Pietro Scaglione: differenze tra le versioni

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Dopo essere entrato in magistratura nel [[1928]] e avere esordito in aula come pubblico ministero negli anni Quaranta, Scaglione indagò sulla banda [[Salvatore Giuliano]] e preparò dure requisitorie contro gli assassini del sindacalista [[Salvatore Carnevale]], ucciso nel [[1955]], negli anni delle lotte contadine per la redistribuzione delle terre.
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Diventato procuratore capo nel [[1962]], Scaglione indagò sulla [[strage di Ciaculli]] e inquisì [[Salvo Lima]], [[Vito Ciancimino]] e altri politici locali e nazionali.
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== Indagini e Processi==
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Nel gennaio 1991 il giudice istruttore di Genova Dino Di Mattei, che si occupava delle indagini, dichiarò di non doversi procedere nei confronti dei presunti responsabili dell'omicidio del procuratore Scaglione ([[Gaetano Fidanzati]], [[Gerlando Alberti]] e il figlio, [[Salvatore Riina]], [[Luciano Leggio]], [[Pippo Calò]], [[Francesco Scaglione]], [[Pietro D'Accardio]] e [[Francesco Russo]]) in quanto «non è stato possibile individuare nei confronti di questi imputati gli elementi convincenti di accusa, come ad esempio il rinvenimento delle armi usate o testimonianze dirette, che giustifichino il passaggio alla fase dibattimentale».
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== Bibliografia ==
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*Saverio Lodato, ''Quarant’anni di mafia, Milano'', BUR, 2013
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Pietro Scaglione (Palermo, 2 marzo 1906 – Palermo, 5 maggio 1971) è stato un magistrato italiano, primo giudice ucciso da Cosa Nostra in Sicilia.

Biografia

Dopo essere entrato in magistratura nel 1928 e avere esordito in aula come pubblico ministero negli anni Quaranta, Scaglione indagò sulla banda Salvatore Giuliano e preparò dure requisitorie contro gli assassini del sindacalista Salvatore Carnevale, ucciso nel 1955, negli anni delle lotte contadine per la redistribuzione delle terre.

Diventato procuratore capo nel 1962, Scaglione indagò sulla strage di Ciaculli e inquisì Salvo Lima, Vito Ciancimino e altri politici locali e nazionali.

L’omicidio

Il 5 maggio 1971 Scaglione si trovava a bordo della Fiat 1300 nera guidata dall'agente di custodia Antonino Lorusso, quando l’auto venne bloccata in via dei Cipressi da un'altra automobile, da cui uscirono due o tre persone che fecero fuoco con pistole calibro 9 e 38 Special.

Indagini e Processi

Nel gennaio 1991 il giudice istruttore di Genova Dino Di Mattei, che si occupava delle indagini, dichiarò di non doversi procedere nei confronti dei presunti responsabili dell'omicidio del procuratore Scaglione (Gaetano Fidanzati, Gerlando Alberti e il figlio, Salvatore Riina, Luciano Leggio, Pippo Calò, Francesco Scaglione, Pietro D'Accardio e Francesco Russo) in quanto «non è stato possibile individuare nei confronti di questi imputati gli elementi convincenti di accusa, come ad esempio il rinvenimento delle armi usate o testimonianze dirette, che giustifichino il passaggio alla fase dibattimentale».

Bibliografia

  • Saverio Lodato, Quarant’anni di mafia, Milano, BUR, 2013