Giovanni Falcone: differenze tra le versioni
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|site_name=WikiMafia | |||
|keywords=giovanni falcone, falcone, giudice falcone, 23 maggio 1992, strage di capaci, vita di giovanni falcone, nemici di giovanni falcone, | |||
|description=Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano, simbolo della lotta alla mafia, vittima innocente di Cosa nostra. | |||
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|image_alt=Giovanni Falcone | |||
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|section=Magistrati antimafia | |||
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<blockquote><center>''L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.''<center> | <blockquote><center>''L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.''<center> | ||
('''Giovanni Falcone)''' | ('''Giovanni Falcone)''' | ||
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'''Giovanni Salvatore Augusto Falcone''' (Palermo, [[18 maggio]] [[1939]] – Capaci, [[23 maggio]] [[1992]]) è stato un magistrato italiano. Fu assassinato da [[Cosa Nostra|Cosa nostra]] con la moglie [[Francesca Morvillo]] e i poliziotti della scorta [[Antonio Montinaro]], [[Vito Schifani]] e [[Rocco Dicillo]] nella [[strage di Capaci]]. | '''Giovanni Salvatore Augusto Falcone''' (Palermo, [[18 maggio]] [[1939]] – Capaci, [[23 maggio]] [[1992]]) è stato un magistrato italiano. Fu assassinato da [[Cosa Nostra|Cosa nostra]] con la moglie [[Francesca Morvillo]] e i poliziotti della scorta [[Antonio Montinaro]], [[Vito Schifani]] e [[Rocco Dicillo]] nella [[strage di Capaci]]. | ||
[[File:Giovanni-falcone.jpg|400px|thumb| | [[File:Giovanni-falcone.jpg|400px|thumb|Giovanni Falcone|alt=Giovanni Falcone]] | ||
==Biografia== | ==Biografia== | ||
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Nel 1959 la famiglia Falcone fu costretta a trasferirsi in Via Notarbartolo, a causa del c.d. "[[Sacco di Palermo]]" operato dall'allora assessore [[Vito Ciancimino]], figlio del barbiere di Corleone, che proprio Falcone avrebbe arrestato nel [[1985]] per associazione mafiosa. Nel corso della sua vita Giovanni avrebbe poi cambiato tre case in quella stessa strada: una da ragazzo, una con la prima moglie Rita e poi un'altra ancora con Francesca, la seconda moglie. | Nel 1959 la famiglia Falcone fu costretta a trasferirsi in Via Notarbartolo, a causa del c.d. "[[Sacco di Palermo]]" operato dall'allora assessore [[Vito Ciancimino]], figlio del barbiere di Corleone, che proprio Falcone avrebbe arrestato nel [[1985]] per associazione mafiosa. Nel corso della sua vita Giovanni avrebbe poi cambiato tre case in quella stessa strada: una da ragazzo, una con la prima moglie Rita e poi un'altra ancora con Francesca, la seconda moglie. | ||
[[File:Falcone laurea 1961.jpg|alt=Giovanni Falcone laurea|miniatura|200x200px|Giovanni Falcone il giorno della laurea, con alcuni amici]] | |||
Si laureò poi con 110 e lode nel [[1961]], con una tesi sull'Istruzione probatoria in diritto amministrativo, discussa con il professore Pietro Virga. | Si laureò poi con 110 e lode nel [[1961]], con una tesi sull'Istruzione probatoria in diritto amministrativo, discussa con il professore Pietro Virga. | ||
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====La carriera a Trapani e l'avvicinamento alle idee di Enrico Berlinguer==== | ====La carriera a Trapani e l'avvicinamento alle idee di Enrico Berlinguer==== | ||
[[File:Falcone-mare-giovane.jpg|alt=Giovanni Falcone giovane|miniatura|291x291px|Giovanni Falcone da giovane]] | |||
Nel [[1966]] il giovane Falcone venne trasferito d'ufficio a Trapani, dove rimase per 12 anni. La qualifica di magistrato arrivò il [[9 aprile]] [[1970]]<ref>Citato in Bianconi, ''L'Assedio'', cap. 3.</ref>. Lì il futuro simbolo della lotta alla mafia fece di tutto, dal sostituto procuratore al giudice istruttore, dal magistrato di sorveglianza a giudice civile della sezione fallimentare, esperienza che iniziò nel [[1973]], convinto dal nuovo presidente del Tribunale Cristoforo Genna. | Nel [[1966]] il giovane Falcone venne trasferito d'ufficio a Trapani, dove rimase per 12 anni. La qualifica di magistrato arrivò il [[9 aprile]] [[1970]]<ref>Citato in Bianconi, ''L'Assedio'', cap. 3.</ref>. Lì il futuro simbolo della lotta alla mafia fece di tutto, dal sostituto procuratore al giudice istruttore, dal magistrato di sorveglianza a giudice civile della sezione fallimentare, esperienza che iniziò nel [[1973]], convinto dal nuovo presidente del Tribunale Cristoforo Genna. | ||
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Dopo la morte di Chinnici, il CSM scelse [[Antonino Caponnetto]], anziano giudice in servizio a Firenze. Chi si aspettava una direzione dell'ufficio diversa da quella di Chinnici, dovette ricredersi: Caponnetto non solo riprese la prassi inaugurata dal suo predecessore, ma il [[16 novembre]] di quell'anno istituì ufficialmente il "[[Pool antimafia di Palermo|pool antimafia]]”. Il primo passo di Caponnetto fu una lunga conversazione con Falcone che tracciò un quadro breve, ma esauriente, dei problemi di mafia e degli schieramenti. I componenti del pool furono lo stesso Falcone, [[Giuseppe Di Lello|Giuseppe Di Lello Finuoli]], [[Paolo Borsellino]] e infine [[Leonardo Guarnotta]], il giudice più anziano. | Dopo la morte di Chinnici, il CSM scelse [[Antonino Caponnetto]], anziano giudice in servizio a Firenze. Chi si aspettava una direzione dell'ufficio diversa da quella di Chinnici, dovette ricredersi: Caponnetto non solo riprese la prassi inaugurata dal suo predecessore, ma il [[16 novembre]] di quell'anno istituì ufficialmente il "[[Pool antimafia di Palermo|pool antimafia]]”. Il primo passo di Caponnetto fu una lunga conversazione con Falcone che tracciò un quadro breve, ma esauriente, dei problemi di mafia e degli schieramenti. I componenti del pool furono lo stesso Falcone, [[Giuseppe Di Lello|Giuseppe Di Lello Finuoli]], [[Paolo Borsellino]] e infine [[Leonardo Guarnotta]], il giudice più anziano. | ||
[[File:Pool antimafia zecchin.jpg|alt=pool antimafia di palermo|miniatura|Il pool antimafia]] | |||
Iniziò così, nell'ostilità dell'intero Palazzo di Giustizia e delle classi dirigenti palermitane, il lavoro del pool attorno al c.d. ''Processo dei 162'', nucleo originale del Maxiprocesso, che 2 anni e mezzo dopo avrebbe portato alla sbarra [[Cosa Nostra|Cosa nostra]], oramai controllata dai [[Clan dei Corleonesi|Corleonesi]] di [[Salvatore Riina|Totò Riina]] e di [[Bernardo Provenzano]]. | Iniziò così, nell'ostilità dell'intero Palazzo di Giustizia e delle classi dirigenti palermitane, il lavoro del pool attorno al c.d. ''Processo dei 162'', nucleo originale del Maxiprocesso, che 2 anni e mezzo dopo avrebbe portato alla sbarra [[Cosa Nostra|Cosa nostra]], oramai controllata dai [[Clan dei Corleonesi|Corleonesi]] di [[Salvatore Riina|Totò Riina]] e di [[Bernardo Provenzano]]. | ||
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Fu sufficiente '''appena un mese per cancellare tutto''' e per eliminare il pool antimafia. La sconfitta personale di Falcone era sotto gli occhi di tutti: Caponnetto prima e Borsellino poi avrebbero dichiarato dopo la sua morte che '''Falcone''' '''aveva iniziato a morire proprio quella notte''', quando Meli diventò Consigliere istruttore al suo posto. Il risultato finale, con le strategiche astensioni, fu il frutto di un disegno preciso costruito a tavolino. | Fu sufficiente '''appena un mese per cancellare tutto''' e per eliminare il [[Pool antimafia di Palermo|pool antimafia]]. La sconfitta personale di Falcone era sotto gli occhi di tutti: Caponnetto prima e Borsellino poi avrebbero dichiarato dopo la sua morte che '''Falcone''' '''aveva iniziato a morire proprio quella notte''', quando Meli diventò Consigliere istruttore al suo posto. Il risultato finale, con le strategiche astensioni, fu il frutto di un disegno preciso costruito a tavolino. | ||
Lo stillicidio di attacchi e di sospetti avanzati, come pure le accuse di rampantismo per le amicizie politiche, contribuirono a creare un clima pesante: Falcone si sentiva isolato e ostacolato. Si stava attuando il “''progetto normalizzatore''”, che rendeva vano tutto il lavoro effettuato fino a quel momento dal pool antimafia. | Lo stillicidio di attacchi e di sospetti avanzati, come pure le accuse di rampantismo per le amicizie politiche, contribuirono a creare un clima pesante: Falcone si sentiva isolato e ostacolato. Si stava attuando il “''progetto normalizzatore''”, che rendeva vano tutto il lavoro effettuato fino a quel momento dal pool antimafia. | ||
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* Per approfondire, vedi [[Fallito Attentato dell'Addaura]] | * Per approfondire, vedi [[Fallito Attentato dell'Addaura]] | ||
[[File:Addaura-falcone.jpg|alt=Casa Falcone Addaura|miniatura|200x200px|La casa che era solito affittare Giovanni Falcone all'Addaura]] | |||
Per eliminare una volta per tutte colui che aveva già largamente messo a repentaglio la sopravvivenza di Cosa nostra, il [[21 giugno]] [[1989]] alcuni “uomini d’onore” piazzarono '''58 candelotti''' di esplosivo nei pressi della spiaggetta antistante la villa del giudice che prendeva d’affitto in estate, intuendo che prima o poi il magistrato vi si sarebbe diretto per un bagno. In effetti questo avvenne, ma le bombe, presumibilmente controllate da un comando a distanza, non esplosero. All'epoca ciò fu attribuito ad un fortunato caso (si parlò di un malfunzionamento del detonatore). Falcone capì subito che non era un semplice “avvertimento”, e soprattutto capì anche che ad organizzare l’attentato non furono solo i boss di Cosa nostra, ma vi erano coinvolte anche ''menti raffinatissime'', come dichiarò in seguito. | Per eliminare una volta per tutte colui che aveva già largamente messo a repentaglio la sopravvivenza di Cosa nostra, il [[21 giugno]] [[1989]] alcuni “uomini d’onore” piazzarono '''58 candelotti''' di esplosivo nei pressi della spiaggetta antistante la villa del giudice che prendeva d’affitto in estate, intuendo che prima o poi il magistrato vi si sarebbe diretto per un bagno. In effetti questo avvenne, ma le bombe, presumibilmente controllate da un comando a distanza, non esplosero. All'epoca ciò fu attribuito ad un fortunato caso (si parlò di un malfunzionamento del detonatore). Falcone capì subito che non era un semplice “avvertimento”, e soprattutto capì anche che ad organizzare l’attentato non furono solo i boss di Cosa nostra, ma vi erano coinvolte anche ''menti raffinatissime'', come dichiarò in seguito. | ||
=== La nomina a procuratore aggiunto e il "Palazzo dei Veleni" === | === La nomina a procuratore aggiunto e il "Palazzo dei Veleni" === | ||
Il giorno dopo l'attentato, Il CSM lo nominò procuratore aggiunto in Procura, allora retta da Salvatore Curti Giardina, sostituito dal [[20 giugno]] [[1990]] da [[Pietro Giammanco]]<ref>La Repubblica, ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/06/20/palermo-falcone-da-il-benvenuto-al-nuovo.html Palermo, Falcone dà il benvenuto al nuovo procuratore Giammanco]'', 21 giugno 1990. </ref>. L'esperienza in procura fu un'altra ''via crucis'', segnata da ostilità, incomprensioni e contrasti anche con chi era stato un tempo dalla sua parte, come il sostituto procuratore Gioacchino Natoli<ref>Citato in La Licata, op. cit., p. 119.</ref>. | Il giorno dopo l'attentato, Il CSM lo nominò '''procuratore aggiunto''' in Procura, allora retta da Salvatore Curti Giardina, sostituito dal [[20 giugno]] [[1990]] da [[Pietro Giammanco]]<ref>La Repubblica, ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/06/20/palermo-falcone-da-il-benvenuto-al-nuovo.html Palermo, Falcone dà il benvenuto al nuovo procuratore Giammanco]'', 21 giugno 1990. </ref>. L'esperienza in procura fu un'altra ''via crucis'', segnata da ostilità, incomprensioni e contrasti anche con chi era stato un tempo dalla sua parte, come il sostituto procuratore [[Gioacchino Natoli]]<ref>Citato in La Licata, op. cit., p. 119.</ref>. | ||
Il culmine delle ostilità si raggiunse con l'invio da parte del famigerato "'''Corvo'''"<ref>I giornalisti diedero il nome alla vicenda dal film "Il corvo" (''Le Corbeau''), uscito nel 1943 e diretto dal regista Henri-Georges Clouzot, che aveva per protagonista un tale che spediva lettere anonime firmandosi "Il corvo". </ref> di una serie di lettere anonime (un paio addirittura scritte su carta intestata della Criminalpol). Queste missive anonime avevano l'obiettivo di '''diffamare Falcone''' e i colleghi [[Giuseppe Ayala]], Giuseppe Prinzivalli e Pietro Giammanco, più altri come il Capo della Polizia di Stato, Vincenzo Parisi, e importanti investigatori come [[Gianni De Gennaro]] e [[Antonio Manganelli]]. Falcone veniva accusato soprattutto di avere "pilotato" il ritorno di un pentito, [[Salvatore Contorno|Totuccio Contorno]], al fine di sterminare i [[Corleonesi]], storici nemici della sua famiglia. | Il culmine delle ostilità si raggiunse con l'invio da parte del famigerato "'''Corvo'''"<ref>I giornalisti diedero il nome alla vicenda dal film "Il corvo" (''Le Corbeau''), uscito nel 1943 e diretto dal regista Henri-Georges Clouzot, che aveva per protagonista un tale che spediva lettere anonime firmandosi "Il corvo". </ref> di una serie di lettere anonime (un paio addirittura scritte su carta intestata della Criminalpol). Queste missive anonime avevano l'obiettivo di '''diffamare Falcone''' e i colleghi [[Giuseppe Ayala]], Giuseppe Prinzivalli e Pietro Giammanco, più altri come il Capo della Polizia di Stato, Vincenzo Parisi, e importanti investigatori come [[Gianni De Gennaro]] e [[Antonio Manganelli]]. Falcone veniva accusato soprattutto di avere "pilotato" il ritorno di un pentito, [[Salvatore Contorno|Totuccio Contorno]], al fine di sterminare i [[Corleonesi]], storici nemici della sua famiglia. | ||
Il caso arrivò anche alla [[Commissione Parlamentare Antimafia|Commissione parlamentare antimafia]], allora presieduta da Gerardo Chiaromonte, che il [[9 agosto]] [[1989]], convocò il collaboratore di giustizia per chiedergli conto del suo ritorno in Sicilia dagli Stati Uniti, cui corrisposero diversi omicidi a Palermo. Tuttavia, dalla lettura dei verbali, pubblicati nel 2019<ref>Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie, ''Pubblicazione di atti relativi ad alcune audizioni svolte dalla Commissione di inchiesta Antimafia della X legislatura'', 27 settembre 2019. Disponibile a [https://www.parlamento.it/Parlamento/1327?foto=201 questo link].</ref>, si può facilmente intuire come sotto accusa non sembrasse lui, in quel momento in stato d'arresto (e successivamente scagionato), piuttosto Giovanni Falcone. Le domande fatte al collaboratore e poi anche all’ex-capo della Criminalpol Gianni De Gennaro restituiscono in pieno il clima di sospetti attorno al magistrato, persino all'interno della Commissione parlamentare antimafia. | Il caso arrivò anche alla [[Commissione Parlamentare Antimafia|Commissione parlamentare antimafia]], allora presieduta da [[Gerardo Chiaromonte]], che il [[9 agosto]] [[1989]], convocò il collaboratore di giustizia per chiedergli conto del suo ritorno in Sicilia dagli Stati Uniti, cui corrisposero diversi omicidi a Palermo. Tuttavia, dalla lettura dei verbali, pubblicati nel 2019<ref>Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie, ''Pubblicazione di atti relativi ad alcune audizioni svolte dalla Commissione di inchiesta Antimafia della X legislatura'', 27 settembre 2019. Disponibile a [https://www.parlamento.it/Parlamento/1327?foto=201 questo link].</ref>, si può facilmente intuire come sotto accusa non sembrasse lui, in quel momento in stato d'arresto (e successivamente scagionato), piuttosto Giovanni Falcone. Le domande fatte al collaboratore e poi anche all’ex-capo della Criminalpol Gianni De Gennaro restituiscono in pieno il clima di sospetti attorno al magistrato, persino all'interno della Commissione parlamentare antimafia. | ||
Nonostante il clima di odio e invidia in cui viveva, Falcone riuscì a portare a termine importanti operazioni antimafia tra Palermo, gli Stati Uniti e il Nord Italia, come ad esempio l'indagine [[Operazione Duomo Connection|Duomo Connection]], realizzata insieme a [[Ilda Boccassini]]. | |||
==== La "telenovela giudiziaria" Di Pisa ==== | ==== La "telenovela giudiziaria" Di Pisa ==== | ||
Nel frattempo l'allora Alto Commissario Domenico Sica avviò indagini per scovare l'autore delle missive anonime, avviando quella che Saverio Lodato ha definito una "telenovela giudiziaria"<ref>Saverio Lodato, ''Quarant'anni di mafia'', pp. 262-264.</ref>. Il principale sospettato era Alberto Di Pisa, già chiacchierato nel palazzo di giustizia di Palermo come autore di lettere anonime, anche se gli argomenti affrontati erano meno delicati<ref>Ibidem</ref>. Sica lo invitò a bere nel suo ufficio e prese le sue impronte, che risultarono compatibili con un'impronta trovata su una delle missive. O almeno così riferirono i servizi, salvo fare successivamente marcia indietro. In parallelo alle indagini promosse da Sica si aggiunsero quelle del procuratore capo di Caltanissetta, Salvatore Celesti. | Nel frattempo l'allora Alto Commissario Domenico Sica avviò indagini per scovare l'autore delle missive anonime, avviando quella che Saverio Lodato ha definito una "''telenovela giudiziaria''"<ref>Saverio Lodato, ''Quarant'anni di mafia'', pp. 262-264.</ref>. Il principale sospettato era '''Alberto Di Pisa''', già chiacchierato nel palazzo di giustizia di Palermo come autore di lettere anonime, anche se gli argomenti affrontati erano meno delicati<ref>Ibidem</ref>. Sica lo invitò a bere nel suo ufficio e prese le sue impronte, che risultarono compatibili con un'impronta trovata su una delle missive. O almeno così riferirono i servizi, salvo fare successivamente marcia indietro. In parallelo alle indagini promosse da Sica si aggiunsero quelle del procuratore capo di Caltanissetta, Salvatore Celesti. | ||
Iniziò così un'estenuante altalena di conferme e di smentite, il tutto sui giornali e sulla stampa, con Di Pisa "condannato" senza processo e senza sentenze. Quando finalmente il CSM si occupò della vicenda, gli animi erano ormai esasperati. E Di Pisa deluse tutti, sia gli innocentisti che i colpevolisti, adottando una linea difensiva infelice: negava di avere scritto quelle lettere, ma disse di sottoscriverne i contenuti dalla A alla Z, esprimendosi in maniera durissima contro Falcone e De Gennaro, oltre a rivelare che Ayala aveva una scopertura bancaria che sfiorava il mezzo miliardo e si chiese maliziosamente perché avesse ottenuto quel trattamento di favore. | Iniziò così un'estenuante altalena di conferme e di smentite, il tutto sui giornali e sulla stampa, con Di Pisa "''condannato''" senza processo e senza sentenze. Quando finalmente il CSM si occupò della vicenda, gli animi erano ormai esasperati. E Di Pisa deluse tutti, sia gli innocentisti che i colpevolisti, adottando una linea difensiva infelice: negava di avere scritto quelle lettere, ma disse di sottoscriverne i contenuti dalla A alla Z, esprimendosi in maniera durissima contro Falcone e De Gennaro, oltre a rivelare che [[Giuseppe Ayala|Ayala]] aveva una scopertura bancaria che sfiorava il mezzo miliardo e si chiese maliziosamente perché avesse ottenuto quel trattamento di favore. | ||
La conclusione del CSM fu ancora una volta salomonica: sia Di Pisa che Ayala andavano trasferiti entrambi per incompatibilità con i loro rispettivi ambienti di lavoro. Né valse a nulla la spiegazione di Ayala che il debito non era suo, bensì della moglie (e comunque era stato onorato proprio alla vigilia del definitivo verdetto del CSM). | La conclusione del CSM fu ancora una volta salomonica: sia Di Pisa che Ayala andavano trasferiti entrambi per incompatibilità con i loro rispettivi ambienti di lavoro. Né valse a nulla la spiegazione di Ayala che il debito non era suo, bensì della moglie (e comunque era stato onorato proprio alla vigilia del definitivo verdetto del CSM). | ||
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==== Gli attacchi del movimento antimafia e la rottura con Orlando ==== | ==== Gli attacchi del movimento antimafia e la rottura con Orlando ==== | ||
[[File:Falcone e orlando.jpg|alt=Giovanni Falcone Leoluca Orlando|miniatura|200x200px|Giovanni Falcone e Leoluca Orlando, agli inizi degli anni '90]] | |||
Nella sua nuova veste di Procuratore aggiunto, Falcone divenne bersaglio anche di una parte del movimento antimafia. Il ''casus belli'' scoppiò in seguito alla collaborazione del mafioso Giuseppe Pellegriti, che nell'agosto 1989 fornì preziose informazioni sull'omicidio del giornalista [[Pippo Fava|Giuseppe Fava]] e sul presunto ruolo di [[Salvo Lima]] negli omicidi di [[Piersanti Mattarella]] e [[Pio La Torre]]. Il pm Libero Mancuso, che aveva raccolto le dichiarazioni di Pellegriti, informò subito Falcone, che interrogò il pentito a sua volta. Tuttavia, dopo due mesi di indagini, Falcone lo incriminò insieme ad [[Angelo Izzo]], spiccando nei loro confronti due mandati di cattura per calunnia (poi annullati dal Tribunale della libertà in quanto essi erano già in carcere). Pellegriti, dopo l'incriminazione, ritrattò, accusando Izzo di essere l'ispiratore delle accuse. | Nella sua nuova veste di Procuratore aggiunto, Falcone divenne bersaglio anche di una parte del movimento antimafia. Il ''casus belli'' scoppiò in seguito alla collaborazione del mafioso Giuseppe Pellegriti, che nell'agosto 1989 fornì preziose informazioni sull'omicidio del giornalista [[Pippo Fava|Giuseppe Fava]] e sul presunto ruolo di [[Salvo Lima]] negli omicidi di [[Piersanti Mattarella]] e [[Pio La Torre]]. Il pm Libero Mancuso, che aveva raccolto le dichiarazioni di Pellegriti, informò subito Falcone, che interrogò il pentito a sua volta. Tuttavia, dopo due mesi di indagini, Falcone lo incriminò insieme ad [[Angelo Izzo]], spiccando nei loro confronti due mandati di cattura per calunnia (poi annullati dal Tribunale della libertà in quanto essi erano già in carcere). Pellegriti, dopo l'incriminazione, ritrattò, accusando Izzo di essere l'ispiratore delle accuse. | ||
Nonostante la correttezza di quegli atti, l'incriminazione di Pellegriti fu giudicata da una parte del movimento antimafia come un cambio di rotta di Falcone, di un suo avvicinamento al potere politico siciliano. Un primo attacco al suo lavoro arrivò a sorpresa dal Sindaco di Palermo [[Leoluca Orlando]], che | Nonostante la correttezza di quegli atti, l'incriminazione di Pellegriti fu giudicata da una parte del movimento antimafia come un cambio di rotta di Falcone, di un suo avvicinamento al potere politico siciliano. Un primo attacco al suo lavoro arrivò a sorpresa dal Sindaco di Palermo [[Leoluca Orlando]], che nel maggio [[1990]] lo attaccò pubblicamente durante la seguitissima trasmissione televisiva di RaiTre Samarcanda, dedicata all'omicidio di Giovanni Bonsignore: secondo Orlando, Falcone aveva tenuto chiusi nei cassetti una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti di [[Cosa Nostra|Cosa nostra]]. Le accuse erano indirizzate anche verso il giudice [[Roberto Scarpinato]], oltre al procuratore [[Pietro Giammanco]], ritenuto vicino ad Andreotti. | ||
Rivolgendosi direttamente a Orlando, Falcone rispose: <blockquote>«Questo è un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario che noi rifiutiamo. Se il sindaco di Palermo sa qualcosa, faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si assuma le responsabilità di quel che ha detto. Altrimenti taccia: non è lecito parlare in assenza degli interessati»<ref>Silvana Mazzocchi, ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/05/20/nomi-altrimenti-stia-zitto.html I nomi, altrimenti stia zitto]'', La Repubblica, 20 maggio 1990.</ref>.</blockquote> | Rivolgendosi direttamente a Orlando, Falcone rispose: <blockquote>«Questo è un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario che noi rifiutiamo. Se il sindaco di Palermo sa qualcosa, faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si assuma le responsabilità di quel che ha detto. Altrimenti taccia: non è lecito parlare in assenza degli interessati»<ref>Silvana Mazzocchi, ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/05/20/nomi-altrimenti-stia-zitto.html I nomi, altrimenti stia zitto]'', La Repubblica, 20 maggio 1990.</ref>.</blockquote> | ||
==== La mancata elezione al Consiglio Superiore della Magistratura ==== | ==== La mancata elezione al Consiglio Superiore della Magistratura ==== | ||
Continuamente ostacolato dai colleghi sul lavoro e attaccato oramai anche da chi ai tempi del Maxiprocesso lo aveva sostenuto, nel 1990 accettò la proposta del collega Mario Almerighi di candidarsi al Csm, che lo aveva convinto facendogli l'esempio di [[Giangiacomo Ciaccio Montalto|Ciaccio Montalto]], anche lui isolato a Trapani e poi ucciso da Cosa nostra. In questo modo Falcone avrebbe trovato una collocazione temporanea, prendendo una boccata d’ossigeno dopo le tante sconfitte subite; inoltre si convinse che all’interno del Consiglio avrebbe potuto operare nel modo migliore e continuare la sua battaglia antimafia. Ma Falcone ne uscì sconfitto anche questa volta, bocciato dai suoi stessi colleghi. | Continuamente ostacolato dai colleghi sul lavoro e attaccato oramai anche da chi ai tempi del Maxiprocesso lo aveva sostenuto, nel [[1990]] accettò la proposta del collega Mario Almerighi di candidarsi al Csm, che lo aveva convinto facendogli l'esempio di [[Giangiacomo Ciaccio Montalto|Ciaccio Montalto]], anche lui isolato a Trapani e poi ucciso da Cosa nostra. In questo modo Falcone avrebbe trovato una collocazione temporanea, prendendo una boccata d’ossigeno dopo le tante sconfitte subite; inoltre si convinse che all’interno del Consiglio avrebbe potuto operare nel modo migliore e continuare la sua battaglia [[antimafia]]. Ma Falcone ne uscì sconfitto anche questa volta, bocciato dai suoi stessi colleghi. | ||
==== La sentenza d'appello del Maxiprocesso ==== | ==== La sentenza d'appello del Maxiprocesso ==== | ||
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Il giorno successivo alla delibera del Csm il [[28 febbraio]] Falcone rischio di essere vittima, con [[Pietro Grasso]], di un attentato a Catania. Il giudice era atteso al processo in cui era imputato Salvatore Inzerillo per l'omicidio del procuratore [[Gaetano Costa]] e arrivò accompagnato dall'ex-giudice a latere del Maxiprocesso. Di fronte all'insistenza di Attilio Bolzoni, Francesco La Licata e Felice Cavallaro, Falcone diede appuntamento a pranzo ai tre giornalisti a due condizioni: niente interviste, e il ristorante lo avrebbe scelto lui. I cinque si ritrovarono così al Costa Azzurra, ristorante catanese abitualmente frequentato da Nitto Santapaola. | Il giorno successivo alla delibera del Csm il [[28 febbraio]] Falcone rischio di essere vittima, con [[Pietro Grasso]], di un attentato a Catania. Il giudice era atteso al processo in cui era imputato Salvatore Inzerillo per l'omicidio del procuratore [[Gaetano Costa]] e arrivò accompagnato dall'ex-giudice a latere del Maxiprocesso. Di fronte all'insistenza di Attilio Bolzoni, Francesco La Licata e Felice Cavallaro, Falcone diede appuntamento a pranzo ai tre giornalisti a due condizioni: niente interviste, e il ristorante lo avrebbe scelto lui. I cinque si ritrovarono così al Costa Azzurra, ristorante catanese abitualmente frequentato da Nitto Santapaola. | ||
Un collaboratore di giustizia, negli anni successivi, rivelò a Pietro Grasso che i picciotti di Santapaola erano appostati coi kalashnikov pronti a fare fuoco, ma non riuscirono a rintracciare il loro capo per avere l'autorizzazione a ucciderli tutti, quindi la strage naufragò. | Un collaboratore di giustizia, negli anni successivi, rivelò a Pietro Grasso che i picciotti di [[Benedetto Santapaola|Santapaola]] erano appostati coi kalashnikov pronti a fare fuoco, ma non riuscirono a rintracciare il loro capo per avere l'autorizzazione a ucciderli tutti, quindi la strage naufragò. | ||
=== La nuova vita a Roma === | === La nuova vita a Roma === | ||
[[File:Falcone | [[File:Falcone-roma-1991.jpg|alt=Giovanni Falcone|miniatura|200x200px|Giovanni Falcone a Roma nel 1991]] | ||
Nel suo nuovo ruolo Falcone assunse il coordinamento a livello nazionale della lotta contro la criminalità organizzata. Il suo principale obiettivo fu | Nel suo nuovo ruolo Falcone assunse il coordinamento a livello nazionale della lotta contro la criminalità organizzata. Il suo principale obiettivo fu la creazione di due organismi nazionali che sono tuttora i pilastri dell’azione contro il crimine organizzato: la '''DIA''' ([[Direzione Investigativa Antimafia]]) e la '''DNA''' ([[Direzione Nazionale Antimafia]]). | ||
Nella sua idea, la DNA avrebbe dovuto coordinare le indagini tra le varie procure italiane, mentre la DIA, composta da uomini della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, avrebbe dovuto assumere un ruolo simile a quello dell'FBI statunitense. | Nella sua idea, la DNA avrebbe dovuto coordinare le indagini tra le varie procure italiane, mentre la DIA, composta da uomini della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, avrebbe dovuto assumere un ruolo simile a quello dell'FBI statunitense. | ||
Come ha raccontato La Licata, il Falcone romano | Come ha raccontato La Licata, il Falcone romano «''lo vedevo nel pieno del suo vigore. Mi ritornava in mente il Falcone del processo Spatola-Sindona, il giudice della grande stagione dei pentiti, delle grandi retate. Sì, sembrava rinato, Giovanni, e si apprestava a vivere un anno straordinario''»<ref>La Licata, op. cit., p. 136.</ref>. Iniziò anche una collaborazione come editorialista della Stampa, che accettò solo dopo aver incontrato il politologo '''Norberto Bobbio''', ricevendo dal maestro torinese una sorta di "benedizione"<ref>Ivi, p. 148</ref>. | ||
La relativa quiete romana dei primi mesi venne funestata tuttavia dall'omicidio del giudice [[Antonino Scopelliti]], che doveva sostenere l'accusa del [[Maxiprocesso di Palermo|Maxiprocesso]] in Cassazione. Ai suoi funerali Falcone confidò al fratello del collega: «''Se hanno deciso così non si fermeranno più... ora il prossimo sarò io''». | La relativa quiete romana dei primi mesi venne funestata tuttavia dall'omicidio del giudice [[Antonino Scopelliti]], che doveva sostenere l'accusa del [[Maxiprocesso di Palermo|Maxiprocesso]] in Cassazione. Ai suoi funerali Falcone confidò al fratello del collega: «''Se hanno deciso così non si fermeranno più... ora il prossimo sarò io''». | ||
==== L'accusa di essersi venduto al potere politico ==== | ==== L'accusa di essersi venduto al potere politico ==== | ||
[[File:Falcone martelli.jpg|200px|thumb|Giovanni Falcone con l'allora ministro della giustizia Claudio Martelli]] | |||
La vicinanza con il vicesegretario del PSI Martelli costò tuttavia a Falcone dure critiche anche dal PCI che si accingeva a diventare PDS dopo la caduta del Muro di Berlino e da altri settori del mondo politico, benché nel suo ruolo di Direttore degli Affari Penali al Ministero egli si fosse limitato fino a quel momento a lavorare per dare alla magistratura nuovi strumenti nella lotta alla [[mafia]]. | La vicinanza con il vicesegretario del PSI Martelli costò tuttavia a Falcone dure critiche anche dal PCI che si accingeva a diventare PDS dopo la caduta del Muro di Berlino e da altri settori del mondo politico, benché nel suo ruolo di Direttore degli Affari Penali al Ministero egli si fosse limitato fino a quel momento a lavorare per dare alla magistratura nuovi strumenti nella lotta alla [[mafia]]. | ||
Durante la staffetta televisiva Samarcanda-Maurizio Costanzo Show andata in onda il [[26 settembre]] [[1991]], in memoria di [[Libero Grassi]], andò in scena in diretta televisiva più di un attacco a Giovanni Falcone da parte di Leoluca Orlando e Alfredo Galasso, esponenti del partito "''La Rete''". La trasmissione è nota anche perché in quell'occasione un giovanissimo [[Totò Cuffaro]] accusava in diretta televisiva Michele Santoro e Maurizio Costanzo di «giornalismo mafioso», che a suo dire faceva «più male alla Sicilia di dieci anni di delitti»<ref>L'estratto video è disponibile su YouTube [https://www.youtube.com/watch?v=BSiMHjDSzIs a questo link]. </ref>. | Durante la staffetta televisiva Samarcanda-Maurizio Costanzo Show andata in onda il [[26 settembre]] [[1991]], in memoria di [[Libero Grassi]], andò in scena in diretta televisiva più di un attacco a Giovanni Falcone da parte di [[Leoluca Orlando]] e [[Alfredo Galasso]], esponenti del partito "''La Rete''". La trasmissione è nota anche perché in quell'occasione un giovanissimo [[Totò Cuffaro]] accusava in diretta televisiva Michele Santoro e Maurizio Costanzo di «giornalismo mafioso», che a suo dire faceva «più male alla Sicilia di dieci anni di delitti»<ref>L'estratto video è disponibile su YouTube [https://www.youtube.com/watch?v=BSiMHjDSzIs a questo link]. </ref>. | ||
Due settimane dopo, il [[15 ottobre]], Giovanni Falcone fu costretto poi a difendersi davanti al CSM in seguito all'esposto presentato il mese prima (l'11 settembre) da Leoluca Orlando. L'esposto contro Falcone era il punto di arrivo della serie di accuse mosse da Orlando dall'anno prima. Commentando il clima di sospetto creatosi a Palermo, il giudice palermitano affermò che: <blockquote>«non si può investire nella cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l'anticamera della verità, è l'anticamera del khomeinismo».</blockquote> | Due settimane dopo, il [[15 ottobre]], Giovanni Falcone fu costretto poi a difendersi davanti al CSM in seguito all'esposto presentato il mese prima (l'11 settembre) da Leoluca Orlando. L'esposto contro Falcone era il punto di arrivo della serie di accuse mosse da Orlando dall'anno prima. Commentando il clima di sospetto creatosi a Palermo, il giudice palermitano affermò che: <blockquote>«non si può investire nella cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l'anticamera della verità, è l'anticamera del khomeinismo».</blockquote> | ||
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=== Tutti (o quasi) contro Falcone === | === Tutti (o quasi) contro Falcone === | ||
==== Le critiche al libro Cose di Cosa nostra ==== | |||
[[File:Cose-di-cosa-nostra-1-edizione.jpg|alt=Cose di Cosa Nostra 1° edizione|miniatura|250x250px|La copertina della 1° edizione di "Cose di Cosa nostra"]] | |||
Nell'ottobre [[1991]] uscì in libreria "[[Cose di Cosa Nostra|Cose di Cosa nostra]]", il primo e unico libro di Giovanni Falcone, scritto in collaborazione con la giornalista [[Marcelle Padovani]]. Oggi è considerato, a ragione, tra i migliori libri mai scritti sulla mafia siciliana e sul fenomeno mafioso in generale. Tuttavia, quando uscì fu accolto da pesanti critiche. Falcone venne accusato di essere rimasto "''stregato dai boss''", gli rimproverarono un'eccessiva confidenza con la [[mentalità mafiosa]], fino a perdere di vista il limite che separa la tradizione siciliana dall'adesione ai falsi principi di Cosa nostra. | |||
Il [[9 gennaio]] [[1992]] uscì su ''la Repubblica'' un durissimo articolo di Sandro Viola, che lo invitò anche a dimettersi dalla magistratura per il suo presenzialismo televisivo e mediatico, domandandosi ironicamente il perché di questa svolta da «mediocre pubblicista». L'editorialista di punta del giornale fondato da Eugenio Scalfari scriveva che:<blockquote>«scorrendo il libro-intervista di Falcone, «Cose di cosa nostra», s’avverte (anche per il concorso d’una intervistatrice adorante) proprio questo: l’eruzione di una vanità, d’una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste del ministro De Michelis o dei guitti televisivi»<ref>Sandro Viola, ''Falcone, che peccato...'', la Repubblica, 9 gennaio 1992. [[Falcone, che peccato...|Disponibile integralmente qui]].</ref>.</blockquote>Quel vergognoso articolo fu poi addirittura cancellato dagli archivi del quotidiano dopo la [[Strage di Capaci]], ma nel 2012 fu recuperato e reso nuovamente pubblico grazie all''''Emeroteca Tucci''' di Napoli. | |||
Tre giorni dopo, in una puntata della trasmissione Telefono Giallo, condotta da Corrado Augias, il giornalista esordiva con:<blockquote>«Noi abbiamo imparato a conoscerla quando viveva barricato laggiù e forse l’abbiamo un po’ mitizzata. Adesso che sta al ministero e che scrive editoriali sulla ''Stampa'', le sue posizioni sembrano più morbide, più sfumate. Non vorrei dire che ci ha un po’ deluso negli ultimi tempi, ma sicuramente è cambiato: lei lo sa? Ne è consapevole?»<ref>Puntata di Telefono Giallo del 12 gennaio 1992</ref></blockquote>La trasmissione passò alla storia soprattutto per la domanda posta da una donna del pubblico. «''Lei dice nel suo libro che in Sicilia si muore perché si è soli. Giacché lei fortunatamente è ancora con noi: chi la protegge?''» La reazione del magistrato fu amarissima: «''Questo vuol dire che per essere credibili bisogna essere ammazzati?''» | |||
==== La superprocura antimafia negata ==== | |||
[[File:Falcone-primo-piano-1992.jpg|alt=Giovanni Falcone nel 1992|miniatura|296x296px|Giovanni Falcone nel 1992]] | |||
Quando venne varato il decreto-legge n. 367 del [[20 novembre]] [[1991]] che istituiva la [[Direzione nazionale antimafia]] fu subito polemica. Falcone venne accusato di aver ideato un decreto ''ad personam''. Tanto che molti commentatori lo definirono il decreto "coi baffi". Oltre ai soliti, gli attacchi al giudice palermitano arrivarono anche da persone che negli anni sentiva politicamente e ideologicamente vicine: dai giudici del '''Movimento per la giustizia''', la sua corrente, agli ex-amici di '''Magistratura democratica''', a tutto uno schieramento di sinistra, compreso il PDS. Le proteste sfociarono addirittura in uno sciopero dell'Associazione Nazionale Magistrati | Quando venne varato il decreto-legge n. 367 del [[20 novembre]] [[1991]] che istituiva la [[Direzione nazionale antimafia]] fu subito polemica. Falcone venne accusato di aver ideato un decreto ''ad personam''. Tanto che molti commentatori lo definirono il decreto "coi baffi". Oltre ai soliti, gli attacchi al giudice palermitano arrivarono anche da persone che negli anni sentiva politicamente e ideologicamente vicine: dai giudici del '''Movimento per la giustizia''', la sua corrente, agli ex-amici di '''Magistratura democratica''', a tutto uno schieramento di sinistra, compreso il PDS. Le proteste sfociarono addirittura in uno sciopero dell'Associazione Nazionale Magistrati | ||
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L'indomani, il [[26 febbraio]], comparve un commento della vicenda a firma di '''Vincenzo Geraci''' su "Il Giornale" di Montanelli, intitolato "''Vinca l'indipendenza''":<blockquote>«Che cosa è valso dunque a sovvertire le più accreditate previsioni della vigilia, spingendo la competente commissione del Csm a proporre il nome di Agostino Cordova? [...] riteniamo che a giocare un ruolo decisivo in suo favore sia stata, insieme alla maggiore anzianità, la condizione di assoluta indipendenza dimostrata nelle innumerevoli e gravi inchieste giudiziarie da lui condotte. Sia chiaro che con ciò non intendiamo mettere in dubbio l'altrettanto sicura indipendenza di Giovanni Falcone; solo che, quest'ultima, ha forse sofferto del ruolo da lui ultimamente assunto come direttore degli Affari penali presso il Ministero di grazia e giustizia, e perciò dell'inevitabile coinvolgimento nelle scelte di politica giudiziaria di Martelli, del quale si ritiene il più autorevole e assiduo consigliere»<ref>La Licata, op. cit., pp. 158-159.</ref>. </blockquote>Il [[12 marzo]] è ''l'Unità'' ad ospitare il commento di '''Alessandro Pizzorusso''', uno dei membri «laici» del Csm in quota Pds. Il titolo è eloquente: ''Falcone superprocuratore? Non può farlo, vi dico perché''. La ragione era che «mentre Cossiga tace, Martelli continua instancabile nel tentativo di svuotare il Csm. Il principale collaboratore del ministro non dà più garanzie di indipendenza»<ref>Citato in Bianconi, l'Assedio.</ref>. | L'indomani, il [[26 febbraio]], comparve un commento della vicenda a firma di '''Vincenzo Geraci''' su "Il Giornale" di Montanelli, intitolato "''Vinca l'indipendenza''":<blockquote>«Che cosa è valso dunque a sovvertire le più accreditate previsioni della vigilia, spingendo la competente commissione del Csm a proporre il nome di Agostino Cordova? [...] riteniamo che a giocare un ruolo decisivo in suo favore sia stata, insieme alla maggiore anzianità, la condizione di assoluta indipendenza dimostrata nelle innumerevoli e gravi inchieste giudiziarie da lui condotte. Sia chiaro che con ciò non intendiamo mettere in dubbio l'altrettanto sicura indipendenza di Giovanni Falcone; solo che, quest'ultima, ha forse sofferto del ruolo da lui ultimamente assunto come direttore degli Affari penali presso il Ministero di grazia e giustizia, e perciò dell'inevitabile coinvolgimento nelle scelte di politica giudiziaria di Martelli, del quale si ritiene il più autorevole e assiduo consigliere»<ref>La Licata, op. cit., pp. 158-159.</ref>. </blockquote>Il [[12 marzo]] è ''l'Unità'' ad ospitare il commento di '''Alessandro Pizzorusso''', uno dei membri «laici» del Csm in quota Pds. Il titolo è eloquente: ''Falcone superprocuratore? Non può farlo, vi dico perché''. La ragione era che «mentre Cossiga tace, Martelli continua instancabile nel tentativo di svuotare il Csm. Il principale collaboratore del ministro non dà più garanzie di indipendenza»<ref>Citato in Bianconi, l'Assedio.</ref>. | ||
=== L'omicidio di Salvo Lima === | |||
[[File:Morte-salvo-lima.jpg|alt=Morte Salvo Lima|miniatura|200x200px|La scena dell'omicidio di Salvo Lima]] | |||
Quel giorno tuttavia la scena se la prende un altro evento, destinato a far saltare gli equilibri politici tra una parte della Democrazia Cristiana e Cosa nostra: l'omicidio dell'eurodeputato [[Salvo Lima]], reo di non aver fatto naufragare in Cassazione il Maxiprocesso come aveva promesso. Lo stesso Salvo Lima che un anno prima, alla nomina di Falcone al ministero, aveva sibilato con [[Angelo Siino]]: «''chistu si metterà l'Italia nelle mani''»<ref>Citato da Dalla Chiesa, Una Strage Semplice, p. 15.</ref>. Il commento di Falcone è laconico: «''Da questo momento può accadere di tutto''»<ref>Ivi, p. 150.</ref>. | Quel giorno tuttavia la scena se la prende un altro evento, destinato a far saltare gli equilibri politici tra una parte della Democrazia Cristiana e Cosa nostra: l'omicidio dell'eurodeputato [[Salvo Lima]], reo di non aver fatto naufragare in Cassazione il Maxiprocesso come aveva promesso. Lo stesso Salvo Lima che un anno prima, alla nomina di Falcone al ministero, aveva sibilato con [[Angelo Siino]]: «''chistu si metterà l'Italia nelle mani''»<ref>Citato da Dalla Chiesa, Una Strage Semplice, p. 15.</ref>. Il commento di Falcone è laconico: «''Da questo momento può accadere di tutto''»<ref>Ivi, p. 150.</ref>. | ||
Al giornalista Francesco La Licata spiegò: <blockquote>«Si apre un nuovo ciclo. E' vero, si chiudono i vecchi conti del maxiprocesso, ma da questo momento Cosa nostra inaugura anche una nuova linea. La mafia sta dicendo che non ha più bisogno di intermediari che possano filtrare i suoi rapporti con la politica e con le istituzioni. Da Lima in poi i rapporti vuole tenerli direttamente. Non è una novità, questa. Questi vedere quello che sta accadendo un po' ovunque durante le campagne elettorali: la mafia ha imposto i "suoi" candidati»<ref>La Licata, op. cit., pp. 166-167.</ref>.</blockquote>Secondo Falcone Cosa nostra ''doveva'' alzare il tiro. Una scelta obbligata per tenere insieme l'organizzazione, dopo le tante sconfitte dentro e fuori le aule di giustizia, con molti boss reclusi al carcere duro e la rottura del velo dell'omertà da parte di sempre più esponenti dell'organizzazione per collaborare e ottenere i benefici penitenziari. Secondo il giudice palermitano avrebbe provato a colpire le più alte cariche dello Stato. Cosa che in effetti l'organizzazione mafiosa fece. | Al giornalista Francesco La Licata spiegò: <blockquote>«Si apre un nuovo ciclo. E' vero, si chiudono i vecchi conti del maxiprocesso, ma da questo momento Cosa nostra inaugura anche una nuova linea. La mafia sta dicendo che non ha più bisogno di intermediari che possano filtrare i suoi rapporti con la politica e con le istituzioni. Da Lima in poi i rapporti vuole tenerli direttamente. Non è una novità, questa. Questi vedere quello che sta accadendo un po' ovunque durante le campagne elettorali: la mafia ha imposto i "suoi" candidati»<ref>La Licata, op. cit., pp. 166-167.</ref>.</blockquote>Secondo Falcone Cosa nostra ''doveva'' alzare il tiro. Una scelta obbligata per tenere insieme l'organizzazione, dopo le tante sconfitte dentro e fuori le aule di giustizia, con molti boss reclusi al carcere duro e la rottura del velo dell'omertà da parte di sempre più esponenti dell'organizzazione per collaborare e ottenere i benefici penitenziari. Secondo il giudice palermitano avrebbe provato a colpire le più alte cariche dello Stato. Cosa che in effetti l'organizzazione mafiosa fece. | ||
Al magistrato Giannicola Sinisi, che lavorava con lui al ministero, dopo un incontro con alcuni esponenti del CSM relativamente alla corsa alla Dna, confidò: | Al magistrato Giannicola Sinisi, che lavorava con lui al ministero, dopo un incontro con alcuni esponenti del CSM relativamente alla corsa alla Dna, confidò: «''In fondo, a uno come me, che sa di dover essere ammazzato, cosa vuoi che gliene importi di fare il super-procuratore?''»<ref>Ivi, p. 168.</ref>. | ||
===L'attentatuni: la strage di Capaci=== | ===L'attentatuni: la strage di Capaci=== | ||
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La seconda auto, la Croma bianca guidata dal giudice, avendo rallentato, si schiantò invece contro il muro di cemento e detriti improvvisamente innalzatosi per via dello scoppio. Falcone e la moglie, che non indossavano le cinture di sicurezza, venero proiettati violentemente contro il parabrezza. Rimasero feriti gli agenti della terza auto, la Croma azzurra, che infine resistette, e si salvarono miracolosamente anche un'altra ventina di persone che al momento dell'attentato si trovavano a transitare con le proprie autovetture sul luogo dell'eccidio. | La seconda auto, la Croma bianca guidata dal giudice, avendo rallentato, si schiantò invece contro il muro di cemento e detriti improvvisamente innalzatosi per via dello scoppio. Falcone e la moglie, che non indossavano le cinture di sicurezza, venero proiettati violentemente contro il parabrezza. Rimasero feriti gli agenti della terza auto, la Croma azzurra, che infine resistette, e si salvarono miracolosamente anche un'altra ventina di persone che al momento dell'attentato si trovavano a transitare con le proprie autovetture sul luogo dell'eccidio. | ||
L'Italia intera, sgomenta, trattenne il fiato per la sorte delle vittime con tensione sempre più viva e contrastante, sicché alle '''19:05''', ad un'ora e sette minuti dall'attentato, Giovanni Falcone morì dopo alcuni disperati tentativi di rianimazione, a causa della gravità del trauma cranico e delle lesioni interne. Francesca Morvillo sarebbe morta anch'essa, intorno alle 22:00. | L'Italia intera, sgomenta, trattenne il fiato per la sorte delle vittime con tensione sempre più viva e contrastante, sicché alle '''19:05''', ad un'ora e sette minuti dall'attentato, Giovanni Falcone morì dopo alcuni disperati tentativi di rianimazione, a causa della gravità del trauma cranico e delle lesioni interne. [[Francesca Morvillo]] sarebbe morta anch'essa, intorno alle 22:00. | ||
Insieme allo scoppio della bomba di tritolo ci fu il terremoto. L’epicentro era lì, allo svincolo autostradale per Capaci dove alle 17 | Insieme allo scoppio della bomba di tritolo ci fu il terremoto. L’epicentro era lì, allo svincolo autostradale per Capaci dove alle 17:58 del 23 maggio 1992 si aprì il cratere che inghiottì Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti di scorta, ma gli effetti arrivarono fino a Roma. Nei palazzi del potere. A cominciare dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica avvenuta quarantotto ore dopo l’eccidio, che sancì la sconfitta di [[Giulio Andreotti]] e portò all'elezione di [[Oscar Luigi Scalfaro]]. | ||
===I funerali=== | ===I funerali=== | ||
Lo stesso giorno dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica, a Palermo, nella Chiesa di San Domenico, si tennero i funerali delle vittime, ai quali partecipò l'intera città. I più alti rappresentanti del mondo politico presenti (Giovanni Spadolini, Claudio Martelli, Vincenzo Scotti, Giovanni Galloni) vennero duramente contestati dalla cittadinanza. Le immagini simbolo rimaste maggiormente impresse nella memoria collettiva furono le parole e il pianto della vedova di [[Vito Schifani]].<ref>Il video su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=ff0wgrgkCBM</ref><blockquote>«Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani -- Vito mio -- battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato -- lo Stato... -- chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio... di cambiare... loro non cambiano ... se avete il coraggio... di cambiare, di cambiare, loro non vogliono cambiare loro...di cambiare radicalmente i vostri progetti, progetti mortali che avete. Tornate a essere cristiani. Per questo preghiamo nel nome del Signore che ha detto sulla croce: "Padre perdona loro perché loro non lo sanno quello che fanno". Pertanto vi chiediamo per la nostra città di Palermo che avete reso questa città sangue, città di sangue... Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue -- troppo sangue -- di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore, non c'è amore per niente».</blockquote> | [[File:Funerali-falcone.jpg|alt=Funerali Giovanni Falcone|miniatura|I funerali di Giovanni Falcone]] | ||
Lo stesso giorno dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica, a Palermo, nella Chiesa di San Domenico, si tennero i funerali delle vittime, ai quali partecipò l'intera città. I più alti rappresentanti del mondo politico presenti (Giovanni Spadolini, Claudio Martelli, Vincenzo Scotti, Giovanni Galloni) vennero duramente contestati dalla cittadinanza e si rischiò il linciaggio. Le immagini simbolo rimaste maggiormente impresse nella memoria collettiva furono le parole e il pianto della vedova di [[Vito Schifani]].<ref>Il video su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=ff0wgrgkCBM</ref><blockquote>«Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani -- Vito mio -- battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato -- lo Stato... -- chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio... di cambiare... loro non cambiano ... se avete il coraggio... di cambiare, di cambiare, loro non vogliono cambiare loro...di cambiare radicalmente i vostri progetti, progetti mortali che avete. Tornate a essere cristiani. Per questo preghiamo nel nome del Signore che ha detto sulla croce: "Padre perdona loro perché loro non lo sanno quello che fanno". Pertanto vi chiediamo per la nostra città di Palermo che avete reso questa città sangue, città di sangue... Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue -- troppo sangue -- di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore, non c'è amore per niente».</blockquote> | |||
==Curiosità: il doppio compleanno di Falcone== | |||
Giovanni Falcone nacque il [[18 maggio]], ma all'anagrafe risulta la data del [[20 maggio|20]]. Il motivo risiede nel fatto che all'epoca quando nasceva un figlio era usanza che fosse il padre ad andare a riconoscerlo all'anagrafe e la data di nascita ufficiale era quella della data del riconoscimento, non quella effettiva di nascita. Così Giovanni Falcone, in età adulta, era solito festeggiare due volte il compleanno, sia il 18 che il 20 maggio. | |||
==Opere== | ==Opere== | ||
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*''Io accuso. Cosa nostra, politica e affari nella requisitoria del maxiprocesso'', Roma, Libera informazione, 1993. | *''Io accuso. Cosa nostra, politica e affari nella requisitoria del maxiprocesso'', Roma, Libera informazione, 1993. | ||
*''La posta in gioco. Interventi e proposte per la lotta alla mafia'', Milano, BUR Rizzoli, 2010 | *''La posta in gioco. Interventi e proposte per la lotta alla mafia'', Milano, BUR Rizzoli, 2010 | ||
==Note== | ==Note== | ||
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*Falcone, Giovanni, in collaborazione con Marcelle Padovani (1991). ''[[Cose di Cosa Nostra]]'', Milano, Rizzoli. | *Falcone, Giovanni, in collaborazione con Marcelle Padovani (1991). ''[[Cose di Cosa Nostra]]'', Milano, Rizzoli. | ||
*La Licata, Francesco (2002). [[Storia di Giovanni Falcone]], Milano, Feltrinelli. | *La Licata, Francesco (2002). [[Storia di Giovanni Falcone]], Milano, Feltrinelli. | ||
[[Categoria:Magistrati]] | [[Categoria:Magistrati]] | ||