Locale di Bollate

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La Locale di Bollate è una locale di 'ndrangheta, facente capo a Vincenzo Mandalari.

La Storia

La locale di Bollate è costituita da soggetti in prevalenza originari di Rosarno, anche se Vincenzo Mandalari, il capo locale, è nato a Guardavalle. Al momento della scoperta era composta sia da soggetti incensurati, che apparentemente svolgevano solo attività lecite, come Mandalari che svolgeva l'attività di imprenditore, sia da soggetti con numerosi precedenti penali e/o di polizia, già coinvolti in procedimenti di criminalità organizzata e dediti comunque ad attività illecite.[1]

Il comune di Bollate è stato il luogo di approdo prescelto da due nuclei ‘ndranghetisti: il gruppo Mandalari facente riferimento alla 'ndrina dei Gallace di Guardavalle, sul mar Ionio, e il gruppo Ascone facente riferimento alla ‘ndrina degli Oppedisano di Rosarno, sul mar Tirreno.

Il primo nucleo, quello dei Mandalari di Guardavalle, fu censito per la prima volta negli schedari del Comune nel gennaio del 1962. L’arrivo di Rocco Ascone, rosarnese, è datato a dicembre 1970. Egli è configurato come capo società del locale di Bollate e referente delle famiglie della Piana di Gioia Tauro nell’organismo di coordinamento dei locali di ‘ndrangheta al Nord, denominato "La Lombardia". Gli affiliati della Locale di Bollate si ritrovavano, seguendo i precisi ordini di Vincenzo Mandalari, agli orti di Novate Milanese.

All'interno della Locale vigeva la consueta distinzione tra “società maggiore” e “ società minore”[2] che, nel caso di Bollate, è quella che frequenta "gli orti": "Questa è la società di Bollate gli dico Compare Nunzio! Noi abbiamo due società a Bollate, una è questa quella delle cose serie, l'altra è quella che abbiamo agli Orti"[3]

Il ruolo di Vincenzo Mandalari

L’Operazione Crimine-Infinito ha messo in luce il ruolo di Vincenzo Mandalari come capo assoluto della Locale di Bollate, ruolo ereditato dal padre Giuseppe, considerato uno dei fondatori della “Lombardia”.

Il suo nome era già emerso in occasione delle indagini sul sequestro di Alessandra Sgarella, l’imprenditrice sequestrata dalla ‘ndrangheta l’11 dicembre 1997. Già all’epoca gli orti di Novate Milanese erano luogo di ritrovo degli affiliati. La caratura di Vincenzo Mandalari emerse in particolare in un'intercettazione ambientale in cui il boss discuteva con Pietro Francesco Panetta, legati dalla comune appartenenza alla ‘ndrangheta ma anche da un vincolo di amicizia:

... perché fino a prova contraria a Bollate, per la vostra dote Rocco, decido solo ed esclusivamente io! E nessun altro né Nunzio Novella, ma neanche mio padre se dovesse ritornare da sotto terra, decido io per Bollate! Quindi non si devono permettere a mettere mani, perché se mettono mani, Rocco, sapete come scendo? Scendo con due pistole ai fianchi e comincio a sparare ma sparo nelle gambe veramente, perché a me non mi devono toccare, Rocco, né a me né ai cristiani che sono con me! ... non si deve permettere nessuno al mondo, soprattutto quando ci tengo ad uno, ma già perché... il principio è perché sono di Bollate, a Bollate ci sono io, si parla con me si decide insieme a me...".[4]

La posizione di Mandalari sul caso Novella

L’attività di intercettazione nei confronti del capo locale ha avuto inizio nel febbraio 2008 ed ha permesso di ricostruire la posizione di Vincenzo Mandalari in merito a “La Lombardia” e al suo ex capo Carmelo Novella, ucciso il 14 luglio 2008 per le sue mire secessioniste rispetto alla madrepatria calabrese.

Durante la reggenza di Novella, Mandalari era passato da una totale condivisione dell’operato di Novella ad un atteggiamento critico per le sue azioni poco inclini al rispetto dei vertici calabresi. Dopo il suo omicidio, Mandalari manifestò ai vertici la propria pretesa di prendere il suo posto al vertice della “Lombardia”. Nel periodo immediatamente successivo si aprì dunque una frenetica competizione per la successione al vertice della “Lombardia” tra Cosimo Barranca, capo della locale di Milano e lo stesso Mandalari. Tuttavia, dopo l’omicidio Novella, le aspirazioni dei due boss vennero ben presto disattese, perché la Provincia, il massimo organo dell'organizzazione, decise di riprendere il controllo della Lombardia adottando una soluzione di transizione, come traspare da un dialogo tra Panetta e Mandalari: "L’ho sentito una parola quando io ero giù io! Stanno lavorando per fare una camera di controllo, una camera di passaggio! E la faranno! E la faranno…"

Questa struttura fu concepita come una sorta di "unità di crisi" che aveva il compito di traghettare l’organizzazione lombarda fuori dall'emergenza. Il traghettatore di questa prima fase fu Giuseppe Neri, uno dei fondatori della “Lombardia”. Si arrivò dunque al fondamentale summit al Centro Falcone–Borsellino di Paderno Dugnano, tenutosi il 31 ottobre 2009, dove venne eletto a mastro generale Pasquale Zappia.

In una conversazione che precede l’incontro, Mandalari ribadì a Panetta il suo peso in merito all’elezione del capo della Lomabrdia: "l’essenziale che i contatti con la sotto li manteniamo noi. Io questo voglio, poi qua può fare il responsabile, lo decidiamo noi. Vogliamo prendere un cretino qualsiasi e fare un responsabile, lo decidiamo noi, facciamogli fare il responsabile".[5]

Cariche

Altri affiliati: Biagio Scriva, Antonio Armando Migale, Annunziato Vetrano, Orlando Attilio Vetrano, Pasquale Cicala, Salvatore De Marco.

Attività

Come risulta dall'operazione Crimine-Infinito, gli affiliati della Locale di Bollate erano attivi in una serie di attività criminali. Vincenzo Mandalari intratteneva rapporti con esponenti politici locali, come Francesco Simeti e l’ex sindaco di Paderno Dugnano pro tempore Gianfranco Massetti, al fine di garantire a sé e ad altri associati commesse pubbliche nel settore edilizio.

Secondo l'accusa, l’ex sindaco Gianfranco Massetti nel marzo 2008 firmò una delibera relativa al conferimento di lavori di Urbanizzazione ad una società cooperativa di Paderno Dugnano (MI), quale assegnataria della Convenzione relativa al Piano attuativo di iniziativa pubblica denominato P.L.”DM” di via Puecher. Nella Convenzione era prevista la diretta esecuzione ad opera della ditta assegnataria delle opere di urbanizzazione consistenti nella realizzazione della nuova viabilità interna al comparto, di una fascia a verde di protezione e di opere tecnologiche interrate.

L’esecuzione delle opere di urbanizzazione venne subappaltata dalla società cooperativa alla ditta IMES SRL di Vincenzo Mandalari per circa 860.000,00 euro, grazie alla complicità di un socio consigliere di amministrazione della cooperativa, Borino Spagliarisi, a fronte di una tangente del 5% sulla cifra dei lavori di via Pucher.

Mandalari aveva creato anche un movimento politico per partecipare alle elezioni amministrative del comune di Bollate del 2010, insieme al capo società della Locale di Bollate Rocco Ascone. La figlia e il nipote di Rocco Ascone, come candidati diretta espressione della Locale, dovevano "mettersi a disposizione" per garantire alle ditte calabresi lavori e appalti. Le intercettazioni mettono in luce la volontà di Mandalari di non voler puntare a Expo2015, ma di potersi accontentare di lavori piccoli "... si punta a centri sportivi... al sociale!"[6]

Bibliografia

  • Andrea Ghinetti, Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio 2010
  • Eleonora Cusin, Una ‘ndrangheta particolare. Clan calabresi a Bollate, “Rivista di Studi e Ricerche sulla criminalità organizzata”, Vol 1, N° 1 (2015)

Note

  1. Andrea Ghinetti, Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio 2010, p.203
  2. Per saperne di più, cfr Locale
  3. Eleonora Cusin, una ‘ndrangheta particolare. Clan calabresi a Bollate, “Rivista di Studi e Ricerche sulla criminalità organizzata”, Vol 1, N° 1 (2015) P.64
  4. Andrea Ghinetti, Ordinanza di applicazione coercitiva con mandato di cattura - Procedimento Penale n. 43733/06 R.G.N.R., Tribunale di Milano - Ufficio GIP, 5 luglio 2010, p.205
  5. Ivi, p.71
  6. Ivi p.218