Operazione Ignoto 23

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L'Operazione Ignoto 23 è stata un'inchiesta coordinata dalla Procura di Monza e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano contro la 'ndrangheta in Lombardia. L'operazione fa riferimento a due distinte ordinanze di esecuzione di custodia cautelare[1], eseguite il 26 settembre 2017 contro 27 persone, accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abuso d'ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio.

Tra gli indagati vi furono anche il sindaco di Seregno Edoardo Mazza (Forza Italia), finito ai domiciliari, e l'ex-vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani. L'operazione prende il nome del soggetto non identificato "Ignoto 23" che aveva preso parte al summit di 'ndrangheta di Paderno Dugnano scoperto con l'indagine Infinito, poi identificato in Fortunato Calabrò, affiliato alla locale di Limbiate, in provincia di Monza.

Antefatti

L'indagine prese avvio nel 2015 come ulteriore sviluppo delle indagini sui summit di 'ndrangheta individuati nell'Operazione Infinito, quello di Legnano del 26 febbraio 2008 presso il ristorante "il Palio" e quello di Paderno Dugnano del 31 ottobre 2009 presso il Circolo Arci "Falcone e Borsellino", al fine di individuare ulteriori partecipanti non identificati.

L'identificazione dell'Ignoto 23 e la locale di Limbiate

Il famoso "Ignoto n.23" rimase tale fino al 25 gennaio 2014 quando il personale del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Milano incrociava all'intersezione stradale tra le vie Molino Arese a Moncenisio di Cesano Maderno (MB) un autocarro guidato da un individuo che assomigliava parecchio con il soggetto n. 23. La somiglianza si rinveniva sia a livello fisico sia nella gestualità e nelle abitudini: in occasione dell'avvistamento il soggetto veniva notato fumare il sigaro così come era rilevato nell'attività di osservazione effettuata durante il summit di Legnano. Seguito l'autocarro fino a Monte Resegone di Cesano Maderno (MB), dove il conducente si fermò per entrare nel bar tabacchi e venne seguito da un militare, gli inquirenti, attraverso la targa e le foto, identificarono il soggetto 23 in Fortunato Calabrò, già indagato nell'Operazione Fiori della Notte di San Vito ma poi assolto per insufficienza di prove[2].

L'attività di indagine successiva permise inoltre di documentare lo stretto rapporto tra Calabrò e i vertici della locale di Libiate. In particolare, Calabrò è nipote di Emilio Lamarmore, sposato con la zia materna Vincenza Coppola, ed è quindi cugino di Giovanni e Antonino Lamarmore, il primo condannato all'ergastolo per omicidio e il secondo per associazione mafiosa nell'ambito dell'Operazione Infinito, dove venne riconosciuto a capo della locale di Limbiate e "Mastro Generale" della Lombardia[3].

Il legame era talmente stretto che, come documentato dalle intercettazioni, Calabrò impedì al figlio Francesco di ricevere il sacramento religioso della cresima, non potendo Antonino Lamarmore fargli da padrino essendo detenuto[4].

Gli inquirenti accertarono anche l'affiliazione alla 'ndrangheta, in un ruolo non secondario nella locale di Limbiate, di Giovanni Vitalone.

La locale di Mariano Comense

Note

  1. Renda Pierangela, Ordinanza in materia di misura cautelare personale - Procedimento penale n. 8374/2015 RGNR, Tribunale di Monza - Ufficio del Giudice per le Indagini preliminari, 7 settembre 2017; Del Vecchio Marco, Ordinanza di applicazione di misure cautelari - Procedimento penale n. 28886/2015, Tribunale di Milano - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 13 settembre 2017
  2. Del Vecchio, op.cit., pp. 50-53
  3. Ivi, p. 67
  4. Ibidem

Bibliografia

  • Del Vecchio Marco, Ordinanza di applicazione di misure cautelari - Procedimento penale n. 28886/2015, Tribunale di Milano - Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, 13 settembre 2017
  • Renda Pierangela, Ordinanza in materia di misura cautelare personale - Procedimento penale n. 8374/2015 RGNR, Tribunale di Monza - Ufficio del Giudice per le Indagini preliminari, 7 settembre 2017