Salvatore Giuliano (film): differenze tra le versioni

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Versione delle 21:28, 6 ago 2014

Locandina del film "Salvatore Giuliano"
Francesco Rosi

SALVATORE GIULIANO

Anno: 1962

Durata: 118 min

Colore: B/N

Audio: sonoro

Genere: drammatico

Regia: Francesco Rosi

Soggetto: Suso Cecchi D'Amico, Enzo Provenzale, Francesco Rosi, Franco Solinas

Sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico, Enzo Provenzale, Francesco Rosi, Franco Solinas

Produttore: Franco Cristaldi

Distribuzione (Italia): Galatea Film, Lux Film, Vides Cinematografica

Fotografia: Gianni Di Venanzo

Montaggio: Mario Serandrei

Musiche: Piero Piccioni

Scenografia: Sergio Canevari, Carlo Egidi

Trama

Luglio 1950, Castelvetrano, Sicilia. Nel cortile di una casa viene trovato il cadavere del bandito Salvatore Giuliano, apparentemente ucciso in uno scontro a fuoco con le forze dell'ordine. Mentre i carabinieri diffondono la versione ufficiale, i giornalisti, insoddisfatti, raccolgono testimonianze nel paese. Negli anni immediatamente successivi alla Liberazione, si afferma in Sicilia il movimento separatista. La banda Giuliano viene coinvolta nella lotta contro lo Stato italiano, i banditi assaltano le caserme e sparano sui carabinieri. L'esercito, giunto a Montelepre, non riesce a catturare Giuliano. Nel 1946, dopo la conquista dell'autonomia regionale, viene promulgata un'amnistia per i reati politici. Giuliano e i suoi, responsabili di reati comuni, restano alla macchia tornando ai sequestri e alle estorsioni sotto la protezione della mafia. A Portella della Ginestra, il primo maggio 1947, alla vigilia delle elezioni e della riforma agraria, la banda Giuliano apre il fuoco su una pacifica manifestazione di contadini comunisti, uccidendo undici persone: è il prezzo da pagare per guadagnarsi un'improbabile salvezza. Tra il 1948 e il 1950 la banda viene decimata, ma Giuliano resta inafferrabile. Nel processo per la strage di Portella, successivo alla sua morte, il braccio destro e cugino di Giuliano Gaspare Pisciotta si accusa del suo omicidio, mentre il vero memoriale del bandito, che si annuncia pieno di rivelazioni scottanti, resta introvabile. Giuliano era ormai diventato scomodo per tutti. Lo stesso Pisciotta, catturato, aveva accettato di collaborare consegnandolo ai carabinieri dopo averlo ucciso; lo scontro a fuoco era stato solo una messinscena a uso dell'opinione pubblica. Il processo si conclude con un verdetto di condanna; Pisciotta annuncia che presto dirà tutta la verità, ma viene avvelenato nel carcere palermitano dell'Ucciardone. Infine, nel 1960, viene ucciso il mafioso che aveva favorito la liquidazione della banda Giuliano.

Premi

  • Festival di Berlino 1962: Orso d'argento per il miglior regista
  • Grolla d'oro 1962: Grolla d'oro per la regia
  • Premio San Fedele 1962: Premio San Fedele per il cinema
  • Globo d'oro 1963: Miglior film
  • Nastri d'argento 1963
    • Regista del miglior film (ex aequo con Le quattro giornate di Napoli)
    • Migliore musica
    • Migliore fotografia in bianco e nero

Nomination

  • Nastri d'argento 1963
    • Nomination Miglior produttore
    • Nomination Migliore sceneggiatura