Differenze tra le versioni di "Antonio Macrì"

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''Antonio Macrì era un capo che non sapeva parlare. Un capo migliore, Machiavelli non avrebbe saputo immaginarlo.''
 
 
 
'''Antonio Macrì''' (Siderno, 1902 - Siderno, 19 gennaio 1975) detto ''‘’Zzi ‘Ntoni’’'' o ''‘’Il boss dei due mondi’’'' è stato uno dei capi più influenti della storia della ‘ndrangheta. Il capobastone di Siderno fu uno dei principali precursori dell’espansione della mafia calabrese all’estero: dal luogo d’origine coordinò le attività della mafia calabrese in Canada, Usa e Australia. Intesse rapporti con potenti boss di Cosa nostra. Venne assassinato nelle vicende legate alla prima guerra di ‘ndrangheta il 19 gennaio 1975.


Antonio Macrì (Siderno, 1902 - Siderno, 19 gennaio 1975) detto ''‘’Zzi ‘Ntoni’’'' o ''‘’Il boss dei due mondi’’'' è stato uno dei capi più influenti della storia della ‘ndrangheta. Il capobastone di Siderno fu uno dei principali precursori dell’espansione della mafia calabrese all’estero: dal luogo d’origine coordinò le attività della mafia calabrese in Canada, Usa e Australia. Intesse rapporti con potenti boss di Cosa nostra. Venne assassinato nelle vicende legate alla prima guerra di ‘ndrangheta il 19 gennaio 1975.
== Biografia ==
== Biografia ==


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=== I rapporti con Cosa Nostra ===
=== I rapporti con Cosa Nostra ===


Il potente boss sidernese fu in rapporti con esponenti di spicco del clan dei Corleonesi di Cosa Nostra come Luciano Leggio e Michele Navarra (spedito al confino a Marina di Gioiosa Ionica negli anni ’50), Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Quanto avvenuto nella strage di Locri nel 1967, fu la conferma delle relazioni intessuta tra Macrì e gli uomini di Cosa Nostra, infatti, ad aprire il fuoco contro furono i due sicari siciliani originari di Bagheria: Antonio Di Cristina (fratello di Giuseppe Di Cristina, detto ‘Il tigre’) e Tommaso Scaduto. Tra le due organizzazioni, vigevano degli accordi sul commercio delle sigarette da contrabbando.  
Il potente boss sidernese fu in rapporti con esponenti di spicco del clan dei Corleonesi di Cosa Nostra come Luciano Leggio, Michele Navarra (spedito al confino a Marina di Gioiosa Ionica negli anni ’50), Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Quanto avvenuto nella strage di Locri nel 1967, fu la conferma delle relazioni intessuta tra Macrì e gli uomini di Cosa Nostra, infatti, ad aprire il fuoco contro furono i due sicari siciliani originari di Bagheria: Antonio Di Cristina (fratello di Giuseppe Di Cristina, detto ‘Il tigre’) e Tommaso Scaduto. Tra le due organizzazioni, vigevano degli accordi sul commercio delle sigarette da contrabbando.  
'''Secondo un rapporto inviato a Giovanni Falcone da Giovanni De Gennaro, Antonio Macrì, insieme ad altri boss prestigiosi del reggino erano affiliati oltre che alla ‘ndrangheta, anche a Cosa Nostra''', ciò era segno dell’affidabilità e della caratura mafiosa dei calabresi.
'''Secondo un rapporto inviato a Giovanni Falcone da Giovanni De Gennaro, Antonio Macrì, insieme ad altri boss prestigiosi del reggino erano affiliati oltre che alla ‘ndrangheta, anche a Cosa Nostra''', ciò era segno dell’affidabilità e della caratura mafiosa dei calabresi.


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=== Le posizioni del boss e le forze in campo ===
=== Le posizioni del boss e le forze in campo ===
Antonio Macrì fu uno dei primi ‘ndranghetisti che entrò a far parte della santa, ovvero quella dote che consente la doppia affiliazione: alla ‘ndrangheta e alla massoneria. Attraverso la massoneria la ‘ndrangheta mutò il suo modus operandi: infatti i boss calabresi entrarono in rapporti con la zona grigia, le conseguenze furono maggiore potere contrattuale e il predomino attorno ai lavori pubblici calabresi. I ‘’vecchi’’ come Antonio Macrì entrarono in conflitto con le nuove leve dell’organizzazione perché si contendevano il ruolo predominante all’interno della mafia calabrese, scoppio la prima guerra di ‘ndrangheta. Nella città di Reggio Calabria ci fu il conflitto per il predominio cittadino tra i Tripodo e i De Stefano, il Macrì era in stretti rapporti con Don Mico Tripodo. Inoltre, nei primi anni del ’70 iniziò la stagione dei sequestri di persona, il boss dei due mondi si oppose.


=== Il Summit di Gioia Tauro ===
=== Il Summit di Gioia Tauro ===
In [[Fratelli di Sangue]] si spiega ''‘’Antonio Macrì aveva partecipato a Gioia Tauro ad una riunione, alla quale erano presenti Giuseppe Piromalli e i fratelli De Stefano[…]. La discussione tra Paolo De Stefano e Antonio Macrì era diventata abbastanza animata, […] arrivarono quasi alle mani. Grazie alla mediazione di Piromalli si placarono gli animi e lo stesso Macrì si disse disposto a mediare tra Tripodo e De Stefano’’''. Lo scontro tra questi boss prestigiosi avvenne perché non riuscirono a mettersi d’accordo sulla spartizione dei lavori pubblici all’interno della provincia di Reggio Calabria.


=== 19 gennaio 1975: la fine del capobastone di Siderno ===
=== 19 gennaio 1975: la fine del capobastone di Siderno ===
Il 19 gennaio 1975 venne assassinato Antonio Macrì all’età di 71 anni. Il capobastone dei Macrì fu ucciso nei pressi del campo bocciofilo di Siderno a colpi di mitra. Nell’attentato fu gravemente ferito anche il suo guardaspalle Giuseppe Commisso. A ordinare l'omicidio furono i De Stefano di Reggio Calabria, i Cataldo di Locri e i Mazzaferro di Marina di Gioiosa Jonica. L’eliminazione di Macrì fu decisa da parte della ‘ndrangheta perché il boss avrebbe intralciato i piani futuri dell’organizzazione, il suo carisma e il suo prestigio avrebbero impedito l'emergere di nuovi boss. All’indomani dell’omicidio all’interno de ‘L’Unità’ definivano l’omicidio come ''‘’ un terremoto di assestamento ‘’'' .


== Il funerale ==
== Il funerale ==
All’interno del libro ''La ‘ndrangheta nella letteratura calabrese'' Pasquino Crupi riportò una testimonianza sul prestigio che godeva Antonio Macri a Siderno:
''I funerali furono quanto di più grandioso non si possa immaginare: tutto il popolo di Siderno (città di 15.000 abitanti) vi partecipò; centinaia forse migliaia di macchine arrivarono dai paesi, vicini e lontani. I principali professionisti erano lì a sfilare in prima linea, con i segni visibili del cordoglio in volto. A quanto mi risulta, i giudici non erano presenti in quell'occasione. I cinema furono chiusi; e se fossero rimasti aperti nessuno ne avrebbe varcato la soglia. Ma chi era Antonio Macrì ? Prima che fosse ucciso, avevo espresso a un gioielliere del luogo il desiderio di conoscerlo. '' E' uno che non sa parlare né in italiano né in dialetto. Saprà mettere la firma. Però comanda. Gli chiedete un favore e ve lo fa: è in grado di farlo'' ''Pretende di essere ricompensato?'' '' No, non pretende nulla. Se gli mandate regali, li accetta. Tutti gli mandano regali'' '' E' vero che protegge i sidernesi?'' ''Sì, a Siderno non è mai successo niente di grave. Egli ha in pugno la maffia, è un capo importante. Al matrimonio della figlia sono venuti dall'America capi sconosciuti a portare regali vistosi. Sono immediatamente ripartiti, non potendosi trattenere più a lungo fuori zona''. Dopo la sua morte, il libraio Gentile mi disse '' Era contrario al contrabbando di droga. Non voleva che si diffondesse in Calabria. Lo aveva detto: '' Abbiamo tutti figliuoli maschi e figliuole femmine…Per questo lo hanno ucciso''. Non passò neanche un mese dalla sua morte e a Siderno venne fatto il primo sequestro di persona a danno del commerciante Materassi.''


== L'eredità di Macrì ==
== L'eredità di Macrì ==
Successivamente all’omicidio ai danni del Macrì, anche a Siderno si aprì alla stagione dei sequestri di persona. Il primo a prendere le redini del capobastone di Siderno fu il nipote '''Vincenzo Macrì''' detto ''Il barone''. Nel 1979, quattro anni dopo l’eliminazione dello storico boss sidernese ci fu il matrimonio tra Venanzio Tripodo (figlio di Domenico Tripodo) e la figlia di Sebastiano Romeo ‘Staccu’ di San Luca, '''in occasione di quella celebrazione furono consacrati i Commisso quali eredi dei Macrì a Siderno.''' Tutt’ora i Commisso esercitano incontrastati il loro potere. Le operazioni da parte degli inquirenti, dagli anni ottanta ad oggi dimostrano come la cosca dei Commisso abbia ereditato il potere dei Macrì. All'interno dell'operazione Crimine del 2010, in un'intercettazione Giuseppe Commisso sosteneva di gestire 96 locali di 'ndrangheta. Aveva intessuto rapporti in Lombardia, Piemonte, Liguria, Canada e Australia. Il sindaco di Striling (Perth, Australia) Domenico Antonio Vallelonga fu arrestato nel 2011 perché ritenuto il primo rappresentante della 'ndrangheta in Australia, era in stretti rapporti con Giuseppe Commisso.


== Note ==
== Note ==
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== Bibliografia ==
== Bibliografia ==
* Ciconte E., [[La 'ndrangheta dall'unità ad oggi]], LaTerza, Bari, 1992
* Ciconte E., [[Storia Crimanale]], Rubbettino, 2008
* Gratteri N. - Nicaso A., [[Fratelli di Sangue]], Mondadori, Milano, 2009
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