Salvatore Riina: differenze tra le versioni

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Nel 1981 i morti furono quasi '''cinquecento'''. E altri cinquecento vennero sterminati nel 1982 e nei primi 4 mesi del 1983: venivano sterminati anche quelli che non c'entravano coi traffici, non si faceva distinzione. Venivano inseguiti per mezza Europa, catturati, interrogati, torturati e infine fatti a pezzi. Particolarmente efferato fu l'omicidio di [[Giuseppe Inzerillo]], figlio di Salvatore, di soli quindici anni, che aveva giurato di vendicare il padre: [[Pino Greco]] gli tagliò il braccio destro con un coltello da pescatore di ricci. Il giovane morì per il dolore e la paura, ma ciononostante il suo cadavere venne mutilato e infine Greco gli sparò un colpo in testa, benché fosse morto.
Nel 1981 i morti furono quasi '''cinquecento'''. E altri cinquecento vennero sterminati nel 1982 e nei primi 4 mesi del 1983: venivano sterminati anche quelli che non c'entravano coi traffici, non si faceva distinzione. Venivano inseguiti per mezza Europa, catturati, interrogati, torturati e infine fatti a pezzi. Particolarmente efferato fu l'omicidio di [[Giuseppe Inzerillo]], figlio di Salvatore, di soli quindici anni, che aveva giurato di vendicare il padre: [[Pino Greco]] gli tagliò il braccio destro con un coltello da pescatore di ricci. Il giovane morì per il dolore e la paura, ma ciononostante il suo cadavere venne mutilato e infine Greco gli sparò un colpo in testa, benché fosse morto.


==== Gli omicidi eccellenti ====
Durante la seconda guerra di mafia, morirono anche uomini dello Stato ritenuti pericolosi per gli interessi dei Corleonesi. Il primo politico a cadere fu [[Michele Reina]], segretario provinciale a Palermo della Democrazia Cristiana, il [[9 marzo]] [[1979]]. Poi toccò a [[Boris Giuliano]], allora capo della squadra mobile di Palermo: il [[21 luglio]] [[1979]], mentre pagava il caffè in una caffetteria di via Di Blasi, a Palermo, [[Leoluca Bagarella]] lo uccise con sette colpi di pistola alle spalle.


==== Capo dei Capi ====
Dopo Boris Giuliano, morì [[Cesare Terranova]]: era il [[25 settembre]] [[1979]]. Tornato a Palermo dopo due legislature da deputato, aveva ottenuto dal Csm il posto di giudice istruttore, posizione da cui poteva portare fino in fondo le proprie indagini, quindi era un pericolo per i futuri interessi di Totò Riina.
 
Poi venne il turno di [[Piersanti Mattarella]], presidente DC della regione, ucciso il [[6 gennaio]] [[1980]], seguito dal capitano dei carabinieri [[Emanuele Basile]], il [[4 maggio]] [[1980]]. Il [[6 agosto]] dello stesso anno invece fu ucciso [[Gaetano Costa]], procuratore capo di Palermo, su ordine però di Salvatore Inzerillo, che voleva dimostrare ai Corleonesi che anche i palermitani erano in grado di uccidere uomini dello Stato.
 
Il [[30 aprile]] [[1982]] toccò a [[Pio La Torre]], deputato del PCI e relatore in parlamento della proposta di legge per istituire il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Fu ucciso assieme al suo autista, [[Rosario Di Salvo]]. Pochi mesi dopo, toccò al generale [[Carlo Alberto dalla Chiesa]], nominato Prefetto a Palermo, il [[3 settembre]]. Infine, il [[29 luglio]] [[1983]] morì [[Rocco Chinnici]], reo di aver istituito il coordinamento delle indagini di mafia e di non aver tenuto a freno [[Giovanni Falcone]], che il [[9 luglio]] aveva spiccato 14 ordini di cattura per il delitto dalla Chiesa contro Riina e i Corleonesi.
 
==== Capo dei Capi e la minaccia Buscetta ====
Totò Riina era finalmente il leader indiscusso di Cosa Nostra. Il Capo dei Capi. Riorganizzò le famiglie delle province, si era impadronito del business del narcotraffico dal quale era stato tagliato fuori anni prima dalle famiglie di Palermo, aveva eliminato i suoi avversari più pericolosi. Non aveva calcolato [[Tommaso Buscetta]], il boss dei due mondi, contro il quale ''u Curtu'' aveva scatenato una vera e propria caccia all'uomo, benché fosse un esponente della famiglia di Pippo Calò, un vincente quindi: pagò l'amicizia con Bontate e Inzerillo, benché si fosse mantenuto neutrale nella seconda guerra di mafia, ad un prezzo altissimo, con familiari e figli ammazzati. Decise così di collaborare con la giustizia, il [[16 luglio]] [[1984]]. O meglio, decise di collaborare con Giovanni Falcone. E da lì fu un effetto domino e il [[Pentitismo|pentitismo]] divenne la principale arma della magistratura contro Cosa Nostra e i Corleonesi, permettendo di imbastire il [[Maxiprocesso di Palermo]].


=== L'attacco frontale allo Stato ===
=== L'attacco frontale allo Stato ===