Mauro Rostagno

Da WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie.

Mauro Rostagno (Torino, 6 marzo 1942 – Valderice, 26 settembre 1988) è stato un sociologo e giornalista italiano, ucciso da Cosa Nostra.

Biografia

Laureato in Sociologia all'Università di Trento, diventa uno dei leader del Movimento studentesco e successivamente uno dei fondatori di Lotta Continua. Dopo un periodo a Palermo come professore di sociologia, alla fine degli anni '70 si trasferisce a Milano dove fonda uno dei primi centro sociali italiani, il Macondo. Dopo la sua chiusura, insieme alla compagna Elisabetta Roveri e alla figlia Maddalena Rostagno, si trasferisce in India ed entra a far parte degli "arancioni", la comunità spirituale di Bhagwan Shree Rajnesh (Osho). Torna in Sicilia, a Trapani, e mette in piedi la comunità di "Saman" per il recupero dei tossicodipendenti.

Comincia a collaborare con una televisione locale, Rtc (Rete Tele Cinema), nella quale conduce una rubrica fissa: è qui che denuncia la presenza di Cosa Nostra sul territorio, le sue infiltrazioni nella politica locale, nelle gare d'appalto.

Omicidio

Il 26 settembre 1988 esce dagli studi televisivi di Rtc assieme assieme ad una sua collaboratrice. Sono le 20:20, i lampioni che portano a alla comunità di Saman sono spenti. Si scoprirà più avanti che il tecnico dell'Enel incaricato di quel settore, è l'autista di Vincenzo Virga, capo mandamento di Trapani. All'altezza della frazione di Valderice, in contrada Lenzi, l'auto di Rostagno viene fermata da due uomini nascosti nell'ombra, che sparano, con un fucili a pompa calibro 12 e una pistola calibro 38. Rostagno muore sul colpo, la sua collaboratrice rimane pressoché illesa.

Le indagini

Varie indagini furono condotte in merito all'omicidio.

  • La pista mafiosa (condotta dal commissario Rino Germanà) fu una delle prime ad essere vagliata dagli inquirenti, ma le indagini non riuscirono a individuare prove sufficienti.
  • La pista interna: il giornalista sarebbe stato ucciso per contrasti interni alla comunità di Saman; Francesco Cardella, il suo socio e co-fondatore della comunità, viene accusato di essere il mandante, e la compagna Elisabetta Roveri di favoreggiamento.
  • La pista politica: Rostagno, pochi giorni prima di essere ucciso, era stato chiamato a Milano a deporre dai giudici che stavano indagando sull'omicidio del commissario Luigi Calabresi; ad ucciderlo, dunque, sarebbero stati i suoi ex compagni di Lotta Continua perché Rostagno era a conoscenza del colpevole dell'uccisione del commissario Calabresi.

Un'ulteriore pista lega l'attività giornalistica di Rostagno all'uccisione in Somalia dei giornalisti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Dalle dichiarazioni rese dai testi e dai collaboratori della comunità, emerge un episodio che vede Rostagno nei pressi dell'Aeroporto di Chinisia, abbandonato: il giornalista avrebbe assistito all'atterraggio di un aereo militare, da cui erano state scaricate delle casse, e caricatene delle altre. I testi a cui Rostagno aveva poi raccontato l'accaduto, dichiarano che il giornalista era riuscito a scorgere l'interno delle casse, piene di armi. Rostagno aveva filmato tutta l'operazione, e si era recato agli studi per riversare il contenuto della minicassetta in una cassetta da vedere in un videoregistratore. Quel giorno Rostagno dichiarerà "Stasera manderò in onda un servizio che farà tremare l'Italia": il servizio non verrà mai trasmesso. Rostagno non si separava mai dalla sua borsa, nella quale era contenuta una videocassetta. Dopo al sua morte, quella cassetta sparisce: infatti, nelle fotografie che documentano il luogo dell'omicidio, si vede sul sedile posteriore dell'auto, la borsa del giornalista con tutto il suo contenuto rovesciato, ma nessuna traccia della videocassetta.

Il processo

Nel 1997 la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo prende le redini delle indagini. Grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori (esponente di spicco della cosca di Mazzara del Vallo), si apprende come il movente dell'omicidio Rostagno sarebbero state le denunce e le indagini compiute dal giornalista, diventate troppo scomode per gli affari di Cosa Nostra. La decisione di uccidere Rostagno sarebbe stata presa ad una riunione a Castelvetrano (TP) alla quale avrebbe partecipato lo stesso Sinacori, insieme al boss trapanese Francesco Messina Denaro, a Francesco Messina mafioso di Mazzara del Vallo, ed altri esponenti della zona. Le indagini erano prossime all'archiviazione tombale, fino a quando il procuratore aggiunto Antonio Ingroia non richiede una perizia balistica sui proiettili utilizzati nell'omicidio (mai effettuata fino ad allora). Si riescono così a raccogliere prove sufficienti per richiedere il rinvio a giudizio dei due sospettati dell'omicidio: il boss trapanese Vincenzo Virga, come mandante dell'omicidio, e il killer Vito Mazzara, come uno degli esecutori materiali. Il processo si apre il 2 febbraio 2011, a quasi 23 anni dall'uccisione del giornalista. E' tutt'ora in corso nell'aula Falcone del Tribunale di Trapani.

La figlia di Rostagno, Maddalena, ha aperto una pagina facebook che segue tutte le udienze del procedimento (Processo per l'omicidio di Mauro Rostagno – Trapani aula Falcone[1])