Ultima modifica il 13 apr 2016 alle 19:57

Operazione Ciaramella


L'Operazione Ciaramella è un'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che, con l'arresto di 99 indagati, consentì di sgominare una vasta organizzazione dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Le regioni italiane coinvolte furono Calabria, Lombardia, Lazio, Veneto ed Abruzzo; mentre gli interventi delle polizie di altri stati riguardarono Spagna, Olanda, Francia, Belgio e Serbia-Montenegro. Gli indagati per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti furono 42, mentre numerose altre persone furono indagate per associazione mafiosa.


Antefatti

I provvedimenti restrittivi scaturirono dall'attività investigativa avviata nel 2003 nei confronti della federazione di cosche di Africo (RC) Palamara–Bruzzaniti-Morabito, capeggiata dal latitante Giuseppe Morabito, arrestato il 18 febbraio 2004. Il sodalizio, al cui interno Salvatore Morabito e Giovanni Praticò rivestirono un ruolo di vertice, gestì dalla locride un vasto traffico di cocaina destinato ai mercati di Roma e Milano. A Milano operò una componente costituita dagli africesi Francesco Bruzzaniti e Francesco Pizzinga, che fu solita assicurare periodiche forniture di cocaina proveniente da Cile, Perù, Paraguay, Uruguay e Brasile, attraverso Spagna, Olanda e Belgio.

La prima fase dell'operazione

Le indagini condotte in collaborazione con la Polizia Nazionale di Madrid, consentirono di localizzare in Spagna, ad Alicante, una delle cellule incaricate di trasportare la droga in Italia. Questa, capeggiata dal croato Marijan Horvat e dal montenegrino Rade Cukic che, pur sottoposto a programma di protezione quale collaboratore di giustizia, mantenne i contatti con gli esponenti della 'ndrangheta radicati in Lombardia. Il 25 settembre 2003, a Jesolo (VE), vennero arrestati due corrieri serbo-croati e furono loro sequestrati 10kg di cocaina destinati alla cosca indagata.


La seconda fase dell'operazione

La lotta al narcotraffico

In un secondo momento, l’indagine individuò un nuovo canale di rifornimento ed i componenti di un’altra organizzazione di matrice sudamericana, facente capo alla narcotrafficante peruviana Yaneth Chavez Rojas, incaricata di approvvigionare la cocaina nei Paesi produttori, per trasferirla poi in Italia, attraverso Spagna e Belgio. La Chavez tentò di importare dal Cile 150kg di cocaina a bordo di una nave diretta prima in Belgio, per poi arrivare a Ostia (Roma), dove l’organizzazione sudamericana avrebbe potuto contare su un’altra cellula collegata alla cosca Palamara–Bruzzaniti-Morabito. Il 9 gennaio 2004, a Roma, vennero arrestati tre corrieri sudamericani e furono loro sequestrati 15kg di cocaina.

La ricerca dei latitanti

Il 14 gennaio 2004 Domenico Palamara, esponente di vertice dell’omonima cosca, colpito da due provvedimenti restrittivi per associazione di stampo mafioso ed associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, venne localizzato e tratto in arresto. Il 18 febbraio 2004, fu invece tratto in arresto il capo più prestigioso della ‘ndrangheta reggina, Giuseppe Morabito, insieme al genero Giuseppe Pansera, ricercato da 4 anni per associazione di stampo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti.[1]


Le indagini accertarono quindi l'esistenza a Milano di una 'ndrina della compagine africense della quale, oltre agli interessi nel traffico di stupefacenti, fu documentata la gestione di una serie di night club, dove veniva sfruttata la prostituzione di donne giunte illegalmente da vari Paesi dell'Europa dell'est. L'indagine accertò anche il condizionamento elettorale nel Comune di Bruzzano Zeffirio (RC), dove in occasione delle elezioni del maggio 2002, furono rivolte pesanti minacce ai cittadini affinché votassero la lista "Uniti per Bruzzano" all'interno della quale erano presenti soggetti vicini al sopracitato Giuseppe Morabito.


Nel suo complesso, l'indagine confermò la capillarità degli insediamenti extraregionali della ‘ndrangheta ed il loro consolidato inserimento nel tessuto economico del centro-nord Italia. Emersero ancora una volta gli enormi interessi legati al narcotraffico da cui la 'ndrangheta continuò e continua tuttora a trarre la maggior parte dei profitti illeciti.


Il processo

La sentenza di primo grado

Il 13 febbraio 2007 furono inflitte condanne per complessivi 153 anni di carcere.


Ulteriori gradi di giudizio

Primo Appello

Nel mese di novembre 2011 si concluse il processo di Appello che confermò le pene di 5 anni a Bedrije Kurti, 17 anni a Raphael Bayer, 21 anni a Marijian Horvat, 18 anni a Huges Recchia detto "il Marsigliese" e 7 anni e 6 mesi a Hazir Kurti. Suscitò invece molto clamore l'assoluzione di Domenico Capogreco, condannato in primo grado a 8 anni e 10 mesi di reclusione, quale uomo di massima fiducia del boss Paolo Codispoti e del cognato Giuseppe Marafioti appartenenti alla 'ndrina dei Nirta.[2]


Bibliografia

  • "Operazione Ciaramella", nota stampa, Carabinieri del ROS, 21 ottobre 2005

Note

  1. Per un approfondimento sull'associazione a delinquere di stampo mafioso si veda la legge Rognoni-La Torre
  2. Operazione “Ciaramella”, Assolto in appello affiliato ai Nirta, Maria Cristina Condello, http://www.ntacalabria.it/, 24 novembre 2011