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Strage del rapido 904

1 byte aggiunto, 20:43, 27 ott 2013
La Strage del Rapido 904 (detta strage del treno di Natale), è una strage avvenuta il 23 dicembre 1984 all'interno della Grande Galleria dell'Appennino, all'altezza di San Benedetto Val di Sambro (40 km di distanza da Bologna). Una bomba, posta all'interno della nona carrozza della seconda classe del treno n.904, partito da Napoli con destinazione Milano, deflagra all'interno della galleria: il bilancio della strage fu di 16 morti e quasi 300 feriti.
 
Sempre all'altezza di San Benedetto Val di Sambro, nei pressi della Grande Galleria dell'Appenino, esattamente dieci anni prima, il 4 agosto 1984, era stato effettuato un altro attentato, di matrice terroristica, ai danni del treno Italicus. A differenza che nella strage del Rapido 904, l'Italicus venne fatto saltare in aria all'esterno della galleria: quindi, intenzione degli attentatori nella strage di Natale è stato quello di massimizzare l'esplosione, utilizzando la galleria dell'Appennino come scatola di amplificazione dela deflagrazione. La strage del rapido è la prima strage in Italia dove una bomba viene azionata a distanza tramite un telecomando.
La strage del Rapido 904 è l'unica strage, all'interno di quella che viene definita la "strategia delle tensione", di cui sono stati condannati i mandanti; ad oggi sono invece sconosciuti gli esecutori e non sono del tutto chiari i moventi che hanno portato a compierla.
== Le indagini ==
per Per prima si mosse la Procura della Repubblica di Bologna: venne richiesta una perizia chimico-balistica per accertare il materiale utilizzato e le dinamiche dell'esplosione; durante le indagini saltò fuori un testimone che aveva visto una persona sistemare proprio nella nona carrozza detonata due borsoni, alla fermana della Stazione Santa Maria Novella di Firenze. Così il corpus delle indagini viene trasferito alla Procura di Firenze. Le indagini saranno svolte dal pubblico ministero Pier Luigi Vigna.
Il 29 marzo 1985, appena tre mesi dopo la strage, a Roma, durante una perquisizione ad esponenti della malavita organizzata, in un appartamento di Prati vengono trovate due valigette contenenti radiocomandi a lungo raggio. Proprietario dell'appartamento è Guido Cercola, conosciuto come il "luogotenente" del mafioso Giuseppe Calò, capo della famiglia di Porta Nuova a Palermo, soprannominato "il cassiere di Cosa Nostra". Emergono rapporti tra Cercola e un certo Friedrich Schaudinn, un uomo tedesco che secondo le dichiarazioni di Cercola aveva costruito il sistema di radiocomandi per utilizzarlo in un sistema antifurto. Le indagini condotte dimostrano l'assoluta compatibilità di questo tipo di radiocomandi con attentati come quello effettuato sul Rapido 904.
Interrogato a Roma, Shaudinn confesserà di aver consegnato il dispositivo a Cercola all'inizio del dicembre 1984, al costo di 18 milioni di lire: a pagare la somma fu proprio il boss di Cosa Nostra Pippo Calò.
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