Ultima modifica il 27 set 2014 alle 22:23

Agromafie

Agromafie è il termine con cui comunemente vengono qualificate quelle organizzazioni criminali, non solo di stampo mafioso, che operano nel settore agricolo-pastorale e in generale in quello enogastronomico, realizzando adulterazioni, sofisticazioni, contraffazioni di false etichettature e di marchi di tutela.

Attività

Come spiega la DNA[1], "il legame delle mafie con l'agricoltura ha radici antiche, di natura storico-culturale, legato alla nascita stessa del fenomeno mafioso, per larga parte originatosi proprio nelle campagne. Per questo motivo da sempre tra le altre cause di ritardato sviluppo, l'agricoltura meridionale sconta anche quello delle infiltrazioni di stampo mafioso. Tale fenomeno oggi interessa l'intero territorio nazionale, attesa la capacità delle mafie (Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta) operanti ormai in forma di impresa, di espandersi verso il Nord Italia seguendo le direttrici logistiche del trasporto e del commercio dei prodotti agricoli".

L'attività criminale nel settore è finalizzata principalmente al riciclaggio di denaro sporco e si integra con altri tipi di attività illecite, come il caporalato o il controllo del trasporto su gomma. Il controllo dell'intera filiera si traduce in bassi compensi per gli agricoltori e in prezzi finali molto alti per i consumatori. Le agromafie esercitano il proprio potere anche nella gestione dei principali mercati ortofrutticoli italiani, da Fondi a Milano, mentre l'imposizione di prodotti alimentari nella grande distribuzione è diventata una prassi.

I terreni agricoli contaminati dall’interramento di rifiuti tossici, inoltre, hanno raggiunto in Italia un’estensione pari a quella del Friuli Venezia Giulia, con ben 725mila ettari di aree gravemente inquinate[2]. Le imprese criminali si impadronirebbero infatti di terreni destinati alla produzione di cibo e li utilizzerebbero come discariche, contaminandoli in maniera irreversibile. La vicenda della Terra dei Fuochi in Campania è da questo punto di vista la più eclatante ma non è l’unica.

Oggi 5mila locali della ristorazione sono in mano alla criminalità organizzata e il 15% delle attività agricole appartiene ormai all’illecito[3]. Tutta questa catena di violazioni si ripercuote sulle frodi alimentari complessive, che hanno portato in un anno a un incremento del 170% dei sequestri di prodotti non conformi alle norme.

Il fatturato delle Agromafie, secondo il rapporto Eurispes 2013, si attesta attorno ai 14 miliardi di euro l’anno, 7 dei quali provenienti solo dalla produzione agricola.

Note

  1. Direzione Nazionale Antimafia, Relazione Annuale, 2012
  2. Eurispes, Agromafie. 2° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia 2013, disponibile su: http://www.eurispes.eu/content/agromafie-2%C2%B0-rapporto-sui-crimini-agroalimentari-italia-2013
  3. Ibidem, rielaborazione dei dati della Direzione Nazionale Antimafia