Mafie a Frosinone: differenze tra le versioni
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{{ | {{Espandere}}'''La provincia di Frosinone''' è storicamente interessata da '''insediamenti di organizzazioni camorristiche''', in particolare dal [[clan Mallardo]] e dal [[clan dei Casalesi]]. Come accaduto in altre province del Lazio, negli anni si sono sviluppate anche consorterie criminali di matrice nomade, come i Di Silvio e gli Spada, attivi nel traffico di sostanze stupefacenti e nell’usura<ref>Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio, "IV Rapporto Mafie nel Lazio", 2019, pp.206-207</ref>. | ||
== I clan operanti in provincia di Frosinone == | |||
=== Il Clan Spada === | |||
Nella provincia di Frosinone è attivo anche il [[Clan Spada]], dedito al traffico e allo spaccio di stupefacenti e all’usura. Nel [[2018]] il Gip di Frosinone dispose gli arresti domiciliari per Antony, Eric e Tony Spada e Roberto Di Silvio accusati di aver minacciato gli avventori dell’esercizio commerciale “''Seventies''”<ref>"IV Rapporto Mafie nel Lazio", op.cit., p.209</ref>. Il proprietario e i dipendenti del locale raccontarono che a volte le minacce erano accompagnate da schiaffi e botte<ref>Ibidem</ref>. | |||
=== Clan italo-albanese === | |||
Nel giugno 2018 si concluse un’operazione contro un gruppo criminale albanese-italiano<ref>Ibidem/ref> di tipo piramidale<nowiki><ref>Elvira Tamburelli, "Ordinanza di custodia cautelare a carico di Kercanaj Andrea+ altri", 2018, Citato in "IV Rapporto Mafie nel Lazio", op. cit., p.208</nowiki></ref>. L'indagine smantellò il sodalizio con sede a via Bellini, nel pieno centro della città di Frosinone. Nell'edificio, oltre alla vendita degli stupefacenti, i soggetti si occupavano anche del taglio e della lavorazione della cocaina per poi cederla in dosi alla vasta clientela<ref>Ibidem</ref>. | |||
=== I clan di Cassino === | |||
La Procura di Cassino, paese a pochi chilometri da Frosinone, individuò un ulteriore gruppo dedito allo spaccio di droga nella centrale piazza Labriola<ref>"IV Rapporto Mafie nel Lazio", op.cit., p.209</ref>. La consorteria guidata da Elio Panaccione si scontrò con un gruppo rivale e riuscì ad imporsi mediante la violenza<ref>Antonello Bracaglia Morante, "Ordinanza di custodia cautelare a carico di Tony Spada + altri", pp.301-318, Citato in "IV Rapporto Mafie nel Lazio", op. cit., pp. 210-211.</ref>. | |||
Il Gip di Cassino Massimo Lo Mastro scrisse che Panaccione creò assieme al suo collaboratore Carlino Luca detto “Blanco” un clima di terrore ed esercitò, assieme al suo gruppo, un controllo esclusivo su Piazza Labriola, aggredendo tutti gli spacciatori a lui non affiliati che tentavano di vendere nella suddetta piazza<ref>Ibidem</ref>. | |||
Il Tribunale di Cassino riconobbe l’aggravante del metodo mafioso nei confronti di Panaccione, divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia, e lo condannò per tentato omicidio<ref>"IV Rapporto Mafie nel Lazio", op.cit., p.211</ref>. | |||
== Note == | |||
<references /> | |||
== Bibliografia == | |||
* Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio (2019). "''IV Rapporto Mafie nel Lazio''". | |||
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