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	<title>WikiMafia - Contributi dell&#039;utente [it]</title>
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	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Sacco_di_Palermo&amp;diff=4486</id>
		<title>Sacco di Palermo</title>
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		<updated>2014-11-17T12:04:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Valerig: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt; {{bozza}} [[Categoria:XX Secolo]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il sacco di Palermo è l&#039;espressione utilizzata per indicare il boom edilizio che si ebbe nel capoluogo siciliano tra la fine degli anni 50 e l&#039;inizio degli anni sessanta. La costruzione incessante di palazzi, a discapito dell aree verdi e soprattutto delle ville liberty tipiche di Palermo, porto ad uno stravolgimento architettonico dell&#039;intera città.&lt;br /&gt;
Numerose inchieste svoltesi negli anni successivi portarono alla scoperta di uno stetto intreccio tra la politica e la mafia: quest&#039;ultima, tramite alcuni figure inserite all&#039;interno dell&#039;amministrazione comunale, aveva l&#039;intenzione di perpetrare e mantenere il controllo sull&#039;intera città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;La società VA.LI.GIO&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra il 1956 e il 1964, Palermo vide sulla poltrona di primo cittadino [[Salvo Lima]]; e negli stessi anni, eletto prima consigliere comunale, e subito dopo nominato Assessore al Lavori Pubblici, il corleonese [[Vito Ciancimino]]. Il motto della Democrazia Cristiana a quel tempo era &amp;quot;Palermo è bella, facciamola più bella&amp;quot;. Il piano regolatore prevedeva di portare all&#039;ubranizzazione 4700 ettari, su 17.000 del piano comunale e 10000 della parte pianeggiante. Bastò il connubbio Lima-Ciancimino per avviare una intensa attività edilizia all&#039;interno del centro cittadino: la speculazione edilizia raggiunse punte elevatissime&lt;br /&gt;
In quattro anni il Comune concede 4205 licenze edilize. Di queste, in un solo mese, ne rilascia più di 3000 a cinque personaggi: Salvatore Milazzo (1653), Lorenzo Ferrante (447), Michele Caggeggi (702), Francesco Lepanto (447), Giuseppe Mineo. Tutti pensionati nullatenenti, ad eccezione di Lepanto che era ingegnere: quindi, fungevano da prestanome di costruttori edili.&lt;br /&gt;
Una sola società riesce ad accaparrarsi tutti gli appalti pubblici, la &#039;&#039;&#039;Va.Li.Gio&#039;&#039;&#039;, acronimo dei nomi di altri tre personaggi cruciali all&#039;interno di questo sistema: Francesco Vassallo, un carrettiere che improvvisamente diventa il primo costruttore di Palermo; il Sindaco Salvo lima; Giovanni Gioia, sottosegretario alle Finanze ed ex Ministro della Marina Mercantile. A fare da collante all&#039;intero sistema, l&#039;assessore al Lavori Pubblici Ciancimino, che non tenne scrupoli ad affidare alcuni lavori ad appartenenti alla mafia o comunque legati alla stessa. La relazione di minoranza della Commissione Parlamentare Antimafia riporta gli episodi più eclatanti, tra i quali:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- Nicola Di Trapani, esponente di spicco della borgata Malaspina, chiese una variante al piano regolatore per destinare un terreno di proprietà della famiglia all&#039;edilizia urbana e non all&#039;area verde cosi come già previsto nel PRG (Piano Regolatore Generale);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- Girolamo Moncada, noto mafioso implicato nella strage di Viale Lazio, venne concessa la costruzione di due fabbricati in difformità con la licenza e con il piano regolatore, poi il tutto regolarizzato in tempistiche molto brevi tramite una delibera del consiglio;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1960 vennero approvati centinaia di modifiche al PRG che solo formalmente vennero sottoposto al vaglio del Consiglio Comunale, in quanto nelle sedute veniva semplicemente ratificato quanto già disposto dall&#039;assessore Ciancimino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;La società ISEP&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vito Ciancimino risultò coinvolto in partecipazioni della società ISEP (Istituto Sovvenzioni e Prestiti), attraverso la moglie Epifania Silvia Scardino. La ISEP viene costituita nel 1951 tramite alcuni personaggi che, non appena 10 giorni dopo, trasferirono le loro quote ad Antonino Sorci e Angelo Di Carlo, noti esponenti di Cosa Nostra (il primo, detto &amp;quot;u riccu&amp;quot; venne visto in compagnia di Lucky Luciano, il secondo detto &amp;quot;il capitano&amp;quot;, cugino del boss di Corleone Michele Navarra).&lt;br /&gt;
La società fungeva da luogo di riciclaggio del denaro sporco proveniente dal narcotraffico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Le aree colpite dalla cementificazione&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le zone più colpite dalla costruzione edilizia senza freni sono soprattutto due: innanzitutto Viale Libertà, dove vengono abbattute le numerosissime ville liberty costruite e barocche costruite tra la fine dell&#039;800 e gli inizi del &#039;900. Uno dei casi più eclatanti fu quello della Villa Deliella, considerata una delle opere architettoniche che più di tutti aveva delineato e regalato lo stile all&#039;intera città: fu abbattuta nella notte del 29 dicembre 1959. Tutto l&#039;asse Politeama-Libertà, fulcro della vita della classe borghese, caratterizzato da spazi verdi, villini immersi negli agrumeti, viali alberati, venne letteralmente sostituito da palazzoni e condimini.&lt;br /&gt;
La seconda area più colpita fu quelal della c.d. Conca D&#039;oro: centinaia di ettari di frutteti ed agrumenti vennero spazzati via dalla ferocia del cemento. Circa 3000 ettari nei vent&#039;ennio &#039;50-&#039;70 lasciarono la periferia della città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Bibliografia&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Relazione di minoranza della Commissione Parlamentare Antimafia (1963)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Documento della Camera dei deputati ---&amp;gt; http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/016t02_RS/00000033.pdf&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Articolo conca d&#039;oro ---&amp;gt; http://www.eddyburg.it/2014/07/il-lungo-sacco-della-conca-doro.html&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Articolo Villa Deliella ---&amp;gt; http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/16/le-ruspe-villa-deliella-il-liberty-fini.html&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Valerig</name></author>
	</entry>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Vito_Ciancimino&amp;diff=4485</id>
		<title>Vito Ciancimino</title>
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		<updated>2014-11-17T12:01:07Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Valerig: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}} [[Categoria:Mafiosi]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vito Ciancimino (Corleone 1924 – Roma 2002) è stato un politico siciliano, appartenente al partito della Democrazia Cristiana. E&#039; conosciuto soprattutto per essere stato, non solo sindaco di Palermo (1970-1971) ma, nella veste di assessore comunale ai lavori pubblici (1959-1964) il principale responsabile del c.d. [[&amp;quot;Sacco di Palermo&amp;quot;]]. &lt;br /&gt;
Proprio per la sua attività politica è stato condannato, in via definitiva, per associazione per delinquere di stampo mafioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Giovinezza e inizio della carriera politica&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nato e cresciuto a Corleone, sin dalla giovane età coltiva stretti rapporti con i boss Michele Navarra e Luciano Liggio. Acquisisce il diploma di geometra nel 1943, e intraprende la carriera universitaria in Ingegneria senza mai conseguire la laurea. &lt;br /&gt;
La carriera politica di Ciancimino comincia a Roma, come segretario di Bernardo Mattarella (al tempo sottosegretario ai Trasporti del settimo governo De Gasperi, padre del futuro Presidente della Regione Siciliana assassinato da Cosa Nostra nel 1980, e più volte accusato di essere uno dei referenti dei rapporti tra Cosa Nostra e la DC in quegli anni). Mattarella negherà sempre di averlo avuto come componente della sua segreteria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Assessorato ai lavori pubblici di Palermo&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta eletto consigliere comunale nel 1956 (e aderendo alla corrente fanfaniana del partito), Ciancimino viene nominato assessore ai lavori pubblici. Sindaco in quegli anni (fino al 1963) è [[Salvo Lima]], anch&#039;egli della corrente fanfaniana insieme a Giovanni Gioia (uno dei fondatori della corrente stessa e grazie al quale numerosi esponenti ex liberali, monarchici e separatisti, emigrano nella DC palermitana, compresi alcuni boss di Cosa Nostra).&lt;br /&gt;
Nella relazione di minoranza della prima Commissione Parlamentare Antimafia (1963), firmata tra gli altri da [[Pio La Torre]] e Cesare Terranova, questi tre personaggi verrano citati più volte come punti di contatto e di rafforzamento dei rapporti tra la mafia e le istituzioni palermitane.&lt;br /&gt;
E&#039; proprio da questa triade che verrà messo in piedi il c.d. &amp;quot;Sacco di Palermo&amp;quot;, la più grande speculazione edilizia mai avvenuta in Sicilia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Gli anni da sindaco, altri incarichi e i rapporti col partito&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal 1966 al 1970 Ciancimino viene nominato capogruppo del partito, e gli viene assegnato anche l&#039;incarico di responsabile degli enti locali nella sezione provinciale.&lt;br /&gt;
Nel 1970 la Democrazia Cristiana, con il 40,74%, vince le elezioni: sindaco viene eletto proprio Vito Ciancimino. La sua elezione fu duramente osteggiata dall&#039;ex sindaco Salvo Lima, insieme a tutta la corrente andreottiana: questo perché già da tempo, e successivamente anche su spinta delle inchieste svolte dalla Commissione Parlamentare Antimafia, si era accesa una forte polemica sulla opportunità di candidare, o addirittura tenere tra le fila del consiglio comunale, un personaggio di così dubbia inclinazione. Per questo Ciancimino, fu costretto a dimettersi nemmeno un anno dopo l&#039;elezione.&lt;br /&gt;
Subito dopo la rinuncia alla carica di primo cittadino, Ciancimino si discosta dalla corrente fanfaniana del partito, per formarne una autonoma; anche se poi, nel 1976, confluirà nella corrente andreottiana e sarà in stretti rapporti con l&#039;on. Lima. In un incontro a Roma per sostenere l&#039;entrata di Ciancimino nel partito, fu lo stesso Lima, su assenso di Giulio Andreotti, ad insistere e consentire l&#039;entrata definitiva di Ciancimino nel partito. Le ragioni che spiegano questo cambio di rotta nel giro di pochi anni, sono da rilevarsi nel mantenimento, da parte dell&#039;on. Lima, della maggioranza all&#039;interno del Comitato Provinciale della DC di Palermo che, con un&#039;ulteriore rottura con l&#039;ex sindaco, non sarebbe stato possibile garantire.&lt;br /&gt;
In realtà i contrasti nascosti tra Lima e Ciancimino non tardarono a portare alla rottura di quest&#039;ultimo con la corrente andreottiana. Lo stesso Lima, recatosi a Roma, si sfogherà con [[Tommaso Buscetta]] a proposito delle pressioni ricevute da Ciancimino. &lt;br /&gt;
Come riporta Buscetta in uno dei suoi interrogatori, Lima si lamentava del fatto che &#039;&#039;&amp;quot;i Corleonesi&lt;br /&gt;
gli davano molto fastidio (...), che non lo lasciavano vivere e che questo avveniva attraverso Ciancimino&amp;quot;&#039;&#039; .&lt;br /&gt;
Nel congresso regionale, svoltosi ad Agrigento nel 1983, l&#039;on. De Mita espresse chiaramente l&#039;intenzione di espellere Vito Ciancimino dal partito siciliano: non era più possibile giustificare la figura dell&#039;ex sindaco all&#039;interno del più grande partito della nazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Arresto e condanna per associazione mafiosa&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 3 novembre 1984, Vito Ciancimino viene arrestato nella sua abitazione di Palermo. L&#039;ex sindaco, sulla base delle dichiarazioni del superpentito Tommaso Buscetta, e le incessanti indagini svolte tra Italia e America dal giudice [[Giovanni Falcone]], viene accusato di associazione mafiosa ed esportazione di capitali all&#039;estero.&lt;br /&gt;
Il 17 gennaio 1992, la quinta sezione del Tribunale di Palermo condanna Ciancimino a 10 anni di carcere: non verrà portato in cella perché godeva della libertà provvisoria e la sentenza non risultava ancora definitiva. Per la prima volta a Palermo, un esponente di spicco del più grande partito della nazione e della regione, viene riconosciuto affiliato a Cosa Nostra, stabilendo nero su bianco che la mafia aveva intenzione (e grazie al Sacco di Palermo in parte ci riuscì) di mantenere e perpetrare il controllo sulla città tramite l&#039;amministrazione comunale.&lt;br /&gt;
La Cassazione, nel 1993, lo condanna definitivamente a otto anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Il soggiorno obbligato e gli ultimi anni di vita&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo la condanna in secondo grado, Ciancimino viene mandato in soggiorno obbligato a Patti Marina (provincia di Messina) e poi in Molise. &lt;br /&gt;
Gli ultimi mesi prima di morire, il 28 ottobre del 2001, li trascorrerà a Roma: quando muore si trova ancora agli arresti domiciliari, a tredici anni dalla condanna definitiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Il tesoro di Ciancimino, Gladio e lo Ior&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;attività di Ciancimino negli anni, soprattutto dopo l&#039;arresto, fu non soltanto cercare appoggi all&#039;interno del proprio partito per sfuggire al carcere, ma anche di proteggere l&#039;ingente patrimonio accumulato negli anni: il c.d. &amp;quot;tesoro di Ciancimino&amp;quot;. Si parla di decide di milioni di euro. Questo tesoro, ancora oggi, non è stato mai trovato: il figlio Massimo Ciancimino, però, nel 2009 è stato condannato per il reato di riciclaggio (l&#039;accusa è quella appunto di aver gestito il tesoro del padre insieme alla madre e ai suoi avvocati); ed è attualmente indagato dalla DDA di Roma per concorso in riciclaggio: sembra che il figlio di Don Vito si sarebbe prestato a riciclare 115 milioni nella più grande discarica d&#039;Europa situata a Glina, in Romania, tramite la società rumena Ecorec, che gestisce la discarica.&lt;br /&gt;
Inoltre, sempre Ciancimino junior, ha dichiarato che il padre faceva parte di Gladio (l&#039;organizzazione paramilitare clandestina promossa dalla Nato per contrastare una possibile evasione sovietica): il suo ruolo era quello di gestire, attraverso lo IOR (la banca dello Stato Vaticano), sia i soldi degli investimenti mafiosi, sia le tangenti provenienti dalla politica. Più precisamente, sempre su dichiarazione del figlio di Don Vito, Ciancimino aveva innanzitutto aperto due cassette di sicurezza, gestiti da alcuni prestanome; inoltre, erano aperti alcuni conti corrente che  &#039;&#039;&amp;quot;venivano utilizzati per discreti passaggi di denaro e per pagare le famose «messe a posto» per la gestione degli appalti per la manutenzione delle strade e delle fogne di Palermo affidata al conte Arturo Cassina, cavaliere del Santo Sepolcro [...] Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior. Poi, dopo incontri con dirigenti della banca, i capitali venivano trasferiti a Ginevra attraverso l&#039;onorevole Giovanni Matta e la buonanima di Roberto Parisi, l&#039;ex presidente del Palermo calcio al quale faceva riferimento la manutenzione dell&#039;illuminazione di tutta la città.&amp;quot;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Il coinvolgimento nella cattura di Totò Riina&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sempre sulla base di dichiarazioni del figlio Massimo, sembra che Don Vito abbia svolto un ruolo chiave nella cattura del boss [[Totò Riina]], avvenuta il 15 gennaio 1993: all&#039;ex sindaco vennero consegnate dai carabinieri alcune mappe di Palermo, mappe che finirono nelle mani di Bernardo Provenzano; quest&#039;ultimo segnò una serie di indicazioni sui possibili covi dove andare a catturare l&#039;allora reggente di tutta Cosa Nostra. Le mappe, riconsegnate a Ciancimino, furono riconsegnate ai Ros, che riuscirono a catturare Riina nel suo covo in via Bernini a Palermo.&lt;br /&gt;
Questo fatto pare essere il motivo principale per cui il covo del capo dei capi, subito dopo l&#039;arresto, non verrà perquisito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Il coinvolgimento nella Trattativa Stato-Mafia&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 17 marzo 1993, Vito Ciancimino, riferisce al Procuratore di Palermo Giancarlo Caselli  dell&#039;incontro avvenuto con i Ros, Mario Mori e Giuseppe De Donno: questi si sarebbero presentati nella sua abitazione romana per chiedere un &amp;quot;resa incondizionata&amp;quot; dopo le stragi di Capaci e di Via D&#039;Amelio.&lt;br /&gt;
Anni dopo, il figlio Massimo, dichiarerà che in realtà, il primo incontro tra suo padre e i Ros, risale al giugno del 1992, quindi prima della strage di Via D&#039;Amelio. Sentito come teste nel processo per favoreggiamento svolto nei confronti del Gen. Mori e il Col. Mauro Obinu, Ciancimino jr dichiara che i carabinieri del Ros si presentarono dal padre per utilizzarlo come tramite tra lo Stato e la mafia per fermare le stragi: e di tutto conto, la mafia, avrebbe presentato allo stato una serie di richieste, il famoso &amp;quot;papello&amp;quot; (abolizione dell&#039;ergastolo, revoca del 41bis ecc...).&lt;br /&gt;
Il Gen. Mori, al contrario di quanto dichiarato da Massimo Ciancimino, sostiene che i numerosi incontri con Don Vito avvennero non prima del 5 agosto 1992.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, audito come testimone dalla Procura di Palermo nell&#039;ambito del processo sulla trattativa tra Stato e Mafia, ha dichiarato che nel 1992 fu messo al corrente da Luciano Violante della volontà di Vito Ciancimino di essere ascoltato dalla Commissione Parlamentare antimafia (all&#039;epoca Violante ne era il Presidente).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Bibliografia&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;agenda nera della seconda repubblica – Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Storia di Giovanni Falcone – Francesco La Licata&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vaticano S.p.a – Gianluigi Nuzzi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Documenti Camera dei Deputati ---&amp;gt; http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/023/016t02_RS/00000033.pdf&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
articolo uscito sul FattoQ (28 ottobre 2014) ---&amp;gt; http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/28/trattativa-napolitano-violante-mi-disse-ciancimino-voleva-essere-sentito-dall-antimafia/1177190/&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Valerig</name></author>
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		<title>Strage di Ciaculli</title>
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		<updated>2014-05-05T19:09:21Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Valerig: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;{{bozza}}[[Categoria:Le stragi di mafia]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Strage di Ciaculli è una strage avvenuta il 30 giugno 1963 a Ciaculli (località nella zona sud-est di Palermo). Un&#039;autobomba esplose lungo la statale Gibilrossa-Villabate e provocò la morte di sette uomini delle forze dell&#039;ordine: il tenente dei carabinieri [[Mario Malausa]], i marescialli [[Silvio Corrao]] e [[Calogero Vaccaro]], gli appuntati [[Eugenio Altomare]] e [[Mario Farbelli]], il maresciallo dell’esercito [[Pasquale Nuccio]] e il soldato [[Giorgio Ciacci]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La mattina del 30 giugno 1963, una telefonata anonima alla questura di Palermo, avverte la presenza di una Alfa Romeo Giulietta sospetta lungo la statale Gibilrossa-Villabate, nei pressi di Ciaculli. Quella stessa notte, nei pressi di Villabate, era esplosa un&#039;automobile abbandonata davanti all&#039;autorimessa del boss [[Giovanni Di Peri]], che aveva causato il crollo del primo piano dello stabile e provocando due vittime.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La squadra di carabinieri mandata sul posto, all&#039;arrivo, trova sul sedile posteriore della Giulietta una bombola di gas agganciata ad una miccia semibruciata. La bombola è riconosciuta come non pericolosa, e viene quindi dissinnescata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, nell&#039;ispezionare l&#039;abitacolo, il tenente Mario Malausa apre il portabagagli dell&#039;auto: innesca così l&#039;esplosione del tritolo contenuto al suo interno, dilandiando sul colpo i sette carabinieri presenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il contesto nel quale si svolge la strage è quello della [[Prima guerra di Mafia]], quando il potere di Cosa Nostra era impegnato soprattutto nel traffico di stupefacenti: è proprio da una partita di eroina che, dal dicembre 1962, si consumarono una serie di omicidi per le strade di Palermo (a partire dal corriere della partita inviato in America, [[Calcedonio di Pisa]]), e che ha visto contrapporsi i fratelli [[Angelo la Barbera|Angelo]] e [[Salvatore la Barbera]] (capi della famiglia mafiosa di Palermo Centro) da un lato, e [[Salvatore Greco &amp;quot;Ciaschiteddu&amp;quot;|Salvatore Greco]] detto &amp;quot;Ciaschiteddu&amp;quot; (capo della cosca mafiosa di Ciaculli) dall&#039;altro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per questo motivo, le indagini portarono a sospettare come autori della strage i mafiosi [[Pietro Torretta]], [[Michele Cavataio]], [[Tommaso Buscetta]] e [[Gerlando Alberti]], quali esecutori mandati contro Salvatore Ciaschiteddu Greco (che nel febbraio dello stesso anno aveva visto farsi esplodere la propria abitazione a Ciaculli da un&#039;altra autobomba). Nessuno dei sospettati però, nei tempi a ridosso della strage, verrà rinviato a giudizio. Sarà Tommaso Buscetta, divenuto collaboratore di giustizia nel 1984, a dichiarare Cavataino come unico responsabile della strage. Cavataio, detto &amp;quot;Il Cobra&amp;quot;, secondo le dichiarazioni di Buscetta, sarebbe stato mandato a eseguire l&#039;attentato contro Greco per far ricadere la responsabilità sui La Barbera. Dietro Cavataio, ci sarebbe stato un consorzio di famiglie mafiose della zona nord-ovest di Palermo che volevano opporsi al potere della prima Commissione (cioè la cupola mafiosa costituitasi nel 1957 tra mafiosi americani e siciliani) e a figure come quelle di Greco. In realtà nessuna di queste circostanze verrà mai pienamente accertata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una settimana dopo la strage si costituisce la prima Commissione Parlamentare Antimafia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Bibliografia:&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- DEM,(Dizionario Enciclopedico delle mafie in Italia), a cura di C. Camarca (2013, Castelvecchi editore;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Link esterni:&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/la-strage-di-natale/1107/default.aspx&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Valerig</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Calogero_Zucchetto&amp;diff=3428</id>
		<title>Calogero Zucchetto</title>
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		<updated>2014-05-05T19:02:57Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Valerig: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Calogero Zucchetto, detto &amp;quot;Lillo&amp;quot; (Sutera 3 febbraio 1955 – Palermo 14 novembre 1992) è stato un poliziotto italiano, vittima di Cosa Nostra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Carriera&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Figlio di un usciere della Regione Sicilia, fu uno dei primi agenti di scorta del giudice Giovanni Falcone. Abile poliziotto nonostante la giovane età, riesce a guadagnarsi il rispetto e la collaborazione di mafiosi del calibro di Totuccio Contorno.&lt;br /&gt;
All&#039;inizio degli anni ottanta collabora con il Vice Questore della Squadra Mobile di Palermo Antonino Cassarà sul &amp;quot;rapporto Greco più 161&amp;quot; che stilava la compagine delle cosche mafiose uscite dalla seconda guerra di mafia dei primi anni ottanta. Nel 1982, sempre insieme a Cassarà, durante uno dei loro consueti giri d&#039;indagine, scova tre boss del calibro di Pino Greco, Mario Prestifilippo e Salvatore Montalto: i primi due riescono a fuggire mentre Montalto, boss di Villabate, sarà catturato in una successiva operazione di polizia sette mesi dopo.&lt;br /&gt;
Lillo era solito girare per le vie di Palermo a bordo del suo motorino &#039;&#039;&amp;quot;e si recava all&#039;ottico sotto casa, prendeva un binocolo, e andava a cercare i latitanti&amp;quot;&#039;&#039; [link 1]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;L&#039;omicidio&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle 21 e 30 della sera del 14 novembre, un commando composto da Mario Prestifilippo e Pino Greco attese Zucchetto in via Notarbartolo, fuori dal bar Collica di Palermo. Zucchetto fu ucciso da cinque colpi di pistola alla testa, all&#039;età di 27 anni.&lt;br /&gt;
Mandanti dell&#039;omicidio furono riconosciuti i vertici della Cupola di Cosa Nostra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eredità&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal 2012, il Comune di Sutera (che diede i natali a Zucchetto) e l&#039;ASD Soter (la squadra di calcio del comune) hanno indetti il Premio di Poesia in&amp;quot;Lillo Zucchetto&amp;quot;. [nota 1]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Bibliografia&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- DEM (Dizionario Enciclopedico delle mafie in Italia), a cura di C. Camarca (2013, Castelvecchi editore);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- http://www.isiciliani.it/14-novembre-1982-calogero-zucchetto-il-nemico-dei-corleonesi/&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Note&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[1] http://www.antimafiaduemila.com/2013111846204/focus/familiari-di-vittime-di-mafia-in-ricordo-di-lillo-zucchetto-tra-memoria-e-richiesta-di-giustizia.html &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Link esterni&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[1] http://www.la7.it/le-invasioni-barbariche/video/pif-palermo-%C3%A8-stata-abbandonata-alla-mafia-per-colpa-di-andreotti-03-04-2014-129458&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Valerig</name></author>
	</entry>
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		<id>https://www.wikimafia.it/w/index.php?title=Antonino_Scopelliti&amp;diff=3427</id>
		<title>Antonino Scopelliti</title>
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		<updated>2014-05-05T19:00:43Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Valerig: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Antonino Scopelliti (Campo Calabro 20 gennaio 1935 – Piale 9 agosto 1991) è stato un magistrato italiano, unico giudice ad essere ucciso dalla &#039;ndrangheta in Calabria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Carriera&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Entrò in magistratura a soli 24 anni: fu pm a Bergamo, Roma e Milano, e infine Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione. Si occupò di alcuni dei processi più importanti della nostra storia recente, sempre su quel filo che collega attentati di mafia e di terrorismo: il primo processo Moro, il sequestro dell&#039;Achille Lauro, l&#039;omicidio di Rocco Chinnici, la Strage di Piazza Fontana, la Strage del Rapido 904, e anche quelli riguardanti la Nuova Camorra Organizzata di Raffaelele Cutolo.&lt;br /&gt;
Poco prima di essere ucciso, nel marzo del 1991, Scopelliti aveva chiesto le condanne definitive per Pippo Calò e Guido Cercola, i responsabili della Strage del Rapido 904 che il 23 dicembre 1984 aveva fatto saltare in aria la Grande Galleria dell&#039;Appenino a San Benedetto Val di Sambro, provocando la morte di 17 persone e più di 200 feriti. Ma Corrado Carnevale, presidente della Prima Sezione penale della Cassazione, rigettò le richieste della pubblica accusa, e rinviò ad un nuovo giudizio di appello.&lt;br /&gt;
Nel settembre dello stesso anno (questa probabilmente la motivazione della sua condanna a morte), si stava preparando a rigettare i ricorsi presentati dalle difese dei grandi mafiosi condannati al maxi-processo per Cosa Nostra. Nel maggio del &#039;91, infatti, Scopelliti aveva accettato di rivestire la pubblica accusa nel maxi-processo in sede di Cassazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;L&#039;omicidio&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 agosto 1991, sulla strada della frazione di Piale (provincia di Villa S. Giovanni) il giudice Scoppelliti, a bordo della sua auto, venne raggiunto alla testa da due colpi di fucile calibro 12 sparati da un commando di due uomini a bordo di una moto che lo attendevano all&#039;altezza di una curva; Scopelliti morì sul colpo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;I retroscena dell&#039;omicidio&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo le dichiarazioni del pentito di mafia Mario Pulito, al giudice Scopelliti avevano offerto ingenti somme di denaro (circa cinque miliardi di lire [nota 1]) per cambiare rotta sulle decisioni prese in relazione al maxi-processo. In cambio del favore ricevuto, secondo i pentiti &#039;ndranghetisti Giacomo Ubaldo Lauro e Filippo Barreca, Cosa Nostra si sarebbe impegnata per far cessare la seconda guerra di mafia che mieteva vittime a Reggio Calabria sin dal 1985, anno dell&#039;uccisione del boss Paolo Di Stefano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;I processi&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Furono celebrati due processi davanti al Tribinale di Reggio Calabria: uno nei confronti di Salvatore Riina e un altro nei confronti di Bernardo Provenzano; ma non riuscirono a portare ad alcuna verità giudiziaria sull&#039;uccisione di Scopelliti, perché in appello le dichiarazioni dei diciassette collaboratori di giustizia ascoltati (tra cui Giovanni Brusca) furono dichiarate incogruenti fra loro [nota 2].&lt;br /&gt;
Nel luglio 2012 Antonino Fiume, pentito della cosca De Stefano ed ex cognato di quest&#039;ultimo, dichiarò all&#039;interno del processo &amp;quot;Meta&amp;quot; che ad uccidere Scopelliti sarebbero stati due reggini su richiesta di Cosa Nostra [nota 3]. Fiume stilò un memoriale di centinaia di pagine sulla morte del giudice, sulle modalità interne delle cosche reggine; dimenticato negli archivi della procura di Reggio Calabria, l&#039;archivio fu ripreso dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo e su questo sono state riaperte le indagini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Bibliografia&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- DEM (Dizionario Enciclopedico delle mafie in Italia), a cura di C. Camarca (2013, Castelvecchi editore);&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
- Aldo Pecora, Primo Sangue (2011, BUR editore)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Note&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[1]http://archiviostorico.corriere.it/1994/aprile/01/misteri_del_delitto_Scopelliti_co_0_9404013101.shtml &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[2]http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/11/15/scopelliti-nessun-colpevole.html?ref=search &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[3]http://www.antimafiaduemila.com/2012071638216/cosa-nostra/processo-meta-nuove-rivelazioni-sullomicidio-del-giudice-scopelliti.html&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Valerig</name></author>
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