Stefano Sanfilippo: differenze tra le versioni

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'''Stefano Sanfilippo''' (Gela, [[3 dicembre]] [[1945]]), è uno 'ndranghetista di origini siciliane appartenente alla cosca Novella-Gallace della jonica calabrese. Trasferito a Pogliano Milanese (MI), [[Capo Locale]] della [[Locale di Rho]] ed ex vicario dell'ormai defunto [[Carmelo Novella]] (ex reggente della [[Lombardia (Camera di Controllo)|Lombardia]]).
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'''Stefano Sanfilippo''' (Gela, [[3 dicembre]] [[1945]]), è uno 'ndranghetista di origini siciliane appartenente alla cosca Novella-Gallace della jonica calabrese. Trasferitosi a Pogliano Milanese (MI), sarebbe il [[Capo Locale]] della [[Locale di Rho]] ed ex vicario dell'ormai defunto [[Carmelo Novella]] (ex reggente della [[Lombardia (Camera di Controllo)|Lombardia]]).
  
 
== Biografia==
 
== Biografia==

Versione delle 19:43, 23 feb 2019


Stefano Sanfilippo (Gela, 3 dicembre 1945), è uno 'ndranghetista di origini siciliane appartenente alla cosca Novella-Gallace della jonica calabrese. Trasferitosi a Pogliano Milanese (MI), sarebbe il Capo Locale della Locale di Rho ed ex vicario dell'ormai defunto Carmelo Novella (ex reggente della Lombardia).

Biografia

Originario della provincia di Caltanissetta, sposato con Concetta Bressi, calabrese di Badolato, si trasferisce nel milanese dal 1970 dove svolge anche l'attività di imprenditore edile con i cognati di cui è socio della IM.E.PO S.R.L. Fu arrestato già il 21 agosto 1984 dal N.O.R.M. della Compagnia Carabinieri di Rho (MI), in esecuzione del mandato di cattura emesso dalla Procura della Repubblica di Ferrara, perché fortemente sospettato di far parte della banda responsabile del sequestro di persona del Dottor Giorgio Molinari, avvenuto il 15 marzo 1984 a Bondeno di Ferrara, successivamente ucciso e fatto ritrovare sotto una colata di cemento, mediante una telefonata anonima. Secondo fonti confidenziali i membri della banda, capeggiata da Raffaele Tambaro, sarebbero stati:

Il 19 novembre 1991 fu denunciato in stato di libertà, unitamente ad altre 27 persone, dal Nucleo Operativo Carabinieri di Rho[1], in quanto ritenuto responsabile del delitto di cui all’art. 416 Bis C.P. di far parte di un’organizzazione di stampo mafioso, la ‘ndrangheta, finalizzata al riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite, al traffico di sostanze stupefacenti ed al “taroccaggio” di auto di grossa cilindrata.[2]

Nell'ambito dell' Operazione Infinito è stato condannato in primo grado alla pena di anni dodici di reclusione per il reato di associazione mafiosa.[3]

Note

  1. C.n.r. n.353/2-15-1990 del 19.11.1991, Nucleo Operativo Carabinieri di Rho
  2. Regione Carabinieri “Lombardia”, Gruppo di Monza, Nucleo Investigativo, Indagine Infinito, pag. 1522
  3. Roberto Arnaldi, Sentenza Infinito,Tribunale di Milano, Ufficio del Giudice per le indagini preliminari, Procedimento Penale N. 72991/2010 RGNR (stralciato dal N. 43733/06 NR), 19 novembre 2011