Domenico Gabriele

Da WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie.


Domenico Gabriele, detto Dodò (Crotone, 17 ottobre 1998 - Catanzaro, 20 settembre 2009), è stato un bambino vittima della ‘ndrangheta, ucciso per errore durante un agguato in contrada Margherita, a nord di Crotone.

Domenico Gabriele

Biografia

Domenico abitava in campagna, alle porte di Crotone, con il padre Giovanni e la madre Francesca. Intelligente e studioso, aiutava sempre i compagni meno bravi di lui. Anche per questo le maestre e il Preside dell'istituto che frequentava lo premiarono come migliore alunno. Una delle sue grandi passioni era il calcio, tanto da non perdersi mai nemmeno un'occasione per andare a giocare con i suoi coetanei.

L'omicidio, durante la partita di calcetto

Dodò concluse con ottimi risultati la quarta elementare. La sera del 25 giugno 2009 il padre Giovanni lo portò in contrada Margherita, non molto distante dalla casa di famiglia, in una struttura sportiva composta da quattro campi di calcetto e circondata dalla campagna. Là era stata organizzata una partita di calcetto con amici e altre persone che Dodò e Giovanni non conoscevano bene. Complessivamente erano circa in 50. In porta si trovava Gabriele Marrazzo, 35 anni, un emergente luogotenente della mala locale[1], anche lui domiciliato dalle parti di Iannello, ufficialmente disoccupato e da poco tornato dalla Germania. La partita volgeva al termine, Dodò inseguiva il pallone e suo padre Giovanni si era fermato a bordo campo.

A un tratto il buio fitto fu squarciato da bagliori. Si udirono i colpi di un fucile calibro 12[2] caricato a pallettoni: l'obiettivo dei killer era Gabriele Marrazzo, il quale, colpito al volto, morì all'istante. Per un tragico errore rimasero ferite altre 9 persone, fra cui Giovanni e Dodò. Il bambino cadde a terra, gravissimo. La testa gli sanguinava copiosamente. Sul posto giunsero le ambulanze e le forze dell'ordine. Dodò fu portato all'Ospedale di Crotone e poco dopo trasferito d’urgenza presso quello di Catanzaro, nel reparto di Neurochirurgia. Gli altri feriti nell'agguato, per fortuna, non erano gravi. Ma le condizioni di Dodò divennero disperate. I medici lo operarono prima al fegato per arginare le emorragie e poi al cervello per estrarre il piombo[3], ma continuò a lottare fra la vita e la morte. Tuttavia, il 20 settembre 2009 il suo cuore smise di battere.

I funerali

I funerali di Dodò furono celebrati il 22 settembre 2009 presso il Duomo di Crotone dal vicario generale Monsignor Francesco Frandina. L'allora sindaco Peppino Vallone proclamò il lutto cittadino. La Basilica era gremita. Qualche giorno dopo Francesca e Giovanni Gabriele ricevettero la visita di don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera.

Indagini e processi

Nell'aprile 2010 i carabinieri del Comando provinciale di Crotone arrestarono i presunti autori dell’omicidio di Dodò, 7 persone detenute e un minorenne, con l'accusa, a vario titolo e per ruoli diversi, di strage, associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, munizioni e materiale esplodente, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, furto aggravato. In particolare l’accusa sostenne che a portare a termine la strage furono Andrea Tornicchio, 20 anni, e Vincenzo Dattolo, di 26, entrambi elementi di spicco della 'ndrina Tornicchio; Francesco Tornicchio, capo famiglia, venne invece identificato come il mandante. Tutti erano già stati arrestati nel settembre 2009 nel corso di un’operazione che decimò la 'ndrina.[4].

Gli ergastoli

Nell'agosto 2012 la Corte d’assise di Catanzaro condannò all'ergastolo Andrea Tornicchio e Vincenzo Dattolo, assolvendo però Francesco Tornicchio. I primi due furono inoltre condannati al risarcimento dei danni per i familiari di Domenico Gabriele, il Ministero dell'Interno, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Calabria, la Provincia ed il Comune di Crotone, tutti costituitisi parte civile[5]. Nel maggio 2015 la Corte di Cassazione confermò gli ergastoli nei confronti di Andrea Tornicchio e Vincenzo Dattolo, ritenuti gli esecutori materiali della sparatoria. Francesco Tornicchio fu definitivamente assolto per la strage ma condannato al carcere a vita per l’omicidio di Michele Masucci, avvenuto all'interno dello stabilimento Biomasse di Strongoli il 29 novembre 2007[6].

In sua memoria

Dal giorno in cui ricevettero la visita di don Luigi Ciotti, Francesca e Giovanni girano l’Italia per raccontare la loro storia. Incontrano studenti di ogni età, a partire da quelli delle scuole elementari per arrivare a quelli universitari. Continueranno a farlo, perché credono che il confronto con i ragazzi sia utile affinché tragedie come quella di cui fu vittima Dodò non accadano più[7]. Ogni 25 giugno, su quel campetto in Contrada Margherita, Libera e la Figc Crotone organizzano un torneo di calcetto. Ogni 17 ottobre si celebra a Crotone la Giornata della legalità “Buon compleanno Dodò”. Nel settembre 2016 Giovanni e Francesca Gabriele hanno dato vita all'Associazione Dodò, con l’obiettivo di contribuire alla crescita della coscienza civile e dello spirito sociale di Crotone e della Calabria tutta.

Note

  1. Testimonianze di coraggio: Dodò, vittima della 'ndrangheta mentre giocava a pallone, Ministero degli Interni
  2. riportato in Bruno Palermo, Al posto sbagliato. Storie di bambini vittime di mafia, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino Editore, 2015
  3. Conchita Sannino, Dodò, la colpa di vivere al Sud dove si muore per il calcetto, La Repubblica, 22/09/2009
  4. Bimbo ucciso sul campo di calcetto – A Crotone presi i killer delle cosche, La Stampa, 23/04/2010
  5. Ergastolo per la morte del piccolo Dodò. La sentenza per la strage del campo di calcetto, il Quotidiano del Sud, 9 agosto 2012
  6. Il Crotonese, Strage dei campetti, la Cassazione conferma gli ergastoli, 13 maggio 2015
  7. Testimonianza resa da Giovanni Gabriele a Nadine Solano, per WikiMafia

Bibliografia

  • Archivio digitale "la Repubblica"
  • Archivio digitale "la Stampa"
  • Bruno Palermo, Al posto sbagliato. Storie di bambini vittime di mafia, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino Editore, 2015
  • Sito del Ministero degli Interni