Matteo Messina Denaro: differenze tra le versioni

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[[File:Matteo-messina-denaro.jpg|alt=Matteo Messina Denaro, da giovane|miniatura|250x250px|Matteo Messina Denaro, da giovane]]'''Matteo Messina Denaro''' (Castelvetrano, [[26 aprile]] [[1962]] - L'Aquila, [[25 settembre]] [[2023]]) è stato un mafioso italiano. Soprannominato "''U Siccu''" e "''Diabolik''", è stato per trent'anni tra i boss mafiosi più ricercati al mondo, fino al suo arresto, avvenuto a Palermo il [[16 gennaio]] [[2023]].  
 
'''Matteo Messina Denaro''' (Castelvetrano, [[26 aprile]] [[1962]] - L'Aquila, [[25 settembre]] [[2023]]) è stato un mafioso italiano. Soprannominato "''U Siccu''" e "''Diabolik''", è stato per trent'anni tra i boss mafiosi più ricercati al mondo, fino al suo arresto, avvenuto a Palermo il [[16 gennaio]] [[2023]].  
[[File:Matteo-messina-denaro.jpg|alt=Matteo Messina Denaro, da giovane|miniatura|250x250px|Matteo Messina Denaro, da giovane]]
 
==Biografia==
==Biografia==
===Infanzia e adolescenza===
===Infanzia e adolescenza===
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===L'omicidio di Giuseppe Di Matteo===
===L'omicidio di Giuseppe Di Matteo===
Un altro omicidio, particolarmente efferato, cui Matteo Messina Denaro ha legato il suo nome è quello di [[Giuseppe Di Matteo]], figlio del mafioso e collaboratore di giustizia [[Mario Santo Di Matteo]]. Quando nel giugno [[1993]] Di Matteo iniziò a collaborare con la giustizia, Messina Denaro, Bagarella e Graviano proposero di uccidere suo figlio Giuseppe. Brusca, tuttavia, si limitò in un primo momento a rapirlo, avendolo visto crescere. Messina Denaro autorizzò la detenzione del ragazzino nel trapanese, in una villetta a Castellamare del Golfo, dove poi venne sciolto nell'acido quasi due anni dopo<ref>Ivi, pp. 88-90.</ref>.
Un altro omicidio, particolarmente efferato, cui Matteo Messina Denaro ha legato il suo nome è quello di [[Giuseppe Di Matteo]], figlio del mafioso e collaboratore di giustizia [[Mario Santo Di Matteo]]. Quando nel giugno [[1993]] Di Matteo iniziò a collaborare con la giustizia, Messina Denaro, Bagarella e Graviano proposero di uccidere suo figlio Giuseppe. Brusca, tuttavia, si limitò in un primo momento a rapirlo, avendolo visto crescere. Messina Denaro autorizzò la detenzione del ragazzino nel trapanese, in una villetta a Castellamare del Golfo, dove poi venne sciolto nell'acido quasi due anni dopo<ref>Ivi, pp. 88-90.</ref>.
===Custode dei segreti di Riina ===
Dopo l’arresto di Riina, avvenuto il 15 Gennaio 1993, i vertici del Ros dei Carabinieri decisero di non procedere con l'immediata perquisizione del covo del boss, lasciandolo incustodito<ref>Ivi, p.94.</ref>. [[Gioacchino La Barbera]], collaboratore di giustizia nonché uno dei responsabili della [[Strage di Capaci]], riferì che:<blockquote>«Riina non era un capo. Era IL capo di Cosa Nostra... Dopo il suo arresto accompagnai, insieme a Nino Gioè, i figli e la moglie di Riina fino alla stazione, da lì presero un taxi per Corleone. Poi seguii la pulizia e l'estrazione della cassaforte dalla villa di via Bernini e portai in un parcheggio la golf bianca intestata a un giardiniere della provincia di Trapani, non ricordo se Marsala o Mazara. '''Un'auto che ritirò Matteo Messina Denaro, con tutto quello che era stato trovato nella cassaforte'''. L'auto non era di valore quindi posso pensare che fossero più importanti i documenti»<ref>Raffaella Fanelli, ''Così uccidemmo il giudice Falcone, ma dietro le stragi non c’è solo la mafia'', La Repubblica, 19 Settembre 2015</ref>.</blockquote>Inoltre durante il processo sulla [[Trattativa Stato-mafia]], anche il collaboratore di giustizia [[Antonino Giuffrè]], ex capo del mandamento di Caccamo, dichiarò che una parte dei documenti riservati di Riina finirono nelle mani di Matteo Messina Denaro<ref>''Giuffrè: Le carte del covo di Riina nelle mani di Messina Denaro'', Live Sicilia, 28 novembre 2013.</ref>.


===Dopo Riina: la latitanza e la propensione agli affari===
===Dopo Riina: la latitanza e la propensione agli affari===
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[[File:Bernardo Provenzano.jpg|alt=bernardo provenzano|miniatura|Bernardo Provenzano]]
[[File:Bernardo Provenzano.jpg|alt=bernardo provenzano|miniatura|Bernardo Provenzano]]


Dopo l'arresto di Riina e dei Fratelli Graviano, tramontato quindi definitivamente l'orientamento stragista in Cosa nostra, Matteo riconobbe l'autorità di [[Bernardo Provenzano|Provenzano]] e sposò la sua linea della "''sommersione''". Quando il boss corleonese venne arrestato nel [[2006]], gli inquirenti ritrovarono diversi pizzini tra i due, nei quali il boss trapanese si firmava sempre come "''suo nipote Alessio''". Tra questi, ve ne sono alcuni assai significativi. In uno affermò di riporre «''fiducia, onestà e capacità, quello che prima per me era T.T.R.''», sigla che stava per Totò Riina. In un altro sostenne di sposare invece la nuova linea di Provenzano:<blockquote>«Prima di passare al nocciolo del discorso desidero dire a lei che io sono il dialogo e la pacificazione per come lei mi ha chiesto, ed io rispetto il suo volere per come è sempre stato. So che lei non ha bisogno di alcuna raccomandazione perché è il nostro maestro ma è il mio cuore che parla e la prego di stare molto attento, le voglio tanto bene. Con immutata stima e l’affetto di sempre,  
Dopo l'arresto di Riina e dei Fratelli Graviano, tramontato quindi definitivamente l'orientamento stragista in Cosa nostra, Matteo riconobbe l'autorità di [[Bernardo Provenzano|Provenzano]] e sposò la sua linea della "''sommersione''". Quando il boss corleonese venne arrestato nel [[2006]], gli inquirenti ritrovarono diversi pizzini tra i due, nei quali il boss trapanese si firmava sempre come "''suo nipote Alessio''". Tra questi, ve ne sono alcuni assai significativi. In uno affermò di riporre «''fiducia, onestà e capacità, quello che prima per me era T.T.R.''», sigla che stava per Totò Riina. In un altro sostenne di sposare invece la nuova linea di Provenzano:
 
<blockquote>«Prima di passare al nocciolo del discorso desidero dire a lei che io sono il dialogo e la pacificazione per come lei mi ha chiesto, ed io rispetto il suo volere per come è sempre stato. So che lei non ha bisogno di alcuna raccomandazione perché è il nostro maestro ma è il mio cuore che parla e la prego di stare molto attento, le voglio tanto bene. Con immutata stima e l’affetto di sempre, Suo nipote Alessio»<ref>Ivi, p. 159.</ref>.</blockquote>


Suo nipote Alessio»<ref>Ivi, p. 159.</ref>.</blockquote>
===La rete di Matteo Messina Denaro oltre Cosa Nostra ===
====I rapporti con la politica: Antonio D'Alì====
Con riguardo alla rete relazionale del boss, il collaboratore di giustizia [[Vincenzo Sinacori]] dichiarò ai magistrati che nel [[1994]] Matteo Messina Denaro aveva dato il proprio appoggio elettorale ad [[Antonio D'Alì]], esponente politico di Forza Italia. Quest’ultimo continuò ad avere relazioni con [[Cosa nostra]] anche dopo essere stato nominato sottosegretario al Ministero degli interni nel [[2001]] nel II governo Berlusconi. Secondo i giudici della Sezione Misure di Prevenzione di Palermo, D'Alì «''ha mostrato di essere a disposizione dell’associazione mafiosa Cosa nostra e di agire nell’interesse dei capi storici come il latitante Matteo Messina Denaro e Salvatore Riina''»<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', pp. 149-150</ref>. Il [[13 dicembre]] [[2022]] l’ex sottosegretario venne condannato in via definitiva a sei anni di carcere per [[concorso esterno in associazione mafiosa]]<ref>''Antonio D’Alì, condanna definitiva a sei anni per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex senatore berlusconiano andrà in carcere'', ilfattoquotidiano.it, 13 Dicembre 2022</ref>.
 
====Gli imprenditori prestanome====
Per quanto riguarda i rapporti con l'imprenditoria siciliana, il boss aveva costruito una rete di prestanome che gli permetteva di infiltrare in maniera capillare l'economia non solo siciliana. Diversi furono gli imprenditori a disposizione di Messina Denaro che accettarono di fare da prestanome.
 
L'imprenditore Giuseppe Grigoli sfruttò la protezione del boss per diventare uno dei maggiori fornitori di prodotti alimentari in Sicilia. Grigoli, che “U siccu” definiva come «''uno che mi appartiene''», riuscì a costruire numerosi supermercati in tutta l’isola<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', p.153</ref>. Nel [[2012]] l’imprenditore venne condannato a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa<ref>Ivi, p. 156.</ref>.
 
Il [[12 marzo]] [[2012]] la [[Direzione distrettuale antimafia|Direzione Distrettuale Antimafia]] di Palermo confiscò all’imprenditore [[Carmelo Patti]] beni per 1,5 miliardi di euro. Le autorità applicarono i sigilli a diversi suoi villaggi turistici, depositi bancari e società. I rapporti tra il boss e l’imprenditore risalivano almeno al [[1991]], anno in cui Patti assunse come commercialista Michele D’Alagna, fratello di Franca, la donna da cui Messina Denaro ebbe una figlia<ref>TgR la Sicilia, ''Carmelo Patti, Da muratore a patron della Valtur'', 24 Ottobre 2018</ref>.
 
Il [[7 dicembre]] [[2012]] i carabinieri del Ros di Trapani, nel corso dell’operazione denominata “[[Operazione Mandamento|Mandamento]]”, arrestarono Salvatore Angelo, confiscando beni pari a sette milioni di euro. Angelo venne successivamente condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa, sentenza poi confermata in Cassazione<ref>''Mafia, confiscati 7 milioni di euro all’imprenditore Salvatore Angelo, legato a Messina Denaro'', La Spia, 13 Maggio 2017.</ref>.
 
Il [[13 marzo]] [[2018]] venne arrestato l’imprenditore trapanese Vito Nicastri, detto “''il re dell’eolico''”. L’imprenditore aveva anche finanziato la latitanza del boss. Dalle indagini su Nicastri nel [[2019]]  emerse anche il coinvolgimento di alcuni esponenti della Lega di Matteo Salvini, tra cui l’ex sottosegretario Armando Siri e l’ex consulente Paolo Arata<ref>''Vito Nicastri, la storia del signore del vento'', Tp24 Inchieste, 6 Agosto 2022; Luca Rinaldi, Gianluca Paolucci, ''Il finanziere dei 49 milioni faceva affari anche con Arata'', IrpiMedia, 12 novembre 2019.</ref>. Inoltre, secondo quanto emerse dai pizzini sequestrati dell’inchiesta “Anno Zero” della DDA di Palermo, Messina Denaro gestiva, tramite due referenti di Cosa nostra trapanese, un’impresa di allevamento in Venezuela<ref>''La mappa della mafia trapanese del latitante Matteo Messina Denaro'', Antimafia Duemila, 8 Luglio 2018.</ref>.
 
====I legami con la massoneria====
Matteo Messina Denaro aveva anche un rapporto molto stretto con esponenti della massoneria. Nella sua Castelvetrano sono presenti ben sei logge delle diciannove operanti nella provincia di Trapani. Tra gli iscritti risultano liberi professionisti, appartenenti alle forze dell’ordine, assessori e dipendenti comunali<ref>Commissione parlamentare Antimafia (2017). ''Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della 'ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria'', XVII Legislatura, Relatrice: Pres. Rosy Bindi, Doc. XXIII n. 33, Roma, 21 dicembre, p. 9 e ss.</ref>.
 
Il collaboratore di giustizia massone Marcello Fondacaro dichiarò che Matteo Messina Denaro aveva fondato una loggia massonica denominata “''la Sicilia''”. Anche l’ex procuratrice aggiunta di Palermo [[Teresa Principato]], che svolse indagini sull’ex latitante, affermò: «''Matteo Messina Denaro è certamente massone. Si può dire che una parte importante della rete di protezione di cui godeva il boss era della massoneria. Ma una parte era anche della politica deviata''»<ref>Karim El Sadi, ''Teresa Principato: Matteo Messina Denaro è un massone'', Antimafia Duemila, 16 Febbraio 2023.</ref>. 
 
Antonio Messina, avvocato e massone, venne arrestato nel [[2019]] durante l’operazione “Eden 3”. Intercettato mentre parlava con [[Giuseppe Fidanzati]], boss dell'Acquasanta, durante la conversazione fece riferimento a un certo “''ragazzo di Castelvetrano''", identificato in Francesco Guttadauro, nipote di Messina Denaro. Fidanzati ricordò, inoltre, di un incontro avvenuto alla stazione di Trapani con “''Iddu''”. Secondo gli inquirenti, “''Iddu''” era Matteo Messina Denaro<ref>Karim El Sadi, ''Messina Denaro: già tre massoni emersi dalla rete dei fiancheggiatori'', Antimafia Duemila, 1° Febbraio 2023</ref>.
 
Nel marzo del 2019, venne effettuato dai carabinieri di Trapani, su mandato della DDA di Trapani, un blitz, denominato “''Artemisia''”, che svelò l’esistenza di una loggia massonica segreta a Castelvetrano. Vennero notificati 27 avvisi di garanzia, tra questi: l’ex deputato di Forza Italia Francesco Cascio e tre poliziotti in servizio alla DIA di Trapani, Salvatore Passanante, Salvatore Virgilio e Salvatore Giacobbe. Uno dei fondatori della loggia era Giovanni Lo Sciuro, medico ed ex assessore regionale con Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, condannato per favoreggiamento a Cosa nostra. <ref>Giovanni Tizian e Nello Trocchia, Massoni e Politici per Matteo Messina Denaro: ecco chi sono e i loro insospettabili, Domani, 19 gennaio 2023</ref>.
 
In un rapporto della DIA di Trapani, Lo Sciuro venne riconosciuto come “''uno dei soci fondatori della Futura calze srl, unitamente, tra gli altri, alla sorella ed al cognato di Matteo Messina Denaro, Giovanna Messina Denaro e Rosario Allegra''". Inoltre, fu indicato in un esposto anonimo dell’ottobre del [[1998]] come uno dei favoreggiatori di Matteo Messina Denaro, perché lo avrebbe finanziato attraverso un conto corrente intestato presso la Banca Commerciale di Castelvetrano, avvalendosi anche della complicità di Michele Alagna (fratello di Francesca Alagna, la compagna del boss latitante"<ref>Michele Santoro.it, ''La loggia segreta di Castelvetrano: le carte dell’inchiesta e le intercettazioni'', 21 marzo 2019.</ref>.
 
Sempre Lo Sciuro era in affari con Francesco Messina Denaro, cugino del boss, che all’epoca gestiva una rete di cliniche siciliane specializzate in dialisi. Inoltre, Lo Sciuro, in un'intercettazione affermava rispetto al boss di “''conoscerlo fin dall’adolescenza e di godere della sua protezione''”<ref>Giovanni Tizian e Nello Trocchia, Massoni e Politici per Matteo Messina Denaro: ecco chi sono e i loro insospettabili, Domani, 19 gennaio 2023</ref>.
 
Dopo l’arresto di Messina Denaro, si scoprì infine che Alfonso Tumbarello, medico di base di Messina Denaro, era iscritto alla massoneria, precisamente loggia “''Valle di Cusa – Giovanni di Gangi''” (1035), aderente all’Oriente di Campobello di Mazara<ref>''Messina Denaro, il suo medico Alfonso Tumbarello è un massone: sospeso dal Grande Oriente d’Italia dopo l’indagine'', ilFattoQuotidiano.it, 18 Gennaio 2023.</ref>.


===Una latitanza lunga 30 anni===
===Una latitanza lunga 30 anni===
La latitanza di Matteo Messina Denaro è costellata da diversi tentativi di arrestarlo, bruciati per una ragione o per l'altra. Proprio quando nella corrispondenza con Provenzano emerse il ruolo di '''Antonio Vaccarino''', insegnante ed ex-sindaco di Castelvetrano, la Procura di Palermo scoprì che dal [[2004]] l'ex-sindaco era stato arruolato dal SISDE per cercare di catturare il boss trapanese. Quest'ultimo si firmava sempre Alessio, mentre l'insegnante si firmava "''Svetonio''". L'ex-sindaco riuscì a stabilire un lungo e proficuo contatto, proponendogli diversi investimenti in appalti pubblici.   
La latitanza di Matteo Messina Denaro è costellata da diversi tentativi di arrestarlo, tutti andati a vuoto per una ragione o per l'altra. Proprio la rete di protezione al di fuori di Cosa Nostra fu oggetto di approfondite indagini da parte della magistratura, riuscendo tuttavia solo a svelare parte della rete relazionale del boss. In questi trent’anni, le acquisizioni sulle indagini su Matteo Messina Denaro confluirono nel fascicolo giudiziario 10944/08<ref>Nello Scavo, ''Le “protezioni” di massoneria e imprenditoria nella latitanza di Messina Denaro'', Avvenire, 18 gennaio 2023.</ref>
 
====Le lettere con Antonio Vaccarino====
Proprio quando nella corrispondenza con Provenzano emerse il ruolo di '''Antonio Vaccarino''', insegnante ed ex-sindaco di Castelvetrano, la Procura di Palermo scoprì che dal [[2004]] l'ex-sindaco era stato arruolato dal SISDE per cercare di catturare il boss trapanese. Quest'ultimo si firmava sempre Alessio, mentre l'insegnante si firmava "''Svetonio''". L'ex-sindaco riuscì a stabilire un lungo e proficuo contatto, proponendogli diversi investimenti in appalti pubblici.   


Il [[16 agosto]] [[2006]] la Procura di Palermo richiese ufficialmente a [[Mario Mori]], all'epoca direttore del SISDE, di «''voler trasmettere ogni informazione in ordine all’esistenza di rapporti tra Antonio Vaccarino e il personale del servizio''». Sette giorni dopo arrivò la conferma del ruolo di Vaccarino in quell'operazione.  
Il [[16 agosto]] [[2006]] la Procura di Palermo richiese ufficialmente a [[Mario Mori]], all'epoca direttore del SISDE, di «''voler trasmettere ogni informazione in ordine all’esistenza di rapporti tra Antonio Vaccarino e il personale del servizio''». Sette giorni dopo arrivò la conferma del ruolo di Vaccarino in quell'operazione.  


Interrogato dai pm, l'insegnante confermò tutto, aggiungendo di aver sempre agito sotto attente istruzioni del SISDE. Ma la diffusione della collaborazione del Vaccarino da parte del quotidiano la Repubblica fece saltare l’operazione del SISDE e la probabile cattura di Messina Denaro. Dopo che il biennale scambio epistolare divenne pubblico, Vaccarino ricevette una lettera firmata "''M. Messina Denaro''", in cui il boss affermava: «''ha buttato la sua famiglia in un inferno […] la sua illustre persona fa già parte del mio testamento […] in mia mancanza verrà qualcuno a riscuotere il debito che ho nei suoi confronti''»<ref>Ivi, p. 166.</ref>.  
Interrogato dai pm, l'insegnante confermò tutto, aggiungendo di aver sempre agito sotto attente istruzioni del SISDE. Ma la diffusione della collaborazione del Vaccarino da parte del quotidiano la Repubblica fece saltare l’operazione e la probabile cattura di Messina Denaro. Dopo che il biennale scambio epistolare divenne pubblico, Vaccarino ricevette una lettera firmata "''M. Messina Denaro''", in cui il boss affermava: «''ha buttato la sua famiglia in un inferno […] la sua illustre persona fa già parte del mio testamento […] in mia mancanza verrà qualcuno a riscuotere il debito che ho nei suoi confronti''»<ref>Ivi, p. 166.</ref>.
 
Sempre nel 2006 i magistrati provarono a seguire la pista delle cure mediche, sulla base delle dichiarazioni di Vincenzo Sinacori, per il quale Messina Denaro soffriva di una malattia degenerativa della cornea, tanto da essere ricoverato nel [[1994]] a Barcellona nella clinica Barraquer<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', p. 203.</ref>.
 
====Le operazioni Golem e Golem II====
Tre anni dopo, nel giugno [[2009]], l'indagine [[Operazione Golem|Golem]] portò all'arresto di tredici persone tra mafiosi e imprenditori trapanesi, accusati di favorire la latitanza di Matteo Messina denaro, non solo fornendogli documenti falsi ma anche gestendo per conto del boss estorsioni e traffico di stupefacenti della provincia. Il [[15 marzo]] [[2010]] scattò "[[Operazione Golem II|Golem II]]" e vennero arrestate a Castelvetrano altre 19 persone, accusate di aver compiuto estorsioni e incendi dolosi per conto di Messina Denaro ai danni di imprenditori e politici locali; tra gli arrestati, figurarono anche il fratello del latitante, Salvatore Messina Denaro, e i suoi cugini Giovanni e Matteo Filardo, nonché l'ottantenne Antonino Marotta, definito "''il decano della mafia trapanese''", in quanto ex-membro della banda di [[Salvatore Giuliano]]<ref>Alessandra Ziniti, ''Una rete di uomini fidatissimi e regole ferree per la latitanza di Matteo Messina Denaro'', la Repubblica, 15 marzo 2010.</ref>.
 
====Le riunioni a Palermo====
Il [[26 luglio]] [[2010]] il collaboratore di giustizia Manuel Pasta dichiarò che il boss aveva incontrato alcuni capi-mafia della provincia di Palermo mentre assisteva alla partita di calcio Palermo - Sampdoria, tenutasi il [[9 Maggio]] precedente presso lo stadio "Renzo La Barbera". Oggetto dell'incontro erano i possibili attentati nei confronti dei giudici e di alcuni membri della squadra mobile di Palermo che indagavano sui traffici di Cosa Nostra. Tuttavia, il boss latitante si disse contrario<ref>Salvo Palazzolo, ''Il latitante Messina Denaro allo Stadio per Palermo-Samp'', La Repubblica, 26 luglio 2010.</ref>.
 
====L'arresto di Leo Sutera: Lo scontro in Procura tra Teresa Principato e Francesco Messineo====
Nel [[2012]] i carabinieri del Ros, coordinati dalla Procuratrice Aggiunta [[Teresa Principato]] che coordinava il pool che dava la caccia a Messina Denaro, furono a un passo dall'arrestare Messina Denaro, dopo due anni di indagini nei confronti del boss agrigentino Leo Sutera. Tuttavia, il [[26 giugno]] un'operazione della DDA di Palermo, coordinata dal Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi e autorizzata dal Procuratore Capo Francesco Messineo, portò all'arresto di 46 persone, tra cui Sutera, decapitando le cosche agrigentine ma facendo saltare anche i due anni di lavoro del pool della Principato. Da lì ne nacque uno scontro pubblico tra la Principato da una parte e Messineo e Teresi dall'altra, che si difesero sostenendo che vi era pericolo di fuga da parte degli indagati<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', pp.201-202; Adnkronos, ''Mafia: pm Teresi, Csm informato male su cattura Messina Denaro'', 13 giugno 2013.</ref>.
 
====Il piano per uccidere Nino Di Matteo====
Il collaboratore di giustizia [[Vito Galatolo]] rivelò all’allora sostituto procuratore di Palermo [[Antonino Di Matteo]] che nel dicembre [[2012]] Matteo Messina Denaro aveva chiesto, tramite due lettere, di uccidere l’allora pm di Palermo perché “''si era spinto troppo oltre in un processo''”. Sempre secondo Galatolo, “''a volere la morte del magistrato sarebbero apparati dello Stato''”. Il progetto non fu portato a termine perché tutti i boss coinvolti furono arrestati<ref>''Parla Galatolo: Di Matteo s’era spinto troppo, Messina Denaro voleva ucciderlo'', PalermoToday, 7 Maggio 2015.</ref>.
 
====I duri colpi alla rete di protezione del boss====
Il [[13 settembre]] [[2013]], nel corso dell’operazione “[[Operazione Eden|Eden]]”, vennero arrestati per associazione mafiosa Patrizia Messina Denaro, sorella di Matteo, e il nipote Francesco Guttadauro. Patrizia Messina Denaro venne condannata a quattordici anni e mezzo di reclusione, mentre Francesco Guttadauro a sedici<ref>''Condanna in via definitiva per Patrizia Messina Denaro”'', Antimafia Duemila, 17 ottobre 2018.</ref>.
 
Il [[19 novembre]] [[2014]] i carabinieri del Ros di Trapani arrestarono Liborio Bellomo, erede della famiglia Messina Denaro, insieme a quindici complici. Secondo le indagini Bellomo avrebbe aiutato Patrizia Messina Denaro e suo cognato Francesco Guttadauro nella gestione degli affari del clan<ref>Riccardo Lo Verso, ''Matteo Messina Denaro è solo: 16 arresti, in cella suo nipote'', LiveSicilia.it, 19 novembre 2014.</ref>.
 
Il [[27 marzo]] [[2014]] venne inviato alla Procura di Palermo un rapporto dello SCO (Servizio centrale operativo), in cui si fece riferimento alla volontà di Messina Denaro di uccidere Roberto Piscitello, ex pm della DDA di Palermo, poi in servizio al DAP, dopo il potenziamento del regime carcerario duro ex-[[articolo 41 bis]] per alcuni boss. A causa poi dell’aumento delle misure di sicurezza dopo le bombe piazzate davanti al Tribunale di Reggio Calabria, l'attentato non venne più realizzato<ref>''Nel mirino l’ex pm Piscitello'', Giornale di Sicilia, 27 Maggio 2014.</ref>.
 
Nel 2015 il finanziere Calogeno Pulici, segretario dell’allora procuratore aggiunto della Dda di Palermo Teresa Principato, denunciò la sparizione di un computer portatile e di due pendrive, contenenti tutte le indagini su Matteo Messina Denaro. Alla fine il caso venne archiviato perché «''non emerse alcuna ipotesi di reato''»<ref>''Archiviata vicenda sparizione device con indagini su Messina Denaro'', Antimafia Duemila, 13 gennaio 2021.</ref>.
 
Il [[19 aprile]] [[2018]] scattò una maxi-operazione denominata “Anno zero”, durante la quale vennero arrestate dalla procura di Palermo ventidue persone, tra cui boss, gregari ed estorsori dei clan trapanesi che facevano riferimento a Messina Denaro. Finirono in carcere anche Gaspare Como e Rosario Allegra, cognati del boss<ref>Polizia di Stato, ''Trapani: operazione “Anno zero”'', 19 aprile 2018.</ref>.
 
Un ulteriore tentativo di catturare il boss venne fatto posizionando delle microspie davanti alla lapide del padre, [[Francesco Messina Denaro]]. Lo scopo era quello di scoprire informazioni sui movimenti del figlio o, ipotesi più remota, che il latitante si presentasse di persona. Anche questo piano però non andò a buon fine perché la sorella, andando a visitare la tomba per sistemare i fiori,  scoprì la posizione delle microspie<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', p.204.</ref>.
 
Nella notte tra il 15 e il 16 giugno [[2020]] venne arrestato Francesco Domingo, boss di Castellammare del golfo e uomo di Messina Denaro, fortemente legato a [[Cosa Nostra Americana|Cosa nostra americana]], insieme a Giuseppe Calcagno, il "postino" dei pizzini del boss trapanese, e Marco Manzo, mafioso che rappresentava Messina Denaro alle riunioni di Cosa nostra<ref>''Castellammare del Golfo, sequestrati beni per un milione di euro da Domingo, fidato di Messina Denaro e delle cosche americane'', la Repubblica, 18 agosto 2022.</ref>.
 
Il [[13 settembre]] [[2021]] un turista inglese venne arrestato per errore, scambiato per il boss trapanese. L'arresto, autorizzato dalla [[Direzione nazionale antimafia|Procura Nazionale Antimafia]] su richiesta di quella di Trento, non venne convalidato dopo l'esame del DNA che accertava l'identità del turista<ref>Sandro Raimondi, ''Scambiato per Messina Denaro, arrestato per un’inchiesta nata a Trento'', TGR Trento, 14 settembre 2021</ref>.
 
Il [[6 settembre]] [[2022]] venne realizzata un'altra maxi-operazione che coinvolgeva 70 persone, di cui 35 tratte in arresto, accusate a vario titolo di aver favorito la latitanza del boss<ref>Ansa, ''Mafia, Blitz contro favoreggiatori di Messina Denaro, 35 arresti'', 6 Settembre 2022</ref>.
 
Nel novembre 2022, durante una puntata del programma di La7 “''Non è l’Arena''” di Massimo Giletti, [[Salvatore Baiardo]], già condannato per aver favorito la latitanza dei [[fratelli Graviano]], rivelò che probabilmente Matteo Messina Denaro era malato e che, in cambio dell’abrogazione del 41-bis e dell’[[ergastolo ostativo]], avrebbe potuto farsi arrestare, ipotizzando in tal senso una nuova trattativa tra lo Stato e la mafia<ref>''Le rivelazioni di Baiardo a Giletti: Messina Denaro molto malato e potrebbe farsi arrestare'', Corriere della Sera, 16 gennaio 2023</ref>.


Due anni dopo, nel giugno [[2009]], l'indagine [[Operazione Golem|Golem]] portò all'arresto di tredici persone tra mafiosi e imprenditori trapanesi, accusati di favorire la latitanza di Matteo Messina denaro, non solo fornendogli documenti falsi ma anche gestendo per conto del boss estorsioni e traffico di stupefacenti della provincia. Il [[15 marzo]] [[2010]] scattò "[[Operazione Golem II|Golem II]]" e vennero arrestate a Castelvetrano altre 19 persone, accusate di aver compiuto estorsioni e incendi dolosi per conto di Messina Denaro ai danni di imprenditori e politici locali; tra gli arrestati, figurarono anche il fratello del latitante, Salvatore Messina Denaro, e i suoi cugini Giovanni e Matteo Filardo, nonché l'ottantenne Antonino Marotta, definito "''il decano della mafia trapanese''", in quanto ex-membro della banda di [[Salvatore Giuliano]]<ref>Alessandra Ziniti, Una rete di uomini fidatissimi e regole ferree per la latitanza di Matteo Messina Denaro, su repubblica.it, la Repubblica, 15 marzo 2010.</ref>.
===L'arresto===
===L'arresto===
[[File:Fotosegnaletica-Messina-Denaro.jpeg|200px|thumb|right|La foto segnaletica di Matteo Messina Denaro diffusa dai Carabinieri]]
[[File:Fotosegnaletica-Messina-Denaro.jpeg|200px|thumb|right|La foto segnaletica di Matteo Messina Denaro diffusa dai Carabinieri]]
Il [[16 gennaio]] [[2023]], Messina Denaro è stato arrestato dai Carabinieri del ROS mentre si trovava presso la clinica privata La Maddalena a Palermo, nel quartiere San Lorenzo. Il boss trapanese era in procinto di effettuare, sotto il falso nome di Andrea Bonafede, una seduta di chemioterapia, alla quale era sottoposto periodicamente a causa di un tumore al colon, per il quale era stato operato nel 2021 in un ospedale di Marsala. Durante la conferenza stampa, i Carabinieri del ROS hanno spiegato che Matteo Messina Denaro è stato bloccato in strada, nei pressi di un ingresso secondario della clinica La Maddalena. Sottolineando che il boss, contrariamente a quanto diffuso da alcuni organi di stampa, non ha tentato la fuga, né opposto alcuna resistenza, anzi "''si è subito dichiarato, senza neanche fingere di essere la persona di cui aveva utilizzato l’identità''. Con lui è stato arrestato anche l'autista, Giovanni Luppino, con l'accusa di favoreggiamento<ref>Conferenza Stampa sull'arresto di Matteo Messina Denaro, 16 gennaio 2023.</ref>.
Effettivamente, due mesi dopo, il [[16 gennaio]] [[2023]], Messina Denaro venne arrestato dai Carabinieri del ROS mentre si trovava presso la clinica privata La Maddalena a Palermo, nel quartiere San Lorenzo. Il boss trapanese era in procinto di effettuare, sotto il falso nome di '''Andrea Bonafede''', una seduta di chemioterapia, alla quale era sottoposto periodicamente a causa di un tumore al colon, per il quale era stato operato nel 2021 in un ospedale di Marsala.  
 
Durante la conferenza stampa, i Carabinieri del ROS spiegarono che Matteo Messina Denaro era stato bloccato in strada, nei pressi di un ingresso secondario della clinica La Maddalena. Gli inquirenti sottolinearono che il boss, contrariamente a quanto diffuso da alcuni organi di stampa, non aveva tentato la fuga, né opposto alcuna resistenza, anzi "''si è subito dichiarato, senza neanche fingere di essere la persona di cui aveva utilizzato l’identità''. Con lui venne stato arrestato anche l'autista, Giovanni Luppino, con l'accusa di favoreggiamento<ref>''Conferenza Stampa sull'arresto di Matteo Messina Denaro'', 16 gennaio 2023.[https://www.youtube.com/watch?v=YLyM1J3joS8]</ref>.
 
===Gli interrogatori===
Complessivamente furono quattro gli interrogatori cui si sottopose Matteo Messina Denaro prima di morire.
 
Nel primo interrogatorio dopo l'arresto, condotto il [[13 febbraio]] [[2023]] dal procuratore Maurizio De Lucia e dall'Aggiunto Paolo Guido, Messina Denaro affermò di non essere mafioso e, nonostante questo, non avrebbe mai collaborato con la giustizia. Disse anche ai due magistrati che erano riusciti a catturarlo solo a causa della sua malattia. Negò ogni responsabilità nell'omicidio del giovane [[Giuseppe Di Matteo|Di Matteo]], attribuendo la decisione di scioglierlo nell'acido al solo Brusca, furioso per la condanna all'ergastolo, e disse di aver insultato [[Giovanni Falcone]] non perché ce l'avesse con lui, il giorno delle celebrazioni, ma perché contestava le modalità di commemorazione che bloccavano tutta la città di Palermo. Si scagliò anche contro il [[concorso esterno in associazione mafiosa]], definendolo un reato "farlocco"<ref>Rainews24, ''"Non ho ucciso il piccolo Di Matteo": depositato il verbale dell'interrogatorio di Messina Denaro'', 8 agosto 2023.</ref>.
 
Nell'interrogatorio del [[7 luglio]], l'ultimo prima di essere ricoverato, il boss di Trapani affermò anche che:<blockquote>«a me sembra un poco riduttivo dire che a Falcone lo hanno ucciso per la sentenza del [[Maxiprocesso di Palermo|Maxiprocesso]]. Se poi voi siete contenti di ciò, ben venga, sono fatti vostri, ma la base di partenza non è questa… parlo di grandi cambiamenti»<ref>''L’ultimo interrogatorio di Messina Denaro: “Falcone ucciso solo per il Maxiprocesso? Riduttivo, su Capaci vi siete accontentati”'', ilFattoQuotidiano.it, 1° ottobre 2023.</ref>.</blockquote>
 
===La morte===
Dopo un improvviso aggravarsi delle sue condizioni di salute e alcuni giorni di coma irreversibile,<ref>Ansa, ''Matteo Messina Denaro in coma irreversibile, la figlia al suo capezzale'', 22 settembre 2023</ref>, Matteo Messina Denaro morì all'1:57 del [[25 settembre]] [[2023]], all'età di 61 anni, in una stanza di massima sicurezza nel reparto detenuti dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, a causa del tumore al colon di cui era malato. Venne seppellito due giorni dopo, in forma privata, nel cimitero di Castelvetrano<ref>Ansa, ''Messina Denaro sepolto nel cimitero di Castelvetrano'', 27 settembre 2023</ref>.
 
==Le donne di Matteo==
Un aspetto su cui insistettero molto i media subito dopo il suo arresto furono le svariate donne della vita del boss. Oltre alla moglie, Messina Denaro aveva infatti molte amanti. Tra il [[1989]] e il [[1993]] ebbe una relazione con Andrea Haslehner, soprannominata Asi. Nel febbraio [[1991]] fece uccidere Nicola Consales, vice-direttore dell’Hotel Paradise Beach, perché lo considerava un rivale in amore. Invece, Il [[5 giugno]] [[1993]], prima darsi latitante, scrisse una lettera a una certa Sonia M.:
 
<blockquote>“Ciao, non so se hai capito che nell’operazione dei carabinieri c’è anche un mandato di cattura nei miei confronti, quindi anche io sono ricercato. Non so ancora il motivo, ma qualunque abbiano messo è soltanto una grande infamia, perché sono innocente della qualsiasi e sono rimasto vittima soltanto del mio nome e di qualche essere che approfitta del proprio potere” <ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', p.119</ref>.</blockquote>
 
Tra il [[1994]] e il [[1996]], secondo gli inquirenti, il boss trascorse la sua latitanza nei pressi del Comune di Bagheria insieme all’amante Maria Mesi. Nell’agosto del ‘94, i due andarono in vacanza in Grecia, mentre nel ‘95 soggiornarono in un residence di San Vito Lo Capo<ref>Alessandro D’Amato, ''Maria Mesi alias Tecla: Chi è l’amante di Matteo Messina Denaro indagata per favoreggiamento'', Open, 30 Gennaio 2023</ref>.
 
==Processi e condanne==
Durante la sua lunga latitanza, Matteo Messina Denaro collezionò diverse condanne definitive in quanto appartenente a Cosa Nostra.
 
*nel [[1999]] venne condannato al suo primo ergastolo per essere stato il mandante dell’omicidio di [[Giuseppe Montalto]], agente della polizia penitenziaria ucciso nel 1995<ref>Ministero dell'Interno, ''Testimonianze di coraggio, Giuseppe Montalto la guardia dell’Ucciardone uccise per avvertimento'', 5 gennaio 2018.</ref>.
*nel [[2000]] venne condannato all’ergastolo sia al termine del processo Omega, sia per le stragi del 1993<ref>Gianluca Monastra, ''Ergastolo a Totò Riina per la strage'', la Repubblica, 22 gennaio 2000.</ref>.
*nel [[2003]] fu condannato all’ergastolo nell’ambito del Processo “Arca”, in quanto ritenuto responsabile di aver partecipato alla faida contro il clan Greco di Stiddaro<ref>''Dieci Ergastoli per la guerra di mafia a Trapani'', La Repubblica, 16 marzo 2003.</ref>.
*nel [[2012]] fu condannato ad un ulteriore ergastolo per il rapimento di Giuseppe Di Matteo<ref>Salvo Palazzolo, ''Per il delitto Di Matteo ergastolo a cinque boss'', la Repubblica, 17 maggio 2012.</ref>.
*il [[19 Luglio]] [[2023]] venne condannato anche in appello all’ergastolo per essere stato uno dei mandanti delle stragi di Capaci e [[Strage di Via D'Amelio|Via D’Amelio]]<ref>Salvo Palazzolo, ''Matteo Messina Denaro condannato anche in appello per le stragi del ‘92: è stato uno dei mandanti'', la Repubblica, 20 luglio 2023.</ref>.


==Note==
==Note==
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*Abbate, Lirio (2020). ''U siccu. Matteo Messina Denaro: l'ultimo capo dei Capi'', Milano, Rizzoli.
*Abbate, Lirio (2020). ''U siccu. Matteo Messina Denaro: l'ultimo capo dei Capi'', Milano, Rizzoli.
*Archivio Storico "la Repubblica".
*Archivio Storico "la Repubblica".
*Commissione parlamentare Antimafia (2017). ''Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della 'ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria'', XVII Legislatura, Relatrice: Pres. Rosy Bindi, Doc. XXIII n. 33, Roma, 21 dicembre[http://documenti.camera.it/%20dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/023/033/INTERO.pdf].
*Di Girolamo, Giacomo (2017). ''Matteo Messina Denaro: l'invisibile'', Milano, Il Saggiatore.


[[Categoria: Mafiosi]]
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