Pino Puglisi: differenze tra le versioni
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=== L’omicidio === | === L’omicidio === | ||
Don Pino Puglisi viene assassinato la sera del 15 settembre 1993, sotto la sua abitazione, a Palermo. Ucciso in piazza Anita Garibaldi con colpo di pistola alla nuca. | Don Pino Puglisi viene assassinato la sera del 15 settembre 1993, sotto la sua abitazione, a Palermo. Ucciso in piazza Anita Garibaldi con colpo di pistola alla nuca. | ||
Salvatore Grigoli, il killer del parroco ucciso racconta così quella sera: «l’avvistammo in una cabina telefonica mentre eravamo in macchina. Andammo a prendere l’arma. Toccava a me. Ero io quello che sparava. Spatuzza gli tolse il borsello, e gli disse: padre, questa è una rapina. Lui rispose: “me l’aspettavo”. Lo disse con un sorriso. Un sorriso che mi è rimasto impresso. C’era una specie di luce in quel sorriso…». Le prime notizie dopo l’omicidio, sono confuse e poco chiare. Mandanti ed esecutori del delitto provano a dare un’immagine diversa di quanto avvenuto. Sapevano che le reazioni successive all’omicidio del sacerdote, soprattutto dalla stessa società, non sarebbero state positive. Nonostante ciò, hanno rischiato di perdere la loro “credibilità sociale” e la loro legittimazione. Per cui, cercano di far passare il fatto come un omicidio occasionale, seguito ad una rapina non andata a buon fine, e non solo. Vincenzo Ceruso «ha avuto l’occasione di sentire da un personaggio vicino agli ambienti mafiosi della zona, e forse mafioso egli stesso, che il sacerdote sarebbe stato ucciso a causa di vicende legate alla sua omosessualità, accennando velatamente anche a episodi di pedofilia. Un tentativo infamante, destinato al fallimento, ma che cominciò la sera stessa della morte». In quella fredda sera di settembre, raccontano i cronisti dell’epoca, che nelle redazioni arrivavano notizie confuse, poco chiare. Si diceva che sarebbe stato ucciso con un coltello. | Salvatore Grigoli, il killer del parroco ucciso racconta così quella sera: «l’avvistammo in una cabina telefonica mentre eravamo in macchina. Andammo a prendere l’arma. Toccava a me. Ero io quello che sparava. Spatuzza gli tolse il borsello, e gli disse: padre, questa è una rapina. Lui rispose: “me l’aspettavo”. Lo disse con un sorriso. Un sorriso che mi è rimasto impresso. C’era una specie di luce in quel sorriso…». Le prime notizie dopo l’omicidio, sono confuse e poco chiare. Mandanti ed esecutori del delitto provano a dare un’immagine diversa di quanto avvenuto. Sapevano che le reazioni successive all’omicidio del sacerdote, soprattutto dalla stessa società, non sarebbero state positive. Nonostante ciò, hanno rischiato di perdere la loro “credibilità sociale” e la loro legittimazione. Per cui, cercano di far passare il fatto come un omicidio occasionale, seguito ad una rapina non andata a buon fine, e non solo. Vincenzo Ceruso «ha avuto l’occasione di sentire da un personaggio vicino agli ambienti mafiosi della zona, e forse mafioso egli stesso, che il sacerdote sarebbe stato ucciso a causa di vicende legate alla sua omosessualità, accennando velatamente anche a episodi di pedofilia. Un tentativo infamante, destinato al fallimento, ma che cominciò la sera stessa della morte».<ref>V. Ceruso, Le sagrestie di cosa nostra, Newton compton, Roma, 2007, p. 108</ref> In quella fredda sera di settembre, raccontano i cronisti dell’epoca, che nelle redazioni arrivavano notizie confuse, poco chiare. Si diceva che sarebbe stato ucciso con un coltello. | ||
Racconta Attilio Bolzoni il giorno dopo l’omicidio: «improvvisamente qualcuno l’ha chiamato, lui s’è voltato, qualcun altro gli è scivolato alle spalle e gli ha esploso uno o più colpi alla nuca. Una vera e propria esecuzione mafiosa. | Racconta Attilio Bolzoni il giorno dopo l’omicidio: «improvvisamente qualcuno l’ha chiamato, lui s’è voltato, qualcun altro gli è scivolato alle spalle e gli ha esploso uno o più colpi alla nuca. Una vera e propria esecuzione mafiosa. | ||
Un avvertimento a tutti i sacerdoti delle borgate, la vera “anima” della Chiesa palermitana dopo le prudenze del cardinale Salvatore Pappalardo». | Un avvertimento a tutti i sacerdoti delle borgate, la vera “anima” della Chiesa palermitana dopo le prudenze del cardinale Salvatore Pappalardo».<ref>A. Bolzoni, Palermo, ucciso prete antimafia, la Repubblica, 16 settembre 1993</ref> | ||
Una giusta lettura dei fatti. Anche a distanza di vent’anni. | Una giusta lettura dei fatti. Anche a distanza di vent’anni. | ||
Rosaria Cascio, Presidente dell’Associazione “Padre Puglisi. Sì, ma verso dove?”, ricorda ai funerali «il pianto, non soltanto di noi amici ma di tantissime persone che per motivi di impegno sociale e politico a Palermo avevo conosciuto ed erano persone atee ed erano venute a piangere ai funerali di Puglisi e oggi sono persone che mi raccontano della conversione non al Cristianesimo ma al senso di una vita autentica radicata nei veri valori dell uomo che sono quelli della testimonianza, della coerenza, di una scelta di vita che si rinnova ogni giorno attraverso la scelta di stare tra la gente testimoniando che si può essere diversi. Si può essere attori della propria vita». | Rosaria Cascio, Presidente dell’Associazione “Padre Puglisi. Sì, ma verso dove?”, ricorda ai funerali «il pianto, non soltanto di noi amici ma di tantissime persone che per motivi di impegno sociale e politico a Palermo avevo conosciuto ed erano persone atee ed erano venute a piangere ai funerali di Puglisi e oggi sono persone che mi raccontano della conversione non al Cristianesimo ma al senso di una vita autentica radicata nei veri valori dell uomo che sono quelli della testimonianza, della coerenza, di una scelta di vita che si rinnova ogni giorno attraverso la scelta di stare tra la gente testimoniando che si può essere diversi. Si può essere attori della propria vita».<ref>Rosaria Cascio, Chiesa e mafia, una coabitazione troppo pacifica?, Reggio Emilia, Aula Manodori, Venerdì 17 maggio 2013</ref> | ||
La reazione della società civile, palermitana e siciliana, non si è fatta attendere, mentre «la Curia e la parrocchia non si sono costituite parte civile al processo contro i mafiosi incriminati dell’assassinio, con una giustificazione inquietante: alla Chiesa interessa la conversione dei peccatori e quindi la giustizia terrena non ha molta importanza, una valutazione che rischia di somigliare al non riconoscimento del monopolio statale della forza e della giustizia teorizzato e praticato dai mafiosi». | La reazione della società civile, palermitana e siciliana, non si è fatta attendere, mentre «la Curia e la parrocchia non si sono costituite parte civile al processo contro i mafiosi incriminati dell’assassinio, con una giustificazione inquietante: alla Chiesa interessa la conversione dei peccatori e quindi la giustizia terrena non ha molta importanza, una valutazione che rischia di somigliare al non riconoscimento del monopolio statale della forza e della giustizia teorizzato e praticato dai mafiosi».<ref>U. Santino, La mafia è male, però..., Narcomafie, luglio-agosto 2001, pp. 48-53</ref> Un’assenza in quei processi che è pesata, perché la comunità ecclesiastica ritenne di non costituirsi parte civile. Una Chiesa che in passato è stata troppe volte colpevolmente disattenta, quando non per paura o per squallida convenienza, collusa con la mafia. A Brancaccio, subito dopo, venne mandato «don Mario Golesano, grande amico di Cuffaro».<ref>U. Santino, La beatificazione di don Puglisi: una definitiva presa di distanza?, www.centroimpastato.it/publ/online/beatificazione.php3</ref> | ||
'''Il centro “Padre Nostro”''' | '''Il centro “Padre Nostro”''' | ||
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Un punto di riferimento per le famiglie e i giovani del quartiere. | Un punto di riferimento per le famiglie e i giovani del quartiere. | ||
Il Centro di Accoglienza Padre Nostro è un’associazione fondata da don Pino Puglisi e che nasce nel 1991, poi inaugurata il 29 gennaio del 1993. Da allora sarà tutto un susseguirsi di minacce, ruote tagliate, porte bruciate. | Il Centro di Accoglienza Padre Nostro è un’associazione fondata da don Pino Puglisi e che nasce nel 1991, poi inaugurata il 29 gennaio del 1993. Da allora sarà tutto un susseguirsi di minacce, ruote tagliate, porte bruciate. | ||
Ma don Pino va avanti, con tutte le sue consapevolezze. Durante un’omelia domenicale, in seguito all’ennesimo atto intimidatorio, gridò dal pulpito: «mi rivolgo ai protagonisti delle intimidazioni che ci hanno bersagliato. Parliamone, spieghiamoci! Vorrei conoscervi e conoscere i motivi che vi spingono a ostacolare chi cerca di educare i vostri figli al rispetto reciproco, ai valori della cultura e della convivenza civile». | Ma don Pino va avanti, con tutte le sue consapevolezze. Durante un’omelia domenicale, in seguito all’ennesimo atto intimidatorio, gridò dal pulpito: «mi rivolgo ai protagonisti delle intimidazioni che ci hanno bersagliato. Parliamone, spieghiamoci! Vorrei conoscervi e conoscere i motivi che vi spingono a ostacolare chi cerca di educare i vostri figli al rispetto reciproco, ai valori della cultura e della convivenza civile».<ref>G. Porcato, Il mio amico 3P, Casablanca n°30, 2013, p. 33</ref> | ||
Un educatore che cercava di non fare entrare nel vortice di cosa nostra i bambini che vivevano per strada. Attraverso attività e giochi fa capire loro che si può ottenere rispetto dagli altri anche senza essere criminali, semplicemente per le proprie idee e i propri valori. Prete, educatore ma anche professore. Insegnò prima matematica, poi religione. Un prete semplice che ha fatto della propria vocazione un gesto concreto. | Un educatore che cercava di non fare entrare nel vortice di cosa nostra i bambini che vivevano per strada. Attraverso attività e giochi fa capire loro che si può ottenere rispetto dagli altri anche senza essere criminali, semplicemente per le proprie idee e i propri valori. Prete, educatore ma anche professore. Insegnò prima matematica, poi religione. Un prete semplice che ha fatto della propria vocazione un gesto concreto. | ||