciuro, medico ed ex assessore regionale con Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, condannato per favoreggiamento a Cosa nostra. &amp;lt;ref&amp;gt;Giovanni Tizian e Nello Trocchia, Massoni e Politici per Matteo Messina Denaro: ecco chi sono e i loro insospettabili, Domani, 19 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In un rapporto della DIA di Trapani, Lo Sciuro venne riconosciuto come “&#039;&#039;uno dei soci fondatori della Futura calze srl, unitamente, tra gli altri, alla sorella ed al cognato di Matteo Messina Denaro, Giovanna Messina Denaro e Rosario Allegra&#039;&#039;&amp;quot;. Inoltre, fu indicato in un esposto anonimo dell’ottobre del [[1998]] come uno dei favoreggiatori di Matteo Messina Denaro, perché lo avrebbe finanziato attraverso un conto corrente intestato presso la Banca Commerciale di Castelvetrano, avvalendosi anche della complicità di Michele Alagna (fratello di Francesca Alagna, la compagna del boss latitante&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Michele Santoro.it, &#039;&#039;La loggia segreta di Castelvetrano: le carte dell’inchiesta e le intercettazioni&#039;&#039;, 21 marzo 2019.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre Lo Sciuro era in affari con Francesco Messina Denaro, cugino del boss, che all’epoca gestiva una rete di cliniche siciliane specializzate in dialisi. Inoltre, Lo Sciuro, in un&#039;intercettazione affermava rispetto al boss di “&#039;&#039;conoscerlo fin dall’adolescenza e di godere della sua protezione&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Giovanni Tizian e Nello Trocchia, Massoni e Politici per Matteo Messina Denaro: ecco chi sono e i loro insospettabili, Domani, 19 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l’arresto di Messina Denaro, si scoprì infine che Alfonso Tumbarello, medico di base di Messina Denaro, era iscritto alla massoneria, precisamente loggia “&#039;&#039;Valle di Cusa – Giovanni di Gangi&#039;&#039;” (1035), aderente all’Oriente di Campobello di Mazara&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Messina Denaro, il suo medico Alfonso Tumbarello è un massone: sospeso dal Grande Oriente d’Italia dopo l’indagine&#039;&#039;, ilFattoQuotidiano.it, 18 Gennaio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Una latitanza lunga 30 anni===&lt;br /&gt;
La latitanza di Matteo Messina Denaro è costellata da diversi tentativi di arrestarlo, tutti andati a vuoto per una ragione o per l&#039;altra. Proprio la rete di protezione al di fuori di Cosa Nostra fu oggetto di approfondite indagini da parte della magistratura, riuscendo tuttavia solo a svelare parte della rete relazionale del boss. In questi trent’anni, le acquisizioni sulle indagini su Matteo Messina Denaro confluirono nel fascicolo giudiziario 10944/08&amp;lt;ref&amp;gt;Nello Scavo, &#039;&#039;Le “protezioni” di massoneria e imprenditoria nella latitanza di Messina Denaro&#039;&#039;, Avvenire, 18 gennaio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Le lettere con Antonio Vaccarino====&lt;br /&gt;
Proprio quando nella corrispondenza con Provenzano emerse il ruolo di &#039;&#039;&#039;Antonio Vaccarino&#039;&#039;&#039;, insegnante ed ex-sindaco di Castelvetrano, la Procura di Palermo scoprì che dal [[2004]] l&#039;ex-sindaco era stato arruolato dal SISDE per cercare di catturare il boss trapanese. Quest&#039;ultimo si firmava sempre Alessio, mentre l&#039;insegnante si firmava &amp;quot;&#039;&#039;Svetonio&#039;&#039;&amp;quot;. L&#039;ex-sindaco riuscì a stabilire un lungo e proficuo contatto, proponendogli diversi investimenti in appalti pubblici.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[16 agosto]] [[2006]] la Procura di Palermo richiese ufficialmente a [[Mario Mori]], all&#039;epoca direttore del SISDE, di «&#039;&#039;voler trasmettere ogni informazione in ordine all’esistenza di rapporti tra Antonio Vaccarino e il personale del servizio&#039;&#039;». Sette giorni dopo arrivò la conferma del ruolo di Vaccarino in quell&#039;operazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Interrogato dai pm, l&#039;insegnante confermò tutto, aggiungendo di aver sempre agito sotto attente istruzioni del SISDE. Ma la diffusione della collaborazione del Vaccarino da parte del quotidiano la Repubblica fece saltare l’operazione e la probabile cattura di Messina Denaro. Dopo che il biennale scambio epistolare divenne pubblico, Vaccarino ricevette una lettera firmata &amp;quot;&#039;&#039;M. Messina Denaro&#039;&#039;&amp;quot;, in cui il boss affermava: «&#039;&#039;ha buttato la sua famiglia in un inferno […] la sua illustre persona fa già parte del mio testamento […] in mia mancanza verrà qualcuno a riscuotere il debito che ho nei suoi confronti&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 166.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre nel 2006 i magistrati provarono a seguire la pista delle cure mediche, sulla base delle dichiarazioni di Vincenzo Sinacori, per il quale Messina Denaro soffriva di una malattia degenerativa della cornea, tanto da essere ricoverato nel [[1994]] a Barcellona nella clinica Barraquer&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p. 203.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Le operazioni Golem e Golem II====&lt;br /&gt;
Tre anni dopo, nel giugno [[2009]], l&#039;indagine [[Operazione Golem|Golem]] portò all&#039;arresto di tredici persone tra mafiosi e imprenditori trapanesi, accusati di favorire la latitanza di Matteo Messina denaro, non solo fornendogli documenti falsi ma anche gestendo per conto del boss estorsioni e traffico di stupefacenti della provincia. Il [[15 marzo]] [[2010]] scattò &amp;quot;[[Operazione Golem II|Golem II]]&amp;quot; e vennero arrestate a Castelvetrano altre 19 persone, accusate di aver compiuto estorsioni e incendi dolosi per conto di Messina Denaro ai danni di imprenditori e politici locali; tra gli arrestati, figurarono anche il fratello del latitante, Salvatore Messina Denaro, e i suoi cugini Giovanni e Matteo Filardo, nonché l&#039;ottantenne Antonino Marotta, definito &amp;quot;&#039;&#039;il decano della mafia trapanese&#039;&#039;&amp;quot;, in quanto ex-membro della banda di [[Salvatore Giuliano]]&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandra Ziniti, &#039;&#039;Una rete di uomini fidatissimi e regole ferree per la latitanza di Matteo Messina Denaro&#039;&#039;, la Repubblica, 15 marzo 2010.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Le riunioni a Palermo====&lt;br /&gt;
Il [[26 luglio]] [[2010]] il collaboratore di giustizia Manuel Pasta dichiarò che il boss aveva incontrato alcuni capi-mafia della provincia di Palermo mentre assisteva alla partita di calcio Palermo - Sampdoria, tenutasi il [[9 Maggio]] precedente presso lo stadio &amp;quot;Renzo La Barbera&amp;quot;. Oggetto dell&#039;incontro erano i possibili attentati nei confronti dei giudici e di alcuni membri della squadra mobile di Palermo che indagavano sui traffici di Cosa Nostra. Tuttavia, il boss latitante si disse contrario&amp;lt;ref&amp;gt;Salvo Palazzolo, &#039;&#039;Il latitante Messina Denaro allo Stadio per Palermo-Samp&#039;&#039;, La Repubblica, 26 luglio 2010.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====L&#039;arresto di Leo Sutera : Lo scontro in Procura tra Teresa Principato e Francesco Messineo====&lt;br /&gt;
Nel [[2012]] i carabinieri del Ros, coordinati dalla Procuratrice Aggiunta [[Teresa Principato]] che coordinava il pool che dava la caccia a Messina Denaro, furono a un passo dall&#039;arrestare Messina Denaro, dopo due anni di indagini nei confronti del boss agrigentino Leo Sutera. Tuttavia, il [[26 giugno]] un&#039;operazione della DDA di Palermo, coordinata dal Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi e autorizzata dal Procuratore Capo Francesco Messineo, portò all&#039;arresto di 46 persone, tra cui Sutera, decapitando le cosche agrigentine ma facendo saltare anche i due anni di lavoro del pool della Principato. Da lì ne nacque uno scontro pubblico tra la Principato da una parte e Messineo e Teresi dall&#039;altra, che si difesero sostenendo che vi era pericolo di fuga da parte degli indagati&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, pp.201-202; Adnkronos, &#039;&#039;Mafia: pm Teresi, Csm informato male su cattura Messina Denaro&#039;&#039;, 13 giugno 2013.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Il piano per uccidere Nino Di Matteo====&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia [[Vito Galatolo]] rivelò all’allora sostituto procuratore di Palermo [[Antonino Di Matteo]] che nel dicembre [[2012]] Matteo Messina Denaro aveva chiesto, tramite due lettere, di uccidere l’allora pm di Palermo perché “&#039;&#039;si era spinto troppo oltre in un processo&#039;&#039;”. Sempre secondo Galatolo, “&#039;&#039;a volere la morte del magistrato sarebbero apparati dello Stato&#039;&#039;”. Il progetto non fu portato a termine perché tutti i boss coinvolti furono arrestati&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Parla Galatolo: Di Matteo s’era spinto troppo, Messina Denaro voleva ucciderlo&#039;&#039;, PalermoToday, 7 Maggio 2015.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I duri colpi alla rete di protezione del boss====&lt;br /&gt;
Il [[13 settembre]] [[2013]], nel corso dell’operazione “[[Operazione Eden|Eden]]”, vennero arrestati per associazione mafiosa Patrizia Messina Denaro, sorella di Matteo, e il nipote Francesco Guttadauro. Patrizia Messina Denaro venne condannata a quattordici anni e mezzo di reclusione, mentre Francesco Guttadauro a sedici&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Condanna in via definitiva per Patrizia Messina Denaro”&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 17 ottobre 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[19 novembre]] [[2014]] i carabinieri del Ros di Trapani arrestarono Liborio Bellomo, erede della famiglia Messina Denaro, insieme a quindici complici. Secondo le indagini Bellomo avrebbe aiutato Patrizia Messina Denaro e suo cognato Francesco Guttadauro nella gestione degli affari del clan&amp;lt;ref&amp;gt;Riccardo Lo Verso, &#039;&#039;Matteo Messina Denaro è solo: 16 arresti, in cella suo nipote&#039;&#039;, LiveSicilia.it, 19 novembre 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[27 marzo]] [[2014]] venne inviato alla Procura di Palermo un rapporto dello SCO (Servizio centrale operativo), in cui si fece riferimento alla volontà di Messina Denaro di uccidere Roberto Piscitello, ex pm della DDA di Palermo, poi in servizio al DAP, dopo il potenziamento del regime carcerario duro ex-[[articolo 41 bis]] per alcuni boss. A causa poi dell’aumento delle misure di sicurezza dopo le bombe piazzate davanti al Tribunale di Reggio Calabria, l&#039;attentato non venne più realizzato&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Nel mirino l’ex pm Piscitello&#039;&#039;, Giornale di Sicilia, 27 Maggio 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2015 il finanziere Calogeno Pulici, segretario dell’allora procuratore aggiunto della Dda di Palermo Teresa Principato, denunciò la sparizione di un computer portatile e di due pendrive, contenenti tutte le indagini su Matteo Messina Denaro. Alla fine il caso venne archiviato perché «&#039;&#039;non emerse alcuna ipotesi di reato&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Archiviata vicenda sparizione device con indagini su Messina Denaro&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 13 gennaio 2021.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[19 aprile]] [[2018]] scattò una maxi-operazione denominata “Anno zero”, durante la quale vennero arrestate dalla procura di Palermo ventidue persone, tra cui boss, gregari ed estorsori dei clan trapanesi che facevano riferimento a Messina Denaro. Finirono in carcere anche Gaspare Como e Rosario Allegra, cognati del boss&amp;lt;ref&amp;gt;Polizia di Stato, &#039;&#039;Trapani: operazione “Anno zero”&#039;&#039;, 19 aprile 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un ulteriore tentativo di catturare il boss venne fatto posizionando delle microspie davanti alla lapide del padre, [[Francesco Messina Denaro]]. Lo scopo era quello di scoprire informazioni sui movimenti del figlio o, ipotesi più remota, che il latitante si presentasse di persona. Anche questo piano però non andò a buon fine perché la sorella, andando a visitare la tomba per sistemare i fiori,  scoprì la posizione delle microspie&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p.204.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella notte tra il 15 e il 16 giugno [[2020]] venne arrestato Francesco Domingo, boss di Castellammare del golfo e uomo di Messina Denaro, fortemente legato a [[Cosa Nostra Americana|Cosa nostra americana]], insieme a Giuseppe Calcagno, il &amp;quot;postino&amp;quot; dei pizzini del boss trapanese, e Marco Manzo, mafioso che rappresentava Messina Denaro alle riunioni di Cosa nostra&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Castellammare del Golfo, sequestrati beni per un milione di euro da Domingo, fidato di Messina Denaro e delle cosche americane&#039;&#039;, la Repubblica, 18 agosto 2022.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[13 settembre]] [[2021]] un turista inglese venne arrestato per errore, scambiato per il boss trapanese. L&#039;arresto, autorizzato dalla [[Direzione nazionale antimafia|Procura Nazionale Antimafia]] su richiesta di quella di Trento, non venne convalidato dopo l&#039;esame del DNA che accertava l&#039;identità del turista&amp;lt;ref&amp;gt;Sandro Raimondi, &#039;&#039;Scambiato per Messina Denaro, arrestato per un’inchiesta nata a Trento&#039;&#039;, TGR Trento, 14 settembre 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[6 settembre]] [[2022]] venne realizzata un&#039;altra maxi-operazione che coinvolgeva 70 persone, di cui 35 tratte in arresto, accusate a vario titolo di aver favorito la latitanza del boss&amp;lt;ref&amp;gt;Ansa, &#039;&#039;Mafia, Blitz contro favoreggiatori di Messina Denaro, 35 arresti&#039;&#039;, 6 Settembre 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel novembre 2022, durante una puntata del programma di La7 “&#039;&#039;Non è l’Arena&#039;&#039;” di Massimo Giletti, [[Salvatore Baiardo]], già condannato per aver favorito la latitanza dei [[fratelli Graviano]], rivelò che probabilmente Matteo Messina Denaro era malato e che, in cambio dell’abrogazione del 41-bis e dell’[[ergastolo ostativo]], avrebbe potuto farsi arrestare, ipotizzando in tal senso una nuova trattativa tra lo Stato e la mafia&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Le rivelazioni di Baiardo a Giletti: Messina Denaro molto malato e potrebbe farsi arrestare&#039;&#039;, Corriere della Sera, 16 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;arresto===&lt;br /&gt;
[[File:Fotosegnaletica-Messina-Denaro.jpeg|200px|thumb|right|La foto segnaletica di Matteo Messina Denaro diffusa dai Carabinieri]]&lt;br /&gt;
Effettivamente, due mesi dopo, il [[16 gennaio]] [[2023]], Messina Denaro venne arrestato dai Carabinieri del ROS mentre si trovava presso la clinica privata La Maddalena a Palermo, nel quartiere San Lorenzo. Il boss trapanese era in procinto di effettuare, sotto il falso nome di &#039;&#039;&#039;Andrea Bonafede&#039;&#039;&#039;, una seduta di chemioterapia, alla quale era sottoposto periodicamente a causa di un tumore al colon, per il quale era stato operato nel 2021 in un ospedale di Marsala. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante la conferenza stampa, i Carabinieri del ROS spiegarono che Matteo Messina Denaro era stato bloccato in strada, nei pressi di un ingresso secondario della clinica La Maddalena. Gli inquirenti sottolinearono che il boss, contrariamente a quanto diffuso da alcuni organi di stampa, non aveva tentato la fuga, né opposto alcuna resistenza, anzi &amp;quot;&#039;&#039;si è subito dichiarato, senza neanche fingere di essere la persona di cui aveva utilizzato l’identità&#039;&#039;. Con lui venne stato arrestato anche l&#039;autista, Giovanni Luppino, con l&#039;accusa di favoreggiamento&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Conferenza Stampa sull&#039;arresto di Matteo Messina Denaro&#039;&#039;, 16 gennaio 2023.[https://www.youtube.com/watch?v=YLyM1J3joS8]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Gli interrogatori===&lt;br /&gt;
Complessivamente furono quattro gli interrogatori cui si sottopose Matteo Messina Denaro prima di morire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel primo interrogatorio dopo l&#039;arresto, condotto il [[13 febbraio]] [[2023]] dal procuratore Maurizio De Lucia e dall&#039;Aggiunto Paolo Guido, Messina Denaro affermò di non essere mafioso e, nonostante questo, non avrebbe mai collaborato con la giustizia. Disse anche ai due magistrati che erano riusciti a catturarlo solo a causa della sua malattia. Negò ogni responsabilità nell&#039;omicidio del giovane [[Giuseppe Di Matteo|Di Matteo]], attribuendo la decisione di scioglierlo nell&#039;acido al solo Brusca, furioso per la condanna all&#039;ergastolo, e disse di aver insultato [[Giovanni Falcone]] non perché ce l&#039;avesse con lui, il giorno delle celebrazioni, ma perché contestava le modalità di commemorazione che bloccavano tutta la città di Palermo. Si scagliò anche contro il [[concorso esterno in associazione mafiosa]], definendolo un reato &amp;quot;farlocco&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Rainews24, &#039;&#039;&amp;quot;Non ho ucciso il piccolo Di Matteo&amp;quot;: depositato il verbale dell&#039;interrogatorio di Messina Denaro&#039;&#039;, 8 agosto 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;interrogatorio del [[7 luglio]], l&#039;ultimo prima di essere ricoverato, il boss di Trapani affermò anche che:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«a me sembra un poco riduttivo dire che a Falcone lo hanno ucciso per la sentenza del [[Maxiprocesso di Palermo|Maxiprocesso]]. Se poi voi siete contenti di ciò, ben venga, sono fatti vostri, ma la base di partenza non è questa… parlo di grandi cambiamenti»&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;L’ultimo interrogatorio di Messina Denaro: “Falcone ucciso solo per il Maxiprocesso? Riduttivo, su Capaci vi siete accontentati”&#039;&#039;, ilFattoQuotidiano.it, 1° ottobre 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La morte===&lt;br /&gt;
Dopo un improvviso aggravarsi delle sue condizioni di salute e alcuni giorni di coma irreversibile,&amp;lt;ref&amp;gt;Ansa, &#039;&#039;Matteo Messina Denaro in coma irreversibile, la figlia al suo capezzale&#039;&#039;, 22 settembre 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;, Matteo Messina Denaro morì all&#039;1:57 del [[25 settembre]] [[2023]], all&#039;età di 61 anni, in una stanza di massima sicurezza nel reparto detenuti dell&#039;ospedale San Salvatore dell&#039;Aquila, a causa del tumore al colon di cui era malato. Venne seppellito due giorni dopo, in forma privata, nel cimitero di Castelvetrano&amp;lt;ref&amp;gt;Ansa, &#039;&#039;Messina Denaro sepolto nel cimitero di Castelvetrano&#039;&#039;, 27 settembre 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le donne di Matteo==&lt;br /&gt;
Un aspetto su cui insistettero molto i media subito dopo il suo arresto furono le svariate donne della vita del boss. Oltre alla moglie, Messina Denaro aveva infatti molte amanti. Tra il [[1989]] e il [[1993]] ebbe una relazione con Andrea Haslehner, soprannominata Asi. Nel febbraio [[1991]] fece uccidere Nicola Consales, vice-direttore dell’Hotel Paradise Beach, perché lo considerava un rivale in amore. Invece, Il [[5 giugno]] [[1993]], prima darsi latitante, scrisse una lettera a una certa Sonia M.:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Ciao, non so se hai capito che nell’operazione dei carabinieri c’è anche un mandato di cattura nei miei confronti, quindi anche io sono ricercato. Non so ancora il motivo, ma qualunque abbiano messo è soltanto una grande infamia, perché sono innocente della qualsiasi e sono rimasto vittima soltanto del mio nome e di qualche essere che approfitta del proprio potere” &amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p.119&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra il [[1994]] e il [[1996]], secondo gli inquirenti, il boss trascorse la sua latitanza nei pressi del Comune di Bagheria insieme all’amante Maria Mesi. Nell’agosto del ‘94, i due andarono in vacanza in Grecia, mentre nel ‘95 soggiornarono in un residence di San Vito Lo Capo&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandro D’Amato, &#039;&#039;Maria Mesi alias Tecla: Chi è l’amante di Matteo Messina Denaro indagata per favoreggiamento&#039;&#039;, Open, 30 Gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Processi e condanne==&lt;br /&gt;
Durante la sua lunga latitanza, Matteo Messina Denaro collezionò diverse condanne definitive in quanto appartenente a Cosa Nostra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*nel [[1999]] venne condannato al suo primo ergastolo per essere stato il mandante dell’omicidio di [[Giuseppe Montalto]], agente della polizia penitenziaria ucciso nel 1995&amp;lt;ref&amp;gt;Ministero dell&#039;Interno, &#039;&#039;Testimonianze di coraggio, Giuseppe Montalto la guardia dell’Ucciardone uccise per avvertimento&#039;&#039;, 5 gennaio 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*nel [[2000]] venne condannato all’ergastolo sia al termine del processo Omega, sia per le stragi del 1993&amp;lt;ref&amp;gt;Gianluca Monastra, &#039;&#039;Ergastolo a Totò Riina per la strage&#039;&#039;, la Repubblica, 22 gennaio 2000.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*nel [[2003]] fu condannato all’ergastolo nell’ambito del Processo “Arca”, in quanto ritenuto responsabile di aver partecipato alla faida contro il clan Greco di Stiddaro&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Dieci Ergastoli per la guerra di mafia a Trapani&#039;&#039;, La Repubblica, 16 marzo 2003.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*nel [[2012]] fu condannato ad un ulteriore ergastolo per il rapimento di Giuseppe Di Matteo&amp;lt;ref&amp;gt;Salvo Palazzolo, &#039;&#039;Per il delitto Di Matteo ergastolo a cinque boss&#039;&#039;, la Repubblica, 17 maggio 2012.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*il [[19 Luglio]] [[2023]] venne condannato anche in appello all’ergastolo per essere stato uno dei mandanti delle stragi di Capaci e [[Strage di Via D&#039;Amelio|Via D’Amelio]]&amp;lt;ref&amp;gt;Salvo Palazzolo, &#039;&#039;Matteo Messina Denaro condannato anche in appello per le stragi del ‘92: è stato uno dei mandanti&#039;&#039;, la Repubblica, 20 luglio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Abbate, Lirio (2020). &#039;&#039;U siccu. Matteo Messina Denaro: l&#039;ultimo capo dei Capi&#039;&#039;, Milano, Rizzoli.&lt;br /&gt;
*Archivio Storico &amp;quot;la Repubblica&amp;quot;.&lt;br /&gt;
*Commissione parlamentare Antimafia (2017). &#039;&#039;Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della &#039;ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria&#039;&#039;, XVII Legislatura, Relatrice: Pres. Rosy Bindi, Doc. XXIII n. 33, Roma, 21 dicembre[http://documenti.camera.it/%20dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/023/033/INTERO.pdf].&lt;br /&gt;
*Di Girolamo, Giacomo (2017). &#039;&#039;Matteo Messina Denaro: l&#039;invisibile&#039;&#039;, Milano, Il Saggiatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria: Mafiosi]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Turiddu</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Matteo_Messina_Denaro&amp;diff=10552</id>
		<title>Matteo Messina Denaro</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Matteo_Messina_Denaro&amp;diff=10552"/>
		<updated>2024-10-20T16:04:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Turiddu: /* L&amp;#039;arresto di Leo Sutera Lo scontro in Procura tra Teresa Principato e Francesco Messineo */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Matteo-messina-denaro.jpg|alt=Matteo Messina Denaro, da giovane|miniatura|250x250px|Matteo Messina Denaro, da giovane]]&#039;&#039;&#039;Matteo Messina Denaro&#039;&#039;&#039; (Castelvetrano, [[26 aprile]] [[1962]] - L&#039;Aquila, [[25 settembre]] [[2023]]) è stato un mafioso italiano. Soprannominato &amp;quot;&#039;&#039;U Siccu&#039;&#039;&amp;quot; e &amp;quot;&#039;&#039;Diabolik&#039;&#039;&amp;quot;, è stato per trent&#039;anni tra i boss mafiosi più ricercati al mondo, fino al suo arresto, avvenuto a Palermo il [[16 gennaio]] [[2023]]. &lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
===Infanzia e adolescenza===&lt;br /&gt;
Nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, Matteo era il quarto dei sei figli. Suo padre, [[Francesco Messina Denaro]], coltivò per trent&#039;anni i terreni della famiglia D’Alì Staiti, mentre suo fratello Salvatore lavorava nella Banca Sicula di Partanna, all&#039;epoca il più importante istituto bancario privato siciliano, di cui i D&#039;Alì-Staiti erano azionisti. Alla morte del padre, Matteo subentrò  nell&#039;attività agricola di famiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate (2020). &#039;&#039;U siccu. Matteo Messina Denaro: L’ultimo capo dei capi&#039;&#039;, Milano, Rizzoli, p. 13.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;ascesa in Cosa Nostra===&lt;br /&gt;
L&#039;ascesa di Matteo in [[Cosa Nostra]] iniziò quando suo padre Francesco decise di schierarsi insieme al boss [[Mariano Agate]] al fianco di [[Totò Riina]] nella [[Seconda Guerra di Mafia]], contro le famiglie palermitane che fino a quel momento avevano dominato l&#039;organizzazione. In particolare, Matteo divenne fondamentale nel far nascere il sodalizio tra il Capo dei Capi e i Fratelli [[Filippo Graviano|Filippo]] e [[Giuseppe Graviano]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La famiglia dei Graviano era infatti fedele ai Bontate, ma dopo l&#039;omicidio del boss [[Stefano Bontate|Stefano]] il [[23 aprile]] [[1981]], vennero sospettati di averlo tradito. Per questo motivo venne ucciso [[Michele Graviano]] il [[7 gennaio]] [[1982]]. Subito dopo, attraverso lo zio [[Filippo Guttadauro]], Matteo Messina Denaro incontrò [[Giuseppe Graviano]], di cui era quasi coetaneo, introducendolo alla corte di [[Totò Riina]]&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 44-45.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Conclusa la Seconda Guerra di Mafia, i Messina Denaro divennero tra le famiglie più importanti di Cosa Nostra, tanto che di loro cominciò ad occuparsi anche [[Paolo Borsellino]], nella sua veste di Procuratore capo di Marsala. Il [[23 gennaio]] [[1990]] il giudice, sulla base delle indagini condotte dal commissario &#039;&#039;&#039;Calogero Germanà&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Si veda al riguardo l&#039;audizione dell&#039;allora questore resa innanzi alla Commissione Parlamentare Antimafia il 6 maggio 2015[http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/24/audiz2/audizione/2015/05/06/leg.17.stencomm.data20150506.U1.com24.audiz2.audizione.0092.pdf]&amp;lt;/ref&amp;gt;, chiese la sorveglianza speciale, il divieto di dimora e il sequestro di tutti i beni di &amp;quot;don Ciccio&amp;quot; quale &amp;quot;&#039;&#039;esponente di primo piano della mafia del Belice&#039;&#039;&amp;quot; ma il Tribunale di Trapani rigettò la richiesta&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Bova, Borsellino e i Messina Denaro, lo &#039;schiaffo&#039; al giudice, Agi, 16 luglio 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. All&#039;epoca il boss risultava ancora incensurato, finché nell&#039;ottobre successivo Borsellino non emise un mandato di cattura nei suoi confronti per associazione mafiosa. Tuttavia, Francesco Messina Denaro si diede alla latitanza e, visti i suoi gravi problemi di salute, progressivamente il potere della famiglia passò a Matteo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il summit del 1991: la guerra allo Stato===&lt;br /&gt;
A sancire il graduale passaggio di consegne tra i Messina Denaro fu anche la partecipazione di Matteo alle varie riunioni che si tennero alla fine del [[1991]] in cui la Cupola di Cosa Nostra decise la linea di guerra totale allo Stato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quelle riunioni, passate alla storia come &amp;quot;&#039;&#039;le riunioni di Enna&#039;&#039;&amp;quot;, sono quelle in cui Riina spiegò ai suoi che era arrivato il momento non solo di punire i nemici storici di Cosa nostra, ma pure gli ex-amici che avevano tradito le promesse sul [[Maxiprocesso di Palermo]]. In quelle riunioni il Capo dei Capi disse anche un&#039;altra cosa: gli omicidi sarebbero stati rivendicati usando la firma della &#039;&#039;&#039;Falange Armata&#039;&#039;&#039;, una sigla usata già l&#039;anno prima per rivendicare l&#039;omicidio dell&#039;educatore [[Umberto Mormile]], ucciso però dalla [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]], nonché per rivendicare i delitti della Banda della Uno Bianca. Su chi suggerì al Capo dei Capi di usare quella sigla oscura, ancora oggi non vi sono certezze&amp;lt;ref&amp;gt;Giuseppe Pipitone, &#039;&#039;Stragi di mafia del ’92, quel disegno politico dietro le bombe: summit e presagi prima di Capaci&#039;&#039;, ilfattoquodiano.it[https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/06/stragi-del-92-quel-disegno-politico-dietro-le-bombe-summit-e-presagi-prima-di-capaci-ascolta-la-prima-puntata-del-podcast-mattanza/6542767/]&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le stragi del &#039;92 e del &#039;93===&lt;br /&gt;
Matteo Messina Denaro condivise in pieno la linea di [[Totò Riina]], tanto da essere messo a capo, insieme a [[Giuseppe Graviano]], del commando mafioso che doveva uccidere [[Giovanni Falcone]] a Roma, dove il giudice, a capo degli Affari penali del Ministero della Giustizia, girava con una scorta molto ridotta. Tuttavia, i boss vennero richiamati in Sicilia, dove si optò per i 500 kg di tritolo della [[Strage di Capaci]]. Secondo il collaboratore di giustizia [[Gaspare Spatuzza]] fu in quel momento che i propositi stragisti non fossero solo opera di Cosa Nostra: «&#039;&#039;la genesi di tutta questa storia è quando non si uccide più Falcone a Roma con quelle modalità e si inizia quella fase terroristica mafiosa, da lì non è solo Cosa nostra&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;arresto del Capo dei Capi, il [[15 gennaio]] [[1993]], Messina Denaro fu tra quelli a favore della continuazione delle Stragi. Al futuro collaboratore di giustizia [[Vincenzo Sinacori]] spiegò che la strategia stragista aveva come principale obiettivo quello di costringere lo Stato a scendere a patti&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;,p. 73&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
===Il tentato omicidio del commissario Germanà=== &lt;br /&gt;
Dopo le [[Strage di Capaci|Stragi di Capaci]] e [[Strage di Via D&#039;Amelio|Via D&#039;Amelio]], Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro decisero che a morire doveva essere anche &#039;&#039;&#039;Calogero &amp;quot;Rino&amp;quot; Germanà&#039;&#039;&#039;, all&#039;epoca commissario di Mazara del Vallo che aveva svolto le indagini alla base del mandato di cattura nei confronti del padre di Matteo. Non solo: Germanà aveva condotto diverse indagini sul rapporto tra mafia e massoneria, motivo per cui cominciava a dare fastidio ad ambienti anche esterni a Cosa nostra&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 78-79.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Verso le 14:15 del [[14 settembre]] [[1992]] il commando mafioso composto da Matteo, alla guida, da Giuseppe Graviano e da Leoluca Bagarella entrò in azione. Il commissario tuttavia riuscì a salvarsi, scappando sulla spiaggia, in mezzo ai bagnanti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio di Antonella Bonomo, compagna di Vincenzo Milazzo=== &lt;br /&gt;
Un altro omicidio di cui ebbe responsabilità Messina Denaro fu quello di Antonella Bonomo, la cui unica colpa fu quella di essere la compagna di Vincenzo Milazzo, capomafia di Alcamo, acerrimo rivale di Riina. Il [[13 luglio]] [[1992]] [[Giovanni Brusca]] uccise il boss a colpi di pistola, per poi occuparsi il giorno dopo della compagna, strangolata insieme a [[Leoluca Bagarella]] con una corda. Nonostante implorasse i killer di risparmiarla, essendo incinta, questi non ebbero pietà&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 84.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio di Giuseppe Di Matteo===&lt;br /&gt;
Un altro omicidio, particolarmente efferato, cui Matteo Messina Denaro ha legato il suo nome è quello di [[Giuseppe Di Matteo]], figlio del mafioso e collaboratore di giustizia [[Mario Santo Di Matteo]]. Quando nel giugno [[1993]] Di Matteo iniziò a collaborare con la giustizia, Messina Denaro, Bagarella e Graviano proposero di uccidere suo figlio Giuseppe. Brusca, tuttavia, si limitò in un primo momento a rapirlo, avendolo visto crescere. Messina Denaro autorizzò la detenzione del ragazzino nel trapanese, in una villetta a Castellamare del Golfo, dove poi venne sciolto nell&#039;acido quasi due anni dopo&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 88-90.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Custode dei segreti di Riina ===&lt;br /&gt;
Dopo l’arresto di Riina, avvenuto il 15 Gennaio 1993, i vertici del Ros dei Carabinieri decisero di non procedere con l&#039;immediata perquisizione del covo del boss, lasciandolo incustodito&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p.94.&amp;lt;/ref&amp;gt;. [[Gioacchino La Barbera]], collaboratore di giustizia nonché uno dei responsabili della [[Strage di Capaci]], riferì che:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Riina non era un capo. Era IL capo di Cosa Nostra... Dopo il suo arresto accompagnai, insieme a Nino Gioè, i figli e la moglie di Riina fino alla stazione, da lì presero un taxi per Corleone. Poi seguii la pulizia e l&#039;estrazione della cassaforte dalla villa di via Bernini e portai in un parcheggio la golf bianca intestata a un giardiniere della provincia di Trapani, non ricordo se Marsala o Mazara. &#039;&#039;&#039;Un&#039;auto che ritirò Matteo Messina Denaro, con tutto quello che era stato trovato nella cassaforte&#039;&#039;&#039;. L&#039;auto non era di valore quindi posso pensare che fossero più importanti i documenti»&amp;lt;ref&amp;gt;Raffaella Fanelli, &#039;&#039;Così uccidemmo il giudice Falcone, ma dietro le stragi non c’è solo la mafia&#039;&#039;, La Repubblica, 19 Settembre 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Inoltre durante il processo sulla [[Trattativa Stato-mafia]], anche il collaboratore di giustizia [[Antonino Giuffrè]], ex capo del mandamento di Caccamo, dichiarò che una parte dei documenti riservati di Riina finirono nelle mani di Matteo Messina Denaro&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Giuffrè: Le carte del covo di Riina nelle mani di Messina Denaro&#039;&#039;, Live Sicilia, 28 novembre 2013.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Dopo Riina: la latitanza e la propensione agli affari===&lt;br /&gt;
Il [[2 giugno]] [[1993]] la procura di Trapani emise nei confronti di Matteo Messina Denaro un mandato di cattura con l’accusa di associazione mafiosa, omicidio, strage, detenzione e porto di materiale esplosivo, furto e tanti altri reati minori&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 243.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da lì iniziò la sua latitanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suo ruolo dentro Cosa nostra cominciò ad emergere l&#039;anno successivo, con l&#039;&amp;lt;nowiki/&amp;gt;&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;operazione Petrov&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;, scattata nel marzo 1994 dalle dichiarazioni del collaboratore Pietro Scavuzzo, e con l&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;operazione Omega&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;, del gennaio [[1996]], nata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonio Patti, Salvatore Giacalone, Vincenzo Sinacori e Giuseppe Ferro, i quali ricostruirono più di vent&#039;anni di omicidi avvenuti nel trapanese. Quando il processo Omega si concluse, nel [[2000]], Messina Denaro venne condannato in contumacia alla pena dell&#039;ergastolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando il padre Francesco venne stroncato da un infarto durante la latitanza nel dicembre [[1998]]&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Morto nel trapanese il boss mafioso Messina Denaro&#039;&#039;, Archivio Storico de la Repubblica, 1° dicembre 1998.&amp;lt;/ref&amp;gt;, Matteo prese ufficialmente le redini del mandamento di Castelvetrano, ricoprendo la carica di rappresentante della provincia di Trapani in Cosa nostra. Rispetto agli altri mafiosi siciliani, il boss sviluppò una spiccata propensione per gli affari, tanto da guadagnarsi l&#039;epiteto di &amp;quot;affarista&amp;quot; da parte di Totò Riina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il rapporto con Bernardo Provenzano===&lt;br /&gt;
[[File:Bernardo Provenzano.jpg|alt=bernardo provenzano|miniatura|Bernardo Provenzano]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;arresto di Riina e dei Fratelli Graviano, tramontato quindi definitivamente l&#039;orientamento stragista in Cosa nostra, Matteo riconobbe l&#039;autorità di [[Bernardo Provenzano|Provenzano]] e sposò la sua linea della &amp;quot;&#039;&#039;sommersione&#039;&#039;&amp;quot;. Quando il boss corleonese venne arrestato nel [[2006]], gli inquirenti ritrovarono diversi pizzini tra i due, nei quali il boss trapanese si firmava sempre come &amp;quot;&#039;&#039;suo nipote Alessio&#039;&#039;&amp;quot;. Tra questi, ve ne sono alcuni assai significativi. In uno affermò di riporre «&#039;&#039;fiducia, onestà e capacità, quello che prima per me era T.T.R.&#039;&#039;», sigla che stava per Totò Riina. In un altro sostenne di sposare invece la nuova linea di Provenzano:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Prima di passare al nocciolo del discorso desidero dire a lei che io sono il dialogo e la pacificazione per come lei mi ha chiesto, ed io rispetto il suo volere per come è sempre stato. So che lei non ha bisogno di alcuna raccomandazione perché è il nostro maestro ma è il mio cuore che parla e la prego di stare molto attento, le voglio tanto bene. Con immutata stima e l’affetto di sempre, Suo nipote Alessio»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 159.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La rete di Matteo Messina Denaro oltre Cosa Nostra ===&lt;br /&gt;
====I rapporti con la politica: Antonio D&#039;Alì====&lt;br /&gt;
Con riguardo alla rete relazionale del boss, il collaboratore di giustizia [[Vincenzo Sinacori]] dichiarò ai magistrati che nel [[1994]] Matteo Messina Denaro aveva dato il proprio appoggio elettorale ad [[Antonio D&#039;Alì]], esponente politico di Forza Italia. Quest’ultimo continuò ad avere relazioni con [[Cosa nostra]] anche dopo essere stato nominato sottosegretario al Ministero degli interni nel [[2001]] nel II governo Berlusconi. Secondo i giudici della Sezione Misure di Prevenzione di Palermo, D&#039;Alì «&#039;&#039;ha mostrato di essere a disposizione dell’associazione mafiosa Cosa nostra e di agire nell’interesse dei capi storici come il latitante Matteo Messina Denaro e Salvatore Riina&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, pp. 149-150&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il [[13 dicembre]] [[2022]] l’ex sottosegretario venne condannato in via definitiva a sei anni di carcere per [[concorso esterno in associazione mafiosa]]&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Antonio D’Alì, condanna definitiva a sei anni per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex senatore berlusconiano andrà in carcere&#039;&#039;, ilfattoquotidiano.it, 13 Dicembre 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Gli imprenditori prestanome====&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda i rapporti con l&#039;imprenditoria siciliana, il boss aveva costruito una rete di prestanome che gli permetteva di infiltrare in maniera capillare l&#039;economia non solo siciliana. Diversi furono gli imprenditori a disposizione di Messina Denaro che accettarono di fare da prestanome.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;imprenditore Giuseppe Grigoli sfruttò la protezione del boss per diventare uno dei maggiori fornitori di prodotti alimentari in Sicilia. Grigoli, che “U siccu” definiva come «&#039;&#039;uno che mi appartiene&#039;&#039;», riuscì a costruire numerosi supermercati in tutta l’isola&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p.153&amp;lt;/ref&amp;gt;. Nel [[2012]] l’imprenditore venne condannato a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 156.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[12 marzo]] [[2012]] la [[Direzione distrettuale antimafia|Direzione Distrettuale Antimafia]] di Palermo confiscò all’imprenditore [[Carmelo Patti]] beni per 1,5 milioni di euro. Le autorità applicarono i sigilli a diversi suoi villaggi turistici, depositi bancari e società. I rapporti tra il boss e l’imprenditore risalivano almeno al [[1991]], anno in cui Patti assunse come commercialista Michele D’Alagna, fratello di Franca, la donna da cui Messina Denaro ebbe una figlia&amp;lt;ref&amp;gt;TgR la Sicilia, &#039;&#039;Carmelo Patti, Da muratore a patron della Valtur&#039;&#039;, 24 Ottobre 2018&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[7 dicembre]] [[2012]] i carabinieri del Ros di Trapani, nel corso dell’operazione denominata “[[Operazione Mandamento|Mandamento]]”, arrestarono Salvatore Angelo, confiscando beni pari a sette milioni di euro. Angelo venne successivamente condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa, sentenza poi confermata in Cassazione&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Mafia, confiscati 7 milioni di euro all’imprenditore Salvatore Angelo, legato a Messina Denaro&#039;&#039;, La Spia, 13 Maggio 2017.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[13 marzo]] [[2018]] venne arrestato l’imprenditore trapanese Vito Nicastri, detto “&#039;&#039;il re dell’eolico&#039;&#039;”. L’imprenditore aveva anche finanziato la latitanza del boss. Dalle indagini su Nicastri nel [[2019]]  emerse anche il coinvolgimento di alcuni esponenti della Lega di Matteo Salvini, tra cui l’ex sottosegretario Armando Siri e l’ex consulente Paolo Arata&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Vito Nicastri, la storia del signore del vento&#039;&#039;, Tp24 Inchieste, 6 Agosto 2022; Luca Rinaldi, Gianluca Paolucci, &#039;&#039;Il finanziere dei 49 milioni faceva affari anche con Arata&#039;&#039;, IrpiMedia, 12 novembre 2019.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inoltre, secondo quanto emerse dai pizzini sequestrati dell’inchiesta “Anno Zero” della DDA di Palermo, Messina Denaro gestiva, tramite due referenti di Cosa nostra trapanese, un’impresa di allevamento in Venezuela&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;La mappa della mafia trapanese del latitante Matteo Messina Denaro&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 8 Luglio 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I legami con la massoneria====&lt;br /&gt;
Matteo Messina Denaro aveva anche un rapporto molto stretto con esponenti della massoneria. Nella sua Castelvetrano sono presenti ben sei logge delle diciannove operanti nella provincia di Trapani. Tra gli iscritti risultano liberi professionisti, appartenenti alle forze dell’ordine, assessori e dipendenti comunali&amp;lt;ref&amp;gt;Commissione parlamentare Antimafia (2017). &#039;&#039;Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della &#039;ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria&#039;&#039;, XVII Legislatura, Relatrice: Pres. Rosy Bindi, Doc. XXIII n. 33, Roma, 21 dicembre, p. 9 e ss.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia massone Marcello Fondacaro dichiarò che Matteo Messina Denaro aveva fondato una loggia massonica denominata “&#039;&#039;la Sicilia&#039;&#039;”. Anche l’ex procuratrice aggiunta di Palermo [[Teresa Principato]], che svolse indagini sull’ex latitante, affermò: «&#039;&#039;Matteo Messina Denaro è certamente massone. Si può dire che una parte importante della rete di protezione di cui godeva il boss era della massoneria. Ma una parte era anche della politica deviata&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Karim El Sadi, &#039;&#039;Teresa Principato: Matteo Messina Denaro è un massone&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 16 Febbraio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antonio Messina, avvocato e massone, venne arrestato nel [[2019]] durante l’operazione “Eden 3”. Intercettato mentre parlava con [[Giuseppe Fidanzati]], boss dell&#039;Acquasanta, durante la conversazione fece riferimento a un certo “&#039;&#039;ragazzo di Castelvetrano&#039;&#039;&amp;quot;, identificato in Francesco Guttadauro, nipote di Messina Denaro. Fidanzati ricordò, inoltre, di un incontro avvenuto alla stazione di Trapani con “&#039;&#039;Iddu&#039;&#039;”. Secondo gli inquirenti, “&#039;&#039;Iddu&#039;&#039;” era Matteo Messina Denaro&amp;lt;ref&amp;gt;Karim El Sadi, &#039;&#039;Messina Denaro: già tre massoni emersi dalla rete dei fiancheggiatori&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 1° Febbraio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel marzo del 2019, venne effettuato dai carabinieri di Trapani, su mandato della DDA di Trapani, un blitz, denominato “&#039;&#039;Artemisia&#039;&#039;”, che svelò l’esistenza di una loggia massonica segreta a Castelvetrano. Vennero notificati 27 avvisi di garanzia, tra questi: l’ex deputato di Forza Italia Francesco Cascio e tre poliziotti in servizio alla DIA di Trapani, Salvatore Passanante, Salvatore Virgilio e Salvatore Giacobbe. Uno dei fondatori della loggia era Giovanni Lo Sciuro, medico ed ex assessore regionale con Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, condannato per favoreggiamento a Cosa nostra. &amp;lt;ref&amp;gt;Giovanni Tizian e Nello Trocchia, Massoni e Politici per Matteo Messina Denaro: ecco chi sono e i loro insospettabili, Domani, 19 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In un rapporto della DIA di Trapani, Lo Sciuro venne riconosciuto come “&#039;&#039;uno dei soci fondatori della Futura calze srl, unitamente, tra gli altri, alla sorella ed al cognato di Matteo Messina Denaro, Giovanna Messina Denaro e Rosario Allegra&#039;&#039;&amp;quot;. Inoltre, fu indicato in un esposto anonimo dell’ottobre del [[1998]] come uno dei favoreggiatori di Matteo Messina Denaro, perché lo avrebbe finanziato attraverso un conto corrente intestato presso la Banca Commerciale di Castelvetrano, avvalendosi anche della complicità di Michele Alagna (fratello di Francesca Alagna, la compagna del boss latitante&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Michele Santoro.it, &#039;&#039;La loggia segreta di Castelvetrano: le carte dell’inchiesta e le intercettazioni&#039;&#039;, 21 marzo 2019.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre Lo Sciuro era in affari con Francesco Messina Denaro, cugino del boss, che all’epoca gestiva una rete di cliniche siciliane specializzate in dialisi. Inoltre, Lo Sciuro, in un&#039;intercettazione affermava rispetto al boss di “&#039;&#039;conoscerlo fin dall’adolescenza e di godere della sua protezione&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Giovanni Tizian e Nello Trocchia, Massoni e Politici per Matteo Messina Denaro: ecco chi sono e i loro insospettabili, Domani, 19 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l’arresto di Messina Denaro, si scoprì infine che Alfonso Tumbarello, medico di base di Messina Denaro, era iscritto alla massoneria, precisamente loggia “&#039;&#039;Valle di Cusa – Giovanni di Gangi&#039;&#039;” (1035), aderente all’Oriente di Campobello di Mazara&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Messina Denaro, il suo medico Alfonso Tumbarello è un massone: sospeso dal Grande Oriente d’Italia dopo l’indagine&#039;&#039;, ilFattoQuotidiano.it, 18 Gennaio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Una latitanza lunga 30 anni===&lt;br /&gt;
La latitanza di Matteo Messina Denaro è costellata da diversi tentativi di arrestarlo, tutti andati a vuoto per una ragione o per l&#039;altra. Proprio la rete di protezione al di fuori di Cosa Nostra fu oggetto di approfondite indagini da parte della magistratura, riuscendo tuttavia solo a svelare parte della rete relazionale del boss. In questi trent’anni, le acquisizioni sulle indagini su Matteo Messina Denaro confluirono nel fascicolo giudiziario 10944/08&amp;lt;ref&amp;gt;Nello Scavo, &#039;&#039;Le “protezioni” di massoneria e imprenditoria nella latitanza di Messina Denaro&#039;&#039;, Avvenire, 18 gennaio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Le lettere con Antonio Vaccarino====&lt;br /&gt;
Proprio quando nella corrispondenza con Provenzano emerse il ruolo di &#039;&#039;&#039;Antonio Vaccarino&#039;&#039;&#039;, insegnante ed ex-sindaco di Castelvetrano, la Procura di Palermo scoprì che dal [[2004]] l&#039;ex-sindaco era stato arruolato dal SISDE per cercare di catturare il boss trapanese. Quest&#039;ultimo si firmava sempre Alessio, mentre l&#039;insegnante si firmava &amp;quot;&#039;&#039;Svetonio&#039;&#039;&amp;quot;. L&#039;ex-sindaco riuscì a stabilire un lungo e proficuo contatto, proponendogli diversi investimenti in appalti pubblici.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[16 agosto]] [[2006]] la Procura di Palermo richiese ufficialmente a [[Mario Mori]], all&#039;epoca direttore del SISDE, di «&#039;&#039;voler trasmettere ogni informazione in ordine all’esistenza di rapporti tra Antonio Vaccarino e il personale del servizio&#039;&#039;». Sette giorni dopo arrivò la conferma del ruolo di Vaccarino in quell&#039;operazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Interrogato dai pm, l&#039;insegnante confermò tutto, aggiungendo di aver sempre agito sotto attente istruzioni del SISDE. Ma la diffusione della collaborazione del Vaccarino da parte del quotidiano la Repubblica fece saltare l’operazione e la probabile cattura di Messina Denaro. Dopo che il biennale scambio epistolare divenne pubblico, Vaccarino ricevette una lettera firmata &amp;quot;&#039;&#039;M. Messina Denaro&#039;&#039;&amp;quot;, in cui il boss affermava: «&#039;&#039;ha buttato la sua famiglia in un inferno […] la sua illustre persona fa già parte del mio testamento […] in mia mancanza verrà qualcuno a riscuotere il debito che ho nei suoi confronti&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 166.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre nel 2006 i magistrati provarono a seguire la pista delle cure mediche, sulla base delle dichiarazioni di Vincenzo Sinacori, per il quale Messina Denaro soffriva di una malattia degenerativa della cornea, tanto da essere ricoverato nel [[1994]] a Barcellona nella clinica Barraquer&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p. 203.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Le operazioni Golem e Golem II====&lt;br /&gt;
Tre anni dopo, nel giugno [[2009]], l&#039;indagine [[Operazione Golem|Golem]] portò all&#039;arresto di tredici persone tra mafiosi e imprenditori trapanesi, accusati di favorire la latitanza di Matteo Messina denaro, non solo fornendogli documenti falsi ma anche gestendo per conto del boss estorsioni e traffico di stupefacenti della provincia. Il [[15 marzo]] [[2010]] scattò &amp;quot;[[Operazione Golem II|Golem II]]&amp;quot; e vennero arrestate a Castelvetrano altre 19 persone, accusate di aver compiuto estorsioni e incendi dolosi per conto di Messina Denaro ai danni di imprenditori e politici locali; tra gli arrestati, figurarono anche il fratello del latitante, Salvatore Messina Denaro, e i suoi cugini Giovanni e Matteo Filardo, nonché l&#039;ottantenne Antonino Marotta, definito &amp;quot;&#039;&#039;il decano della mafia trapanese&#039;&#039;&amp;quot;, in quanto ex-membro della banda di [[Salvatore Giuliano]]&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandra Ziniti, &#039;&#039;Una rete di uomini fidatissimi e regole ferree per la latitanza di Matteo Messina Denaro&#039;&#039;, la Repubblica, 15 marzo 2010.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Le riunioni a Palermo====&lt;br /&gt;
Il [[26 luglio]] [[2010]] il collaboratore di giustizia Manuel Pasta dichiarò che il boss aveva incontrato alcuni capi-mafia della provincia di Palermo mentre assisteva alla partita di calcio Palermo - Sampdoria, tenutasi il [[9 Maggio]] precedente presso lo stadio &amp;quot;Renzo La Barbera&amp;quot;. Oggetto dell&#039;incontro erano i possibili attentati nei confronti dei giudici e di alcuni membri della squadra mobile di Palermo che indagavano sui traffici di Cosa Nostra. Tuttavia, il boss latitante si disse contrario&amp;lt;ref&amp;gt;Salvo Palazzolo, &#039;&#039;Il latitante Messina Denaro allo Stadio per Palermo-Samp&#039;&#039;, La Repubblica, 26 luglio 2010.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====L&#039;arresto di Leo Sutera : Lo scontro in Procura tra Teresa Principato e Francesco Messineo====&lt;br /&gt;
Nel [[2012]] i carabinieri del Ros, coordinati dalla Procuratrice Aggiunta [[Teresa Principato]] che coordinava il pool che dava la caccia a Messina Denaro, furono a un passo dall&#039;arrestare Messina Denaro, dopo due anni di indagini nei confronti del boss agrigentino Leo Sutera. Tuttavia, il [[26 giugno]] un&#039;operazione della DDA di Palermo, coordinata dal Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi e autorizzata dal Procuratore Capo Francesco Messineo, portò all&#039;arresto di 46 persone, tra cui Sutera, decapitando le cosche agrigentine ma facendo saltare anche i due anni di lavoro del pool della Principato. Da lì ne nacque uno scontro pubblico tra la Principato da una parte e Messineo e Teresi dall&#039;altra, che si difesero sostenendo che vi era pericolo di fuga da parte degli indagati&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, pp.201-202; Adnkronos, &#039;&#039;Mafia: pm Teresi, Csm informato male su cattura Messina Denaro&#039;&#039;, 13 giugno 2013.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====Il piano per uccidere Nino Di Matteo====&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia [[Vito Galatolo]] rivelò all’allora sostituto procuratore di Palermo [[Antonino Di Matteo]] che nel dicembre [[2012]] Matteo Messina Denaro aveva chiesto, tramite due lettere, di uccidere l’allora pm di Palermo perché “&#039;&#039;si era spinto troppo oltre in un processo&#039;&#039;”. Sempre secondo Galatolo, “&#039;&#039;a volere la morte del magistrato sarebbero apparati dello Stato&#039;&#039;”. Il progetto non fu portato a termine perché tutti i boss coinvolti furono arrestati&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Parla Galatolo: Di Matteo s’era spinto troppo, Messina Denaro voleva ucciderlo&#039;&#039;, PalermoToday, 7 Maggio 2015.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
====I duri colpi alla rete di protezione del boss====&lt;br /&gt;
Il [[13 settembre]] [[2013]], nel corso dell’operazione “[[Operazione Eden|Eden]]”, vennero arrestati per associazione mafiosa Patrizia Messina Denaro, sorella di Matteo, e il nipote Francesco Guttadauro. Patrizia Messina Denaro venne condannata a quattordici anni e mezzo di reclusione, mentre Francesco Guttadauro a sedici&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Condanna in via definitiva per Patrizia Messina Denaro”&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 17 ottobre 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[19 novembre]] [[2014]] i carabinieri del Ros di Trapani arrestarono Liborio Bellomo, erede della famiglia Messina Denaro, insieme a quindici complici. Secondo le indagini Bellomo avrebbe aiutato Patrizia Messina Denaro e suo cognato Francesco Guttadauro nella gestione degli affari del clan&amp;lt;ref&amp;gt;Riccardo Lo Verso, &#039;&#039;Matteo Messina Denaro è solo: 16 arresti, in cella suo nipote&#039;&#039;, LiveSicilia.it, 19 novembre 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[27 marzo]] [[2014]] venne inviato alla Procura di Palermo un rapporto dello SCO (Servizio centrale operativo), in cui si fece riferimento alla volontà di Messina Denaro di uccidere Roberto Piscitello, ex pm della DDA di Palermo, poi in servizio al DAP, dopo il potenziamento del regime carcerario duro ex-[[articolo 41 bis]] per alcuni boss. A causa poi dell’aumento delle misure di sicurezza dopo le bombe piazzate davanti al Tribunale di Reggio Calabria, l&#039;attentato non venne più realizzato&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Nel mirino l’ex pm Piscitello&#039;&#039;, Giornale di Sicilia, 27 Maggio 2014.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2015 il finanziere Calogeno Pulici, segretario dell’allora procuratore aggiunto della Dda di Palermo Teresa Principato, denunciò la sparizione di un computer portatile e di due pendrive, contenenti tutte le indagini su Matteo Messina Denaro. Alla fine il caso venne archiviato perché «&#039;&#039;non emerse alcuna ipotesi di reato&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Archiviata vicenda sparizione device con indagini su Messina Denaro&#039;&#039;, Antimafia Duemila, 13 gennaio 2021.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[19 aprile]] [[2018]] scattò una maxi-operazione denominata “Anno zero”, durante la quale vennero arrestate dalla procura di Palermo ventidue persone, tra cui boss, gregari ed estorsori dei clan trapanesi che facevano riferimento a Messina Denaro. Finirono in carcere anche Gaspare Como e Rosario Allegra, cognati del boss&amp;lt;ref&amp;gt;Polizia di Stato, &#039;&#039;Trapani: operazione “Anno zero”&#039;&#039;, 19 aprile 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un ulteriore tentativo di catturare il boss venne fatto posizionando delle microspie davanti alla lapide del padre, [[Francesco Messina Denaro]]. Lo scopo era quello di scoprire informazioni sui movimenti del figlio o, ipotesi più remota, che il latitante si presentasse di persona. Anche questo piano però non andò a buon fine perché la sorella, andando a visitare la tomba per sistemare i fiori,  scoprì la posizione delle microspie&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p.204.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella notte tra il 15 e il 16 giugno [[2020]] venne arrestato Francesco Domingo, boss di Castellammare del golfo e uomo di Messina Denaro, fortemente legato a [[Cosa Nostra Americana|Cosa nostra americana]], insieme a Giuseppe Calcagno, il &amp;quot;postino&amp;quot; dei pizzini del boss trapanese, e Marco Manzo, mafioso che rappresentava Messina Denaro alle riunioni di Cosa nostra&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Castellammare del Golfo, sequestrati beni per un milione di euro da Domingo, fidato di Messina Denaro e delle cosche americane&#039;&#039;, la Repubblica, 18 agosto 2022.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[13 settembre]] [[2021]] un turista inglese venne arrestato per errore, scambiato per il boss trapanese. L&#039;arresto, autorizzato dalla [[Direzione nazionale antimafia|Procura Nazionale Antimafia]] su richiesta di quella di Trento, non venne convalidato dopo l&#039;esame del DNA che accertava l&#039;identità del turista&amp;lt;ref&amp;gt;Sandro Raimondi, &#039;&#039;Scambiato per Messina Denaro, arrestato per un’inchiesta nata a Trento&#039;&#039;, TGR Trento, 14 settembre 2021&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[6 settembre]] [[2022]] venne realizzata un&#039;altra maxi-operazione che coinvolgeva 70 persone, di cui 35 tratte in arresto, accusate a vario titolo di aver favorito la latitanza del boss&amp;lt;ref&amp;gt;Ansa, &#039;&#039;Mafia, Blitz contro favoreggiatori di Messina Denaro, 35 arresti&#039;&#039;, 6 Settembre 2022&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel novembre 2022, durante una puntata del programma di La7 “&#039;&#039;Non è l’Arena&#039;&#039;” di Massimo Giletti, [[Salvatore Baiardo]], già condannato per aver favorito la latitanza dei [[fratelli Graviano]], rivelò che probabilmente Matteo Messina Denaro era malato e che, in cambio dell’abrogazione del 41-bis e dell’[[ergastolo ostativo]], avrebbe potuto farsi arrestare, ipotizzando in tal senso una nuova trattativa tra lo Stato e la mafia&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Le rivelazioni di Baiardo a Giletti: Messina Denaro molto malato e potrebbe farsi arrestare&#039;&#039;, Corriere della Sera, 16 gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;arresto===&lt;br /&gt;
[[File:Fotosegnaletica-Messina-Denaro.jpeg|200px|thumb|right|La foto segnaletica di Matteo Messina Denaro diffusa dai Carabinieri]]&lt;br /&gt;
Effettivamente, due mesi dopo, il [[16 gennaio]] [[2023]], Messina Denaro venne arrestato dai Carabinieri del ROS mentre si trovava presso la clinica privata La Maddalena a Palermo, nel quartiere San Lorenzo. Il boss trapanese era in procinto di effettuare, sotto il falso nome di &#039;&#039;&#039;Andrea Bonafede&#039;&#039;&#039;, una seduta di chemioterapia, alla quale era sottoposto periodicamente a causa di un tumore al colon, per il quale era stato operato nel 2021 in un ospedale di Marsala. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante la conferenza stampa, i Carabinieri del ROS spiegarono che Matteo Messina Denaro era stato bloccato in strada, nei pressi di un ingresso secondario della clinica La Maddalena. Gli inquirenti sottolinearono che il boss, contrariamente a quanto diffuso da alcuni organi di stampa, non aveva tentato la fuga, né opposto alcuna resistenza, anzi &amp;quot;&#039;&#039;si è subito dichiarato, senza neanche fingere di essere la persona di cui aveva utilizzato l’identità&#039;&#039;. Con lui venne stato arrestato anche l&#039;autista, Giovanni Luppino, con l&#039;accusa di favoreggiamento&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Conferenza Stampa sull&#039;arresto di Matteo Messina Denaro&#039;&#039;, 16 gennaio 2023.[https://www.youtube.com/watch?v=YLyM1J3joS8]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Gli interrogatori===&lt;br /&gt;
Complessivamente furono quattro gli interrogatori cui si sottopose Matteo Messina Denaro prima di morire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel primo interrogatorio dopo l&#039;arresto, condotto il [[13 febbraio]] [[2023]] dal procuratore Maurizio De Lucia e dall&#039;Aggiunto Paolo Guido, Messina Denaro affermò di non essere mafioso e, nonostante questo, non avrebbe mai collaborato con la giustizia. Disse anche ai due magistrati che erano riusciti a catturarlo solo a causa della sua malattia. Negò ogni responsabilità nell&#039;omicidio del giovane [[Giuseppe Di Matteo|Di Matteo]], attribuendo la decisione di scioglierlo nell&#039;acido al solo Brusca, furioso per la condanna all&#039;ergastolo, e disse di aver insultato [[Giovanni Falcone]] non perché ce l&#039;avesse con lui, il giorno delle celebrazioni, ma perché contestava le modalità di commemorazione che bloccavano tutta la città di Palermo. Si scagliò anche contro il [[concorso esterno in associazione mafiosa]], definendolo un reato &amp;quot;farlocco&amp;quot;&amp;lt;ref&amp;gt;Rainews24, &#039;&#039;&amp;quot;Non ho ucciso il piccolo Di Matteo&amp;quot;: depositato il verbale dell&#039;interrogatorio di Messina Denaro&#039;&#039;, 8 agosto 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;interrogatorio del [[7 luglio]], l&#039;ultimo prima di essere ricoverato, il boss di Trapani affermò anche che:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«a me sembra un poco riduttivo dire che a Falcone lo hanno ucciso per la sentenza del [[Maxiprocesso di Palermo|Maxiprocesso]]. Se poi voi siete contenti di ciò, ben venga, sono fatti vostri, ma la base di partenza non è questa… parlo di grandi cambiamenti»&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;L’ultimo interrogatorio di Messina Denaro: “Falcone ucciso solo per il Maxiprocesso? Riduttivo, su Capaci vi siete accontentati”&#039;&#039;, ilFattoQuotidiano.it, 1° ottobre 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===La morte===&lt;br /&gt;
Dopo un improvviso aggravarsi delle sue condizioni di salute e alcuni giorni di coma irreversibile,&amp;lt;ref&amp;gt;Ansa, &#039;&#039;Matteo Messina Denaro in coma irreversibile, la figlia al suo capezzale&#039;&#039;, 22 settembre 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;, Matteo Messina Denaro morì all&#039;1:57 del [[25 settembre]] [[2023]], all&#039;età di 61 anni, in una stanza di massima sicurezza nel reparto detenuti dell&#039;ospedale San Salvatore dell&#039;Aquila, a causa del tumore al colon di cui era malato. Venne seppellito due giorni dopo, in forma privata, nel cimitero di Castelvetrano&amp;lt;ref&amp;gt;Ansa, &#039;&#039;Messina Denaro sepolto nel cimitero di Castelvetrano&#039;&#039;, 27 settembre 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Le donne di Matteo==&lt;br /&gt;
Un aspetto su cui insistettero molto i media subito dopo il suo arresto furono le svariate donne della vita del boss. Oltre alla moglie, Messina Denaro aveva infatti molte amanti. Tra il [[1989]] e il [[1993]] ebbe una relazione con Andrea Haslehner, soprannominata Asi. Nel febbraio [[1991]] fece uccidere Nicola Consales, vice-direttore dell’Hotel Paradise Beach, perché lo considerava un rivale in amore. Invece, Il [[5 giugno]] [[1993]], prima darsi latitante, scrisse una lettera a una certa Sonia M.:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;“Ciao, non so se hai capito che nell’operazione dei carabinieri c’è anche un mandato di cattura nei miei confronti, quindi anche io sono ricercato. Non so ancora il motivo, ma qualunque abbiano messo è soltanto una grande infamia, perché sono innocente della qualsiasi e sono rimasto vittima soltanto del mio nome e di qualche essere che approfitta del proprio potere” &amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p.119&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra il [[1994]] e il [[1996]], secondo gli inquirenti, il boss trascorse la sua latitanza nei pressi del Comune di Bagheria insieme all’amante Maria Mesi. Nell’agosto del ‘94, i due andarono in vacanza in Grecia, mentre nel ‘95 soggiornarono in un residence di San Vito Lo Capo&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandro D’Amato, &#039;&#039;Maria Mesi alias Tecla: Chi è l’amante di Matteo Messina Denaro indagata per favoreggiamento&#039;&#039;, Open, 30 Gennaio 2023&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Processi e condanne==&lt;br /&gt;
Durante la sua lunga latitanza, Matteo Messina Denaro collezionò diverse condanne definitive in quanto appartenente a Cosa Nostra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*nel [[1999]] venne condannato al suo primo ergastolo per essere stato il mandante dell’omicidio di [[Giuseppe Montalto]], agente della polizia penitenziaria ucciso nel 1995&amp;lt;ref&amp;gt;Ministero dell&#039;Interno, &#039;&#039;Testimonianze di coraggio, Giuseppe Montalto la guardia dell’Ucciardone uccise per avvertimento&#039;&#039;, 5 gennaio 2018.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*nel [[2000]] venne condannato all’ergastolo sia al termine del processo Omega, sia per le stragi del 1993&amp;lt;ref&amp;gt;Gianluca Monastra, &#039;&#039;Ergastolo a Totò Riina per la strage&#039;&#039;, la Repubblica, 22 gennaio 2000.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*nel [[2003]] fu condannato all’ergastolo nell’ambito del Processo “Arca”, in quanto ritenuto responsabile di aver partecipato alla faida contro il clan Greco di Stiddaro&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Dieci Ergastoli per la guerra di mafia a Trapani&#039;&#039;, La Repubblica, 16 marzo 2003.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*nel [[2012]] fu condannato ad un ulteriore ergastolo per il rapimento di Giuseppe Di Matteo&amp;lt;ref&amp;gt;Salvo Palazzolo, &#039;&#039;Per il delitto Di Matteo ergastolo a cinque boss&#039;&#039;, la Repubblica, 17 maggio 2012.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*il [[19 Luglio]] [[2023]] venne condannato anche in appello all’ergastolo per essere stato uno dei mandanti delle stragi di Capaci e [[Strage di Via D&#039;Amelio|Via D’Amelio]]&amp;lt;ref&amp;gt;Salvo Palazzolo, &#039;&#039;Matteo Messina Denaro condannato anche in appello per le stragi del ‘92: è stato uno dei mandanti&#039;&#039;, la Repubblica, 20 luglio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Abbate, Lirio (2020). &#039;&#039;U siccu. Matteo Messina Denaro: l&#039;ultimo capo dei Capi&#039;&#039;, Milano, Rizzoli.&lt;br /&gt;
*Archivio Storico &amp;quot;la Repubblica&amp;quot;.&lt;br /&gt;
*Commissione parlamentare Antimafia (2017). &#039;&#039;Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della &#039;ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria&#039;&#039;, XVII Legislatura, Relatrice: Pres. Rosy Bindi, Doc. XXIII n. 33, Roma, 21 dicembre[http://documenti.camera.it/%20dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/023/033/INTERO.pdf].&lt;br /&gt;
*Di Girolamo, Giacomo (2017). &#039;&#039;Matteo Messina Denaro: l&#039;invisibile&#039;&#039;, Milano, Il Saggiatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria: Mafiosi]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Turiddu</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Salvatore_Inzerillo&amp;diff=10503</id>
		<title>Salvatore Inzerillo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Salvatore_Inzerillo&amp;diff=10503"/>
		<updated>2024-02-11T18:19:18Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Turiddu: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{#seo:|site_name=WikiMafia|keywords=salvatore inzerillo, inzerillo, totuccio inzerillo, wikimafia, mafia, mafia siciliana, cosa nostra, boss mafiosi, boss di cosa nostra|description=Salvatore Inzerillo, soprannominato Totuccio, fu un boss mafioso di Cosa nostra, assassinato dai Corleonesi durante la seconda guerra di mafia.|image=File:Salvatore-inzerillo.png|image_alt=Salvatore Inzerillo|type=website|section=Boss mafiosi}}&lt;br /&gt;
[[File:Salvatore-inzerillo.png|alt=salvatore inzerillo|miniatura|300x300px|Salvatore Inzerillo]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Salvatore Inzerillo&#039;&#039;&#039;, soprannominato Totuccio, (Palermo, [[20 agosto]] [[1944]] – Palermo, [[11 maggio]] [[1981]]) fu un boss mafioso di [[Cosa nostra]], assassinato dai [[Clan dei Corleonesi|Corleonesi]] durante la [[Seconda Guerra di Mafia|seconda guerra di mafia]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Biografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Origini e Ascesa ===&lt;br /&gt;
Cugino del boss italo-americano [[Carlo Gambino]], uno dei più importanti trafficanti di droga di tutti i tempi a capo dell&#039;omonima [[Famiglia Gambino|famiglia]]&amp;lt;ref&amp;gt;Lupo Salvatore (2004), Storia della mafia siciliana: dalle origini ai giorni nostri, p. 289.&amp;lt;/ref&amp;gt; e di [[Rosario Spatola]], mafioso e costruttore edile palermitano&amp;lt;ref&amp;gt;op.cit.,p.366&amp;lt;/ref&amp;gt;, Salvatore Inzerillo venne affiliato nella [[cosca]] di [[Famiglia di Passo di Rigano|Passo di Rigano]], di cui divenne il capo nel [[1978]], succedendo allo zio [[Rosario Di Maggio]], per poi divenire l&#039;anno dopo il capomandamento della zona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il traffico di stupefacenti con gli USA e il rapporto con Bontate ===&lt;br /&gt;
Una volta divenuto il capo della sua famiglia, Inzerillo instaurò ottimi rapporti personali e d&#039;affari con il boss [[Stefano Bontate]], con cui si riforniva di morfina base che veniva raffinata e poi spedita negli USA, per essere rivenduta dai Gambino&amp;lt;ref&amp;gt;Caponnetto, Antonino (1985). &#039;&#039;Ordinanza-sentenza contro Abbate Giovanni + 706 - Procedimento Penale N. 2289/82 R.G.U.I.&#039;&#039;, Tribunale di Palermo - Ufficio Istruzione Processi Penali, 8 novembre, p.1909 e ss.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In particolare, Bontate si occupava di raffinare a Palermo la morfina base per trasformarla in eroina, mentre Inzerillo si preoccupava di venderla a 50mila dollari al kg negli USA, attraverso i cugini a New York, Carlo e [[John Gambino]]. In due anni [[Cosa nostra]] siciliana riuscì a guadagnare tra i 30 e i 35 milioni di dollari, mentre [[Cosa Nostra Americana|Cosa Nostra americana]] di milioni ne incassò tra i 71 e i 91&amp;lt;ref&amp;gt;Attilio Bolzoni, &#039;&#039;Quando la pasta li fece tutti ricchi&#039;&#039;, la Repubblica, 2 Febbraio 2004[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/02/18/quando-la-pasta-li-fece-tutti-ricchi.html]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== I rapporti con la politica ===&lt;br /&gt;
Come tutti i boss di [[Cosa Nostra]], Inzerillo aveva ottimi rapporti con i politici locali e nazionali, in particolar modo della DC.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel [[1979]], ad esempio, alla vigilia delle elezioni politiche, Inzerillo era stato ospite di spicco insieme al cugino [[Rosario Spatola]] di una cena elettorale in onore del ministro Attilio Ruffini organizzata dall&#039;avvocato Francesco Reale, membro del comitato regionale della [[Democrazia Cristiana]]&amp;lt;ref&amp;gt;Sergio Sergi, &#039;&#039;Quei boss mafiosi quanta strada: a cena col ministro e nell&#039;holding della droga&#039;&#039;, l&#039;Unità, 8 maggio 1983.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il finto rapimento di Michele Sindona ===&lt;br /&gt;
A riprova del fitto insieme di relazioni politiche e sociali che poteva vantare, Inzerillo, insieme al cugino [[John Gambino]] e a [[Stefano Bontate]], organizzò la messinscena del rapimento del finanziere piduista e bancarottiere [[Michele Sindona]], subito dopo l&#039;omicidio dell&#039;avvocato [[Giorgio Ambrosoli]] a Milano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia raccontò il [[15 luglio]] [[1991]]:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Avevo sentito dire da Stefano Bontate e da altri uomini d&#039;onore della nostra famiglia (sempre prima della morte di Bontate) che Pippo Calò, Salvatore Riina, Francesco Madonia e altri dello stesso gruppo avevano somme di denaro investite a Roma attraverso Licio Gelli che ne curava gli investimenti. Si diceva anche che parte di questo denaro era investito nella &amp;quot;banca del Vaticano&amp;quot;. La stessa notizia era riferita anche a padre Agostino Coppola. Di queste cose io parlavo solo con Stefano Bontate e Salvatore Federico che erano i &amp;quot;manager&amp;quot; della nostra &amp;quot;famiglia&amp;quot;. In sostanza, come Bontate Stefano e Salvatore Inzerillo avevano Sindona, gli altri avevano Gelli»&amp;lt;ref&amp;gt;Ingargiola, Francesco (Presidente). (1999). Sentenza n. 881/99 contro Andreotti Giulio, Tribunale di Palermo, 23 ottobre, p. 1778&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;Il ruolo di Michele Sindona nel riciclaggio di denaro dei soldi di [[Cosa Nostra]] venne delineato in particolare con il [[Processo Andreotti]], grazie alle testimonianze dei collaboratori di giustizia [[Francesco Marino Mannoia]], [[Francesco Di Carlo]] e [[Gaspare Mutolo]]: il finanziere di Patti riciclava, per conto di Stefano Bontate, Salvatore Inzerillo e John Gambino, gli ingenti proventi del traffico internazionale di stupefacenti in società finanziarie, immobili ed alberghi, tra la Florida e l’isola di Aruba&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 1770-2165.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quest’ottica si spiega l’attivismo di Cosa Nostra, o meglio, delle famiglie palermitane che l’avrebbero retta fino all’ascesa dei [[Corleonesi]], nell’aiutare Sindona con ogni mezzo possibile a salvare il proprio impero, collassato nell’estate del [[1974]]: &#039;&#039;&#039;i boss cercavano di recuperare i propri soldi&#039;&#039;&#039;, come confidò Bontate a Marino Mannoia&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 1779.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così come si spiega, nella strategia ricattatoria che Michele Sindona portò avanti fino all’ultimo nei confronti di ex-amici e politici, il riferimento alla &#039;&#039;&#039;Banca Rasini&#039;&#039;&#039; come canale di riciclaggio di Cosa Nostra a [[Mafia a Milano|Milano]], nella famosa intervista a Nick Tosches, confermando la circostanza emersa nel [[1983]] con l’[[Operazione San Valentino]]&amp;lt;ref&amp;gt;Nell’intervista del 1985 Sindona negò di essere riciclatore di Cosa Nostra, sostenendo che la sua era «&#039;&#039;una banca dell’aristocrazia. La mafia invece si serve sempre di istituti e professionisti di second’ordine… in Sicilia il Banco di Sicilia, a volte. A Milano &#039;&#039;&#039;una piccola banca in Piazza dei Mercanti&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;», omettendo di dire però che il suo più fidato avvocato, Mario Ungaro, sedeva nel suo CDA e lui stesso era entrato in affari con la Rasini, che controllava una quota della &#039;&#039;Cisalpina Overseas Nassau Bank&#039;&#039;. La citazione è tratta da Tosches, Nick (1986). &#039;&#039;Il mistero Sindona: le memorie e le rivelazioni di Michele Sindona&#039;&#039;, Milano, SugarCo, p. 111.&amp;lt;/ref&amp;gt;, quando furono trovati diversi conti correnti intestati ad alcuni degli uomini d’onore più potenti, legati a Totò Riina, cioè alla fazione vincente della Seconda Guerra di Mafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Michele Sindona era così importante per le famiglie mafiose tra l’Italia e gli USA, che queste ebbero un ruolo attivissimo nel generale piano di ricatto e intimidazione a istituzioni e vertici del sistema finanziario italiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L&#039;omicidio di Gaetano Costa ===&lt;br /&gt;
[[File:Gaetano_Costa.jpg|alt=gaetano costa|miniatura|300x300px|Gaetano Costa]]&lt;br /&gt;
Il [[6 agosto]] [[1980]] Salvatore Inzerillo fece uccidere il Procuratore della Repubblica di Palermo [[Gaetano Costa]], a seguito della firma, in solitudine e senza i sostituti, dei mandati di cattura nei confronti di diversi affiliati a lui fedeli, tra cui il cugino Rosario Spatola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inzerillo, come riferì a [[Tommaso Buscetta]]&amp;lt;ref&amp;gt;Caponnetto, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, p. 2379.&amp;lt;/ref&amp;gt;, non aveva motivi di risentimento verso Costa, nonostante la firma dei provvedimenti, ma intendeva solamente avvalersi dell&#039;occasione data dagli arresti «&#039;&#039;per dimostrare di essere tanto forte anch&#039;egli per potersi comportare allo stesso modo dei Corleonesi&#039;&#039;».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== L&#039;omicidio da parte dei Corleonesi ===&lt;br /&gt;
L’[[11 maggio]] [[1981]], dopo che sui vetri blindati della gioielleria Contino era stato provato con successo il grado di penetrazione dei proiettili del kalashnikov, Salvatore Inzerillo veniva ucciso mentre stava salire a bordo della sua Alfetta blindata, in Via Brunelleschi 50&amp;lt;ref&amp;gt;Caponnetto, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;, pp. 2391-2392; p. 2543.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le armi usate, il kalashnikov e un fucile caricato a lupara, erano le stesse usata per l&#039;omicidio di [[Stefano Bontate]]&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 2545.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli esecutori materiali furono individuati in Pino Greco, Giuseppe Giacomo Gambino e Antonino Madonia, mentre Pino Marchese guidava il furgone con cui i killer arrivarono sul luogo dell&#039;agguato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;omicidio di Inzerillo fu il secondo atto eclatante della [[Seconda Guerra di Mafia|seconda guerra di mafia]]&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 2543.&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo l&#039;omicidio Bontate. Nonostante l&#039;omicidio del &amp;quot;Principe di Villagrazia&amp;quot;, Inzerillo si riteneva al sicuro perché doveva pagare a  Salvatore Riina un carico di cinquanta kg di eroina da esportare, successivamente, negli USA&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 2563.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A tradire Inzerillo fu Salvatore Montalto, il suo braccio destro, di cui il boss aveva iniziato a dubitare dopo l&#039;omicidio di [[Giuseppe Di Cristina]], senza tuttavia trarne le dovute conseguenze&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 2557.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Indagini e processi sulla sua morte ==&lt;br /&gt;
L&#039;omicidio di Inzerillo venne ricostruito dal [[Pool antimafia]] con il [[Maxiprocesso di Palermo]], al termine del quale, il [[30 gennaio]] [[1992]], vennero condannati in via definitiva all&#039;ergastolo [[Salvatore Riina]], [[Bernardo Provenzano]], [[Bernardo Brusca]], [[Giuseppe Calò]], [[Michele Greco]], [[Pino Greco]], [[Salvatore Montalto|Salvatore]] e [[Giuseppe Montalto]].&amp;lt;ref&amp;gt;Valente, Arnaldo (Presidente) (1992). Sentenza n. 80/92 contro “Altadonna + 268”, Suprema Corte di Cassazione – I Sezione Penale, 30 gennaio, p. 1514.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references&amp;gt;&amp;lt;/references&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Bibliografia ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Archivio Storico Repubblica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Caponnetto, Antonino (1985). &#039;&#039;Ordinanza-sentenza contro Abbate Giovanni + 706 - Procedimento Penale N. 2289/82 R.G.U.I.&#039;&#039;, Tribunale di Palermo - Ufficio Istruzione Processi Penali, 8 novembre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Ingargiola, Francesco (Presidente). (1999). Sentenza n. 881/99 contro Andreotti Giulio, Tribunale di Palermo, 23 ottobre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Lupo, Salvatore (2004). &#039;&#039;Storia della mafia siciliana: dalle origini ai giorni nostri&#039;&#039;, Roma, Donzelli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Tosches, Nick (1986). &#039;&#039;Il mistero Sindona: le memorie e le rivelazioni di Michele Sindona&#039;&#039;, Milano, SugarCo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Valente, Arnaldo (Presidente) (1992). Sentenza n. 80/92 contro “Altadonna + 268”, Suprema Corte di Cassazione – I Sezione Penale, 30 gennaio.&lt;br /&gt;
{{bozza}}[[Categoria:Mafiosi]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Turiddu</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Matteo_Messina_Denaro&amp;diff=9897</id>
		<title>Matteo Messina Denaro</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Matteo_Messina_Denaro&amp;diff=9897"/>
		<updated>2023-01-16T17:35:46Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Turiddu: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{Espandere}}&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Matteo Messina Denaro&#039;&#039;&#039; (Castelvetrano, [[26 aprile]] [[1962]]) è un mafioso italiano. Soprannominato &amp;quot;&#039;&#039;U Siccu&#039;&#039;&amp;quot; e &amp;quot;&#039;&#039;Diabolik&#039;&#039;&amp;quot;, è stato per trent&#039;anni tra i boss mafiosi più ricercati al mondo, fino al suo arresto, avvenuto a Palermo il [[16 gennaio]] [[2023]]. &lt;br /&gt;
[[File:Matteo-messina-denaro.jpg|alt=Matteo Messina Denaro, da giovane|miniatura|250x250px|Matteo Messina Denaro, da giovane]] &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Biografia==&lt;br /&gt;
===Infanzia e adolescenza===&lt;br /&gt;
Nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, Matteo era il quarto dei sei figli. Suo padre, [[Francesco Messina Denaro]], coltivò per trent&#039;anni i terreni della famiglia D’Alì Staiti, mentre suo fratello Salvatore lavorava nella Banca Sicula di Partanna, all&#039;epoca il più importante istituto bancario privato siciliano, di cui i D&#039;Alì-Staiti erano azionisti. Alla morte del padre, Matteo subentrò  nell&#039;attività agricola di famiglia&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate (2020). &#039;&#039;U siccu. Matteo Messina Denaro: L’ultimo capo dei capi&#039;&#039;, Milano, Rizzoli, p. 13.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;ascesa in Cosa Nostra===&lt;br /&gt;
L&#039;ascesa di Matteo in [[Cosa Nostra]] iniziò quando suo padre Francesco decise di schierarsi insieme al boss [[Mariano Agate]] al fianco di [[Totò Riina]] nella [[Seconda Guerra di Mafia]], contro le famiglie palermitane che fino a quel momento avevano dominato l&#039;organizzazione. In particolare, Matteo divenne fondamentale nel far nascere il sodalizio tra il Capo dei Capi e i Fratelli [[Filippo Graviano|Filippo]] e [[Giuseppe Graviano]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La famiglia dei Graviano era infatti fedele ai Bontate, ma dopo l&#039;omicidio del boss [[Stefano Bontate|Stefano]] il [[23 aprile]] [[1981]], vennero sospettati di averlo tradito. Per questo motivo venne ucciso [[Michele Graviano]] il [[7 gennaio]] [[1982]]. Subito dopo, attraverso lo zio [[Filippo Guttadauro]], Matteo Messina Denaro incontrò [[Giuseppe Graviano]], di cui era quasi coetaneo, introducendolo alla corte di [[Totò Riina]]&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 44-45.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Conclusa la Seconda Guerra di Mafia, i Messina Denaro divennero tra le famiglie più importanti di Cosa Nostra, tanto che di loro cominciò ad occuparsi anche [[Paolo Borsellino]], nella sua veste di Procuratore capo di Marsala. Il [[23 gennaio]] [[1990]] il giudice, sulla base delle indagini condotte dal commissario &#039;&#039;&#039;Calogero Germanà&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Si veda al riguardo l&#039;audizione dell&#039;allora questore resa innanzi alla Commissione Parlamentare Antimafia il 6 maggio 2015[http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/24/audiz2/audizione/2015/05/06/leg.17.stencomm.data20150506.U1.com24.audiz2.audizione.0092.pdf]&amp;lt;/ref&amp;gt;, chiese la sorveglianza speciale, il divieto di dimora e il sequestro di tutti i beni di &amp;quot;don Ciccio&amp;quot; quale &amp;quot;&#039;&#039;esponente di primo piano della mafia del Belice&#039;&#039;&amp;quot; ma il Tribunale di Trapani rigettò la richiesta&amp;lt;ref&amp;gt;Marco Bova, Borsellino e i Messina Denaro, lo &#039;schiaffo&#039; al giudice, Agi, 16 luglio 2020&amp;lt;/ref&amp;gt;. All&#039;epoca il boss risultava ancora incensurato, finché nell&#039;ottobre successivo Borsellino non emise un mandato di cattura nei suoi confronti per associazione mafiosa. Tuttavia, Francesco Messina Denaro si diede alla latitanza e, visti i suoi gravi problemi di salute, progressivamente il potere della famiglia passò a Matteo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il summit del 1991: la guerra allo Stato===&lt;br /&gt;
A sancire il graduale passaggio di consegne tra i Messina Denaro fu anche la partecipazione di Matteo alle varie riunioni che si tennero alla fine del [[1991]] in cui la Cupola di Cosa Nostra decise la linea di guerra totale allo Stato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quelle riunioni, passate alla storia come &amp;quot;&#039;&#039;le riunioni di Enna&#039;&#039;&amp;quot;, sono quelle in cui Riina spiegò ai suoi che era arrivato il momento non solo di punire i nemici storici di Cosa nostra, ma pure gli ex-amici che avevano tradito le promesse sul [[Maxiprocesso di Palermo]]. In quelle riunioni il Capo dei Capi disse anche un&#039;altra cosa: gli omicidi sarebbero stati rivendicati usando la firma della &#039;&#039;&#039;Falange Armata&#039;&#039;&#039;, una sigla usata già l&#039;anno prima per rivendicare l&#039;omicidio dell&#039;educatore [[Umberto Mormile]], ucciso però dalla [[&#039;Ndrangheta|&#039;ndrangheta]], nonché per rivendicare i delitti della Banda della Uno Bianca. Su chi suggerì al Capo dei Capi di usare quella sigla oscura, ancora oggi non vi sono certezze&amp;lt;ref&amp;gt;Giuseppe Pipitone, &#039;&#039;Stragi di mafia del ’92, quel disegno politico dietro le bombe: summit e presagi prima di Capaci&#039;&#039;, ilfattoquodiano.it[https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/06/stragi-del-92-quel-disegno-politico-dietro-le-bombe-summit-e-presagi-prima-di-capaci-ascolta-la-prima-puntata-del-podcast-mattanza/6542767/]&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Le stragi del &#039;92 e del &#039;93===&lt;br /&gt;
Matteo Messina Denaro condivise in pieno la linea di [[Totò Riina]], tanto da essere messo a capo, insieme a [[Giuseppe Graviano]], del commando mafioso che doveva uccidere [[Giovanni Falcone]] a Roma, dove il giudice, a capo degli Affari penali del Ministero della Giustizia, girava con una scorta molto ridotta. Tuttavia, i boss vennero richiamati in Sicilia, dove si optò per i 500 kg di tritolo della [[Strage di Capaci]]. Secondo il collaboratore di giustizia [[Gaspare Spatuzza]] fu in quel momento che i propositi stragisti non fossero solo opera di Cosa Nostra: «&#039;&#039;la genesi di tutta questa storia è quando non si uccide più Falcone a Roma con quelle modalità e si inizia quella fase terroristica mafiosa, da lì non è solo Cosa nostra&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ibidem&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;arresto del Capo dei Capi, il [[15 gennaio]] [[1993]], Messina Denaro fu tra quelli a favore della continuazione delle Stragi. Al futuro collaboratore di giustizia [[Vincenzo Sinacori]] spiegò che la strategia stragista aveva come principale obiettivo quello di costringere lo Stato a scendere a patti&amp;lt;ref&amp;gt;Lirio Abbate, &#039;&#039;op.cit.&#039;&#039;,p. 73&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
===Il tentato omicidio del commissario Germanà=== &lt;br /&gt;
Dopo le [[Strage di Capaci|Stragi di Capaci]] e [[Strage di Via D&#039;Amelio|Via D&#039;Amelio]], Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro decisero che a morire doveva essere anche &#039;&#039;&#039;Calogero &amp;quot;Rino&amp;quot; Germanà&#039;&#039;&#039;, all&#039;epoca commissario di Mazara del Vallo che aveva svolto le indagini alla base del mandato di cattura nei confronti del padre di Matteo. Non solo: Germanà aveva condotto diverse indagini sul rapporto tra mafia e massoneria, motivo per cui cominciava a dare fastidio ad ambienti anche esterni a Cosa nostra&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 78-79.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Verso le 14:15 del [[14 settembre]] [[1992]] il commando mafioso composto da Matteo, alla guida, da Giuseppe Graviano e da Leoluca Bagarella entrò in azione. Il commissario tuttavia riuscì a salvarsi, scappando sulla spiaggia, in mezzo ai bagnanti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio di Antonella Bonomo, compagna di Vincenzo Milazzo=== &lt;br /&gt;
Un altro omicidio di cui ebbe responsabilità Messina Denaro fu quello di Antonella Bonomo, la cui unica colpa fu quella di essere la compagna di Vincenzo Milazzo, capomafia di Alcamo, acerrimo rivale di Riina. Il [[13 luglio]] [[1992]] [[Giovanni Brusca]] uccise il boss a colpi di pistola, per poi occuparsi il giorno dopo della compagna, strangolata insieme a [[Leoluca Bagarella]] con una corda. Nonostante implorasse i killer di risparmiarla, essendo incinta, questi non ebbero pietà&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 84.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===L&#039;omicidio di Giuseppe Di Matteo===&lt;br /&gt;
Un altro omicidio, particolarmente efferato, cui Matteo Messina Denaro ha legato il suo nome è quello di [[Giuseppe Di Matteo]], figlio del mafioso e collaboratore di giustizia [[Mario Santo Di Matteo]]. Quando nel giugno [[1993]] Di Matteo iniziò a collaborare con la giustizia, Messina Denaro, Bagarella e Graviano proposero di uccidere suo figlio Giuseppe. Brusca, tuttavia, si limitò in un primo momento a rapirlo, avendolo visto crescere. Messina Denaro autorizzò la detenzione del ragazzino nel trapanese, in una villetta a Castellamare del Golfo, dove poi venne sciolto nell&#039;acido quasi due anni dopo&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, pp. 88-90.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Dopo Riina: la latitanza e la propensione agli affari===&lt;br /&gt;
Il [[2 giugno]] [[1993]] la procura di Trapani emise nei confronti di Matteo Messina Denaro un mandato di cattura con l’accusa di associazione mafiosa, omicidio, strage, detenzione e porto di materiale esplosivo, furto e tanti altri reati minori&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 243.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da lì iniziò la sua latitanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suo ruolo dentro Cosa nostra cominciò ad emergere l&#039;anno successivo, con l&#039;&amp;lt;nowiki/&amp;gt;&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;operazione Petrov&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;, scattata nel marzo 1994 dalle dichiarazioni del collaboratore Pietro Scavuzzo, e con l&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;operazione Omega&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;, del gennaio [[1996]], nata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonio Patti, Salvatore Giacalone, Vincenzo Sinacori e Giuseppe Ferro, i quali ricostruirono più di vent&#039;anni di omicidi avvenuti nel trapanese. Quando il processo Omega si concluse, nel [[2000]], Messina Denaro venne condannato in contumacia alla pena dell&#039;ergastolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando il padre Francesco venne stroncato da un infarto durante la latitanza nel dicembre [[1998]]&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Morto nel trapanese il boss mafioso Messina Denaro&#039;&#039;, Archivio Storico de la Repubblica, 1° dicembre 1998.&amp;lt;/ref&amp;gt;, Matteo prese ufficialmente le redini del mandamento di Castelvetrano, ricoprendo la carica di rappresentante della provincia di Trapani in Cosa nostra. Rispetto agli altri mafiosi siciliani, il boss sviluppò una spiccata propensione per gli affari, tanto da guadagnarsi l&#039;epiteto di &amp;quot;affarista&amp;quot; da parte di Totò Riina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Il rapporto con Bernardo Provenzano===&lt;br /&gt;
Dopo l&#039;arresto di Riina e dei Fratelli Graviano, tramontato quindi definitivamente l&#039;orientamento stragista in Cosa nostra, Matteo riconobbe l&#039;autorità di [[Bernardo Provenzano|Provenzano]] e sposò la sua linea della &amp;quot;&#039;&#039;sommersione&#039;&#039;&amp;quot;. Quando il boss corleonese venne arrestato nel [[2006]], gli inquirenti ritrovarono diversi pizzini tra i due, nei quali il boss trapanese si firmava sempre come &amp;quot;&#039;&#039;suo nipote Alessio&#039;&#039;&amp;quot;. Tra questi, ve ne sono alcuni assai significativi. In uno affermò di riporre «&#039;&#039;fiducia, onestà e capacità, quello che prima per me era T.T.R.&#039;&#039;», sigla che stava per Totò Riina. In un altro sostenne di sposare invece la nuova linea di Provenzano:&amp;lt;blockquote&amp;gt;«Prima di passare al nocciolo del discorso desidero dire a lei che io sono il dialogo e la pacificazione per come lei mi ha chiesto, ed io rispetto il suo volere per come è sempre stato. So che lei non ha bisogno di alcuna raccomandazione perché è il nostro maestro ma è il mio cuore che parla e la prego di stare molto attento, le voglio tanto bene. Con immutata stima e l’affetto di sempre, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Suo nipote Alessio»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 159.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
===Una latitanza lunga 30 anni===&lt;br /&gt;
La latitanza di Matteo Messina Denaro è costellata da diversi tentativi di arrestarlo, bruciati per una ragione o per l&#039;altra. Proprio quando nella corrispondenza con Provenzano emerse il ruolo di &#039;&#039;&#039;Antonio Vaccarino&#039;&#039;&#039;, insegnante ed ex-sindaco di Castelvetrano, la Procura di Palermo scoprì che dal [[2004]] l&#039;ex-sindaco era stato arruolato dal SISDE per cercare di catturare il boss trapanese. Quest&#039;ultimo si firmava sempre Alessio, mentre l&#039;insegnante si firmava &amp;quot;&#039;&#039;Svetonio&#039;&#039;&amp;quot;. L&#039;ex-sindaco riuscì a stabilire un lungo e proficuo contatto, proponendogli diversi investimenti in appalti pubblici.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il [[16 agosto]] [[2006]] la Procura di Palermo richiese ufficialmente a [[Mario Mori]], all&#039;epoca direttore del SISDE, di «&#039;&#039;voler trasmettere ogni informazione in ordine all’esistenza di rapporti tra Antonio Vaccarino e il personale del servizio&#039;&#039;». Sette giorni dopo arrivò la conferma del ruolo di Vaccarino in quell&#039;operazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Interrogato dai pm, l&#039;insegnante confermò tutto, aggiungendo di aver sempre agito sotto attente istruzioni del SISDE. Ma la diffusione della collaborazione del Vaccarino da parte del quotidiano la Repubblica fece saltare l’operazione del SISDE e la probabile cattura di Messina Denaro. Dopo che il biennale scambio epistolare divenne pubblico, Vaccarino ricevette una lettera firmata &amp;quot;&#039;&#039;M. Messina Denaro&#039;&#039;&amp;quot;, in cui il boss affermava: «&#039;&#039;ha buttato la sua famiglia in un inferno […] la sua illustre persona fa già parte del mio testamento […] in mia mancanza verrà qualcuno a riscuotere il debito che ho nei suoi confronti&#039;&#039;»&amp;lt;ref&amp;gt;Ivi, p. 166.&amp;lt;/ref&amp;gt;. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Due anni dopo, nel giugno [[2009]], l&#039;indagine [[Operazione Golem|Golem]] portò all&#039;arresto di tredici persone tra mafiosi e imprenditori trapanesi, accusati di favorire la latitanza di Matteo Messina denaro, non solo fornendogli documenti falsi ma anche gestendo per conto del boss estorsioni e traffico di stupefacenti della provincia. Il [[15 marzo]] [[2010]] scattò &amp;quot;[[Operazione Golem II|Golem II]]&amp;quot; e vennero arrestate a Castelvetrano altre 19 persone, accusate di aver compiuto estorsioni e incendi dolosi per conto di Messina Denaro ai danni di imprenditori e politici locali; tra gli arrestati, figurarono anche il fratello del latitante, Salvatore Messina Denaro, e i suoi cugini Giovanni e Matteo Filardo, nonché l&#039;ottantenne Antonino Marotta, definito &amp;quot;&#039;&#039;il decano della mafia trapanese&#039;&#039;&amp;quot;, in quanto ex-membro della banda di [[Salvatore Giuliano]]&amp;lt;ref&amp;gt;Alessandra Ziniti, Una rete di uomini fidatissimi e regole ferree per la latitanza di Matteo Messina Denaro, su repubblica.it, la Repubblica, 15 marzo 2010.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
===L&#039;arresto===&lt;br /&gt;
[[File:Fotosegnaletica-Messina-Denaro.jpeg|200px|thumb|right|La foto segnaletica di Matteo Messina Denaro diffusa dai Carabinieri]]&lt;br /&gt;
Il [[16 gennaio]] [[2023]], Messina Denaro è stato arrestato dai Carabinieri del ROS mentre si trovava presso la clinica privata La Maddalena a Palermo, nel quartiere San Lorenzo. Il boss trapanese era in procinto di effettuare, sotto il falso nome di Andrea Bonafede, una seduta di chemioterapia, alla quale era sottoposto periodicamente a causa di un tumore al colon, per il quale era stato operato nel 2021 in un ospedale di Marsala. Durante la conferenza stampa, i Carabinieri del ROS hanno spiegato che Matteo Messina Denaro è stato bloccato in strada, nei pressi di un ingresso secondario della clinica La Maddalena. Sottolineando che il boss, contrariamente a quanto diffuso da alcuni organi di stampa, non ha tentato la fuga, né opposto alcuna resistenza, anzi &amp;quot;&#039;&#039;si è subito dichiarato, senza neanche fingere di essere la persona di cui aveva utilizzato l’identità&#039;&#039;. Con lui è stato arrestato anche l&#039;autista, Giovanni Luppino, con l&#039;accusa di favoreggiamento&amp;lt;ref&amp;gt;Conferenza Stampa sull&#039;arresto di Matteo Messina Denaro, 16 gennaio 2023.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Bibliografia==&lt;br /&gt;
*Abbate, Lirio (2020). &#039;&#039;U siccu. Matteo Messina Denaro: l&#039;ultimo capo dei Capi&#039;&#039;, Milano, Rizzoli.&lt;br /&gt;
*Archivio Storico &amp;quot;la Repubblica&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria: Mafiosi]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Turiddu</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=File:Matteo-messina-denaro.jpg&amp;diff=9896</id>
		<title>File:Matteo-messina-denaro.jpg</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=File:Matteo-messina-denaro.jpg&amp;diff=9896"/>
		<updated>2023-01-16T17:15:24Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Turiddu: Matteo Messina Denaro da giovane&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
Matteo Messina Denaro da giovane&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Turiddu</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=File:Fotosegnaletica-Messina-Denaro.jpeg&amp;diff=9895</id>
		<title>File:Fotosegnaletica-Messina-Denaro.jpeg</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=File:Fotosegnaletica-Messina-Denaro.jpeg&amp;diff=9895"/>
		<updated>2023-01-16T17:10:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Turiddu: Foto segnaletica Matteo Messina Denaro&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
Foto segnaletica Matteo Messina Denaro&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Turiddu</name></author>
	</entry>
</feed>