Maxiprocesso di Palermo: differenze tra le versioni

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Il '''Maxiprocesso di Palermo''' è lo storico processo contro [[Cosa Nostra]] che coinvolse '''474 imputati''' per diversi capi d'accusa, tra cui quello di associazione a delinquere di stampo mafioso. Si svolse nell'[[Aula Bunker del carcere Ucciardone|Aula bunker del Carcere Ucciardone]] di Palermo tra il [[10 febbraio]] [[1986]] e il [[16 dicembre]] [[1987]].
Il '''Maxiprocesso di Palermo''' è lo storico processo contro [[Cosa Nostra]] che coinvolse '''475 imputati''' per diversi capi d'accusa, tra cui quello di associazione a delinquere di stampo mafioso. Si svolse nell'[[Aula Bunker del carcere Ucciardone|Aula bunker del Carcere Ucciardone]] di Palermo tra il [[10 febbraio]] [[1986]] e il [[16 dicembre]] [[1987]].


Il processo è considerato la '''prima vera reazione dello Stato Italiano nei confronti della mafia siciliana'''. I membri di Cosa Nostra furono per la prima volta condannati in quanto appartenenti ad un''''organizzazione mafiosa unitaria e di tipo verticistico'''.
Il processo è considerato la '''prima vera reazione dello Stato Italiano nei confronti della mafia siciliana'''. I membri di Cosa Nostra furono per la prima volta condannati in quanto appartenenti ad un''''organizzazione mafiosa unitaria e di tipo verticistico'''.
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=== La fase dibattimentale ===
=== La fase dibattimentale ===
Nella fase dibattimentale, furono numerosi gli episodi di tensione. Gli imputati nelle celle mostrarono spesso segni di nervosismo. L'imputato Alfredo Bono partecipò alle udienze su una lettiga, a causa della malattia.
Il 10 febbraio, dopo aver esperito le modalità per la formazione del collegio giudicante e svolto l'appello delle parti presenti e gli accertamenti relativi alla costituzione degli imputati citati, la Corte procedette, tramite ordinanza, a risolvere alcune questioni incidentali sollevate dagli avvocati difensori.


Dopo le prime 14 ore, di notte, per ordine della Corte, il numero di imputati si ridusse da 474 a 468. Sei imputati detenuti tra l'America e l'Egitto (tra cui il boss [[Gaetano Badalamenti]]) furono tolti dal processo per evitare un nulla di fatto.
Fu così che a 14 ore dall'inizio del dibattimento il numero di imputati si ridusse '''da 475 a 468''': veniva infatti disposta la separazione del giudizio nei confronti di Ugo Martello (che non era stato tradotto per mancata concessione del relativo nulla osta da parte del Tribunale di Milano) e nei confronti del boss [[Gaetano Badalamenti]], di Giuseppe Baldinucci, Vincenzo Randazzo, Fioravante Palestrini, Stravos Papastavru e Micail Karakonstantis per legittimo impedimento a comparire a causa della detenzione all'estero, alcuni negli USA altri in Egitto.


Il [[20 febbraio]] 1986 fu arrestato a Ciaculli, in un casolare con un mulo, [[Michele Greco]] detto "il Papa", capo della Cupola di Cosa nostra, dopo due anni di latitanza.
Alle 23:00 l'udienza venne sospesa e rinviata alle 9:30 del giorno successivo per procedere alla costituzione delle parti civili, conclusasi il [[12 febbraio]].
 
Il [[14 febbraio]] il Presidente, dopo aver dato lettura dei capi di imputazione e concluso le formalità di apertura dell'udienza, dichiarò aperto il dibattimento.
 
Nella fase dibattimentale, furono numerosi gli episodi di tensione. Gli imputati nelle celle mostrarono spesso segni di nervosismo. Addirittura l'imputato Alfredo Bono partecipò alle udienze su una lettiga, a causa della malattia.
 
Gli avvocati difensori proposero numerosissime questioni preliminari concernenti la costituzione di alcuni parti civili, la nullità degli atti istruttori, dell'ordinanza di rinvio a giudizio, del decreto di citazione a giudizio, oltre alla competenza per territorio. La Corte risolse tutte le questioni due ordinanze, una del [[24 febbraio|24]] e l'altra del [[28 febbraio]], che sbloccarono la situazione<ref>Sentenza di 1° grado, p.576</ref>.
 
Il [[1° marzo]] successivo, il Presidente diede inizio alla fase degli interrogatori degli imputati, i quali in massima parte si attenevano alle dichiarazioni rese in istruttoria, ribadendo la propria estraneità ai fatti contestati.
 
Nel mentre, il [[20 febbraio]] 1986 fu arrestato a Ciaculli, in un casolare con un mulo, [[Michele Greco]] detto "il Papa", capo della Cupola di Cosa nostra, dopo due anni di latitanza.


==== I pentiti ====
==== I pentiti ====
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Alla fine gli avvocati degli imputati che avevano chiesto a loro volta il confronto, ritirarono la loro richiesta, comprendendo che sarebbe stato controproducente. Tra gli altri, avevano chiesto il confronto [[Luciano Leggio]] il [[9 aprile]] 1986, Giuseppe Bona e Tommaso Spadaro che avevano dichiarato di essere in possesso di documenti che potevano provare la falsità delle accuse rivolte. Anche queste richieste di confronto furono ritirate.  
Alla fine gli avvocati degli imputati che avevano chiesto a loro volta il confronto, ritirarono la loro richiesta, comprendendo che sarebbe stato controproducente. Tra gli altri, avevano chiesto il confronto [[Luciano Leggio]] il [[9 aprile]] 1986, Giuseppe Bona e Tommaso Spadaro che avevano dichiarato di essere in possesso di documenti che potevano provare la falsità delle accuse rivolte. Anche queste richieste di confronto furono ritirate.  


Dopo Buscetta fu il turno del collaboratore [[Salvatore Contorno]]. Il suo ingresso in aula fu accolto in maniera diversa rispetto a Buscetta: dalle gabbie si levarono grida e insulti. Anche questo fu una prova della differenza di spessore criminale che separava i due collaboratori di giustizia. Inoltre fu origine di grandi problemi il fatto che Contorno utilizzasse per parlare uno stretto dialetto palermitano. In questo modo, era sicuro di farsi capire dagli imputati, ma la comprensione risultava difficile per chi non fosse avvezzo all'uso del dialetto.
Dopo Buscetta fu il turno del collaboratore [[Salvatore Contorno]], l'[[11 aprile]] 1986. Il suo ingresso in aula fu accolto in maniera diversa rispetto a Buscetta: dalle gabbie si levarono grida e insulti. Anche questo fu una prova della differenza di spessore criminale che separava i due collaboratori di giustizia. Inoltre fu origine di grandi problemi il fatto che Contorno utilizzasse per parlare uno stretto dialetto palermitano. In questo modo, era sicuro di farsi capire dagli imputati, ma la comprensione risultava difficile per chi non fosse avvezzo all'uso del dialetto.


Durante la deposizione, il presidente Giordano rivolse una domanda a Contorno in maniera errata, poichè sembrava che il presidente stesse aiutando il collaboratore a ricordare le dichiarazioni fatte in istruttoria. Nell'aula si levarono le grida di protesta dei detenuti, e gli avvocati chiesero la ricusazione nei confronti di Alfonso Giordano. La seduta fu sospesa e la richiesta  di ricusazione respinta dalla Corte d'Appello il giorno seguente.
Durante la deposizione, il presidente Giordano rivolse una domanda a Contorno in maniera errata, poiché sembrava che il presidente stesse aiutando il collaboratore a ricordare le dichiarazioni fatte in istruttoria. Nell'aula si levarono le grida di protesta dei detenuti, e gli avvocati chiesero la ricusazione nei confronti di Alfonso Giordano. La seduta fu sospesa e la richiesta  di ricusazione respinta dalla Corte d'Appello il giorno seguente.


Il collaboratore [[Vincenzo Sinagra]], killer della famiglia di Corso dei Mille, riferì nei minimi dettagli episodi riguardanti decine di omicidi. Inoltre ebbe numerose crisi nervose che portarono all'intervento delle forze dell'ordine.
La Corte, al solo fine di allegare agli atti una versione degli interrogatori di Contorno in lingua italiana (e quindi di più facile lettura rispetto alle trascrizioni originali) nominò il [[19 giugno]] come interprete il professor Santi Correnti, il quale depositò la trascrizione durante l'udienza del [[4 settembre]] dello stesso anno.
 
Il collaboratore [[Vincenzo Sinagra]], killer della famiglia di Corso dei Mille, riportò nei minimi dettagli durante il suo interrogatorio dell'[[11 giugno]] decine di omicidi a cui aveva preso parte o di cui era a conoscenza. Sinagra non confermò solamente le dichiarazioni rese in istruttoria, ma confermò anche, nel corso dei confronti con Salvatore Rotolo e Paolo Alfano (richiesti dalla difesa e ammessi dalla Corte all'udienza del 17 giugno) le accuse a loro rivolte. Inoltre ebbe numerose crisi nervose che portarono all'intervento delle forze dell'ordine.


==== Gli interrogatori ====
==== Gli interrogatori ====
[[File:Deposizione Michele greco maxiprocesso.png|250px|thumb|right|La deposizione del "Papa" Michele Greco al Maxiprocesso]]
[[File:Deposizione Michele greco maxiprocesso.png|250px|thumb|right|La deposizione del "Papa" Michele Greco al Maxiprocesso]]


Fu di particolare interesse l'interrogatorio di [[Michele Greco]], il capo della Cupola di Cosa nostra. Buscetta aveva affermato che Greco di fatto fosse soltanto una marionetta nelle mani dei corleonesi, e che il suo ruolo di vertice nella Commissione non rispecchiasse il suo vero potere, di fatto inferiore a molti altri boss. Durante l'interrogatorio Michele Greco cercò di apparire come un semplice latifondista senza alcun legame con Cosa nostra. Erano continui i riferimenti alla morale e alla religione, a supporto della figura di contadino estraneo alla mafia.
Il [[23 maggio]] fu la volta dell'interrogatorio di Luciano Leggio, che parlò invece del Golpe Borghese. Affermò che Buscetta nel [[1970]] era stato contattato da Junio Valerio Borghese, a capo della Decima Mas, per ottenere l'appoggio di Cosa nostra al golpe militare. Egli si sarebbe invece opposto all'appoggio della mafia, impedendo di fatto il colpo di stato. Leggio sperava riferire un fatto di cui Buscetta non aveva parlato, per poterlo così delegittimare. In realtà Buscetta aveva parlato approfonditamente in istruttoria della vicenda. La pubblica accusa avrebbe chiesto poi l'assoluzione per Luciano Leggio, affermando che di fatto egli non avesse più alcun potere dentro a Cosa nostra.


Luciano Leggio, durante il suo interrogatorio, parlò invece del Golpe Borghese. Affermò che Buscetta nel [[1970]] era stato contattato da Junio Valerio Borghese, a capo della Decima Mas, per ottenere l'appoggio di Cosa nostra al golpe militare. Egli si sarebbe invece opposto all'appoggio della mafia, impedendo di fatto il colpo di stato. Leggio sperava riferire un fatto di cui Buscetta non aveva parlato, per poterlo così delegittimare. In realtà Buscetta aveva parlato approfonditamente in istruttoria della vicenda.
Di particolare interesse l'interrogatorio di [[Michele Greco]], il capo della Cupola di Cosa nostra, avvenuto l'[[11 giugno]]. Buscetta aveva affermato che Greco di fatto fosse soltanto una marionetta nelle mani dei corleonesi, e che il suo ruolo di vertice nella Commissione non rispecchiasse il suo vero potere, di fatto inferiore a molti altri boss. Durante l'interrogatorio Michele Greco cercò di apparire come un semplice latifondista senza alcun legame con Cosa nostra, sostenendo che la sua famiglia di appartenenza non erano i Greco di Ciaculli, bensì i Greco di Croceverde-Giardini. Durante l'interrogatorio furono continui i riferimenti alla morale e alla religione, a supporto della figura di contadino estraneo alla mafia.
La pubblica accusa chiederà poi l'assoluzione per Luciano Leggio, affermando che di fatto egli non avesse più alcun potere dentro a Cosa nostra.


Il [[20 giugno]] 1986 fu convocato [[Ignazio Salvo]], che giunse con una valigetta contenente documenti che sarebbero dovuti servire per dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. La sua presenza rappresentava la volontà dello Stato di non colpire soltanto l'ala militare di Cosa nostra, ma anche i rappresentanti delle ramificazioni della mafia che andavano a toccare il potere politico. Ignazio Salvo era accusato di essere uomo d'onore della famiglia di Salemi, come suo cugino [[Nino Salvo]].
Il [[20 giugno]] 1986 fu convocato [[Ignazio Salvo]], che giunse con una valigetta contenente documenti che sarebbero dovuti servire per dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. La sua presenza rappresentava la volontà dello Stato di non colpire soltanto l'ala militare di Cosa nostra, ma anche i rappresentanti delle ramificazioni della mafia che andavano a toccare il potere politico. Ignazio Salvo era accusato di essere uomo d'onore della famiglia di Salemi, come suo cugino [[Nino Salvo]].
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''"In nome del popolo italiano, la Corte d'Assise prima di Palermo, visti gli articoli di legge, dichiara:[...]"''
''"In nome del popolo italiano, la Corte d'Assise prima di Palermo, visti gli articoli di legge, dichiara:[...]"''


In totale furono comminate: '''360 condanne''' (74 in contumacia), 114 assoluzioni, 19 ergastoli, 2665 anni di carcere, 11.5 miliardi di lire di multe.
In totale furono comminate: '''346 condanne''' (74 in contumacia), tra cui 19 ergastoli, per un totale di 2665 anni di carcere e 11,5 miliardi di lire di multe. Le assoluzioni furono '''114'''.


*''Per conoscere tutte le condanne vedi [[Imputati del Maxiprocesso di Palermo]]''
*''Per conoscere tutte le condanne vedi [[Imputati del Maxiprocesso di Palermo]]''
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==== Imputati ====
==== Imputati ====
[[File:Grafico suddivisione imputati maxiprocesso.png|450px|thumb|right|Suddivisione degli imputati del Maxiprocesso]]
[[File:Grafico suddivisione imputati maxiprocesso.png|450px|thumb|right|Suddivisione degli imputati del Maxiprocesso]]
*474 imputati
*475 imputati (scesi a 460 durante il dibattimento)
:*207 detenuti
:*207 detenuti
:*102 a piede libero o in libertà provvisoria
:*102 a piede libero o in libertà provvisoria
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*22 mesi di dibattimento
*22 mesi di dibattimento
*349 udienze
*349 udienze
*8000 pagine di verbale (40 volumi)
*8608 pagine di ordinanza-sentenza (40 volumi)
*1314 interrogatori
*1314 interrogatori
*635 arringhe difensive
*635 arringhe difensive


==== Esito ====
==== Esito ====
*360 condanne (74 in contumacia)
*346 condanne (74 in contumacia)
*114 assoluzioni
*114 assoluzioni
*19 ergastoli
*19 ergastoli
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Il processo si aprì il [[9 dicembre]] 1991. Il [[30 gennaio]] 1992 alle '''16.50''', dopo dieci giorni i giudici della sesta sezione penale della Corte di Cassazione uscirono dalla camera di consiglio. Il presidente Antonio Valente inizia a elencare le risposte dei 269 ricorsi di accusa (rappresentata dai Pg [[Luigi Croce]] e [[Vittorio Aliquò]]) e difesa.
Il processo si aprì il [[9 dicembre]] 1991. Il [[30 gennaio]] 1992 alle '''16.50''', dopo dieci giorni i giudici della sesta sezione penale della Corte di Cassazione uscirono dalla camera di consiglio. Il presidente Antonio Valente inizia a elencare le risposte dei 269 ricorsi di accusa (rappresentata dai Pg [[Luigi Croce]] e [[Vittorio Aliquò]]) e difesa.


La Corte rivalutò il teorema Buscetta, secondo il quale i membri della Cupola erano responsabili degli omicidi dal momento che i delitti più importanti non vengono decisi a livello locale dalla singola famiglia. Furono così confermate le condanne di primo grado e fu disposto un nuovo processo presso un'altra Corte di Appello per quanto riguardava i delitti eccellenti: i boss della Commissione erano accusati per gli omicidi di [[Boris Giuliano]] o [[Carlo Alberto dalla Chiesa]], ma anche per l'uccisione di [[Stefano Bontade]], [[Salvatore Inzerillo]], e per la [[Strage della circonvallazione]].  Il verdetto della Corte d'Appello che era basato sulla responsabilità individuale dei boss fu ribaltato, riaffermando il principio della struttura verticistica di Cosa nostra e dell'importanza di questa struttura a livello decisionale.
La Corte rivalutò il teorema Buscetta, secondo il quale i membri della Cupola erano responsabili degli omicidi dal momento che i delitti più importanti non vengono decisi a livello locale dalla singola famiglia. Furono così confermate le condanne di primo grado e fu disposto un nuovo processo presso un'altra Corte di Appello per quanto riguardava i delitti eccellenti: i boss della Commissione erano accusati per gli omicidi di [[Boris Giuliano]] o [[Carlo Alberto dalla Chiesa]], ma anche per l'uccisione di [[Stefano Bontate]], [[Salvatore Inzerillo]], e per la [[Strage della circonvallazione]].  Il verdetto della Corte d'Appello che era basato sulla responsabilità individuale dei boss fu ribaltato, riaffermando il principio della struttura verticistica di Cosa nostra e dell'importanza di questa struttura a livello decisionale.


Subito dopo la lettura della sentenza, si riaprì la corsa per la cattura di tutti gli imputati che nel frattempo, per decorrenza dei termini di custodia cautelare o per altri motivi, erano ancora liberi. Alcuni si costituirono, molti erano già in procinto di darsi alla latitanza o riuscirono a fuggire.
Subito dopo la lettura della sentenza, si riaprì la corsa per la cattura di tutti gli imputati che nel frattempo, per decorrenza dei termini di custodia cautelare o per altri motivi, erano ancora liberi. Alcuni si costituirono, molti erano già in procinto di darsi alla latitanza o riuscirono a fuggire.
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Sul verdetto di Cassazione pesò anche l'assenza del giudice [[Corrado Carnevale]], detto "'''l'Ammazza-sentenze'''" che in molti altri casi aveva predisposto l'annullamento di sentenze d'Appello in fatti di mafia. [[Giuseppe Ayala]] dichiarò a proposito: ''"Senza la sua presenza si è giunti ad una sentenza così dura. Può trattarsi di una coincidenza, di una semplice coincidenza. Ma è un'ipotesi che io lascio a chi vuol credere alle coincidenze"''
Sul verdetto di Cassazione pesò anche l'assenza del giudice [[Corrado Carnevale]], detto "'''l'Ammazza-sentenze'''" che in molti altri casi aveva predisposto l'annullamento di sentenze d'Appello in fatti di mafia. [[Giuseppe Ayala]] dichiarò a proposito: ''"Senza la sua presenza si è giunti ad una sentenza così dura. Può trattarsi di una coincidenza, di una semplice coincidenza. Ma è un'ipotesi che io lascio a chi vuol credere alle coincidenze"''


La nomina di Arnaldo Valente, con i consiglieri Giorgio Buogo, Umberto Papadia, Mario Pompa e Mario Schiavotti, al posto di Corrado Carnevale fu permessa da Giovanni Falcone. Falcone, chiamato dal ministro [[Claudio Martelli]] come direttore degli Affari penali, aveva monitorato 1500 sentenze di Cassazione riguardanti i reati di mafia. In seguito a tale analisi, scoppiò uno scandalo intorno al presidente della prima sezione Carnevale, che aveva predisposto l'annullamento di centinaia di condanne e la scarcerazione di importanti boss.
La nomina di Arnaldo Valente, con i consiglieri Giorgio Buogo, Umberto Papadia, Mario Pompa e Mario Schiavotti, al posto di [[Corrado Carnevale]] fu permessa da Giovanni Falcone. Falcone, chiamato dal ministro [[Claudio Martelli]] come direttore degli Affari penali, aveva monitorato 1500 sentenze di Cassazione riguardanti i reati di mafia. In seguito a tale analisi, scoppiò uno scandalo intorno al presidente della prima sezione Carnevale, che aveva predisposto l'annullamento di centinaia di condanne e la scarcerazione di importanti boss.


Il presidente della Corte di Cassazione Antonio Brancaccio, su sollecitazione di Martelli, introdusse '''il criterio di rotazione delle sezioni'''. In particolare, il sorteggio per il Maxiprocesso fu effettuato tra la prima, la seconda, la quinta e la sesta sezione (che risulterà quella estratta). Da parte sua, Corrado Carnevale, sommerso dalle critiche rinunciò ad assegnarsi il processo, come aveva fatto inizialmente.
Il presidente della Corte di Cassazione Antonio Brancaccio, su sollecitazione di Martelli, introdusse '''il criterio di rotazione delle sezioni'''. In particolare, il sorteggio per il Maxiprocesso fu effettuato tra la prima, la seconda, la quinta e la sesta sezione (che risulterà quella estratta). Da parte sua, Corrado Carnevale, sommerso dalle critiche rinunciò ad assegnarsi il processo, come aveva fatto inizialmente.


== L'eredità ==
== L'eredità del Maxiprocesso ==
Il Maxiprocesso di Palermo ha avuto un'importanza storica. Innanzitutto, per la prima volta viene riconosciuta l'esistenza dell'organizzazione denominata Cosa nostra, e vengono analizzate le ramificazioni con la politica, l'economia e la società. Dal Maxiprocesso in poi non si è più potuto affermare che la mafia non esiste.  
Il '''Maxiprocesso di Palermo''' ha avuto un'importanza storica. Innanzitutto, per la prima volta viene riconosciuta l'esistenza dell'organizzazione denominata Cosa nostra, e vengono analizzate le ramificazioni con la politica, l'economia e la società. Dal Maxiprocesso in poi non si è più potuto affermare che la mafia non esiste.  


Inoltre il processo permise, attribuendo validità al "teorema Buscetta", di non dover dimostrare ogni volta in tutti i processi di mafia successivi il principio della responsabilità oggettiva della Cupola. Tutti i membri della Commissione da quel momento furono imputabili dei crimini effettuati con l'assenso della Cupola stessa.
Inoltre il processo permise, attribuendo validità al "teorema Buscetta", di non dover dimostrare ogni volta in tutti i processi di mafia successivi il principio della responsabilità oggettiva della Cupola. Tutti i membri della Commissione da quel momento furono imputabili dei crimini effettuati con l'assenso della Cupola stessa.
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# [http://goo.gl/R9svSN Parte VI - Le singole posizioni - capitolo 4: Le indagini bancarie (4) - da Madonia a Zanca]
# [http://goo.gl/R9svSN Parte VI - Le singole posizioni - capitolo 4: Le indagini bancarie (4) - da Madonia a Zanca]
# [http://goo.gl/iUfMKF Chiusura Istruttoria - Disposizioni e lista degli imputati con relativi capi d'accusa]
# [http://goo.gl/iUfMKF Chiusura Istruttoria - Disposizioni e lista degli imputati con relativi capi d'accusa]
== Note ==
<references/>


== Bibliografia ==
== Bibliografia ==
* Ufficio Istruzione Processi Penali, ''Ordinanza-sentenza contro Abbate Giovanni + 706 - Procedimento Penale N. 2289/82 R.G.U.I.'', Tribunale di Palermo, 8 novembre 1985
* Caponnetto, Antonino (1985). ''Ordinanza-sentenza contro Abbate Giovanni + 706 - Procedimento Penale N. 2289/82 R.G.U.I.'', Tribunale di Palermo - Ufficio Istruzione Processi Penali, 8 novembre.
* Giordano, Alfonso (Presidente) (1987). ''Sentenza n. 39/87 contro Abbate Giovanni + 459'', Tribunale di Palermo, Corte d’Assise – I sezione penale, 16 dicembre.
* Valente, Arnaldo (Presidente) (1992). ''Sentenza n. 80/92 contro “Altadonna + 268”'', Suprema Corte di Cassazione – I Sezione Penale, 30 gennaio.


== Note ==
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