Nicolò Azoti: differenze tra le versioni

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'''Nicolò Azoti''' (Ciminna, [[13 settembre]] [[1909]] – Baucina, [[23 dicembre]] [[1946]]), è stato un sindacalista siciliano, vittima innocente di [[Cosa Nostra]].
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== Biografia ==
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Figlio di Melchiorre e Orsola Lo Dolce, era nato a Ciminna ma all'età di 8 anni la sua famiglia si trasferì a Baucina, sempre in provincia di Palermo. Sin da piccolo mostrò spiccate doti musicali: a nove anni suonava già il bombardino, nome comune del flicorno baritono, tanto che il maestro Genovese lo inserì nel corpo bandistico di Baucina. Mostrò interesse anche per il canto, lo sport e la caccia, ma il mestiere che gli dava da vivere fu quello di ebanista. Arruolato dal regime fascista, partecipò prima alla campagna d'Africa e poi alla Seconda Guerra Mondiale.
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Musicista del corpo di banda di Baucina, Azoti decise di aprire una falegnameria perché non avrebbe potuto vivere soltanto di cultura e perché pensava così di convincere i suoi futuri suoceri ad accettare il matrimonio con Domenica "Mimì" Mauro, con cui era fidanzato. Nonostante la sua nuova attività, il matrimonio fu ostacolato e avvenne, in gran segreto, nella chiesa palermitana di San Nicola da Tolentino, nel [[1939]]. Dall'unione, Azoti e Mimì ebbero due figli, Pinuccio e Antonina.
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=== Segretario della Camera del Lavoro della CGIL ===
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Nei difficili anni del secondo Dopoguerra, Azoti iniziò ad occuparsi della questione contadina e della lotta per l'assegnazione delle terre. Divenne, quindi, segretario della Camera del lavoro della CGIL e creò l’ufficio di collocamento, promuovendo la costituzione della ''Cooperativa Agricola San Marco'', con la quale sfidò la cosiddetta '''mafia del feudo'''.
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Fu inevitabile, quindi, lo scontro con gli agrari e i gabelloti mafiosi, specie dopo che si mise in testa di far applicare la nuova legge sulla divisione dei prodotti agricoli a 60 e 40 (60% al contadino, 40% al padrone).
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Prima iniziarono con le lusinghe: «''Lascia perdere tutto'' – gli disse un giorno un gabelloto – ''e ti daremo la terra e il frumento che vuoi!''». Poi, non ottenendo risultati, passarono alle minacce: «''Tu ci stai rovinando, ma te la faremo pagare cara!''».
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=== L'omicidio ===
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Il [[21 dicembre]] [[1946]] Azoti venne gravemente ferito con 5 colpi di pistola sparatigli alle spalle, mentre tornava a casa. Alla moglie, che lo soccorse, fece il nome del suo assalitore, un certo Varisco, detto l’avvocato, noto mafioso gabelloto che controllava il vicino Feudo Traversa dei Di Salvo. Il sindacalista morì due giorni dopo in ospedale. Nonostante la testimonianza della moglie ai Carabinieri, per la sua morte non fu istruito nemmeno un processo: l'inchiesta fu archiviata in istruttoria, dopo che Varisco, resosi irreperibile, si presentò ai Carabinieri con un falso alibi di ferro.
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== I Funerali ==
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Ai funerali il parroco si rifiutò di far entrare la bara in chiesa. Mancò, per paura, la solidarietà dei contadini per i quali era morto. La famiglia restò isolata.
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== La difficile vita della moglie e dei due figli ==
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“''Quando mio padre morì andammo a vivere in quella che era stata la sua falegnameria. C’era un’umidità incredibile, l’acqua scorreva dai muri. Mia madre aveva un pezzetto di terra, che faceva solo frumento. […] Nessuna pensione per la vedova, non c’erano assegni per i figli. Nessun aiuto da parte della famiglia. Avevamo il grano, mangiavamo quello. Pane e pasta con un filo d’olio. […] C’era una povertà che adesso non riusciamo più neanche a pensare e noi eravamo più poveri di tutti, una vedova e due orfani''”.
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Solo nel [[1986]] la Regione Sicilia riconobbe alla vedova un vitalizio di 500.000 lire, su iniziativa di Rita Bartoli Costa (moglie di [[Gaetano Costa]], Procuratore della Repubblica ucciso da Cosa Nostra). Racconta sua figlia Antonella: “''Col giornale in mano, mia madre fece il giro dei vicini di casa. C’era scritto che mio padre era stato vittima della mafia e lei diceva "ecco per cosa è morto mio marito, ecco chi era". Teneva quel giornale sempre a portata di mano, pronta a mostrarlo. Prima non si poteva spiegare, nessuno ci avrebbe creduto''”.
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== Memoria ==
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Il Comune di Palermo prima intitolò nel [[2014]] un giardino alla sua memoria, poi il [[27 gennaio]] [[2020]] ha rinominato via dell'Ermellino, nel quartiere Bonagia, '''Via Nicolò Azoti''', in onore del sindacalista ucciso nel 1946 dopo un’esistenza vissuta al fianco dei diritti dei contadini, nell'ambito dell’iniziativa “''Le vie dei diritti''”, promossa dal Comune di Palermo e dalla Cgil.
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== Bibliografia ==
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* ArgoCatania, ''Nicolò Azoti ucciso dalla mafia a 37 anni, una storia da ricordare'', 30 agosto 2014
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* La Sicilia, ''Pagata col sangue la sfida ai gabelloti'', 17 dicembre 2006
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[[Categoria:Sindacalisti]] [[Categoria:Vittime innocenti delle mafie]] [[Categoria:Vittime di Cosa Nostra]] [[Categoria:Nati il 13 settembre]] [[Categoria:Nati nel 1909]] [[Categoria:Morti il 23 dicembre]] [[Categoria:Morti nel 1946]] [[Categoria:Vittime senza giustizia]]

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Nicolò Azoti (Ciminna, 13 settembre 1909 – Baucina, 23 dicembre 1946), è stato un sindacalista siciliano, vittima innocente di Cosa Nostra.

Nicolò Azoti


Biografia

Figlio di Melchiorre e Orsola Lo Dolce, era nato a Ciminna ma all'età di 8 anni la sua famiglia si trasferì a Baucina, sempre in provincia di Palermo. Sin da piccolo mostrò spiccate doti musicali: a nove anni suonava già il bombardino, nome comune del flicorno baritono, tanto che il maestro Genovese lo inserì nel corpo bandistico di Baucina. Mostrò interesse anche per il canto, lo sport e la caccia, ma il mestiere che gli dava da vivere fu quello di ebanista. Arruolato dal regime fascista, partecipò prima alla campagna d'Africa e poi alla Seconda Guerra Mondiale.

Musicista del corpo di banda di Baucina, Azoti decise di aprire una falegnameria perché non avrebbe potuto vivere soltanto di cultura e perché pensava così di convincere i suoi futuri suoceri ad accettare il matrimonio con Domenica "Mimì" Mauro, con cui era fidanzato. Nonostante la sua nuova attività, il matrimonio fu ostacolato e avvenne, in gran segreto, nella chiesa palermitana di San Nicola da Tolentino, nel 1939. Dall'unione, Azoti e Mimì ebbero due figli, Pinuccio e Antonina.

Segretario della Camera del Lavoro della CGIL

Nei difficili anni del secondo Dopoguerra, Azoti iniziò ad occuparsi della questione contadina e della lotta per l'assegnazione delle terre. Divenne, quindi, segretario della Camera del lavoro della CGIL e creò l’ufficio di collocamento, promuovendo la costituzione della Cooperativa Agricola San Marco, con la quale sfidò la cosiddetta mafia del feudo.

Fu inevitabile, quindi, lo scontro con gli agrari e i gabelloti mafiosi, specie dopo che si mise in testa di far applicare la nuova legge sulla divisione dei prodotti agricoli a 60 e 40 (60% al contadino, 40% al padrone).

Prima iniziarono con le lusinghe: «Lascia perdere tutto – gli disse un giorno un gabelloto – e ti daremo la terra e il frumento che vuoi!». Poi, non ottenendo risultati, passarono alle minacce: «Tu ci stai rovinando, ma te la faremo pagare cara!».

L'omicidio

Il 21 dicembre 1946 Azoti venne gravemente ferito con 5 colpi di pistola sparatigli alle spalle, mentre tornava a casa. Alla moglie, che lo soccorse, fece il nome del suo assalitore, un certo Varisco, detto l’avvocato, noto mafioso gabelloto che controllava il vicino Feudo Traversa dei Di Salvo. Il sindacalista morì due giorni dopo in ospedale. Nonostante la testimonianza della moglie ai Carabinieri, per la sua morte non fu istruito nemmeno un processo: l'inchiesta fu archiviata in istruttoria, dopo che Varisco, resosi irreperibile, si presentò ai Carabinieri con un falso alibi di ferro.

I Funerali

Ai funerali il parroco si rifiutò di far entrare la bara in chiesa. Mancò, per paura, la solidarietà dei contadini per i quali era morto. La famiglia restò isolata.

La difficile vita della moglie e dei due figli

Quando mio padre morì andammo a vivere in quella che era stata la sua falegnameria. C’era un’umidità incredibile, l’acqua scorreva dai muri. Mia madre aveva un pezzetto di terra, che faceva solo frumento. […] Nessuna pensione per la vedova, non c’erano assegni per i figli. Nessun aiuto da parte della famiglia. Avevamo il grano, mangiavamo quello. Pane e pasta con un filo d’olio. […] C’era una povertà che adesso non riusciamo più neanche a pensare e noi eravamo più poveri di tutti, una vedova e due orfani”.

Solo nel 1986 la Regione Sicilia riconobbe alla vedova un vitalizio di 500.000 lire, su iniziativa di Rita Bartoli Costa (moglie di Gaetano Costa, Procuratore della Repubblica ucciso da Cosa Nostra). Racconta sua figlia Antonella: “Col giornale in mano, mia madre fece il giro dei vicini di casa. C’era scritto che mio padre era stato vittima della mafia e lei diceva "ecco per cosa è morto mio marito, ecco chi era". Teneva quel giornale sempre a portata di mano, pronta a mostrarlo. Prima non si poteva spiegare, nessuno ci avrebbe creduto”.

Memoria

Il Comune di Palermo prima intitolò nel 2014 un giardino alla sua memoria, poi il 27 gennaio 2020 ha rinominato via dell'Ermellino, nel quartiere Bonagia, Via Nicolò Azoti, in onore del sindacalista ucciso nel 1946 dopo un’esistenza vissuta al fianco dei diritti dei contadini, nell'ambito dell’iniziativa “Le vie dei diritti”, promossa dal Comune di Palermo e dalla Cgil.

Bibliografia

  • ArgoCatania, Nicolò Azoti ucciso dalla mafia a 37 anni, una storia da ricordare, 30 agosto 2014
  • La Sicilia, Pagata col sangue la sfida ai gabelloti, 17 dicembre 2006