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| Lo stesso giorno dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica, a Palermo, nella Chiesa di San Domenico, si tennero i funerali delle vittime, ai quali partecipò l'intera città. I più alti rappresentanti del mondo politico presenti (Giovanni Spadolini, Claudio Martelli, Vincenzo Scotti, Giovanni Galloni) vennero duramente contestati dalla cittadinanza. Le immagini simbolo rimaste maggiormente impresse nella memoria collettiva furono le parole e il pianto della vedova di Vito Schifani. | | Lo stesso giorno dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica, a Palermo, nella Chiesa di San Domenico, si tennero i funerali delle vittime, ai quali partecipò l'intera città. I più alti rappresentanti del mondo politico presenti (Giovanni Spadolini, Claudio Martelli, Vincenzo Scotti, Giovanni Galloni) vennero duramente contestati dalla cittadinanza. Le immagini simbolo rimaste maggiormente impresse nella memoria collettiva furono le parole e il pianto della vedova di Vito Schifani. |
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| == Eredità == | | == Opere == |
| INNOVATORE
| | * ''Rapporto sulla mafia degli anni '80. Gli atti dell'Ufficio istruzione del tribunale di Palermo'', Palermo, S. F. Flaccovio, 1986. |
| E’ stato tante cose Giovanni Falcone nella sua vita: un giudice, un figlio, un marito, un amico. E’ personaggio discusso, per alcuni molto odiato in vita e molto amato dopo la morte, un personaggio diffidente e schivo, ma tenace ed efficiente. E’ stato colui che ha incarnato la giustizia, il coraggio e il senso del dovere, colui che più di tutti ha subito le conseguenze delle sue azioni. Perché possiamo considerarlo un innovatore? Perché è riuscito dove nessuno aveva mai osato tentare. Falcone concepiva la lotta alla mafia come mera lotta alla mafia e non come strumento di rafforzamento del ruolo e del potere della magistratura. Falcone fu la cerniera tra due grandi generazioni: quella della magistratura che lo precedette, convinta che con la mafia si dovesse convivere e che dalla mafia si potesse trovare forza di potere; e quella della magistratura che lo seguì, la quale si convinse che la lotta alla mafia fosse essa stessa una strada di potere.
| | * ''[[Cose di Cosa Nostra]]'', in collaborazione con [[Marcelle Padovani]], Milano, Rizzoli, 1991. |
| Falcone lavorò nella assoluta convinzione che a un giudice non bastasse supporre, ma che il suo compito era trovare le prove e agire.
| | * ''Io accuso. Cosa nostra, politica e affari nella requisitoria del maxiprocesso'', Roma, Libera informazione, 1993. |
| Lasciò la sua impronta in ogni angolo che riuscì a raggiungere. Per esempio, per quanto riguardava la prassi giudiziaria, era d’abitudine, salvo alcune eccezioni, far viaggiare i documenti. I giudici erano stanziali. L’impostazione era di tipo burocratico e il tutto si risolveva in meri adempimenti formali. Era questa l’applicazione della cooperazione giudiziaria internazionale. Falcone rivoluzionò anche quella prassi: bisognava andare personalmente sul posto, stabilire rapporti e cercare nuovi elementi. Approfondire e conquistare la fiducia degli interlocutori: questo rappresentava il cosiddetto “turismo giudiziario”. Non si è mai accontentato, Giovanni Falcone, non si è mai fermato nemmeno quando fu isolato, umiliato e “seviziato” sia dai colleghi invidiosi e diffidenti che dalla mafia. Egli è stato l’unico magistrato che si sia occupato in modo continuo di Cosa Nostra ed è stato l’unico in grado di spiegarne i meccanismi sottostanti e capirne la sua struttura logica e funzionale.
| | * ''La posta in gioco. Interventi e proposte per la lotta alla mafia'', Milano, BUR Rizzoli, 2010 |
| Ha mostrato interamente il processo evolutivo della mafia partendo dalla conquista di un ruolo egemonico nel traffico (compreso quello internazionale) dell'eroina grazie alla sua struttura peculiare. Falcone ha avuto idee che hanno cambiato le tecniche investigative, le procedure e l’organizzazione dello Stato, idee che hanno rivoluzionato la storia dei processi di mafia.
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| Riuscì a scavalcare, definitivamente, lo scetticismo del popolo siciliano.
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| Ma chi era, in sostanza, Giovanni Falcone? Era davvero il “mostro” descritto dai giornali? Certo, poteva sembrare impensabile per alcuni che la grandezza di Falcone fosse determinata esclusivamente dalla sua forza di volontà ferrea e dalla sua preparazione professionale. Falcone non era stato baciato da nessuna divinità, era un uomo semplice e normale, con i suoi pregi e difetti. Ma a lui piaceva vincere. Ed era in grado di sopportare la sofferenza pur di riuscire in quel che faceva. Allora perché appariva eccezionale e “fuori dal comune”? Semplicemente perché si discostava dal modello di magistrato che Palermo aveva fino ad allora prodotto.
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| | == Su Giovanni Falcone == |
| | === Libri === |
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| | === Cinema === |
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| CONOSCERE LA MAFIA
| | === Televisione === |
| Prima del lavoro svolto da Falcone, Borsellino e gli altri magistrati del pool antimafia, l’organizzazione della mafia era un vero e proprio mistero. La mafia infatti non si poteva combatte senza conoscerla, senza coglierne la valenza storica e sociale, senza studiare il contesto in cui si sviluppa; e non si poteva combatte senza violare “i santuari del potere”, senza scardinare cioè, il sistema di protezioni, collusioni, compiacenze che tutt’ora la avvolge e la difende.
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| Per i mafiosi quei due magistrati, furono sin da subito troppo pericolosi. Falcone, come Borsellino, era cresciuto alla Kalsa, un quartiere storico del centro di Palermo, insieme a coetanei che sarebbero diventati appartenenti di “Cosa Nostra”. Anche per questo erano nemici pericolosi per la mafia. Falcone sapeva decifrare il linguaggio mafioso, decrittare allusioni e comportamenti; sapeva che ogni piccolo particolare era pregno di un preciso significato. Insomma combatteva un mondo che conosceva perfettamente. Anche per questo era riuscito per primo a far parlare i pentiti i quali avevano consentito numerosi successi. Sapeva inoltre che per guadagnare la fiducia di chi aveva deciso di rompere l’omertà era indispensabile rispettare la dignità del mafioso e non dare mai neppure l’impressione di voler piegare i fatti raccontati ad una tesi, ad una convenienza. Chiunque lo avesse fatto avrebbe perso il rispetto di questi uomini e da quel momento ci si sarebbe potuto aspettare da loro solo inganni e bugie. Buscetta disse “Era il mio faro, il giudice Falcone. Ci capivamo senza parlare. Era intuito e intelligenza, onestà e voglia di lavorare”.
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| Il 10 febbraio 1986 iniziò il maxiprocesso nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone che si concluse il 16 dicembre 1987, dopo quasi due anni dall’inizio del dibattimento. In questa occasione, per la prima volta, il giudice Falcone utilizzò il concetto di “convergenza”.
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| La parola era stata usata anche precedentemente per indicare l’esistenza di scopi che accumunavano la mafia e qualche altra entità. Ma il maxiprocesso segnò anche su questo piano, una vera e propria discontinuità. L’ennesima innovazione. Questo termine acquisì un ruolo decisivo per spiegare alcuni delitti della mafia. I giudici istruttori parlarono di “interessi convergenti”. Cosa significava ciò? Significava che i delitti, se non avessero avuto coperture operative e giudiziarie assicurate da parte delle istituzioni e dei politici, non sarebbero stati compiuti. Ancora peggio, si poteva dire che alcuni delitti non sarebbero stati compiuti spontaneamente dalla mafia se non fossero stati suggeriti da soggetti esterni, sempre per interessi propri.
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| La Corte d’assise di Palermo diede ragione all’accusa pronunciando verdetti di colpevolezza per oltre 300 mafiosi per un totale di 19 ergastoli e 2665 anni di carcere.
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| Una svolta storica nella lotta alla mafia, un successo senza precedenti. Con il clamoroso risultato del maxiprocesso, Falcone e Borsellino siglarono probabilmente la loro condanna a morte.
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| == Per saperne di più == | |
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| == Note == | | == Note == |
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| == Bibliografia == | | == Bibliografia == |
| Bolzoni A., Uomini soli, Roma, Melampo Editore, 2012 | | Bolzoni A., [[Uomini Soli|Uomini soli]], Roma, Melampo Editore, 2012 |
| Caponnetto A., I miei giorni a Palermo ( con Saverio Lodato), Milano, Garzanti, 1992 | | Caponnetto A., I miei giorni a Palermo ( con Saverio Lodato), Milano, Garzanti, 1992 |
| Falcone G. (in collaborazione con Marcella Padovani), Cose di Cosa Nostra, Milano, Rizzoli, 1991 | | Falcone G. (in collaborazione con Marcella Padovani), Cose di Cosa Nostra, Milano, Rizzoli, 1991 |
| La Licata F., Storia di Giovanni Falcone, Milano, 2002 | | La Licata F., [[Storia di Giovanni Falcone]], Milano, 2002 |
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| [[Categoria:Magistrati]] | | [[Categoria:Magistrati]] |