Pasquale Campanello

Da WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie.

Pasquale Campanello (Avellino 14 novembre 1960 - Mercogliano (AV) 8 febbraio 1993), è stato sovrintendente Capo del Corpo di Polizia Penitenziaria , in servizio presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale. L’8 febbraio 1993, venne ucciso da quattro killer con quindici colpi di pistola a distanza ravvicinata in un agguato sotto la sua abitazione a Mercogliano.

Biografia

Nato ad Avellino, Pasquale si era diplomato in agraria e progettava di fare l’enologo, ma poi aveva scelto di indossare la divisa, rinunciando ad altri sogni. La moglie Antonietta Oliva[1] ha sostenuto che la scelta del marito non era stata un ripiego lavorativo, ma lo aveva fatto con convinzione e alto senso del dovere. Arruolatosi nel Corpo degli Agenti di Custodia poco più che ventenne, quando nel 1990 venne istituito il Corpo di Polizia Penitenziaria, Pasquale era diventato sovrintendente Capo del Corpo.

Assegnato alla Casa Circondariale di Poggioreale, dove era addetto al padiglione di massima sicurezza “Venezia”, nel quale erano reclusi diversi affiliati alla Camorra, si distinse per l'intransigenza con la quale svolgeva il proprio lavoro. Fu proprio questa sua intransigenza che firmò la sua condanna a morte da parte dei clan, che non potevano sopportare la sfida che Condello portava avanti ogni giorno nel carcere allo strapotere dei detenuti cammorristi.

L'omicidio

L’ 8 febbraio 1993, finito il turno di lavoro, Pasquale Condello stava rientrando a casa dalla giovane moglie Antonietta e i figli Silvia e Armando, quando sotto casa sua, a Torrette di Mercogliano, un commando di quattro killer lo bersagliò con 14 colpi di arma da fuoco, di cui 4 alla testa, uccidendolo sul colpo, all'età di 32 anni.

Memoria

Il Sovrintendente Campanello è stato riconosciuto "Vittima del Dovere" ai sensi della Legge 466/1980 dal Ministero dell'Interno. Alla sua memoria è intestata una targa presso la Sala Convegni dell'istituto penitenziario di Napoli Poggioreale.

Il 1° febbraio 2017, il DAP ha comunicato la volontà di intitolargli la Casa Circondariale di Ariano Irpino.

Note

  1. Testimonianza resa ad Antonio Di Gisi, durante un incontro col Presidio Libera Atripalda, 11/02/2015

Bibliografia

Questa voce è stata redatta attraverso la testimonianza orale della moglie di Campanello, Antonietta Oliva.