Giuseppe Nirta

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Giuseppe ‘Peppe’ Nirta (San Luca, 1 marzo 1913 - Bianco, 19 marzo 1995), è stato uno dei più potenti boss della ‘ndrangheta, reputato dai collaboratori di giustizia ‘’il ‘capobastone’ di San Luca, il locale principale della ‘ndrangheta’’, appartenne alla ‘ndrina dei Nirta (famiglia) ‘La Maggiore’ o ‘Scalzone’. Venne assassinato presso la sua abitazione.

Biografia

La strage di Locri

Peppe Nirta fu incriminato come uno dei mandanti della strage di Locri avvenuta il 23 giugno 1967. A perdere la vita furono Domenico Cordì (boss di Locri), Vincenzo Saracino (in strettissimi rapporti con Cordì) e Carmelo Siciliano (vittima innocente). Secondo l’accusa, l’omicidio fu compiuto da due sicari siciliani perché ‘ndrangheta e Cosa nostra avevano intessuto dei rapporti sul contrabbando di sigarette. I presunti mandanti furono assolti. [1]

Il Summit di Montalto

Il rappresentate degli ‘Scalzone’ venne citato da Giuseppe Zappia di San Martino di Taurianova nel discorso del Summit di Montalto avvenuto il 26 ottobre 1969: ‘’Qui non c’è ‘ndrangheta di Mico Tripodo, non c’è ‘ndrangheta di ‘Ntoni Macrì, non c’è ‘ndrangheta di Peppe Nirta: si dev’essere tutti uniti. Chi vuole stare sta e chi non vuole se ne va’’. A seguito dell’irruzione degli uomini del Comandante Sabbatino, Peppe Nirta fu arrestato insieme ad altre 71 persone. Nell'Operazione 'La mafia a Montalto' furono coinvolti anche i suoi due fratelli Antonio Nirta e Francesco Nirta.

Il ruolo all'interno della 'ndrangheta

Il collaboratore di giustizia Francesco Fonti sostenne il 5 novembre 2009 davanti alla Commissione Parlamentare del ciclo rifiuti che Peppe Nirta fu il ‘‘capobastone’ di San Luca, il locale principale della ‘ndrangheta’’. Se le dichiarazioni del Fonti sono vere, significa che il ruolo di Giuseppe Nirta può essere comparato a quella che attualmente è reputata la dote più alta all’interno della ‘ndrangheta: Capo Crimine. [2] Sempre secondo il Fonti, attraverso Peppe Nirta, la ‘ndrangheta entrò nel business dello smaltimento dei rifiuti tossici, quest’attività coinvolse diverse cosche della mafia calabrese. [3]

L'omicidio

Peppe Nirta fu ucciso all’età di 82 anni tramite diversi colpi di pistola. L'omicidio si realizzò presso la sua abitazione di Bianco (Reggio Calabria) il 19 marzo 1995. Quando l’assassino sparò, lui era in balcone a scrivere una lettera di difesa dalle accuse perpetuate nei suoi confronti riconducibili all’Operazione Aspromonte scattata nel settembre del 1992. [4] A seguito dell’omicidio il Procuratore Gratteri sostenne ‘’l’omicidio è stato voluto dai piani alte delle ‘ndrine calabresi’’, secondo il giudice Macrì invece l’omicidio di Nirta fu voluto per ‘’punire i moderati. La ‘ndrangheta potrebbe aprire una guerra contro lo Stato’. [5] L’omicidio dell’ex rappresentante numero uno della ‘ndrangheta di San Luca è tutt’ora avvolto nel mistero.

I funerali

I funerali di don Peppe Nirta non si celebrarono per questioni di sicurezza. Il trasporto della salma avvenne tra elicotteri in cielo e la scorta delle Forze dell'Ordine. Ad impartire la benedizione dal cimitero fu don Massimo Alvaro, il fratello dello scrittore Corrado Alvaro. I famigliari protestarono con la decisione del Questore di Reggio Calabria. [6]

Note

  1. La strage di Locri, un ‘’favore’’ chiesto ai siciliani, Corriere della Calabria, 11 aprile 2013 [1]
  2. Strutture Cosa nostra e 'ndrangheta a confronto, Wikimafia, Dicembre 2013 [2]
  3. Commissione sul ciclo dei rifiuti, Camera dei Deputati, 5 novembre 2009 [3]
  4. Assassinato il padrino della ‘ndrangheta, Corriere della Sera, 20 marzo 1995 [4]
  5. Macri ‘’ Uccidono Nirta per punire i moderati’’, L’Unità, 21 marzo 1995 [5]
  6. ‘Ndrangheta: le figlie del patriarca ‘’perdoniamo’’, Corriere della Sera, 22 marzo 1995 [6]