Pentitismo: differenze tra le versioni
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[[File:Leonardo Vitale.jpg|thumb|Leonardo Vitale]] | |||
Ben prima di Tommaso Buscetta, la magistratura palermitana si fece sfuggire la storica occasione di squarciare il velo dell'omertà su Cosa Nostra ben 11 anni prima, quando il 30 marzo 1973 [[Leonardo Vitale]], giovane uomo d'onore della borgata di Altarello di Baida (retta dallo zio [[Giovanbattista Vitale]] detto "Titta"), si presentò alla Questura di Palermo sostenendo di essere in preda ad una "''crisi religiosa''" e di voler "''confessare i propri peccati''": davanti all'allora capo della squadra mobile di Palermo, [[Bruno Contrada]], si accusò di vari reati (tra cui due omicidi, un tentato omicidio, varie estorsioni e altri crimini di piccola entità) e delineò in maniera precisa la mappa delle principali famiglie mafiose, rivelando l'esistenza di una "Commissione", descrivendo il rito di iniziazione a Cosa Nostra e l'organizzazione di una cosca, facendo anche i nomi di [[Salvatore Riina]], [[Giuseppe Calò]], [[Vito Ciancimino]] e altri mafiosi. | Ben prima di Tommaso Buscetta, la magistratura palermitana si fece sfuggire la storica occasione di squarciare il velo dell'omertà su Cosa Nostra ben 11 anni prima, quando il 30 marzo 1973 [[Leonardo Vitale]], giovane uomo d'onore della borgata di Altarello di Baida (retta dallo zio [[Giovanbattista Vitale]] detto "Titta"), si presentò alla Questura di Palermo sostenendo di essere in preda ad una "''crisi religiosa''" e di voler "''confessare i propri peccati''": davanti all'allora capo della squadra mobile di Palermo, [[Bruno Contrada]], si accusò di vari reati (tra cui due omicidi, un tentato omicidio, varie estorsioni e altri crimini di piccola entità) e delineò in maniera precisa la mappa delle principali famiglie mafiose, rivelando l'esistenza di una "Commissione", descrivendo il rito di iniziazione a Cosa Nostra e l'organizzazione di una cosca, facendo anche i nomi di [[Salvatore Riina]], [[Giuseppe Calò]], [[Vito Ciancimino]] e altri mafiosi. | ||
Nonostante le sue dichiarazioni avessero portato inizialmente all'arresto di quaranta membri della cosca di Altarello di Baida, alla fine gli unici ad essere condannati furono Vitale e suo zio Titta nel 1977. In particolare, Vitale fu dichiarato semi-infermo di mente e affetto da schizofrenia da varie perizie psichiatriche ordinate dalla Procura e rinchiuso nel manicomio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. In ragione di ciò, le sue dichiarazioni su Cosa Nostra vennero considerate inattendibili. | Nonostante le sue dichiarazioni avessero portato inizialmente all'arresto di quaranta membri della cosca di Altarello di Baida, alla fine gli unici ad essere condannati furono Vitale e suo zio Titta nel 1977. In particolare, Vitale fu dichiarato semi-infermo di mente e affetto da schizofrenia da varie perizie psichiatriche ordinate dalla Procura e rinchiuso nel manicomio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. In ragione di ciò, le sue dichiarazioni su Cosa Nostra vennero considerate inattendibili. | ||