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Mafie in Germania

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In particolare, nel [[1955]] venne stipulato un accordo bilaterale tra Repubblica Federale Tedesca e Repubblica Italiana<ref>Decreto del Presidente della Repubblica, 23 marzo 1956, n. 893, “''Esecuzione dell’Accordo fra la Repubblica italiana e la Repubblica Federale di Germania per il reclutamento ed il collocamento di manodopera italiana nella Repubblica Federale di Germania concluso in Roma il 20 dicembre 1955''”. (GU Serie Generale n. 205 del 17/08/1956)</ref> per agevolare l’arrivo di manodopera italiana in Germania, avendo quest’ultima raggiunto la piena occupazione e necessitando dunque di ulteriore forza lavoro. A ciò si aggiunse, nel [[1957]] la firma dei Trattati di Roma con la conseguente creazione del '''Mercato Europeo Comune'''.
Seguendo '''i flussi migratori dell'epoca''', inizialmente in maniera del tutto casuale esattamente come avvenne nel Nord Italia, gli esponenti delle organizzazioni mafiose italiane si mimetizzarono tra i propri compaesani che andavano strutturandosi in comunità che ricalcavano i paesi e la lingua d'origine.  Mete principali furono '''le regioni occidentali della Germania''', specialmente il '''Nordreno-Vestfalia''', regione ricchissima di industrie e bacini minerari come quello della Ruhr e della florida economia sulle sponde del Reno, ma anche il Baden-Württemberg, l’Assia, la Bassa Sassonia e la regione della Saar. Dapprincipio, il flusso migratorio fu abbastanza omogeneo, vedendo al suo interno sia lavoratori provenienti dal Sud come dal Nord Italia. Tuttavia, a partire dagli anni Sessanta furono soprattutto lavoratori del Sud Italia a scegliere la via dell’espatrio: circa il 70-80% delle partenze dal nostro Paese riguardavano il Meridione, con una quota maggioritaria e sempre crescente per quanto riguardava Puglia, Campania, Sicilia e Calabria.  Le persone che sceglievano di migrare erano tendenzialmente giovani uomini, in età lavorativa, il cui unico obiettivo all’estero era quello di lavorare per poter rimandare parte dei propri guadagni alle famiglie rimaste in Italia, per le quali spesso quella somma mensile costituiva l'unica entrata. La natura del contratto dei ''Gastarbeiter'' (letteralmente: lavoratori ospiti) italiani in Germania prevedeva '''un soggiorno di breve o media durata'''. Con il passare del tempo però, i ricongiungimenti famigliari divennero sempre più frequenti ed avvenne una sorta di “''normalizzazione''” demografica dei flussi che portò al trasferimento di intere famiglie che raggiunsero il capostipite<ref>MORANDI E., Governare l’emigrazione. Lavoratori italiani verso la Germania nel secondo dopoguerra, Rosenberg & Sellier, Torino, 2011</ref>. Fu così che '''interi nuclei familiari vennero ricostituiti in Germania'''. La ricostituzione dei nuclei familiari venne sfruttata anche dagli esponenti delle organizzazioni mafiose italiane, che si stabilirono nelle stesse zone dove vi era un'elevata presenza di connazionali, se non addirittura compaesani, in modo da poter replicare le stesse pratiche estorsive ed intimidatorie che esercitavano in patria. Non tutto avveniva alla luce del sole: è stato appurato che molti si recavano in Germania illegalmente, per non dover seguire tutta la trafila burocratica prevista dall'accordo, che comprendeva anche severe visite mediche e test attitudinali.
=== L'accordo di Schengen nel 1985 ===
Quando il [[9 novembre]] [[1989]] cadde il Muro di Berlino, simbolo della Guerra Fredda, le mafie italiane, perfettamente integrate nel tessuto socio-economico e culturale tedesco, colsero subito l'occasione per sfruttare il nuovo varco ad Est per espandere i propri traffici, iniziando a fare in Germania quello che poi avrebbero fatto all'indomani della dissoluzione dell'Unione Sovietica.
== La situazione attuale: riepilogo ==Le associazioni di stampo mafioso italiane, tra tutte [[Cosa Nostra]], la [['ndrangheta]] e la [[camorra]], presentano, nella loro diversità organizzativa, delle similitudini nelle modalità di insediamento e radicamento in Germania. Principalmente dedite al traffico di droga e di armi, creano dei corridoi sicuri investendo l'ingente quantità di denaro sporco in attività formalmente legali, così da trasformare un ristorante o una pizzeria in una base di stoccaggio di droga e armi, oltre che un punto di riferimento ed incontro per la comunità mafiosa insediatasi nella città. In tutte le organizzazioni, poi, le varie famiglie emigrate mantengono uno stretto legame con l'organizzazione originaria, mantenendo rapporti diretti e costanti.  
L'organizzazione mafiosa più forte e radicata in Germania è la [['ndrangheta]], la cui presenza si snoda attraverso tutti i Länder, da nord a sud, ma risulta più concentrata nelle regioni del nord-ovest, dove sono presenti le principali aree industriali e aziende del paese per via anche della presenza dei bacini minerari più ricchi.
Nonostante l'intensificazione dei rapporti tra le forze dell’ordine tedesche e quelle italiane che ha portato a diverse operazioni antimafia internazionali, il principale problema in Germania è la scarsa consapevolezza della presenza mafiosa sia da parte dell'opinione pubblica, sia delle autorità tedesche, anzitutto per un ritardo culturale nel classificare le mafie italiane come un problema etnico tipicamente italiano, senza grandi effetti sul tessuto sociale, economico, politico e culturale tedesco.
E A questo si aggiunge che in Germania, al contrario che in Italia, non esiste una legge che condanni penalmente l'appartenenza a un'associazione di stampo mafioso come il 416-bis, così come è assente la confisca dei beni. Le organizzazioni mafiose italiane quindi hanno maggiore libertà di movimento che in Italia, nonostante, all'indomani della [[Strage di Duisburg]], fosse nata anche un'associazione antimafia ''ad hoc'', [[Mafia? Nein Danke!]], impegnata nella sensibilizzazione della società civile tedesca sul tema, e siano oggi diverse le realtà che hanno acceso i riflettori sulla presenza mafiosa, soprattutto della 'ndrangheta, in Germania. == Cosa Nostra in Germania ==La Germania non fu mai una destinazione privilegiata delle famiglie mafiose più potenti di Cosa Nostra, che privilegiavano anzitutto gli Stati Uniti e il Sud America. Furono invece le famiglie delle altre province siciliane, oppure esponenti della [[Stidda]], a sceglierla come obiettivo per le proprie strategie di espansione all'estero. Questa presenza risale agli anni Ottanta del Novecento, quando le famiglie del mandamento di Niscemi inviarono in territorio tedesco i cosiddetti "reggenti", con il compito di mantenere saldi collegamenti con i clan di origine<ref>Direzione Investigativa Antimafia, ''Relazione 2° semestre 2016'', p. 62</ref>. Sfruttando la loro presenza sul territorio, i reggenti crearono delle vere e proprie reti logistiche che, stando nell'ombra, poterono essere utilizzate in molti modi, anzitutto nascondendo latitanti e poi gestire in tranquillità il traffico di droga.  === La pista tedesca di Borsellino ===Nel [[1992]], poco prima di morire, [[Paolo Borsellino]] stava seguendo una “''pista tedesca''”, nell'ambito delle indagini che riguardavano l'omicidio di [[Rosario Livatino]], ucciso dalla Stidda, e quello del Maresciallo dei Carabinieri [[Giuliano Guazzelli]], inizialmente attribuito sempre alla Stidda ma poi rivelatosi opera di Cosa Nostra. Lo confermò anche l'allora capo della ''Bundeskriminalamt'' (un reparto delle forze di polizia tedesche), Hans Ludwig Zachert: Borsellino diede informazioni per catturare dei mafiosi nel Nordreno-Vestfalia e nel Baden-Württemberg<ref>Attilio Bolzoni, “''Da Agrigento alla Germania, ecco la pista che porta ai killer''”, la Repubblica, 26 luglio 1992</ref>. Borsellino confidò che “''che aveva capito tutto su Agrigento''”, ma poco dopo venne ucciso nella [[Strage di Via Mariano d’Amelio|Strage di Via D'Amelio]]. === Le dichiarazioni di Antonino Giuffrè ===Fu il collaboratore di giustizia [[Antonino Giuffrè]]<ref>Interrogatorio in carcere di Antonino Giuffrè, Milano 27 novembre 2002, cit. da Forgione F., ''Mafia Export'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2009</ref> che, parlando del fratello di [[Bernardo Provenzano]], anche lui emigrato in Germania, diede una chiara descrizione di ciò che avveniva nel paese tedesco: “''Non è che ‘u frati di Provenzano se ne va in Germania per andarsene a zappare o a fari ‘u manovali, no?... e quante persone ci sono che se ne vanno in Germania per creare punti di riferimento e a sua volta crearsi conoscenze […] la mafia sarà una multinazionale… il cervello sarà in Sicilia, si sa abbastanza adeguare ai cambiamenti e per questo non è mai scomparsa… perché sa superare questi cambiamenti… ora sarà in un altro contesto… europeo… non è un caso che noi troviamo nuclei agrigentini in Belgio, nuclei siciliani in Germania e nell’Europa dell’Est, magari perché da noi c’è una legislazione e delle strutture che ostacolano questo adattamento''”  Nonostante il ruolo del fratello di Bernardo Provenzano in Germania non fu mai collegato a delle attività mafiose, Giuffrè, che fu arrestato nel [[2002]], dipinse un quadro molto preciso e sottolineò una questione molto importante, ovvero la capacità della mafia di insediarsi in territori '''legislativamente e culturalmente impreparati''' a riconoscere e perseguire il reato di associazione di stampo mafioso. Secondo quanto scrive Francesco Forgione, i clan siciliani hanno i propri centri nevralgici in città quali '''Amburgo, Mannheim, Norimberga, Spiesen-Elversberg e Wuppertal''', collocandosi quindi in una zona molto ampia ma, anche in questo caso, prevalentemente nelle regioni occidentali del paese. Le famiglie in questione non sono tra le più potenti di [[Cosa Nostra]], ma hanno comunque il loro peso e importanza: gli Emanuello di Caltanissetta, gli Aparo-Nardo-Trigila di Siracusa, le famiglie di Vittoria, in provincia di Ragusa, e di Niscemi e Gela, in provincia di Caltanissetta, nonché le cosche agrigentine di Favara e di Siculiana<ref>Citato in FORGIONE Francesco, "German Connection", in ''Il circuito delle mafie'', LIMES Rivista italiana di Geopolitica, Volume 10, 2013</ref>.  === Gli arresti dei latitanti ===In Germania vi furono anche numerosi arresti di latitanti siciliani, 14 tra il [[2000]] e il [[2017]]. Tra loro vi sono<ref>Citato in Forgione, ''Mafia Export'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2009</ref>:* Francesco Sacco, affiliato alla famiglia Carbonaro-Dominante di Vittoria, arrestato nel dicembre 2004; * Massimo Cutelli, del gruppo Aparo-Nardo-Trigila, attivo nella provincia di Siracusa, arrestato a Norimberga nel giugno del 2005; * Maurizio Vitello, della famiglia di Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, arrestato a Monaco di Baviera nel marzo del 2006; * Joseph Focoso, killer di Cosa Nostra coinvolto nell’omicidio del maresciallo dei carabinieri [[Giuliano Guazzelli]] e nel sequestro e successiva uccisione del piccolo [[Giuseppe Di Matteo]], catturato nel 2005 a Spiesen-Elversberg cittadina della Saarland.  === Le attività di Cosa Nostra in Germania ===La mafia siciliana in Germania inizialmente si occupò solo di traffici illeciti (droga, armi e rapine), ma ben presto si infiltrò nel sistema produttivo e imprenditoriale, tramite l'acquisizione di ristoranti e pizzerie, utilizzati anzitutto per lo stoccaggio di stupefacenti. Non solo: stando alle indagini della Questura di Colonia, le famiglie siciliane, in particolare quelle originarie delle provincie di Enna, Caltanissetta e Agrigento, investono attivamente anche nel settore edile: gli arrestati erano tutti già conosciuti dalle autorità tedesche per altri reati quali l’evasione fiscale e contributiva e le sistematiche violazioni ai diritti dei lavoratori<ref>Direzione Investigativa Antimafia, ''Relazione 2° semestre 2016'', p. 62</ref>. 
== Note ==