Maxiprocesso di Palermo: differenze tra le versioni
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Durante la deposizione, il presidente Giordano rivolse una domanda a Contorno in maniera errata, poichè sembrava che il presidente stesse aiutando il collaboratore a ricordare le dichiarazioni fatte in istruttoria. Nell'aula si levarono le grida di protesta dei detenuti, e gli avvocati chiesero la ricusazione nei confronti di Alfonso Giordano. La seduta fu sospesa e la richiesta di ricusazione respinta dalla Corte d'Appello il giorno seguente. | Durante la deposizione, il presidente Giordano rivolse una domanda a Contorno in maniera errata, poichè sembrava che il presidente stesse aiutando il collaboratore a ricordare le dichiarazioni fatte in istruttoria. Nell'aula si levarono le grida di protesta dei detenuti, e gli avvocati chiesero la ricusazione nei confronti di Alfonso Giordano. La seduta fu sospesa e la richiesta di ricusazione respinta dalla Corte d'Appello il giorno seguente. | ||
Fu di particolare interesse l'interrogatorio di Michele Greco, il capo della Cupola di Cosa nostra. Buscetta aveva affermato che Greco di fatto fosse soltanto una marionetta nelle mani dei corleonesi, e che il suo ruolo di vertice nella Commissione non rispecchiasse il suo vero potere, di fatto inferiore a molti altri boss. Durante l'interrogatorio Michele Greco cercò di apparire come un semplice latifondista senza alcun legame con Cosa nostra. Erano continui i riferimenti alla morale e alla religione, a supporto della figura di contadino estraneo alla mafia. | |||
Luciano Leggio | |||
Leggio dichiarò di essersi avvalso della facoltà di non rispondere, in fase istruttoria, perchè temeva che le sue dichiarazioni sarebbero divenute pubbliche. Leggio affermò infatti di non credere nell'efficacia del segreto istruttorio e che, essendo in carcere dal 1974, e per di più detenuto in regime carcerario di isolamento, era di fatto impossibile che comunicasse con i membri dell'organizzazione ancora liberi e dunque che ordinasse quei reati di cui era imputato. | Leggio dichiarò di essersi avvalso della facoltà di non rispondere, in fase istruttoria, perchè temeva che le sue dichiarazioni sarebbero divenute pubbliche. Leggio affermò infatti di non credere nell'efficacia del segreto istruttorio e che, essendo in carcere dal 1974, e per di più detenuto in regime carcerario di isolamento, era di fatto impossibile che comunicasse con i membri dell'organizzazione ancora liberi e dunque che ordinasse quei reati di cui era imputato. | ||