Maxiprocesso di Palermo: differenze tra le versioni

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Il collaboratore [[Vincenzo Sinagra]], killer della famiglia di Corso dei Mille, riferì nei minimi dettagli episodi riguardanti decine di omicidi. Inoltre ebbe numerose crisi nervose che portarono all'intervento delle forze dell'ordine.
Il collaboratore [[Vincenzo Sinagra]], killer della famiglia di Corso dei Mille, riferì nei minimi dettagli episodi riguardanti decine di omicidi. Inoltre ebbe numerose crisi nervose che portarono all'intervento delle forze dell'ordine.
==== Gli interrogatori ====


Fu di particolare interesse l'interrogatorio di Michele Greco, il capo della Cupola di Cosa nostra. Buscetta aveva affermato che Greco di fatto fosse soltanto una marionetta nelle mani dei corleonesi, e che il suo ruolo di vertice nella Commissione non rispecchiasse il suo vero potere, di fatto inferiore a molti altri boss. Durante l'interrogatorio Michele Greco cercò di apparire come un semplice latifondista senza alcun legame con Cosa nostra. Erano continui i riferimenti alla morale e alla religione, a supporto della figura di contadino estraneo alla mafia.
Fu di particolare interesse l'interrogatorio di Michele Greco, il capo della Cupola di Cosa nostra. Buscetta aveva affermato che Greco di fatto fosse soltanto una marionetta nelle mani dei corleonesi, e che il suo ruolo di vertice nella Commissione non rispecchiasse il suo vero potere, di fatto inferiore a molti altri boss. Durante l'interrogatorio Michele Greco cercò di apparire come un semplice latifondista senza alcun legame con Cosa nostra. Erano continui i riferimenti alla morale e alla religione, a supporto della figura di contadino estraneo alla mafia.
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La pubblica accusa chiederà poi l'assoluzione per Luciano Leggio, affermando che di fatto egli non avesse più alcun potere dentro a Cosa nostra.
La pubblica accusa chiederà poi l'assoluzione per Luciano Leggio, affermando che di fatto egli non avesse più alcun potere dentro a Cosa nostra.


==== I testimoni ====


Molti dei testimoni chiamati a riferire dei fatti non trovarono il coraggio di parlare. Anche molti parenti di vittime tacquero o negarono addirittura le dichiarazioni fatte in istruttoria. Vita Rognetta, madre di un amico di Salvatore Contorno, e per questo ucciso da Cosa nostra, fu una rara eccezione. Deponendo con una fotografia del figlio in mano dichiarò: ''"E se vogliono venirmi a uccidere ora, questi signori, possono venire a uccidere a me. Me ne vado con mio figlio. Perchè non ho più nessuno, solo questo figlio"''


Molti dei testimoni chiamati a riferire dei fatti non trovarono il coraggio di parlare. Anche molti parenti di vittime tacquero o negarono addirittura le dichiarazioni fatte in istruttoria.
Oltre ai familiari degli uomini di Stato uccisi dalla mafia, come i figli del Generale Dalla Chiesa, il 14 novembre 1986 depose anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando per confermare la costituzione di parte civile da parte del Comune.


Un giorno durante il dibattimento, un gruppo di donne si affacciò alle ringhiere riservate al pubblico gridando verso la Corte. Queste donne (ribattezzate poi "le Erinni") erano parenti di un mafioso che si diceva si sarebbe pentito. Così speravano di convincere gli imputati che la storia del pentimento fosse solo un'invenzione, in modo da evitare il pericolo di vendette trasversali.
Un giorno durante il dibattimento, un gruppo di donne si affacciò alle ringhiere riservate al pubblico gridando verso la Corte. Queste donne (ribattezzate poi "le Erinni") erano parenti di un mafioso che si diceva si sarebbe pentito. Così speravano di convincere gli imputati che la storia del pentimento fosse solo un'invenzione, in modo da evitare il pericolo di vendette trasversali.


Vita Rognetta, madre di un amico di Salvatore Contorno, e per questo ucciso da Cosa nostra, fu una rara eccezione. Deponendo con una fotografia del figlio in mano dichiarò: ''"E se vogliono venirmi a uccidere ora, questi signori, possono venire a uccidere a me. Me ne vado con mio figlio. Perchè non ho più nessuno, solo questo figlio"''


L'unico omicidio che ruppe il silenzio delle armi imposto da Cosa nostra fu, il 7 ottobre 1986, fu quello del piccolo Claudio Domino. Le reali motivazioni non si conoscono, anche se la madre del bambino lavorava all'Aula bunker, ma i sospetti ricaddero sulla mafia. Per questo alcuni imputati si dissociarono pubblicamente dall'azione, come fece Giovanni Bontate. Il fratello di Stefano Bontate, passato allo schieramento corleonese, lesse un comunicato che diceva così: "Noi siamo rammaricati e addolorati quanto l'intera cittadinanza per l'eccidio dell'innocente Claudio Domino. ...". Questa dichiarazione non fu condivisa da molti mafiosi, poichè parlando alla prima persona plurale di fatto ammetteva l'esistenza di Cosa nostra.
L'unico omicidio che ruppe il silenzio delle armi imposto da Cosa nostra fu, il 7 ottobre 1986, fu quello del piccolo Claudio Domino. Le reali motivazioni non si conoscono, anche se la madre del bambino lavorava all'Aula bunker, ma i sospetti ricaddero sulla mafia. Per questo alcuni imputati si dissociarono pubblicamente dall'azione, come fece Giovanni Bontate. Il fratello di Stefano Bontate, passato allo schieramento corleonese, lesse un comunicato che diceva così: "Noi siamo rammaricati e addolorati quanto l'intera cittadinanza per l'eccidio dell'innocente Claudio Domino. ...". Questa dichiarazione non fu condivisa da molti mafiosi, poichè parlando alla prima persona plurale di fatto ammetteva l'esistenza di Cosa nostra.


Oltre ai familiari degli uomini di Stato uccisi dalla mafia, come i figli del Generale Dalla Chiesa, il 14 novembre 1986 depose anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando per confermare la costituzione di parte civile da parte del Comune.


Il 20 giugno 1986 fu convocato [[Ignazio Salvo]], che giunse con una valigetta contenente documenti che sarebbero dovuti servire per dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. La sua presenza rappresentava la volontà dello Stato di non colpire soltanto l'ala militare di Cosa nostra, ma anche i rappresentanti delle ramificazioni della mafia che andavano a toccare il potere politico. Ignazio Salvo era accusato di essere uomo d'onore della famiglia di Salemi, come suo cugino [[Nino Salvo]].
Il 20 giugno 1986 fu convocato [[Ignazio Salvo]], che giunse con una valigetta contenente documenti che sarebbero dovuti servire per dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. La sua presenza rappresentava la volontà dello Stato di non colpire soltanto l'ala militare di Cosa nostra, ma anche i rappresentanti delle ramificazioni della mafia che andavano a toccare il potere politico. Ignazio Salvo era accusato di essere uomo d'onore della famiglia di Salemi, come suo cugino [[Nino Salvo]].