Clan (camorra): differenze tra le versioni
Creata pagina con " Col termine '''clan''' si indica generalmente l'unità base della camorra, anche se negli ultimi 30 anni il termine è stato usato sia per designare i primari raggruppamenti delle organizzazioni mafiose pugliesi e quelle non tradizionali, come i gruppi criminali romani e laziali. ==Il clan secondo le scienze sociali== Come ricordato da William G. Ouchi<ref>Ouchi, William G. (1980). "Markets, bureaucracies, and clans", in ''Administrative Science Quarterly''..." |
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Come ricordato da William G. Ouchi<ref>Ouchi, William G. (1980). "Markets, bureaucracies, and clans", in ''Administrative Science Quarterly'', XXV, n. 1, pp. 135-136.</ref>, forse la definizione più chiara di clan appare in quello che uno dei padri della sociologia, Émile Durkheim definisce, nel suo celebre libro ''La divisione del lavoro sociale'', il caso della '''solidarietà organica''' e il suo contrasto con le relazioni contrattuali: | Come ricordato da William G. Ouchi<ref>Ouchi, William G. (1980). "Markets, bureaucracies, and clans", in ''Administrative Science Quarterly'', XXV, n. 1, pp. 135-136.</ref>, forse la definizione più chiara di clan appare in quello che uno dei padri della sociologia, Émile Durkheim definisce, nel suo celebre libro ''La divisione del lavoro sociale'', il caso della '''solidarietà organica''' e il suo contrasto con le relazioni contrattuali:<blockquote>«Perché esista una solidarietà organica, non basta che esista un sistema di organi necessari tra loro, che in modo generale si sentano solidali, ma è necessario anche che il modo in cui essi si uniscano, se non in ogni forma di incontro almeno nelle circostanze che si verificano più frequentemente, deve essere predeterminato... Altrimenti in ogni momento bisognerebbe equilibrare nuovi conflitti... Si dirà che ci sono dei contratti. Ma, innanzitutto, i rapporti sociali non sono capaci di assumere questa forma giuridica... Il contratto non è autosufficiente, ma presuppone una regolamentazione estesa e complicata quanto la stessa vita contrattuale... Il contratto è soltanto una tregua, e molto precaria, che sospende le ostilità solo per un periodo».</blockquote>La solidarietà a cui fa riferimento Durkheim contempla l'unione di obiettivi tra gli individui che deriva dalla loro necessaria dipendenza gli uni dagli altri. In questo senso, '''qualsiasi gruppo professionale dotato di solidarietà organica può essere considerato un clan'''. Quindi una professione, un sindacato, oppure una società può essere un clan, e la burocrazia professionalizzata può essere intesa come una risposta al bisogno comune di transazioni efficienti all'interno delle professioni (clan) e tra professioni (burocrazia). | ||
«Perché esista una solidarietà organica, non basta che esista un sistema di organi necessari tra loro, che in modo generale si sentano solidali, ma è necessario anche che il modo in cui essi si uniscano, se non in ogni forma di incontro almeno nelle circostanze che si verificano più frequentemente, deve essere predeterminato... Altrimenti in ogni momento bisognerebbe equilibrare nuovi conflitti... Si dirà che ci sono dei contratti. Ma, innanzitutto, i rapporti sociali non sono capaci di assumere questa forma giuridica... Il contratto non è autosufficiente, ma presuppone una regolamentazione estesa e complicata quanto la stessa vita contrattuale... Il contratto è soltanto una tregua, e molto precaria, che sospende le ostilità solo per un periodo». | |||
La solidarietà a cui fa riferimento Durkheim contempla l'unione di obiettivi tra gli individui che deriva dalla loro necessaria dipendenza gli uni dagli altri. In questo senso, '''qualsiasi gruppo professionale dotato di solidarietà organica può essere considerato un clan'''. Quindi una professione, un sindacato, oppure una società può essere un clan, e la burocrazia professionalizzata può essere intesa come una risposta al bisogno comune di transazioni efficienti all'interno delle professioni (clan) e tra professioni (burocrazia). | |||
Un clan, nell'accezione durkheimiana, garantisce una grande regolarità delle relazioni e può risultare spesso più regolativo di altri meccanismi più espliciti. Anche in studi sociologici più contemporanei, come quello di Kanter del [[1972]] sulle comunità utopiche, i clan mostrnao un alto grado di disciplina, raggiunta non attraverso il contrattualismo o la sorveglianza ma attraverso una forma estrema di convinzione che gli interessi individuali sono meglio serviti da un'immersione completa di ciascun individuo nell’interesse collettivo del gruppo<ref>Kanter, Rosabeth Moss (1972). ''Commitment and Community'', Cambridge, Harvard, p. 41.</ref>. | Un clan, nell'accezione durkheimiana, garantisce una grande regolarità delle relazioni e può risultare spesso più regolativo di altri meccanismi più espliciti. Anche in studi sociologici più contemporanei, come quello di Kanter del [[1972]] sulle comunità utopiche, i clan mostrnao un alto grado di disciplina, raggiunta non attraverso il contrattualismo o la sorveglianza ma attraverso una forma estrema di convinzione che gli interessi individuali sono meglio serviti da un'immersione completa di ciascun individuo nell’interesse collettivo del gruppo<ref>Kanter, Rosabeth Moss (1972). ''Commitment and Community'', Cambridge, Harvard, p. 41.</ref>. | ||
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La caratteristica instabilità dei clan e dei cartelli camorristici comporta frequenti fasi di transizione, con leadership più spesso messe in discussione (sia all’interno delle famiglie o degli stessi gruppi), che spesso sfociano in faide che dilaniano il territorio e attivano la repressione giudiziaria che crea nuovi vuoti di potere che vengono riempiti da nuovi gruppi criminali emergenti. | La caratteristica instabilità dei clan e dei cartelli camorristici comporta frequenti fasi di transizione, con leadership più spesso messe in discussione (sia all’interno delle famiglie o degli stessi gruppi), che spesso sfociano in faide che dilaniano il territorio e attivano la repressione giudiziaria che crea nuovi vuoti di potere che vengono riempiti da nuovi gruppi criminali emergenti. | ||
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==Bibliografia== | ==Bibliografia== | ||
*Ouchi, William G. (1980). "Markets, bureaucracies, and clans", in ''Administrative Science Quarterly'', XXV, n. 1, pp. 129-41. | *Ouchi, William G. (1980). "Markets, bureaucracies, and clans", in ''Administrative Science Quarterly'', XXV, n. 1, pp. 129-41. | ||