Mafia a Bergamo

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La provincia di Bergamo è stata sfruttata sin dagli anni '70 dalle organizzazioni mafiose come rifugio per latitanti e luogo di occultamento di determinate attività illecite, per via della conformazione territoriale delle valli bergamasche[1].

A tal proposito, la Commissione Parlamentare Antimafia nel 1994 scriveva che "in particolare, le valli sono facilmente accessibili (sono frequentate intensamente soltanto nel periodo delle vacanza) ed è, quindi, agevole affittare delle abitazioni dove trattare affari o, come è stato scoperto, impiantare delle raffinerie".

Il territorio bergamasco fu scelto come luogo per l'insediamento di raffinerie di droga per tutti gli anni '90, mentre negli ultimi anni i lavori per grandi opere pubbliche (ampliamento della A4 e della Pedemontana, la realizzazione della TAV) hanno attirato diverse organizzazioni criminali[2].

La presenza della ‘ndrangheta appare meno forte e soprattutto meno strutturata rispetto ad altre zone della regione (si segnalano la presenza dei Bellocco di Rosarno, dei Piromalli, dei Molè e dei Di Grillo-Mancuso), ma vi è una apprezzabile presenza della Camorra, che opera, in particolare, in attività commerciali, come dimostrato dall'Operazione Fulcro.

Bibliografia

  • Commissione Parlamentare Antimafia, "Relazione sulle risultanze dell’attività del gruppo di lavoro incaricato di svolgere accertamenti su insediamenti e infiltrazioni di soggetti ed organizzazioni di tipo mafioso in aree non tradizionali", Roma, 13 gennaio 1994
  • Osservatorio sulla Criminalità Organizzata (CROSS), Primo Rapporto trimestrale sulle aree settentrionali, Università degli Studi di Milano, settembre 2014

Note

  1. Primo Rapporto Cross, p.37
  2. Primo Rapporto Cross, Ibidem