Ultima modifica il 29 mar 2020 alle 21:50

Calogero Tramuta


Calogero Tramuta (Villafranca Sicula, 31 agosto 1951 – Lucca Sicula, 27 aprile 1996) è stato un ex agente della Guardia di Finanza, commerciante di arance, vittima di mafia.

Biografia

Calogero era un ex agente della Guardia di Finanza diventato commerciante di arance. Secondogenito di tre fratelli, prima di lui Nino, il fratello maggiore, e poi Piera, la più piccolina. Un’infanzia tranquilla, vissuta nel piccolo comune agrigentino, circondato dagli affetti dei familiari. Nonostante il suo attaccamento alla terra d’origine, a Calogero quel paese stava stretto e nel 1967 decise di trasferirsi a Campi Bisenzio, in Toscana.

Ospitato da un cugino, iniziò un incarico da apprendista meccanico e guadagnarsi da vivere autonomamente. Pochi anni dopo venne chiamato ad arruolarsi nella Guardia di Finanza, divisa che indosserà per più di vent’anni, prestando servizio tra Roma e Firenze.

Nel 1993, dopo il congedo dal servizio, decise di tornare ad Agrigento per commercializzare frutti tipici siciliani. Avviò con successo la sua attività espandendosi vendendo i suoi prodotti anche in Toscana, grazie ai suoi contatti fuori dalla Sicilia.

Alcuni esponenti della mafia locale divennero diretti concorrenti di Calogero nel mercato ortofrutticolo dove controllavano il commercio di arance siciliane. Chi tollerava meno di tutti l’attività di Calogero fu Emanuele Radosta, figlio dell’anziano boss Stefano Radosta. Tra il 1994 e il 1995 più volte vennero danneggiati i frutteti di proprietà di Tramuta, distrutte le pompe di irrigazione, sabotati i freni dell’auto.

Il 26 aprile del 1996, indispettito dalle numerose ritorsioni subite, Calogero minacciò direttamente il boss Emanuele Radosta lasciando intendere che l’avrebbe denunciato.

L'omicidio

La notte tra il 26 e il 27 aprile 1996, mentre Calogero Tramuta stava uscendo dalla pizzeria “Charleston” di Lucca Sicula, un uomo armato di mitraglietta scaricò una raffica di colpi all’interno dell’auto dell’ex finanziere, uccidendolo sul colpo. Il giorno seguente, alcune fonti sostennero che il boss Radosta esclamò “Cu tocca a mia s’abbrucia”.

Ai funerali di Calogero si presentarono in molti a consolare i familiari della vittima e a dimostrare affetto e stima.

Pochi mesi dopo arrivarono i primi arresti e nel 1997 anche le condanne: 28 anni di carcere, per Emanuele Radosta, mandante dell’omicidio, e Choub Said, esecutore materiale dell’omicidio.

Bibliografia