Salvatore Riina: differenze tra le versioni

 
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'''Salvatore "Totò" Riina'''  (Corleone, [[16 novembre]] [[1930]]), è stato boss del [[Clan dei Corleonesi]] e "Capo dei capi" di Cosa Nostra dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il [[15 gennaio]] [[1993]]. E' soprannominato anche ''U curtu'', con riferimento alla sua statura e ''La Bestia'', per via della spietata ferocia mostrata sia durante la [[Seconda Guerra di Mafia]] sia durante l'attacco frontale allo Stato.
'''Salvatore "Totò" Riina'''  (Corleone, [[16 novembre]] [[1930]] - Parma, [[17 novembre]] [[2017]]), è stato boss del [[Clan dei Corleonesi]] e "Capo dei capi" di Cosa Nostra dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il [[15 gennaio]] [[1993]]. E' soprannominato anche ''U curtu'', con riferimento alla sua statura e ''La Bestia'', per via della spietata ferocia mostrata sia durante la [[Seconda Guerra di Mafia]] sia durante l'attacco frontale allo Stato.
[[File:Salvatore_Riina.jpeg|400px|thumb|right|Salvatore "Totò" Riina]]
[[File:Salvatore_Riina.jpeg|400px|thumb|right|Salvatore "Totò" Riina]]


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Nei campi, Totò Riina conobbe un altro ragazzo come lui, figlio di contadini: [[Bernardo Provenzano]], detto ''Binnu''. A differenza dei Riina, che avevano degli appezzamenti di terreno, i Provenzano erano braccianti e lavoravano alla giornata: ogni giorno si mettevano in marcia, alla ricerca di un campiere che gli facesse "la cortesia" di farli lavorare 12 ore con la zappa in mano.
Nei campi, Totò Riina conobbe un altro ragazzo come lui, figlio di contadini: [[Bernardo Provenzano]], detto ''Binnu''. A differenza dei Riina, che avevano degli appezzamenti di terreno, i Provenzano erano braccianti e lavoravano alla giornata: ogni giorno si mettevano in marcia, alla ricerca di un campiere che gli facesse "la cortesia" di farli lavorare 12 ore con la zappa in mano.


La nuova vita di Totò Riina iniziò quando il dottor [[Michele Navarra]] divenne il nuovo capo mafia di Corleone, prendendo il posto del vecchio campiere del bosco Ficuzza, [[Vicenzo Catanzaro]], detto il Borbone. Da quel momento, il giovane Riina non avrebbe più passato le proprie giornate nei campi, ma nelle vie di Corleone, in particolare al Caffè Alaimo, in compagnia del protetto del dottore, [[Luciano Leggio|Luciano "''Lucianeddu''" Leggio]]. Era oramai un ''masculiddu'', reclutato assieme ad un'altra ventina di giovani da Navarra tra piazza Garibaldi e corso Bentivegna. Totò, con [[Calogero Bagarella]], Bernardo Provenzano e gli altri, sotto la guida di Lucianeddu, erano diventati l'elite criminale del capomafia corleonese, dedita a furti di bestiame, viti tagliate, macellazione clandestina, nonché all'incendio di masserie.
La nuova vita di Totò Riina iniziò quando il dottor [[Michele Navarra]] divenne il nuovo capo mafia di Corleone, prendendo il posto del vecchio capomafia don [[Calogero Lo Bue]]. Da quel momento, il giovane Riina non avrebbe più passato le proprie giornate nei campi, ma nelle vie di Corleone, in particolare al Caffè Alaimo, in compagnia del protetto del dottore, [[Luciano Leggio|Luciano "''Lucianeddu''" Leggio]]. Era oramai un ''masculiddu'', reclutato assieme ad un'altra ventina di giovani da Navarra tra piazza Garibaldi e corso Bentivegna. Totò, con [[Calogero Bagarella]], Bernardo Provenzano e gli altri, sotto la guida di Lucianeddu, erano diventati l'elite criminale del capomafia corleonese, dedita a furti di bestiame, viti tagliate, macellazione clandestina, nonché all'incendio di masserie.


==== L'omicidio di Placido Rizzotto ====
==== L'omicidio di Placido Rizzotto ====
Nella notte tra il 10 e l'11 marzo 1948 venne ucciso [[Placido Rizzotto]], sindacalista e segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Per tre volte fu accusato dell'omicidio '''Luciano Leggio''', ma per tre volte fu assolto per insufficienza di prove. Il nome del giovane Totò sarebbe comparso parecchie volte nelle migliaia di pagine del processo, ma non venne mai formalmente accusato di nulla. Fu in un rapporto dei servizi segreti che si sosteneva come: "''Il primo delitto eclatante che vede coinvolto il giovane Riin risale al 1948 quando viene ucciso Placido Rizzotto [...] l'azione è compiuta da Luciano Liggio con la collaborazione del giovane Riina...''"
Nella notte tra il 10 e l'11 marzo 1948 venne ucciso [[Placido Rizzotto]], sindacalista e segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Per tre volte fu accusato dell'omicidio '''Luciano Leggio''', ma per tre volte fu assolto per insufficienza di prove. Il nome del giovane Totò sarebbe comparso parecchie volte nelle migliaia di pagine del processo, ma non venne mai formalmente accusato di nulla. Fu in un rapporto dei servizi segreti che si sosteneva come: "''Il primo delitto eclatante che vede coinvolto il giovane Riina risale al 1948 quando viene ucciso Placido Rizzotto [...] l'azione è compiuta da Luciano Liggio con la collaborazione del giovane Riina...''"


==== La prima condanna ====
==== La prima condanna ====
Le porte del carcere dell'Ucciardone, a Palermo, si aprirono però per Riina a causa di un altro delitto, quello di Domenico Di Matteo, un contadino del paese che venne ucciso alla costa di San Giovanni per futili motivi, il [[13 maggio]] [[1949]]. All'età di 19 anni, Salvatore Riina veniva condannato a 12 anni di carcere, ma ne avrebbe scontati appena la metà, uscendo in libertà provvisoria il [[19 settembre]] [[1955]].  
Le porte del carcere dell'Ucciardone, a Palermo, si aprirono però per Riina a causa di un altro delitto, quello di Domenico Di Matteo, un contadino del paese che venne ucciso alla costa di San Giovanni per futili motivi, il [[13 maggio]] [[1949]]. All'età di 19 anni, Salvatore Riina veniva condannato a 12 anni di carcere, ma ne avrebbe scontati appena la metà, uscendo in libertà provvisoria il [[19 settembre]] [[1955]].


=== La presa del potere a Corleone ===
=== La presa del potere a Corleone ===
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==== [[Prima Guerra di Mafia|La prima guerra di mafia]] ====
==== [[Prima Guerra di Mafia|La prima guerra di mafia]] ====
Il 17 gennaio 1963 Salvatore La Barbera sparì improvvisamente a Palermo: la sua Giulietta color ghiaccio fu ritrovata sei giorni dopo nelle campagne della provincia di Agrigento, con le chiavi nel cruscotto, le portiere aperte e la carrozzeria senza un graffio. Si trattava di lupara bianca. Fu questo il primo atto di quella che passò alla storia come "'''[[Prima Guerra di Mafia|La prima guerra di mafia]]'''". Anni dopo si seppe che a mettere l'una contro l'altra le famiglie palermitane era stato [[Michele Cavataio]]. I Corleonesi di Totò Riina restarono prudentemente fuori dallo scontro, ma alla fine anche il futuro Capo dei Capi fu tra gli 855 sospetti mafiosi arrestati nelle quattro province della Sicilia occidentale, in risposta alla [[Strage di Ciaculli]].
Nel febbraio [[1962]] i fratelli La Barbera e i Greco erano membri di un consorzio che finanziò la spedizione di un carico di eroina dall'Egitto diretta sulla costa meridionale della Sicilia; a sovrintendere le operazioni di carico della merce sul transatlantico ''Saturnia'' diretto a New York fu inviato [[Calcedonio Di Pisa]]. I boss americani che ricevettero la droga oltreoceano si accorsero che il quantitativo di eroina era inferiore a quello pattuito. Il cameriere a cui Di Pisa aveva consegnato l'eroina fu torturato ma non parlò; quindi i La Barbera cominciarono a sospettare dello stesso Di Pisa, ma la Commissione, chiamata a decidere sul caso, lo assolsero da ogni accusa, nonostante le rimostranze del capo di Palermo Centro.
 
Il primo atto della "'''[[Prima Guerra di Mafia|La prima guerra di mafia]]'''" andò in scena il [[26 dicembre]] 1962: Calcedonio Di Pisa fu ammazzato in piazza Principe di Camporeale, a Palermo, da due killer che gli spararono addosso con una Trentotto e una doppietta a canne mozze<ref>Dickie (2009), p.328</ref>. Poco dopo furono attaccati altri membri della Famiglia di Di Pisa. La reazione non si fece attendere: il [[17 gennaio]] [[1963]] Salvatore La Barbera sparì improvvisamente a Palermo: la sua Giulietta color ghiaccio fu ritrovata sei giorni dopo nelle campagne della provincia di Agrigento, con le chiavi nel cruscotto, le portiere aperte e la carrozzeria senza un graffio. Si trattava di lupara bianca. Da lì fu un'escalation di omicidi. Anni dopo si seppe che a mettere l'una contro l'altra le famiglie palermitane era stato [[Michele Cavataio]]. I Corleonesi di Totò Riina restarono prudentemente fuori dallo scontro, ma alla fine anche il futuro Capo dei Capi fu tra gli 855 sospetti mafiosi arrestati nelle quattro province della Sicilia occidentale, in risposta alla [[Strage di Ciaculli]].


Il [[15 dicembre]] [[1963]] fu arrestato per un caso fortuito dai poliziotti del commissariato di pubblica sicurezza di Corleone, terza pattuglia di servizio esterno, alle 21:15, lungo la statale Palermo-Agrigento, in località San Michele Arcangelo. Le forze dell'ordine avevano ricevuto una soffiata, ma si aspettavano di cogliere di sorpresa una banda di rapinatori, non certo un sicario ricercato per cinque omicidi "''consumati dal settembre del 1958 al luglio del 1962 in concorso con Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e altri ignoti...''". Benché si fosse dichiarato all'arresto come Giovanni Grande, contadino di San Giuseppe Jato, come da carta di identità falsa, Riina fu riconosciuto al commissariato di Corleone dal brigadiere [[Biagio Melita]], nell'ufficio del commissario [[Angelo Mangano]]. Il giorno successivo fu interrogato per sei ore di fila dal commissario e poi fu rinchiuso all'Ucciardone di Palermo.
Il [[15 dicembre]] [[1963]] fu arrestato per un caso fortuito dai poliziotti del commissariato di pubblica sicurezza di Corleone, terza pattuglia di servizio esterno, alle 21:15, lungo la statale Palermo-Agrigento, in località San Michele Arcangelo. Le forze dell'ordine avevano ricevuto una soffiata, ma si aspettavano di cogliere di sorpresa una banda di rapinatori, non certo un sicario ricercato per cinque omicidi "''consumati dal settembre del 1958 al luglio del 1962 in concorso con Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e altri ignoti...''". Benché si fosse dichiarato all'arresto come Giovanni Grande, contadino di San Giuseppe Jato, come da carta di identità falsa, Riina fu riconosciuto al commissariato di Corleone dal brigadiere [[Biagio Melita]], nell'ufficio del commissario [[Angelo Mangano]]. Il giorno successivo fu interrogato per sei ore di fila dal commissario e poi fu rinchiuso all'Ucciardone di Palermo.
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*2012: Condanna all'ergastolo per l'omicidio di [[Alfio Trovato]].
*2012: Condanna all'ergastolo per l'omicidio di [[Alfio Trovato]].


== Su Totò Riina ==
== Per saperne di più ==
=== Libri ===
*Bolzoni A. - D'Avanzo Giuseppe, [[Il capo dei capi|Il Capo dei Capi]], BUR, 2007
=== Televisione ===
=== Televisione ===
*Il capo dei capi, fiction televisiva, 2007, Canale5
*Il capo dei capi, fiction televisiva, 2007, Canale5
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== Note ==
== Note ==
<references></references>
<references></references>
== Bibliografia ==
Bolzoni A. - D'Avanzo Giuseppe, [[Il capo dei capi|Il Capo dei Capi]], BUR, 2007