Matteo Messina Denaro: differenze tra le versioni

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L'imprenditore Giuseppe Grigoli sfruttò la protezione del boss per diventare uno dei maggiori fornitori di prodotti alimentari in Sicilia. Grigoli, che “U siccu” definiva come «''uno che mi appartiene''», riuscì a costruire numerosi supermercati in tutta l’isola<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', p.153</ref>. Nel [[2012]] l’imprenditore venne condannato a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa<ref>Ivi, p. 156.</ref>.
L'imprenditore Giuseppe Grigoli sfruttò la protezione del boss per diventare uno dei maggiori fornitori di prodotti alimentari in Sicilia. Grigoli, che “U siccu” definiva come «''uno che mi appartiene''», riuscì a costruire numerosi supermercati in tutta l’isola<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', p.153</ref>. Nel [[2012]] l’imprenditore venne condannato a 12 anni di reclusione per associazione mafiosa<ref>Ivi, p. 156.</ref>.


Il [[12 marzo]] [[2012]] la [[Direzione distrettuale antimafia|Direzione Distrettuale Antimafia]] di Palermo confiscò all’imprenditore [[Carmelo Patti]] beni per 1,5 milioni di euro. Le autorità applicarono i sigilli a diversi suoi villaggi turistici, depositi bancari e società. I rapporti tra il boss e l’imprenditore risalivano almeno al [[1991]], anno in cui Patti assunse come commercialista Michele D’Alagna, fratello di Franca, la donna da cui Messina Denaro ebbe una figlia<ref>TgR la Sicilia, ''Carmelo Patti, Da muratore a patron della Valtur'', 24 Ottobre 2018</ref>.
Il [[12 marzo]] [[2012]] la [[Direzione distrettuale antimafia|Direzione Distrettuale Antimafia]] di Palermo confiscò all’imprenditore [[Carmelo Patti]] beni per 1,5 miliardi di euro. Le autorità applicarono i sigilli a diversi suoi villaggi turistici, depositi bancari e società. I rapporti tra il boss e l’imprenditore risalivano almeno al [[1991]], anno in cui Patti assunse come commercialista Michele D’Alagna, fratello di Franca, la donna da cui Messina Denaro ebbe una figlia<ref>TgR la Sicilia, ''Carmelo Patti, Da muratore a patron della Valtur'', 24 Ottobre 2018</ref>.


Il [[7 dicembre]] [[2012]] i carabinieri del Ros di Trapani, nel corso dell’operazione denominata “[[Operazione Mandamento|Mandamento]]”, arrestarono Salvatore Angelo, confiscando beni pari a sette milioni di euro. Angelo venne successivamente condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa, sentenza poi confermata in Cassazione<ref>''Mafia, confiscati 7 milioni di euro all’imprenditore Salvatore Angelo, legato a Messina Denaro'', La Spia, 13 Maggio 2017.</ref>.
Il [[7 dicembre]] [[2012]] i carabinieri del Ros di Trapani, nel corso dell’operazione denominata “[[Operazione Mandamento|Mandamento]]”, arrestarono Salvatore Angelo, confiscando beni pari a sette milioni di euro. Angelo venne successivamente condannato a otto anni di reclusione per associazione mafiosa, sentenza poi confermata in Cassazione<ref>''Mafia, confiscati 7 milioni di euro all’imprenditore Salvatore Angelo, legato a Messina Denaro'', La Spia, 13 Maggio 2017.</ref>.


Il [[13 marzo]] [[2018]] venne arrestato l’imprenditore trapanese Vito Nicastri, detto “''il re dell’eolico''”. L’imprenditore aveva anche finanziato la latitanza del boss. Dalle indagini su Nicastri nel [[2019]]  emerse anche il coinvolgimento di alcuni esponenti della Lega di Matteo Salvini, tra cui l’ex sottosegretario Armando Siri e l’ex consulente Paolo Arata<ref>''Vito Nicastri, la storia del signore del vento'', Tp24 Inchieste, 6 Agosto 2022; Luca Rinaldi, Gianluca Paolucci, ''Il finanziere dei 49 milioni faceva affari anche con Arata'', IrpiMedia, 12 novembre 2019.</ref>. Inoltre, secondo quanto emerse dai pizzini sequestrati dell’inchiesta “Anno Zero” della DDA di Palermo, Messina Denaro gestiva, tramite due referenti di Cosa nostra trapanese, un’impresa di allevamento in Venezuela<ref>''La mappa della mafia trapanese del latitante Matteo Messina Denaro'', Antimafia Duemila, 8 Luglio 2018.</ref>.  
Il [[13 marzo]] [[2018]] venne arrestato l’imprenditore trapanese Vito Nicastri, detto “''il re dell’eolico''”. L’imprenditore aveva anche finanziato la latitanza del boss. Dalle indagini su Nicastri nel [[2019]]  emerse anche il coinvolgimento di alcuni esponenti della Lega di Matteo Salvini, tra cui l’ex sottosegretario Armando Siri e l’ex consulente Paolo Arata<ref>''Vito Nicastri, la storia del signore del vento'', Tp24 Inchieste, 6 Agosto 2022; Luca Rinaldi, Gianluca Paolucci, ''Il finanziere dei 49 milioni faceva affari anche con Arata'', IrpiMedia, 12 novembre 2019.</ref>. Inoltre, secondo quanto emerse dai pizzini sequestrati dell’inchiesta “Anno Zero” della DDA di Palermo, Messina Denaro gestiva, tramite due referenti di Cosa nostra trapanese, un’impresa di allevamento in Venezuela<ref>''La mappa della mafia trapanese del latitante Matteo Messina Denaro'', Antimafia Duemila, 8 Luglio 2018.</ref>.


====I legami con la massoneria====
====I legami con la massoneria====
Matteo Messina Denaro aveva anche un rapporto molto stretto con esponenti della massoneria. Nella sua Castelvetrano sono presenti ben sei logge delle diciannove operanti nella provincia di Trapani. Tra gli iscritti risultano liberi professionisti, appartenenti alle forze dell’ordine, assessori e dipendenti comunali<ref>Commissione parlamentare Antimafia (2017). ''Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della 'ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria'', XVII Legislatura, Relatrice: Pres. Rosy Bindi, Doc. XXIII n. 33, Roma, 21 dicembre, p. 9 e ss.</ref>.
Matteo Messina Denaro aveva anche un rapporto molto stretto con esponenti della massoneria. Nella sua Castelvetrano sono presenti ben sei logge delle diciannove operanti nella provincia di Trapani. Tra gli iscritti risultano liberi professionisti, appartenenti alle forze dell’ordine, assessori e dipendenti comunali<ref>Commissione parlamentare Antimafia (2017). ''Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della 'ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria'', XVII Legislatura, Relatrice: Pres. Rosy Bindi, Doc. XXIII n. 33, Roma, 21 dicembre, p. 9 e ss.</ref>.


Il collaboratore di giustizia massone Marcello Fondacaro dichiarò che Matteo Messina Denaro aveva fondato una loggia massonica denominata “''la Sicilia''”. Anche l’ex procuratrice aggiunta di Palermo [[Teresa Principato]], che svolse indagini sull’ex latitante, affermò: «Matteo Messina Denaro è certamente massone. Si può dire che una parte importante della rete di protezione di cui godeva il boss era della massoneria. Ma una parte era anche della politica deviata»<ref>Karim El Sadi, ''Teresa Principato: Matteo Messina Denaro è un massone'', Antimafia Duemila, 16 Febbraio 2023.</ref>.   
Il collaboratore di giustizia massone Marcello Fondacaro dichiarò che Matteo Messina Denaro aveva fondato una loggia massonica denominata “''la Sicilia''”. Anche l’ex procuratrice aggiunta di Palermo [[Teresa Principato]], che svolse indagini sull’ex latitante, affermò: «''Matteo Messina Denaro è certamente massone. Si può dire che una parte importante della rete di protezione di cui godeva il boss era della massoneria. Ma una parte era anche della politica deviata''»<ref>Karim El Sadi, ''Teresa Principato: Matteo Messina Denaro è un massone'', Antimafia Duemila, 16 Febbraio 2023.</ref>.   


Antonio Messina, avvocato e massone, venne arrestato durante l’operazione “Eden 3”. Intercettato mentre parlava con Giuseppe Fidanzati, boss dell'Acquasanta, durante la conversazione fece riferimento a un certo “''ragazzo di Castelvetrano''", identificato in Francesco Guttadauro, nipote di Messina Denaro. Fidanzati ricordò, inoltre, di un incontro avvenuto alla stazione di Trapani con “''Iddu''”. Secondo gli inquirenti, “''Iddu''” era Matteo Messina Denaro<ref>Karim El Sadi, ''Messina Denaro: già tre massoni emersi dalla rete dei fiancheggiatori'', Antimafia Duemila, 1° Febbraio 2023</ref>.
Antonio Messina, avvocato e massone, venne arrestato nel [[2019]] durante l’operazione “Eden 3”. Intercettato mentre parlava con [[Giuseppe Fidanzati]], boss dell'Acquasanta, durante la conversazione fece riferimento a un certo “''ragazzo di Castelvetrano''", identificato in Francesco Guttadauro, nipote di Messina Denaro. Fidanzati ricordò, inoltre, di un incontro avvenuto alla stazione di Trapani con “''Iddu''”. Secondo gli inquirenti, “''Iddu''” era Matteo Messina Denaro<ref>Karim El Sadi, ''Messina Denaro: già tre massoni emersi dalla rete dei fiancheggiatori'', Antimafia Duemila, 1° Febbraio 2023</ref>.


Dopo l’arresto del boss trapanese, si scoprì che Alfonso Tumbarello, medico di base di Messina Denaro, era iscritto alla massoneria, precisamente loggia “''Valle di Cusa – Giovanni di Gangi''” (1035), aderente all’Oriente di Campobello di Mazara<ref>''Messina Denaro, il suo medico Alfonso Tumbarello è un massone: sospeso dal Grande Oriente d’Italia dopo l’indagine'', ilFattoQuotidiano.it, 18 Gennaio 2023.</ref>.
Nel marzo del 2019, venne effettuato dai carabinieri di Trapani, su mandato della DDA di Trapani, un blitz, denominato “''Artemisia''”, che svelò l’esistenza di una loggia massonica segreta a Castelvetrano. Vennero notificati 27 avvisi di garanzia, tra questi: l’ex deputato di Forza Italia Francesco Cascio e tre poliziotti in servizio alla DIA di Trapani, Salvatore Passanante, Salvatore Virgilio e Salvatore Giacobbe. Uno dei fondatori della loggia era Giovanni Lo Sciuro, medico ed ex assessore regionale con Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, condannato per favoreggiamento a Cosa nostra. <ref>Giovanni Tizian e Nello Trocchia, Massoni e Politici per Matteo Messina Denaro: ecco chi sono e i loro insospettabili, Domani, 19 gennaio 2023</ref>.
 
In un rapporto della DIA di Trapani, Lo Sciuro venne riconosciuto come “''uno dei soci fondatori della Futura calze srl, unitamente, tra gli altri, alla sorella ed al cognato di Matteo Messina Denaro, Giovanna Messina Denaro e Rosario Allegra''". Inoltre, fu indicato in un esposto anonimo dell’ottobre del [[1998]] come uno dei favoreggiatori di Matteo Messina Denaro, perché lo avrebbe finanziato attraverso un conto corrente intestato presso la Banca Commerciale di Castelvetrano, avvalendosi anche della complicità di Michele Alagna (fratello di Francesca Alagna, la compagna del boss latitante"<ref>Michele Santoro.it, ''La loggia segreta di Castelvetrano: le carte dell’inchiesta e le intercettazioni'', 21 marzo 2019.</ref>.
 
Sempre Lo Sciuro era in affari con Francesco Messina Denaro, cugino del boss, che all’epoca gestiva una rete di cliniche siciliane specializzate in dialisi. Inoltre, Lo Sciuro, in un'intercettazione affermava rispetto al boss di “''conoscerlo fin dall’adolescenza e di godere della sua protezione''”<ref>Giovanni Tizian e Nello Trocchia, Massoni e Politici per Matteo Messina Denaro: ecco chi sono e i loro insospettabili, Domani, 19 gennaio 2023</ref>.
 
Dopo l’arresto di Messina Denaro, si scoprì infine che Alfonso Tumbarello, medico di base di Messina Denaro, era iscritto alla massoneria, precisamente loggia “''Valle di Cusa – Giovanni di Gangi''” (1035), aderente all’Oriente di Campobello di Mazara<ref>''Messina Denaro, il suo medico Alfonso Tumbarello è un massone: sospeso dal Grande Oriente d’Italia dopo l’indagine'', ilFattoQuotidiano.it, 18 Gennaio 2023.</ref>.


===Una latitanza lunga 30 anni===
===Una latitanza lunga 30 anni===
La latitanza di Matteo Messina Denaro è costellata da diversi tentativi di arrestarlo, tutti andati a vuoto per una ragione o per l'altra. Proprio la rete di protezione al di fuori di Cosa Nostra fu oggetto di approfondite indagini da parte della magistratura, riuscendo tuttavia solo a svelare parte della rete relazionale del boss.  
La latitanza di Matteo Messina Denaro è costellata da diversi tentativi di arrestarlo, tutti andati a vuoto per una ragione o per l'altra. Proprio la rete di protezione al di fuori di Cosa Nostra fu oggetto di approfondite indagini da parte della magistratura, riuscendo tuttavia solo a svelare parte della rete relazionale del boss. In questi trent’anni, le acquisizioni sulle indagini su Matteo Messina Denaro confluirono nel fascicolo giudiziario 10944/08<ref>Nello Scavo, ''Le “protezioni” di massoneria e imprenditoria nella latitanza di Messina Denaro'', Avvenire, 18 gennaio 2023.</ref>


====Le lettere con Antonio Vaccarino====
====Le lettere con Antonio Vaccarino====
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Il [[26 luglio]] [[2010]] il collaboratore di giustizia Manuel Pasta dichiarò che il boss aveva incontrato alcuni capi-mafia della provincia di Palermo mentre assisteva alla partita di calcio Palermo - Sampdoria, tenutasi il [[9 Maggio]] precedente presso lo stadio "Renzo La Barbera". Oggetto dell'incontro erano i possibili attentati nei confronti dei giudici e di alcuni membri della squadra mobile di Palermo che indagavano sui traffici di Cosa Nostra. Tuttavia, il boss latitante si disse contrario<ref>Salvo Palazzolo, ''Il latitante Messina Denaro allo Stadio per Palermo-Samp'', La Repubblica, 26 luglio 2010.</ref>.  
Il [[26 luglio]] [[2010]] il collaboratore di giustizia Manuel Pasta dichiarò che il boss aveva incontrato alcuni capi-mafia della provincia di Palermo mentre assisteva alla partita di calcio Palermo - Sampdoria, tenutasi il [[9 Maggio]] precedente presso lo stadio "Renzo La Barbera". Oggetto dell'incontro erano i possibili attentati nei confronti dei giudici e di alcuni membri della squadra mobile di Palermo che indagavano sui traffici di Cosa Nostra. Tuttavia, il boss latitante si disse contrario<ref>Salvo Palazzolo, ''Il latitante Messina Denaro allo Stadio per Palermo-Samp'', La Repubblica, 26 luglio 2010.</ref>.  


====L'arresto di Leo Sutera Lo scontro in Procura tra Teresa Principato e Francesco Messineo====
====L'arresto di Leo Sutera: Lo scontro in Procura tra Teresa Principato e Francesco Messineo====
Nel [[2012]] i carabinieri del Ros, coordinati dalla Procuratrice Aggiunta [[Teresa Principato]] che coordinava il pool che dava la caccia a Messina Denaro, furono a un passo dall'arrestare Messina Denaro, dopo due anni di indagini nei confronti del boss agrigentino Leo Sutera. Tuttavia, il [[26 giugno]] un'operazione della DDA di Palermo, coordinata dal Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi e autorizzata dal Procuratore Capo Francesco Messineo, portò all'arresto di 46 persone, tra cui Sutera, decapitando le cosche agrigentine ma facendo saltare anche i due anni di lavoro del pool della Principato. Da lì ne nacque uno scontro pubblico tra la Principato da una parte e Messineo e Teresi dall'altra, che si difesero sostenendo che vi era pericolo di fuga da parte degli indagati<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', pp.201-202; Adnkronos, ''Mafia: pm Teresi, Csm informato male su cattura Messina Denaro'', 13 giugno 2013.</ref>.
Nel [[2012]] i carabinieri del Ros, coordinati dalla Procuratrice Aggiunta [[Teresa Principato]] che coordinava il pool che dava la caccia a Messina Denaro, furono a un passo dall'arrestare Messina Denaro, dopo due anni di indagini nei confronti del boss agrigentino Leo Sutera. Tuttavia, il [[26 giugno]] un'operazione della DDA di Palermo, coordinata dal Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi e autorizzata dal Procuratore Capo Francesco Messineo, portò all'arresto di 46 persone, tra cui Sutera, decapitando le cosche agrigentine ma facendo saltare anche i due anni di lavoro del pool della Principato. Da lì ne nacque uno scontro pubblico tra la Principato da una parte e Messineo e Teresi dall'altra, che si difesero sostenendo che vi era pericolo di fuga da parte degli indagati<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', pp.201-202; Adnkronos, ''Mafia: pm Teresi, Csm informato male su cattura Messina Denaro'', 13 giugno 2013.</ref>.


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Nel 2015 il finanziere Calogeno Pulici, segretario dell’allora procuratore aggiunto della Dda di Palermo Teresa Principato, denunciò la sparizione di un computer portatile e di due pendrive, contenenti tutte le indagini su Matteo Messina Denaro. Alla fine il caso venne archiviato perché «''non emerse alcuna ipotesi di reato''»<ref>''Archiviata vicenda sparizione device con indagini su Messina Denaro'', Antimafia Duemila, 13 gennaio 2021.</ref>.
Nel 2015 il finanziere Calogeno Pulici, segretario dell’allora procuratore aggiunto della Dda di Palermo Teresa Principato, denunciò la sparizione di un computer portatile e di due pendrive, contenenti tutte le indagini su Matteo Messina Denaro. Alla fine il caso venne archiviato perché «''non emerse alcuna ipotesi di reato''»<ref>''Archiviata vicenda sparizione device con indagini su Messina Denaro'', Antimafia Duemila, 13 gennaio 2021.</ref>.


Il [[19 aprile]] [[2018]]scattò una maxi-operazione denominata “Anno zero”, durante la quale vennero arrestate dalla procura di Palermo ventidue persone, tra cui boss, gregari ed estorsori dei clan trapanesi che facevano riferimento a Messina Denaro. Finirono in carcere anche Gaspare Como e Rosario Allegra, cognati del boss<ref>Polizia di Stato, ''Trapani: operazione “Anno zero”'', 19 aprile 2018.</ref>.
Il [[19 aprile]] [[2018]] scattò una maxi-operazione denominata “Anno zero”, durante la quale vennero arrestate dalla procura di Palermo ventidue persone, tra cui boss, gregari ed estorsori dei clan trapanesi che facevano riferimento a Messina Denaro. Finirono in carcere anche Gaspare Como e Rosario Allegra, cognati del boss<ref>Polizia di Stato, ''Trapani: operazione “Anno zero”'', 19 aprile 2018.</ref>.


Un ulteriore tentativo di catturare il boss venne fatto posizionando delle microspie davanti alla lapide del padre, [[Francesco Messina Denaro]]. Lo scopo era quello di scoprire informazioni sui movimenti del figlio o, ipotesi più remota, che il latitante si presentasse di persona. Anche questo piano però non andò a buon fine perché la sorella, andando a visitare la tomba per sistemare i fiori,  scoprì la posizione delle microspie<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', p.204.</ref>.
Un ulteriore tentativo di catturare il boss venne fatto posizionando delle microspie davanti alla lapide del padre, [[Francesco Messina Denaro]]. Lo scopo era quello di scoprire informazioni sui movimenti del figlio o, ipotesi più remota, che il latitante si presentasse di persona. Anche questo piano però non andò a buon fine perché la sorella, andando a visitare la tomba per sistemare i fiori,  scoprì la posizione delle microspie<ref>Lirio Abbate, ''op.cit.'', p.204.</ref>.