Prima guerra di 'ndrangheta: differenze tra le versioni
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[[Categoria:XX Secolo]] | |||
<center>''Qui non c’è ‘ndrangheta di Mico Tripodo, non c’è ‘ndrangheta di ‘Toni Macrì, non c’è ‘ndrangheta di Peppe Nirta! Si dev’essere tutti uniti, chi vuole stare e chi non vuole se ne va!''</center> | |||
<center>('''[[Giuseppe Zappia]]''', capobastone di S. Martino di Taurianova, durante il [[Summit di Montalto]])</center> | |||
La '''Prima guerra di ‘ndrangheta''' è stato un conflitto interno all'organizzazione mafiosa calabrese che si combatté dal [[1974]] al [[1977]] e causò '''233 morti'''. Lo scontro avvenne tra le principali 'ndrine della provincia di Reggio Calabria, opponendo le nuove generazioni alle vecchie. A vincere il conflitto furono i [[Piromalli ('ndrina)|Piromalli]], [[Mazzaferro ('ndrina)|Mazzaferro]], [[Cataldo ('ndrina)|Cataldo]], [[Mammoliti ('ndrina)|Mammoliti]] e i [[De Stefano ('ndrina)|De Stefano]], mentre i perdenti furono i [[Macrì ('ndrina)|Macrì]] e i [[Tripodo ('ndrina)|Tripodo]]. | |||
== Storia == | |||
=== Origini e Cause === | |||
All’inizio degli anni ’70 i clan più potenti della provincia di Reggio Calabria erano quelli di San Luca con i [[Nirta ('ndrina)]] ‘La Maggiore’, i Pelle e i Romeo, a Siderno con i Macrì, a Locri con i Cataldo e i Cordì, a Marina di Gioiosa Jonica con i Mazzaferro, a Gioiosa Jonica con gli Ursino, a Reggio Calabria con i Tripodo e i De Stefano, a Gioia Tauro con i Piromalli, a Rosarno con i Pesce-Bellocco e a Oppido Mamertina (frazione Castellace) con i Mammoliti. Come dimostrò la strage di Locri del ’67 i clan risultarono particolarmente attivi nel contrabbando di sigarette, ciò consenti di relazionarsi con le cosche più potenti di Cosa nostra e della camorra. | |||
I boss più influenti del periodo erano [[Antonio Macrì]], i fratelli Nirta, [[Domenico Tripodo]] e [[Girolamo Piromalli]]. Macrì e Tripodo si opposero ai sequestri di persona e alle ambizioni della cosca De Stefano. In una riunione a Gioia Tauro, le posizioni tra Macrì e Paolo De Stefano erano così distanti che arrivarono alle mani. Solo grazie alla mediazione di Piromalli si placarono gli animi, ma fu una cosa di facciata. | |||
=== Alea Iacta Est === | |||
La goccia che fece traboccare il vaso fu l’omicidio di [[Giovanni De Stefano]] il [[24 novembre]] 1974 al Roof Garden, un locale alla moda di Reggio Calabria. Nella sparatoria fu ferito anche il fratello [[Giorgio De Stefano|Giorgio]]. L’omicidio fu commissionato dai Tripodo. Quello fu il primo atto della guerra di 'ndrangheta. | |||
Come risposta all'omicidio, il [[19 gennaio]] [[1975]] venne assassinato Antonio Macrì, all’età di 71 anni. Ad uccidere il boss nei pressi della bocciofila di Siderno a colpi di mitra furono [[Pasquale Condello]] e [[Giovanni Saraceno]]. Nell’attentato restò gravemente ferito anche il suo guardaspalle [[Giuseppe Commisso]]. | |||
=== La mattanza === | |||
La guerra infiammò tutto il territorio calabrese: a Crotone si fronteggiavano i Feudale e i Vrenno; a Gioiosa Jonica gli Scali-Aquino contro i Mazzaferro; a Cosenza venne ucciso Luigi Palermo, detto “u Zorru”. Numerosi sono gli attentati Giuseppe Zappia, che aveva presieduto il Summit di Montalto.e. | |||
I conflitti collegabili alla prima guerra di ‘ndrangheta e alle faide intestine tra clan dello stesso territorio causò molte vittime. Molti giovani affiliati furono ammazzati: nel luglio del ’76 furono assassinati nella Piana di Gioia Tauro Saverio Scarfò (21 anni), Domenico Amante (23 anni), Pasquale Ciccone (26 anni), nel settembre del ’76 a Locri venne ammazzato Nicola Sansalone, (18 anni) e a Rosarno fu ucciso Michele Bertolucci (18 anni) <ref> La guerra la fanno i giovani, L’Unità, 26 settembre 1976 [http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1976_09/19760926_0034.pdf&query=la%20guerra%20la%20fanno%20i%20giovani] </ref>. | |||
Il [[26 agosto]] 1976 fu ucciso invece Domenico Tripodo presso il carcere di Poggioreale (Napoli), accoltellato durante l'ora d'aria da Salvatore Esposito e Agrippino Effige, due delinquenti assoldati da [[Raffaele Cutolo]] a seguito di una richiesta dei De Stefano, che gli offrirono anche un pagamento di cento o duecento milioni di lire. All’indomani dell’omicidio i famigliari del boss arrivarono da Fondi (Latina, Lazio) per cercare di visionare il cadavere ma gli inquirenti ne negarono il permesso<ref> Sorvegliati gli uccisori del ‘boss’, L’Unità, 28 agosto 1976 [http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1976_08/19760828_0005.pdf&query=boss]</ref>. | |||
==== La strage di Razzà ==== | |||
* Per approfondire, vedi [[Strage di Razzà]] | |||
Il [[1° aprile]] del 1977 in contrada Razzà di Taurianova ci fu un conflitto a fuoco tra Forze dell’Ordine e ‘ndranghetisti. A perdere la vita furono i carabinieri Stefano Condello e Vincenzo Caruso e i presunti boss Rocco e Vincenzo Avignone. L’eccidio avvenne perché i due carabinieri interruppero un summit in cui erano presenti diversi boss. | |||
=== Il capitolo finale === | |||
L’ultima tappa della prima guerra di ‘ndrangheta fu l’omicidio ai danni di '''Giorgio De Stefano''', avvenuta il 7 novembre nei pressi di Santo Stefano D’Aspromonte. Il boss trentaseienne era latitante. Secondo le ricostruzioni storiche, a volere la sua morte furono i principali esponenti della fascia jonica e tirrenica di Reggio Calabria, perché il rappresentante della cosca De Stefano voleva diventare il ‘capo dei capi’ della ‘ndrangheta. A seguito dell’eliminazione di Giovanni (’74) e Giorgio, '''il reggente della cosca divenne Paolo De Stefano'''. | |||
Nonostante gli omicidi dei due fratelli De Stefano, il clan rientrò tra le fazioni vincenti della prima guerra di ‘ndrangheta, insieme ai Cataldo di Locri, i Mazzaferro di Marina di Gioiosa Jonica e i Mammoliti di Castellace. L’esito finale di queste sanguinose rivalità rappresenta definitivamente il cambio generazionale tra la vecchia e la nuova ‘ndrangheta. | |||
== Le strategie della nuova 'ndrangheta == | |||
=== Nuovi equilibri di potere === | |||
A conclusione della prima guerra di ‘ndrangheta mutarono alcuni equilibri di potere interni. Gli omicidi dei boss Antonio Macrì e Domenico Tripodo favorì una presa di potere dei Commisso a Siderno e dei De Stefano a Reggio Calabria. Attraverso la stagione dei sequestri i Barbaro di Platì divennero una delle cosche più influenti della ‘ndrangheta. Il potere delle cosche situate nella Piana di Gioia Tauro non subì contraccolpi. Un altro clan emergente che entrò a far parte dell’élite della mafia calabrese furono gli Iamonte di Melito di Porto Salvo. | |||
=== I rapporti con la Nuova Camorra Organizzata === | |||
A seguito dell’omicidio di Don Mico Tripodo, i rapporti tra la ‘ndrangheta e la Nuova Camorra Organizzata si fecero più stretti. | |||
== Bibliografia == | |||
* Ciconte E., [['Ndrangheta (libro - Ciconte)]], Rubbettino, 2011 | |||
* Ciconte E., [['Ndrangheta Padana]], Rubbettino, 2010 | |||
* Dalla Chiesa N. - Panzarasa M., [[Buccinasco (libro)]], Einaudi, 2012 | |||
* Gratteri N. - Nicaso A., [[Fratelli di sangue]], Mondadori, 2009 | |||
== Note == | |||
<references/> | |||
[[Categoria:'Ndrangheta]] [[Categoria:XX Secolo]] | |||