La legittimità sociale della Mafia

Da WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie.


La legittimità sociale della mafia si è costruita negli ultimi decenni anche grazie ad un'industria parallela che sfrutta il "marchio" o il "brand" della mafia per fare profitti. Questo uso della mafia viene fatto specialmente all'estero, enfatizzando i valori positivi dell'organizzazione mafiosa.

Ovviamente, Cosa nostra trae vantaggio da tutto questo. Il paradosso che si ottiene utilizzando il marchio della “Mafia” è quello di fornire della pubblicità gratuita a Cosa nostra che accetta volentieri di essere legittimata di fronte alle società civili di tutto il mondo.

Soprattutto all’estero, dove non si ha la presa di coscienza del fenomeno mafioso quanto la si ha in Italia, in quanto la maggior parte delle volte la mafia viene vista solo come un problema del tutto italiano. Benché il problema sia ormai mondiale e le organizzazioni criminali siano presenti in quasi tutti gli Stati del globo. Producendo le magliette “Mafia made in Italy” oppure i videogiochi “Mafia” non si fa altro che rendere più forte l’immagine di questa organizzazione criminale. Così facendo, l’immagine della mafia viene distorta.

Il brand “Mafia” non provoca l’invisibilità dell’organizzazione, al contrario la rende maggiormente visibile. Questa visibilità però non porta conseguenze negative a Cosa nostra. Infatti, viene presentata un’immagine positiva della Mafia, associata a valori quali la famiglia, il rispetto delle regole, l’onore e la forza. Dunque, la presenza dei "brand Mafia" avvantaggiano Cosa nostra invece di delegittimarla agli occhi della società. È attraverso l’utilizzo di questi brand che si riconcettualizza l’idea di Mafia.

Quest’ultima non viene presentata infatti come un’organizzazione criminale che distrugge le economie di interi Paesi e si infiltra all’interno delle istituzioni anche attraverso la violenza e gli omicidi, anzi. Si presenta una mafia mitizzata, fatta di potere, soldi e prestigio a cui la gente si dovrebbe ispirare.

Legittimando la mafia attraverso questi pericolosi messaggi, si incentiva Cosa nostra ad espandersi, o quanto meno non si ostacola la sua espansione. Cosa nostra emigrando troverà una società non cosciente riguardo il pericolo della mafia, impreparata a contrastare il fenomeno mafioso. Questa legittimazione della mafia è strettamente correlata all’impunità di Cosa nostra. Ancora di più questo problema si verifica all’estero, dove non è previsto dal codice penale il reato di associazione mafiosa. A non essere puniti non sono solo i mafiosi, ma anche chi vende e utilizza il marchio “Mafia”. Questo brand è utilizzabile da tutti ed è molto usato in settori commerciali e di vendita al pubblico.


La Mafia nel cinema

L’industria cinematografica ha utilizzato la mafia come soggetto per innumerevoli film prodotti in tutto il mondo. Probabilmente il film sulla mafia più visto e conosciuto da tutti è “The Godfather”, ovvero “Il padrino”. Questo film, diretto nel 1972 da Francis Ford Coppola, è il primo di una trilogia ispirata al romanzo omonimo di Mario Puzo. Dal film “Il padrino” sono stati prodotti videogiochi, magliette e merchandising di ogni genere. Sembra che la mafia attiri molti spettatori al cinema. “The Untouchables”, “Gli intoccabili”, un film del 1987, diretto da Brian De Palma, ha incassato 76 milioni di dollari. Questo film parla della Chicago degli anni ’30 all’epoca del proibizionismo.

Anche in Italia, sono stati prodotti numerosi film sulla mafia. Tra i più famosi si possono citare i film diretti da Damiano Damiani “Il giorno della civetta”, “Perché si uccide un magistrato”, “Un uomo in ginocchio”, “Pizza Connection”. Il film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”, vincitore di cinque David di Donatello nel 2001, che racconta la vita di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia. Uno dei più recenti film italiani sulla camorra è stato diretto da Matteo Garrone. “Gomorra”, tratto dal libro di Roberto Saviano, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il “Gran Premio della Giuria” al festival di Cannes e cinque premi all’European Film Awards nel 2008.


La Mafia nella televisione

Non solo il cinema è interessato al tema della mafia. Sono state prodotte anche numerose serie per la televisione. In Italia fece successo la serie “La piovra”, prodotta dal 1984 al 2001. “Ultimo”, “Il capo dei capi”, “L’ultimo padrino” sono altre serie prodotte in Italia. Negli Stati Uniti la serie tv i “Soprano”, prodotta dal 1999 al 2007, ha avuto enorme successo, ma anche numerose critiche. Il National Italian American Foundation ne ha preso decisamente le distanze, sostenendo che la serie facilita gli stereotipi tipici degli italoamericani, dipinti come mafiosi, adulteri e portatori di una sottocultura che ha come principali caratteristiche la violenza e la volgarità intellettuale. Nel 2001, anche l’ex governatore dello Stato di New York, Mario Cuomo, espresse la sua contrarietà verso la serie. Egli definì il telefilm “un pericolo per la società e soprattutto per i giovani”.


La Mafia nei videogiochi

Oltre al cinema e alla televisione la mafia viene utilizzata anche nel mondo virtuale. Numerosi sono i videogiochi che hanno come scenario la mafia o utilizzano proprio il suo nome per identificarsi. Il videogame “Mafia: the city of lost heaven” ottenne molto successo quando uscì nel 2002. Il protagonista è Thomas Angelo, un tassista della città di Lost Heaven. Città verosimilmente ispirata alla New York degli anni ’30, periodo nel quale si sviluppa la trama. L’obiettivo del gioco è scalare l’organizzazione mafiosa capeggiata da Don Salieri. Nel videogioco ovviamente si utilizzano le armi e si vive una vera e propria esperienza mafiosa all’interno di questa famiglia. Dal film “Il padrino” è stato creato, nel 2006, un videogioco per console e pc. Questo videogioco ripercorre la trama del primo film, riproducendo fedelmente gli scenari della New York anni ’40. Al Pacino e Francis Ford Coppola non si prestarono al progetto, giudicando il videogame violento e diseducativo. In questo gioco, infatti, si spara, si comprano le armi al mercato nero, si rapinano le banche e si rubano le auto con la violenza. Il numero di videogiochi, riguardanti la mafia, che si trovano sul web è elevatissimo. Questi videogiochi sono disponibili in tutto il mondo. Nel videogioco “The Escape” l’utente è un componente di un clan mafioso e deve scortare l’auto del boss. Si deve proteggere il capo, sia dall’attacco di altre bande criminali, sia dai poliziotti che vogliono catturarlo. “Spietati nel colpire chiunque si avvicini al boss e precisi nell’andare a bersaglio potrete alla fine di ogni livello acquistare nuove armi o assoldare nuovi killer”, questa è la descrizione che viene fatta del videogioco sul sito web www.giochiandgiochi.com. Su questo sito è disponibile un vero e proprio elenco di “Giochi di mafia online”.


La Mafia nella moda

Il mondo della moda non sembra essere immune dal fascino della mafia. Dolce&Gabbana, una delle case di moda italiana più famosa al mondo, propose il Buscetta style creando una collezione che si rifaceva agli anni ’70 ed in particolare al modo di vestire del celebre pentito Buscetta. Domenico Dolce e Stefano Gabbana, elogiarono lo stile e la galanteria del boss mafioso che vestiva con occhiali neri e camicie colorate e che fu uomo di collegamento tra Sicilia e Americhe, per un continuo scambio di droga. Sul sito internet www.cafepress.com si possono comprare per 30 dollari, le magliette con la scritta “Mafia made in Italy”. Non solo si possono acquistare t-shirt da uomo e da donna, felpe, mutande, cappellini, borse. Il brand “Mafia made in Italy” è stampato ed inciso anche su bicchieri, tazze, spille, orsacchiotti, calendari, zaini, grembiuli, vestiti per cani, porta computer portatili, tappetini per il mouse, cuscini.


La Mafia nella musica

“La musica della mafia”. Così si chiama la trilogia di cd musicali, dove vengono narrate storie, detti, abitudini, riti e tutto ciò che riguarda la ‘ndrangheta. Il cofanetto di cd ha incluso un libretto con i testi in dialetto calabrese e la traduzione in tedesco e in inglese. Inoltre contiene foto di tatuaggi e di carcerati. “Le canzoni dell’onorata società”, l’ultimo cd prodotto da “Mazza music”, nel 2011, si può comprare al prezzo di 13,99 euro, sul sito della Mondadori. È interessante notare come molti cd siano venduti in Germania. Il risultato che se ne ottiene all’estero è quello di associare la mafia alla cultura tradizionale del sud. L’intera produzione musicale di Angelo Furfaro, con l’etichetta Elca Sound di Reggio Calabria è disponibile sul sito della Mondadori. Gli album partono da 7,99 euro fino ad arrivare a 13,99 euro. In “Pensieri di un latitante” il protagonista del pezzo musicale desidera un “mondo senza più carabinieri”, ricorda gli amici di ognuna delle città della Piana di Gioia Tauro e saluta la ‘ndrina, gli ‘ndranghetisti, i contabili e gli sgarristi, i picciotti e i capobastoni, il paese di Rosarno, “fiore all’occhiello, di tutti i paesi il più malandrino”.


La Mafia nella tecnologia

La mafia è stata legittimata anche attraverso le applicazioni disponibili sul sito Apple. Nel 2010, era infatti disponibile un’applicazione, creata negli Stati Uniti, per iPhone, iPod e iPad, chiamata “What Country”. In questa applicazione l’Italia veniva associata a “pizza, mafia, pasta e scooters”. Oltre a queste quattro parole per identificare l’Italia, veniva fatta una breve descrizione del nostro Paese. “La mafia in Italia è grande. Nessuna sorpresa! È nota come Cosa Nostra. Le altre sono la camorra e la ‘ndrangheta. La mafia italiana – si leggeva – forse è meglio conosciuta per le sue tradizionali attività criminali, come l’estorsione e il racket della prostituzione. La mafia oggi in Italia, tuttavia è diventata molto più sofisticata e ha diversificato il suo portafoglio di attività criminali. La mafia in Italia costituisce una formidabile forza economica che rappresenta circa il 10% del PIL. Il fatturato annuo della mafia italiana è stimato intorno a 10 miliardi di euro”.


Bibliografia

Fossati M., Legittimare la Mafia: il caso dei ristoranti "La Mafia se sienta a la mesa" in Spagna, tesi di laurea, Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Milano, 2012