Processi Contrada: differenze tra le versioni
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Con l'espressione "'''Processi Contrada'''" si intende comunemente l'insieme dei processi volti ad accertare le responsabilità penali di [[Bruno Contrada]], accusato, e poi condannato in via definitiva, per '''[[Concorso esterno in associazione mafiosa|concorso esterno in associazione mafiosa]]''', condanna poi revocata il [[7 luglio]] [[2017]] dalla Corte di Cassazione, dando seguito alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che aveva condannato l'Italia in quanto prima del [[1994]], quando la suprema Corte si espresse a sezioni riunite, il reato "''era poco chiaro''". | Con l'espressione "'''Processi Contrada'''" si intende comunemente l'insieme dei processi volti ad accertare le responsabilità penali di [[Bruno Contrada]], accusato, e poi condannato in via definitiva, per '''[[Concorso esterno in associazione mafiosa|concorso esterno in associazione mafiosa]]''', condanna poi revocata il [[7 luglio]] [[2017]] dalla Corte di Cassazione, dando seguito alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che aveva condannato l'Italia in quanto prima del [[1994]], quando la suprema Corte si espresse a sezioni riunite, il reato "''era poco chiaro''". | ||
La sentenza di Strasburgo, in sintesi, aveva motivato la sua decisione con il principio giuridico contenuto nell'articolo 7 della Convenzione europea dei diritti umani, per il quale “''Nulla poena sine lege''” (niente pena senza una legge che la preveda). Un principio che i giudici di Strasburgo poterono richiamare al caso Contrada solo grazie a '''un errore dei rappresentati dello Stato Italiano''', i giuristi '''Ersilia Spatafora''' e '''Paola Accardo'''<ref>Giuseppe Pipitone, [https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/07/mafia-dopo-la-sentenza-contrada-esultano-i-colletti-bianchi-di-cosa-nostra-legale-dellutri-precedente-importante/3714489/ Mafia, dopo la sentenza Contrada esultano i colletti bianchi di Cosa nostra. Legale Dell’Utri: “Precedente importante”], il Fatto Quotidiano, 7 luglio 2017</ref>, le quali non obiettarono alcunché circa la premessa dei giudici europei che definiva il concorso esterno come “''creazione della giurisprudenza''“, quando in realtà ha "''un'origine normativa''", perché scaturisce dalla combinazione tra la norma incriminatrice (l’articolo 416 bis) e l’articolo 110 del codice penale che prevede il concorso in reato. Senza quella contestazione di merito, quindi, la CEDU ha potuto facilmente condannare l’Italia per il caso Contrada ravvisando la violazione dell’art. 7 della Convenzione Europea. | |||
[[File:Bruno Contrada 2.jpg|400px|thumb|right|Bruno Contrada]] | [[File:Bruno Contrada 2.jpg|400px|thumb|right|Bruno Contrada]] | ||
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Il fatto venne confermato da altri massoni, tra cui l'avvocato Messina, che gli aveva fatto sapere che Contrada da dirigente dell'Alto Commissario aveva fatto trapelare in anticipo notizie su perquisizioni nel trapanese. Lo stesso Spatola, in alcune occasioni in cui si trovava a Campobello, era stato avvisato tempestivamente degli imminenti controlli di Polizia dal suo capo-famiglia [[Antonio Messina]] e così aveva potuto occultare in tempo le armi che deteneva nella propria abitazione. | Il fatto venne confermato da altri massoni, tra cui l'avvocato Messina, che gli aveva fatto sapere che Contrada da dirigente dell'Alto Commissario aveva fatto trapelare in anticipo notizie su perquisizioni nel trapanese. Lo stesso Spatola, in alcune occasioni in cui si trovava a Campobello, era stato avvisato tempestivamente degli imminenti controlli di Polizia dal suo capo-famiglia [[Antonio Messina]] e così aveva potuto occultare in tempo le armi che deteneva nella propria abitazione. | ||
==== Giuseppe Marchese ==== | |||
Collaboratore di giustizia dal settembre [[1992]], era affiliato alla [[famiglia di Corso dei Mille]], facente parte del "mandamento" di Ciaculli, già capeggiata da suo zio [[Filippo Marchese]], vittima di lupara bianca a metà degli anni '80. Cognato di [[Leoluca Bagarella]], che aveva sposato sua sorella Vincenza Marchese, il contributo investigativo di Marchese fu universalmente riconosciuto come eccezionale data la sua vicinanza a [[Totò Riina]]. | |||
In sede processuale confermò che nella tenuta della "Favarella" di [[Michele Greco]], all'inizio del [[1981]], suo zio Filippo si era appartato con lui, comunicandogli riservatamente di andare ad avvisare lo "zio Totuccio" (alias Riina) perché il "dottore Contrada" aveva fatto sapere che le forze di polizia lo avevano individuato nella località dove il capo dei capi trascorreva la sua latitanza<ref>Ivi, p.497</ref>. Marchese si era quindi recato nella villa a Borgo Molara, sulla salita di Villagrazia di Palermo, dove Riina trascorreva la latitanza: appresa la notizia, Riina lasciò immediatamente il luogo per rifugiarsi a San Giuseppe Jato, nella tenuta di tale "Totò Lazio", insieme alla moglie, i figli e alla cognata Manuela. | |||
Marchese riferì quindi che nell'ottobre [[1981]], mentre il padre era latitante in una palazzina all'inizio del paese di Villabate, lo zio Filippo gli disse di spostarlo sempre perché il dott. Contrada aveva fatto sapere che nella zona ci sarebbero state delle perquisizioni<ref>Ivi, p.499</ref>. | |||
Un'altra volta, sempre grazie a Contrada, Marchese e suo zio sfuggirono a una perquisizione nata da una telefonata anonima che aveva indicato il luogo dove si nascondevano lo zio, "Pinuzzu" Calamia e Carmelo Zanca, autori dell'omicidio di Gioacchino Tagliavia. La perquisizione in effetti vi fu, come venne accertato in sede processuale, ma i mafiosi si erano già messi in salvo. | |||
==== Pietro Scavuzzo ==== | |||
Collaboratore di giustizia dal luglio 1993, riferì che intorno alla fine del [[1989]] fu incaricato dal proprio capo-mandamento, Salvatore Tamburello, di rintracciare in Svizzera, dove si recava spesso per la gestione di traffici illeciti, un tecnico esperto di archeologia per la valutazione di un'anfora di proprietà di [[Francesco Messina Denaro]], capo-mandamento di Castelvetrano e uno dei tre rappresentanti della provincia di Trapani. | |||
L'esperto svizzero arrivò in sicilia nei primi mesi del [[1991]] e Scavuzzo aveva avuto l'incarico di prelevare l'anfora da casa di Tamburello a Mazara del Vallo e di trasportarla in macchina insieme a [[Calogero Musso]] a Palermo, dove si sarebbe incontrato alle 12 con il tecnico svizzero presso il Motel Agip. Lì, oltre al tecnico, vi era anche una terza persona che non aveva mai visto. L'anfora fu riconosciuta di elevato valore e fu portata in Svizzera per ulteriori accertamenti, che qualche mese dopo confermarono la prima valutazione. | |||
Tornato in Sicilia, Scavuzzo venne a sapere che l'anfora non era più in possesso di Messina Denaro, che l'aveva regalata al dott. Messineo, messo a conoscenza della sua esistenza dall'amico che aveva assistito alla prima valutazione, '''Bruno Contrada'''. | |||
Dalla consultazione delle agende del funzionario del SISDE fu possibile verificare che effettivamente si era recato spesso a Palermo nel periodo indicato dal pentito, benché fosse in servizio a Roma, e il [[4 febbraio]] risultò una visita alla Questura di Trapani, dove prestava servizio il dott. Messineo, e il [[30 maggio]] una telefonata proprio al vice-questore di Trapani<ref>Ivi. p. 540</ref>. | |||
==== Gaetano Costa ==== | |||
Affiliato alla [['ndrangheta]] con il ruolo di trequartista nel messinese e collaboratore dal [[25 febbraio]] [[1994]], dichiarò di non aver mai conosciuto Contrada ma di aver assistito a un episodio che lo riguardava direttamente mentre era detenuto al carcere dell'Asinara insieme ad altri "uomini d'onore" come Cosimo Vernengo, Pietro Scarpisi e Vincenzo Spadaro. Quest'ultimo, in particolare, appresa la notizia dell'arresto di Contrada dalla televisione esclamò "''nnu consumaru!''" (ce lo hanno consumato!)<ref>Ivi. p.543</ref>. | |||
L'episodio fu ritenuto credibile dagli inquirenti, data anche l'assenza di qualsiasi personale interesse del collaborante. | |||
=== Antefatti: ulteriori riscontri testimoniali e documentali === | === Antefatti: ulteriori riscontri testimoniali e documentali === | ||
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=== La richiesta dell'eutanasia e la concessione dei domiciliari nel 2008 === | === La richiesta dell'eutanasia e la concessione dei domiciliari nel 2008 === | ||
Il [[16 aprile]] 2008 | Il [[16 aprile]] 2008 Contrada chiese l'eutanasia con una richiesta al giudice tutelare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere presentata dalla sorella, che spiegò la volontà di morire dell'ex-numero due del SISDE perché «''questa sembra l'unica strada percorribile per mettere fine alle sue infinite pene''»<ref>[http://www.ilgiornale.it/news/sorella-contrada-eutanasia-bruno.html La sorella di Contrada: "Eutanasia per Bruno", il Giornale, 17 aprile 2008]</ref>. | ||
Il [[21 luglio]] dello stesso anno i suoi legali diffusero la notizia della perdita di ben 22 chili da parte di Contrada, per dimostrare l'incompatibilità dell'ex-numero 2 del Sisde col regime carcerario, omettendo di dichiarare però che '''il dimagrimento del detenuto era derivante dal suo rifiuto di nutrirsi'''. Il [[24 luglio]] gli vennero concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute per una durata di 6 mesi, con l'obbligo di domicilio, negando la possibilità di recarsi a Palermo in quanto '''i giudici confermarono la sua pericolosità sociale'''. | Il [[21 luglio]] dello stesso anno i suoi legali diffusero la notizia della perdita di ben 22 chili da parte di Contrada, per dimostrare l'incompatibilità dell'ex-numero 2 del Sisde col regime carcerario, omettendo di dichiarare però che '''il dimagrimento del detenuto era derivante dal suo rifiuto di nutrirsi'''. Il [[24 luglio]] gli vennero concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute per una durata di 6 mesi, con l'obbligo di domicilio, negando la possibilità di recarsi a Palermo in quanto '''i giudici confermarono la sua pericolosità sociale'''. | ||
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La revoca della condanna portò a diverse polemiche, soprattutto per il fatto che su diversi media si spacciò l'annullamento per assoluzione, nonostante i fatti alla base della condanna definitiva non fossero stati smentiti né dalla CEDU né dalla nuova pronuncia della Cassazione. | La revoca della condanna portò a diverse polemiche, soprattutto per il fatto che su diversi media si spacciò l'annullamento per assoluzione, nonostante i fatti alla base della condanna definitiva non fossero stati smentiti né dalla CEDU né dalla nuova pronuncia della Cassazione. | ||
Secondo '''Marco Travaglio''' la sentenza riporta l'antimafia all'età della pietra<ref>Marco Travaglio, L'età della Pietra, Il Fatto Quotidiano, 9 luglio 2017</ref> | Secondo '''Marco Travaglio''', direttore de "Il Fatto Quotidiano", la sentenza riporta l'antimafia all'età della pietra<ref>Marco Travaglio, L'età della Pietra, Il Fatto Quotidiano, 9 luglio 2017</ref>: "''Ora, con buona pace della Corte di Strasburgo che la mafia non l'ha mai vista neppure in cartolina, e della nostra Cassazione che invece dovrebbe saperne qualcosa, il reato di concorso esterno non è un'invenzione: è sempre esistito, come il concorso in omicidio, in rapina, in truffa, in corruzione ecc. Nel 1875, quando la Sicilia aveva una Cassazione tutta sua e la mafia si chiamava brigantaggio, già venivano condannati i suoi concorrenti esterni agrigentini per “complicità in associazione di malfattori”. Nel 1982 la legge Rognoni-La Torre creò finalmente il reato di associazione mafiosa (art. 416-bis del Codice penale) e subito dopo, nel 1987, il pool di Falcone e Borsellino contestò il concorso esterno in associazione mafiosa ai colletti bianchi di Cosa Nostra nella sentenza-ordinanza del maxiprocesso-ter.''" | ||
Secondo Attilio Bolzoni de "la Repubblica", le motivazioni del caso Contrada possono aprire a una revisione del processo anche per [[Marcello Dell'Utri]], braccio destro di [[Silvio Berlusconi]]: "''Proprio partendo da queste motivazioni c'è l'esultanza anche degli avvocati di Marcello Dell'Utri. E ben si comprende. I giudici della Cassazione hanno ritenuto provate le collusioni del braccio destro di Berlusconi solo dal 1977 al 1992, confermando l'assoluzione della Corte di Appello per le accuse successive al 1992. Nei tempi, il caso Contrada sembra una fotocopia del caso Dell'Utri. | Secondo Attilio Bolzoni de "la Repubblica", le motivazioni del caso Contrada possono aprire a una revisione del processo anche per [[Marcello Dell'Utri]], braccio destro di [[Silvio Berlusconi]]: "''Proprio partendo da queste motivazioni c'è l'esultanza anche degli avvocati di Marcello Dell'Utri. E ben si comprende. I giudici della Cassazione hanno ritenuto provate le collusioni del braccio destro di Berlusconi solo dal 1977 al 1992, confermando l'assoluzione della Corte di Appello per le accuse successive al 1992. Nei tempi, il caso Contrada sembra una fotocopia del caso Dell'Utri. | ||