Differenze tra le versioni di "Domenico Cannata"

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(bio Cannata)
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'''Domenico Cannata''' (Polistena (RC), [[15 gennaio]] [[1925]] - Polistena (RC), [[16 aprile]] [[1972]] è stato un elettricista ed imprenditore nella lavorazione del marmo, vittima innocente di 'ndrangheta.  
'''Domenico Cannata''' (Polistena, [[15 gennaio]] [[1925]] Polistena, [[16 aprile]] [[1972]]) è stato un elettricista e marmista italiano, vittima della ['ndrangheta]].


== Biografia ==  
== Biografia ==
La notte del 16 aprile 1972, Domenico e la sua famiglia si trovavano a letto nella loro casa in via Matrice 26 a Polistena, quando il silenzio della notte viene interrotto dall'esplosione di un ordigno. Domenico andò quindi a controllare cosa fosse successo, si avvicinò all'interruttore elettrico centrale, tentando di staccarlo per evitare un incendio. Subito dopo vi fu un nuovo boato e l'esplosione investì Domenico in pieno, uccidendolo.


== Indagini e Processi ==
Domenico seguì le orme del padre e decise di diventare elettricista. Dopo anni di lavoro sodo diventò imprenditore nella lavorazione del marmo. La sua affidabilità e precisione gli consentirono di ottenere lavori importanti, come ad esempio quelli per la costruzione dell’altare nella chiesa di Polistena. Si sposò con Concetta ed ebbe con lei 4 figli: Teresa, Marino, Francesco ed Espedito.
Successivamente le indagini chiarirono che quella notte erano esplosi due ordigni diversi a Polistena: il primo in piazza della Repubblica, presso il bar di proprietà dei fratelli Andirello e Espedito, quest'ultimo suocero di Domenico, che avevano ricevuto minacce di estorsione; il secondo sul davanzale di una delle finestre della casa in cui viveva Domenico Cannata con la sua famiglia.


Domenico Cannata venne riconosciuto come vittima innocente della 'ndrangheta solo nel 2005, ma resta tutt'oggi senza giustizia.
I primi problemi per la famiglia Cannata iniziarono quando il suocero di Domenico, che era un imprenditore e proprietario terriero, iniziò a ricevere alcune lettere anonime intimidatorie in cui si chiedeva il pagamento di importanti somme di denaro. La famiglia di Domenico però non si piegò a queste richieste estorsive. Le minacce proseguirono e si fecero più pesanti, ma la famiglia continuò a lavorare onestamente senza rinunciare alla propria dignità.
 
==Bibliografia==
La notte del 16 aprile del 1972, però, Domenico sentì uno scoppio e si allarmò. Dopo aver tranquillizzato la moglie e i figli scese a controllare cosa fosse successo ma dopo un secondo boato fu investito in pieno dalla nuova esplosione che ne dilaniò il corpo. Morì alle 4.39 dopo una corsa in ospedale nel tentativo di salvargli la vita. La giunta del paese dichiarò lutto cittadino.
*l'Unità, ''Un marmista ucciso in attentato mafioso. Due bombe fatte esplodere a Gioia Tauro'', 17 aprile 1972
 
Domenico fu riconosciuto come vittima innocente della 'ndrangheta solamente nel 2005 e la famiglia aspetta ancora che venga fatta giustizia per l’omicidio.


== Bibliografia ==


[[Categoria:Imprenditori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di 'ndrangheta]] [[Categoria:Nati il 15 gennaio]] [[Categoria:Nati nel 1925]] [[Categoria:Morti il 16 aprile]] [[Categoria:Morti nel 1972]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]
*l'Unità, ''Un marmista ucciso in attentato mafioso. Due bombe fatte esplodere a Gioia Tauro'', 17 aprile 1972
[[Categoria:Imprenditori]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di 'ndrangheta]] [[Categoria:Nati il 15 gennaio]] [[Categoria:Nati nel 1925]] [[ [[Categoria:Morti il 16 aprile]] [[Categoria:Morti nel 1972]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]

Versione delle 14:30, 19 mar 2020


Domenico Cannata (Polistena, 15 gennaio 1925 – Polistena, 16 aprile 1972) è stato un elettricista e marmista italiano, vittima della ['ndrangheta]].

Biografia

Domenico seguì le orme del padre e decise di diventare elettricista. Dopo anni di lavoro sodo diventò imprenditore nella lavorazione del marmo. La sua affidabilità e precisione gli consentirono di ottenere lavori importanti, come ad esempio quelli per la costruzione dell’altare nella chiesa di Polistena. Si sposò con Concetta ed ebbe con lei 4 figli: Teresa, Marino, Francesco ed Espedito.

I primi problemi per la famiglia Cannata iniziarono quando il suocero di Domenico, che era un imprenditore e proprietario terriero, iniziò a ricevere alcune lettere anonime intimidatorie in cui si chiedeva il pagamento di importanti somme di denaro. La famiglia di Domenico però non si piegò a queste richieste estorsive. Le minacce proseguirono e si fecero più pesanti, ma la famiglia continuò a lavorare onestamente senza rinunciare alla propria dignità.

La notte del 16 aprile del 1972, però, Domenico sentì uno scoppio e si allarmò. Dopo aver tranquillizzato la moglie e i figli scese a controllare cosa fosse successo ma dopo un secondo boato fu investito in pieno dalla nuova esplosione che ne dilaniò il corpo. Morì alle 4.39 dopo una corsa in ospedale nel tentativo di salvargli la vita. La giunta del paese dichiarò lutto cittadino.

Domenico fu riconosciuto come vittima innocente della 'ndrangheta solamente nel 2005 e la famiglia aspetta ancora che venga fatta giustizia per l’omicidio.

Bibliografia

  • l'Unità, Un marmista ucciso in attentato mafioso. Due bombe fatte esplodere a Gioia Tauro, 17 aprile 1972 [[