Rocco Greco

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Ormai, il problema sono io. Se vado via, i miei figli sono a posto
(Rocco Greco)[1]

Rocco Greco (Gela (CL), 1962 - Gela (CL), 27 febbraio 2019) è stato un imprenditore italiano famoso per aver denunciato il pizzo e fatto condannare i suoi estorsori. È morto suicida a seguito della decisione del Ministero dell'Interno di negare l'iscrizione nelle white list della sua azienda.

Rocco Greco

Biografia

Rocco Greco era titolare della Cosiam Srl, attiva nell'edilizia nella città di Gela. Per anni, come tutti gli imprenditori gelesi, aveva pagato il pizzo finché nel 2007 decise di denunciare i boss della Stidda e di Cosa Nostra che si dividevano il pizzo in città, convincendo anche altri sette imprenditori a fare altrettanto. Erano gli anni di Rosario Crocetta: il sindaco di Rifondazione Comunista dopo la sua elezione stava portando avanti un'offensiva istituzionale alle cosche in città. Le denunce di Greco e degli altri imprenditori portarono all'arresto di 11 persone nell'operazione ribattezzata Munda Mundi, che si concluse in Cassazione con condanne nei confronti dei boss per oltre 134 anni.

Per vendetta, dal carcere i boss denunciarono a sua volta Greco, individuandolo non come vittima ma come loro socio in affari. Il processo si concluse con una piena assoluzione.

Ciononostante, nell'ottobre 2018 il Ministero dell'Interno negò alla ditta dell'imprenditore gelese l'iscrizione nella white list per i lavori di ricostruzione dopo il terremoto in centro Italia. "Nel corso degli anni ha avuto atteggiamenti di supina condiscendenza nei confronti di esponenti di spicco della criminalità organizzata gelese", scrisse nelle motivazioni la "Struttura di missione antimafia sisma", paventando addirittura il rischio di infiltrazioni mafiose nell'azienda.

Dopo l'ultima interdittiva antimafia, nel febbraio 2019, gli vennero revocate tutte le commesse pubbliche e private, provocando il licenziamento di 50 operai. Nonostante i ricorsi, il Tar di Palermo non concesse la sospensiva dell'interdittiva e pure quello del Lazio aveva dato il via libera al Ministero per negare l'iscrizione.

Il suicidio

Il 26 febbraio, dopo essere stato dall'avvocato per preparare un nuovo ricorso insieme al figlio Francesco, trascorse l'ultima sera in famiglia. Il figlia ha raccontato che il padre "era euforico. mi sembrò strano. Diceva: che bella serata stiamo trascorrendo. Non capivo"[2]. L'indomani, alle 5:30, Greco si svegliò, dicendo alla moglie che sarebbe andato in azienda per guardare alcune carte. Lasciò fede e orologio sul comodino. Tre ore dopo il figlio Francesco con altri dipendenti lo ritrovò in una pozza di sangue dentro un container.

Note

  1. Citato in "Salvo Palazzolo e Francesco Patanè, Mafia, Rocco Greco denuncia i boss, lo Stato lo punisce: suicida l'imprenditore antiracket, la Repubblica, 1° marzo 2019
  2. Ibidem

Bibliografia

  • Salvo Palazzolo e Francesco Patanè, Mafia, Rocco Greco denuncia i boss, lo Stato lo punisce: suicida l'imprenditore antiracket, la Repubblica, 1° marzo 2019